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Ambiente

Lazio, rifiuti: approvato il Piano Regionale 2019 – 2025

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Approvato oggi il Piano Rifiuti del Lazio 2019-2025. Ora scatteranno i 60 giorni per le osservazioni e altri 30 giorni per le controdeduzioni per poi approdare all’esame definitivo della Commissione e del Consiglio regionale. Questi gli obiettivi principali con cui viene definito il sistema dei rifiuti del Lazio nei prossimi 6 anni: sviluppo dell’economia circolare, riequilibrio territoriale del fabbisogno impiantistico, introduzione del sub-ambito di Roma Capitale, innovativo presidio industriale di Colleferro e raccolta differenziata al 70% nel Lazio entro il 2025, legalità e investimenti regionali per sostenere Comuni e aziende pubbliche nella realizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

Sono previsti cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni provincia

Per contribuire a colmare il gap impiantistico la Regione nel 2019 stanzierà circa 6 milioni di euro, che verranno messi a disposizione di Comuni e aziende pubbliche del settore, attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Politiche attive e nuovi investimenti permetteranno di favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare: accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per la riduzione degli imballaggi, contrasto del consumo della plastica monouso, introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio “che meno si inquina e meno si paga”, contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio (che negli ultimi anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione).

Sarà incentivata la promozione dei centri per il riuso alla realizzazione dell’innovativo compound industriale di Colleferro, dove verranno trattati i rifiuti indifferenziati con processi di lavorazione a freddo, permettendo il recupero di materie prime secondarie, senza alcun impatto ambientale, che potranno essere rimesse sul mercato.

L’approvazione in Giunta del Piano rifiuti del Lazio rappresenta un fondamentale passo in avanti su una grande sfida di civiltà e sviluppo che stiamo conducendo assieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio, ma che coinvolge anche il tessuto produttivo, le associazioni, e naturalmente i cittadini.

Una grande alleanza tra Stato, istituzioni locali, imprese e cittadini per affermare un modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sull’uso consapevole delle risorse.

“Non ci saranno più discariche come quella di Malagrotta perché il piano lo esclude e non ci saranno più luoghi dove verranno interrati i rifiuti. Si tratta, casomai, di individuare dei siti per conferire materiali trattati e non sono quelli che abbiamo conosciuto ai tempi di Malagrotta – così il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: la novità del piano è che possiamo dire con certezza che in questa regione non ci saranno mai più discarica di rifiuti tal quale. Quello di cui c’è bisogno sono siti di conferimento di materiali trattati e quindi inerti. Materiali trattati in impianti come quello di Colleferro”.

“O gli impianti necessari vengono realizzati dai soggetti pubblici oppure nelle aree compatibili individuate dalle Province, le cosiddette aree bianche, essi potranno essere realizzati dai privati – così Massimiliano Valeriani, assessore al ciclo dei rifiuti, che ha aggiunto: per garantire però un concreto e doveroso equilibrio impiantistico è necessario definire un sub-ambito di Roma Capitale, nel quale prevedere l’autosufficienza impiantistica per il trattamento e lo smaltimento”.

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Efficientamento della rete idraulica del Paese: presentato il piano dell’ANBI per l’Emilia Romagna

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Ammonta a circa 466 milioni di euro il valore delle opere previste in Emilia Romagna dal Piano ANBI di efficientamento della rete idraulica del Paese e presentate oggi a Bologna (presente il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini) nel quadro degli interventi proposti per le aree settentrionali ed orientali del Paese.

“Il nostro Piano risponde alle emergenze climatiche, offrendo nuove prospettive occupazionali nella cornice del Green New Deal – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione ela Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), ricordando gli oltre 4 miliardi di investimenti e 21.000 posti di lavoro previsti in tutta Italia – Per aumentare la resilienza dei territori all’estremizzazione degli eventi atmosferici, bisogna aumentare la capacità di trattenere le acque al suolo, oggi ferma all’11%, incrementando il numero degli invasi, ma anche manutenendo quelli esistenti, così come completando le troppe opere idrauliche tuttora incompiute. Premessa al miglioramento dell’efficienza – aggiunge il Presidente di ANBI – è però lo snellimento degli iter burocratici, utili se non diventano solo un ostacolo come nel caso di alcuni provvedimenti previsti dal Decreto Rilancio ed ancora in attesa, dopo mesi, di essere attivati. A chiederlo è il Paese, che esce dalla pandemia con la necessità e la voglia di cambiare modello di sviluppo, al cui servizio operano quotidianamente i Consorzi di bonifica ed irrigazione.”

