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Assegno di mantenimento all’ex moglie: arriva la sentenza “salva mariti” della Cassazione

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Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha annullato la condanna emessa dalla Corte di appello di Reggio Calabria a carico di un uomo, al quale veniva imposto di versare gli alimenti alla ex moglie, che da tempo aveva una relazione con un altro uomo. È stato proprio questo ultimo fatto ad aver pesato sulla decisione del giudice che ha stabilito che l’ex marito non fosse tenuto al mantenimento della donna.

Una decisione che ha destato molto interesse, rinominata immediatamente la sentenza “salva-mariti”, che ha spinto moltissimi divorziati a contattare il proprio legale, chiedendo di far annullare anche il provvedimento relativo al loro divorzio.

Facciamo un po’ di chiarezza sulla vicenda. Innanzitutto, dobbiamo tenere presente che tale sentenza non potrà essere applicata in senso generale, ma a secondo del caso specifico. – Commenta l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia – La Cassazione ritiene che debba essere revocato l’assegno divorzile alla moglie che mantiene un rapporto di stabilità e continuità con un compagno. Come si dimostrerà in giudizio la stabilità e la continuità del rapporto? Se una signora, dopo tanti anni di sacrifici e di rinunce effettuate durante la vita matrimoniale, per scelte congiunte, non ha più la possibilità di lavorare a un grado e a un livello soddisfacente ed ha un’età in cui è particolarmente difficile rientrare nel mondo lavorativo, perché se mantiene un rapporto intimo, ma non di convivenza con un soggetto, deve perdere il diritto all’assegno divorzile? E se questo compagno non ha la possibilità economica di mantenersi o di mantenere gli obblighi che già ha assunto in passato, come si decide tale vicenda? La donna sarà non solo penalizzata per le opportunità perse, nonostante il contributo dato nell’ambito matrimoniale, ma sarà doppiamente penalizzata per non poter neanche tentare una vita normale personale”.

Nel matrimonio spesso le donne sacrificano la propria vita lavorativa in favore della cura della casa, dei figli, per sostenere il marito nel proprio lavoro, in caso questo implichi numerosi e frequenti trasferimenti. Questo fa sì che finiscano o per rinunciare completamente alla propria carriera, o che si reinseriscano nel mondo lavorativo dopo un lungo stop, con possibilità di crescita e guadagno molto più limitate, e talvolta accettando mansioni anche al di sotto delle proprie capacità.

Nel caso della sentenza citata, la Cassazione precisa che se la donna è ‘impossibilitata a lavorare’, vada mantenuto l’assegno. Ma cosa si intende impossibilitata al lavoro? Per tutte le donne over ‘anta è quasi impossibile rientrare nel mondo del lavoro o possono rientrare solo per lavori umili e al di sotto del loro tenore! – Prosegue l’Avvocato Ruggiero – Quindi, in conclusione, vorrei far presente alla maggior parte dei mariti o ex mariti che i presupposti per eliminare l’assegno non sono ancora chiari, poiché tale sentenza sembra essere in contraddizione con l’ultima delle sezioni unite in tema di assegno divorzile, la n. 18287/2018. Nell’ambito processuale ciò che conta è la prova concreta della stabilità e continuità del rapporto e solo in questo caso si può intravedere una revoca dell’assegno, tenendo però presente anche la situazione finanziaria dell’eventuale compagno. Insomma, Signore, il diritto ci sta dicendo in modo sempre più chiaro: non fare sacrifici unilaterali nell’ambito familiare perché sarai penalizzata in futuro in modo definitivo. Bisogna sforzarsi, essere donne multitasking: mogli, madri, lavoratrici, e non stancarsi mai, insomma bioniche!

