Eiyuden Chronicle Hundred Heroes, il Jrpg che strizza l’occhio alla saga di Suikoden

Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes (disponibile su PC, Xbox, PlayStation e Switch) rappresenta una nuova ed epica odissea nel mondo dei giochi di ruolo giapponesi, un’avventura che ha come scopo quello di catturare l’essenza dell’era d’oro del genere con una profondità e una ricchezza di contenuti che vi terranno sicuramente incollati allo schermo per ore e ore di sano intrattenimento. Con decine e decine di personaggi unici e memorabili, questo JRPG in stile vecchia scuola offre una storia tipica dei canoni dei grandi prodotti degli anni ’90 che andrà sicuramente a toccare l’anima di tutti gli appassionati del genere. L’artefice di questa straordinaria esperienza videoludica è una garanzia: Yoshitaka Murayama, il leggendario game designer giapponese noto per aver dato vita alla celebre serie Suidoken. Nonostante sia tragicamente scomparso da poco, con Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes, Murayama ha dimostrato ancora un’ultima volta la sua maestria nel creare mondi fantastici e personaggi indimenticabili. Sequel di “Eiyuden Chronicle: Rising“, “Hundred Heroes” narra le vicende che accadono nel conglomerato di nazioni noto come Allraan. Specie di diverse razze hanno imparato a convivere per molto tempo ma, recentemente, l’Impero Galdeano ha dominato le guerre grazie alle proprie capacità. In questo clima di tensione agirà un gruppo di eroi, che si trasformerà in un esercito di oltre cento personaggi che decreteranno il destino del mondo. “Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes” è un videogioco JRPG a turni in cui si seguono le vicende di Nowa: un giovane ragazzo appena reclutato nell’esercito locale che, in un modo o nell’altro, diventerà elemento chiave per la prosecuzione del gioco. Attraverso l’esplorazione e le missioni principali e secondarie otterrà potenziamenti ed alleati, necessari per affrontare nuovi nemici e gestire al meglio il suo intero viaggio. Il gameplay è strutturato con uno scheletro semplice, in linea con gli altri JRPG presenti sul mercato. Esplorando la vasta mappa di gioco sarà possibile incontrare NPC utili per ottenere benefici vari e affrontare avversari di diverso genere, i quali devono essere sconfitti per proseguire nella storia. Per superare le avversità si utilizza un sistema di gioco molto familiare, in cui i vari combattenti presenti in squadra possono attaccare, utilizzare oggetti, difendersi ed eseguire mosse speciali. Proprio queste ultime si suddividono in “Combo di Eroi”, eseguibili soltanto con determinate condizioni, e “Lenti Runiche”: termine che coinvolge qualsiasi Abilità o Magia che i combattenti possono sfruttare nel corso del gioco.

La giocabilità di Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes , quindi, prende a piene mani la struttura classica del genere e la posiziona in modo tale da donare al pubblico un’esperienza familiare ed accessibile. A tale aspetto si possono accompagnare l’insieme di modifiche meccaniche eseguibili all’inizio del proprio salvataggio e che decretano la difficoltà. Oltre alla mera potenza degli avversari, infatti, è possibile modificare quali risorse possono essere usate in battaglia e quanto costano gli oggetti presenti nei negozi. Tali meccaniche possono risultare inusuali, ma andrebbero messe in relazione con una caratteristica chiave del gioco, ossia il numero di eroi. Come suggerisce lo stesso titolo del videogioco, “Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes” è un titolo in cui si andrà a creare un gruppo composto da oltre cento personaggi. Di questi, tre saranno sempre presenti nell’area frontale di combattimento, tre rimarranno nella zona appena dietro, uno svolgerà il ruolo di aiutante e altri tre ricoprono il ruolo delle riserve. In altre parole, un gruppo completo di personaggi utilizzabili simultaneamente ruoterà attorno alle dieci unità. Per ottenere tutti i personaggi a disposizione è necessario rispettare alcuni semplici requisiti, che possono passare dal dialogare con un personaggio specifico al combattere contro specifici nemici. Avere una grande varietà di personaggi utilizzabili può sembrare eccessivo, ma fa parte di una delle caratteristiche dei progetti di Yoshitaka Murayama. Questo elemento era già visibile nel franchise “Suikoden” e permette non solo di costruire squadre originali, ma serve anche per dare al pubblico figure secondarie emblematiche, le quali possono catturare l’attenzione senza dover sostenere il peso narrativo del protagonista. Ovviamente poter utilizzare una mole così grande di eroi aumenta anche la voglia di rigiocare al titolo una volta terminata la storia, che per un Jrpg è davvero una caratteristica importante. L’impianto narrativo di Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes tende a risultare interessante quando vengono approfonditi i suoi dettagli e la difficoltà massima di questo videogioco è strutturata per forzare specifiche strategie che raramente si vedono in altre produzioni. Entro la seconda metà dell’avventura i giocatori avranno trovato una squadra stabile, ma per comprendere e vivere al meglio l’esperienza dei cento protagonisti disponibili noi consigliamo di affrontare l’avventura nel modo più difficile possibile. “Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes” richiede circa 60 ore per raggiungere i titoli di coda e presenta l’adattamento dei sottotitoli in lingua italiana (il doppiaggio, invece, è in inglese o giapponese). Un plauso va inoltre fatto alla soundtrack, le tracce musicali infatti sono in grado di immergere completamente il giocatore nell’atmosfera del gioco, trasportandolo in un mondo ricco di avventure e misteri.

Per chiunque sia familiare con la serie Suidoken, sarà sin da subito evidente che Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes è in tutto e per tutto l’erede spirituale di quel leggendario franchise che è Suikoden, mantenendo intatte le sue caratteristiche distintive e ampliando ulteriormente il concetto di squadra e strategia. La varietà dei personaggi è sorprendente, con quasi 120 membri del cast da reclutare, ognuno con le proprie storie e abilità da offrire al gruppo. Inoltre, il sistema di potenziamento mediante le rune aggiunge un ulteriore livello di profondità strategica, consentendo ai giocatori di personalizzare ulteriormente le capacità dei loro party. Con così tante opzioni di personalizzazione a disposizione, le possibilità di mixare e abbinare il party sono praticamente infinite, offrendo una gamma incredibilmente ampia di strategie e approcci di gioco. In questo titolo ogni cosa sembra essere al posto giusto e tutto funziona come un ingranaggio ben oliato ed efficiente. Lo stile artistico scelto, che pur nella sua bidimensionalità fa un ottimo uso delle tecniche 3D per garantire profondità, il sistema di combattimento, il modo in cui le varie meccaniche dipendono l’una dall’altra… ciascun elemento fa il proprio dovere e mette in scena un titolo consigliatissimo sia agli appassionati del genere sia a chi vuol scoprire come ci si divertiva con le meccaniche di gioco di qualche anno fa. Tirando le somme, questo Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes ci è piaciuto davvero moltissimo. Il titolo infatti fin dalle prime battute si rivela un’esperienza straordinaria per gli amanti dei Jrpg old-school. Con una trama coinvolgente, un vasto cast di personaggi ben definiti e un comparto audio di alta qualità, il gioco cattura l’essenza dei classici del genere, offrendo al contempo nuove e interessanti meccaniche di gioco. Nonostante alcune sfide legate al grinding e all’adattamento alle meccaniche di gioco, l’esperienza complessiva risulta estremamente gratificante. Con una cura particolare per i dettagli e un’impeccabile comparto narrativo, Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes è sicuramente uno dei Jrpg più interessanti di questo 2024. Un ottima esperienza “Suidoken-like” dal creatore stesso del franchise, che purtroppo ci ha lasciati troppo presto, ma che con quest’opera è destinato ad essere ricordato e apprezzato per sempre. Se siete alla ricerca di un prodotto longevo, appagante e con una rosa di personaggi numerosa, questo è il gioco che fa per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Galaxy Watch, il futuro degli smartwatch Samsung sarà l’IA

