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World War Z, un esaltante shooter a tema zombi

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Siete alla ricerca di un videogame pieno zeppo di zombi, veloce da giocare, ma che offra anche un tasso di sfida alto, divertimento di gruppo e con possibilità di giocare sia in modalità cooperative che competitive? Bene, allora il titolo che state cercando è World War Z. Uscito da qualche giorno su PC, Xbox One e PS4, il gioco è ambientato nell’universo dell’omonimo film con Brad Pitt di qualche anno fa e dà la possibilità di vivere l’apocalisse zombi vestendo i panni di uno dei 16 sopravvissuti disponibili. Ma veniamo al dunque, World War Z fa breccia nel cuore dei videogiocatori online, ispirandosi alla lontana a produzioni ben più blasonate, come Left 4 Dead, ma le arricchisce di contenuti e modalità per vivere al meglio il gameplay di gruppo. Vi diciamo questo in quanto il titolo è valido se giocato in solitaria, ma dà il meglio di se quando si affronta in compagnia di altri tre amici. World War Z è uno sparatutto in terza persona che racconta gli apocalittici scenari post-pandemici delle principali capitali mondiali attraverso gli occhi di persone comuni che cercano di sopravvivere all’epidemia. Nei loro panni, i giocatori devono superare ostacoli, imprevisti e un fiume inarrestabile di zombi per avere finalmente salva la pelle. Tralasciando la parte puramente narrativa, che in questo caso funge puramente da contorno, il giocatore viene coinvolto in una serie di scontri adrenalinici enfatizzati dall’epicità di una battaglia impari contro quelle stesse orde di infetti inferociti che caratterizzano la pellicola cinematografica. Il focus della produzione è indubbiamente questo, e lo si nota maggiormente spulciando tutti gli aspetti articolati di un gameplay poco pretenzioso, che mette davanti a ogni cosa l’azione e il divertimento.

Ogni capitolo presenta degli scenari più o meno grandi divisi per micro-aree in cui si respingono le ondate di zombi, giungendo infine alla parte dove bisogna difendere per qualche minuto una zona di interesse così da poter accedere, finalmente, al rifugio sicuro successivo o alla via di fuga. A rendere ancora più complessa l’avventura dei survivors ci sono alcune creature potenziate, pensate per costituire una minaccia maggiore da non prendere assolutamente sottogamba: i corpulenti poliziotti in tenuta antisommossa, chiamati tori, fanno una caricano il giocatore per poi sbstterlo ripetutamente a terra fino a ucciderlo, gli screamer sono letteralmente degli urlatori che attirano l’attenzione degli altri zombi generando ondate più numerose, mentre i lurker spuntano da dietro gli angoli mirando direttamente alla giugulare. Queste figure sono un modo pensato presumibilmente per scoraggiare il gioco individuale e per favorire il gioco di squadra. Da un lato, infatti, queste presenze riescono a rendere il gameplay più variegato e dall’altro rappresentano un fastidiosissimo ostacolo verso la libertà. A variare questa struttura che, alla lunga, potrebbe risultare troppo ripetitiva ci sono diversi livelli di difficoltà che aumentano il livello di sfida al fine di rigiocare gli scenari in cooperativa. Fuoco amico, munizioni e cure inferiori, potenza degli infetti maggiorata e l’assenza del radar infatti rendono il completare ogni capitolo, ai massimi livelli, un vero e proprio incubo. Solo un team di giocatori davvero organizzati e molto coeso può riuscire a completare World War Z al livello più difficile.

