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Costume e Società

Generale Alessandro Butticè, intervista al nuovo delegato ANCRI presso gli organismi internazionali

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Il presidente dell’Associazione Nazionale Insigniti al Merito della Repubblica(ANCRI) Tommaso Bove delega a rappresentare gli insigniti presso gli organismi internazionali il Generale (r) della G.d.F. Alessandro Butticè, già delegato dell’ANCRI per il Belgio, l’Unione Europea ed il Consiglio Atlantico. Butticè ha recentemente ricevuto anche la delega per il coordinamento delle delegazioni all’estero dell’Associazione Nazionale Insigniti OMRI.
Il Generale (r) della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è stato delegato dal presidente Nazionale ANCRI Tommaso Bove a rappresentare l’Associazione degli Insigniti presso gli organismi internazionali.
La Delega si aggiunge a quella di Delegato per il Regno del Belgio, il Consiglio Atlantico e l’Unione Europea. Per effetto di tale delega al Generale Butticè è stato attribuito anche il coordinamento delle 16 Delegazioni ANCRI all’estero.
Il generale, nell’accettare il nuovo impegno associativo ha risposto: “Onorato da tale delega, come Patriota italiano ed europeo, mi impegno a contribuire, assieme agli amici delegati all’estero, a difendere i valori associativi, costituzionali e repubblicani, che includono la costruzione europea, in Italia, in Europa e nel mondo.”
Ma vediamo chi è il Generale Alessandro Butticé. Primo ufficiale non solo della Guardia di Finanza, ma anche di un Corpo di polizia e delle Forze armate italiane ad essere distaccato, dal 1990, presso i servizi antifrode della Commissione Europea.
Nel 1999 ha contribuito alla creazione, dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF), dotato di assoluta indipendenza nella sua funzione di indagine su tutto il territorio dell’UE e all’interno delle proprie istituzioni.
Sino al 2009, è stato portavoce del primo Direttore Generale dell’OLAF (l’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode), il compianto procuratore bavarese Franz-Hermann Bruener, e capo della comunicazione dell’Ufficio.
È stato poi anche capo della Comunicazione Istituzionale della Direzione Generale del Mercato Interno, Industria e Imprese della Commissione Europea, chiamato dall’Allora Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, e successivamente capo delle Risorse Umane e della Sicurezza della direzione Generale competente anche per l’industria della difesa e la politica spaziale.
Lo abbiamo voluto intervistare.

Generale Butticè lei nel 2014 si è congedato dalla Guardia di Finanza e nel 2018 dalla Commissione Europea. Come vive questo terzo tempo della sua vita?
Sono iscritto da trent’anni all’ordine dei giornalisti. Dopo il tempo dell’impegno a livello nazionale, nella Guardia di Finanza italiana, e quello internazionale, presso l’Unione Europea, per scelta personale vivo ora nell’impegno associativo, sociale e giornalistico, attività che di fatto svolgo ininterrottamente dall’età di 16 anni, quando ero collaboratore de « Il Gazzettino ». La mia filosofia di vita attuale è tutta racchiusa in quel bellissimo testo di Mario De Andrade, dal titolo “ho contato i miei anni”, che consiglio di leggere a tutti coloro che sono entrati nella cosiddetta maturità. “Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto. Non ho tempo, da perdere per sciocchezze. Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati. Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori. Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati…”

Ci faccia capire meglio questa sua filosofia di vita
Lo ha scritto De Andrade, celebre poeta, musicologo, critico letterario e narratore brasiliano,ma lo penso profondamente io. E prego tutti gli amici che vogliono continuare ad esserlo di prendermi sul serio.
Perché è con questo spirito che, dopo aver rifiutato qualche proposta professionale, anche di carattere politico (rifiutata perché non è il mio mestiere e mi piace restare un pensatore libero e un istituzionale senza etichette), oltre alle mie regolari collaborazioni con AISE (l’Agenzia Internazionale Stampa Estera), e quelle occasionali con Il Gazzettino (il mio primo giornale), Il Riformista, Il Finanziere, Fiamme Gialle ed altri giornali, dedico il mio tempo restante ad attività di volontariato, sociali ed associative.

Perché ha deciso di aderire all’Associazione Nazionale Insigniti al Merito della repubblica Italiana? Ho deciso di dare la mia entusiasta adesione innanzitutto perché l’ANCRI soddisfa pienamente la filosofia di questo mio terzo tempo della vita e questo mio spirito; e poi per il fatto che ne facesse parte, quale responsabile delle relazioni istituzionali il prefetto Francesco Tagliente, un vecchio e valoroso amico ritrovato dopo oltre trent’anni, e un presidente nazionale, Tommaso Bove, un Patriota visionario e di nobili ideali.

