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Wolfenstein II: The New Colossus, il ritorno di B.J. Blazkowicz [Recensione]

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Eccessivo, esagerato, volutamente iperbolico e assolutamente brillante. Con questi presupposti, Wolfenstein II: The new Colossus, sequel del videogame di successo che ha ripreso in mano il brand che ha fatto la storia degli shooter, si propone a tutti gli appassionati della saga su Pc, PS4 e Xbox One con una storia incredibile, una grafica mozzafiato e una giocabilità assolutamente di primissimo livello. La campagna di Wolfenstein II ha inizio con il selettore di difficoltà, proprio come accadeva nei lontani anni ‘90, dove un volto del protagonista sempre più arrabbiato e coperto di sangue permette al giocatore di scegliere se affrontare l’avventura in maniera più semplice, semplice, media difficile o difficilissima. La storia del nuovo videogame dedicato all’immortale B.J Blazkowicz ha inizio subito dopo gli eventi accaduti in The New Order e ovviamente vede la caccia ai nazisti, che in questo universo vi ricordiamo aver vinto il secondo conflitto mondiale e aver conquistato il mondo, sempre al primo posto. Il protagonista è sopravvissuto all’esplosione dopo l’atto suicida di Deathshead, ma le sue condizioni non sono delle migliori dato che, nonostante sia riuscito a salvarsi, deve passare l’inizio della storia sulla sedia a rotelle. Un incipit lento, che riesce a fare da rampa di lancio per le folli imprese che l’eroe dovrà compiere e per il costante miglioramento delle capacità motorie. Narrativamente parlando, la storia ha un sapore fortemente americano e tutti i personaggi che si incontreranno prepareranno il giocatore a qualcosa di più grande che, però, si potrà conoscere solamente nell’ultimo capitolo di questa folle quanto portentosa trilogia. La scrittura si dimostra uno dei punti forti di Wolfenstein 2: The New Colossus, perchè riesce ad arrivare al giocatore senza filtri linguistici, in maniera diretta, ponendosi parallelamente alle immagini a schermo, ma senza mancare di quel pizzico di ironia che ha caratterizzato il primo capitolo della saga. Gli eventi vivono di una logica surreale, ma coerente, tanto che gli escamotage più o meno incredibili di cui l’intreccio è ricolmo, non appaiono mai troppo fuori luogo e non stonano con il resto della produzione. Di personaggi stereotipati ce n’è a poi a bizzeffe, ma la caratterizzazione del prode Blazkowicz è lodevole e il suo sviluppo, anche se ogni tanto semplificato, risulta in larga parte credibile. Gli antagonisti, invece, pochi ma più sfaccettati, sono il fulcro delle scene d’intermezzo più memorabili del gioco.