Uno degli aspetti meglio riusciti della produzione riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Essa è stata pensata seguendo un semplice schema di suddivisione per skin e background narrativo. Ognuno dei sedici personaggi presenti nel gioco può essere selezionato secondo l’ambientazione di appartenenza e non inficia, in alcun modo, sulla selezione della classe da giocare nello scenario designato. La parte interessante emerge proprio grazie a quest’ultimo elemento, se non altro perché ognuna delle classi disponibili nel gioco, per un totale di sei, ha una discreta utilità se adoperata in simbiosi coi membri del team. Avere un medico in squadra garantisce un maggior indice di sopravvivenza, specialmente perché a un determinato livello può sbloccare interessanti abilità per la cura del party, finanche dimezzare i tempi di recupero con cui quest’ultimo può rianimare i compagni. Il macellaio, invece, è ottimo per le uccisioni corpo a corpo, ma non disdegna l’utilizzo di gadget utilissimi contro i nemici speciali, dato che in dotazione vanta un particolare taser capace di immobilizzare anche una piccola orda di zombi. Nei momenti più “affollati” l’utilizzo di uno tra i tanti gadget disponibili, utilizzabili a seconda della classe scelta, garantisce un buon livello di sopravvivenza, a patto che come al solito funzioni prima di tutto la comunicazione nel gruppo di gioco. Il titolo offre anche la possibilità di “livellare” le singole armi e sbloccare interessanti potenziamenti che si renderanno indispensabili ai livelli di difficoltà maggiori. Il level up dei personaggi segue il solito sistema reiterato per questo genere di giochi e concede, al raggiungimento del nuovo livello, la possibilità di sbloccare un’abilità spendendo la valuta in game guadagnata alla fine dello scenario. Chiaramente all’inizio è bene scegliere una classe preferita da implementare, se non altro perché potrebbe risultare molto più utile potenziare prima un’arma al massimo piuttosto che sbloccare dei talenti utili in una fase successiva. Potenziare più classi regala al giocatore un discreto divertimento in qualunque scenario, se non altro perché magari ha più senso giocare un medico nelle retrovie, così da curare i compagni quando necessario, mentre demolitori e macellai possono divertirsi a rompere le fila degli zombi. Da notare che oltre alle armi base, suddivise per livelli di danno, ci sono anche delle armi speciali che possono compiere delle vere stragi in massa di zombi, chiaramente per un lasso di tempo molto breve dato che i colpi non possono essere ricaricati nelle stazioni dedicate alle armi standard. Quando ci si trova per le vie di uno dei 4 scenari disponibili, uno dei punti di forza di World War Z è il comportamento dello sciame di zombi. Centinaia di singoli non morti si lanceranno a capofitto verso la posizione del giocatore e in determinati frangenti si accatasteranno furiosamente uno sull’altro per scavalcare muri e ostacoli. In queste occasioni il giocatore dovrà organizzare una strenua difesa trovando equipaggiamento difensivo particolare come filo spinato, pavimento elettrificato e torrette automatiche. Gli sciami non possiedono alcun istinto di autoconservazione, nessun ostacolo sarà mai di troppo fra loro e chi gioca, perciò si assisterà spesso a scene inquietanti dove a centinaia cadono a cascata dalla cima di un edificio o si calpestano l’un l’altro nel formare la fantomatica piramide tramite cui possono scalare altezze impressionanti. Insieme alla campagna cooperativa, la modalità principale, World War Z offre anche la possibilità ai giocatori di competere gli uni contro gli altri a squadre in una modalità dal ritmo differente e piuttosto profonda. L’idea di inserire gli zombi nel bel mezzo dello scontro è senza dubbio interessante perché offre opportunità strategiche interessanti come ad esempio farli rivoltare contro gli avversari e sfruttare la furia degli infetti a proprio vantaggio.

Per quanto riguarda la modalità competitiva online, World War Z offre oltre al classico Deathmatch anche Re della Collina, Dominazione Orda, Approvvigionamento e Caccia al Vaccino. Queste sono tutte modalità pensate per giocare in squadre 4vs4 dove, come appena accennato, a svolgere il ruolo di variabile imprevedibile sono gli zombi, che possono comparire all’improvviso creando scompiglio e disagio. La parte online garantisce un sistema di progressione separato dalla campagna, oltre ad avere dieci classi tra cui scegliere, ma è comunque doveroso sottolineare come gli sviluppatori abbiano prodigato un discreto impegno nel confezionare un prodotto completo e pensato per intrattenere i giocatori che cercano diverse tipologie di svago. Tecnicamente il gioco si difende bene, anche se nelle fasi più movimentate mostra qualche imperfezione a livello di texture. Pur facendo un buon lavoro soprattutto grazie ai miglioramenti dal punto di vista grafico nell’ultimo decennio, World War Z non raggiunge un livello grafico da lasciare a bocca aperta, ma fortunatamente, vista la frenesia del gioco, difficilmente si bada al panorama o agli scorci caratteristici. Durante la fuga infatti fermarsi in un luogo per più del necessario equivale a morte certa in quanto gli infetti inizieranno ad arrivare sempre più numerosi fino a quando la situazione non diventa insostenibile. Il gioco supporta il 4K ma è ottimizzato anche per chi non ha la possibilità di sfruttarlo. A livello sonoro World War Z ha una colonna sonora ben realizzata, inoltre la musica del menù è il tema del film, quindi una vera goduria per gli appassionati. Tirando le somme, il titolo sviluppato da Saber Interactive non brilla per originalità, rimane comunque un prodotto derivativo che riprende le buone idee sviluppate per il genere cercando di difendersi come può sia per quanto riguarda la campagna, che per la modalità competitiva. Il prezzo accessibile decreta da una parte la sua piccola vittoria personale sul mercato, anche se alcune incertezze tecniche sono visibili e penalizzano lievemente l’avanzamento insieme a una campagna emozionante a tratti. Nel complesso però l’atmosfera di gioco offerta da World War Z, specialmente se giocata in gruppo, può garantire un buon numero di ore di divertimento. Inoltre gli appassionati di obbiettivi prima di poterli sbloccare tutti dovranno passare veramente molto tempo a uccidere non morti inferociti. A nostro avviso il gioco vale la candela e lasciarselo sfuggire sarebbe un errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Civitavecchia, truffa milionaria alla sanità: sequestro beni a centro diagnostico

