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Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution è su Pc e console

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Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution è senza ombra di dubbio il videogame della saga in assoluto più completo, con la possibilità, all’interno della sua compagna principale, di ripercorrere gli eventi di tutte e sei le serie (Yu-Gi-Oh!, GX, 5D’s, ZEXAL, ARC-V e VRAINS) contando su tutte le rispettive regole, carte da gioco e, dunque, su un database impressionante di circa diecimila card giocabili. Disponibile già su Switch (è stata un’esclusiva temporale ndr.) e finalmente adesso anche su PS4, Xbox One e PC, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution mette a disposizione quindi un numero incredibile di ore di gioco per tutti gli appassionati del brand che si vogliono godere in maniera assolutamente completa le mille sfaccettature del famoso card game. A livello di gameplay, l’esperienza di gioco si rivela essere assolutamente profonda e immersiva, il titolo infatti offre una campagna che funge da fulcro della produzione. Questa si compone di un quantitativo notevole di duelli che non soltanto permettono di rivivere alcune delle sfide più significative dei vari archi narrativi, ma sono anche essenziali per sbloccare nuove carte e per accumulare moneta di gioco. Tale valuta è spendibile in un apposito negozio, tramite il quale potrete acquistare le buste di carte suddivise per ciascun eroe, ed iniziare a dare sfogo alla compulsione da collezionismo e fantasia nell’ideare vari tipi di deck. Come se il piatto non fosse già piuttosto ricco in termini quantitativi, esiste po la possibilità di rigiocare tutti gli scontri nella prospettiva inversa, impersonando il villain o il nemico di turno. Questo non soltanto impenna vertiginosamente la longevità della campagna, che richiederà decine di ore per ottenere il 100% di completamento, ma consente anche di sperimentare nuovi mazzi e sbloccare nuovi eroi da sfidare nuovamente in una modalità apposita.

Come accennavamo, ogni parte della campagna di Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution ha una funzione ben precisa, infatti ciascuna delle sei serie, servirà a sbloccare carte sempre diverse, seguendo anche l’introduzione delle nuove meccaniche come evocazioni Synchro e Pendulum che il gioco non mancherà mai di introdurre con tutorial esaustivi, qualora non si conoscano già. Le regole ovviamente sono quelle ufficiali del card game, che valgono anche nei tornei: 8000 punti vita ed una sola evocazione normale di creatura per turno, con anche tutte le limitazioni che investono gli utilizzi ed il numero di determinate. L’intelligenza artificiale nel complesso ci ha convinto, infatti la difficoltà degli scontri è sempre coerente con il tipo di avversario che bisogna affrontare. Alcune delle sfide, specie le ultime di ciascuna delle campagne, si riveleranno discretamente impegnative, con avversari dai mazzi estremamente sinergici e sempre pronti a fare la mossa giusta. La modalità multigiocatore presente in Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution consente di lanciarsi in sfide contro altri player, utilizzando i propri mazzi per partite classificate e non. Così come, a completare il menu delle modalità in aggiunta alle sfide che danno la possibilità di duellare nuovamente e liberamente con tutti i personaggi sbloccati, c’è il Battle Pack. Si tratta di incontri casuali che metteranno i giocatori in condizioni particolari di sfida. In Gioco Sigillato, ad esempio, il proprio mazzo sarà assemblato casualmente con 10 pacchetti contenenti 5 carte ciascuno, mentre in Gioco Draft si potranno pescare un massimo di 45 carte in 3 turni di gioco. Nella sezione Modifica Deck, per concludere il repertorio, si ha accesso a tutte le carte sbloccate, e si potranno cercare, filtrare ed organizzare le carte sbloccate in maniera snella per comporre e salvare quanti più mazzi si vuole. Insomma di carne a cuocere ce n’è davvero moltissima.

