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Al via la stagione irrigua: crisi al Sud, bene al Centro. Il Nord preoccupa

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ANBI: “Consorzi lavorano non stop ma ora sono in difficoltà economica”

Inizia tradizionalmente a metà Aprile la stagione irrigua, già anticipata quest’anno localmente sia per dissetare i campi a causa delle scarse precipitazioni e delle temperature invernali superiori alla media, sia per proteggere l’anticipo delle colture dalle improvvise gelate notturne (servizio antibrina).

Secondo i dati dell’Osservatorio ANBI sulla Stato delle Risorse Idriche, l’avvio dell’irrigazione si presenta in tre quadri diversi: conclamata siccità al Sud; sostanziale tranquillità al Centro; preoccupazione al Nord, seppur lenita dagli ancora cospicui manti nevosi.

Seppur leggermente migliorata a seguito di alcune precipitazioni, permane largamente deficitaria la situazione delle riserve idriche in Puglia e Basilicata, i cui invasi trattengono rispettivamente circa 122 e 102 milioni di metri cubi d’acqua in meno, rispetto all’anno scorso. Analoga è la situazione della Sicilia, dove mancano all’appello, circa 62 milioni di metri cubi d’acqua, rispetto al 2019. Esemplare della condizione idrica calabrese è la situazione della diga Sant’Anna sul fiume Tacina: contiene 7,59 milioni di metri cubi d’acqua, ma erano 10,19 lo scorso anno e 12,21 solo tre anni fa.

Risalendo l’Italia, è confortante quest’anno la situazione dei bacini della Sardegna che, con circa 788 milioni di metri cubi d’acqua, segnano + 11 milioni sul 2019. In Abruzzo, la diga di Penne segna il record del più recente quadriennio ad un solo milione di metri cubi dalla massima capacità di invaso, indicata in mln. mc. 8,80. A conferma della positiva condizione del Centro Italia c’è il livello del lago di Bracciano, nel Lazio, oggi a – 110 sullo zero idrometrico, mentre un anno fa era a -144. Interessante è l’andamento delle precipitazioni di Marzo sull’Umbria: con un valore medio di 65,87 millimetri di pioggia, il 2019 è secondo, nel recente quinquennio, solo all’analogo mese del 2018, che segnò eccezionalmente oltre 191 millimetri di pioggia.

A “macchia di leopardo” si presentano la Toscana (in sofferenza idrica sono le province di Grosseto e Siena, meno bagnate dalle piogge) e l’Emilia-Romagna, dove ai bacini piacentini di Tidone e Molato, quasi al limite della capacità, si contrappongono le portate dei fiumi Savio, Secchia e Taro, largamente inferiori a quelle dello scorso anno, nonché alla media del periodo e non distanti dai minimi storici.

Dopo un inverno sotto media ma superiori allo scorso anno, le portate del fiume Po risultano ora inferiori al 2019 ed hanno obbligato l’Autorità competente ad un richiamo sull’uso oculato della risorsa idrica; i flussi in alveo sono in diminuzione fin dal transito in Piemonte, dove solo la Dora Baltea è superiore allo scorso anno, mentre il Tanaro è dimezzato e la Stura di Lanzo è addirittura al 25% del 2019. Tale situazione si pone in un quadro regionale, che vede le piogge di Marzo, diminuite del 34,6% in un solo anno. Migliore pare presentarsi la congiuntura idrica nel Veneto dove, a Marzo, sono caduti mediamente 89 millimetri di pioggia contro una media di 68,1; ciò nonostante, i fiumi sono appena sopra i livelli del minimo deflusso vitale, ma i laghi alpini hanno immagazzinato rassicuranti quantità idriche, così come è ancora cospicuo il manto nevoso alpino.

Per quanto riguarda i grandi laghi è sceso sotto la media storica anche il lago Maggiore (ora a meno del 60% del riempimento), mentre restano abbondantemente sotto media anche il lago di Como (20% del riempimento) e d’Iseo (27% del riempimento); unico a godere di ottima salute è il principale bacino italiano, quello del Garda, ad oltre il 92% del riempimento.

