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Anguillara Sabazia, centro sostenibile: il progetto c’è, ora va solo messo in pratica

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Anguillara Sabazia, situata a circa 30 chilometri dalla Capitale si estende lungo la sponda del promontorio sud-orientale del lago di Bracciano. Originariamente una piccola realtà a dimensione d’uomo a partire dai primi anni ’80, quando la popolazione residente contava poco più di 6mila persone, ha assistito ad una crescita esponenziale dei propri abitanti, provenienti soprattutto dall’area nord della Capitale, che oggi hanno superato la quota di 19mila unità.

Un piccolo paese che si è ritrovato improvvisamente città, titolo conferitogli nel 2001, che oggi presenta enormi criticità urbanistiche che rappresentano dei veri e propri scogli, spesso insormontabili, per gli anziani e per i diversamente abili. Marciapiedi stretti e alti, vere e proprie barriere architettoniche, che non permettono il passaggio, procedendo in entrambe le direzioni, di più persone contemporaneamente, con la conseguenza di dover camminare sul ciglio della strada dove sfrecciano le automobili.

La mancanza di piste ciclabili che vede alcuni ragazzi che in maniera incosciente sfidare in bici le insidie del traffico automobilistico lungo le strade della città dove il pericolo di restare investiti è sempre in agguato.

Il progetto per un centro sostenibile

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 02/07/2020

Tre architetti ridisegnano la viabilità di Anguillara con un nuovo concetto di convivenza tra ciclisti, pedoni e auto. Adesso il sogno di un nuovo centro più vivibile e sicuro soprattutto per bambini, anziani e disabili è nelle future mani della nuova amministrazione che guiderà la bella città adagiata sullo splendido lago di Bracciano.

Officina Stampa del 02/07/2020 – Gli architetti Matteo Brancaleoni, Ruzbeh Ghofranian e Stefano Mondati illustrano il progetto per un centro sostenibile

Di fatti, gli architetti progettisti Matteo Brancaleoni, Ruzbeh Ghofranian e Stefano Mondati, hanno ricevuto durante la giunta a Cinque Stelle sfiduciata lo scorso febbraio, un incarico per l’esecutivo di una prima fase di interventi attorno alla zona Largo dello Zodiaco che è il primo step progettuale di un masterplan denominato ASCS (Anguillara Sabazia Città Sostenibile) che sostanzialmente neutralizza determinate problematiche urbane legate a barriere architettoniche, mancanza di spazi che potrebbero essere messi in comunicazione tra di loro e carenza di aree pubbliche per la cittadinanza, soprattutto anziani e disabili che vengono naturalmente esclusi dall’attuale organizzazione disordinata degli spazi del centro città.

Ora il progetto c’è, bisogna soltanto che venga messo in pratica. Ma di che si tratta? Può essere definita una nuova rimodulazione degli spazi con soluzioni ad impatto minimo che potrebbero alzare notevolmente la qualità della vita dei residenti di Anguillara legando i tessuti urbani tramite pedonalizzazione e ciclabilità e offrendo nuove centralità: “Il disegno della città – dicono i tre architetti – offre la prospettiva di un accesso originale al centro storico di Anguillara grazie ad una nuova viabilità, mette in sicurezza una vasta porzione di tessuto urbano, ridefinisce gli spazi utili di parcheggio, restituisce dei percorsi pedonali e ciclabili, abbatte le barriere architettoniche, articola delle piazzette e si candida ad essere il vero “centro” cittadino, supportando con le nuove infrastrutture, tutte quelle che sono le funzioni vitali già presenti nell’isolato”.

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Ambiente

Anbi chiede osservatorio nazionale risorse idriche e revisione direttiva quadro acque

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“Istituire un osservatorio permanente sulle risorse idriche, attorno al quale far sedere tutti i soggetti interessati, superando l’attuale frazionamento decisionale che, pur essendo chiaro nell’individuazione dei compiti, manca di una regia nazionale, delegando le scelte ad ogni singola regione.”
 
A chiederlo è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) attraverso le parole del Direttore Generale, Massimo Gargano, intervenuto ad un convegno a Milano e che prosegue: “Un simile strumento già esiste in Spagna, Paese con problematiche idriche simili alle nostre e dove, però, già si trattiene in invasi oltre il 35% dell’acqua piovana, mentre noi siamo fermi all’11%. Qualche pioggia non può fare dimenticare l’inadeguatezza del nostro sistema idraulico di fronte ai cambiamenti climatici.”
 