Per quanto riguarda il gameplay, Wolfenstein II fa dell’azione il suo punto di forza principale. I ritmi si sono alzati notevolmente rispetto all’episodio precedente, e insieme col rinnovato dual-wielding delle armi hanno portato il livello di frenesia ad uno standard mai visto prima d’ora in un videogame di questo tipo. Per vincere, specialmente ai livelli di difficoltà più elevati, sarà necessario sfruttare le arene nella loro interezza, spostandosi di continuo e trovando la posizione ideale per sferrare un attacco decisivo. Per la maggior parte della trama l’armatura costituirà l’unica protezione di Blazkowicz e di conseguenza ci si troverà a fare affidamento sul solo istinto, realizzando un vero e proprio film action in tempo reale. Correre su per le scale, saltare dalla balconata e lanciare un’ascia in testa a un nemico eliminandolo all’istante diventeranno gesti di routine dopo pochissimi minuti di gioco. La difficoltà del titolo si attesta ampiamente al di sopra della media proposta dagli shooter in prima persona attualmente in commercio. Nonostante un level design minuziosamente creato per dare al giocatore innumerevoli alternative per scegliere come ingaggiare le truppe naziste, queste saranno un’arma a doppio taglio perché potranno facilmente essere sfruttate dall’esercito del terzo reich per aggirare l’eroe e colpirlo alle spalle senza pietà. A volte basta un solo nemico nella posizione sbagliata per mandare all’aria i piani di chi gioca. Il team di MachineGames sembra voler ricostruire uno stile simile a quello dell’originale Wolfenstein, in una sorta di rapido e costante assalto, svuotando caricatori e cercando coperture di fortuna. Rimane ottimo il grado di attenzione dedicato agli amanti dell’approccio stealth, infatti i puristi dell’azione silenziosa e degli attacchi a sorpresa potranno affrontare gran parte dell’esperienza conficcando asce nella schiena di ignari soldati, strangolarli alle spalle ed eliminarli saltando dall’alto senza farsi scoprire. I comandanti rappresentano la principale minaccia, essendo in grado di chiamare rinforzi e rendendo inaccessibili anche le zone più semplici. Malgrado l’apparente varietà di nemici, corazze e droni, la ripetitività degli avversari è l’unico reale punto debole dell’intera esperienza, e alcune sezioni ci hanno trasmesso l’idea che la scenografia costituisse l’unica differenza tangibile; d’altro canto, si tratta di un limite intrinseco del genere e, considerando la lore, potrebbe essere una soluzione pensata e voluta in sede di game design. La campagna ha una durata di circa tredici ore, una quindicina volendo completare tutte le attività collaterali. Oltre ai collezionabili nascosti nei livelli, l’hub di gioco situato nell’imponente sottomarino chiamato Martello di Eva è il punto di partenza di svariate missioni secondarie legate ai codici Enigma. Considerando che all’inizio dell’avventura viene presentata una scelta tra due timeline narrative capaci di influenzare trama, cutscene e perfino armi, l’offerta di The New Colossus supera di gran lunga quella di numerosi FPS equiparabili. Bisogna tenere conto che il multiplayer è completamente assente ma è una mancanza ampiamente giustificata dalla cura per i dettagli e dalle attenzioni dedicate alla storia dell’eroico protagonista.

Dopo aver completato il gioco, comunque, il titolo offre diverse cose da fare come ad esempio rigiocarlo da capo. All’inizio della partita, infatti, bisognerà compiere una scelta abbastanza importante, che cambia molte delle conversazioni e delle scene di intermezzo, e mette a disposizione un’arma diversa per B.J. In Wolfenstein II ci sono poi vagonate di collezionabili (bozzetti, dischi musicali, documenti e tanto altro ancora), sparsi per le mappe di gioco e sul Martello di Eva. Qui si trovano poi diverse attività collaterali: piccole quest secondarie assegnate dai membri dell’equipaggio e che una volta portate a termine regalano potenziamenti per i power-up di Blazkowicz, ma soprattutto le missioni di assassinio dei gerarchi nazisti, una piacevolissima aggiunta alla campagna principale. Eliminando i comandanti che si incontrano durante la main quest si entrerà in possesso delle così dette “carte Enigma”, ossia particolari schede da utilizzare sul sottomarino nell’omonima macchina. Tale strumento, attraverso un semplicissimo minigame, consentirà di mostrare sulla mappa la posizione precisa di alcuni importanti ufficiali del Reich. Una volta scovati questi pericolosi gerarchi nazisti, per riuscire ad avvicinarli ed eliminarli si dovranno riaffrontare alcuni pezzi di scenari già giocati e un pericoloso boss finale. Facendo ciò si raccoglieranno le così dette Carte della Morte e si ripulirà il tabellone su cui sono appese le foto dei nazisti “ricercati”. Come piccola chicca, infine, sul sottomarino che funge da base è presente una macchina arcade dal titolo Wolfstone 3D, bellissimo coin-op che riprende grafica e gameplay del primissimo Wolf3D, con tanto di livelli, savegame e difficoltà, ma rivisto in chiave nazista, con un soldato tedesco impegnato a infiltrarsi nella roccaforte americana e sconfiggere i soldati dello Zio Sam. Esteticamente parlando Wolfenstein II: The New Colossus è un titolo che porta con forza l’eredità storica della serie sfoggiando un più marcato contrasto cromatico tra l’accesa natura liberale degli Stati Uniti d’America e la grigia realtà oppressiva del regime nazista. La varietà delle ambientazioni è notevole e beneficia della natura on-the-road della seconda parte dell’avventura, mettendo in mostra diverse città americane e non. L’impatto grafico è notevole per il novanta percento della produzione, le ambientazioni in particolare sono realizzate con molta cura, ma ogni tanto qualche shader fuori posto, così come animazioni non particolarmente incoraggianti e qualche texture a bassa risoluzione saltano all’occhio. Nessun bug importante da segnalare, se non ogni tanto un po’ di goffaggine nelle scalate delle macerie. Musiche ed effetti brillano di luce propria, con la canzone giusta al momento giusto e suoni secondari magari in sottofondo che compaiono esattamente come ce li saremmo aspettati con il giusto grado di attenuazione. Il doppiaggio in italiano è molto buono, con qualche leggera flessione qualitativa di alcuni personaggi secondari e una sincronizzazione delle labbra non troppo precisa.