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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su disposizione della Procura Regionale della Corte dei Conti di Roma, hanno sottoposto a sequestro conservativo il conto corrente intestato al Centro Diagnostico Bramante S.r.l. di Civitavecchia, nonché due immobili, due autovetture e rapporti finanziari riconducibili alle tre ex dipendenti dello stesso centro per il valore complessivo di circa 1.500.000 euro.
Il responsabile pro tempore della struttura sanitaria accreditata con la Regione Lazio, U.S.R. (classe 1956), nonché le tre ex dipendenti, G.M. (classe 1979), F.S. (classe 1969) e A.S. (classe 1986), dovranno rispondere, a vario titolo, del danno arrecato allo stesso Ente regionale e alla A.S.L. RM 4 di Civitavecchia, per l’ammontare pari al valore dei beni sequestrati.
Si tratta dell’epilogo di una vicenda giudiziaria, così definita dall’Autorità giudiziaria contabile capitolina, sviluppatasi all’esito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atti pubblici.
L’operazione – denominata “MANOLESTA” – trae origine infatti da un’attività investigativa svolta dai Finanzieri della Compagnia di Civitavecchia, consistita, inizialmente, nell’accertamento della sistematica e indebita appropriazione, da parte delle tre dipendenti infedeli, dell’importo giornalmente riscosso a titolo di ticket dai pazienti che si rivolgevano
alla struttura sanitaria per sottoporsi all’esame della risonanza magnetica.
Le tre donne, tramite la falsificazione delle prescrizioni mediche presentate dagli ignari pazienti, facevano formalmente risultare questi ultimi come esenti dal pagamento del ticket trattenendo, per ciascuno, l’importo di 61,15 euro a loro esclusivo vantaggio, così danneggiando il S.S.N.
In tal modo, gli utenti – che avevano correttamente corrisposto la tassa alla struttura convenzionata – ricevevano le sanzioni della Regione Lazio, Ente al quale non risultava versato il pagamento.
Dopo aver acquisito informazioni da oltre un centinaio di pazienti, decine di medici, eseguito numerose perquisizioni e incrociato i dati informatici pervenuti da 58 A.S.L., i militari hanno accertato che, dal 2013 al 2015, le predette dipendenti si erano illecitamente impossessate, all’insaputa del responsabile pro tempore, di circa 200.000 euro, corrispondenti a 3.216 ticket riscossi da altrettanti utenti.
Nello sviluppo delle indagini, però, sono emerse altre condotte indebite nella gestione del centro diagnostico. Infatti, è stata disvelata la falsificazione di 14.573 referti (per un controvalore economico di complessivi 3.000.000 di euro circa) redatti a fronte di altrettante prestazioni di risonanza magnetica che, sebbene corretti nella diagnosi,
venivano sottoscritti dall’ottantenne medico radiologo P.F. (classe 1939), ma in realtà stilati da un altro professionista romano, D.L.G.M. (classe 1960), incompatibile con il centro privato in quanto in servizio presso altra struttura sanitaria.
Ancora, è stato dimostrato come 2.389 prestazioni erogate in regime privatistico siano state, in realtà, fraudolentemente rimborsate in convenzione – in quanto fatturate all’Ente competente l’anno successivo – con conseguente indebito profitto a danno del S.S.N. per complessivi 370.600 euro.
Parimenti, è stato appurato come 3.605 pazienti venissero sottoposti a risonanza magnetica con somministrazione di mezzo di contrasto, in assenza del previsto consenso informato e, addirittura, in mancanza dell’anestesista rianimatore, esponendo gli utenti ad un concreto pericolo di vita. L’illecita rendicontazione di tali ultime prestazioni ha indotto il S.S.N. a corrispondere indebitamente alla struttura sanitaria la somma complessiva di circa un milione di euro.
In definitiva, l’indagine ha permesso di denunciare all’A.G. ordinaria, a vario titolo, il precedente rappresentante legale della struttura convenzionata, due medici radiologi, le tre dipendenti e la moglie del professionista romano, T.B. (classe 1975) – che ha incassato, per conto del marito, i compensi percepiti dal laboratorio convenzionato – per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione di falsi referti diagnostici, di falso in atto pubblico, di falsificazione di registri
informatici detenuti dalla pubblica amministrazione e truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, della Regione Lazio e dell’A.S.L. RM 4 di Civitavecchia.
Il GIP del Tribunale di Roma, con propria ordinanza, ha disposto la sospensione temporanea per quattro mesi dell’esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’assunzione della carica di amministratore legale di società nei confronti del legale rappresentante pro tempore, nonché la sospensione temporanea per due mesi dall’esercizio della professione medica al radiologo capitolino.
La Regione Lazio, notiziata delle illiceità descritte nella suddetta ordinanza, con decreto a firma del Commissario ad acta, ha disposto la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie nonché la conseguente sospensione dell’accreditamento a favore del Centro Diagnostico Bramante S.r.l. di Civitavecchia.
Come detto, a fronte di quanto accertato in sede penale e considerati i riflessi sulla spesa pubblica, in particolare per le risorse sottratte fraudolentemente al servizio sanitario nazionale, la Corte dei Conti ha emesso l’invito a dedurre per i responsabili e disposto il sequestro conservativo dei beni loro riconducibili per l’intero ammontare della frode
realizzata.
L’operazione condotta dalle Fiamme Gialle di Civitavecchia si inquadra nell’ambito della costante attività posta in essere dalla Guardia di Finanza al contrasto alle frodi sanitarie, tesa a garantire il corretto impiego delle risorse pubbliche stanziate a favore della salute dei cittadini.

