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Esteri

Il caso due Marò, a che punto siamo rimasti?

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L’8 luglio cominceranno all’Aja le udienze arbitrali che dovranno stabilire se spetti all’India o all’Italia processarli. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie furono coinvolti il 15 febbraio 2012 nella morte di due pescatori indiani al largo del Kerala, scambiati per pirati.

L’udienza

Il Tribunale arbitrale fissa dunque l’udienza finale dell’Aja dall’8 al 20 luglio 2019. Per la difesa dei due marò, la giurisdizione sui fatti contestati ai militari italiani appartiene all’Italia poiché gli stessi sono avvenuti in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana ed essendovi coinvolti militari italiani facenti parte del nucleo militare di protezione della nave operanti nell’ambito di un’operazione antipirateria raccomandata da norme internazionali; fatti che quindi rientrerebbero nell’ipotesi di “incidente di navigazione” avvenuto in acque internazionali secondo quanto previsto dall’art. 97 della Convenzione di Montego Bay. Questa norma prevede infatti che “in caso di collisione o di qualunque altro incidente di navigazione riguardante una nave nell’alto mare, che implichi la responsabilità penale o disciplinare del comandante della nave o di qualunque altra persona in servizio sulla nave, non possono essere intraprese azioni penali o disciplinari contro tali persone se non da parte delle autorità giurisdizionali o amministrative dello Stato della bandiera oppure dello Stato di cui questa persona ha la nazionalità”.

Latorre si è sposato

Intanto il fuciliere di Marina Massimiliano Latorre si è sposato nella Chiesa dell’ordinariato militare della Capitale, ornata di fiori tricolori, con Paola Moschetti, sempre al suo fianco nella querelle internazionale con l’India. Alle nozze ha partecipato il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Assente, perché non possono avere contatti per il divieto del Tribunale dell’Aja, l’altro marò, Salvatore Girone, che Latorre chiama ‘fratello mio’ in un post sui social: “Caro Salvo, oggi non potremo festeggiare con te il mio matrimonio e di Paola, ma ti assicuro che, se non fisicamente, sarai e sarete tu, Vania, Michele e Martina, con noi”. I due marò, in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie furono coinvolti il 15 febbraio 2012 nella morte di due pescatori indiani al largo del Kerala, scambiati per pirati. L’8 luglio cominceranno all’Aja le udienze arbitrali che dovranno stabilire se spetti all’India o all’Italia processarli.

La difesa dell’Italia

Secondo la memoria consegnata all’Alta Corte del Kerala dai difensori di Latorre e Girone, il comandante della nave italiana, Umberto Vitelli, mette in atto la procedura antipirateria prevista, prima che i marò stessi prendano posizione e ingaggino i presunti pirati, incrementando la velocità della nave da 13 a 14 nodi e attivando le sirene e le luci di allarme; dopo di che il comandante attiva lo Ship Security Alert System. Il comandante riporta l’incidente sulla Mercury Chart; stila un “rapporto militare” (che è una comunicazione ufficiale inviata da una nave alle autorità del proprio Stato di bandiera e alla Guardia costiera e Marina militare dello Stato costiero) e invia un altro rapporto al Maritime Security Center Horn of Africa nel Regno Unito. Dopo aver respinto l’attacco, la nave riduce la velocità a 13 nodi e continua lungo la rotta prestabilita.[22][116] Il comandante Umberto Vitelli avverte la società armatrice della nave che provvede a sua volta a informare la magistratura italiana, poiché la Enrica Lexie si sta muovendo in acque internazionali.[117]

Alle 15 UTC+1 (19:30 UTC+5:30) la petroliera, mentre si trova in acque internazionali a 38 miglia nautiche dalla costa indiana, viene contattata via radio dal Marine Rescue and Coordination Centre di Mumbai.[6] Le autorità indiane comunicano alla Enrica Lexie di avere fermato un’imbarcazione coinvolta nell’evento e chiedono, “con un evidente sotterfugio”, al comandante della Enrica Lexie di dirigersi verso il porto di Kochi per “contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati”. Alle ore 15:30 UTC+1 il Comando operativo interforze della Difesa (COI) riceve dai marò a bordo della Lexie la comunicazione che la compagnia armatrice ha deciso di accogliere la richiesta indiana, autorizzando la deviazione di rotta. A seguito di questa comunicazione il comandante della Squadra navale e il COI non avanzano “obiezioni, in ragione di una ravvisata esigenza di cooperazione antipirateria con le autorità indiane, non avendo essi nessun motivo di sospetto”. Quindi, il comandante Umberto Vitelli inverte la rotta per venire in contatto con la guardia costiera indiana, da cui la nave viene scortata nella rada di Kochi, nelle acque territoriali indiane, dove attracca il 16 febbraio circa alle ore 17:48 UTC+1.[35][114][117] Solo al momento dell’attracco a Kochi il comandante della nave italiana viene informato delle indagini in corso riguardo alla morte di due pescatori indiani a bordo della nave St. Anthony, morte che secondo le autorità indiane è stata causata dai colpi di arma da fuoco sparati da bordo della petroliera italiana. In seguito avviene la consegna dei marò alla polizia indiana a causa di “evidenti, chiare, insistenti azioni coercitive indiane”