Galaxy Watch, lo smartwatch di Samsung si proietta verso il futuro e l’azienda dà un annuncio che è destinato a far crescere la qualità e la fruibilità dei suoi orologi intelligenti. La società, infatti, aggiungerà nuove funzionalità per la salute e il fitness basate sull’intelligenza artificiale agli orologi Galaxy Watch entro la fine dell’anno. A darne notizia è stato lo stesso colosso della tecnologia parlando dei nuovi modelli di smartwatch che probabilmente vedranno la luce durante l’evento Unpacked di luglio, che in Europa farà tappa a Parigi. Galaxy AI, la declinazione dell’intelligenza artificiale di Samsung, presente già sugli smartphone Galaxy S24 e generazioni precedenti, permetterà sugli orologi supportati di ricevere consigli di allenamento e dati di monitoraggio della salute personalizzati. A beneficiare dell’IA saranno gli orologi che verranno aggiornati al sistema operativo One UI 6, basati su Wear Os. A bordo dei dispositivi debutterà il cosiddetto “punteggio energetico”, che apprende da varie metriche personali per fornire “informazioni complete sulla salute”. Il modello si basa su una serie di dati sul sonno, dall’ossigeno nel sangue alla frequenza cardiaca e la variabilità del battito. Informazioni che, integrate con l’attività fisica nelle ore di veglia, permetterà di avere un quadro più preciso del proprio stato di salute nel corso della giornata. Per gli sportivi, Galaxy Watch mostrerà nuovi parametri relativi alla zona di frequenza cardiaca della soglia aerobica e della soglia anaerobica, per aiutare a rimanere in finestre di allenamento ottimali per ogni persona. Samsung ha anticipato che il Galaxy Watch non sarà l’unico dispositivo a ricevere nuove funzionalità di intelligenza artificiale. “L’introduzione di Galaxy AI su Galaxy Watch è solo l’inizio di questo processo e siamo entusiasti di presentare molto presto ancora più integrazioni nel nostro portafoglio” ha affermato la società in una nota. Il riferimento potrebbe essere al Galaxy Ring, il primo anello smart del gruppo, mostrato per la prima volta al Mobile World Congress di Barcellona a febbraio. All’evento Unpacked di luglio il colosso coreano dovrebbe dare più informazioni sul Ring, compresa la data di lancio, prezzo e mercati di riferimento.

F.P.L.




PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs, la sfida definitiva

PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs” è l’ultima proposta di Bandai Namco di un videogame in stile battle royale dedicato al famoso “mangia pillole” disponibile su PC, Xbox, PlayStation e Switch. Il titolo è un potenziamento dell’omonimo progetto rilasciato nel 2020 ed offre un tasso di sfida altissimo per tutti gli amanti del genere. PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs, proprio come ci si aspetta da un esponente del genere uno contro tutti, vede 64 giocatori immergersi in battaglie online contro altri partecipanti, al fine di essere il PAC-MAN vincente. Per fare questo è necessario giocare le partite aggiungendo una serie di twist e meccaniche secondarie rilevanti. Bonus e potenziamenti che sono presenti nel percorso assumono una rilevanza decisiva e servono ad aiutare i giocatori per conquistare la vittoria o decretarne la sconfitta. Attualmente il titolo presenta una sola modalità di gioco, divisa in tre versioni a seconda di quanto l’acquirente desidera essere competitivo. I giocatori partecipano con altri personaggi all’interno di una catena di labirinti di PAC-MAN, il cui aspetto estetico può essere modificato nelle impostazioni. Evitando i fantasmini avversari, i giocatori devono fare il miglior punteggio possibile e devono evitare di essere mangiati dagli avversari. La disfatta infatti può avvenire sia per mano dei nemici controllati dall’IA, sia per mano degli altri players. Il gameplay di PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs, di per sé, segue le regole classiche della serie. Il giocatore può esplorare il labirinto seguendo movimenti verticali e orizzontali, oltre a poter tornare indietro nel proprio percorso. Nelle estremità del livello sono presenti delle sfere speciali che, se mangiate, permettono di ottenere un incredibile potenziamento. Tutti i fantasmi, infatti, diventeranno azzurri e saranno vulnerabili. Se vengono mangiati torneranno nella loro base, per poi riapparire al massimo delle loro forze.

Fino a qui “PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs” non si differenzia da altri capitoli del suo franchise, ma c’è una particolarità che lo rende unico nel suo genere. In alcune sezioni del livello, infatti, saranno presenti dei portali che si aprono e si chiudono a un ritmo prestabilito. I giocatori possono attraversarli per entrare nei labirinti di altri giocatori, che possono contenere altri PAC-MAN. Lo scopo è quello di utilizzare questa strategia per danneggiare le altre partite e assicurarsi la sconfitta degli altri giocatori. Esistono vari modi per raggiungere questo risultato, così come esistono tattiche difensive per evitare di essere attaccati. Come prima cosa, ogni volta che un livello viene ripulito dalle sfere gialle aumenterà la velocità dei nemici, rendendo sempre più difficile sfuggire. Inoltre, se un PAC-MAN potenziato si avvicina ad uno non potenziato, lo mangerà automaticamente. Esiste però anche una terza opzione: i così detti bonus passivi. Esplorando il labirinto capiterà di vedere apparire delle sfere azzurre e rosse che circoleranno per la mappa. Il primo colore indica dei bonus positivi, mentre il secondo quelli negativi. Tra questi benefici ci sono la possibilità di allontanare i fantasmi, ottimo modo per affrontare le ultime fasi di gioco. Capire come raggiungere e sfruttare questi benefici nel miglior modo possibile decreta il miglior proseguimento delle proprie partite, con una sempre maggiore probabilità di vincere. Insomma PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs eleva il classico gioco in una battaglia online senza esclusione di colpi dove solo il più scaltro potrà raggiungere la vetta dominando sugli altri partecipanti.