Tirando le somme, se vi state chiedendo se vale la pena acquistare questo Wolfenstein II: The New Colossus, bene la risposta è assolutamente sì. Nonostante la totale assenza del multiplayer, questo prodotto riesce a tenere incollati allo schermo per moltissime ore proponendo una trama avvincente, un gameplay di primissima scelta, una grafica mozzafiato, una valanga di collezionabili e un livello di sfida adatto per ogni tipo di gamer. Se non avete giocato al primo capitolo della serie Wolfenstein ossia “The New Order” e al suo prequel ispirato al videogame per Pc degli anni ’90 (Wolf 3D ndr.) ossia “New Blood”, correte a farlo. Infatti anche se Wolfenstein II può essere giocato come capitolo a se, avere una conoscenza degli eventi accaduti precedentemente garantirà ancora più divertimento ed emozioni. Quindi se state cercando uno sparatutto all’avanguardia, bello da vedere e da giocare, il titolo di Bethesda e MachineGames saprà donarvi tutto ciò che cercate.

 

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5
Sonoro: 9,5
Gameplay: 9,5
Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Back 4 Blood, l’erede spirituale di Left 4 Dead

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Back 4 Blood è il nuovo sparatutto apocalittico sviluppato per Pc, per la famiglia di console Xbox, Ps4 e PlayStation 5, dallo stesso team che portò alla luce la saga di Left 4 Dead. Turtle Rock Studio, infatti, dopo il poco fortunato Evolve, ha così deciso di tornare alle origini proponendo un videogame emozionante, intelligente, ma soprattutto in grado di garantire un’incredibile quantità di sangue, budella che volano, infetti e armi. La versione completa di Back 4 Blood, da noi testata su Xbox Series X, si è rivelata essere molto meglio di quanto ci attendevamo sia sul fronte del gameplay e dei suoi risvolti strategici, sia su quello della varietà delle situazioni messe in scena nel corso della campagna; che in assoluto non dura moltissimo, ma che di fatto va completata tre volte, una per ogni livello di difficoltà, ed è in grado di offrire un’esperienza sempre diversa. Parlando di trama, le vicende di Back 4 Blood ruotano attorno al classico scenario post-apocalittico in cui il mondo è stato distrutto e la popolazione decimata da un’inaspettata e feroce invasione di infetti simili a zombie. In questo caso il responsabile dell’infezione non è un virus, bensì un parassita chiamato non a caso Verme del Diavolo. Fortunatamente però la razza umana non si è estinta in quanto fra i sopravvissuti ci sono persone che sono immuni all’infestazione e decidono di reagire con risolutezza, imbracciando le armi e provando a ripulire le strade dai non-morti. Fra questi pochi coraggiosi chiamati Sterminatori ci sono anche i protagonisti del gioco, ossia una squadra che nel gioco è composta da otto personaggi piuttosto diversi fra loro, ognuno dotato di uno specifico equipaggiamento (pur variabile nel corso del gioco) e di capacità peculiari che li rendono ben più di una semplice skin. Agli ordini di un ufficiale dell’esercito a capo della resistenza, i protagonisti di Back 4 Blood accettano l’importante incarico di sgominare gli Infestati e indagare su di un’arma che potrebbe cambiare le sorti dello scontro e consentire un capovolgimento delle sorti della battaglia. Gli otto personaggi utilizzabili in Back 4 Blood (quattro disponibili da subito e altri 4 sbloccabili) dispongono di caratteristiche che li rendono unici e che si possono percepire chiaramente nel corso del gioco, specie ai livelli di difficoltà più alti. Evangelo, ad esempio, è un ragazzo dal carattere allegro che può rigenerare più rapidamente la stamina e contribuire ad aumentare la velocità dell’intera squadra, nonché liberarsi autonomamente dalla morsa dei nemici speciali. Walker invece è un uomo d’azione taciturno ma concreto, molto preciso con il fucile, capace di infliggere danni supplementari e di migliorare lievemente la salute del team. Holly è una tipa rude e risoluta che impugna di default una mazza da baseball rinforzata con filo spinato e punte, è più resistente della media ai danni e la sua presenza migliora il vigore del gruppo. Poi c’è Ma’, la più anziana del gruppo, ma non per questo è meno letale, infatti è una sorta di “Sarah Connor” che offre un bonus sulla rianimazione istantanea e una vita extra per la squadra. Oltre ai 4 eroi appena descritti Back 4 Blood dà la possibilità di utilizzare altri 4 personaggi sbloccabili man mano che si completa la storia. Doc si pone come la tradizionale unità di supporto visto che può bendare i compagni feriti una volta per missione, migliora del 20% l’efficacia delle cure e aggiunge anche un bonus di resistenza per tutto il gruppo. Hoffman, invece, è un complottista di mezza età che però ha impiegato il tempo al poligono di tiro ed è riuscito a sopravvivere finora: può contare su di uno slot aggiuntivo e aumenta le munizioni anche per i suoi amici. Ci sono infine Jim e Karlee, rispettivamente un cacciatore molto preciso, rapidissimo nel mirare, e una punk in grado di percepire in anticipo pericoli, che una volta aggiunta alla squadra migliora la velocità d’uso per tutti i personaggi. Ognuno degli Sterminatori può trasportare due armi, una principale e una secondaria, potenziabili tramite l’innesto di estensioni da trovare in giro o acquistare presso le stanze sicure, nonché tre tipologie di oggetti fra bombe, kit medici e strumenti extra. Insomma, la rosa di personaggi offerta da Back 4 Blood è piuttosto variegata e dona quel pizzico di strategia in più nel corso dell’avventura.