“Ringrazio l’ANBI e tutti i consorzi per il lavoro molto importante, fatto in questi anni – dichiara Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza Stato Regioni – L’acqua è un bene primario, che non possiamo sprecare; per questo è importate lavorare insieme, avendo sempre presenti tre obiettivi precisi: programmazione rigorosa degli investimenti, precedenza alle priorità strategiche e tempi rapidi di attuazione. Il piano presentato oggi mi pare vada in questa direzione. Abbiamo davanti grandi sfide, prima tra tutte il contrasto al cambiamento climatico, un impegno che farà parte anche del prossimo Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna e che firmeremo a breve con le parti sociali. In quest’ambito, il Recovery Fund europeo, con i 208 miliardi di euro assegnati all’Italia, rappresenta un’occasione formidabile per il futuro del Paese: se saremo capaci di spendere bene quelle risorse, avremo la possibilità di risalire velocemente, trasformando l’impatto della pandemia in opportunità. Infine, come Regione, dovremo rivedere la destinazione dei prossimi fondi europei, risorse che andranno rimodulate in base alle esigenze post Covid e che potranno essere determinanti per le nostre infrastrutture, sia materiali che digitali, l’ambiente e la sostenibilità.”

Agli odierni lavori sono intervenuti anche gli Assessori ad Ambiente (Irene Priolo) ed Agricoltura (Alessio Mammi) della Regione Emilia Romagna, unitamente al Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po (Meuccio Berselli), al Direttore Generale di ANBI (Massimo Gargano) ed al Presidente di ANBI Emilia Romagna, Massimiliano Pederzoli; “da remoto” si sono collegati gli Assessori all’Agricoltura di Lombardia (Fabio Rolfi) e Friuli Venezia Giulia (Stefano Zannier), interessati dal Piano ANBI per le regioni di competenza.

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Risorse idriche, Osservatorio dell’ANBI: Italia spaccata in due

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L’autunno ormai all’orizzonte porta una normalizzazione nelle disponibilità idriche del Nord Italia, che dimentica qualche apprensione estiva e conclude regolarmente la stagione irrigua: ad affermarlo è il bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

I grandi laghi del Nord sono tutti abbondantemente sopra la media del periodo così come il fiume Po; analoga è la situazione dell’Adige, che segna la maggiore portata dal 2014, così come da record sono i livelli dei fiumi Piave e Livenza, sempre in Veneto. Su questa regione, l’Agosto 2020 è stato il mese più piovoso dei recenti 25 anni (+105% sulla media), garantendo portate nettamente superiori all’usuale su tutta la rete idrografica della regione.

Dopo le abbondanti precipitazioni segnano, invece, repentine  diminuzioni  di portata i  fiumi piemontesi (in una settimana, il Sesia è calato da 157 metri cubi al secondo a mc/sec 12,5!), mentre in Lombardia ai livelli inferiori di Mincio e Ticino (rispetto al 2019) si contrappongono le impennate di Chiese e Brembo, così come, in Emilia Romagna, l’ottima condizione del Secchia si contrappone a quella del Reno, sotto media.

Situazione “a macchia di leopardo” anche sulla dorsale adriatica: alla condizione deficitaria  degli invasi marchigiani, che trattengono circa 36 milioni di metri cubi d’acqua (superiori  solo al siccitoso 2017 in anni recenti ) fanno da contraltare le piogge record (mm. 90) del recente quinquennio, cadute  sull’Umbria.

Per quanto riguarda i fiumi, se il Liri Garigliano, nel Lazio, ha portata inferiore allo scorso anno, sono altresì in media i fiumi campani Volturno e Sele, così come i bacini della Sardegna, ora al 67,56% della capacità di riempimento.

