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Redazione Lazio

MALASANITA' ECCO LA BEFFA. I DANNI SONO ALL'ONOR DI CRONACA

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Tempo di lettura 5 minuti "Non malati": nuove galline dalle uova d'oro per le case farmaceutiche

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Chiara Rai

La sanità è ancora al centro del mirino. Donne in barella legate con lenzuola e casi di malasanità sono all'ordine del giorno. Ormai sembra quasi che i casi umani, vittime di un sistema sanitario profondamente corrotto, non siano più casi umani ma appaiano come appendici di un mercato speculativo inarrestabile. Ma occorre fermarsi un attimo e provare a capire cosa c’è dietro una frase che rischia di diventare banale e demagogica come “sistema sanitario corrotto”. Sul come si arrivi a parlare del business delle case farmaceutiche partendo dall’attuale situazione sanitaria nazionale e, nel nostro caso laziale, è pari a mettere assieme pezzi di un puzzle di migliaia di metri quadri. La cosa sconcertante è che quei pezzi di puzzle che alimentano spese e introiti siamo proprio noi cittadini. Iniziamo col dire che la spesa farmaceutica è una componente importante della spesa sanitaria: nel 2010 il mercato farmaceutico è stato pari a oltre 26 miliardi di euro, di cui il 75 per cento rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale ed erogato prevalentemente attraverso le farmacie pubbliche e private (classe A-SSN) (circa il 50 per cento). I farmaci del sistema cardiovascolare, con oltre 5 miliardi di euro, sono in assoluto i farmaci più utilizzati, con una copertura di spesa da parte del SSN di oltre il 93 per cento. La spesa relativa ai farmaci erogati attraverso le strutture pubbliche (ospedali, Asl, Irccs, ecc.), pari a 7 miliardi di euro, rappresenta oltre un quarto della spesa complessiva per farmaci in Italia nel 2010. Nel 2010 l'ammontare complessivo del ticket (derivante sia dalla quota di compartecipazione pagata dal cittadino sui farmaci equivalenti sia dal ticket fisso per ricetta) è stato pari a 998 milioni di euro (+15,7 per cento rispetto al 2009). Nel 2010, seppur con alcune variazioni in termini di esenzioni e/o di quota fissa, il ticket per ricetta è stato riconfermato anche per il Lazio.

Cosa accade nel Lazio?

Nei primi nove mesi del 2010, la spesa farmaceutica del territorio Lazio lorda si è attestata ad oltre 1 miliardo di euro in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+1,3%), in crescita anche gli altri indicatori di prescrizione: ricette +4,4%, ticket +8,4%, spesa a carico SSN +2%. La spesa lorda pro capite regionale è stata pari a 183 euro con un valore massimo di 204 euro nella ASL Roma A e minimo di 168 euro nella ASL Roma G. Se si considera la popolazione pesata, la ASL che presenta la spesa più elevata è Latina (191 euro) mentre quella con valori più contenuti è Rieti (173 euro). Rispetto al valore medio nella regione, la ASL di Latina fa rilevare la variazione di spesa più elevata (poco più del 4%), mentre nelle province le variazioni negative più rilevanti sono rappresentate dai valori di Rieti, Viterbo e Roma D.

