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Cronaca

YARA GAMBIRASIO: ORE CRUCIALI PER MASSIMO BOSSETTI

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Gli investigatori sono anche al lavoro sull’immagine di un autocarro simile a quello del muratore ripresa da una telecamera di sorveglianza verso le 18 del 26 novembre 2010

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di Angelo Parca

La difesa di Bossetti sul caso Yara sembrerebbe brancolare nell’incertezza. I legali potrebbero chiedere nuove analisi sul Dna in sede di incidente probatorio. Gli investigatori continuano a sentire testimoni e probabilmente convocheranno anche alcuni amici della vittima. Un esito importante e atteso sarà quello delle analisi con il luminol sui veicoli sequestrati e soprattutto sul furgone Iveco, che inizieranno martedì nei laboratori del Ris. Un mezzo che ha un "particolare unico" secondo gli investigatori. I legali, dopo aver annunciato di avere “elementi” per dimostrare la sua innocenza, lunedì potrebbero l’istanza ai giudici della Libertà per il muratore di Mapello, accusato dalla Procura di Bergamo di essere il l’assassino Yara Gambirasio.

E intanto emergono molte contraddizioni: la relazione dei periti sul materiale organico, fa capire che su quegli accertamenti si è creato un giallo nel giallo dopo le dichiarazioni del professore Fabio Buzzi dell’Università di Pavia che, in sostanza, ha rivelato che, oltre a tracce biologiche, anche “formazioni pilifere” di Bossetti erano presenti sul cadavere della ragazzina. Dalla Procura di Bergamo e dagli stessi esperti che stanno eseguendo la perizia, però, sono arrivate solo smentite, anche perché le analisi “sono ancora in corso”.

Gli investigatori sono anche al lavoro sull’immagine di un autocarro simile a quello del muratore ripresa da una telecamera di sorveglianza verso le 18 del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve. Risposte utili, infine, potrebbero arrivare dalle ulteriori analisi sulla cella telefonica a cui si agganciarono quel pomeriggio sia il cellulare di Bossetti che quello di Yara. C’è da stabilire, con una sorta di ‘scomposizione’ della cella, dove si trovava esattamente Bossetti e a quale distanza dalla palestra di Brembate di Sopra. Massimo Bossetti ha incontrato più volte il papà di Yara. Lo ricorda anche un collega di Fulvio Gambirasio. "Ci sono stati, da quel che ricordo, sia prima che dopo la scomparsa della ragazza. Anzi, sicuramente". Mi ricordo che quando Gambirasio arrivava io ero a disagio, cioè mi piangeva il cuore per lui, ero un po’ scosso. Ma mi viene anche in mente che Bossetti non batteva ciglio, non una parola". Era davvero impassibile. Io l’ho conosciuto: quando l’ho visto in manette non ci credevo.

Nel frattempo si punta sui computer di Bossetti, un portatile e un fisso, partendo dalla reazione avuta dalla moglie Marita durante l’interrogatorio: quando gli investigatori hanno tentato di portarla sul materiale informatico era intervenuto l’avvocato Claudio Salvagni affermando: "Non rispondiamo".

 26/06/2014 YARA GAMBIRASIO: PARLA MARITA COMA, LA MOGLIE DI GIUSEPPE BOSSETTI

 24/06/2014 YARA GAMBIRASIO: IPOTESI DELL'IMPIANTO ACCUSATORIO E DI QUELLO DIFENSIVO PER MASSIMO BOSSETTI

 21/06/2014 VERGOGNOSA COSCIENZA

Cronaca

Censura a Fanpage per inchiesta Durigon, Stampa Romana: “Precedente gravissimo e inaccettabile”

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“La decisione del gip del tribunale di Roma di oscurare il video dell’inchiesta di Fanpage su Claudio Durigon e i 49 milioni di euro di evasione della Lega è incredibile e pone a rischio la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati. – Fanno sapere attraverso una nota dall’associazione Stampa Romana – È incredibile – prosegue la nota – perché la stampa nelle sue varie forme e articolazioni non può essere sottoposta a censura e autorizzazioni salvo casi specifici per nulla rilevanti in questo caso. Se Durigon ritiene di essere stato diffamato ha modo di andare in giudizio per tutelare la sua onorabilità ma certamente non ottenendo la rimozione di una inchiesta. I cittadini hanno diritto di essere informati perché dalle corrette informazioni ne deriva la sostanza stessa di un paese democratico. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza alla direzione agli autori dell’inchiesta e alla redazione di Fanpage.”

La redazione tutta de L’Osservatore d’Italia esprime la massima solidarietà nei confronti di Fanpage.