Prosegue, infine, l’annata siccitosa della Basilicata dove, negli scorsi 10 giorni, non è caduta neppure una goccia di pioggia, determinando un ulteriore calo di 18 milioni di metri cubi nelle disponibilità idriche, scendendo a circa 204 milioni con un deficit di oltre 53 milioni sul 2019; analoga è la situazione della Puglia, il cui deficit sull’anno scorso sfiora i 70 milioni di metri cubi, pari alla residua disponibilità nei bacini della regione, da cui viene prelevato circa 1 milione di metri cubi d’acqua al giorno.

“La condizione  fortemente localizzata delle risorse idriche italiane necessita di investimenti infrastrutturali in grado non solo di trattenere l’acqua, quando arriva, ma di trasferirla nelle zone a maggiore bisogno” ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“Una risposta arriva dal Piano per l’efficientamento della rete idraulica del Paese, inoltrato dall’ANBI al Governo nel quadro del Green New Deal ed in vista delle scadenze previste dal Recovery Fund – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Si tratta di 858 progetti definitivi ed esecutivi, interessanti tutte le regioni italiane e perlopiù indirizzati ad ottimizzare le possibilità d’utilizzo delle opere esistenti; sono previsti investimenti per oltre 4 miliardi di euro, capaci di garantire circa  21.000 posti di lavoro.

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Efficientamento rete idraulica italiana: presentato il piano dell’ANBI

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In Italia ci sono 90 bacini idrici, la cui capacità (mc. 697.775.190) è ridotta di oltre il 10% (mc. 72.439.993), perché interriti; per la loro pulizia si stima un costo di quasi 291 milioni di euro, capace di garantire circa 1.450 posti di lavoro: è questo uno dei dati ricompresi nel Piano di efficientamento della rete idraulica del Paese, presentato a Roma dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“È evidente che riportare la potenzialità degli invasi italiani alle quote originarie significa dotare il territorio di un enorme serbatoio a servizio della multifunzionalità della risorsa idrica” commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

Non è questo, però, l’unico dato sorprendente fornito dal Piano di progetti definitivi ed esecutivi (iter burocratico espletato ed in attesa solo di finanziamento), redatto dai Consorzi di bonifica ed irrigazione italiani: nel Paese, infatti, ci sono 16 bacini incompiuti (capacità complessiva: mc. 96.015.080), per il cui completamento servono circa 451 milioni di euro, che attiverebbero 2.258 posti di lavoro.

“Da questi dati – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – emerge chiaramente come mettere a regime l’esistente debba essere un obbiettivo prioritario per il Paese.”

Al proposito, il Piano ANBI presenta anche 729 progetti per opere di manutenzione straordinaria sulla rete idraulica italiana; costo previsto: oltre 2 miliardi 365 milioni di euro in grado di assicurare circa 11.800 posti di lavoro. Non solo: il Piano ANBI guarda al futuro ed indica la possibilità di realizzare rapidamente 23 nuovi bacini di accumulo idrico (capacità: mc. 264.493.800) per un investimento di oltre 1 miliardo e 230 milioni di euro con 6.154 nuovi posti di lavoro.

“Il nostro Piano – prosegue il Presidente di ANBI – è un concreto contributo, che offriamo al Governo nel quadro del Green New Deal, uno dei paradigmi degli interventi finanziabili dal Recovery Fund ed i cui tempi sono dettati dai cronoprogrammi europei: istruttorie completate entro il 2023, conclusione e rendicontazione dei lavori entro il 2026. Avere un importante pacchetto di progetti in avanzato iter burocratico, contiamo possa contribuire nelle impegnative trattative, che il Premier si troverà ad affrontare nelle prossime settimane. L’importante è fare presto e fare bene: i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno dimostrato di saperlo praticare.”

Alla presentazione del Piano ANBI per l’efficientamento della rete idraulica del Paese (previsti complessivamente investimenti per € 4.339.137.530,77 con oltre 21.000 unità lavorative da impiegare) hanno partecipato i Sottosegretari Salvatore Margiotta, Giuseppe L’Abbate, Roberto Morassut; i Presidenti delle Commissioni Agricoltura, Gianpaolo Vallardi (Senato) e Filippo Gallinella con la Vice, Susanna Cenni (Camera dei Deputati); il Capo Dipartimento Casa Italia – Presidenza del Consiglio, Fabrizio Curcio; il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Bacino Appennino Centrale, Erasmo D’Angelis. Ha coordinato i lavori, Anna Scafuri, caposervizio RAI Tg 1.

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