E’ bene ricordare che PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs contiene esclusivamente modalità online e permette, a giocatori di piattaforme differenti, di giocare assieme ed inserirsi in una lista amici speciale, al fine di creare gruppi di gioco. Tra le meccaniche più carine del gioco c’è la possibilità di modificare le estetiche del proprio PAC-MAN tramite la personalizzazione del personaggio, che può essere modificato tramite occhiali, cappelli e costumi. Per acquisire sempre più opzioni sarà necessario il pagamento di soldi veri in caso si desiderino dei DLC in particolare o la valuta del gioco, che si ottiene giocando partite. Ovviamente i costumi di “PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs” hanno una mera funzionalità estetica e non condizionano le partite dal punto di vista meccanico. A nostro avviso dovendo scegliere il punto di forza di questo titolo noi puntiamo tutto sulla gestione della relazione tra i labirinti. Ci ha colpito particolarmente l’idea di poter visitare le altre mappe e incontrare i giocatori avversari, anche se questo è visto con un approccio competitivo. In questo modo è possibile studiare nuove strategie per schivare i fantasmi e si possono vedere vari design dei labirinti, aumentando così il design artistico. Questo dettaglio merita sicuramente l’attenzione e lo abbiamo trovato estremamente gradevole. Punto debole della produzione però è il fatto che il gioco sia esclusivamente online e non esista una modalità contro i bot dove i giocatori possano allenarsi nelle prime ore di gioco. Questo fa si purtroppo che anche giocatori alle prime armi si trovino contro persone molto abili che approfitteranno della situazione. Non è sicuramente facile dare un giudizio grafico-estetico ad un gioco che non sfoggia quasi nessuna caratteristica avanzata, tanto che avrebbe potuto uscire anche tre generazioni del passato senza sfigurare, ma è comunque indicativo di come gli artisti siano riusciti a rendere un avanzato 2D in una miscela di effetti di luce e animazioni dei livelli davvero molto piacevole, oltre al remix delle musiche più iconiche che tanto conosciamo del classico. PAC-MAN Mega Tunnel Battle: Chomp Champs va considerato come uno scacciapensieri, è un gioco irresistibile che ruota intorno ad un battle royale semplice, immediato, irresistibile e ad un prezzo super budget. Quindi se amate le competizioni accese, i battle royale, e i giochi semplici ma intensi, siamo certi che apprezzerete questo titolo, su qualunque piattaforme lo giochiate.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 8

LONGEVITA’ 7,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise




L’evoluzione di Internet e dei Social Network: verso un futuro sempre più interconnesso

L’inizio di Internet: dalle Reti Universitarie al World Wide Web

L’avvento di Internet risale agli anni ’60, quando ARPANET, una rete di computer del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, fu creata per facilitare la comunicazione tra gli enti governativi e le università. Tuttavia, fu solo nel 1991, con la nascita del World Wide Web grazie a Tim Berners-Lee, che Internet iniziò a trasformarsi nella rete globale che conosciamo oggi. Questo strumento rivoluzionario ha permesso la condivisione di informazioni su scala mondiale, aprendo le porte a innumerevoli possibilità di comunicazione e collaborazione.
Il primo sito web pubblicato, info.cern.ch, conteneva informazioni su come utilizzare il Web e configurare un server. Da quel momento in poi, la crescita di Internet fu esponenziale, con il numero di siti web che passò da poche centinaia a milioni in pochi anni. L’introduzione di browser come “Netscape” e “Internet Explorer” rese poi la navigazione sul web accessibile a un pubblico più vasto, segnando l’inizio dell’era digitale.

La Rivoluzione dei Social Network: Connettere il mondo

I social network hanno rappresentato il passo successivo nell’evoluzione di Internet. Nel 2004, Facebook fu lanciato da Mark Zuckerberg, segnando l’inizio di una nuova era di interconnessione sociale. Questo ha cambiato radicalmente il modo in cui le persone comunicano, condividendo informazioni e costruendo relazioni.
I social network non solo hanno modificato la comunicazione, ma hanno anche avuto un impatto significativo su vari aspetti della società. Hanno facilitato la nascita di movimenti sociali, come la Primavera Araba e il movimento #MeToo, permettendo alle persone di unirsi e mobilitarsi per cause comuni. Tuttavia, hanno anche sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy, alla sicurezza dei dati e alla diffusione di informazioni false.

L’evoluzione di Internet e dei social network è stata straordinaria, e il futuro promette di essere altrettanto dinamico e rivoluzionario. Con l’integrazione di tecnologie emergenti e un crescente focus sulla privacy e la sicurezza, ci avviciniamo a un’era in cui le interazioni digitali saranno ancora più profonde e significative.

Il mondo sarà più interconnesso che mai, aprendo nuove possibilità per la comunicazione, la collaborazione e la creatività. Le aziende e gli individui dovranno adattarsi rapidamente a questi cambiamenti, abbracciando le nuove tecnologie e i nuovi approcci per rimanere rilevanti. Mentre ci prepariamo per questo futuro interconnesso, è essenziale considerare sia le opportunità che le sfide che esso comporta, lavorando insieme per creare un ambiente online sicuro, inclusivo e innovativo.




Sand Land. Il videogame ispirato all’opera di Akira Toriyama

Sand Land è un classico action-RPG in terza persona ispirato al manga del maestro Akira Toriyama, autore di fumetti del calibro di Dragon Ball e Arale, scomparso purtroppo recentemente. Il titolo, disponibile su PC e sulle piattaforme di vecchia e nuova generazione di Microsoft e Sony, è ambientato nel mondo di Sand Land, che come suggerisce il nome è una sconfinata landa desertica devastata da una lontana guerra fra esseri umani e una razza umanoide che ormai si crede estinta. Ed è proprio all’inizio del gioco che Rao, uno sceriffo umano con un passato misterioso, si reca alla città dei demoni in cerca di aiuto per un compito davvero speciale, ovvero: trovare la Sorgente Leggendaria e riportare l’acqua in questo mondo. Tale impresa se portata a termine farebbe nel contempo cadere l’egemonia del Re, arricchitosi vendendo l’acqua alla popolazione assetata. Alla richiesta disperata dell’uomo rispondono due demoni: Beelzebub e Thief, che si uniscono alla carovana. Sono proprio loro i tre protagonisti di Sand Land, in particolare lo è Beelzebub che è il personaggio bisognerà controllare. Nella seconda parte dell’avventura si unirà poi attivamente anche Ann, una ragazza alla ricerca dei suoi familiari. Come dicevamo qualchje riga più in alto, Sand Land è un action in terza persona con alcuni elementi RPG come ad esempio il sistema di livelli e di progressione dei personaggi. I comandi sono i classici: attacco potente, attacco debole, schivata, salto e una mossa speciale in grado di causare un grande ammontare di danni ma che ha bisogno di essere caricata attraverso un’apposita barra che si riempie mettendo a segno colpi o utilizzando un particolare bonus acquistabile dai venditori. Il sistema di progressione è quindi abbastanza classico ed è basato sui punti esperienza: ogni livello raggiunto permette di acquistare un perk nell’albero delle skill. I perk più potenti richiedono la spesa di più di uno skill point. In Sand Land è chiaro fin da subito che i veicoli e le loro personalizzazioni ricoprono un luogo centrale all’interno del gioco. Nel titolo il mondo di gioco è vasto e piuttosto monocolore, quindi spostarsi unicamente a piedi avrebbe fatto rapidamente annoiare anche il giocatore più navigato. Esiste comunque un sistema di viaggio rapido che permette di raggiungere istantaneamente tutti i luoghi già visitati, con tantissimi e punti di “teletrasporto”. Tuttavia, nonostante ciò, i veicoli rappresentano il modo principale con cui ci si sposta per brevi distanze e si combatte contro i nemici. Il tank è il primo mezzo che è possibile ottenere, e fino alla seconda parte del gioco è anche il veicolo più potente e manovrabile fra tutti. In seguito, si può sbloccare il Salta-Bot, una sorta di Metal Gear che permette di saltare e raggiungere piattaforme molto in alto; l’automobile e la moto, ma anche l’hovercraft e la potente armatura da battaglia. Tutti i mezzi possono poi essere personalizzati profondamente, dal cambio di colore, possibile attraverso un venditore apposito più avanti nel gioco, alla modifica dei vari componenti per aumentarne la potenza o la velocità o la difesa. I componenti possono essere trovati come loot del gioco sconfiggendo i nemici, oppure possono essere creati attraverso i materiali ottenuti dalle casse posizionate in tutto il mondo di gioco.