La storia di Back 4 Blood non è strutturata in maniera identica a quella di Left 4 Dead, il quale vedeva le singole campagne piuttosto slegate fra loro e realizzate come dei film con tanto di locandina durante il caricamento e titoli di coda dopo la bossfight. La trama è in ogni caso abbastanza corposa ed è composta da quattro atti divisi ognuno in un numero variabile di stage a eccezione dell’ultimo, che si pone in pratica come un unico, lungo livello che funge da scontro con il mostro di fine gioco. È possibile cimentarsi con una partita veloce oppure creare una nuova sessione, anche privata, selezionando il livello di difficoltà fra i tre disponibili: Recluta, Veterano e Incubo, che vedono l’aumento progressivo degli Infestati e della loro resistenza ai colpi, un fuoco amico più dannoso e una maggiore incidenza delle Carte Corruzione (meccanica che descriveremo più avanti nella recensione). Back 4 Blood sblocca dei checkpoint a ogni stage completato sotto forma di stanze sicure, tale meccanica consente ai giocatori di ripartire da lì anziché dover cominciare sempre da capo. La progressione fra i livelli è tuttavia vincolata al grado di sfida, e non è un mistero che gli sviluppatori abbiano puntato con convinzione sulla rigiocabilità della campagna, che bisogna puntare a completare tre volte, una per ogni livello di difficoltà, e che in generale offre situazioni sempre diverse grazie ai meccanismi casuali e ai modificatori che di volta in volta entreranno in azione. Oltre che online con amici o giocatori casuali anche in cross-platform è possibile giocare anche in single player, con i bot che prendono il controllo dei compagni (un’eventualità che si verifica ugualmente quando in una partita cooperativa vengono a mancare partecipanti umani), ma senza ottenere ricompense. Affrontare il gioco da soli, però, impedirà ai giocatori di godere appieno delle tante sfaccettature di questa esperienza e bisogna anche considerare che nelle fasi più avanzate il contributo dei bot è piuttosto limitato, impedendo quindi di fatto di concludere le missioni con successo. Dopodiché, inevitabilmente, c’è il rovescio della medaglia è rappresentato dagli utenti che non giocano per la squadra, vanno in avanscoperta finendo uccisi o bloccati, arraffano monete e oggetti per poi abbandonare chi vuole giocare “seriamente” sul più bello. L’unico modo per ovviare a situazioni simili è quello di organizzarsi insieme agli amici: una regola che vale per tutti i giochi con una componente cooperativa e che diventa fondamentale quando si decide di provare i livelli di difficoltà più alti, perché senza un’attenta collaborazione si finisce sempre col morire in men che non si dica. Fortunatamente la gratuità del gioco su Xbox Game Pass e il cross-play rappresentano due fattori di grande rilevanza per fare in modo che i server siano sempre ben popolati e ci si possa collegare anche con amici in possesso di una piattaforma diversa da quella che si usa. In Back 4 Blood è presente inoltre un’opzione competitiva, la modalità Sciame, che in maniera del tutto simile a Left 4 Dead 2 mette a turno i giocatori al comando degli Sterminatori o degli Infestati, nell’ambito di match in cui vince la squadra che riesce a sopravvivere più a lungo. Francamente questa ultima modalità non ci ha convinto pienamente in quanto combattere nel ruolo dei cattivi richiede un bel po’ di prove ed errori, inoltre abbiamo avuto anche qualche perplessità sul bilanciamento degli schieramenti che rende spesso le partite frustranti. In ogni caso, con un po di allenamento e di coordinazione ci si riesca a divertire anche in “sciame”.