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Il segreto della vera pasta alla amatriciana

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La vera pasta all’amatriciana è un piatto classico della cucina italiana, originario della città di Amatrice nella regione del Lazio. Ecco alcuni segreti per preparare una deliziosa pasta all’amatriciana:

  1. Gli ingredienti autentici: La ricetta tradizionale richiede pochi ingredienti di alta qualità: guanciale (guancia di maiale stagionata), pecorino romano grattugiato, pomodoro fresco o pelato, peperoncino e pasta (generalmente bucatini o spaghetti).
  2. Il guanciale perfetto: Il guanciale è un elemento chiave per il sapore autentico dell’amatriciana. Assicurati di utilizzare il guanciale anziché pancetta, poiché il guanciale ha una consistenza più morbida e un sapore più intenso. Taglialo a cubetti o striscioline e rosolalo fino a renderlo croccante.
  3. La salsa: La salsa all’amatriciana si prepara soffriggendo il guanciale in una padella con un po’ di olio d’oliva fino a renderlo croccante. Poi si aggiunge il pomodoro e il peperoncino e si cuoce a fuoco medio fino a quando la salsa non si addensa leggermente.
  4. La giusta pasta: Tradizionalmente, la pasta all’amatriciana si serve con bucatini, ma puoi usarne anche altri tipi di pasta corta o lunga come gli spaghetti. Assicurati di cuocere la pasta al dente, in modo che mantenga una consistenza leggermente resistente.
  5. Il tocco finale: Una volta che la pasta è cotta, scolala e aggiungila alla padella con la salsa all’amatriciana. Mantieni la padella sul fuoco per un paio di minuti in modo che la pasta assorba i sapori della salsa. Aggiungi abbondante pecorino romano grattugiato e mescola bene prima di servire.
  6. La presentazione: Completa il piatto con una spolverata di pecorino romano fresco e, se lo desideri, una macinata di pepe nero fresco. Servi immediatamente e goditi la tua autentica pasta all’amatriciana!

Ricorda che la semplicità degli ingredienti e la cura nella preparazione sono fondamentali per ottenere una vera pasta all’amatriciana ricca di sapore e tradizione. Buon appetito!

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Adolescenti, la crisi e la crescita

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L’adolescenza è un periodo di grandi difficoltà poiché rappresenta un passaggio fisico e psicologico che fa sentire i ragazzi delle specie di “ibridi” tra l’essere ancora fanciullo e l’inizio dell’età adulta. Essere adolescenti è quel periodo della vita nel quale il giovane è molto vulnerabile. Tuttavia, l’essere adolescente comporta sia momenti di crisi che di crescita.

Al contrario di quanto si possa credere l’adolescenza è una fase della vita molto delicata: le modifiche corporee, sessuali e organizzative derivanti dalla pubertà, portano i ragazzi a dover riorganizzare la propria personalità e di conseguenza ritrovare nuovi equilibri in rapporto al proprio sé, all’ambiente che lo circonda (familiare, sociale e gruppi di riferimento) e in relazione alle trasformazioni corporee e cognitive.

Questa fase della vita è vissuta dai ragazzi come una sorta di “catastrofe” poiché i vari mutamenti a livello corporeo e mentale, portano l’adolescente ad allontanarsi dall’ambiente familiare e ad avvinarsi maggiormente al gruppo dei pari.

L’adolescente si ritrova a dover rielaborare una sorta di “lutto” conseguente la perdita del corpo infantile, da qui il ragazzo comincia a prendere il controllo del proprio essere allontanandosi dalla supervisione dei genitori. Di concerto, l’adolescente vuole e pretende di vivere mediante le sue capacità e le sue energie senza che nessuno (es. genitori, adulti) le diano dei consigli.

Diciamo che l’adolescente si definisce come una sorta di eroe. Questa frenesia adolescenziale deve essere rielaborata anche dalle figure genitoriali, in particolar modo dalla madre, per la perdita del prestigio dei valori materni e dell’esclusiva sul controllo del figlio avuto fino adesso.

L’ingresso dei figli nell’adolescenza segna l’inizio di un distacco dalla figura materna. Il giovane comincia a svincolarsi da questo dominio, prendendo le distanze dalla madre. Questo processo è chiamato di separazione, e non concerne il lato relazionale, bensì una questione di autonomia e indipendenza.