Un altro elemento cardine di Sand Land è rappresentato dalla città di Spino, legata a doppio filo con lo svolgimento della trama. Essa infatti funge da quartier generale per il party. Il centro all’inizio è ridotto a poco più di un cumulo di macerie e si sviluppa nel corso del gioco man mano che vengono completate le quest secondarie. Attraverso queste missioni è possibile, infatti, recuperare vari personaggi che diventeranno i nuovi abitanti della città e apriranno nuove botteghe che incrementano i servizi disponibili. In questo modo è possibile acquistare tutto quanto serve per portare a termine il gioco senza cercarlo nelle città-discarica sparse qua e là. Le missioni secondarie legate a Spino però non sono l’unica cosa che è possibile fare nel mondo di Sand Land. Esistono infatti missioni casuali che si incontrano durante un viaggio a piedi/con un veicolo e possono essere ad esempio il salvataggio di un venditore braccato dai predoni o dai raptor. Sono presenti un gran numero di caverne del tesoro da scoprire e razziare, e alcune strutture speciali come rovine o discariche che contengono i pezzi più potenti per potenziare i veicoli. Nelle rovine, razziando i bauli disseminati al loro interno, si possono recuperare le monete d’oro antiche che possono essere scambiate con il gatto Lassi per ottenere le mappe con la posizione di tutti gli scrigni del tesoro. Menzione d’onore, infine, va fatta ai comparti video e audio di Sand Land. In particolar modo il primo: il gioco è in cel shading come da tradizione dei giochi tratti da anime/manga. In Sand Land però raggiunge un grado di pulizia e di dettaglio che raramente si può ammirare in altre produzioni simili. Il gioco è al 99% in terza persona con visuale alle spalle dall’alto, ma in alcune sezioni di un paio di dungeon, la visuale passa a scorrimento laterale in stile platform. Anche il comparto audio è molto curato, con musiche avvincenti e che ben si adattano alla situazione che intendono accompagnare. L’amore che il team ha riversato nei confronti delle tavole originali di Sand Land è percepibile anche nell’ottima cura delle scenografie: in alcuni frangenti, certi scorci paesaggistici ricordano moltissimo le spigolosissime composizioni rocciose che il buon Toriyama amava disegnare. Il gioco si può infine completare in una trentina di ore circa, senza andare eccessivamente veloce. Il gioco è integralmente doppiato in inglese o giapponese, con sottotitoli in italiano. Tirando le somme, Sand Land è un adattamento videoludico che esprime tantissimo affetto nei confronti dell’opera da cui è tratto. Una gestione divertente e variegata dell’arsenale di veicoli e un cast di personaggi carismatici fanno da contraltare ad un open world un po’ scialbo (a causa della natura del mondo) e a un combat system piuttosto farraginoso. Per tutto il resto c’è la nostalgia a fare da padrona, in un’avventura rivolta principalmente ai fan dell’adorabile Beelzebub. A nostro avviso sia che si sia amanti dell’opera, sia che si sia fan del maestro Toriyama, Sand Land è un titolo che merita di essere giocato.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise




WhatsApp si rifà il look e aggiorna le sue funzioni

WhatsApp ha annunciato il rilascio di un aggiornamento che introduce un design rinnovato per l’app iOS e Android. Gli utenti raggiunti dall’update potranno notare una nuova tavolozza di colori e altre modifiche che rendono più fluida l’esperienza di utilizzo su entrambe le piattaforme. “Nel corso degli anni, ci siamo principalmente dedicati all’integrazione di nuovi strumenti all’interno dell’applicazione” spiega Meta in una nota ufficiale. “Con la costante espansione delle funzionalità, abbiamo sentito la necessità di far evolvere anche il design. Il nostro obiettivo era rendere il prodotto più fresco e moderno, senza però stravolgere la sua funzionalità principale”. Con l’aggiornamento, WhatsApp adotta il colore verde come tonalità principale in tutte le applicazioni. Dopo aver esaminato oltre 35 varianti di colore, gli sviluppatori hanno deciso di aderire al verde iconico di WhatsApp, creando una palette che consenta di ottenere abbinamenti cromatici in tutta l’app. Di conseguenza, elementi come badge di avviso e pulsanti di notifica appariranno solo in verde. Su Android, la barra delle schede è stata spostata nella parte inferiore dello schermo, rendendo WhatsApp più simile alla versione per iPhone. Proprio qui, viene introdotta una nuova area per gli allegati, con una visione più chiara delle opzioni disponibili durante l’invio di file. Per la modalità oscura, WhatsApp afferma di aver modificato i colori per fornire un contrasto più elevato e toni atti a “ridurre l’affaticamento degli occhi in ambienti con scarsa illuminazione”. L’app ha anche ricevuto nuove animazioni e sfondi per la chat. Sarà inoltre possibile selezionare i filtri per i messaggi non letti e per i gruppi con un semplice tocco, per recuperare le chat singole e di gruppo preferite.

F.P.L.