A livello di fluidità il gioco si difende egregiamente, con un framerate stabile privo di qualsivoglia incertezza: ma purtroppo ci si trova anche dinanzi a un’architettura tecnica piuttosto scarna che finisce per macchiare quella che nel complesso è una buona produzione. Inspiegabile ad esempio la totale assenza di modelli 3d delle carte mostro, presenti già 12 anni fa su titoli per Nintendo DS. I pochi e brevi filmati che vengono riprodotti in seguito all’evocazione di mostri iconici mettono a nudo l’arretratezza del comparto tecnico, inadeguato purtroppo ai tempi di oggi. In ogni caso, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution, trattandosi fondamentalmente di un card game riesce comunque a divertire e a “simulare” quanto si vede nell’anime. Tirando le somme, possiamo dire che il videogame dedicato al card game di Yu-Gi-Oh! è una produzione dedicata ai fan più irriducibili della serie. Se da un lato l’ottima longevità, unita a una completissima antologia di tutti gli archi narrativi della serie e di tutte le carte realizzate in oltre ventitré anni, mostrano una cura ineccepibile verso il materiale originale, dall’altro lato una costante superficialità, ed evidente pigrizia nella realizzazione grafica mina quella che poteva essere l’esperienza definitiva a livello videoludico. In ogni caso, il titolo è un ottimo mezzo per avvicinarsi al gioco di carte, ma anche una fantastica opportunità di collezionare virtualmente tutte le carte e passare ore ed ore a sfidare amici ed altri appassionati online.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 8

Longevità: 8,5

Gameplay: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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NASA, stazione spaziale: sfiorata la collisione con raffica di meteoriti

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Gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno eseguito una manovra per evitare di essere colpiti da una raffica di detriti spaziali. Lo ha riferito la Nasa, sollecitando una migliore gestione degli oggetti nell’orbita terrestre.

I centri di controllo della Stazione Spaziale russo e statunitense hanno lavorato insieme durante un’operazione di due minuti e mezzo finalizzata a regolare l’orbita della stazione e allontanarsi, evitando la collisione.

I detriti sono passati a circa 1,4 chilometri dalla Stazione spaziale, ha detto la NASA. I tre membri dell’equipaggio – due russi e un americano – si sono trasferiti vicino alla navetta russa Soyuz all’inizio della manovra in modo da poter evacuare se necessario, ha aggiunto l’ Agenzia spaziale americana, aggiungendo che la manovra è stata decisa “a scopo cautelativo”. Una volta conclusa, gli astronauti sono tornati alle loro normali attività.

Il minaccioso rottame era un pezzo di un razzo giapponese del 2018, ha scritto su Twitter l’astronomo Jonathan McDowell. Il razzo si era rotto l’ anno scorso in 77 pezzi. La Stazione Spaziale di solito orbita a 420 chilometri di altezza a una velocità di circa 27.000 chilometri orari e a una tale velocità anche un piccolo oggetto potrebbe provocare seri danni.

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Wasteland 3, alla conquista del Colorado

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Wasteland 3 è il terzo capitolo della storica saga di giochi di ruolo a tema post-apocalittico. In questo episodio i giocatori dovranno esplorare le gelide distese del Colorado, una regione piena di pericoli e misteri popolata da molte fazioni in guerra perenne tra loro. Il titolo, disponibile su Pc, Xbox One e Ps4, è un’opera talmente densa di contenuti da lasciare letteralmente a bocca spalancata. Quanto imbastito da InXile Entertainment è qualcosa fuori scala, qualcosa che necessita di decine e decine di ore di gioco per scalfirne appena la superficie. Narrativa di livello, una scrittura efficace e, soprattutto, un mondo incredibilmente vivo e in continua evoluzione: tutto senza dimenticare un gameplay profondo e articolato. Chiunque avesse aspettative decisamente alte per il titolo, non rimarrà deluso da Wasteland 3 e troverà un’avventura dall’altissima qualità di fondo, capace di ammaliare i vecchi appassionati e, al contempo, rivisitare in chiave moderna diverse le classiche meccaniche di gioco. Ma andiamo ad esaminare il gioco più da vicino: le storie narrate in questo terzo capitolo della saga portano i giocatori in un’ambientazione diametralmente opposta alla calda Arizona, dove si svolgevano i precedenti episodi. In Wasteland 3, come già accennato ci si troverà a vivere e combattere in un ghiacciato quanto inospitale Colorado post-apocalittico, con i ranger che hanno risposto alla chiamata d’aiuto del Patriarca, un auto-proclamatosi sovrano dello Stato dal polso di ferro. Come qualsiasi padre dal carattere forte e con il tempo a disposizione risicato, sono i figli il grande problema del Patriarca, con la prole del dittatore che si è sparpagliata tra le gelide lande del Colorado a tramare per deporre il padre. Il compito di chi gioca sarà, quindi, quello di recuperare i figli fuggiaschi e riportarglieli. Questo è, però, solo il punto di partenza di Wasteland 3, infatti, il seguito delle vicende è completamente nelle mani dei giocatori e dipenderà da un’incredibile serie di scelte che bisognerà fare nel corso dell’avventura. Decisione dopo decisione, il mosaico narrativo di Wasteland 3 andrà a comporsi poco alla volta, portando chi si trova dinanzi lo schermo su strade diverse e, soprattutto, sempre giustificate da quello che è stato il cammino dei ranger. Ricordate, mai, come nell’ultima opera di InXile Entertainment, vi potrete sentire padroni del vostro destino, capaci di scelte in grado di segnare la sorte di intere cittadine e della vostra reputazione nel mondo di gioco. In Wasteland 3 ad ogni azione corrisponde una conseguenza, nulla deve essere lasciato al caso, ogni minima risposta od ogni più piccolo gesto può cambiare il corso della storia. Questo diventa estremamente chiaro quando, dopo ore di gioco, ci si ritrova dinanzi alle conseguenze di una scelta fatta tempo prima o quando ci si imbatte in un accampamento ormai decimato solo perché in precedenza non si è portata a termine una missione secondaria. In situazioni come queste, la potenza narrativa di Wasteland 3 emerge in tutta la sua magnificenza. La storia quindi viene vissuta come un libro appassionante che si sviluppa attorno alle scelte del lettore, un po’ come era con i “librigame” negli anni ‘80.

