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Cronaca

YARA GAMBIRASIO: COLPI DI SCENA NEL GIALLO DELL'OMICIDIO DELLA GIOVANE GINNASTA

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Tempo di lettura 3 minuti "Tornerò presto a casa" sembra aver detto Bossetti al figlio Nicolas. Ma intanto resta in carcere.

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A.P.

Colpi di scena nel caso che tiene col fiato sospeso l'intera penisola: l'omicidio della piccola Yara Gambirasio. E' il 26 novembre 2010 quando Yara esce dalla palestra che dista poche centinaia di metri da casa e di lei si perdono le tracce. Tre mesi dopo, il suo corpo viene trovato in un campo abbandonato a Chignolo d’Isola, distante solo una decina di chilometri da casa. L’autopsia svela una ferita alla testa, le coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessun colpo mortale: era agonizzante, incapace di chiedere aiuto, ma quando chi l’ha colpita le ha voltato le spalle lei era ancora viva. Il decesso è avvenuto in seguito, quando alle ferite si è aggiunto il freddo. 

ILLEGITTIMO ANCHE TERZO FIGLIO DI ESTER

Anche il terzo figlio di Ester Arzuffi, madre di Giuseppe Bossetti, l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, sarebbe stato illegittimo. Secondo "La Stampa" la prova arriva dal test del Dna, anche se la donna continua a negare. Questo ulteriore elemento farebbe crollare l'affidabilità della Arzuffi e ora gli inquirenti mettono in dubbio le sue dichiarazioni in merito al non aver avvertito il muratore di Mapello dopo il test. Il padre naturale del terzo figlio della Arzulli non è Giovanni Bossetti e neppure Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno. Il pm letizia Ruggeri durante l'interrogatorio del 6 agosto aveva chiesto al presunto killer di Yara: "Ma lei lo sa che neppure suo fratello è figlio di Giovanni Bossetti?". E la risposta del muratore di Mapello era stata: "No, non so nulla e neppure ci credo.

LA FAMIGLIA GAMBIRASIO INTERVIENE NEI CONFRONTI DEI LEGALI DI BOSSETTI

Non può essere vero".Per la prima volta dopo molto tempo la famiglia Gambirasio interviene nel dibattito imperniato sulle indagini sull'omicidio della figlia Yara. E lo fa dopo che uno degli avvocati dell'arrestato Massimo Bossetti ha dichiarato durante una trasmissione di una tv locale: "Secondo noi non si tratta di un omicidio a sfondo sessuale, le indagini sono unidirezionali su Bossetti ma ci sarebbero da fare tanti altri accertamenti. Noi, con tutti i nostri limiti, li stiamo svolgendo e c'e' anche l'ipotesi di una vendetta contro la famiglia Gambirasio, ipotesi che non e' mai stata presa in considerazione seriamente". A questo ha risposto un comunicato dei Gambirasio: "Siamo da sempre convinti che i processi debbano essere celebrati nelle aule dei Tribunali e non nei salotti televisivi. Per questa ragione ci guardiamo bene dal partecipare ai dibattiti televisivi sul tragico caso di Yara. Usciamo, pero', oggi dall'abituale riserbo per dire che e' del tutto inaccettabile che uno dei difensori del sig. Massimo Bossetti, nel corso dell'ennesima trasmissione televisiva, abbia evocato nuovamente l'ipotesi di una presunta vendetta ritorsiva nei confronti della famiglia Gambirasio. Se il difensore del sig. Bossetti ha degli elementi concreti che vanno in quella direzione li porti non in televisione, ma in Tribunale ed in quella sede ci confronteremo. Se invece non li ha, e siamo convinti che sia cosi', si astenga dal rilasciare simili dichiarazioni. La famiglia Gambirasio ha sofferto fin troppo per dover anche sopportare sospetti ed illazioni fondate sul nulla"

MASSIMO BOSSETTI E L'INCONTRO CON IL FIGLIO

Primo incontro in carcere tra Massimo Bossetti e il figlio tredicenne Nicolas. Bossetti dal 16 giugno è detenuto nel carcere di Bergamo in quanto unico indagato nell’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra Yara Gambirasio. All’incontro in carcere il ragazzo è stato accompagnato dalla madre Marita Comi; qui un breve colloquio col padre, che alla fine della conversazione sembra aver detto al figlio “Tornerò presto a casa”. Che poi dipende dal significato che vogliamo dare a “presto”, dal momento che il Tribunale della libertà di Brescia – al quale i legali di Bossetti si sono appellati dopo il rifiuto del Gip di Bergamo – non deciderà prima del 14 ottobre. Comunque sia il figlio ha chiesto di essere presente all’udienza del 14: a prescindere dalla decisione del Tribunale sarà comunque un’altra occasione per vedere il padre, ormai giustamente/ingiustamente recluso da oltre 100 giorni.

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Violenza sessuale di gruppo: Grillo jr. e i suoi tre amici scelgono il rito ordinario

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I 4 rischiano pene fino a 12 anni di galera

Sceglieranno il rito ordinario in caso di rinvio a giudizio Ciro Grillo e i suoi tre amici accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa italo-norvegese il 17 luglio 2018 nella casa di Beppe Grillo. La decisione verrà comunicata nelle prossime ore al giudice dell’udienza preliminare di Tempio Pausania.