TopSpin 2K25, il tennis videogiocato non è mai stato così realistico

Con TopSpin 2K25, 2K e Hangar 13 resuscitano quello che è ricordato come il miglior gioco di tennis di tutti i tempi e lo fanno portando su PC e sulle console di nuova generazione un titolo solido, divertente e assolutamente godibile da tutti. Sono passati 11 anni dall’uscita di Top Spin 4 su Xbox 360, un titolo incoronato dagli appassionati come il miglior gioco di tennis mai reso disponibile per una console casalinga e, tra l’altro, mai reso retrocompatibile sulle successive generazioni. In principio fu PAM Entertainment a portare il primo Top Spin sulla grande Xbox nera, e siamo ormai nel quasi “preistorico” 2003. Nonostante il tennis sia uno degli sport più seguiti e ricchi al mondo e, sostanzialmente, il progenitore di tutti i videogiochi moderni ha sempre peccato di una certa continuità in campo videoludico. Serie storiche come Virtua Tennis sono ferme da anni, mentre le produzioni più recenti non sono mai riuscite a rispondere appieno alle aspettative degli appassionati. Alla luce di ciò, è naturale che le speranze dei fan fossero tutte riposte su questo TopSpin 2K25 e fortunatamente possiamo dire che questa volta finalmente è stato fatto centro. Dove TopSpin il titolo brilla è senza dubbio sotto il profilo del gameplay. Lo studio a cui 2K Sports ha affidato il nuovo gioco è ripartito dalle ottime basi di Top Spin 4 e ha provato ad affinare quello che non funzionava nel 2011, spolverando sul tutto un pizzico di ottava e nona generazione. Il risultato è un gioco di tennis facile da imparare, soprattutto da chi ha già esperienza, ma difficile da padroneggiare, visto che contro avversari umani o ai livelli più alti dell’intelligenza artificiale sarà fondamentale non solo conoscere bene le dinamiche di questo sport, ma anche azzeccare tutti i colpi per non essere puniti. Il tempismo, infatti, è la chiave principale dell’esperienza. Colpendo bene o perfettamente la palla, infatti, non solo si diventa più potenti e precisi o, meglio, si possono sfruttare pienamente le potenzialità del proprio tennista, ma si può fare in modo che l’effetto della palla sia quello desiderato. Le risposte scarse, infatti, solitamente rimbalzano in posizione centrale e sono piuttosto alte, due elementi che potrebbero dare all’avversario il tempo per colpire con forza e precisione. Ma non è tutto, infatti in TopSpin 2K25 caricando il movimento e rilasciando il tasto al momento giusto si va a intaccare la resistenza degli avversari. Per evitare gli interminabili scambi che era possibile avere in Top Spin 4, Hangar 13 ha pensato a questo sistema per forzare gli errori: rispondere alle cannonate provenienti dall’altra metà del campo costa fatica e, una volta consumata la resistenza, si alza drasticamente la percentuale di errore. A questo punto concorrono diversi fattori, come la resistenza dell’atleta prescelto o la capacità di indovinare sempre il giusto tempismo, aggiungendo ulteriore tensione a questi frangenti o agli ultimi game di un quinto set a Wimbledon. Interessante anche la differenziazione tra colpo caricato e colpo normale, con il primo che consuma energia, mentre il secondo perde un po’ in efficacia, il fatto che ci si possa posizionare per effettuare un colpo aperto o i tre metodi per la battuta: semplice, caricato o con la leva analogica. Insomma, il gameplay di TopSpin 2K25 è davvero molto profondo.

Una volta lanciato TopSpin 2K25 si nota immediatamente l’esperienza del gruppo 2K Sports in questo genere di videogames. I menù sono chiari e leggibili, l’accompagnamento sonoro di qualità e la struttura è quella classica, tra modalità per giocatore singolo e quelle online. Il pezzo pregiato della modalità in solitaria è senza dubbio MyPlayer, la classica carriera nella quale si crea nei dettagli un alter ego digitale e lo si porta dall’essere un perfetto sconosciuto del circuito maschile o femminile al battagliare contro i più forti al mondo. La progressione è piuttosto semplice, dato che è divisa a tappe, ognuna scandita da tre eventi: un allenamento, un’esibizione e un torneo. Il primo consente di guadagnare un buon quantitativo di esperienza, in modo da salire di livello più velocemente e incrementare le qualità fisiche e tecniche del nostro tennista. Selezionando l’esibizione si possono sperimentare delle stipule piuttosto originali con le quali sbloccare nuovi oggetti per personalizzare l’aspetto estetico del nostro alter ego. Infine il torneo consente di migliorare il posizionamento ATP (o WTA), fondamentale per andare a vincere i trofei più prestigiosi come i quattro Slam presenti o i tanti altri tornei ufficiali sotto licenza. A rallentare questa scalata però, c’è la stanchezza, che va sempre tenuta sotto controllo, non solo perché farà scendere in campo il proprio atleta con meno energie, ma aumenterà il rischio di incorrere in un infortunio, costringendo il giocatore ad un riposo forzato o a scendere in campo con valori decurtati. E poi? Tutto qui, si gioca, si cresce, si rigioca fino a raggiungere il tetto del mondo. In TopSpin 2K25 sono presenti anche altre modalità per giocatore singolo, esistono infatti la classica Esibizione o le sfide del pass stagionale, ovvero il modo per sbloccare ulteriori e sempre nuovi oggetti estetici e oggetti di varia natura che saranno aggiornati con passare del tempo. Tutto quello che bisogna fare per ottenere tali ricompense è affrontare partite tematiche, spesso ispirate allo slam del momento, con stipule varie e originali. Collegandosi online, inoltre, si possono affrontare una modalità torneo nella quale partecipare col proprio MyPlayer, non classificate e classificate. Queste ultime hanno una struttura particolare, dato che mettono in evidenza 4 tennisti e chiedono di portare a termine compiti particolari per ottenere punti esperienza extra. Anche in questo caso tutto funziona bene, durante la nostra prova non abbiamo avuto problemi di connessione di sorta e l’esperienza è stata piacevole. Il titolo, insomma è quasi perfetto, diciamo quasi perché quello che manca in TopSpin 2K25 ha un suo peso. Innanzitutto si nota l’assenza di quasi tutti i top 10 attuali, sia dalla parte maschile che da quella femminile. È vero che le licenze non sono tutto, ma affrontare in una finale Sinner o Djokovic è diverso che trovare Taylor Fritz. Ottima, invece, la scelta di leggende, dalla Williams a Federer, passando dalla Sharapova a Sampras; è un peccato che non ci siano scenari o modalità che sfruttino questi nomi per dare modo di rivivere le loro partite più iconiche. Il vero tallone d’Achille della produzione però è il comparto grafico. Con un’inquadratura televisiva TopSpin 2K25 è anche piacevole da vedere, non fosse per qualche animazione un po’ legnosa, un parco movimenti non vastissimo o la pallina che non tiene conto del corpo dei tennisti. Quando ci sono i primi piani, però, si passa dai volti bruttini e spigolosi dei tennisti, agli spettatori, posticci come quelli dei giochi di 4-5 anni fa. La natura cross-gen del progetto si fa sentire, ma anche in questo caso dopo 10 anni si poteva fare di più. Tirando le somme, possiamo dire che con TopSpin 2K25 tutti gli amanti del tennis potranno finalmente mettere le mani a un titolo che rende onore al tennis. Gli sviluppatori hanno migliorato sensibilmente il sistema di gioco, approfondendo ulteriormente gli aspetti di gameplay cruciali e riportando la serie sul trono che gli spetta di diritto. Un gameplay di primissimo livello, un realismo senza rivali e modalità di gioco decisamente funzionali spiccano su tutto, relegando in secondo piano le poche note negative.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay:8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Apple aggiunge i percorsi in bici nelle sue “Mappe”