Come sottolineavamo qualche riga più in alto, Back 4 Blood è un videogame che punta molto sulla rigiocabilità della campagna, ma non in un’ottica fine a se stessa, visto che gli sviluppatori hanno inserito personaggi con abilità peculiari e una grande quantità di armi fra pistole, fucili a pompa, fucili d’assalto, fucili di precisione, mitragliatrici, mazze e bombe. Oltre ai normali zombie, inoltre, ci sono nove nemici speciali e due diversi boss, fra cui l’enorme Orco, a rendere la situazione più intrigante. È chiaro ed evidente che le meccaniche sono le stesse di Left 4 Dead e chi ha passato centinaia di ore sullo sparatutto prodotto da Valve potrebbe avvertire un inevitabile deja-vu, magari anche un po’ di stanchezza. Allo stesso tempo, tuttavia, sono letteralmente anni che un gran numero di giocatori era disperatamente alla ricerca di un’esperienza del genere, tanto da premiare un prodotto come World War Z (qui la recensione). molto simile al titolo sopracitato nonostante alcuni limiti. Controller alla mano, il gameplay di Back 4 Blood è esattamente come ce lo si aspetta: si parte dall’immancabile “safe room” e, nel tentativo di raggiungere la successiva, si percorre un tragitto pieno di infetti, magari con qualche oggetto da trovare lungo il cammino. Gli scenari esprimono un certo grado di varietà e qualche spunto originale nelle fasi finali della campagna, ma sono i combattimenti a farla da padrone e il gunplay ci è sembrato solidissimo, con un’ottima valorizzazione delle armi pur nell’ambito di un approccio arcade. Cimentarsi con la nuova creatura di Turtle Rock Studios è dunque come ritrovare un vecchio amico che però nel frattempo è diventato più maturo, offrendo contenuti sostanzialmente più ricchi: il doppio dei personaggi giocabili rispetto a Left 4 Dead e con un’effettiva distinzione, più del doppio degli Infestati speciali, i boss che arrivano a sorpresa, le case da esplorare alla ricerca di munizioni e oggetti, le orde che partono in maniera casuale e, soprattutto, le carte. Sulle prime non ci si fa caso più di tanto, ma il mazzo che ci viene dato modo di creare e che potremo arricchire sbloccando le strutture della base militare che funge da hub fra una partita e l’altra, influenza in maniera sostanziale l’esperienza andando ad aggiungere importanti bonus per il proprio sterminatore o l’intera squadra, con la possibilità di calibrare la pesca di modo da coordinarsi con l’avanzamento degli stage e trovare dunque le carte più utili per affrontare determinate situazioni, con anche un occhio di riguardo al bilanciamento del team. E’ necessario inoltre tenere conto del fatto che mentre si gioca c’è un game master virtuale che proverà a rendere le cose sempre più complicate ai giocatori e che dispone di un proprio deck di malus da attivare a seconda del comportamento di chi sta dinanzi lo schermo: nebbia, veleno, corazzature inedite e altro ancora potranno entrare a far parte del gioco, rendendo la missione molto più difficile. Anche gli sterminatori però hanno un ruolo in tal senso con la selezione delle Carte Corruzione, alcune delle quali aumentano la sfida concedendo ricompense maggiori in caso di successo. Insomma, le meccaniche di Back 4 Blood sono a metà fra quanto di buono c’era in Left 4 Dead e tante altre nuove idee. Il risultato: divertimento allo stato puro ovviamente.