“In merito alla realizzazione di nuovi bacini – incalza il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi – è necessario superare la sindrome del Vajont per infrastrutturare il Paese di fronte ad un’evidente crisi climatica, che ci sta facendo vivere la settima siccità in 19 anni, arrecando solo nel 2022, oltre 6 miliardi di danni all’agricoltura, che produce cibo. Il Piano Laghetti multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti nel segno della sostenibilità, risponde a questa esigenza, dimostrando l’efficienza progettuale dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, la cui capacità operativa è anche testimoniata dai cantieri aperti in tutta Italia per circa 4 miliardi di fondi pregressi. Tutto questo deve essere inquadrato in una più incisiva presenza italiana in sede comunitaria, dove bisogna puntare ad una revisione della Direttiva Quadro Acque che, varata nel 2000 nel sostanziale disinteresse dei rappresentanti italiani, risulta oggi inapplicabile nel nostro Paese senza pesanti conseguenze sull’assetto territoriale ed ambientale.”
 
“Alla politica chiediamo di superare l’incoerenza fra sensibilità dichiarate ed azioni conseguenti, ad iniziare dalla necessità di approvare la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo – conclude il DG di ANBI – Serve una visione, che abbia il territorio al centro, perché 1 euro speso in prevenzione, ne fa risparmiare 5 nella conta dei danni oltre all’ingiustificabile tributo in vite umane. In Italia come in Europa serve una nuova cultura dell’acqua per evitare di essere travolti dalle conseguenze della crisi climatica. La dimostrata efficienza del sistema irriguo Irriframe e la prossima certificazione di sostenibilità idrica, denominata  Goccia Verde, sono un contributo di ANBI in questa direzione.”
 
 
 
 



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Economia e Finanza

Banca Popolare del Lazio, “Banca blu” e Popolare Valconca, operazione andata a male: si salvi chi può ancora uscirne a testa alta

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Passata la buriana del 20 novembre, domenica che rimarrà nella memoria per molto tempo, è ora il momento di una più attenta riflessione sul perché sia accaduto che i soci di una “Banchetta” la Valconca, messa con le spalle al muro dalla stessa Banca D’Italia che in maniera definita da molti come strumentale faceva arrivare segnali di un imminente commissariamento, hanno avuto l’ardire di ribellarsi all’abbraccio della grande Banca Popolare del Lazio.

Probabilmente i soci irriconoscenti verso la grande mamma del Lazio, fortemente spalleggiata dalla vecchia (e forse obsoleta) nonna Banca D’Italia, si sono accorti che l’abbraccio era mortale, ed allora devono aver pensato “se si deve morire che ciò avvenga con onore con la schiena dritta e con la consapevolezza di essere morti in battaglia, senza aver ceduto ai “messaggi subliminali” della Banca D’Italia ormai confinata a regista ombra di operazioni sbrindellate che diminuiscono il numero delle Banche in Italia, probabilmente non avendo la capacità di controllarle tutte, qualunque sia il prezzo che gli investitori vengono chiamati a pagare e chiunque sia l’artefice di queste sciagurate manovre.”.


I riottosi soci della Banca Popolare Valconca, che non hanno inteso recitare la parte che un copione già scritto aveva loro assegnato, hanno dunque ritenuto probabilmente, per nulla dignitosa l’offerta formulata dalla Banca Blu (denominazione che a noi ricorda più i pupazzetti di un noto cartone animato), che li relegava al ruolo di sotto-comprimari con un misero 7% del capitale della Banca Blu. Un’operazione messa in piedi dai soliti squali della finanza che, forti di avere alle proprie spalle la madre di tutte le Banche (d’Italia), hanno offerto di scegliere se essere dilaniati dalle loro mascelle oppure da quelle della nonna; facendo credere che il loro morso sarebbe stato più dolce.

Coraggiosi quei soci che senza rimanere anonimi hanno avuto la forza di esprimere liberamente la loro volontà nonostante le pressioni subite ed i rischi a cui si sono esposti. Si sono battuti per la loro libertà e non si può che avere un plauso da tutti coloro che si ritengono uomini liberi.

Al contrario dei soci della Banca Popolare del Lazio che liberi di sicuro non lo sono, basta considerare che i molti o pochi dissenzienti hanno dovuto operare in forma anonima, definendosi impropriamente soci coraggiosi. Coraggiosi sono i soci della Valconca!!!!

Vogliamo sperare che la votazione del 20 novembre non rimanga senza effetti, quale arido esempio della pochezza della nostra organizzazione sociale, che definire civile risulterebbe essere un eufemismo.