A livello narrativo, l’intreccio proposto non è solo un mero esercizio di stile, ma anche e soprattutto un racconto nudo e crudo, capace di sbattere in faccia al giocatore la realtà umana di un mondo post apocalittico. Folli, disperati, fanatici, succubi e potenti: il prodotto di InXile Entertainment è un turbine di sentimenti umani, un museo di personalità ed emozioni, un incredibile spaccato della psiche umana. Nelle decine di ore di gioco che bisognerà passare in compagnia del “Team November”, ossia la squadra di Desert Ranger protagonista di Wasteland 3, capiterà di imbattersi in personaggi e vicende di ogni tipo, che porteranno più volte a varcare il labile confine tra il bene e il male. Ergersi paladini della giustizia non è mai stato così difficile, ma ricordate, esiste sempre una via da percorrere. Ad aumentare poi ancor di più l’immedesimazione nelle lande ghiacciate del selvaggio Colorado è finalmente il doppiaggio, una caratteristica richiesta a gran voce dai fan e arrivata grazie all’apporto di capitali dovuto all’ingresso di InXile Entertainment negli Xbox Game Studios. Un doppiaggio, solamente in inglese ma di buonissima fattura, che è riservato anche al più insignificante dei dialoghi e che concorre a innalzare incredibilmente la fruibilità del titolo. Se non siete particolarmente a vostro agio con la lingua d’oltremanica, fate attenzione: non è solo il doppiaggio a essere in inglese in Wasteland 3, bensì l’intero gioco. Considerando quanto siano predominanti i testi scritti, si tratta quindi di un aspetto da tenere in grande considerazione se si è interessati all’acquisto. Altro aspetto determinante per l’immedesimazione è poi l’introduzione di una visuale frontale dei personaggi principali durante alcuni dialoghi. Un’interessante aggiunta, che riesce anch’essa a dare un qualcosa in più in più alla narrazione.