Cosa ha trovato un Generale della Guardia di Finanza tra i soci ANCRI?Ho ritrovato quell’entusiasmo e quegli ideali che hanno guidato oltre quarant’anni di servizio alle mie due Patrie dai destini indissolubili: l’Italia e l’Europa unita. Ho ritrovato quella generosità di intenti unita alla giovinezza di spirito, che fa della nostra associazione un’associazione fresca e innovativa, che sa usare anche il mondo dei social-network e delle moderne tecnologie digitali. Un’associazione che si sostiene e si alimenta nell’entusiasmo e nell’integrità del proprio spirito. Che non dà spazio ai diversi tromboni autocelebrativi, tanto affetti da prezzemolite (cioè dal desiderio compulsivo di essere ovunque) quanto poco affidabili negli impegni presi, da cui spesso siamo circondati e con cui ho pure avuto a che fare. Prendendo però le distanze quando la loro frequentazione è divenuta intollerabile. Un’associazione dove il “noi” prevale sull’”io”. Il noi di «noi Patrioti italiani ed europei».

Ci spiega perché ha accettato le deleghe ANCRI con grande entusiasmo al punto da dichiarare “Onorato da tale delega, come Patriota italiano ed europeo, mi impegno a contribuire, assieme agli amici delegati all’estero, a difendere i valori associativi, costituzionali e repubblicani, che includono la costruzione europea, in Italia, in Europa e nel mondo.”

Il fatto che rispondono ai valori che sono stati quelli di una vita passata al servizio delle Istituzioni, nazionali ed Europee.

Come pensa ora di esercitare le deleghe ANCRI ? Penso che mi impegnerò, assieme ai delegati all’estero ed alla Presidenza Nazionale, per promuovere nel mondo i valori costituzionali italiani tutelandone i simboli, assieme a quelli dell’Unione Europea che, come sancito dalla nostra Carta, sono intimamente insiti gli uni negli altri. Ed è in questo spirito che, il 10 dicembre del 2019, sto organizzando a Bruxelles, con l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e della Rappresentanza in Belgio della Commissione Europea, presso l’Istituto Italiano di Cultura, un grande evento ANCRI sui Valori e i simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea. Il primo, spero, di una lunga serie, per ricordare che oggi non possiamo più essere Patrioti Italiani, senza essere anche Patrioti Europei.

Ci risulta che fino al 2009, lei è stato portavoce del primo Direttore Generale dell’OLAF e che nel 2001 ha presentato le dimissioni al Direttore Generale dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode, Franz-Hermann Bruener. Ci spiega perché prese quella decisione?

Deve sapere che conservo ancora copia della lettera di dimissioni che, il 4 ottobre 2001, avevo presentato al mio Direttore Generale, a seguito di alcune maliziose illazioni, provenienti anche da italiani, sulla possibilità che la mia contestuale appartenenza alla Guardia di Finanza (che non ho mai ripudiato, respingendo fermamente i «suggerimenti» di chi avrebbe preferito che, come avevano fatto alcuni colleghi, mi congedassi dalla stessa), potesse rendermi “soggetto a delle pressioni da parte nazionale”.

Come andò a finire?
Le mie dimissioni furono immediatamente e fermamente respinte da Franz-Herman Brüner, con la conferma della sua incondizionata personale fiducia. Quale vecchio PM nel processo al leader della DDR Herich Honecker, era capace di comprendere da dove veniva il vero pericolo per la sua indipendenza.

Quale era il giudizio del Direttore Generale dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode delle Forze di polizia italiane?
Franz-Herman Brüner, dopo una prima iniziale riserva, dovuta a tanti stereotipi sul nostro paese, conoscendole sul campo divenne un grandissimo estimatore delle Forze di polizia italiane, dalle quali sentiva di avere il più leale sostegno. Mi ripeteva spesso che avrebbe gradito ritrovare la stessa organizzazione, indipendenza dall’esecutivo nella funzione di polizia giudiziaria, ed i mezzi e poteri investigativi delle Forze di polizia italiane, anche in quelle di altri paesi, compresi la Germania, che conosceva bene.