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Cronaca

Rieti, in manette i Bonnie e Clyde dell’Italia centrale

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La coppia, che era solita spostarsi a piedi, in bicicletta ed in treno, rendendo così molto difficoltoso il loro pedinamento

RIETI – Arrestati e portati in carcere una coppia di ladri responsabile di numerosi furti aggravati perpetrati nel centro Italia. A mettere le manette ai polsi ai due malviventi gli Agenti della Polizia di Stato che hanno eseguito le ordinanze di custodia in carcere emesse dal Tribunale di Rieti.

Si tratta di I.D., del 1980 e della sua compagna. L.D., anch’essa del 1980, entrambi pregiudicati

L’indagine è partita nel mese di giugno quando, ignoti, erano penetrati all’interno di un negozio di materiali edili reatino ed avevano asportato denaro in contanti ed alcuni utensili di marca per oltre tremila euro di valore.

In quella circostanza, gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Rieti, esaminando le immagini della videosorveglianza ed ascoltando le testimonianze di alcuni passanti avevano ricostruito la vicenda, individuando gli autori del furto ed identificandoli per il reatino I.D., di 41 anni, già conosciuto dalle Forze dell’ordine per aver commesso numerosi reati contro il patrimonio ed in materia di stupefacenti e per la sua compagna coetanea L.D., residente a Spoleto.

Durante l’attività di indagine, gli Agenti della Polizia di Stato hanno ricostruito tutti gli spostamenti dei due ladri raccogliendo fondati elementi di prova relativi alla responsabilità dei due quarantunenni in numerosi furti in esercizi commerciali ed in danno di cittadini in tutto il centro Italia.

In particolare, la coppia, che era solita spostarsi a piedi, in bicicletta ed in treno, rendendo così molto difficoltoso il loro pedinamento, oltre al furto operato a giugno nel negozio di materiali edili reatino, hanno derubato, in tutta l’estate appena trascorsa, solo a  Rieti, 4 esercizi commerciali, due cittadini, nonché hanno perpetrato un furto in appartamento, in una autovettura in sosta ed all’interno della Cappella dell’Ospedale De Lellis di Rieti, dove avevano causato anche dei danneggiamenti. Per alcuni di questi episodi criminosi, avvenuti in provincia di Rieti, i due ladri erano stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria dai militari dell’Arma dei Carabinieri.

Ma le indagini effettuate dalla Polizia di Stato hanno evidenziato anche la commissione di altri reati contro il patrimonio in altre province del Centro Italia.

Gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Rieti, che hanno operato, anche liberi dal servizio, una serie di appostamenti e pedinamenti, oltre a numerose attività di tipo tecnico, anche avvalendosi della collaborazione della Polizia Scientifica, hanno raccolto nei confronti dei due ladri una serie interminabile di elementi che hanno evidenziato le loro responsabilità in numerosi reati per i quali sono stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria che ha emesso, in considerazione della elevata pericolosità sociale dei due, le relative ordinanze di custodia cautelare in carcere che sono state eseguite nei giorni scorsi.

La donna è stata rintracciata a Foligno dagli Agenti del locale Commissariato di P.S. ed è stata condotta presso il carcere femminile di Perugia, mentre l’uomo è stato bloccato dagli Agenti della Squadra Mobile reatina ed associato presso la Casa Circondariale di Rieti Nuovo Complesso.

Nel corso dell’arresto operato dagli investigatori reatini, I.D. è stato trovato anche in possesso di un decespugliatore Makita che era stato asportato, sempre nel mese di giugno di quest’anno, da un locale laghetto di pesca sportiva e che è stato restituito immediatamente agli aventi diritto. Le indagini degli Agenti della Polizia di Stato e delle altre Forze di Polizia, in particolare del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria, interessate dagli investigatori reatini, proseguono per accertare le responsabilità della coppia in ulteriori furti commessi nei mesi scorsi.

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Cronaca

Usa, no vax muore di Covid: lascia 4 figli

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“Smascherata, senza museruola e libera pensatrice”. Così si definiva sui social la 40enne della California Kristen Lowery, attivista no-vax e madre di quattro figli morta per il covid il 15 settembre.

Del decesso della donna ha dato notizia la pagina GoFundMe in cui si raccoglievano fondi per le spese del funerale, dove si afferma che Kristen è morta “inaspettatamente”.

All’inizio di settembre invece era stata sua sorella Cassie a scrivere su Facebook che la 40enne era “in ospedale a lottare per la sua vita contro il Covid e la polmonite”. “Per favore, non arrenderti”, aveva aggiunto, precisando che non si trattava di un post politico e che non era interessata a sentire le opinioni di nessuno sui vaccini.

Lowey aveva partecipato a tante manifestazioni no-vax: in una foto postata sui social indossava una maglietta con la scritta “ex pro vaccini, mi fidavo di loro, mai più”, in un’altra mostrava lo slogan “una mamma per la libertà”. Dopo l’annuncio della morte la sua pagina Facebook è stata quasi subito trasformata in privata per evitare che risultassero visibili i commenti degli estranei.

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