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Warlords of New York, The Division 2 si espande

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Warlords of New York è la nuova espansione che amplia l’universo di The Division 2 (qui potete leggere la nostra recensione).  Quello che serviva alla produzione Ubisoft, dopo aver vagato nel nord-est americano, era un nuovo punto d’approdo e un po’ d’ordine nell’organizzazione delle attività. Soprattutto, serviva un motivo concreto per rispondere alla chiamata della Divisione ancora una volta e nuova linfa vitale a un end-game non proprio brillante. Warlords of New York prova a rispondere a tutti questi bisogni, e lo fa giocandosi una carta importante, quello del ritorno a casa, perché Manhattan, per tutti gli agenti, rappresenta l’inizio del viaggio in quanto, per chi non lo sapesse, la Grande Mela è stato il teatro degli scontri vissuti nel primissimo capitolo della serie The Division. In questa versione 2.0 di New York, la neve ha lasciato spazio all’erba incolta, a un’infinità di depositi di rifiuti abbandonati a margine delle strade che accompagnano ogni pattugliamento lungo le vie della metropoli. La città nella versione proposta da Warlords of New York è bella da vedere, bellissima da vivere, ma soprattutto mantiene un fascino innegabile forse figlio dei ricordi dei primi momenti di The Division, eppure dopo pochi minuti si capisce che le sensazioni non sono eredità del passato, ma emblema del presente. La conformazione topografica cittadina permette di giocare con l’illuminazione tra i palazzi, con i riflessi tra i resti delle macchine oppure con i rumori tra un vicolo e l’altro di qualche gruppo di nemici. Nella sua desolazione, New York è viva, piena di personalità più di quanta ne avesse Washington nella sua immensa storia e cultura tra musei e monumenti.  Tra un raggio di sole e l’altro però, New York mostra il suo lato tetro, putrido, marcio: i Rikers e i Purificatori presidiano le zone e le passeggiate innevate del primo capitolo hanno lasciato il passo a momenti concitati ricchi d’azione. New York è casa certo, ma una casa che è stata abbandonata da tempo e che non è più la stessa di prima.

Il pretesto di un nuovo inizio a Manhattan è dunque il modo perfetto per introdurre indistintamente tra novizi e veterani il nuovo sistema di endgame e di sviluppo narrativo che da qui al futuro condurrà gli anni di supporto del titolo. L’ambientazione è però anche fulcro della narrativa di Warlords of New York, la città è infatti divisa in quattro zone differenti, ognuna dedicata a un agente rogue (i Warlords appunto) che bisognerà prima scovare e poi affrontare in una caccia all’uomo che condurrà i giocatori nelle braccia del caro e vecchio Aaron Keener. Il capitolo finale della trama legata a Aaron Keener è gestito in maniera sapiente proprio grazie alle possibilità offerte da New York e dai suoi quartieri così caratteristici. Ogni Warlords ha poi una peculiarità ben definita che sfrutta appieno all’interno di uno scenario ad hoc e riesce a creare diversi momenti memorabili. Purtroppo però, questi frangenti risultano localizzati solo nella parte finale di ogni sezione con gli agenti traditori, ovvero le missioni che conducono agli scontri. Ogni fase preliminare, invece, soffre di una certa mancanza di pathos che purtroppo in titoli di questo genere può sopraggiungere. Dopo aver provato e ultimato Warlords of New York, quello che possiamo dire è che la storia gode di una trama pensata in maniera sapiente nei suoi punti chiave, ma che sì perde ogni tanto nella messa in pratica, a causa di un sistema, quello dei documenti narrativi in-game, che ad oggi è forse troppo frastagliato e poco intuitivo. Gli approfondimenti sulle figure dei Warlords ci sono, ma potranno risultare ai giocatori meno attenti e più “frettolosi” più un’aggiunta opzionale e completamente di contorno essendo legata alle registrazioni e agli ECHO. A trarre vantaggio da questa situazione è proprio la figura di Keener che ad oggi forse è una delle meglio riuscite di tutto il franchise di The Division. Per quanto riguarda la giocabilità vera e propria, il Level Cap è stato incrementato di dieci punti e dunque la campagna da circa otto ore permetterà di passare dal livello 30 al livello 40 senza difficoltà, sia che si scelga di portar dietro il proprio personaggio, sia che si decida di iniziare direttamente la nuova campagna con un personaggio predefinito che partirà dal livello 30. La trama ha poi l’obiettivo di far conquistare quattro nuove abilità, ottenibili ovviamente dai quattro Warlords. Queste abilità, di cui non parleremo per evitare spoiler, vanno a inserirsi pienamente nella rivalutazione dell’ecosistema di loot e di progressione che adesso permette una maggiore varietà in termini di specializzazioni. La progressione dal livello 30 al livello 40 risulta invariata, si guadagna EXP, si cerca loot di rarità ed efficacia sempre maggiore e si raggiunge il cap. Qui però tutto cambia e i giocatori possono decidere di concentrarsi su diversi aspetti scegliendo dunque tra build finalmente efficaci grazie ad armi e armature scelte al fine di massimizzare le statistiche e abilità elevate a livelli di danno al nemico.

