Connect with us

Primo piano

YARA GAMBIRASIO: A CACCIA DI INDIZI PER PROVARE LA COLPEVOLEZZA DI MASSIMO BOSSETTI

Clicca e condividi l'articolo

Nel caso di Massimo Bossetti, è difficile perfino distinguere indizi e congetture da quello che spesso appare come puro e semplice gossip.

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

di Alessandra Pilloni

Non ha mai vacillato Massimo Bossetti in oltre cento giorni di custodia cautelare nei quali notizie e smentite si sono susseguite senza soluzione di continuità.
La sete di sangue, che non sempre corrisponde al sacrosanto desiderio di giustizia, era tanta: così, non paghi per la condanna sommaria che, anticipando ogni tribunale, ha seguito il fermo, ci siamo anche imbattuti nelle scelte di un GIP che bolla l’indagato, incensurato, come persona dotata di “ferocia tale” da rendere “estremamente probabile la reiterazione di reati della stessa indole”, senza basarsi su alcuna evidenza concreta, ma su una sorta di condanna preprocessuale che presuppone che Bossetti sia colpevole del reato contestatogli.

Ci si aspetterebbe, a questo punto, che ci siano perlomeno delle prove dotate di un certo grado di attendibilità a suo carico.
Una tale aspettativa è però vanificata dalla semplice lettura del'ordinanza di custodia cautelare, che definisce ripetutamente i presunti fatti richiamati come "probabili", "non illogici" e "suggestivi".
Eppure non dovrebbe essere una mera “probabilità” e "non illogicità", né tantomeno una qualche forma di “suggestione” a poter costare, in uno stato di diritto, la privazione della libertà ad un cittadino.
A livello mediatico, si è parlato di DNA come prova schiacciante, poiché è stato detto che “il DNA non mente”; purtroppo, però, ci si è dimenticati di aggiungere che il DNA non dice ciò che ci si vuole sentir dire, e nello specifico non dice come e quando sia arrivato lì.
Il DNA, di per sé, non è prova di colpevolezza, e dal momento che non è databile, non vale neppure a collocare temporalmente un indagato sulla scena del crimine.
A questo può aggiungersi il fatto che il DNA può essere trasportato, non solo dolosamente, ma anche in via del tutto incidentale: la casistica giudiziaria internazionale contempla perfino casi di tracce biologiche rinvenute sotto le unghie delle vittime e rivelatesi esito di trasporto.
Insomma, sulla scena del crimine o sul corpo della vittima possono essere isolate tracce di DNA di persone non solo del tutto estranee al delitto, ma perfino che non hanno mai avuto neppure un contatto diretto con la vittima.
Anche un oggetto, come un'arma sporca, può veicolare sulla scena del crimine il DNA di un precedente utilizzatore del tutto estraneo all'azione omicidiaria.
Il DNA può dunque rivelarsi un elemento importante per le indagini, ma di per sé non è né prova di colpevolezza né, tantomeno, prova schiacciante, e se non contestualizzato in maniera critica rischia di condurre a tentativi grossolani di risolvere indagini sulla base di congetture che, puntualmente, finiscono per non reggere al dibattimento o per portare a sentenze di condanna che, lungi dalle certezze richieste al diritto, portano con sé dubbi che pesano come macigni.

E' notizia di pochi giorni fa che la Cassazione, nelle motivazioni alla sentenza di assoluzione nei confronti di Raniero Busco, per il delitto di Via Poma, ha stigmatizzato il fatto che la condanna di primo grado si fosse basata su mere congetture.

Nel caso di Massimo Bossetti, è difficile perfino distinguere indizi e congetture da quello che spesso appare come puro e semplice gossip.
Anche elementi in apparenza più concreti non sono scevri da dubbi.
Negli ultimi giorni, è emersa l'indiscrezione secondo la quale la Procura sarebbe convinta del fatto che il furgone ripreso a Brembate alle 18,01 da una telecamera di sorveglianza sia quello di Massimo Bossetti.
Stando a quanto emerso la convinzione della Procura si baserebbe sul fatto che il furgone ripreso abbia, come quello del carpentiere, un catarifrangente non di serie.
Al di là della discrasia cronologica, data dal fatto che la scomparsa di Yara si colloca ben più tardi, resta difficile credere che si possa basare con attendibilità l'identificazione di un furgone, del quale non si vede la targa, su un catarifrangente: non è inusuale, in effetti, trovare furgoni con catarifrangenti non di serie, e soprattutto una tale conclusione non sembra affatto sanare l'incompatibilità della fanaleria evidenziata dal criminologo investigativo Ezio Denti, e visibile a colpo d'occhio.