Il parere dello psichiatra

A tale proposito, lo psichiatra Daniel Siegel afferma che l’adolescenza è una fase della vita che va valorizzata il più possibile e supportata dagli adulti; a volte però le resistenze all’adolescenza ricadono fortemente sul ragazzo tanto da voler rifiutare qualsiasi tipo di aiuto. Nel suo processo di crescita l’adolescente comincia a vedere l’adulto non più come “mito”, ma come una persona normale con propri limiti e difetti. Questa nuova visione dell’adulto ne favorirà l’allontanamento e l’autonomia personale; allontanamento che risulterà indispensabile per fare nuove esperienze di vita.

I ragazzi entrano a far parte di un gruppo di coetanei con il quale poter affrontare le difficoltà di questa particolare fase; è dall’appartenenza a un gruppo che scaturisce un senso di sicurezza.

Il genitore troverà in questo distacco un elemento quasi di minaccia, farà qualsiasi cosa per riportare il ragazzo indietro, fino al momento in cui secondo il proprio parere non
sarà pronto per affrontare il mondo, dall’altra parte l’adolescente cercherà in tutti i modi di liberarsi da questa stretta adottando varie tecniche e mezzi di difesa.

Si crea una conflittualità tra adulto e adolescente che comunque è sinonimo di “maturazione” e che porterà il ragazzo al raggiungimento dell’indipendenza desiderata e alla formazione del sé. I genitori spesso si sentono in difficoltà, mentre gli adolescenti sono alla costante ricerca di novità, di coinvolgimento sociale, di maggiore intensità delle emozioni e di un’esplorazione creativa.

Per instaurare un buon rapporto tra adolescente e adulto è necessario che il genitore sia presente e che rispetti il proprio essere. Essere presenti vuol dire entrare in empatia con ciò che accade nella mente dell’adolescente e capire le sue emozioni senza giudicarle.
Presenza e sintonizzazione creano fiducia nel ragazzo, consentendogli di vivere il più serenamente possibile la sua adolescenza.

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“C’è ancora domani”, il film di Paola Cortellesi: un tributo al neorealismo del secondo dopoguerra

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Ci troviamo nella Roma della seconda metà degli anni quaranta, film, scritto, interpretato e diretto da Paola Cortellesi, che affronta tematiche legate alla cultura patriarcale, alla violenza di genere, e ai diritti delle donne, girato completamente in bianco e nero per dare un tributo ai film neorealisti italiani del secondo dopoguerra, e anche del fatto che la Cortellesi immaginasse rappresentate in questo modo le memorie delle proprie nonne.

Il prodotto presentato al pubblico è un film studiato e sincero, che parla del passato ma che purtroppo ancora oggi, fa parte di questo “sistema”.

Un film che ci invita a riflettere su ciò che era, e ciò che si potrebbe evitare al giorno d’oggi, e non solo, è anche un omaggio verso quelle donne che hanno subito violenza solo per aver avuto la forza di andare contro una mentalità retrograda.

“Da dove nasce questa storia? Non è la tua prima volta come sceneggiatrice, cosa ti ha spinto questa volta a buttarti anche nella regia?”. Cortellesi risponde: “Questa è una storia nata passo passo dal lavoro con Giulia e Furio, portata avanti dalla voglia di raccontare la vita delle donne che nessuno ha mai celebrato, un po’ come quelle che le nonne e le bisnonne ci hanno raccontato: storie incredibili, storie che si consumavano nei cortili davanti a tutti, così a tutti abbiamo voluto mostrale. Volevo parlare di grandi donne che sono sempre state considerate nullità e che nel tempo si sono convinte davvero di esserlo. All’epoca c’era una totale inconsapevolezza, non ci si rendeva conto delle violenze, le domande non si potevano porre, a loro era stato insegnato che non contavano niente. Era giusto dare spazio a queste donne.”

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