Chiaramente, in tutto questo resta presente la superiore supremazia dell’equipaggiamento esotico, ma ovviamente si tratta di eccezioni elitarie da inserire in un contesto che ora assume un contorno strategico decisamente più marcato. Infine i livelli SHADE, introdotti in maniera intelligente e contestualizzata, servono da ulteriore mezzo di specializzazione visto che permetteranno di spendere ulteriori punti extra per potenziare le abilità e dare una profondità maggiore alle specializzazioni. Un’altra novità lanciata con Warlords of New York è l’introduzione di eventi stagionali con una progressione free (che fornisce armi ed armature di alto livello) e una a pagamento (principalmente skins e casse di materiali), modello questo assai simile a quello implementato da Destiny 2 o Modern Warfare. Ogni evento stagionale è legato ad una serie di nuovi bersagli da eliminare (nessuno spoiler, non preoccupatevi). Questi obbiettivi non saranno tutti disponibili da subito ma subiranno una rotazione settimanale, per tenere incollati i giocatori su Division 2. Tirando le somme, Warlords of New York è un’espansione incredibile, dal punto di vista concettuale, tecnico e narrativo. La completa ristrutturazione delle meccaniche del gioco, le nuove aree e in generale il senso di realismo che colpisce il giocatore come un raggio di sole a mezzo giorno in pieno agosto, rendono questo titolo il miglior looter shooter in circolazione. Se avete amato The Division 2, ma anche se vi ha lasciato perplessi, quest’espansione merita di essere giocata in quanto eleva il titolo verso nuovi standard, migliorandolo sotto diversi aspetti e arricchendo la trama con personaggi interessanti e spunti intelligenti. Insomma, il dlc del videogame targato Ubisoft è un vero e proprio spettacolo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Modern Warfare 2, il reboot del capitolo più importante della serie Call of Duty

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Modern Warfare 2 è il sequel del titolo uscito nel 2019 (qui la nostra recensione) e segue la trama riscritta del secondo capitolo uscito nell’ormai lontano 2009. Il titolo è ovviamente disponibile su Pc, Xbox e PlayStation in due edizioni: la standard, che contiene il gioco base, e l’edizione “cassaforte” che comprende tutta una serie di bonus come ad esempio 4 skin del Tf-141 da sfoggiare nel multigiocatore, l’accesso al primo pass stagionale, 50 salti di livello e un progetto arma unico. L’offerta scelta per questa nuova versione del noto sparatutto targato Activision include una breve quanto spettacolare campagna, un corposo multiplayer, una modalità cooperativa e successivamente ospiterà Warzone 2, la nuova versione della famosissima modalità battle royale. Parlando della emozionante campagna, che solitamente viene fruita come antipasto prima di gettarsi a capofitto nell’offerta multigiocatore online, Call of Duty Modern Warfare 2 mette ancora una volta i giocatori nei panni della Task Force 141, dove fanno il loro ritorno i personaggi iconici del predecessore alle prese con nuove operazioni speciali, slegate dalle vicende precedenti. Al centro della narrazione vi sono i traffici loschi di Al-Qatala, una cellula terroristica che ha influenze in tutto il mondo, dove la squadra operativa capitanata dal baffuto John Price si dividerà i compiti, in un’alternanza di missioni dal tratto lineare e scenico come da tradizione. Non volendoci addentrare nel merito delle vicende narrate per evitare spoiler, possiamo affermare che la trama nonostante non brilli per originalità, riesce comunque a offrire un’ottima varietà di situazioni tanto da intrattenere adeguatamente per le circa 7/8 ore