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Cronaca

CASTEL VOLTURNO, EMERGENZA ABITATIVA AL PARCO SARACENO: IL SINDACO “ BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE AL PIU’ PRESTO”

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Intervistato telefonicamente dal nostro giornale il Sindaco Dimitri Russo, ecco come ha motivato la così tanto discussa ordinanza di sgombero

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di Christian Montagna

Castel Volturno (CE) – Sono stanchi gli abitanti del Parco Saraceno, stanchi di dover combattere una battaglia impervia, ardua, che li vede protagonisti di una storia, specchio di una nazione alla deriva. Siamo in provincia di Caserta, esattamente a Castel Volturno, nella località Pinetamare: ottanta nuclei familiari vivono quasi tutti abusivamente nelle case abbandonate dai legittimi destinatari più di trenta anni fa, all’insegna del pericolo e del degrado ma, nessuno, in questi anni si è curato di trovare loro una degna alternativa. Le circa trenta palazzine destinate in principio alle famiglie degli americani impegnati nella Base Nato di Castel Volturno e in seguito alla dismissione della base stessa abbandonate, sono diventate rifugio “sicuro” per le centinaia di persone a cui questo Stato non ha saputo garantire lavoro e abitazione. Una emergenza nell’emergenza visto che lo scorso 14 Settembre, il sindaco Dimitri Russo, ha inoltrato alla Procura un’ordinanza di sgombero esecutivo per inagibilità e inabitabilità dell’edificio.

 

Edifici pericolanti e nuovi progetti. Intanto, le palazzine senza una regolare manutenzione stanno cadendo a pezzi. Parti di cornicioni in cemento armato si staccano e precipitano pericolosamente al suolo, danneggiando le automobili in sosta e terrorizzando i passanti. I costruttori Coppola hanno già inviato a tutti le ingiunzioni di sfratto e in alcuni casi ci sono state anche le sentenze del Tribunale, non ancora eseguite. Proprio nell’area in questione, a breve, dovranno iniziare i lavori per la realizzazione per il nuovo porto turistico. Nei progetti della società che deve realizzare l’opera, il parco dovrebbe essere interamente demolito e al suo posto dovrebbe sorgere una piazza e un mercato del pesce. Con gli abitanti ancora residenti nel parco però i lavori potrebbero proseguire a rilento. Il porto turistico che rappresenta per l’intera area del litorale Domizio una grande opportunità per il rilancio socioeconomico dell’intero territorio, potrebbe indubbiamente risollevare le sorti di questa zona.

 

L’ordinanza del Sindaco. Alcuni giorni fa, sulla pagina Facebook del primo cittadino Dimitri Russo si leggeva: “ Lo scorso 14 Settembre ho emanato un’ordinanza di sgombero del Parco Saraceno. Un atto dovuto, necessario. Le condizioni strutturali ed igienico sanitarie, come tutti sanno, sono allarmanti: il rischio di crollo e di epidemie è altissimo. Di tutti gli scempi che esistono sul nostro territorio il Parco Saraceno è sicuramente quello più eclatante. Una vergogna assoluta che dura da tanti anni, troppi. Le amministrazioni precedenti, compreso i commissari, non hanno mai affrontato la questione che è oggettivamente ed indubbiamente complessa. Il parco, costituito da una trentina di palazzine fatiscenti e pericolanti, è occupato da più di cento persone. La maggioranza sono occupatori abusivi, cittadini provenienti da paesi limitrofi o da altre zone del comune che senza alcun titolo hanno preso le abitazioni, allacciandosi abusivamente sulla rete elettrica e sulla rete idrica. Le fogne sono a cielo aperto, i liquami per strada, i rifiuti stipati sotto i garage, i tubi rotti zampillano acqua ovunque. Muri, scale, tramezzi e balconi pericolanti. Scenario post guerra insomma, come le foto dimostrano. Come i diversi programmi televisivi (Striscia La Notizia, Le Iene, ecc.) hanno denunciato. Occorre inoltre ricordare che l’intero parco rientra nel progetto del nuovo porto che prevede ovviamente l’abbattimento. Non si poteva continuare a far finta di niente, a chiudere gli occhi. Il disastro è imminente e non voglio trovarmi nel festival, tipicamente italiano, delle responsabilità dopo una morte o comunque una tragedia annunciata. L’ordinanza, tuttavia, non è stata emanata per ragione di “autotutela” e quindi per “lavarsene le mani”. L’ordinanza è una pietra lanciata nello stagno dell’immobilismo. Non ho la soluzione, non ho una sistemazione alloggiativa alternativa per coloro che saranno sgomberati ma non potevo ancora continuare a voltare la faccia dall’altra parte. Gli abitanti del parco, abusivi e legittimi proprietari (pochi), devono capire che questa ordinanza è soprattutto a loro tutela, per la loro salvaguardia, per i loro figli. Impensabile che possano continuare a vivere in quelle condizioni. Occorre trovare la soluzione, immediatamente. Se penso all’intervento dello Stato Centrale con la macchina della Protezione Civile all’indomani di un terremoto (tendopoli, prefabbricati, alloggio presso alberghi, assegnazioni temporanee) la soluzione agli sloggiati non la vedo così impossibile. Del resto il terremoto del parco saraceno è durato, anziché pochi secondi, venti anni e gli effetti sono ancora più devastanti ed evidenti”.

