Connect with us

In evidenza

La disabilità e le barriere: una riflessione oltre i limiti del convenzionale

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

La disabilità è un concetto eterogeneo che investe diverse realtà dell’individuo. Tecnicamente si riferisce a quella condizione parziale o permanente, di ridotta capacità di interazione con l’ambiente, che inevitabilmente crea difficoltà e svantaggi per chi ne è portatore. Ma se è vero che chi presenta una disabilità intrinsecamente esprime un limite oggettivo, è altrettanto vero che l’ambiente nel quale si vive deve agevolare il più possibile il superamento di quel limite. Da qui nasce il bisogno di sensibilizzare la società tutta sull’importanza di un tema così delicato che non interessa solo alcuni, ma che coinvolge chiunque.

Obiettivamente ciascuno di noi, almeno una volta nella propria vita si è trovato costretto ad affrontare una disabilità anche se per un breve periodo. Non è difficile immaginare quello che si possa provare: un senso di impotenza, la sensazione di non riuscire a superare il limite, la rabbia per non sentirsi padrone del proprio corpo.

Perché questo è esattamente il vissuto delle persone che presentono delle gravi disabilità: il sentirsi prigionieri di un corpo la cui mente vorrebbe dirigere in un altro modo! E quindi si può solo immaginare di correre con le proprie gambe, perché a quello stimolo non corrisponde una attivazione a livello fisico.

La convenzione ONU per i diritti delle persone diversamente abili, ha ben descritto e tutelato il vissuto profondo descrivendo perfettamente come Disabilità non significhi inabilità ma piuttosto semplicemente ADATTABILITA’! Un concetto complesso quanto bi-direzionale se non altro perché non è solo la persona che presenta disabilità a dover trovare il modo di adattarsi all’ambiente, ma è anche l’ambiente che deve trasformarsi affinchè si venga a creare il giusto incastro e il rispetto delle necessità di chiunque.

Quello che una persona come me che svolge una professione di aiuto può fare, è proprio rendere possibile ed agevolare tutto questo. Perché il primo grande cambiamento non può avvenire all’esterno di noi, ma deve necessariamente avvenire nel nostro interno.

Deve cambiare il modo in cui si pensa alla disabilità, deve cambiare non solo nei normodotati ma anche in chi presenta delle difficoltà. Da qui nasce il grande lavoro dello psicoterapeuta che ha l’importante funzione di sintonizzarsi emotivamente con l’altro, movimentando le energie emotive, individuando strategie di problem solving che permettano di SUPERARE le difficoltà quotidiane legate alla disabilità; aiutare la persona con disabilità a non farsi condizionare dal pensiero dell’altro, dagli sguardi indiscreti, mostrandosi in tutta la sua autenticità, fatta anche di pregi e difetti. Ciascuno essere su questa faccia della terra mostra difficoltà e presenta risorse.

Aiutare ad elaborare il vissuto di dolore e di rabbia per quanto la vita gli ha tolto, e contattare desideri e bisogni. Nelle situazioni ove sono presenti disturbi cognitivi e dell’apprendimento aiutare ad elaborare strategie per compensare le difficoltà determinate dai limiti intellettivi al fine di potenziare al massimo le risorse di autonomia per favorire l’integrazione sociale e il benessere. È dunque evidente come la disabilità inglobi l’abbattimento di barriere che non sono fatte solo di cemento e polvere, ma anche di concetti come discriminazione, inclusione, accettazione.

Rosj Guido, psicologa e psicoterapeuta

Editoriali

19 luglio 1992: un maledetto pomeriggio

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Lo ricordo come allora quel tragico 19 luglio 1992.
Un caldo improponibile, come quello di questi giorni.
Ma era sabato e con gli storici amici del paese l’appuntamento era fisso: “… ci vediamo più tardi al chiosco, verso le 5, e poi decidiamo dove passare pomeriggio e serata …“.
E cosi facemmo!
Arrivammo un po’ alla spicciolata (cellulari, WhatsApp ed altro sarebbero arrivati anni dopo).
Per ultimo, ma non per questo meno importante, uno dei nostri amici, all’epoca cadetto alla scuola sottufficiali dei Carabinieri.
Lo sguardo basso, ferito oserei dire.
Il passo lento, non era il suo solito passo.
Gli occhi lucidi che facevano presagire che qualcosa di grave era successo.
“Hanno ammazzato pure Paolo”, furono le sue uniche indimenticabili parole.
In un momento i nostri sorrisi, la nostra voglia di festeggiare quel sabato si ruppe.
Non erano passati neanche due mesi dell’attentato di Capaci in cui Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta erano stati ammazzati per ordine della Mafia ed ora anche Paolo Borsellino e la sua scorta erano lì dilaniati dall’ennesimo atto vigliacco di Cosa Nostra.
Giovanni e Paolo incarnavano i sogni di quella nostra generazione pronta a scendere in piazza per dire “NO ALLA MAFIA”.
Una generazione che aveva fatto dell’impegno politico e sociale la propria stella polare.
Quei due uomini seppero farci capire quanto l’impegno dovesse essere sempre animato da uno spirito di sacrificio personale.
Ci fecero capire che per cambiare il mondo il primo impegno era mettersi in gioco.
Quel pomeriggio i nostri sogni di ragazzi che volevano un mondo migliore saltarono in aria come quella maledetta bomba in via d’Amelio.
Ma capimmo, anni dopo, che dalla loro morte sarebbe germogliato quel seme che avrebbe fatto crescere la pianta rigogliosa della legalità.
Oggi a più di 30 anni dalla loro morte tengo in mente due loro pensieri:

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

L’ importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza (Giovanni Falcone)
La paura è umana, ma combattetela con il coraggio (Paolo Borsellino)


Ecco paura e coraggio … le loro vite, il loro impegno, il loro sacrificio ci hanno insegnato che possono convivere e farci essere grandi uomini.