Quali che siano le decisioni prese, bisognerà sempre essere pronti a guidare gli uomini attraverso numerose battaglie, che, pur non essendo l’unico elemento fondante del gameplay, sono indubbiamente al centro dell’esperienza di gioco e impiegheranno molto del tempo di chi gioca nelle distese desolate dell’America post-apocalittica. A un primo sguardo, i combattimenti non sembrano molto diversi da quelli visti in Wasteland 2, tuttavia da subito si può notare una differenza significativa: se nel predecessore era l’iniziativa di ogni personaggio a determinare l’ordine della battaglia, adesso durante il proprio turno ogni schieramento controlla i propri personaggi, l’uno dopo l’altro, per poi cedere l’azione alla fazione opposta. Quando il pallino del gioco è in mano al giocatore, si potranno posizionare i ranger sul campo di battaglia, usare le loro abilità o semplicemente attaccare gli avversari, ma anche muoverli con più cautela facendoli riparare dietro una copertura che offre protezione dagli attacchi nemici, risparmiare punti azione (la “valuta” con cui si “paga” ogni mossa sul campo di battaglia, dal movimento all’uso delle armi) per poi utilizzarli al turno successivo per avere a disposizione un attacco in più, preparare un agguato per i nemici che dovessero entrare nel raggio di tiro e così via. Le opzioni tattiche sono numerose e regalano combattimenti sempre intensi e soddisfacenti, con un adeguato grado di complessità ma senza essere del tutto inaccessibili per i giocatori meno esperti. Ci sono tante classi di armi, ognuna con proprietà diverse, oggetti rapidi che spaziano dai medikit, ai farmaci per potenziarsi temporaneamente in battaglia, oltre alle immancabili granate, è possibile pure usare le proprie abilità per hackerare torrette e droni e rivoltarli contro i loro padroni, o ancora usare la propria affinità con gli animali per fare la stessa cosa con le bestie e le creature del Colorado. Insomma, i modi con cui giungere al trionfo non mancano di certo. Inoltre, è molto importante sfruttare la conformità del terreno a proprio vantaggio, ripararsi dietro le coperture e posizionare i propri soldati nel modo migliore, senza lasciarli troppo scoperti e garantendosi una buona linea di tiro. È anche importante, soprattutto quando si fronteggiano gruppi di mutanti o di razziatori sanguinari, assicurarsi di essere i primi ad attaccare, così da guadagnare l’iniziativa e ottenere un vantaggio che può talvolta risultare decisivo, potendo sfoltire per bene i nemici prima ancora che possano reagire, tattica che risulta particolarmente utile se la difficoltà è impostata su “difficile”. Non è sempre possibile fare agguati ai propri nemici, in alcuni casi perché la battaglia parte dopo una conversazione, magari a causa di una decisione o di alcune parole di troppo, altre volte perché si viene individuati dai nemici e dobbiamo quindi concedere loro il primo turno. Esiste poi anche la possibilità di evitare alcuni scontri, ma il sistema di stealth, se così lo vogliamo chiamare, implementato dagli sviluppatori è molto basilare e purtroppo non molto appagante quanto gli scontri a fuoco. Inoltre, evitare il combattimento non dà alcun vantaggio, anzi vuol dire perdere molti preziosi punti esperienza, oltre al bottino che si può raccogliere dai cadaveri nemici. Prima di passare oltre, un piccolo appunto sul livello di sfida che ci si può aspettare da Wasteland 3: noi abbiamo impostati la difficoltà su difficile e ritengo sia la scelta migliore per chi ha un po’ di esperienza col genere e vuole essere messo almeno un po’ alla prova dagli scontri coi nemici, anche perché a normale si ha vita facile ed è quindi la modalità adatta per i giocatori meno esperti, o per quelli che non amano le battaglie a turni e non vogliono faticare troppo.

Naturalmente, in un gioco di ruolo profondo e ben strutturato come Wasteland 3 i combattimenti non sono l’unica attività su cui investire il proprio tempo. Fin da subito, in fase di creazione dei personaggi, bisognerà avere a che fare con tanti parametri da tenere sott’occhio e gestire, con ben sette attributi principali, numerose abilità e talenti speciali da scegliere e sviluppare ad ogni passaggio di livello. Ognuno di questi regola l’efficacia di ogni personaggio in sede di combattimento e nei diversi aspetti della vita di un ranger: ci si potrà concentrare soprattutto sui fucili da cecchino o sull’intimidazione, o sugli esplosivi, sulla leadership, oppure ancora sull’hacking. Quello che non è possibile fare è creare un personaggio che sia in grado di svolgere ogni compito alla perfezione, quindi l’opzione migliore è di specializzare ogni membro della propria squadra in abilità diverse e tra loro complementari, così da poter affrontare al meglio ogni situazione e aprirsi diverse possibilità interessanti, che possono sfociare in alcuni casi in strade e percorsi narrativi durante l’esplorazione. A proposito dell’esplorazione, è importante sottolineare che Wasteland 3 lascia sempre una certa libertà al giocatore: terminato il breve prologo, si avrà subito a disposizione una base a cui fare ritorno ogni volta che si vuole e un veicolo corazzato con cui spostarsi per il Colorado in completa libertà, pur se alcune zone possono richiedere qualche potenziamento per la propria vettura. La struttura è grosso modo quella del predecessore, con una mappa del mondo un po’ stilizzata in cui ci si può muovere liberamente, con la possibilità di scoprire bottini inaspettati ma anche il rischio di subire agguati improvvisi, e in cui trovano spazio diverse location che si possono esplorare poi meglio anche a piedi. Ed è proprio in queste zone che si passerà la maggior parte del tempo, in quanto sono i luoghi in cui si svolgono un po’ tutte le attività principali del gameplay, dai dialoghi con i personaggi, ai combattimenti, gli acquisti dai negozi e così via. Le location che si potranno visitare non sono molto grandi, e purtroppo ci sono anche frequenti caricamenti nel passaggio da un livello all’altro, ma contengono comunque diversi segreti da scoprire che vanno a premiare i giocatori più attenti… e quelli che hanno investito su alcune particolari abilità, dato che è impossibile scoprire ogni singolo contenuto di gioco nella stessa partita.