Resta un fatto: alla dubbia sussistenza ontologica dei presunti indizi di stampo congetturale, fa da contraltare un'inquietante assenza di riscontri proprio laddove sarebbero potuti emergere in modo univoco, ossia in ordine a tracce riconducibili a Yara sugli autoveicoli di Massimo Bossetti, non riscontrate, e reperti piliferi trovati sulla vittima, incompatibili con l'indagato.
Inoltre, la recente testimonianza di Iro Rovedatti, pilota della protezione civile che sorvolando il campo di Chignolo a bassa quota non vide mai il corpo di Yara, che ove presente si sarebbe dovuto vedere, sembra aprire nuovi interrogativi sul luogo del delitto stesso.
Un ennesimo sintomo del fatto che di questo omicidio si sappia davvero troppo poco per giungere a conclusioni affrettate.

In tempi di spending review, la possibilità di aver preso un abbaglio dopo una spesa di milioni di euro per seguire un’indagine basata su una traccia biologica di natura incerta e di altrettanto incerta valenza probatoria, non è uno degli eventi più auspicabili.
Ma se dinnanzi all'omicidio di una piccola vittima che attende giustizia una tale spesa è giustificata dalla ricerca della verità, non può esserlo invece dal presupposto che a tale verità si debba arrivare necessariamente né, tantomeno, in maniera forzata. 

Economia e Finanza

Mario Draghi all’assemblea di Confindustria: “Il Governo non ha intenzione di aumentare le tasse”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

“La crescita che abbiamo davanti è un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso. Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa. Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell’attività. La sfida per il Governo – e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali – è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile.” Lo dice, all’assemblea di Confindustria, il premier auspicando un “patto economico, produttivo, sociale del Paese”. “Ci sono tantissime cose di cui discutiamo continuamente che possono essere materia di questo patto – ha rilevato -. La definisco una prospettiva economica condivisa. Bisogna mettersi seduti tutti insieme”

Il presidente del Consiglio ha anche tenuto a precisare che il governo non intende aumentare le tasse. “Voglio riaffermare, penso sia importante, -che il governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento i soldi si danno e non si prendono”.  

“Le previsioni del governo che presenteremo a giorni stimano una crescita intorno al 6% quest’anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera”, ha detto  Draghi. 

“Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio – ha aggiunto il premier – Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure. Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l’impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione”.

“Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo, preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana”, ha sottolineato Draghi  

“A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale, quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni – ha detto ancora -. E siamo vicini a raggiungere e poi superare l’obiettivo che c’eravamo posti, ovvero immunizzare entro fine settembrel’80% della popolazione vaccinabile”.

 ll “green pass” – per il presidente del Consiglio, è uno strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche. Voglio ringraziare Confindustria che ha da subito lavorato insieme al governo e ai sindacati per trovare un accordo sull’estensione del “green pass” ai luoghi di lavoro”

“Se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio, potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore – ad esempio nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e negli altri spazi di sport e cultura”

“Nel mese di ottobre – ha annunciato Draghi -, intendiamo approvare un provvedimento che dia impulso alla concorrenza. A voi imprese chiedo di appoggiarlo con convinzione. Il rafforzamento dell’economia passa attraverso l’apertura dei mercati e non la difesa delle rendite”.   

“Niente è più facile che nel momento in cui il quadro complessivo cambia ha sottolineato -, le relazioni industriali vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle. Le parole di Bonomi suggeriscono che si possa iniziare a pensare a un patto economico, produttivo, sociale del Paese. Ci sono tantissime cose di cui discutiamo continuamente che possono essere materia di questo patto. La definisco una prospettiva economica condivisa. Bisogna mettersi seduti tutti insieme”. 

