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FEDERICA MANGIAPELO: MARCO DI MURO VOLEVA "RIEDUCARE" LA SEDICENNE

di Chiara Rai

Anguillara (RM) – Era una sorta di “fidanzato padrone” Marco Di Muro condannato a 18 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Federica Mangiapelo, trovata morta sulle rive del lago di Bracciano 1 novembre del 2012, l’indomani della notte di Halloween.

Le motivazioni della sentenza con cui Di Muro è stato condannato a diciotto anni raccontano tutto ciò che ha dovuto subire Federica nei sui ultimi mesi di vita contraddistinti da furiose litigate, violenza fisica e psicologica. Di Muro viene descritto come un ragazzo possessivo tanto da indurre la giovane a vestirsi come voleva lui, ad allontanare gli amici e inoltre frequentemente veniva picchiata con lo scopo di essere “rieducata” da un ragazzo già uomo, di sei ani più grande che non andava affatto a genio ai genitori di Federica, Luigi e Rosella.

Il padre di Federica, Luigi Mangiapelo ha commentato la sentenza ribadendo ciò che ha sempre detto e cioè che Federica voleva farla finita con questa relazione che ormai la faceva solo soffrire. Un rapporto tormentato a causa della gelosia del ragazzo che poi purtroppo è sfociata nell’epilogo che tutti conoscono.


Intanto i legali del Di Muro ricorrono in appello contro la sentenza di primo grado.
"E' una sentenza molto dura, andremo in appello", ha spiegato qualche giorno fa l'avvocato Cesare Gai, legale di Marco di Muro. Nelle motivazioni della condanna si parla di violenze subite da Federica, che in passato sarebbe stata picchiata dal giovane: "Ne prendo atto dalla sentenza – osserva il legale – Era un aspetto, in qualche modo, evidenziato nella fase delle indagini preliminari, ma il casellario giudiziale del ragazzo è nullo, non ha carichi pesanti e non ha problemi con la giustizia diversi da quelli su cui è intervenuta la condanna". L'avvocato è andato a trovare di Muro, rinchiuso in carcere: "E' abbastanza scosso – conclude Gai – ma attende il giudizio di appello".

Il caso e l’accusa di omicidio volontario aggravato. Federica Mangiapelo la sera del 31 ottobre 2012 era uscita con il suo fidanzato e non aveva fatto più ritorno a casa. Dopo una serie di perizie disposte dalla Procura di Civitavecchia in sede di incidente probatorio, è emerso che la ragazzina sarebbe stata annegata nelle acque del lago. A prova di questa tesi ci sarebbe il ritrovamento di tracce di alghe nel sangue della ragazza.Secondo la pubblica accusa, Federica è stata uccisa dal suo fidanzato, che le tenne la testa sott’acqua fino a farla morire annegata. Il pm Eugenio Rubolino, che lo scorso ottobre ha chiuso le indagini sul caso della 16enne, ha sempre parlato di una morte non accidentale, nè una disgrazia,

Le accuse. L’esito della perizia dell’incidente probatorio aveva confermato che Federica, che i genitori hanno definito “una nuotatrice esperta”, è morta affogata, fra le 2 e le 4 di notte del 1 novembre 2012. Un annegamento difficile da spiegare, visto che l’acqua nel punto del lago in cui è stato rinvenuto il corpo è poco profonda. Le alghe diatomee trovate nel sangue e nei polmoni della 16enne indicavano che l’acqua ha circolato nel suo corpo. Le stesse alghe che sono state ritrovate sui jeans indossati da Di Muro la notte della scomparsa della fidanzata. Lui ha sempre detto di aver lasciato Federica in strada, dopo aver litigato. Invece la presenza di quelle diatomee colloca anche lui, nel luogo dove la ragazza è morta. Il corpo di Federica è stato ritrovato con il giubbotto parzialmente sfilato dalla testa, come se qualcuno avesse tentato di toglierle il vestito.

Ad appesantire la posizione di Marco Di Muro, poi, alcuni comportamenti “sospetti” del giovane. Quella notte, appena rientrato a casa, Di Muro chiese alla madre di lavargli i pantaloni, sostenendo che gli sarebbero serviti per una festa il giorno dopo. Ma il giorno seguente non ci fu mai nessuna festa. Poi le scarpe che il 24 enne indossava quella sera: il giovane agli investigatori ne consegnò un paio nere, mentre le immagini di una telecamera di sorveglianza che l’ha immortalato dimostrano che le scarpe che indossava erano bianche.