Continua a leggere

In evidenza

Roma, aggressioni e borseggi in metro. Riccardi (UdC): “Linea più dura per garantire la sicurezza pubblica”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

“Ci troviamo ad affrontare un problema che il Governo non può più ignorare: i borseggiatori operano impuniti nelle metropolitane di Roma. Questa situazione è inaccettabile e richiede un intervento deciso e immediato. Ritengo che la sicurezza dei cittadini debba essere una priorità assoluta e che la moderazione non significhi inazione”.
È assai dura la reazione del commissario cittadino di Roma Capitale dell’UdC, il dottor Roberto Riccardi, circa le continue, ripetute aggressioni e borseggi nella Capitale.

Dottor Riccardi secondo Lei dove bisogna intervenire in fretta nella legislazione italiana in tale materia?
I recenti episodi di furto nei mezzi pubblici mettono in luce una legislazione troppo permissiva. La normativa attuale, che prevede l’intervento delle Forze dell’Ordine solo su querela dei borseggiati, è del tutto inefficace. Questo non solo rallenta l’intervento delle autorità, ma spesso disincentiva le vittime a denunciare, sapendo che le conseguenze per i borseggiatori saranno minime o inesistenti.
Le leggi attuali non sono sufficienti per contrastare efficacemente questo fenomeno. È necessario un cambio di rotta deciso.

il commissario cittadino UdC di Roma Capitale, dottor Roberto Riccardi

E cosa può fare in più, in questo frangente, l’organo giudiziario?
Bisogna smettere di essere troppo indulgenti con i delinquenti. Va adottata una linea più dura per garantire la sicurezza pubblica.
Lei rappresenta uno dei partiti di governo nazionale. Esiste una vostra “ricetta” in merito?
Ecco le misure che proponiamo; arresto obbligatorio per i borseggiatori con l’introduzione dell’arresto obbligatorio per chiunque venga colto in flagrante a commettere furti nei mezzi pubblici. Questo deterrente è essenziale per scoraggiare i delinquenti e proteggere i cittadini.
Modifica della normativa vigente; bisogna consentire l’intervento delle Forze dell’Ordine anche in assenza di querela da parte della vittima, permettendo un’azione tempestiva e decisa contro i borseggiatori.
Inasprimento delle pene ed introduzione di sanzioni più severe per i reati di furto, specialmente quando commessi in luoghi pubblici e affollati come le metropolitane.
Campagne di sensibilizzazione informando i cittadini sui loro diritti e sull’importanza di denunciare ogni atto di borseggio, contribuendo così a creare una comunità più sicura e coesa.
Ma Lei crede che con tali misure si possa mettere un argine alla questione che preoccupa non solo i romani ma le decine di migliaia di turisti che ogni giorno arrivano nella capitale?
Non possiamo più permetterci di essere indulgenti. Dobbiamo agire con fermezza per garantire la sicurezza di tutti i nostri cittadini.
Le Forze dell’Ordine devono essere messe nelle condizioni di poter agire senza ritardi e senza ostacoli burocratici.
Dobbiamo essere determinati nello spuntare le armi dei buonisti ed a ripristinare la legalità nelle nostre strade e nelle nostre metropolitane. Solo con un intervento deciso e risoluto potremo garantire una Roma più sicura e vivibile per tutti.

Risposte chiare e concrete quelle del commissario cittadino UdC di Roma Capitale Roberto Riccardi.
Ci auguriamo che questa volta la politica affronti davvero con tale determinazione questa assenza di sicurezza per i romani e per le migliaia di turisti che si apprestano a giungere nella Capitale per l’imminente apertura, il 24 dicembre 2024, dell’Anno Giubilare.

Continua a leggere

Cronaca

Roma, aggressione e borseggi: intervista allo youtuber Simone Cicalone aggredito nella metro

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Dopo i fatti accaduti venerdì presso la metropolitana di Roma fermata piazza di Spagna abbiamo telefonato a Simone Cicalone, noto youtuber, aggredito insieme alla sua compagna da una banda di borseggiatori.
Una situazione che ha rischiato di degenerare in quanto i protagonisti di questo pomeriggio potevano essere armati e sia Simone Cicalone che Evelina, sua videomaker hanno rischiato di avere conseguenze ben più gravi di quelle riscontrate (una prognosi di 7 giorni per i danni inferti loro dagli aggressori).

il vescovo derubato durante i fatti (immagini tratte dal video realizzato da Simone Cicalone)

Una vera e propria azione criminale è stata quella in cui i due sono stati coinvolti.
Un’organizzazione che ha fatto “squadriglia” e si è scagliata senza alcuna paura verso Cicalone e la sua videomaker.
Comunque sia Simone che Evelina ora stanno meglio, di certo spaventati, ma pronti di nuovo a riprendere senza sosta questo fenomeno di borseggio che sta diventando una vera e propria “bolgia degli impuniti”.

Di seguito l’intervista telefonica integrale con Simone Cicalone

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A SIMONE CICALONE – CLICCA PER ASCOLTARE

Ringraziamo Simone ed Evelina della loro disponibilità

Nel momento in cui completiamo l’articolo apprendiamo la notizia che la ragazza coinvolta in questa aggressione ai danni di Simone Cicalone ed Evelina è già in circolazione e mostra in rete le immagini del suo ingresso in ospedale

foto dal web

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

I più letti