necessarie per il completamento al livello “veterano”. Ovviamente, trattandosi di un reboot, non mancano strizzate d’occhio alla nostalgia derivata dai vecchi capitoli del filone Modern Warfare appartenenti a due generazioni di console fa, mentre ci si adopera per portare qualcosa di nuovo all’interno dell’impianto narrativo, come la meccanica relativa ai dialoghi a scelta multipla, implementata timidamente e che sfocia nella possibilità di scegliere come agire in certe circostanze, fattore che comunque non altera la trama ma offre una visione diversa di alcune scene precise. Le 17 missioni che compongono la campagna di Call of Duty Modern Warfare 2 alternano sezioni più classiche ad alcune più peculiari, ambientate in diversi contesti bellici, talvolta dando al giocatore libertà di scelta negli approcci, che si concretizzano comunque nel classico e ottimo “gunplay” della serie. Su questo fronte, la formula frenetica e vincente che da sempre contraddistingue il kolossal di Activision non è cambiata, mettendo in scena nella fattispecie una riproposizione delle ultime iterazioni del sistema di shooting, il quale si riconferma una garanzia, anche in ottica multigiocatore. A nostro avviso, nonostante la grafica sia a dir poco sensazionale e in alcuni punti i colpi di scena riescano a dare grandi emozioni, a livello di campagna il nuovo titolo di Activision risulta più debole rispetto all’originale del 2009. Saranno la mancanza delle musiche del maestro Hans Zimmer, l’intreccio narrativo sicuramente meno articolato rispetto al passato e l’epicità poco marcata a farci dare questo giudizio, ma in ogni caso da veterani del brand possiamo dire che questo MW2 di nuova generazione non sorprende come fece il suo antenato. Intendiamoci, il gioco è assolutamente godibile e bello da giocare, soprattutto per l’impatto grafico vicinissimo al fotorealismo, ma non ci ha fatto scattare quella scintilla che scoccò due generazioni fa di console.

Parlando della componente online, vero cuore pulsante della produzione, diciamo che il multiplayer di questo nuovo Call of Duty continua sulla falsariga dei recenti predecessori, cross-play incluso, maggiormente su quella del reboot del 2019, proponendo le classiche modalità che da sempre contraddistinguono l’offerta della serie e un sistema di progressione storico basato sul grado del soldato e supportato dai battle pass stagionali, sistema che include anche la progressione delle oltre cinquanta armi disponibili per sbloccarne i relativi accessori. Sono presenti al lancio un totale di 16 mappe al servizio di dodici modalità, divise in 6 vs 6 e 32 vs 32, dove per la prima impostazione, tra le proprie proposte, troviamo i classici deathmatch a squadre, tutti contro tutti, dominio, cerca e distruggi e quartier generale, come vuole la tradizione e per la gioia dei fan storici. Sussiste anche la possibilità di giocare in terza persona in una specifica tipologia di gioco inedita che aggiunge al classico FPS una visione diversa del campo di battaglia, costringendo il giocatore a rivedere il proprio gameplay in funzione di una telecamera diversa. In Modern warfare 2 torna anche un’estrema personalizzazione delle classi, grazie a un numero elevato di modifiche possibili all’armamento, tra armi principali e secondarie, equipaggiamento tattico e da campo, serie di uccisioni e perk, dove quest’ultimi hanno ricevuto una sostanziosa modifica. Ora i giocatori possono scegliere una coppia fissa di vantaggi attivi fin da subito, mentre altri lo diverranno durante le partite grazie a uccisioni e altre azioni da punteggio che contribuiscono a velocizzarne l’attivazione. Per quanto riguarda le armi di Modern Warfare 