“L’andamento disomogeneo delle piogge sul Paese – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – non fa che confermare la necessità di nuovi invasi per raccogliere le acque di pioggia da utilizzare nei momenti di bisogno; attualmente ne riusciamo a trattenere solo l’11%. È evidente, oggi più che mai, la necessità di avere un’agricoltura di qualità, i cui raccolti e quindi il reddito delle imprese rurali, già minacciati dall’estremizzazione degli eventi atmosferici, non possono essere lasciati alla mercè delle bizze meteorologiche.”

La rete irrigua italiana è lunga circa 150.000 chilometri a servizio di oltre 3.363.000 ettari, dove si produce l’85% del “made in Italy” agroalimentare; le regioni maggiormente servite sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Puglia e Sardegna.

“L’anticipo dell’irrigazione, con la necessità di avviare gli impianti per il prelievo ed il pompaggio dell’acqua, sta facendo lievitare le bollette elettriche dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, che non godono di alcuna agevolazione tariffaria nonostante il servizio pubblico reso, come testimoniato dall’operatività garantita anche in tempo di emergenza sanitaria – informa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Ciò, unito al doveroso posticipo nelle riscossioni delle contribuenze a causa dell’epidemia Covid-19, rischia di creare una situazione di sofferenza economica per gli enti. Per questo, ci appelliamo al Governo, affinché ne tenga conto.”

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Ambiente

Anbi chiede osservatorio nazionale risorse idriche e revisione direttiva quadro acque

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“Istituire un osservatorio permanente sulle risorse idriche, attorno al quale far sedere tutti i soggetti interessati, superando l’attuale frazionamento decisionale che, pur essendo chiaro nell’individuazione dei compiti, manca di una regia nazionale, delegando le scelte ad ogni singola regione.”
 
A chiederlo è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) attraverso le parole del Direttore Generale, Massimo Gargano, intervenuto ad un convegno a Milano e che prosegue: “Un simile strumento già esiste in Spagna, Paese con problematiche idriche simili alle nostre e dove, però, già si trattiene in invasi oltre il 35% dell’acqua piovana, mentre noi siamo fermi all’11%. Qualche pioggia non può fare dimenticare l’inadeguatezza del nostro sistema idraulico di fronte ai cambiamenti climatici.”
 
“In merito alla realizzazione di nuovi bacini – incalza il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi – è necessario superare la sindrome del Vajont per infrastrutturare il Paese di fronte ad un’evidente crisi climatica, che ci sta facendo vivere la settima siccità in 19 anni, arrecando solo nel 2022, oltre 6 miliardi di danni all’agricoltura, che produce cibo. Il Piano Laghetti multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti nel segno della sostenibilità, risponde a questa esigenza, dimostrando l’efficienza progettuale dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, la cui capacità operativa è anche testimoniata dai cantieri aperti in tutta Italia per circa 4 miliardi di fondi pregressi. Tutto questo deve essere inquadrato in una più incisiva presenza italiana in sede comunitaria, dove bisogna puntare ad una revisione della Direttiva Quadro Acque che, varata nel 2000 nel sostanziale disinteresse dei rappresentanti italiani, risulta oggi inapplicabile nel nostro Paese senza pesanti conseguenze sull’assetto territoriale ed ambientale.”
 
“Alla politica chiediamo di superare l’incoerenza fra sensibilità dichiarate ed azioni conseguenti, ad iniziare dalla necessità di approvare la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo – conclude il DG di ANBI – Serve una visione, che abbia il territorio al centro, perché 1 euro speso in prevenzione, ne fa risparmiare 5 nella conta dei danni oltre all’ingiustificabile tributo in vite umane. In Italia come in Europa serve una nuova cultura dell’acqua per evitare di essere travolti dalle conseguenze della crisi climatica. La dimostrata efficienza del sistema irriguo Irriframe e la prossima certificazione di sostenibilità idrica, denominata  Goccia Verde, sono un contributo di ANBI in questa direzione.”
 
