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Esteri

YEMEN: L’ALTRO FOCOLARE DEL CONFLITTO GLOBALE

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La stampa iraniana riporta che un attacco aereo condotto dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha colpito l'ambasciata iraniana a Sanaa, nello Yemen.

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di Domenico Leccese

Sana’a – Lo scrive la rivista russa di geopolitica Katehon, commentando che l'episodio "è il più significativo segnale dell' escalation delle tensioni tra Iran e Arabia Saudita". Altri segni di tensione tra i due paesi e i loro alleati, segnala Katehon , sono emersi anche nella giornata di ieri.
L'Iran aveva infatti annunciato che avrebbe vietato l'importazione di merci saudite normalmente in vendita nel paese. Nel frattempo il Qatar e Gibuti si sono uniti nelle proteste diplomatiche contro l'Iran in solidarietà con l'Arabia Saudita. Gibuti ha annunciato che romperà ogni rapporto diplomatico con Teheran, mentre il Qatar ha ritirato il suo ambasciatore dall'Iran.

Anche i mercenari colombiani nella sporca guerra in Yemen
I mercenari esistono da quando si combattono guerre. Sono persone che fanno le guerre per soldi, non per dovere di cittadinanza, per patriottismo o amore di bandiera. In tempi più recenti, con la guerra in Iraq, abbiamo imparato a chiamarli contractors, ma la sostanza non cambia.

Incuriosisce che, in Yemen, i mercenari siano sudamericani. Oltre ai colombiani ci sarebbero panamensi, salvadoregni e cileni. Un ulteriore elemento di confusione in uno scenario dove già si combattono eserciti governativi, tribù armate e gruppi terroristici.I mercenari colombiani sono stati reclutati dagli Emirati Arabi e sarebbero stati scelti per la loro esperienza nel contrastare sia la guerriglia armata delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) che il narcotraffico. Gli Emirati utilizzerebbero già dal 2010 i colombiani, ma in genere per operazioni di controllo e di sicurezza (ad esempio degli oleodotti), ma non per il combattimento. Però i tempi lunghi e l'inasprimento del conflitto in corso in Yemen avrebbero reso necessario il loro impiego anche in guerra. Con il rischio di perdite, come sarebbe avvenuto (il condizionale è d'obbligo, vista la mancanza di conferme ufficiali) a dicembre in due diversi episodi che avrebbero provocato la morte di 14 colombiani.

Non è la prima volta che soldati sudamericani vengono reclutati per combattere su altri fronti. Fra il 2004 il 2006 la società Blackwater (la compagnia militare privata responsabile di non pochi abusi in Iraq) avrebbe avuto al suo servizio in Iraq 1.500 colombiani, 1.000 peruviani, 500 cileni e 250 salvadoregni.
Il coinvolgimento dei professionisti colombiani della guerra nel conflitto in Yemen coincide proprio nel momento in cui in Colombia avanza con successo il processo di pace fra il governo e il guerriglieri delle Farc. Evidentemente non se la sentivano proprio di restare disoccupati.
La pace lascia sempre qualche scontento.

L'Arabia Saudita è scatenata su tutti i fronti. Il 2 gennaio, nello stesso giorno in cui la lama della scimitarra faceva cadere la testa di 47 condannati a morte, la coalizione a guida saudita impegnata in Yemen contro i ribelli Houthi (sciiti) dichiarava la fine del cessate il fuoco in vigore dal 15 dicembre scorso per favorire l'inizio delle trattative tra le parti in Svizzera. Secondo i sauditi, la tregua è stata interrotta a causa degli attacchi che gli Houti avrebbero compiuto nei confronti dell'Arabia Saudita nelle ultime settimane.