 

Ma chi sono gli abitanti del Parco Saraceno? Conoscerli è stata una fortuna, dimenticare i loro accorati appelli sarà impossibile. Persone che con dignità e denti stretti affrontano la vita di tutti i giorni; la guardano scorrere con gli occhi impotenti; la inseguono in ogni modo possibile e con tutte le forze che un genitore, ad esempio, può utilizzare per sfamare i propri figli. Ma che vita è questa? Sono pescatori, tuttofare, badanti, italiani ed immigrati pacificamente integrati ,onesti lavoratori vittime di un circuito marcio chiamato società e dell’inerzia delle precedenti amministrazioni comunali che nulla hanno fatto per aiutarli. Sono bambini, molti dei quali neonati, adulti, giovani senza l’ombra di un futuro, anziani stremati e perfino invalidi: eccoli gli abitanti del Parco Saraceno oggi. “Vogliamo certezze” continuano a ribadire al nostro arrivo, “siamo stufi delle visite di giornalisti che nulla concludono e nulla riescono a fare per noi”. Ebbene, a differenza di chi su questa vicenda ha saputo solo specularci, per sbattere il mostro e l’eco mostro sulle prime pagine dei quotidiani, l’Osservatore d’Italia ha deciso di essere vicino a queste persone che, per nessuna ragione al mondo, vanno lasciati soli.

 

Il Parco si racconta. A parlare con noi sono stati in molti, troppi, al punto da avere in poco tempo ben chiara la situazione. “Sono vedovo da un anno, con quattro figli disoccupati, senza pensione, guadagno la giornata, quando riesco, guardando abusivamente le macchine posteggiate. Chiedo solo di essere legalizzato e di poter vivere in maniera dignitosa la mia vita”, racconta Vincenzo, inquilino della palazzina 25. “ Sono un ex malata di tumore a cui hanno tolto anche la pensione, ho tre figli a carico e numerosi nipoti. Non abbiamo lavoro e viviamo in una condizione di estremo degrado. Vado alla Caritas per fare scorte alimentari ma purtroppo non bastano” gli fa eco la signora Caterina. Proprio Caterina, è la mamma del Parco Saraceno, colei che spesso aiuta tutti, si informa sulle richieste di lavoro, cucina per chi non ha da mangiare e si presta a qualunque tipo di richiesta dei suoi vicini. “Siamo una grande famiglia” ribadiscono ancora in molti, “conosciamo la pericolosità del luogo e il degrado con cui siamo costretti a vivere, ma non possono mandarci per strada”, concludono.

 

L’ intervista al Sindaco. Contattato telefonicamente dal nostro quotidiano, il Sindaco di Castel Volturno Dimitri Russo si è mostrato ben disponibile a spiegare motivi e obiettivi della sua ordinanza, così tanto discussa. Non ho la soluzione ad oggi però bisogna trovarla; non ho alcuna intenzione di mandare le persone a vivere in strada”, ha spiegato Russo, “si potrebbe optare per una soluzione temporanea così come accade in seguito a calamità naturali”. “L’ordinanza di sgombero entro le 48 ore, rappresenta l’imminenza del pericolo e la tempestività con cui bisogna agire su questa situazione. Sono state inviate lettere alla Provincia per cercare insieme una soluzione abitativa agli abitanti del Parco Saraceno. Se non dovesse bastare, sarà anche interpellata la Comunità Europea, così come sta accadendo per l’emergenza immigrazione”, ha poi concluso. Appare dunque determinato il Sindaco nel voler trovare una sistemazione adeguata ai suoi cittadini ma, è necessario fare in fretta.