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Esteri

Una mostra fotografica dal profondo sud al profondo nord d’Europa: Marcello Nitti riprende il suo viaggio visionario a Stoccolma

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Con la fotocamera digitale, un solo scatto e nessuna digitalizzazione, Marcello Nitti opera in modo creativo e libero. “Dipinge” con la macchina fotografica in modo da realizzare le emozionanti immagini grafiche che gli appaiono. Dal 19 novembre e fino al prossimo febbraio, i visitatori potranno sperimentare “Come un sogno – – un viaggio nel mondo visionario di Marcello Nitti“, con la sua quarta mostra in Svezia, evidentemente Paese sensibile all’arte fotografica..

Foto uniche decorano le pareti con la rivoluzionaria arte fotografica del fotografo e pioniere italiano. Le sue opere sono il risultato di oltre 20 anni di ricerca, sperimentazione e passione per la fotocamera, la luce, la forma, il colore e la musica.

Amanda Elmander, proprietaria di Skönhetsfabriken, una volta dichiarò che ” Nitti vede il mondo in un modo unico e con la sua macchina fotografica condivide le sue visioni astratte e colorate che sono attraenti e impreziosiscono il giorno”.

L’autore spiega che “Dal momento che ho sentito l’impulso di cogliere l’attimo, mi sono sentito spinto a trasferire la mia visione su un foglio di carta. Renderlo permanente. Un’attrazione fatale, si potrebbe dire! Ognuna delle mie foto è un momento misterioso e magico, sebbene tecnicamente spiegabile. Sono sempre stato entusiasta di ricercare e scoprire nuovi linguaggi nella fotografia, si tratta di un viaggio pieno di affascinanti incognite. Le mie foto sono i miei sogni, la musica, le influenze cinematografiche e le conoscenze combinate. Attraverso questa curiosa relazione con la macchina fotografica, è dove mi sono trovato. Mi sento costantemente costretto a esplorare nuovi orizzonti nella fotografia, a sfidare i suoi limiti ed espandere le mie possibilità. Con un solo clic della mia macchina fotografica, sono trasportato in un altro mondo in cui la passione abbraccia la vita e il desiderio. Spingendo e lavorando con la fotocamera, sono trasposto e mi trasferisco in molti mondi immaginari. Le mie foto sono cartoline del mio viaggio. Questo mi aiuta a migliorare e crescere spiritualmente ”.

Marcello Nitti è nato e cresciuto in Puglia ove continua a vivere, a Taranto, importante città fondata dai Greci nell’VIII secolo a.C., lungo il mar Ionio. Per oltre 30 anni ha sviluppato il suo rapporto con la fotografia; sfidando la sua pazienza e ampliando i suoi limiti e continuando a sperimentare. Con un solo clic scatta solo 2 o 3 foto. Quindi, senza manipolazione digitale, li traspone su carta per belle arti con inchiostro di alta qualità in grandi formati. Per la mostra le stampe sono 32,9 cm x 48,30 cm. Ogni foto è numerata, firmata, autenticata e garantita.

Mostra fotografica

“Come un sogno”, fino a febbraio 2020

Un itinerario fotografico nel mondo visionario di Marcello Nitti, presentazione di  Hannah Gerner

Vernissage 19 novembre 2019. h.14. 00

Sede della mostra: Espresso SEMPRE Bar, Jakobsbergsgatan 7, STOCCOLMA

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Cronaca

Fubine Monferrato si gemella il villaggio di Sokpontà: l’esperienza del sindaco leghista Pettazzi

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In questa fase dove la Lega viene tacciata di razzismo e di mancata
accoglienza nei confronti dei migranti, troviamo un esempio tangibile di
umanità e di come, invece, si vorrebbe e dovrebbe affrontare il grave
problema.
Il sindaco di Fubine Monferrato e onorevole leghista Lino Pettazzi é
partito mercoledì scorso per il Benin per siglare il gemellaggio con il
villaggio di Sokponta’, la cerimonia ufficiale si terrà sabato mattina a
Gazoue’.