2, queste beneficiano del nuovo Armaiolo, versione aggiornata del sistema di modifiche già sperimentato che vede l’incremento degli accessori selezionabili per cambiare drasticamente ogni armamento e permette di apportare anche degli accorgimenti statistici, testabili nel poligono di tiro dedicato alla prova del proprio arsenale. Per chiudere il discorso armi e bilanciamento, il time to kill è un fattore che distingue le diverse produzioni divise tra Infinity Ward, Treyarch e Sledgehammer Games, che in questo capitolo troviamo piuttosto soddisfacente, a patto di avere un’arma ben modificata, in un contesto dove, ribadiamo, il bilanciamento non è all’ordine del giorno, soprattutto se si prendono in esame gli scambi di colpi tra utenti, i quali possono attingere a un vastissimo arsenale. Come i più attenti noteranno, poi, i nomi di molte delle armi non corrispondono alla realtà nonostante il design sia lo stesso. Un vero peccato per chi era abituato ad avere anche da questo punto di vista un approccio che si avvicina alla realtà. Prima di passare al lato tecnico di Call of Duty Modern Warfare 2, è bene citare l’aggiunta di una modalità cooperativa al pacchetto classico che riprende alcuni scenari narrativi della campagna, in cui collaborare con un altro giocatore per raggiungere vari obiettivi bellici, fungendo da riempitivo all’offerta tradizionale della serie. Purtroppo tale modalità è funestata da molti bug e rende l’esperienza sicuramente meno emozionante di quanto si vive nella campagna.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, come già accennato qualche riga più in alto, la campagna di Call of Duty Modern Warfare 2 è davvero spettacolare. Ad averci sorpreso sono ancora una volta le movenze del personaggio, le cui animazioni sono realizzate meticolosamente e favoriscono l’immersione nel contesto bellico in cui si trova. Non da meno sono i volti di protagonisti e comprimari: l’espressività e il dettaglio grafico in questo caso sono notevoli, al punto da generare una sensazione di fastidio quando si notano piccole nonché sporadiche imperfezioni nelle animazioni dei personaggi. Mentre la campagna offre una resa grafica ottimale e di tutto rispetto in confronto a produzioni moderne, lo stesso non si può dire per il comparto multigiocatore, che presenta texture poco definite e una gestione dell’illuminazione poco convincente, laddove si poteva fare decisamente di più su PS5 ed Xbox Series X, piattaforme su cui è stata svolta la prova, che comunque garantiscono entrambe il frame rate ancorato a 60 fps in ogni occasione, con la possibilità di puntare ai 120 fps su schermi che supportano i 120 Hz. Il motore grafico IW 9.0 adottato per il nuovo titolo fa indubbiamente dei passi in avanti rispetto ai predecessori, ma non mancano delle imperfezioni abbastanza evidenti, come ad esempio qualche problema di pop-in e caricamento ritardato delle texture in multigiocatore. In termini di resa complessiva insomma, ci si poteva aspettare qualcosa in più rispetto alle ultime tre iterazioni, puntando magari su un’ottimizzazione migliore del software sulle nuove console. Tuttavia, molte sono le modifiche che è possibile apportare al gameplay e alla resa su schermo, che riconfermano una personalizzazione dell’esperienza meticolosa anche su console. Di splendida fattura il doppiaggio in italiano che come ci ha ormai abituato la saga si presenta molto bene, rendendo il brand accessibile al nostro pubblico e sfruttando a dovere l’ottima espressività dei personaggi. Peccato per le musiche che non sono assolutamente paragonabili a quelle del 2009 dirette da Hans Zimmer, ma nemmeno a quelle del 2019 di cui riprende il tema in alcuni