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Editoriali

Il Vangelo, l’immigrante ed il grande equivoco

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Succede qualcosa di sconcertante. Persone che non hanno mai letto una pagina dei libri sacri ed altri che si sono sempre dichiarati agnostici, in quest’era che infiamma i cuori, ardendo con il sacro fuoco degli adulatori del culto del migrante, predicano e pontificano e spesso quello che non dicono nasconde il grande equivoco.

Ovvio, la figura dell’emigrante non può che suggerire loro la parabola del buon Samaritano

Non sanno dove l’abbiano sentita e non sanno dire precisamente di che si tratta. Qualche monsignore adulto, qualche parroco di frontiera oppure qualcuno del “migrante generation” l’avrà nominata in qualche partecipazione ai talk show di intrattenimento televisivo. L’avranno sentita ed anche se non l’avessero capita avranno pensato: sa di buono, è d’effetto, perché non sfruttarla?

Impossessatisi di questa “verità evangelica secondo i talk show televisivi” pensano di usarla come clava contro quei credenti che si dichiarano contrari ad un’accoglienza disordinata e ad un’integrazione disorganizzata, caotica e non compatibile con la capacità ricettiva della penisola. Questi credenti rischiano la scomunica e subiscono le imprecazioni, fra le tante, anche della “cattolicissima” Famiglia Cristiana che non ci pensa due volte ad intimargli : andate retro, voi assatanati.

C’è in giro un grande equivoco e a nessuno giovano le mezze verità.
La parabola del buon samaritano è narrata dall’evangelista Luca e si trova in 10, 25-37.

Anche allora c’era chi si serviva delle parole del Maestro per scopi propri. A parere di molti uomini di Chiesa la scomunica a Salvini di mons. Domenico Mogavero non ha nulla di misericordioso anche perché i suoi commenti successivi sapevano molto del politico. Il primo a smarcarsi dal vescovo di Mazara è stato il suo confratello il vescovo di Noto, che con modi evangelici ha dimostrato moderazione, arrivando persino a dichiarare : “se Salvini lo ha fatto dal profondo del suo cuore ha fatto anche bene”.

Poi, se vogliamo dirla tutta: chi siamo noi a giudicare?