 
 
 



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Eco design: idee, strategie e nuovi trend per una casa sostenibile

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Attualmente la sostenibilità rappresenta un elemento chiave nella vita di ognuno di noi, ed è l’ambiente a chiedercelo, a gran voce. Di conseguenza, ciò spiega perché attualmente la bioedilizia e l’eco design sono spesso al centro delle discussioni, dato che risultano fondamentali per una questione di risparmio energetico e di abbattimento del carbon footprint. Oggi scopriremo insieme alcune idee, strategie e nuovi trend da seguire in merito all’eco design, così da allestire finalmente una casa che possa dirsi al 100% ecosostenibile.

Cosa si intende per eco design e perché sceglierlo

L’eco design è una filosofia progettuale che cerca di ridurre l’impatto ambientale negativo delle nostre case, attraverso un’attenta selezione dei materiali e delle tecnologie utilizzate fra le quattro mura domestiche. La sfida che l’eco design pone, dunque, è la seguente: conciliare le esigenze degli individui con quelle del pianeta, senza compromettere l’estetica o la funzionalità delle proprie case, e senza per questo rinunciare ad un fattore fondamentale come il comfort.

Quali sono i vantaggi delle case sostenibili? Innanzitutto il risparmio sui consumi energetici, che per molti cittadini può diventare piuttosto consistente nel tempo, dipendentemente dalle tecniche e dalle tecnologie adottate, con l’obiettivo di raggiungere l’efficienza energetica di cui tratta anche VIVI energia in una guida dedicata. Inoltre, risparmiare sui consumi significa anche andare incontro al pianeta, abbattendo le emissioni di CO2 e riducendo la propria impronta di carbonio.

A seguire, va da sé che una casa sostenibile è una casa più sana. Ciò avviene grazie alla maggiore qualità dell’aria che si può ottenere con un’attenta selezione dei materiali edili, evitando quelli che rilasciano sostanze nocive nell’ambiente.

Strategie e trucchi per una casa sostenibile

Sono tre i fattori da considerare, quando si implementa l’eco design nella propria casa: l’involucro edilizio (che comprende l’isolamento, i vetri e l’orientamento della casa), le tecnologie per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Per quel che riguarda le fonti di energia, si consiglia di ricorrere alle rinnovabili, dunque ad impianti come il fotovoltaico ad esempio. Per risparmiare sui consumi, agendo sull’involucro, si suggerisce di utilizzare i doppi o tripli vetri, che permettono di avere un eccellente isolamento termico e acustico. Anche la posa di un cappotto termico è una soluzione ottima, dato che impedisce le fughe di calore verso l’esterno.

Ci sono poi alcune nuove tendenze per quel che riguarda l’arredamento eco. Si parla ad esempio dell’utilizzo di materiali rispettosi dell’ambiente come il legno certificato FSC, il marmo, il vetro, le bioplastiche, i tessuti in fibra naturale e l’alluminio. Anche le vernici atossiche ad acqua, poi, si stanno diffondendo molto velocemente, così come opzioni come il riuso creativo e l’utilizzo di materiali di recupero. Infine, esistono software specifici per creare dei progetti di design sostenibili.

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Clima, il fondatore di Amazon dona 124 miliardi di dollari

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Il fondatore di Amazon Jeff Bezos donerà in beneficenza la maggioranza della sua ricchezza, pari a 124 miliardi di dollari, devolvendola alla lotta al cambiamento climatico e a sostenere coloro che si battono per l’unità a fronte delle profonde divisioni politiche e sociali.

Lo ha detto in un’intervista a Cnn in occasione della consegna del premio Bezos Courage and Civility Award alla regina del country Dolly Parton.

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