Perché, secondo lei, il Direttore Generale dell’OLAF avvertiva un più leale sostegno da parte di un rappresentante delle Forze di Polizia italiane?
Perché con con me, ben comprendendo anche da giurista la mia lettera di dimissioni, si sentiva garantito della mia assoluta indipendenza o meglio, della mia assoluta dipendenza ai suoi ordini legittimi grazie al mio giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana, di osservanza della Costituzione. In più occasioni ci soffermavamo a commentare quei principi fondamentali del nostro ordinamento in cui fa riferimento alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (art. 10) e il principio di giustizia universale in ossequio al quale il nostro ordinamento sceglie di condizionare le proprie azioni ad obblighi assunti a livello internazionale (art. 11)

Un Funzionario dello stato italiano a Bruxelles con una doppio cappello quindi ? Si questi principi sono stati la bussola del mio servizio, col doppio cappello – assolutamente compatibile – di ufficiale italiano e di dirigente dell’Unione Europea, per quasi tre decenni al servizio della Commissione Europea. Consapevole che se avessi violato le regole di indipendenza previste dall’ordinamento dell’UE e dallo statuto dell’OLAF, avrei violato anche il mio giuramento di osservanza della Costituzione e delle leggi, e quindi la legge italiana.


Ha un significato particolare il ritratto del generale Alessandro Butticè che so essere stato dipinto da un ritrattista belga al momento del suo congedo?
Fedele al mio giuramento e alle norme costituzionali sono fiero di non aver mai mancato di servire con disciplina ed onore, in tutta la mia carriera professionale, il mio Paese in Europa e l’Europa nel mio Paese.
E per questo, rispondendo all’offerta dell’amico Barone Emmanuel Beyens, celebre ritrattista belga, di farmi un ritratto prima del congedo dalla Guardia di Finanza, gli ho chiesto che vi mettesse, oltre al tricolore, anche la bandiera dell’UE.

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Claudio Durigon ospite a “Ci vediamo a via Veneto”: fase 2 tra economia e ripresa

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L’onorevole Claudio Durigon, deputato, componente commissione Lavoro e coordinatore della Lega di Roma e provincia, ospite a “Ci vediamo a via Veneto” per l’intervista con Chiara Rai.

Una puntata, quella di sabato 23 maggio 2020 che sarà trasmessa dall’esterno dello storico locale dell’Harry’s Bar, direttamente dalla strada della “Dolce Vita”.

La trasmissione, può essere seguita direttamente su questa pagina oppure su YouTube  su Facebook o su Instagram a partire dalle ore 18 di Sabato 23 maggio 2020

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Napoli, policlinico Federico II: la professoressa Annamaria Colao conquista il premio Geoffrev Harris Award 2020

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È partenopea la vincitrice del Premio Geoffrev Harris Award 2020, questo prestigioso riconoscimento va quest’anno alla Professoressa Annamaria Colao Direttore Clinica Malattie Endocrine e Metaboliche, Azienda Universitaria Policlinico Federico II di Napoli. La Professoressa è la prima donna vincitrice del premio assegnato dalla Società europea più quotato in campo neuroendocrinologo e tra le curiosità che emergono tifa per la Squadra di Calcio del Napoli, è un’esperta conoscitrice di ricamo, uncinetto e maglia ed ama moltissimo leggere.

Colao è stata premiata per il suo lavoro con pazienti con tumori ipofisari che ha avuto inizio durante gli anni da studentessa, la dedizione di una tutta una vita a migliorare la diagnosi e la terapia per i pazienti con malattie neuroendocrine, compresa la pubblicazione di oltre 850 articoli fino ad oggi.

L’Osservatore d’Italia ha voluto intervistare la Professoressa Annamaria Colao con qualche domanda

Professoressa dove ha studiato?

Sono stata molto fortunata perché ho cominciato il mio percorso di studio alla Scuola Svizzera, una scuola internazionale che permetteva ai bambini di studiare in italiano, tedesco e francese in un programma prolungato al pomeriggio quando tutti invece rientravano a casa ad ora di pranzo, esami di profitto tutti gli anni, studio aggiuntivo della storia e geografia Svizzera, insomma tanto di più dei miei coetanei napoletani…questa impostazione proseguita poi al Ginnasio e Liceo Pontano, ancora tanto, tanto studio, mi ha dato la base per affrontare con tranquillità lo studio della Medicina alla Federico II di Napoli dove sono restata anche per la specializzazione e il dottorato di Ricerca…e non sono più andata via.

Dove è vissuta Professoressa Colao?

Sono nata orgogliosamente a Napoli, e se escludiamo una pausa di 2 anni di vita a Marsiglia città che mi ha ospitato per i lavori scientifici della mia tesi di dottorato, sono vissuta sempre a Napoli.

Se lo aspettava un riconoscimento così importante?