Il consumo del cittadino del Lazio

I farmaci cardiovascolari e gastrointestinali assorbono da soli oltre il 60% del totale delle prescrizioni, entrambe le categorie presentano un aumento in confronto al 2009 (rispettivamente +3,5% e +8,2%). Dunque a tutta birra per le case farmaceutiche che spendono anche milioni di euro in campagne pubblicitarie a tappeto per farmaci che calmano il nervoso dell’intestino, per farmaci a base naturale che allietano le nostre agitate notti, per farmaci che mettono il vestitino nuovo alle vene varicose. E se è vero che l’utilizzo dei farmaci equivalenti è in aumento ( nei primi nove mesi del 2010 la spesa lorda è aumentata del 17% rispetto allo stesso periodo del 2009 di 58,3 euro pro capite pari al 32% della spesa totale con un’ampia variabilità fra le ASL: un minimo di 53,9 euro pro capite della ASL Roma E a un massimo di 61,4 euro nelle ASL di Frosinone e Latina), è altrettanto vero e sacrosanto che purtroppo stiamo diventando tutti vittime della corsa al medicinale anche quando godiamo di ottima salute. Siamo cioè vittime del “disease mongering” che non è altro che la prassi di marketing che negli ultimi anni ha consentito alle case farmaceutiche di crescere in utili e nuovi brand. Come spiega Gianfranco Domenighetti, docente di Comunicazione ed economia sanitaria presso l’’Università della Svizzera italiana, “l’’importante non è riuscire a vendere più medicine ai soliti malati, ma sensibilizzare la gente a nuovi consumi nel nome di una presunta attenzione alla salute”. E ancora Silvio Garattini, direttore dell’’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano aggiunge: “Questa idea di curare i sani è solo l’’ultimo atto di una strategia che inizialmente è partita allargando artificialmente la platea dei malati. Non è un caso che i valori-soglia considerati un tempo normali per la glicemia, il colesterolo o la pressione arteriosa siano stati progressivamente abbassati: per ognuno di questi aggiustamenti, è cresciuto a dismisura il numero di persone cui prescrivere medicinali”.

Allora, con queste premesse (cresce il ricorso a farmaci e crescono i "malati non malati”” e intanto la sanità e i servizi al malato si affossano), come possono ingrassarsi e mangiarsi tutto il piatto le case farmaceutiche? Per tutto il piatto intendo dire che ai dipendenti e ai ricercatori non restano neppure le briciole. Come? E’ qui entra in ballo il mordi e fuggi dei gruppi esteri che prendono finanziamenti e poi scappano dall’’Italia. Invitalia, l’’agenzia per l’’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’’impresa che agisce per conto del governo e fa capo al ministero dello Sviluppo economico ha reso noto che dal 2006 al 2011 le imprese estere (o italiane, ma controllate da investitori esteri) hanno preso incentivi per 111,3 milioni di euro, con punte di 35,3 milioni nel 2009 e 30,9 milioni nel 2010, mentre nel 2011 i finanziamenti sono scesi a 12,3 milioni di euro.

Questi sono soltanto i fondi erogati dallo Stato centrale, ai quali vanno poi aggiunte le risorse dell'Unione europea e i finanziamenti delle singole regioni o province autonome. Il Monitoraggio economia e territorio (Met), basandosi su dati del ministero dello Sviluppo, del Miur (Ministero dell'istruzione università e ricerca) e delle Regioni fa sapere che al 2010 sono stati sborsati ancora 2,7 miliardi di euro (fondi statali, regionali e di Province autonome).

Ciò significa che in media un’’azienda su quattro in Italia, dunque non solo le multinazionali, si prende soldi a fondo perduto che spesso non servono a finanziare la ricerca o azioni di riqualificazione della produzione, ma vengono sprecati in operazioni di bassa produttività e alto profitto. E oggi è a onor di cronaca il caso Sigma Tau di Pomezia, vicino Roma. Il meccanismo è proprio questo si sono presi i soldi per poi fuggire o delocalizzare. Per gli ispettori della tasse l'azienda farmaceutica avrebbe spostato i profitti nelle casse di una consociata nel paradiso fiscale di Madeira. E intanto 570 lavoratori sono a rischio licenziamento. La procedura sospetta si chiama “Transfer pricing” e consiste in un trasferimento illecito di valore da una società del gruppo a una consorella estera che pagherà le tasse “agevolate” al posto della prima. Gli ispettori hanno quantificato in 11,55 milioni di euro i minori ricavi che la Sigma Tau ha contabilizzato in Italia evadendoli al fisco. Il ministro Passera e il suo passato da banchiere c’entra e come in tutta questa storia. Fu Banca Intesa, infatti a finanziare, con 300 milioni di euro, l’’acquisto delle attività statunitensi legate alle malattie rare della Enzon, acquisto che ai lavoratori è parso proprio l’’avvio di uno spostamento all’’estero, negato dall’’azienda. Banca Intesa possiede il 5 per cento di Sigma Tau Finanziaria Spa. E non è tutto, il paradiso fiscale di Madeira lo stesso da cui (ne hanno scritto Mario Gerevini sul Corriere della Sera e Vittorio Malagutti sul Fatto Quotidiano e ne ha parlato Presa Diretta) la famiglia Passera ha fatto rientrare una consistente liquidità, superiore a 10 milioni. Andiamolo a spiegare ai dipendenti in cassa integrazione o ai ricercatori che hanno ricercato e scoperto e adesso si trovano con un pugno di mosche in mano.