A partire dal 10 maggio gli utenti di Apple Mappe in Italia possono ottenere indicazioni dettagliate per percorsi su piste e sentieri ciclabili e strade adatte alle biciclette. Le indicazioni per chi va in bicicletta in Mappe includono alcune funzioni. Tra queste, un’anteprima del dislivello di un percorso e se include una strada molto trafficata o meno, in modo che chi usa Mappe possa scegliere un percorso che esclude possibilmente dislivelli e strade trafficate. Dettagli sul dislivello in tempo reale. Notifiche per scendere e fare tratti a piedi tenendo la bicicletta quando ci si avvicina a determinati incroci. Indicazioni vocali che consentono agli utenti di rimanere concentrati sul percorso da seguire mentre si godono la pedalata. Ma ci sono anche opzioni per trovare toilette pubbliche, luoghi di sosta o officine per la riparazione delle biciclette; per condividere l’orario di arrivo previsto; per disattivare le indicazioni vocali; per visualizzare una panoramica del percorso o un elenco di svolte, il tutto mentre si segue un itinerario. La possibilità di selezionare la bicicletta come modalità di trasporto predefinita. Le indicazioni ciclistiche di Mappe sono anche su Apple Watch. Le funzioni esistenti, specifiche per il ciclismo, su dispositivo da polso includono una panoramica dell’altitudine lungo un percorso, il “tocco aptico” per le indicazioni passo passo e il feedback vocale su velocità e distanza dall’altoparlante integrato nell’Apple Watch.

F.P.L.




Dragon’s Dogma 2, il gdr fantasy targato Capcom torna su pc e console

Dragon’s Dogma 2 è il sequel dell’omonimo gioco di ruolo per Pc e console uscito 12 anni fa. La nuova creazione targata Capcom perfeziona la formula ludica del capitolo precedente, eliminando tutti quegli elementi di ridondanza che appesantivano il gameplay aggiungendo una serie di aspetti che rendono l’esperienza di gioco molto più scorrevole e gradevole. Ma facciamo un piccolo passo indietro, a vantaggio di chi si avvicina a questo universo per la prima volta. Il ritmo di gioco del titolo si pone esattamente a metà tra un andamento compassato e la frenesia di uno “stylish-action”. Ed è proprio grazie a questa evoluzione che Dragon’s Dogma 2 incontrerà i gusti di una fetta di pubblico più ampia e appassionerà sia giocatori di vecchia data che nuovi. Ma partiamo dal principio, il nuovo gdr del colosso del gaming nipponico è ambientato in un universo di fantasia dove Vermund e Battahl, i due principali regni in cui è diviso il mondo, sono in pieno conflitto. Secondo la legge la corona spetta di diritto all’Arisen, un guerriero marchiato da un drago e destinato a sconfiggerlo per liberare il mondo dalla suo dominio di terrore. Si tratta quindi di una figura importante e rispettata, eppure al risveglio del protagonista ci si trova in cella, nonostante il marchio dimostri che sia proprio lui o lei (a seconda della scelta fatta) l’Arisen. Il fatto poi di soffrire di amnesia non gioca proprio a favore dell’eroe, ma ben presto si scopre il motivo dietro questi eventi: qualcuno si sta spacciando per l’Arisen al posto del giocatore, e sta facendo di tutto per impedire di reclamare ciò che spetta lui di diritto. Inizia così una lunga avventura per scoprire sia le menti dietro al complotto che stanno manipolando non solo la memoria del protagonista, ma soprattutto la situazione geopolitica del mondo, sia per adempiere al già scritto destino e sconfiggere l’enorme drago causa del marchio. Come i fan di vecchia data avranno già notato, la trama è molto simile alla storia del primo Dragon’s Dogma. Dragon’s Dogma 2 infatti più che un sequel sembra quasi un reboot di quanto visto 12 anni fa, una sorta di riproposizione del gioco originale con tutti gli elementi che all’epoca il creatore Hideaki Itsuno non era riuscito ad inserire. Nel 2012 Il progetto di Itsuno era molto ambizioso, ma complici un budget estremamente ridotto, idee troppo avanzate per la tecnologia dell’epoca e il fatto che si trattasse del primo vero RPG open world per Capcom, il risultato finale fu comunque buono, ma la sensazione generale fu che il titolo aveva un grande potenziale ma che non riuscisse a esprimerlo al massimo. Dragon’s Dogma 2 ripropone quindi una storia molto simile al gioco originale, ambientata in un mondo parallelo a quello precedente, mantenendo sì diversi punti in comune, ma migliorandoli, a partire dal sistema di Pedine, la caratteristica principale del gioco. Le Pedine altro non sono che NPC che accompagnano l’Arisen nel corso dell’avventura, ma caratterizzati da una intelligenza artificiale particolare che li rende più simili possibile a dei veri giocatori umani. L’idea era quella di avere una sorta di esperienza multiplayer all’interno di un titolo per giocatore singolo, e se già nel 2012 il risultato era promettente, le tecnologie moderne hanno permesso ad Itsuno di avvicinarsi maggiormente alla sua visione originale, anche se ancora con qualche limitazione.

Per chi si stesse chiedendo: come funziona esattamente il sistema di Pedine? Eccovi la risposta. Per comprendere bene il tutto è necessario partire fin dal principio, esattamente da quando il gioco chiede di personalizzare l’aspetto del proprio Arisen. L’editor è piuttosto completo e profondo, e se si ha la pazienza necessaria si possono passare diverse ore a modificare ogni minimo dettaglio per creare l’eroe che più rispecchia il proprio gusto estetico. Lo stesso viene richiesto per realizzare la Pedina personale che accompagnerà il proprio eroe nel corso dell’avventura. Progredendo nel gioco si possono reclutare fino a due altre Pedine, ma la particolarità è che saranno quelle create da altri giocatori, che a loro volta saranno in grado di reclutare la Pedina da noi inventata. Si crea così un circolo vizioso in cui le Pedine “viaggiano” tra i vari mondi, ma non lo fanno in maniera passiva: anzi, apprendono e condividono le loro conoscenze. Può capitare infatti di reclutare la pedina di un giocatore che è più avanti nella storia e che ha già completato le missioni che si sta cercando di affrontare in quel preciso momento. In questo caso non sarà raro sentire la sua Pedina dare informazioni su dove andare o consigli strategici su come affrontare i mostri. Un dettaglio non da poco, considerato che Dragon’s Dogma 2 è piuttosto avaro di marcatori e lascia al giocatore il compito di capire cosa fare e dove recarsi spargendo indizi ma senza quasi mai dare vere e proprie indicazioni. Spesso si attivano quest semplicemente perché camminando si sente una conversazione di alcuni NPC che parlano di qualche stranezza nei dintorni, e avere una Pedina in grado di dare qualche informazione preziosa è un aiuto utilissimo. Bisogna quindi sempre essere con occhi spalancati e orecchie aguzze per evitare di restare bloccati, anche se capita raramente visto che basta esplorare per essere inondati di eventi e attività da svolgere. A volte le quest si accumulano in maniera soverchiante, tanto da essere difficile stare dietro a tutto, specialmente con le missioni a tempo. Ma niente panico, se il gioco viene affrontato con un certo criterio sarà possibile fare la maggior parte delle cose senza troppo stress. Dragon’s Dogma 2 lascia un’enorme libertà al giocatore su come affrontare l’avventura, ma spesso ignorando o svolgendo alcuni compiti ci saranno conseguenze buone o cattive rispetto alla situazione. Ad esempio se si viene a sapere di qualcuno perso in un bosco pieno di lupi, non ci si deve stupire se, rimandando troppo la missione, ad un certo punto andando nel bosco si trovino solo dei vestiti insanguinati al posto di qualcuno da salvare. La mappa di Dragon’s Dogma 2 è grande circa quattro volte quella del predecessore, ma rimane densa di attività e punti di interesse che rendono meno tediosa un’altra delle sue caratteristiche, ovvero l’assenza di cavalcature e forti limitazioni sui viaggi rapidi. Per buona parte del tempo quindi si è costretti a girare a piedi, una precisa scelta di design che aveva già creato forti controversie nel gioco originale, ma su cui Itsuno è rimasto intransigente nella sua visione. Progredendo nella storia si sbloccano delle particolari pietre da poter posizionare in qualsiasi punto della mappa per trasformarle in punti di teletrasporto, ma il loro utilizzo è limitato e a nostro avviso va riservato esclusivamente in casi di estrema necessità. In alternativa si può chiedere un passaggio alle carovane che partono dai centri abitati, ma non è raro subire imboscate o attacchi da mostri selvatici pronti a distruggere il mezzo e costringere i giocatori non solo ad una battaglia ma anche a continuare comunque a piedi il viaggio. Rimanendo in tema di battaglie, le Pedine svolgono quasi sempre egregiamente il loro dovere, posizionandosi correttamente ed eseguendo azioni offensive o di supporto che non sfigurerebbero davvero se fossero controllate da un giocatore umano. Se poi, come già detto, provengono da un mondo dove hanno già affrontato sfide simili, possono fornire un ulteriore supporto sia strategico, svelando i punti deboli della creatura da uccidere, sia pratico andando a svolgere le azioni che più si addicono alla situazione. Per quanto le Pedine siano quindi una parte centrale dell’esperienza di Dragon’s Dogma 2 non bisogna dimenticare mai tuttavia che il vero protagonista è l’Arisen.

