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YEMEN NEL CAOS: L'ARABIA SAUDITA BOMBARDA I RIBELLI

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Il presidente Abd Rabbih Mansur Hadi fugge dal paese, pressato dalle truppe ribelli degli Huthi, che stanno cercando di conquistare lo Yemen

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LEGGI ANCHE: YEMEN: TRE ATTENTATI KAMIKAZE IN MOSCHEE, 137 MORTI

 

di Maurizio Costa

Sana'a – La guerra civile in Yemen non sembra volersi fermare. Questa volta, però, all'instabilità del paese si aggiunge una coalizione di paesi esteri che vuole intervenire nella lunga battaglia tra i ribelli Huthi e il governo centrale di Abd Rabbih Mansur Hadi. L'Arabia Saudita, infatti, ha cominciato a bombardare la capitale Sana'a, per cercare di destabilizzare il potere dei ribelli sciiti, che hanno occupato la sede del governo yemenita e hanno messo in fuga il presidente Hadi.

L'attacco saudita – Una coalizione composta da Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Bahrain, Kuwait, Marocco, Giordania, Pakistan e Egitto, ha cominciato a radunare le truppe al confine con lo Yemen. Nella giornata di martedì, il governo saudita ha anche bombardato la capitale Sana'a per cercare di colpire le postazioni degli sciiti Huthi. I ribelli non hanno accolto di buon grado questo attacco e hanno comunicato che l'attacco della coalizione trascina la regione in un grande conflitto. Gli Huthi hanno occupato la sede del governo della capitale e hanno anche messo in fuga il presidente Hadi, che in un primo momento si è rifugiato ad Aden, una città sulla costa meridionale dello Yemen.

La fuga di Hadi
– Il presidente, però, martedì è fuggito a bordo di una nave dalla città di Aden, lasciando definitivamente il paese. I ribelli Huthi, infatti, sono arrivati alle porte della città del sud e hanno già cominciato a bombardare il palazzo presidenziale. Messo sotto pressione, Hadi è fuggito velocemente dallo Yemen per non cadere nelle mani dei ribelli. Gli sciiti Huthi possiedono un grande arsenale di mezzi di guerra. Infatti, i ribelli hanno bombardato con i caccia anche l'aeroporto della città di Aden, dismesso da tempo. Gli sciiti sono stati appoggiati anche dai sostenitori dell'ex presidente yemenita Ali Saleh, che nel 2012 si dimise lasciando il potere in mano a Hadi.

Il presidente dello Yemen, durante la fuga da Aden, ha chiesto alla Lega Araba di intervenire definitivamente per cercare di abbattere il potere degli Huthi, che ormai stanno conquistando tutto il paese. L'Arabia Saudita e i paesi che sostengono lo Yemen hanno risposto tempestivamente e hanno cominciato subito a bombardare le postazioni dei ribelli sciiti a Sana'a.

La coalizione saudita è appoggiata dal governo statunitense, che avrebbe creato un centro di coordinamento per fornire armi e aiuti alla Lega Araba. I timori di Obama si riferiscono ad un possibile colpo di stato e a una eventuale guerra civile, che romperebbe la stabilità di un paese che era filo-statunitense fino a qualche anno fa. Tra l'altro, ai problemi che insorgono tra i ribelli Huthi e il governo di Hadi, si aggiunge anche il pericolo Isis, che ha rivendicato l'attentato di qualche giorno fa a Sana'a, che ha provocato più di 140 vittime.

La storia – Lo Yemen ha cominciato a cadere nell'ombra di una guerra civile nel 2012, quando il presidente Ali Saleh lascia la poltrona all'attuale capo di stato, Abd Rabbih Mansur Hadi. Il 22 gennaio del 2015, i ribelli sciiti Huthi fanno un colpo di stato e rovesciano la presidenza di Hadi. Il dissenso tra Huthi e governo continua anche per motivi ideologici. Gli sciiti ribelli, infatti, sostengono che le loro azioni e le loro rivolte nascono perché gli Huthi vengono discriminati soprattutto dal governo, che, dal canto suo, afferma che i ribelli vogliono rovesciare il potere per imporre la propria legge islamica. Dopo la conquista di Sana'a da parte degli Huthi, il presidente Hadi è fuggito nella città di Aden, dichiarata “capitale transitoria”. In questo momento, però, il presidente è fuggito dallo Yemen e Aden cadrà nelle mani degli Huthi nel giro di poche ore.

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Esteri

Hong Kong, blitz della polizia all’Apple Daily: arrestati 5 dirigenti della testata giornalistica

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Il Dipartimento di sicurezza della polizia di Hong Kong ha fatto irruzione questa mattina negli uffici dell’Apple Daily, il tabloid pro-democrazia del tycoon Jimmy Lai, arrestando cinque dirigenti in base alla legge sulla sicurezza nazionale, incluso il suo direttore Ryan Law.
Il blitz è l’ultimo attacco contro la popolare testata che ha sostenuto il movimento a favore della democrazia del centro finanziario.

La polizia ha detto che cinque dirigenti sono stati arrestati “per collusione con un paese straniero o con elementi esterni per mettere in pericolo la sicurezza nazionale”.

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Esteri

Caso Marò, è finita: chiusi tutti i procedimenti a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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La Corte Suprema indiana ha ordinato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari nel Paese a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due Marò coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel 2012. Lo riporta il giornale indiano in lingua inglese The Hindu.

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perche’ l’indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l’Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato.

Nel corso dell’udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte – Sharad Arvind Bobde – il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. I due militari erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all’Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

“Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”. Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Ambiente

Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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