Nel villaggio di Sokponta’ l’associazione fubinese “l’abbraccio” ha aperto un asilo, una scuola, un ospedale pediatrico e un’azienda
agricola.

E’ la seconda volta che l’onorevole Pettazzi si reca in Benin, segno del legame molto stretto che si sta consolidando negli anni con aiuti economici, scambi culturali e tante adozioni a distanza.
Abbiamo contattato telefonicamente l’on. Pettazzi e gli abbiamo chiesto
cosa si stesse facendo nel concreto, questa la sua risposta: “Mi sono
recato con il sindaco del villaggio a visitare la scuola più grande di
Glazoue’ , 2306 alunni suddivisi in 60 aule. Il primo programma concordato é l’allestimento di un’aula multimediale altamente attrezzata, inoltre un progetto culturale per l’insegnamento della lingua italiana”. E continua esprimendo le sue emozioni…” dormo nella missione delle suore, la mattina sveglia presto, ho visitato il loro laboratorio di cucito, la loro produzione di saponette e il loro panificio che da lavoro a 30 donne del villaggio. ma la cosa per me piu’ bella é il contatto continuo con gli abitanti, il vivere fra loro ed, in particolare, il contatto con i bambini. Abbiamo portato per loro 350 magliette con un cuore simbolo del gemellaggio . Tutto questo mi stravolge e riempie l’anima e, sicuramente, non sarà la mia seconda e ultima missione in Benin.

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Esteri

Sale la paura: l’Isis rivendica l’attacco ai militari italiani in Iraq

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L’Isis ha rivendicato su Site l’attacco ai militari italiani in Iraq. Nell’attentato esplosivo cinque i feriti, di cui tre in gravi condizioni.

“Abbiamo seguito con grande preoccupazione l’attacco ai militari italiani in Iraq e seguiamo da vicino gli sviluppi”. Così l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini esprimendo vicinanza alle autorità italiane, al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue.

L’attentato, riferisce lo Stato maggiore della Difesa, è avvenuto la mattina di domenica 10 novembre quando un Ied, un ordigno esplosivo rudimentale, è detonato al passaggio di un team misto di Forze speciali italiane in Iraq. Il team stava svolgendo attività di addestramento (“mentoring and training”) in favore delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis. L’attentato è avvenuto intorno alle 11 locali, nella zona di Suleymania, nel Kurdistan iracheno. Ad essere coinvolti sono stati i commandos della task force presente in quell’area, che stava svolgendo un’attività di supporto ad una unità di forze speciali dei Peshmerga. I cinque feriti, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, sono tre incursori della Marina (appartenenti al Goi, il Gruppo operativo incursori) e due dell’Esercito (9/o Col Moschin). I cinque militari coinvolti dall’esplosione sono stati subito soccorsi, evacuati con elicotteri USA facenti parte della coalizione e trasportati in un ospedale “Role 3” dove stanno ricevendo le cure del caso.

Tre dei cinque militari sono in condizioni gravi, ma non sarebbero in pericolo di vita. I tre militari sono tutti in prognosi riservata ed attualmente ricoverati in un ospedale militare a Baghdad. Dei tre il più grave ha riportato un’emorragia interna; un altro ha perso alcune dita di un piede e il terzo ha gravissime lesioni a entrambe le gambe, che sono state parzialmente amputate. Gli altri due militari coinvolti nell’esplosione, invece, hanno riportato solo micro fratture e lesioni minori.

Attentato con finalità di terrorismo e lesioni gravissime, reati per i quali procede la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo di indagine. Le indagini sono state affidate dal pm Sergio Colaiocco ai carabinieri del Ros.

L’attentato in Iraq ai militari italiani è “il rischio” che corre chi “opera sul campo”: perché l’addestramento “non si fa in una caserma ma sul terreno”. Lo dice il generale Marco Bartolini, ex comandante della Folgore e del contingente italiano in Afghanistan ma soprattutto ex capo delle forze speciali italiane. “I militari che operano sul campo sono persone preparate, che sanno quello che fanno e lo fanno con passione – dice il generale – Ma in quelle situazioni, e soprattutto contro gli Ied, non esiste una contromisura che garantisca la sicurezza assoluta”.

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