Come potrà giustificare di rimanere nel proprio ruolo e non dare immediate dimissioni il direttore Dario Mancini ed il presidente Fabio Ronci dalla Banca Valconca, con tutto il consiglio del quale è componente anche il magnifico notaio Edmondo Maria Capecelatro, anche presidente delle Banca Popolare del Lazio, nonché Vice presidente della Banca blu, alla faccia del rispetto delle numerose norme di legge e di opportunità (interlocking) che hanno tutti contribuito a preparare il lauto pranzo per i padroni della Bplazio.

Come potrebbe non essere interpretato quale voto palese di sfiducia nel ruolo da loro ricoperto, la votazione contraria del 20 novembre su un argomento strategico di tale portata straordinaria. Come non tener conto dei comunicati fatti per favorire un voto favorevole a firma di tutto l’organo amministrativo e come non tener conto delle dichiarazioni del direttore generale che con non poca dose di equilibrismo passava da una posizione all’altra a seconda delle situazioni affermando dapprima che la banca era in buona salute, in seguito che pur essendo in buona salute per poter continuare a esistere non poteva prescindere dall’essere fagocitata dalla Bplazio attraverso la Banca blu, ed in seguito dopo la votazione del 20 novembre sostento che la Banca aveva la forza di procedere da sola!! Quale il futuro di Valconca con una simile classe dirigente??


Un discorso a parte merita il dottor Capecelatro, noto a queste pagine per le sue strepitose azioni a tutela dei propri interessi professionali nella veste di notaio anche quando comportavano effetti negativi sulla Banca di cui era amministratore, per chi non ci avesse seguito vi rimandiamo alle puntate sui casi Ladaga, Di Giacomantonio, Ciarla e chissà quanti altri. Il Presidente della BPlazio, nonché Vice presidente della Banca blu, Dott. Capecelatro, per garantirsi una positiva votazione da parte di quelli che riteneva essere soci mollaccioni della Valconca, pensando di avere a che fare con soci simil-Bplazio, prendeva posizione all’interno del Cda della Valconca nel ruolo di consigliere ma certo non un consigliere qualunque, bensì un consigliere che era anche Presidente della banca Bplazio, nonché Vice presidente della Banca blu, che stava per fagocitare la Valconca stessa; chi avrebbe contraddetto il consigliere/presidente/vicepresidente che un domani, come nel risiko e nelle sue intenzioni sarebbe stato il padrone assoluto??

Avevamo già sollevato un problema di violazione delle norme in tema di interlocking/incastro, ma evidentemente l’affermazione del Giolitti secondo il quale per i nemici le norme si applicano e per gli amici si interpretano è sempre attuale.
Non c’è dubbio, per ciò che abbiamo scritto nel corso degli ultimi anni, che ci siano buoni, anzi ottimi amici alla Banca D’Italia, ne costituisce dimostrazione la mancata sanzione personale a seguito dell’ispezione del 2018, perfino per coloro che in seguito sono stati rinviati a giudizio; non un semplice pisolino giustifica tale comportamento di Via XX Settembre bensì un letargo dal quale neanche il Principe sarebbe capace di risvegliare.


Vale in ultimo una considerazione di umano e civile senso della convivenza e che prescinde da ogni norma di legge: se l’incorporazione era così favorevole a entrambi gli istituti e così trasparente da non costituire un problema di consenso, per quale motivo il notaio-presidente-vicepresidente e consigliere Edmondo Maria Capecelatro sentiva l’esigenza di controllare dall’interno la acquisenda Banca Valconca, era opportuno che rivestisse il ruolo di consigliere nella Valconca dovendola di lì a poco amministrare quale Presidente? Una questione di opportunità e di prudenza avrebbe consigliato di rimanere al di fuori del processo di fusione almeno fin quando non si fosse compiuto; probabilmente un rischio che non potevano permettersi di correre in BPlazio e che hanno al contrario meritatamente subito.

Veniamo alla posizione della Banca blu, quest’ultima Presieduta dal Prof. Cesare Mirabelli già Presidente della Corte Costituzionale, proprio lui che con la sua presenza si è prestato a dare una ripulita alla malandata immagine dei noti Capecelatro/Lucidi/Romagnoli da noi più volte bacchettati con le note inchieste pubblicate (Protercave/Ampla/Natalizia ..), e che ora dovrà assumere le consequenziali decisioni per essersi prestato al gioco di questi bambini capricciosi ai quali la mamma non ha comprato la banca Valconca.

