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Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr, l’action-rpg ispirato al gioco di miniature

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Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr è un videogame ispirato al gioco di miniature che appassiona da anni migliaia di fan in tutto il globo. Il titolo, uscito qualche mese fa su pc e di recente su Xbox One e PS4, si presenta come un action-Rpg che rispecchia alla perfezione le atmosfere e le ambientazioni descritte nei manuali del gioco classico. Proprio per tale ragione esso farà la gioia degli appassionati che da sempre aspettavano un videogame di questo livello. Ma veniamo al dunque: vale davvero la pena acquistare questo titolo? La nostra risposta è assolutamente sì e nelle prossime righe scoprirete il perché. Per chi non conoscesse l’universo di Warhammer 40.000 è bene sapere che nel quarantesimo millennio, l’umanità si raccoglie intorno a quello che molti etichettano come Imperatore-dio, che in realtà è un uomo potenziato geneticamente e con incredibili capacità psioniche. L’imperatore-dio, sul finire di una terrificante guerra civile che è costata miliardi di vittime, è ridotto in fin di vita, tenuto in questo mondo in maniera artificiale. Secondo alcuni, anche in questo stato “vegetativo”, per merito della sua divina volontà, impedisce alle forze perniciose e ai potentissimi invasori alieni di schiacciare o estinguere l’umanità intera. I Sacri Ordini dell’Inquisizione dell’Imperatore sono una polizia segreta che risponde direttamente alla volontà dell’Imperatore-dio senza mediazioni e senza rendere conto ad altre autorità dell’impero. E’ suddivisa in sacri ordini che combattono minacce aliene, eresie che mettono in dubbio la figura dell’imperatore e segreti degli imperi avversi a quello dell’umanità. Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr mette il giocatore nei panni di un Inquisitore dell’Impero dell’Uomo il quale dovrà svolgere un compito estremamente delicato che occuperà moltissime ore di gioco a chi deciderà di affrontare il titolo. Il settore Caligari è una regione dimenticata ai confini dell’Imperium, lontana dalle guerre più sanguinose, ma turbata da possenti tempeste Warp e da alvei di ribelli e di cultisti del Caos. In quel posto invisibile perfino all’occhio dell’Imperatore si muove un enorme relitto spaziale, una nave-monastero chiamata Martyr e scomparsa tantissimi anni or sono: incaricato dai Lord Inquisitori del Conclave di Caligari, il protagonista del gioco si reca sul luogo per indagare su alcune anomalie. Ben presto il suo fiuto per le eresie rileva la presenza di una cancerosa infestazione del dio caotico Nurgle, che ha trasformato la Martyr in un empio santuario di corruzione. A quel punto ha il via la violenta operazione di purga, condotta per mezzo di spade a catena, lanciafiamme, fucili al plasma e chi più ne ha più ne metta. Le premesse che giustifichino le mattanze tipiche degli action RPG in stile Diablo ci sono tutte, e bisogna dire che si sposano alla perfezione con il contesto di Warhammer 40.000 e con l’operato dell’Inquisizione in particolare.

Parlando di gameplay: la vera particolarità del titolo risiede nella gestione del proprio avatar, il quale non dispone di vere e proprie abilità: nonostante la presenza di 3 classi (ognuna con altrettante sottoclassi), l’albero delle abilità di ciascuna di esse consiste esclusivamente in una serie di abilità passive. Ad eccezione di alcune peculiarità specifiche della classe, come gli incantesimi dello Psyker, a caratterizzarne le abilità attive saranno le armi equipaggiate. In Inquisitor ogni classe non ha alcun vincolo per quanto riguarda l’equipaggiamento, la cui varietà è notevole e spazia tra numerose tipologie di spade, fucili laser, martelli, mitragliatrici e così via. Ciascuno di questi strumenti di morte, una volta equipaggiato, permette di attivare degli attacchi più o meno particolari, come una spazzata con la spada o un colpo di precisione con i fucili. Grazie alla possibilità di passare tra due preset con la semplice pressione di un tasto potremo studiare una build che renda letali in ogni situazione. La varietà d’equipaggiamento è a dir poco fondamentale, visto che le creature che si dovranno affrontare possono attaccare sia da vicino che da lontano. A venire in aiuto di chi gioca però c’è il sistema di coperture, che con la semplice pressione di un tasto dà modo al personaggio di accovacciarsi dietro un riparo e sporgersi solo per fare fuoco. Nessun luogo però è sicuro, visto che ogni singolo riparo può essere distrutto a suon di proiettili, esponendo così l’inquisitore al fuoco nemico e costringendolo a trovare un nuovo angolo da cui difendersi o di attaccare a testa bassa gettandosi nella mischia. Proprio come il sistema di coperture, anche il resto dei controlli è stato perfettamente adattato al controller, con il personaggio che aggancia automaticamente il nemico o l’obiettivo più vicino, che verrà evidenziato su schermo. In aggiunta c’è anche un sistema di lock-on sul bersaglio, ma la continua rotazione della telecamera intorno al nemico lo rende abbastanza scomodo. È inoltre possibile muovere liberamente la telecamera tramite l’utilizzo dello stick destro, che permette non solo di ruotarla ma anche di avvicinarla al protagonista.