frangenti ma non lo esalta assolutamente. Pollice assolutamente all’ingiù per quanto riguarda l’interfaccia dei menù, poco intuitiva a prima occhiata, che specialmente nel multiplayer richiede del tempo per la comprensione ottimale di tutte le sue componenti di navigazione. Si passa da una concezione delle schermate da verticale a orizzontale e questo cambiamento sicuramente darà fastidio agli appassionati della serie in quanto rende il tutto più caotico e meno ordinato. Tirando le somme possiamo sicuramente dire che questo Call of Duty Modern Warfare 2 si presenta all’appuntamento di fine anno con i suoi esigentissimi fan con una campagna di tutto rispetto, breve come di consueto ma varia e supportata dall’ottimo “gunplay” offerto da Infinity Ward, che si dimostra nuovamente il team di sviluppo attualmente più brillante della triade di Activision per il franchise di CoD. Il multiplayer, tra classicismi e alcune novità, non manca di dare il suo sostanzioso apporto al pacchetto come modalità fulcro dell’offerta, pur non risultando sempre all’altezza del proprio compito. Di contorno troviamo una modalità cooperativa completamente sciapa e che funge da riempitivo senza particolari meriti o demeriti. Un ennesimo appuntamento bilanciato insomma, da valutare attentamente in base alle proprie volontà rispetto alla serie, soprattutto con un Warzone 2 gratuito alle porte che con la modalità inedita DMZ promette una ventata d’aria fresca per il brand rispetto al classico pacchetto di tre modalità mirato perlopiù ad appassionati di vecchia data. In ogni caso attualmente Modern Warfare 2 rappresenta l’esperienza bellica in prima persona più appassionante e coinvolgente. Farselo scappare sarebbe un vero errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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YouTube si rifà il look per le esigenze dei più giovani

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YouTube si rifà il look. Google cambia il modo di presentare i formati video sia sulla versione web che app, iOS e e Android, della popolarissima piattaforma. Come anticipato su Twitter dall’account ufficiale TeamYouTube, poi confermato sul blog del servizio, si vedranno presto tre menu distinti per altrettante tipologie di filmati. Uno per i video classici, il secondo per gli shorts e il terzo con le dirette degli utenti. La volontà sarebbe quella di riportare i più giovani sulla piattaforma, cercando di controbattere all’ascesa di rivali come Tik Tok. Quando si fa partire un cosiddetto “shorts”, il contenuto di breve durata, l’app mostreranno anche altri video dello stesso formato, sia dell’autore del primo che di altri correlati. Questo, per il team di YouTube, dovrebbe incrementare il tempo di fruizione dei filmati brevi. A fine settembre, il colosso americano aveva dichiarato la volontà di ampliare il programma di retribuzione per i creator, consentendo a più utenti di ricevere contributi per i loro video. Dal 2023, basterà raggiungere una soglia di 1.000 iscritti e 10 milioni di visualizzazioni sugli short in 90 giorni per entrare nel Partner Program. La riprogettazione di sito e app segue un altro importante aggiornamento di YouTube che ha introdotto, qualche settimana fa, gli “handle”, ossia la possibilità di scegliere un nome utente diverso per il proprio canale. Gli username permetteranno ai creatori di identificare il proprio canale e interagire meglio con gli spettatori attraverso gli shorts, le pagine e i commenti. Con queste modifiche la piattaforma video più famosa al mondo diventa ancora più fruibile e funzionale per i più giovani senza stravolgere quanto è presente nella versione attuale.

F.P.L.