“Le buone relazioni industriali sono il pilastro della unità produttiva – ha continuato -. Questa mia frase viene da apparente somiglianza tra oggi e il dopoguerra come ricordava Bonomi prima, c’è stata una catastrofe, come allora, c’è una forte ripresa, come allora, con tassi che abbiamo visto solo in quegli anni”, ha affermato Draghi.

“Mi è venuto spontaneamente di chiedermi come mai dopo gli anni ’60 si sono interrotti i tassi di crescita e, come mi disse un amico, il giocattolo si è rotto. Le mutazioni del quadro internazionale, Bretton Woods, il prezzo del petrolio, due guerre, la grande inflazione, hanno cambiato il quadro internazionale, ma anche in questo quadro così difficile alcuni Paesi hanno affrontato gli anni ’70 con successo e una caratteristica che separa gli altri Paesi dall’Italia è il sistema delle relazioni industriali che lì sono state buone, mentre da noi col finire degli anni ’60 si è assistito alla totale distruzione delle relazioni industriali. Perciò insisto su questo, perché niente è più facile che nel momento in cui il quadro cambia, le relazioni vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle”. 

Confindustria si augura che il premier Mario Draghi “continui a lungo nella sua attuale esperienza” e avverte: prosegua “senza che i partiti attentino alla coesione del Governo pensando alle prossime amministrative con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale”. Il presidente Carlo Bonomi dedica ampio spazio della sua relazione all’assemblea annuale degli industriali alla figura di Draghi, uno degli “uomini della necessita”, diverso dagli “uomini della provvidenza” come chi ha dato vita a “un regime ventennale di oppressione” e dagli “uomini del possibile”, quelli del “calcio alla lattina”, del “rinvio eterno”. Le riforme bisogna farle adesso. Basta rinvii, basta giochetti, basta veti. Davvero basta”, avverte il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, esprimendo la “preoccupazione” per il cronoprogramma per le rforme legate al Pnrr che “rischia di slittare”. Per gli industriali “è una strada profondamente sbagliata quella del gioco a risiko delle bandierine del consenso effimero”. Confindustria “si opporrà a tutti coloro che vorranno intralciare il precesso delle riforme”; ” A chi flirta con i no vax invece di pensare alla sicurezza di cittadini e lavoratori, come a chi pensa che questo Governo è a tempo”.

Continua a leggere

Esteri

Usa, ok di Fda a somministrazione 3 dose Pfizer da 65 anni in su

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

La Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa preposta al controllo dei farmaci, ha autorizzato la terza dose del vaccino Pfizer per le persone dai 65 anni in su e per quelle fragili, ossia ad alto rischio di contrarre forme severe di Covid-19 o di gravi complicazioni.

L’agenzia ha seguito le raccomandazioni date nei giorni scosi dal suo comitato di esperti indipendenti. A breve dovrebbe esprimersi anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia federale Usa per la prevenzione delle malattie.

Continua a leggere

Primo piano

Covid, ancora in calo i casi insieme a ricoveri e terapie intensive

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Continuano a calare i casi di Covid-19, segnando un -14,9% in una settimana, così come calano ulteriormente ricoveri e terapie intensive.

Stabili i decessi di persone infettate dal Sars-Cov-2, pari a 394 in una settimana (di cui 33 riferiti a periodi precedenti). Lo evidenzia il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo al periodo 15-21 settembre, che ribadisce però preoccupazioni per la ripresa del nuovo anno scolastico, considerato che “con la variante delta le attuali misure risultano insufficienti a limitare i contagi”.

A fronte di scorte che superano le 10 milioni di dosi, crollano i nuovi vaccinati, che in sole due settimane vedono una riduzione del 41% con solo poco più di 486.000 prime dosi effettuate dal 15 al 21 settembre. L’esitazione vaccinale persiste negli over 50 e frena la vaccinazione nella fascia 12-19 anni. Lo evidenzia il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe. 

Continua a leggere

I più letti