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Cronaca

Viterbo, 80 anni fa moriva il celebre musicista Cesare Dobici: il 25 aprile la cerimonia di commemorazione al cimitero comunale

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Il 25 Aprile prossimo, alle ore 11,30, l’ Associazione e Centro Studi Cesare Dobici, nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della morte di questo celebre musicista viterbese, si ritroverà, unitamente alle Autorità operanti nella Tuscia ed agli appassionati, presso il Cimitero Comunale per deporre un omaggio floreale sulla sua tomba.
Il Dobici, oltre ad essere stato un eminente polifonista e raffinato compositore, fu un eccellente didatta tanto che il suo nome ancora risuona nei Conservatori e le sue pubblicazioni sono tuttora oggetto di studio ed analisi . Vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, docente presso il Conservatorio S. Cecilia ed il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, Accademico di S. Cecilia, Dobici fu una pietra miliare del Movimento Ceciliano, caldeggiato dal Pontefice per risollevare la musica in chiesa. Le Messe del Dobici appaiono non solo ricche di abilità compositiva e straordinaria inventiva ma lasciano trasparire la profonda umanità del compositore.
Maestro di Cappella presso la Cattedrale di Viterbo, questo grande artista fu sempre vicino alla sua città nativa: testimonianza gli stupendi Inni a S. Rosa e alla Madonna dei Cimini.
Nel 2012 la Corale S. Giovanni fu promotrice, insieme a Ferdinando Bastianini, di una serie di iniziative volte ad illuminare ed illustrare la figura di questo sommo compositore: da una serie di Congressi e Concerti dove sono convenuti musicisti e musicologi, al restauro del busto del compositore a Prato Giardino, ad un Annullo Filatelico dedicato al ricordo di questo evento.
È stata, inoltre, dedicata un’aula, per conto del Maestro Monsignor Valentino Miserachs, ispirato ed animato da questi eventi, presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra e l’illustre Maestro Giovanni Acciai, un luminare della Musica Corale, ha tenuto successivamente una Lectio Magistralis, terminata con un concerto della Fanfara della Polizia di Stato, e una serie di Masterclass destinate a Direttori e Compositori di Musica Corale.
L’Associazione e Centro Studi Cesare Dobici, inoltre, da quei giorni, ha continuamente divulgato la musica del grande artista viterbese, basti far menzione del Convegno tenuto ad una folla incredibile di appassionati, dalla ricercatrice Wanda Folliero nel Giugno del 2022 presso la Sala Mendel degli Agostiniani, luogo tanto caro al Dobici, con il contributo musicale della Corale S.Giovanni. Questo gruppo vocale, diretto da Maria Loredana Serafini, ha messo in programma in ogni suo concerto brani di Dobici e lo stesso Presidente dell’ Associazione, Ferdinando Bastianini, nei suoi concerti organistici, inserisce sempre qualche musica, sempre enormemente apprezzata, del musicista viterbese.
Appuntamento, dunque, il 25 aprile, presso la tomba del Dobici: nelle settimane successive saranno organizzati nuovi eventi tra i quali un nuovo convegno volto a ripercorrere l’attività e la vita a Viterbo di questo musicista e si porrà un riferimento esplicativo della figura dell’artista presso la via a lui dedicata.