Anche tecnicamente Back 4 Blood fa la sua bella e sanguinolenta figura: la qualità dei modelli 3D di personaggi ed ambienti è molto buona e la fluidità è ottima. La grafica non spinge al massimo le console next gen, ma fa nel complesso il suo dovere fornendo un buon livello di dettaglio. L’IA sia dei nemici che dei bot è buona per tenere al sicuro i giocatori nel caso si dovesse scegliere il sigle player a un livello basso o medio, quest’ultima ovviamente con le dovute limitazioni: difficilmente infatti un bot ucciderà dei nemici più potenti, ma si rivela utile per ricevere cure o rianimazioni. Le ambientazioni sono varie, assolutamente diversificate tra loro e godono di un buon level design che si sviluppa anche in verticale grazie a silos ed edifici, dandoci modo di articolare una fuga od organizzare una postazione di tiro allo zombie, almeno per breve tempo. Da aree cittadine disabitate ad aree forestali, a zone palustri da cui si solleva una leggera nebbia, fino a ponti distrutti e imbarcazioni pericolanti, si può trovare un po’ di tutto infilato nel calderone durante i 4 atti che fanno divertire senza annoiare anche dopo 7/8 ore di gioco. Sicuramente rispetto a Left 4 Dead, Back 4 Blood risulta un prodotto moderno, veloce e appagante da giocare. Durante la nostra prova non abbiamo riscontrato bug nè problemi a far girare il titolo anche se su Xbox Series X un paio di volte il titolo si è chiuso e ci ha riportato alla dashboard della console. Riguardo al sonoro, le tracce del menù e dei momenti più concitati sono ben azzeccate per dare la carica al giocatore; il resto del gioco è disseminato di ottimi effetti sonori: tra gemiti di infetti e quelli speciali ben più riconoscibili, rumore di porte che si sfondano o il gracchiare degli uccelli in lontananza, Inoltre nei momenti di calma il tutto è immerso in un silenzio che aiuta a mantenere alta la tensione in quanto fa presagire che al minimo rumore non indispensabile si scatenerà il putiferio. Il gioco è localizzato in italiano, comprensivo di doppiaggio e la sua durata si aggira all’incirca sulle 15 ore in single player a un livello di difficoltà intermedio. In difficoltà alta e in multigiocatore invece la tempistica diventa pressoché infinita. Ricordiamo che Back 4 Blood è completamente cross-play tra le varie piattaforme di lancio ed è un titolo presente all’interno dell’Xbox Game Pass, con la caratteristica di sfruttare l’Xbox Play Anywhere per Xbox e PC. Per chi preordina il gioco Standard Edition c’è in regalo il Pacchetto Skin per Armi Élite Fort Hope, mentre i preordini per Back 4 Blood Deluxe Edition e Back 4 Blood Ultimate Edition forniranno 4 giorni di accesso anticipato al gioco. Tirando le somme, l’ultima fatica di Turtle Rock Studio è un prodotto con i controfiocchi, che ha molto da offrire, che soddisfa da soli, ma che dà letteralmente il meglio di se con altri tre compagni online al proprio fianco. Alla domanda Back 4 Blood è Left 4 Dead 3? La nostra risposta è no, in quanto è differente sotto diversi aspetti, ma sicuramente può essere definito come l’erede spirituale del titolo di Valve. Non giocarci sarebbe un vero peccato, specialmente per i possessori del Game Pass Ultimate.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità1. 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Snapchat lancia una pioggia di novità per gli utenti