Dalla base operativa dell’inquisitore, nella quale sono presenti i vari NPC che fungono da mercanti, fabbri (in grado di personalizzare colore e materiali dell’equipaggiamento) e così via, è possibile accedere alle modalità PvP e coop. La prima consiste in scontri 1 contro 1 o 2 contro 2, mentre la seconda permette di gironzolare per il Settore Caligari in compagnia di altri 3 giocatori (o amici) all’interno di qualsiasi missione che non faccia parte della campagna. Di grande pregio la scelta degli sviluppatori di equilibrare le statistiche dei giocatori in base a quelle dell’host, in modo da non rendere la parte cooperativa frustrante per chi ha un livello troppo basso rispetto ai compagni. Il gioco permette anche di giocare in coop locale, ma il secondo giocatore non manterrà in alcun modo i progressi fatti. Per quanto riguarda l’equipaggiamento del proprio eroe, la gestione dell’inventario è molto semplice in quanto la raccolta di oro e oggetti avviene in automatico nel corso delle missioni. A differenza di altri titoli dello stesso genere, infatti, Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr presenta missioni singole all’interno delle quali non si può in alcun modo accedere all’inventario. Durante questi incarichi non si avrà quindi modo di controllare il bottino ottenuto, per farlo bisognerà necessariamente attendere la schermata finale, con tanto di punteggi. Tale meccanica risulta essere piuttosto scomoda in quanto costringe i giocatori a ritornare nell’hub centrale nel caso una nuova arma equipaggiata per la prima volta in una determinata missione non dovesse piacere particolarmente o non dovesse risultare efficace come si pensava. Gli stessi oggetti raccolti sono tutti piuttosto anonimi dal punto di vista estetico e anche quelli più rari non hanno una forte identità come, ad esempio, quelli presenti in un Diablo qualsiasi. Questo è un peccato perché l’ampissimo universo di gioco avrebbe consentito una vastissima possibilità in questo ambito. Tecnicamente parlando, Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr si difende molto bene su ogni fronte a patto che si apprezzino i videogame in stile Diablo. Colonna sonora originale ed effetti sono di buon livello, inoltre la direzione del sonoro è nel complesso di grande pregio. Anche il doppiaggio in lingua originale (inglese) è ben reso e in alcuni momenti riesce a immortalare i momenti di epicità come gli scontri contro i nemici e le mostruose creature che si parano dinanzi gli occhi di chi gioca. Graficamente parlando, poi, assistiamo ad un’ottima ricostruzione dello Space Hulk Martyr (da cui il titolo del gioco) intorno a cui ruota tutto l’interesse dell’inquisitore di cui si vestono i panni. Le indagini, tuttavia, non si limitano a far esplorare in lungo e in largo una delle più grandi navi monastero degli Space Marine dell’umanità. Il protagonista sarà chiamato ad esplorare una mappa del settore Caligari, una grande porzione galattica in cui decine di pianeti attendono le inquisitorie attenzioni di chi gioca. Insomma anche a livello di longevità Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr soddisfa le aspettative dei fan. Tirando le somme, il titolo rappresenterà sicuramente un prodotto imperdibile per gli appassionati del gioco da tavolo e per gli amanti del genere action-rpg. La semplicità dei comandi, dei menù e della gestione degli oggetti, poi, rappresenta un’ottima base di partenza per chi si volesse avvicinare al genere per la prima volta. Insomma, Warhammer 40.000 Inquisitor Martyr, nonostante sia un videogame dedicato ad una precisa fetta di fruitori può rappresentare un ottimo inizio per scoprire la bellezza e la profondità di un universo assolutamente immenso e conosciuto da pochi.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8
Sonoro: 8,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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