 

Torneremo nuovamente sul caso in attesa di ulteriori riscontri, affinché, il diritto ad una vita dignitosa e soprattutto ad una abitazione sia garantito a tutte le famiglie del Parco Saraceno.

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Sbarchi senza sosta: l’hotspot di Lampedusa scoppia. Lamorgese chiede maggiore solidarietà nei confronti dell’Italia

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Lampedusa torna ad essere letteralmente sotto assedio. Negli ultimi due giorni gli sbarchi di migranti si susseguono al “ritmo” di quasi uno all’ora.

Dai piccoli barchini partiti dalla coste tunisine con poche decine di persone, ai vecchi pescherecci stracarichi di centinaia profughi in fuga dall’inferno libico. Il bilancio degli arrivi, che conta già oltre 2 mila migranti, si aggiorna in continuazione. E l’hotspot dell’isola è ormai al collasso. Nella notte tra domenica e lunedì, circa 700 persone sono rimaste all’addiaccio sul molo Favarolo per mancanza di posti all’interno della struttura. Intanto, al largo della Libia, si consumava l’ennesima tragedia: un’imbarcazione si è capovolta e cinque persone, fra cui un bambino, sono annegate.

Da gennaio, sono 500 i profughi che hanno perso la vita nel Mediterraneo, mentre nel 2020 furono 150. Dopo i 16 sbarchi con circa 1500 migranti che si sono registrati nella giornata di domenica, sono approdati sull’isola altri quattro barconi, per un totale di 635 profughi. Nella tarda mattinata se ne sono aggiunti altri 97, fra cui 4 donne e 2 bambini. Poi le condizioni del mare sono peggiorate e all’orizzonte non sono state avvistate altre imbarcazioni.  

“Siamo preoccupati che sempre più persone intraprendano questo viaggio pericoloso e la perdita di vite umane è intollerabile. Finora almeno 500 persone sono annegate nel Mediterraneo centrale quest’anno rispetto ai circa 150 morti registrati nello stesso periodo” del 2020 ha detto all’ ANSA Safa Msehli. “Gli Stati non possono ignorare le proprie responsabilità e obblighi ai sensi del diritto internazionale. Abbiamo bisogno di più mezzi guidati dallo Stato per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo”.

Colloquio telefonico tra il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ed il commissario europeo per gli Affari Interni Ylva Johansson dopo i massicci sbarchi di migranti degli ultimi giorni. Lamorgese, si apprende, ha spiegato che l’obiettivo immediato dell’Italia, in attesa della definizione del Patto su immigrazione ed asilo, è attivare entro l’estate un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati europei disponibili per il ricollocamento delle persone soccorse in mare. Johansson ha ringraziato l’Italia per il suo impegno nella gestione dei flussi ed ha riconosciuto che l’Europa deve dare un segnale di solidarietà. La titolare del Viminale ha illustrato al commissario Johansson i numeri degli arrivi e le previsioni in vista della stagione estiva, che peraltro coincidono con le stime della Commissione Ue. Alla luce di questi dati, il ministro ha invocato un cambio di rotta immediato in direzione di una maggiore solidarietà nei confronti dell’Italia. Non si possono infatti attendere i tempi del contrastato negoziato in corso sul Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo. Serve subito che un gruppo di Paesi – come avvenuto nel settembre del 2019 con l’accordo di Malta cui hanno partecipato anche Francia e Germania – si faccia carico di accogliere automaticamente, sulla base di un meccanismo di quote condivise, i migranti soccorsi in mare. Per evitare che tutto il peso dei flussi estivi destinati ad aumentare ricada solo sull’Italia. Lamorgese e Johansson hanno poi discusso della missione congiunta a Tunisi programmata per il 20 maggio. Con le autorità tunisine si punterà a cercare un accordo finalizzato a frenare le partenze ed aumentare i rimpatri, a fronte di un sostegno economico – cui parteciperà anche l’Europa – per la ripresa del Paese in forte crisi.