Per quello che riguarda il combat system, si può dire che rispetto al passato ha subito poche modifiche. Presente ancora la classica alternanza di attacchi leggeri, pesanti e abilità in base a quale delle dieci Vocazioni disponibili si decide di seguire all’inizio. Le Vocazioni altro non sono che le classi di appartenenza del proprio pg, partendo da quelle di Base classiche Guerriero, Mago, Ladro e Arciere, passando per le Ibride Arciere-Mago, Cavaliere Mistico, Eroe Leggendario e Illusionista, fino ad arrivare alle Avanzate Distruttore e Stregone. Se si è appassionati di giochi di ruolo, si può già immaginare come si differenziano gli stili di combattimento delle varie classi già dal nome, ma tra queste spiccano le novità dell’Illusionista e dell’Eroe Leggendario. Il primo sfrutta molto la potenza dell’intelligenza artificiale di Dragon’s Dogma 2, e armati solo di un semplice incenso si potrà essere in grado di portare caos e distruzione tra le file nemiche grazie a potenti allucinazioni che inducono gli avversari a scontrarsi tra loro, oppure giocare d’astuzia e ad esempio creare l’illusione di un ponte dove c’è un burrone e godersi i malcapitati piombare senza alcuna speranza nel vuoto senza capire cosa sia successo. Si tratta di una Vocazione piuttosto difficile da padroneggiare, che richiede di muoversi nelle retrovie, e soprattutto nelle prime fasi può sembrare più debole rispetto ad altre da subito più efficaci, ma una volta presa la mano vi assicuriamo che è in grado di dare grandi soddisfazioni. Discorso simile va fatto per l’Eroe Leggendario, che sulla carta è il sogno degli indecisi visto che permette di cambiare Vocazione e arma permettendo combinazioni di ogni tipo. All’atto pratico si rivela una classe impegnativa e pensata per i giocatori più esperti, con cambi non proprio immediati e soprattutto una complessa gestione dell’equipaggiamento per via del peso di tutte le armi. L’Arisen infatti è forte ma non è una bestia da soma, e organizzare un equipaggiamento funzionale che non limiti troppo i movimenti per una sola Vocazione è già una sfida, vi lasciamo immaginare cosa voglia dire gestirne più insieme. Spendendo i punti abilità si possono sbloccare nuove tecniche da utilizzare sul campo, inoltre alcuni potenziamenti possono essere trasferiti anche ad altre Vocazioni, invogliando quindi a cambiare spesso classe per sperimentare nuovi stili di combattimento senza dover ogni volta ricominciare da zero ma avere già una base solida su cui poter fare affidamento. Altra caratteristica dei combattimenti di Dragon’s Dogma 2 che torna dal precedente capitolo è la possibilità di afferrare i nemici, permettendo ad esempio di aggrapparsi alla zampa di un mostro enorme e arrampicarsi fino a raggiungere un punto debole per poi colpirlo. Per quello che concerne la longevità di Dragon’s Dogma 2, la storia principale può essere conclusa in circa 30 ore, ma esplorando al massimo l’enorme mappa il numero può come minimo raddoppiare. Il gioco inoltre ha una forte rigiocabilità, poiché molte missioni possono avere esiti diversi a seconda delle scelte fatte o semplicemente della casualità, ed è praticamente impossibile vedere tutto in un’unica run. Rimanendo in tema, un’altra delle scelte di design di Dragon’s Dogma 2 che sicuramente creano controversie è quella di avere un unico file di salvataggio. Non è possibile quindi creare personaggi multipli o crearsi dei “checkpoint” per riprendere da un punto e fare scelte diverse, ma si ha sempre la “pressione” che ogni scelta conta, perché non si può più tornare indietro. A questo si aggiunge anche il fatto che se una Pedina o un NPC muore è perso per sempre. Per chi se lo stesse chiedendo questo può succedere anche con personaggi importanti legati ad alcune missioni. Fortunatamente però si possono usare specifici oggetti per riportare in vita qualcuno, ma sono piuttosto rari e vanno anch’essi usati con molta parsimonia. Tecnicamente parlando Dragon’s Dogma 2 si difende piuttosto bene, donando sempre un colpo d’occhio piacevole e un ottimo livello di dettaglio. Quello che convince meno tuttavia è il frame rate limitato a 30 fps su console. Ottima invece la colonna sonora e il doppiaggio disponibile in inglese o giapponese e testi localizzati in italiano. Tirando le somme, il nuovo gdr di Capcom è senz’ombra di dubbio un titolo da avere se si ama il genere. Giocandolo ci si accorge che è un prodotto che vive di esagerazioni, da affrontare lentamente con curiosità e spirito di avventura. Se si decide di accettarne le regole, il mondo fantasy imbastito da Itsuno regalerà un combat system davvero appagante, estremamente creativo e ricco di momenti epici. Le quest non lineari e una mappa estremamente densa sono elementi che avrebbero potuto condurre il titolo di Capcom verso vette di eccellenza assoluta, tuttavia a frenare la salita ci hanno pensato un’intelligenza artificiale non sempre performante, qualche piccolo problema di bilanciamento tra le classi e alcune macchinosità di troppo. Dragon’s Dogma 2 rimane comunque un prodotto di altissimo livello e lasciarlo perdere a nostro avviso è un errore da non commettere assolutamente.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Robotaxi Tesla, il trasporto pubblico del futuro è in arrivo l’8 agosto