Ci siamo sempre chiesti se il Prof. Mirabelli fosse consapevole del reale motivo per il quale fosse stato scelto a presiedere la Banca blu, non a caso non gli è stata offerta la poltrona di Presidente della BPlazio che vista la sua caratura avrebbe meritato di ricoprire senza essere comprimario di personaggi quali il Dott. Capeceltro e/o il Ragionier Lucidi.

Dopo essersi esposto così tanto nel progetto di fusione ed essere stato mandato all’arrembaggio di una nave che non è riuscito a pirateggiare, dovrebbe avere più chiara la reale motivazione per la quale veniva relegato al ruolo di Presidente di una controllata delle BPlazio, oggi sicuramente ha tutti gli strumenti per comprendere di aver difeso gli indifendibili ed essere stato chiamato, non certo per le sue indubbie capacità e competenze, bensì solo per il ruolo di prestigio ricoperto.

Ebbene Prof. Mirabelli Cesare, se proprio riconoscesse di non avere le capacità e le qualità morali di combatterli, oggi che non può non comprendere di essere stato usato, dimostri di aver meritato il prestigioso ruolo da Lei ricoperto e con un ultimo bagliore di orgoglio dia le proprie immediate ed irrevocabili dimissioni dissociandosi apertamente dai personaggi che pure ha accompagnato per un breve quanto errato percorso di vita ed ai quali non chiederemo le dimissioni perché siamo sicuri che sono diversi da Lei.

Faccia in modo che le sue dimissioni creino un effetto domino che liberi la popolazione dei soci della BPlazio dall’oppressione e consenta loro di esprimere liberamente le loro volontà nella sede assembleare. Venga consentito ai soci di eleggere i propri amministratori senza il condizionamento di un voto palese che deve essere espresso da molti dipendenti, altrettanti soci affidati senza garanzie e solo pochi soci privi di reali condizionamenti.
Siamo sicuri che con un voto a scrutinio segreto, di cui si è persa traccia almeno negli ultimi 50 anni, la gran parte degli odierni amministratori verrebbero mandati a casa.

Certamente questi odierni amministratori della BPlazio non verranno ricordati nei decenni a venire quali lungimiranti e buoni amministratori, ben distanti dalla solidità che il vecchio Presidente Mastrostefano, troppo velocemente archiviato, aveva dato alla BPLazio e che merita ben altro riconoscimento.

Per quello che abbiamo avuto modo di conoscere il Vecchio Presidente aveva creato una piccola grande banca, da tutti rispettata nell’ambiente bancario ed in quello delle Popolari in modo particolare, con un percorso di lenta ma costante crescita; oggi i nuovi amministratori, dopo aver rinnegato il lavoro del loro predecessore, nel tentativo di fare una grande banca hanno fatto piccola la BPlazio da tutti derisa per la gran brutta figura fatta con la votazione del 20 novembre 2022.

Nonostante il breve tempo trascorso, lontani sono i tempi in cui la BPlazio primeggiava in tutte le classifiche nazionali tra le primissime banche italiane, oggi di tutto ciò rimane il ricordo di una Banca del territorio, vicina agli imprenditori ed alle famiglie che in quel territorio cercavano di migliorare la qualità della propria vita.

Oggi non c’è neanche più la speranza di ricostruire una realtà che il territorio in breve tempo ha ormai perduto, consegnandola nelle mani di soggetti che non hanno una visione che non sia quella di appagare il loro desiderio di onnipotenza trascurando le reali esigenze degli investitori che hanno visto scendere in picchiata il valore delle loro azioni da circa euro 40,00 agli attuali euro 17.00 con un trend in discesa inarrestabile e che certamente non si gioveranno della votazione del 20 novembre.

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Castelli Romani

Maltempo Castelli Romani, Prenestina e Tiburtina: allagamenti, alberi caduti e persone intrappolate in casa

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Nella notte tra il 21 e 22 novembre sono stati effettuati circa 80 interventi dalle squadre VVF a causa del maltempo. Le zone più colpite sono quelle dei Castelli Romani, Prenestina e Tiburtina , dove si è intervenuti per richieste legate a tipologie di interventi quali alberi e/o rami pericolanti ,insegne pericolanti, allagamenti e danni d’acqua in generale .

Si sta operando presso via del Passo della Sentinella, a Fiumicino (Idroscalo), dove il personale del Nucleo Sommozzatori con ulteriori 4 squadre in supporto ed il mezzo anfibio,stanno provvedendo al recupero di alcune persone rimaste intrappolate nelle loro abitazione a seguito di allagamenti.Seguiranno aggiornamenti.

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