E nel tardo pomeriggio l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu in Libia in un tweet ha scritto che “42 sopravvissuti a un naufragio sono appena stati riportati a Tripoli dalla Guardia costiera libica. L’Unhcr e la Croce rossa stanno curando i sopravvissuti che soffrono di ustioni in diverse parti del corpo. Un cadavere è stato recuperato e 23 persone risultano disperse”.

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TikTok appoggia la Technology Coalition per proteggere i minori

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TikTok aderisce alla Technology Coalition, un’organizzazione che lavora per proteggere i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali online. Lo comunica la società in una nota. “La sicurezza della community è sempre la nostra massima priorità, soprattutto dei nostri utenti più giovani. L’adesione ha un duplice significato: rispecchiare la nostra politica di tolleranza zero contro questi fenomeni e sottolineare l’esigenza di una risposta collettiva a questa sfida globale”, scrivono in un post ufficilae due manager della società, Alexandra Evans, Head of Child Safety Public Policy Europe e Tracy Elizabeth, Minor Safety Policy Lead. “TikTok entrerà a far parte anche del consiglio della Coalition e di una serie di comitati che mirano a promuovere la protezione dei minori online e offline e una maggiore trasparenza sulle continue evoluzioni delle minacce alla loro sicurezza”, sottolineano. “Questa partnership si aggiunge a quelle già in essere con le principali organizzazioni per la sicurezza online tra le quali Family Online Safety Institute, ConnectSafely, National Center for Missing and Exploited Children, WePROTECT Global Alliance e la Internet Watch Foundation per garantire che le nostre policy e funzionalità continuino a promuovere un ambiente sicuro e accogliente per la nostra community. TikTok supporta anche l’implementazione dei Principi Volontari per il contrasto allo sfruttamento sessuale e l’abuso di minori online (Voluntary Principles to Counter Online Child Sexual Exploitation and Abuse)”. L’adesione alla Technology Coalition, sottolinea infine TikTok, va a rafforzare gli impegni presi nell’ultimo anno per promuovere “un’esperienza positiva e sicura per gli adolescenti sulla piattaforma, comprese le funzionalità Collegamento Familiare, impostazioni di privacy predefinite per gli account di utenti di 13-17 anni e la rimozione della messaggistica diretta per i minori di 16 anni”.

F.P.L.

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Milano, bimbo morto a scuola dopo caduta dalla tromba delle scale: maestra condannata a 1 anno di carcere

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MILANO – E’ stata condannata a un anno, con sospensione condizionale, la 43enne docente di italiano che risponde di omicidio colposo nel processo in abbreviato sulla morte di un bambino di cinque anni e mezzo, precipitato nella tromba delle scale della scuola Pirelli di Milano nell’ottobre 2019. Lo ha deciso stamane il gup Elisabetta Meyer, accogliendo la richiesta del pm Maria Letizia Mocciaro.

Oggi è anche stata rinviata a giudizio l’altra insegnante che aveva scelto il rito ordinario (il processo inizierà l’11 luglio davanti alla undicesima penale) e ha accolto il patteggiamento a 2 anni di reclusione della bidella co-imputata.

I fatti risalgono al 18 ottobre 2019

Erano le 9,30 del mattino quando il piccolo ebbe dalle maestre il permesso di uscire da solo dalla sua classe per andare in bagno. Probabilmente “incuriosito dal vociare” dei bambini di un’altra classe che stava andando in palestra, si leggeva nell’avviso di conclusione delle indagini, salì su una sedia girevole con le rotelle e si sporse dalla balaustra, perse l’equilibrio e cadde nel vuoto da un’altezza di circa 13 metri e mezzo.

La collaboratrice scolastica, che nei mesi scorsi si è vista respingere da un altro gup un patteggiamento a 1 anno e 10 mesi, è accusata di “non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno”. Avrebbe anche utilizzato il telefono cellulare “per scopi personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare la sorveglianza al piano”. Inoltre la donna si sarebbe allontanata dalla sua postazione di vigilanza, un gabbiotto da cui avrebbe potuto vedere il piccolo, e avrebbe anche lasciato incustodita e in prossimità delle scale la sedia girevole utilizzata poi dal piccolo.

Le due insegnanti sono accusate di avere “omesso la dovuta vigilanza sul bambino” avendogli consentito di “recarsi ai servizi igienici fuori dall’orario programmato” e violando così il regolamento dell’Istituto e la direttiva della scuola avente ad oggetto la vigilanza sugli alunni. 

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