Elon Musk ha sganciato una nuova bomba attraverso X (l’ex Twitter). A quanto detto dal Ceo sembra propio che Tesla presenterà un robotaxi a guida autonoma il prossimo 8 agosto. I modelli Tesla con Fsd (Full Self-Driving) “saranno sovrumani a tal punto che sembrerà strano in futuro che gli esseri umani guidino automobili, anche se esausti e ubriachi!” ha detto in un post su X lo scorso marzo. Musk ha anche affermato che i proprietari di veicoli Tesla con Fsd potranno far sì che le loro auto fungano da robotaxi, anziché rimanere parcheggiate. Nonostante il suo potenziale, l’introduzione dei veicoli a guida autonoma negli Stati Uniti è stata finora incerta e difficile in quanto sia i legislatori che il pubblico esprimono preoccupazioni sulla sicurezza. San Francisco è stata un banco di prova per la tecnologia. I robotaxi di Google Waymo in città sono stati presi di mira da vandali contrari ai veicoli autonomi, mentre Cruise, di proprietà di GM, ha sospeso a tempo indeterminato il suo servizio di robotaxi alla fine di ottobre, dopo che diversi incidenti hanno scatenato una repressione da parte delle autorità di regolamentazione della California. Anche la funzione “pilota automatico” di Tesla è stata messa sotto esame e accusata di aver “gonfiato” le proprie capacità per favorire le vendite. La rivelazione del robotaxi di Tesla arriva poco dopo che Reuters ha reso noto che la società ha abbandonato il piano di produrre un modello di auto elettrica low cost, con un prezzo di circa 25mila dollari per favorirne l’adozione nel mercato di massa. Musk ha però negato la notizia. La società cinese di veicoli elettrici Byd nel quarto trimestre ha strappato a Tesla lo scettro di regina mondiale dell’elettrico per vendite.

F.P.L.




MW3, la stagione 3 porta un numero incredibile di novità

MW3 (qui la nostra recensione) si amplia ancora una volta con l’arrivo della stagione 3, ma questa volta lo fa in maniera a dir poco mastodontica. Mercoledì 3 aprile è arrivato su Pc, Xbox e Playstation, uno dei più grandi rilasci di contenuti nella storia di Call of Duty. Un’esperienza completamente connessa, grazie alla massiccia integrazione di contenuti con Warzone Mobile. Il Gruppo Konni ha lasciato un segno indelebile su Fortune’s Keep e ora sta occupando un altro territorio: la famigerata Rebirth Island che torna in Warzone. La stagione 3 rilascia inoltre uno dei più grandi drop di mappe multigiocatore di sempre, con ben sei nuove mappe Core 6v6. Sono incluse anche quattro armi base gratuite, otto parti aftermarket, partite classificate (tra cui Resurgence su Rebirth Island), l’arrivo di Makarov e Snoop Dogg e due nuovissimi operatori per il Battle Pass premium, Banshee e Hush. Con la Season 3 sarà possibile giocare nella modalità Cattura la Bandiera, ma sono in arrivo anche Minefield, One in the Chamber e, più avanti nel corso della stagione, le playlist Scorta e Vortex. Inoltre arrivano nuovi perk e, nel corso della stagione, una nuova Tactical EMD Mine a un nuovo Enhanced Vision Goggles. Ma andiamo ad esaminare più nello specifico le novità in arrivo.

Le novità in arrivo su MWZ:

La storia di Dark Aether continua: i giocatori potranno mettersi in gioco in una missione di salvataggio su larga scala dopo che la dottoressa Jansen è entrata in una nuova e terrificante regione dell’Etere Oscuro. In arrivo anche la “Terza Frattura”: un paesaggio di vuoto etereo che ospita orrori che inducono alla follia, tra cui una nuova e diabolica variante di Discepolo. I giocatori potranno fornire supporto di fuoco a Ravenov e trovare la dottoressa Jansen prima che venga consumata dall’oscurità. Sfide e schemi della Stagione 3: i giocatori potranno sbloccare i livelli di prestigio per acquisire le Sfide Zombi e raccogliete tre nuovi Schemi per migliorare i propri progressi. Inoltre è pronto a scendere in campo il signore della guerra Rainmaker: rintanato sull’isola di Rahaa, questo psicopatico pesantemente corazzato fa piovere fuoco d’artiglieria e ha poca considerazione per le sue forze. Sebbene il suo complesso sia facile da raggiungere, mettere piede sull’isola con gli arti ancora attaccati al corpo potrebbe essere una sfida più complessa da affrontare da soli o con gli amici.

Anche Warzone si aggiorna:

Come già detto i giocatori potranno tornare su Rebirth Island, ma l’area non sarà proprio uguale al passato, infatti ci saranno alcune ad attendere i giocatori. Scanner biometrici. Display intelligenti. Weapon Trade Station. Una nuova missione del Resurgence Champion su Rebirth Island. Condizioni orarie variabili che cambiano l’atmosfera ma non la visibilità dell’azione. Infiltrazioni in cui la Torre dell’acqua, il Faro e persino il tetto della prigione vengono distrutti all’inizio dell’avventura. E una serie di segreti da scoprire. I combattimenti ottimizzati per Rebirth Island arriveranno nella Stagione 3. Call of Duty: Warzone Ranked Play – Resurgence su Rebirth: Le partite classificate continuano con una nuova mappa da padroneggiare. Saranno utilizzate le stesse regole e innovazioni di Resurgence.

C’è tanto anche sul verante Mobìle e multiplayer.

Dopo un lancio monumentale, Call of Duty: Warzone Mobile offre un gameplay su una grande mappa grazie alle partite a Verdansk e a Rebirth Island, disponibili fin da ora, insieme alle mappe multigiocatore e alle playlist. I giocatori possono livellare armi e exp su qualsiasi piattaforma, collegando il loro account Activision su Warzone Mobile. Al lancio, la prima stagione unificata di Call of Duty: Warzone Mobile è collegata alla Stagione 3 di Call of Duty: Warzone e MW3. Sarà possibile ottenere nuove armi base gratuite e otto nuove parti aftermarket, sbloccare nuovi operatori e guadagnare oltre 100 contenuti con BlackCell e Battle Pass. Oltre a quanto detto la mappa Rust, amatissima dai fan, si aggiunge al pool di mappe, insieme a due nuove modalità Battle Royale, Plunder e Buy Back! Inoltre, le torri UAV sono pronte a rivelare le posizioni dei nemici in tutta Rebirth Island. Eventi: i player potranno assemblare la squadra perfetta giocando a tutti gli eventi settimanali e ottenendo skin operatore e progetti delle armi.

Insomma, anche questa volta lo shooter targato Activision offre un quantitativo di contenuti pazzeschi, tutti mirati a rendere l’esperienza di Call of Duty ancora più imponente e divertente di quanto lo sia stato fino ad ora.

Francesco Pellegrino Lise