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Gotham Knights, Batman è morto ma il crimine non vincerà

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Gotham Knights, nuovo titolo dedicato agli amanti del “bat-universo” su Pc, PlayStatione Xbox, è ambientato in una realtà alternativa in cui Batman è morto. La città è nel caos e ha bisogno di nuovi eroi che possano proteggerla dal crimine. I compagni ed alleati del Cavaliere Oscuro ereditano quindi la volontà di Bruce Wayne come protettori della città e si ergono contro le nuove minacce che vogliono approfittare dell’assenza dell’Uomo Pipistrello per i loro piani. Questa premessa porta il gioco a distaccarsi dall’”Arkhamverso” di Rocksteady non solo dal punto di vista della storia ma anche del gameplay. La differenza più evidente è il numero di personaggi giocabili, ovvero Robin (Tim Drake, il terzo a divnetare la spalla di Batman), Nightwing (Dick Grayson, il Robin originale), Batgirl (Barbara Gordon, figlia del Commissario ed ex Oracle) e Cappuccio Rosso (Jason Todd, il secondo Robin ucciso da Joker e tornato in vita grazie al Pozzo di Lazzaro). In Gotham Knights il tipo di gioco viene stravolto proprio grazie ai quattro protagonisti, infatti se Batman era una vera e propria macchina da guerra che eccelleva in ogni stile, i suoi “discepoli” invece si sono specializzati in diversi ambiti: Batgirl ad esempio è molto forte nel combattimento 1 vs 1 e nell’hacking dei sistemi di sicurezza, Robin riesce a tenere a bada gruppi di nemici con il suo bastone e può contare sulla silenziosità nello stealth, Nightwing sfrutta le sue origini circensi per avere una grande agilità mentre Cappuccio Rosso al contrario sacrifica la velocità in cambio di grande potenza fisica. Alla base di tutto c’è poi una versione leggermente rivisitata del Freeflow Combat, ovvero il marchio di fabbrica della serie Arkham. Come da tradizione ci si destreggia tra attacchi leggeri e pesanti, schivate, contrattacchi e l’uso di svariati gadget, oltre ad abilità speciali diverse per ogni personaggio utilizzabili una volta riempito l’apposito indicatore. Ad esempio Bargirl può scatenare una raffica di calci e pugni in grado di penetrare anche le difese dei nemici più coriacei, mentre Cappuccio Rosso può svuotare i caricatori delle sue due pistole con delle raffiche continue, Robin può deviare i proiettili facendo roteare il suo bastone e Nightwing piombare su un nemico dall’alto con un salto da acrobata. Ogni eroe può equipaggiare fino a quattro abilità uniche, e man mano che si progredisce nella storia si ottengono punti da investire in un classico skill tree per sbloccare potenziamenti attivi e passivi che enfatizzano ancora di più le differenze negli stili di lotta. Il gioco lascia comunque una grande libertà di scelta, e nulla vieta ad esempio di utilizzare Cappuccio Rosso in missioni dove è preferibile un approccio più silenzioso nonostante le sue abilità siano decisamente votate al combattimento diretto.

L’area di gioco offerta da Gotham Knighrs è davvero vasta e ricca di cose da fare. Come negli ultimi due titoli della trilogia di Arkham è a disposizione l’intera città di Gotham da esplorare in lungo e in largo con la possibilità sia di spostarsi tra i tetti tramite il fido rampino, oppure pattugliare le strade a bordo della Batcycle, una moto corazzata richiamabile in qualsiasi momento. La città brulica di civili ma anche di criminali, e non è raro imbattersi in bande e fazioni che portano il caos, e sta al giocatore intervenire per sventare i loro piani. Si tratta di eventi creati in maniera procedurale, per cui l’esperienza varia per ogni personaggio, ma una volta completati e interrogando gli informatori si possono raccogliere preziosi indizi per venire a conoscenza di Crimini Premeditati, ovvero attività secondarie più complesse del solito che possono portare a termine in dviersi modi, dallo stealth alla forza bruta, e magari sbloccare missioni segrete relative a qualche Supercriminale. Gotham Knights vede come antagonisti principali la Corte dei Gufi, ma sono presenti diversi villain che hanno i loro piani personali: la morte di Batman non passa di certo inosservata, e vecchie nemesi come Mr. Freeze, il Pinguino, Harley Quinn e altri non restano certo con le mani in mano. Alcune di queste storie sono completamente opzionali e slegate dalla trama principale, ma