La notizia è stata appresa dall’ANSA da fonti vicine ai ragazzi. Rischiano pene fino a 12 anni. I legali dei quattro (Enrico Grillo, Romano Raimondo, Gennaro Velle, Ernesto Monteverde, Alessandro Vaccaro e Mariano Mameli) hanno preso la decisione dopo diverse riunioni visto che in due avrebbero preferito il rito abbreviato. 

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Marsala, bambine uccise dal mostro: dopo 50anni avviata la procedura per l’intitolazione di un luogo

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MARSALA (TP) – L’Amministrazione comunale di Marsala guidata dal sindaco Massimo Grillo ha avviato la procedura per individuare e intitolare un luogo pubblico a Ninfa e Virginia Marchese e ad Antonella Valenti, vittime del cosiddetto “mostro di Marsala”.

Rapite il 21 Ottobre 1971 e poi ritrovate morte

Era il 21 ottobre del 1971 quando a Marsala scomparvero tre bambine: Virginia Marchese di nove anni, sua sorella Ninfa di sette e l’amica Antonella Valenti di undici anni. Il corpo di Antonella Valenti venne ritrovato il giorno 26 ottobre, mentre i corpi delle sorelle Marchese vennero ritrovati il 10 novembre.

Nel 1979 la cassazione ha riconosciuto colpevole del triplice omicidio e condannato alla pena di 29 anni Michele Vinci, zio di Antonella. La ricostruzione dei fatti emersa in ambito processuale fu molto dibattuta e il caso venne riaperto da Paolo Borsellino nel 1989, ma di nuovo chiuso per mancanza di ulteriori prove.

La ricostruzione dei fatti

Le tre bambine escono di casa insieme il 21 ottobre 1971 per accompagnare a scuola Liliana, sorella di Antonella; percorrono circa duecentocinquanta metri per giungere all’istituto elementare e, dopo aver visto la bambina entrare in aula, si avviano di nuovo verso casa senza però mai giungervi.

La famiglia Valenti è da poco emigrata in Germania per lavoro e la bambina vive con il nonno Vito Impiccichè che, non vedendola tornare da scuola con le sue amiche, decide di avvertire i carabinieri. Le prime ricerche si concentrano soprattutto nelle vaste campagne marsalesi, spingendosi fino ai territori vicini di Castelvetrano, Mazara del Vallo e Campobello; partecipano al pattugliamento del territorio più di duecentocinquanta volontari.

“Nel ricordare con tanta tristezza quel brutale assassinio di 50anni fa, una tragica pagina che ha sconvolto l’Italia intera, vogliamo istituzionalmente conservare la memoria di quelle giovanissime vite spezzate, afferma l’assessore Antonella Coppola. A loro, finalmente, dedicheremo un sito della nostra città”. Va detto, infatti, che risale al 2008 l’avvio di una procedura di intitolazione alle tre bambine, poi non portata a termine. Stamani, accolta prontamente la richiesta dell’Amministrazione – tramite il senatore Pietro Pizzo – di trattare l’intitolazione nella prossima seduta della Commissione Toponomastica, è stato personalmente il sindaco Massimo Grillo a preannunciare alla famiglia Marchese la volontà dell’Amministrazione.

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Palermo, falso nei bilanci comunali: indagato il sindaco Leoluca Orlando

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Oltre al primo cittadino indagati anche 23 fra ex assessori, dirigenti e capi area comunali

PALERMO – Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e 23 fra ex assessori, dirigenti e capi area comunali sono indagati per falso nei bilanci comunali. Secondo quanto scrive il quotidiano La Repubblica, tutti hanno avuto notificato un avviso di conclusione indagini; l’accusa contestata dalla procura di Palermo è “falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico”.

Le indagini del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, avrebbero accertato numerose irregolarità nei bilanci di quattro anni, dal 2016 al 2019. 

Il sindaco Leoluca Orlando dice: “Ho avuto comunicazione dell’avviso di un’indagine, esaminerò gli atti depositati dalla Procura della Repubblica e per fare massima chiarezza attendo di essere ascoltato dai magistrati titolari delle indagini sul merito e sulle competenze in una materia, peraltro, particolarmente tecnica”.

Le indagini sono state condotte dai sostituti procuratori Andrea Fusco, Giulia Beux e dal procuratore aggiunto Sergio Demontis. Scrivono i magistrati nel provvedimento: “I pubblici ufficiali sottoscrivevano e inviavano all’ufficio Ragioneria generale delle schede di previsione di entrate sovrastimate (tenuto conto dei dati – a loro noti – degli effettivi accertamenti delle entrate nelle annualità precedenti) così inducendo in errore il consiglio comunale di Palermo sulla verità dell’atto, determinandolo ad adottare la deliberazione con la quale veniva approvato il bilancio di previsione”. Un capitolo delle accuse riguarda i bilanci di previsione, un altro i rendiconti di gestione. A Orlando viene contestata anche una direttiva del 18 giugno 2018 “per avere in un atto pubblico facente fede fino a querela di falso… esposto dati falsi ed in particolare riportato crediti da riconoscere/transigere del Comune verso le società partecipate inferiori rispetto a quelle reali”. Il riferimento è ai debiti del Comune verso l’Amat (la società che gestisce il trasporto pubblico in città ndr): sarebbero stati “quantificati falsamente in soli 197 mila euro, per l’anno 2016, a fronte di crediti della società privi di impegni di spesa pari a 8 milioni 890 mila euro”. 

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