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Cronaca

Anzio, tentato omicidio: arrestato un 41enne con precedenti

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I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Anzio hanno dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal Tribunale di Velletri su richiesta della locale Procura della Repubblica, che dispone la custodia cautelare in carcere per
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Anzio hanno arrestato un 41enne italiano, già noto alle forze dell’ordine, gravemente indiziato del reato di tentato omicidio. Nei giorni scorsi, l’uomo si era incontrato con un 58enne presso un bar lungo la via Nettunense per chiarire alcuni dissidi professionali nati tra i due, in quanto entrambi si occupano di autospurgo.
Evidentemente non hanno raggiunto alcun accordo e, dopo essere usciti nel parcheggio dell’attività, cominciavano ad aggredirsi vicendevolmente. All’improvviso, il più giovane è gravemente indiziato di aver estratto un coltello col quale feriva alla schiena l’altro uomo, immediatamente soccorso e trasportato presso il pronto soccorso dell’ospedale riuniti Anzio – Nettuno.
Inizialmente ricoverato in prognosi riservata, a seguito di un’operazione ai polmoni è stato scongiurato il pericolo di vita.
L’intervento dei Carabinieri sul posto, gli elementi raccolti dai testimoni e le informazioni in possesso dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Anzio hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, risultato irreperibile dopo ore di ricerche nei territori di Anzio e Aprilia. Per questo motivo, stante la gravità delle vicende e i gravi indizi di colpevolezza raccolti dai Carabinieri, la Procura della Repubblica ha richiesto ed ottenuto la citata misura cautelare nei confronti dell’indagato che è stato arrestato e accompagnato presso il carcere di Velletri.

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Castelli Romani

Velletri, ospedale Colombo: indetta la gara per l’acquisto di una Tac di ultima generazione

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Marchitelli: “Un importante passo avanti nel miglioramento dei servizi sanitari offerti alla comunità”

È ufficiale l’indizione della gara di appalto per l’acquisto di un tomografo computerizzato 128 slice, completo di accessori e servizi connessi destinato all’Ospedale Colombo di Velletri. L’impegno economico è di circa 624 mila euro finanziato con il fondo del Giubileo 2025. La nuova Tac di ultima generazione garantisce un’eccellente qualità dell’immagine, rapidità nell’acquisizione e l’ottimizzazione del mezzo di contrasto con una considerevole riduzione della dose radiogena. Il macchinario si va ad aggiungere ad un’altro già presente all’interno del Presidio Ospedaliero di Velletri.

Soddisfazione arriva dall’Assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini: «Mi complimento con la direzione della Asl Roma 6 che grazie a questo importante atto contribuisce a garantire i requisiti minimi fondamentali per il Colombo che è Dea di primo livello, serve un territorio vasto, dotato di Pronto soccorso e svolge funzioni di accettazione in emergenza urgenza per patologie complesse. Sicuramente una importante dotazione ed una efficace risposta per i residenti dell’area».

L’intera procedura è seguita dall’Ingegnere Alessandra Candreva direttore UOC Ingegneria Ospedaliera e delle Tecnologie Sanitarie insieme al suo staff.

La macchina per cui si è indetta la gara sarà in grado di rilevare e valutare anche le lesioni di piccola entità e di seguirne l’evoluzione nel tempo, nonché di ottenere una valutazione estremamente dettagliata dell’estensione del tumore. Una grande accuratezza diagnostica ottenuta anche grazie a un software che riduce le distorsioni o la perdita di informazioni causate dalla presenza di metalli nel corpo. Il tomografo dovrà dunque essere dotato di vari software tra cui quello di elaborazione 3D, che consente la ricostruzione di immagini tridimensionali, con qualsiasi orientamento nello spazio.

Per il Commissario Straordinario Asl Roma 6 Francesco Marchitelli si tratta di un atto necessario per potenziare le dotazioni in un nosocomio che copre un vastissimo territorio dei Castelli e dei Comuni limitrofi: «È un importante passo avanti nel miglioramento dei servizi sanitari offerti alla comunità. 

Grazie a questa nuova Tac i pazienti avranno accesso a una diagnostica ancora più avanzata e tempestiva, garantendo un trattamento più efficace e mirato». 

Per il Direttore Sanitario Asl Roma 6 Vincenzo Carlo La Regina il potenziamento del servizio consentirà di continuare e implementare valutazioni sempre più accurate delle condizioni dei pazienti, facilitando la diagnosi e la pianificazione dei trattamenti.

Oltre ai benefici pratici, l’aggiunta della nuova TAC oltre a quella già presente al Colombo di Velletri rappresenta anche un segnale tangibile dell’impegno delle autorità sanitarie locali nel migliorare l’accesso ai servizi e nell’investire nella salute della comunità.

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