approfondiscono enormemente il background della città e offrono punti di vista diversi su come tutti abbiano reagito alla scomparsa del Cavaliere Oscuro. Anche gli stessi protagonisti hanno reazioni diverse, e soprattutto nelle prime fasi non sono rare le tensioni nel gruppo, ma grazie anche al supporto dell’intramontabile maggiordomo Alfred Pennyworth la volontà di Bruce Wayne sembra essere in buone mani. Essere all’improvviso i nuovi paladini di Gotham tuttavia non è un percorso semplice, ma da qualche parte bisogna pur partire. Proprio per questo motivo il Campanile della città diventa la base operativa dei protagonisti per stabilire un rifugio che funge anche da hub centrale dove allenarsi, scambiare due parole con i compagni, analizzare il tabellone con i vari indizi sulla storia principale e le missioni secondarie, svagarsi con un cabinato con alcuni videogame retrò e gestire l’equipaggiamento dei nostri eroi. La componente RPG di Gotham Knights infatti non li limita allo skill-tree e al salire di livello, ma comprende anche il crafting di armi, armature e armi da lancio che è possibile creare all’apposito tavolo di lavoro utilizzando i materiali trovati nel corso delle missioni e casse sparse per i livelli. Oltre alle statistiche l’equipaggiamento influenza anche l’estetica, tuttavia è possibile scegliere quali pezzi o set mostrare mantenendo comunque le statistiche degli oggetti migliori, una feature davvero molto apprezzata dagli amanti dell’aspetto estetico dei personaggi.

Dal punto di vista grafico Gotham Knights è davvero una gioia per gli occhi, ma purtroppo il titolo ha un grosso neo: ovvero un frame-rate limitato a 30 fps. A differenza della maggior parte dei giochi di nuova generazione, e soprattutto quelli d’azione come questo, non è presente nessuna opzione che permetta di scegliere tra risoluzione e fluidità, una scelta che ha generato non poche polemiche fra gli appassionati. Questo è un gioco che avrebbe giovato enormemente di una maggiore fluidità, considerato quanto è fondamentale il tempismo nel combat system. Gli sviluppatori spiegano però che il motivo di questa limitazione è la presenza della co-op, ma viene da chiedersi se fosse davvero così impossibile magari limitare il frame-rate solo in presenza di altri giocatori e quantomeno inserire più opzioni per chi invece è interessato unicamente al single player. Parlando di audio, gli effetti sonori sono assolutamente ben fatti e per quanto riguarda il doppiaggio, esso è ottimo sia in inglese che in italiano anche se ogni tanto si notano alcuni errori grossolani nei sottotitoli, ma fortunatamente si tratta di casi piuttosto isolati. Per quello che concerne il multiplayer, l’intera campagna di Gotham Knights può essere affrontata in cooperativa per due giocatori, mentre il 29 novembre arriveranno gli Assalti Eroici, una modalità cooperativa stand-alone gratuita che permetterà la cooperativa a 4 giocatori utilizzando tutti gli eroi disponibili. Al momento non ci sono molti dettagli, se non che sarà una esperienza totalmente slegata dalla trama e che avrà una struttura simile ad una “torre di sopravvivenza”, ma per un giudizio completo sarà necessario ancora aspettare qualche settimana. In conclusione possiamo dire senz’ombra di dubbi che Gotham Knights è un videogame che ha grandi potenzialità, che però in alcuni frangenti restano in parte inespresse. Per quanto non faccia ufficialmente parte dell’universo di Arkham, il paragone con la serie di Rocksteady è inevitabile considerata la quantità enorme di similitudini. Resta purtroppo inoltre l’amaro in bocca per il frame-rate limitato a soli 30 fps, non quello che ci si aspetta da un titolo di nuova generazione improntato su azione e combattimenti. Questo non significa tuttavia che il gioco non sia valido, anzi, riesce comunque a divertire parecchio e resta un acquisto consigliatissimo ai fan della Bat-famiglia, grazie soprattutto ad una buona storia che riesce a tenere incollati allo schermo. La speranza è quella di vedere un sequel che possa rendere giustizia alla solida base gettata con questo primo capitolo. Insomma, se volete menare le mani nell’universo del Cavaliere Oscuro, questo Gotham Knights senza dubbio vi garantirà diverse ore di sano divertimento.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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