Così è ripresa una guerra feroce, sanguinaria e invisibile.
Cominciata nel marzo del 2015, la guerra in Yemen, secondo l'Onu, ha provocato 2.795 morti morti e 5.234 feriti, con una serie infinita di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. Inoltre il conflitto ha determinato una catastrofe umanitaria in un Paese già piegato dalla povertà. Secondo l'ufficio delle Nazioni Uniti per il coordinamento dell'azione umanitaria oltre 21 milioni di yemeniti (su una popolazione totale di 26 milioni) hanno bisogno di auto umanitario. Metà della popolazione non ha accesso all'acqua potabile e oltre un terzo degli yemeniti non ha cibo a sufficienza.
Contro gli Houthi (che godono del sostegno dell'Iran), l'Arabia Saudita ha preso al guida di una coalizione formata da vari paesi del Golfo (Emirati Arabi, Bahrain, Kuwait, Qatar) e in più Egitto, Giordania, Marocco, Senegal e Sudan. All'elenco vanno aggiunti anche centinaia di mercenari arrivati in gran parte dalla Colombia.

La situazione in medio oriente come sappiamo peggiora giorno dopo giorno e tantissimi sono i territori devastati da questa guerra senza fine.
Tra questi di recente si è aggiunto anche un piccolo Stato all’estremo sud della penisola araba, lo Yemen. A dispetto di quanto in tanti possano ritenere questo piccolo territorio ha un potenziale enorme grazie ad un terreno molto fertile e ricco di acque e soprattutto grazie ad una posizione strategica tra le migliori di tutta la penisola araba. Esso infatti rappresenta, grazie al piccolo golfo di Aden, un canale di collegamento molto semplice e alla mano per l’Asia e per portare risorse alla vicinissima Africa, in particolare in Egitto. A causa di questa sua posizione piuttosto importante, il territorio è stato oggetto di dominazioni nel corso dei secoli fin dall’antichità.
Tra il 19esimo e il 20esimo secolo fu sotto dominazione britannica, finchè nel 1967 delle rivolte popolari portarono all’affermazione di un regime popolare. La stabilità però, per tali stati di matrice araba è cosa sconosciuta, e così in tutti questi anni si sono succeduti una serie di sovrani assolutisti nonostante vari tentativi di finta democrazia con l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

La situazione attuale nello Yemen è degenerata al seguito delle continue rivolte  della maggioranza zaydita Huthi che hanno portato nel Gennaio dello scorso anno alle dimissioni del Governo sunnita di Hadi, successore di Alì Abd Allah Saleh, sovrano dal 1994. I motivi del conflitto odierno sono ben chiari: il Governo di matrice sunnita ha sempre sostenuto i legami con l‘Arabia Saudita e persino l’interventismo americano in Iraq, mentre gli zayditi no. Il movimento zaydita chiamato Huthi è giunto negli anni a conquistare la parte meridionale del territorio yemenita fino quasi a giungere alla splendida Capitale di San’a, oggi nucleo principale del conflitto tra le fazioni islamiche e oggetto di bombordamento da parte dell’Arabia Saudita. Le guerre in medio oriente come sappiamo non si riducono mai a semplici guerriglie civili ma coinvolgono l’intero scenario geopolitico mondiale.
Infatti, al fianco dei rivoltosi del movimento Huthi c’è chiaramente l’Iran e persino la Russia.

Si prospetta quindi un nuovo scenario di conflitto globale in un territorio che, guarda caso, ha una grande rilevanza a livello strategico e di risorse naturali. Si attende la prossima mossa degli USA.
 

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Esteri

Hong Kong, blitz della polizia all’Apple Daily: arrestati 5 dirigenti della testata giornalistica

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Il Dipartimento di sicurezza della polizia di Hong Kong ha fatto irruzione questa mattina negli uffici dell’Apple Daily, il tabloid pro-democrazia del tycoon Jimmy Lai, arrestando cinque dirigenti in base alla legge sulla sicurezza nazionale, incluso il suo direttore Ryan Law.
Il blitz è l’ultimo attacco contro la popolare testata che ha sostenuto il movimento a favore della democrazia del centro finanziario.

La polizia ha detto che cinque dirigenti sono stati arrestati “per collusione con un paese straniero o con elementi esterni per mettere in pericolo la sicurezza nazionale”.

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Esteri

Caso Marò, è finita: chiusi tutti i procedimenti a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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La Corte Suprema indiana ha ordinato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari nel Paese a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due Marò coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel 2012. Lo riporta il giornale indiano in lingua inglese The Hindu.

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perche’ l’indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l’Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato.

Nel corso dell’udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte – Sharad Arvind Bobde – il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. I due militari erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all’Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

“Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”. Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Ambiente

Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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