Riprendiamo con il testo della parabola. Alla domanda faziosa di un dottore della legge per mettere il Maestro alla prova, Gesù aveva ribattuto: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. (Vangelo: Luca 10, 25-37)

La conclusione è più che ovvia, ma non della conclusione bensì dell’atto completo di cui vogliamo parlare.
I tanti buonisti, “gli ultràs dell’immigrazione”, forse per svista o più probabilmente perché non avranno mai letto il testo evangelico, si fermano al fatto che il Samaritano, pur non facendo parte del “popolo eletto” ebbe compassione del malcapitato, lo caricò sopra il suo giumento e lo portò a una locanda.

Per i tanti che dibattono nei vari talk show televisivi la storia finisce qui. L’atto di per se è misericordioso ma non è quello che vuole trasmettere il messaggio evangelico.

Quale sarebbe stato il giudizio di tutti se il Samaritano, seppure mosso dalla compassione , caricando il malcapitato sul giumento lo avesse scaricato vicino alla locanda e poi avesse ripreso la strada, senza accertarsi se il locandiere fosse stato in grado fisicamente e anche finanziariamente di accudirlo?

C’è poi un altro atto misericordioso compiuto dai Carola di turno e le Ong di passaggio. E’ bello e buono salvare le vite umane, “ fasciare le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricarli sopra le navi Ong, portarli a Lampedusa. E poi? E il “giorno dopo”? Nulla da obiettare, la loro opera è meritevole, è caritatevole ma c’entra niente con la parabola del samaritano? No, il messaggio della parabola è un altro. C’è il seguito che poi è la parte più importante.” Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. E’ proprio questo passaggio che manca. Chi scarica l’emigrante a Lampedusa non si sente più responsabile di quello che succede dopo.

Bello è l’operato delle varie Carola che salvano naufraghi oppure li trasferiscono da un paese all’altro , li mettono in salvo a Lampedusa ma poi, sono veramente certi di avere fatto tutto?
Fino ad ora non si è sentito alcuno dire : “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. Al contrario, da quando la diaria giornaliera per ogni emigrante è stata ridotta da 35 euro a 20 euro, molte associazioni di “accoglienza”si sono tirate indietro. Che tipo di carità è questa? Mi sembra tanto che stiano liberando gli emigranti dal fuoco africano per buttarli nella brace italiana. No….! Chi è il locandiere? Che capacità ha di prendersi cura di quell’emigrante, curarlo, offrirgli un lavoro, istruzione, futuro per lui e per la sua famiglia? E’ questo il problema. Salvare le vite è sacrosanto e nessuno lo può negare e non c’è bisogno che ce lo ricordi nessuno. L’abbiamo inciso nel nostro dna. Il problema è un altro.

Chi sono oggi i vari leviti e i vari sacerdoti che girano la testa e fanno finta di non vedere e di non sentire?

L’Europa per primo, con i suoi moderni leviti,sempre pronti a legiferare, pontificare su tutto, promuovere teorie del gender, legiferare a favore delle unioni civili, condannare l’omofobia, l’islamofobia , si occupa dei temi etici, dell’intelligenza artificiale MA ” il tema immigrazione”è sparito dalla sua agenda.

L’Onu, la Nato e non solo mentre risultano osservanti rigorosi dell’inviolabilità del diritto di ingerenza che potrebbe salvare le vite nei campi libici, in Venezuela e non solo, sono di manica larga quando una Carola forza il blocco, infrangendo qualsiasi regola in nome dei “diritti umani”. Quelli in Libia, in Venezuela cosa sarebbero?

Il messaggio pieno della parabola verrà compiuto quando gli ultras dell’emigrazione si faranno avanti, dichiarandosi disposti a prendere a proprio carico un certo numero di immigranti, provvedendo alla loro sistemazione, offrendo loro casa e mantenimento, assistenza e sicurezza e assicurandogli un futuro lavorativo. Garantendo che nulla avranno mai a pretendere dallo Stato per quanto suesposto.

“Armiamoci e PARTITE” l’abbiamo sentita tante altre volte. E’ ora di tacere se non si crede in quello che si dice.

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Cronaca

Teramo, tratta esseri umani: in manette 6 persone

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TERAMO – La Polizia di Stato di Teramo sta eseguendo un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 6 persone, di cui 5 di etnia nigeriana, accusate di tratta di esseri umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.

Le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile sono partite dal monitoraggio costante della strada “Bonifica del Tronto” allo scopo di interrompere il costante flusso di giovanissime donne nigeriane, reclutate in patria con la promessa di un lavoro in Europa e poi fatte giungere clandestinamente attraverso disperati viaggi lungo la rotta mediterranea.

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