Ovviamente Wasteland 3 non è un titolo esente da problemi: ad esempio, il log delle missioni, dove sono racchiuse tutte le quest in cui si siamo imbattuti durante la nostra prova, non riesce infatti a tenere il passo delle vicende e più di una volta non abbiamo trovato registrato qualche progresso che avevamo invece raggiunto. La gestione dell’inventario, inoltre, avrebbe potuto essere migliorata e allo stato attuale risulta confusionaria e poco pratica. L’aspetto più fastidioso, per quanto non eccessivamente negativo, che abbiamo riscontrato è però quello relativo all’obbligo di avere tutti i personaggi sul medesimo punto per cambiare zona. Il che, ci teniamo a dirlo, non è per forza di cose un male, ma, considerando come più volte ci siamo trovati a lasciare erroneamente indietro un ranger a causa di un sistema di selezione talvolta impreciso, alla lunga il tutto diventa parecchio fastidioso, costringendo ad attendere per decine di secondi che anche gli ultimi personaggi raggiungano il punto in questione. A quanto detto fino ad ora si vanno infine ad aggiungere dei caricamenti lunghissimi. Per il resto, il lato tecnico è comunque riuscito e sebbene non riesca a competere con titoli di altri generi, i risultati del budget aggiuntivo concesso a questo terzo episodio sono piuttosto evidenti. Una menzione di onore deve essere fatta poi sia alle sorprendenti scelte stilistiche e artistiche di alcune zone o fazioni, sia alla colonna sonora, che si è rivelata di ottima fattura e decisamente azzeccata. Peccato solo per qualche calo di framerate in alcune zone, soprattutto a Denver, ma si tratta di un difetto che, siamo sicuri, verrà corretto già con le prime patch. Tirando le somme, nonostante alcune incertezze tecniche da risolvere con qualche patch, Wasteland 3 è un gioco di ruolo di qualità, capace di offrire ore e ore di missioni ricche di scelte e trasportare i giocatori in un contesto pericoloso quanto affascinante. Non è perfetto, ma se cercate un GdR dal sapore “old school” che mescoli sapientemente dialoghi, scelte e tanti combattimenti tattici a turni è il prodotto che fa per voi. Mettetevi alla prova nelle terre selvagge del Colorado e siamo certi che resterete stupiti dall’esperienza di gioco.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Wiko View 5 e View 5 Plus, gli smartphone dalla maxi batteria

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Wiko porta in Italia due nuovi smartphone di fascia economica che, a parte il prezzo, puntano sulla quadrupla fotocamera posteriore e soprattutto sulle performance della batteria, che promette di durare tre giorni e mezzo con una ricarica. Se non ne potete più del cellulare che si scarica a fine giornata o peggio ancora anche prima, questo nuovo dispositivo sembra essere la perfetta soluzione ai vostri problemi. L’estetica di questi modelli punta su cornici contenute per la parte frontale e un retro che piazza la quadrupla fotocamera in una configurazione molto simile a quella proposta da Huawei da un anno a questa parte, con un riquadro nello spigolo in alto a sinistra, tre sensori da un lato e il quarto assieme al flash a fianco. Wiko View 5 e View 5 Plus hanno entrambi uno schermo da 6,55 pollici con un forellino che ospita la fotocamera frontale, da 8 megapixel. Sul retro i sensori sono quattro: il principale da 48 megapixel è affiancato da un grandangolo da 8 mp, da una lente macro (5 mp) e da un sensore per l’effetto bokeh. La batteria, da 5mila mAh, richiede solo due ricariche a settimana. La differenza tra i due smartphone è però sotto la scocca. Il Wiew 5 monta il processore MediaTek 6762D A25, 3 GB di Ram e 64 GB di memoria interna. Il modello Plus ha il chip MediaTek 6765, 4 GB di Ram e 128 GB di spazio d’archiviazione. Entrambi i dispositivi sono disponibili da questo mese. Il Wiko View 5 arriva in tre colori – Midnight Blue, Pine Green e Peach Gold – a circa 170 euro; il Wiko View 5 Plus è nelle finiture Aurora Blue o Iceland Silver a circa 200 euro.

F.P.L.

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