No. I riconoscimenti importanti arrivano perché altri considerano il tuo percorso degno di nota. Io posso dire di aver sempre lavorato con grande determinazione e coraggio e con la fortuna di avere con me, fin dall’inizio, un gruppo di giovani talentosi ricercatori. Era nell’aria che prima o poi il mio curriculum balzasse agli occhi, ma non sempre chi merita ha poi i giusti riconoscimenti quindi sono molto contenta che ciò sia accaduto a me, e ancor di più di essere la prima donna in Europa a ricevere questo riconoscimento negli ultimi 25 anni.

Per arrivare al suo livello ha fatto tanto sacrifici, se le va di parlare di questo, un messaggio per i giovani…

Sacrifici tantissimi… ma soddisfazioni superiori ai sacrifici. Quando dentro di te hai un obiettivo, il sacrificio che fai per raggiungerlo è davvero un sacrificio?
Io ho sempre considerato la mia dedizione alla ricerca, allo studio, all’Università come un investimento. Ho sempre creduto di poter riuscire di dimostrare che nella mia capacità intellettuale e creativa ci fossero idee originali per migliorare la vita ai pazienti con tumori ipotalamo-ipofisari (l’argomento che scelsi come giovane ricercatore) e così ho fatto. Poi con il tempo, l’esperienza e le maggiori acquisizioni tecnico-scientifiche ho cominciato ad interessarmi anche ad altro e oggi mi sto dedicando molto al tema dell’obesità, della nutrizione e dei ritmi biologici con enormi soddisfazioni. Il mio gruppo di ricerca si è allargato ad oltre 50 menti formidabili, e i giovani ci raggiungono per lavorare con noi. I miei diretti collaboratori sono noti a livello internazionale e ciò fa di noi una scuola di endocrinologia ben conosciuta nel mondo.
Neanche nei miei sogni più ambiziosi quando ero una giovane ricercatrice, avrei scommesso che sarei arrivata dove sono oggi. Ai giovani, ma soprattutto alle giovani, vorrei dire che se hanno interesse per la ricerca devono mettersi alla prova. Nessun risultato è precluso per chi si impegna davvero.

A chi dedica il riconoscimento?

Al mio fantastico gruppo di ricerca, innanzitutto. Con alcuni di loro da oltre 30 anni mai uno screzio o una incomprensione con amore e divertimento. Alcuni dei miei collaboratori hanno dovuto lasciare Napoli perché non c’era spazio per tutti, ma continuiamo a lavorare insieme in tutte le occasioni possibili. Ecco, tutti loro sono state le mie “pepite d’oro”…Poi dedico il riconoscimento alla mia famiglia e in particolare a mia figlia Alessia, che è cresciuta con una madre molto impegnata e non ha mai perso bontà e sorriso, e a mio padre che è mancato quasi 10 anni fa e avrebbe gioito moltissimo per il premio.

Quali hobby ha? Fa sport?

Il mio hobby preferito sono i lavori manuali: maglia, uncinetto, ricamo non hanno segreti per me…ho sempre qualche lavoro in corso ed è il mio anti-stress preferito. Poi amo moltissimo leggere, ho sempre 2-3 libri sul mio comodino e cerco di leggere tutti i giorni. Non sono un tipo sportivo, ma cerco di fare esercizio fisico tutti perché lo raccomando a tutti i miei pazienti e non posso proprio io, esimermi dal farlo.

Ai “ Tempi del coronavirus” cosa raccomanda ai suoi pazienti (ovviamente se ci sono raccomandazioni) e se i pazienti positivi al CoViD-19 a livello endocrino-metabolico dà segni significativi?

Sintomi diretti da coronavirus per la parte endocrino-metabolica al momento non appaiono evidenti, ma posso dire che certamente l’obesità, la sindrome metabolica e il diabete melito rendono il quadro clinico più severo e sono stati associati ad una prognosi peggiore.

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Roberto Giachetti ospite di “Ci vediamo a via Veneto”: emergenza coronavirus e le proposte di Italia Viva per la ripartenza

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L’onorevole Roberto Giachetti ospite del programma settimanale “Ci vediamo a via Veneto” per l’intervista con Chiara Rai. Una puntata, quella di sabato 16 maggio 2020 che sarà trasmessa dall’esterno dello storico locale dell’Harry’s Bar, direttamente dalla strada della “Dolce Vita”.  

La trasmissione, può essere seguita direttamente su questa pagina oppure su YouTube  su Facebook o su Instagram a partire dalle ore 18 di Sabato 16 maggio 2020

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