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Snapchat punta tutto sui creatori di contenuti, che hanno dato una spinta a TikTok e Instagram. La chat ad oggi conta 293 milioni di utenti attivi giornalmente, di cui il 69% sono adolescenti e il 4% over 50. A maggio ha annunciato Gifting, una nuova funzione che consente agli iscritti di supportare i creatori di contenuti preferiti attraverso le “Story Replies”. Oggi ha confermato il lancio della novità per le ‘Snap Star’, ovvero 16 iscritti famosi nel mondo che la proveranno in anteprima. In pratica quando un utente vede un messaggio che gli piace può acquistare degli Snap Token per inviare un regalo e iniziare una conversazione con la sua ‘Snap Star’ del cuore. Queste potranno guadagnare una percentuale sui regali ricevuti attraverso le Story Replies. Le star possono gestire le tipologie di messaggi che ricevono personalizzando i filtri, in modo da eliminare quelli che ritengono poco opportuni e mantenere una conversazione rispettosa. Altra novità è il “Creator Marketplace”, presentato la scorsa primavera, che i creatori di contenuti hanno l’opportunità di integrare direttamente nel loro ecosistema pubblicitario. Con la disponibilità, le aziende possono connettersi anche con le Snap Star a livello globale per ottimizzare la proprio presenza di marketing all’interno della piattaforma. Snapchat sta anche introducendo un nuovo tag “sponsored by” disponibile per le compagnie che dispongono di profili pubblici verificati. Le star potranno taggare un marchio nei contenuti sponsorizzati e che apparirà sotto l’username. Il 100% del ricavato andrà direttamente al creator. Infine, il Creator Hub, uno spazio dove cogliere suggerimenti su come muovere i primi passi sulla piattaforma fino a consigli avanzati, per distinguersi e ottenere ricompense.

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Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone, ha inizio la stagione 6

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Call of Duty si espande ancora una volta sia per quanto riguarda Cold War, sia per quanto riguarda il battle royale Warzone. Activision infatti Activision ha rilasciato il nuovo Battle Pass che è ricco di contenuti e che renderà le prossime settimana sempre molto interessanti sui campi di battaglia virtuali dello shooter. Partendo da Black Ops Cold War, all’avvio della Season 6 saranno disponibili ben tre nuove mappe, due 6v6 e una 2v2 e 3v3. Le mappe in questione sono Deprogram, Amerika e Gluboko. La prima è piuttosto misteriosa e apparentemente tratta dai ricordi di Adler, mentre la seconda è a tema Burger Town. Gluboko, invece, sarà disponibile nelle modalità di gioco Gunfight e Face Off. Passando a Zombies, è in arrivo Forsaken, l’ultimo capitolo della modalità che porterà un nuovo Perk e una missione principale inedita. Anche la battle royale di Warzone riceverà qualche cambiamento. La mappa avrà nuovi punti di interesse nello Stadio e in Downtown, dove saranno rivelati bunker in precedenza sconosciuti. Per quanto riguarda i contenuti condivisi tra i due giochi, sono in arrivo due nuovi Operatori, cinque armi ed un evento a tema Halloween. I nuovi Operatori di Black Ops Cold War e Warzone sono Alex Mason della NATO, il protagonista del primo Black Ops, e Benito “Fuze” Ortega del Patto di Varsavia. Le nuove armi sono un fucile a leva e un affidabile fucile d’assalto, disponibili nel Battle Pass, una nuova arma da mischia mortale, una SMG e un set di strumenti da mischia a doppio uso. Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone sono disponibili su PC, PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series X/S.

F.P.L.

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