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Cultura e Spettacoli

Marino, successo per BiblioPop: un giorno capitale del pensiero di Gramsci

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MARINO (RM) – Sala strapiena a Marino per BiblioPop, l’incontro che ieri ha avuto al centro il pensiero e la vita di Antonio Gramsci.

La presenza del vicesindaco, assessore alla cultura del Comune di Marino, è stata lì a testimoniare l’importanza dell’appuntamento. Così come l’intervento breve, una chicca, dello scrittore Marco Onofrio ha trovato modo di inserirsi nel confronto del tema modernità del digitale e della robotica rispetto alla consegna alla nostra analisi attuale circa la connotazione di classe operaia, ovvero di classi subalterne (intervento sottolineato da Andrea Sonaglioni, segretario della Federazione Castelli romani del PCI anche in risposta a domande dal pubblico) e il tema gramsciano dell’umanesimo che vede appunto gli uomini assaltati dall’alienazione (per altro categoria ampiamente marxista).

Questo input, in realtà appartiene al volgere ultimo della serata di incontro gramsciano, ha mostrato un pathos ed una passione viva che si è dipanata nelle ore trascorse a presentare, sezionare, sviscerare, e, soprattutto – con intento pedagogico vero, alla Antonio Gramsci -, come hanno mostrato lo storico Alex Hobel e il protagonista della serata, il prof. Angelo d’Orsi, di cui si presentava l’ultima fatica (la prima edizione dopo 45 anni di studio e ricerca, la seconda ora) leggibile nel testo “Antonio Gramsci. Una nuova biografia”.

Le copie, fornite dalla locale libreria ”Cavour” di Frascati sono andate a ruba ed è stato necessario ricorrere alla prenotazione per la consegna, tra qualche giorno, di ulteriori copie del libro. Mauro Avello, segretario del Circolo Italia Cuba “Gino Donè” (nonché portavoce della neonata proposta coalizione dei comunisti e della sinistra, “Essere Marino”), ha presentato, con domande specifiche, via via gli oratori che non hanno deluso affatto. E’ stato coadiuvato, con la solita efficacia stile BiblioPop, dalla introduzione di un breve filmato di Ascanio Celestini su Gramsci, e dalla proiezione in loop di una selezionata serie di frasi di Antonio Gramsci, leggibili sullo sfondo parete mentre c’era in atto la spiegazione e illustrazione di alcuni dei temi del libro e del pensiero gramsciano. In modo puntuale, il rappresentante dell’Ambasciata di Cuba a Roma, Mauricio Martinez Duque, ha citato, letto e commentato tre passaggi del testo di d’Orsi per mostrare gli importanti temi che mostrano come la presenza del “metodo” e delle implicazioni teoriche e politiche del pensiero gramsciano abbiano determinato le scelte della Rivoluzione cubana e la stessa prosecuzione della Rivoluzione permanente che Cuba continua a vivere: una sorta di conferma della teoria gramsciana che la Rivoluzione bolscevica nella Russia del 1917, non era ripetibile negli stessi modi nel mondo dove il capitalismo “maturo” stava evolvendo ed imperava. Del resto, tutto il dipanarsi della struttura del libro, e quindi della proposta intellettuale di Angelo d’Orsi, l’ha svolta diligentemente, chiaramente, e ascoltata in laico silenzio dalle persone che hanno affollato l’aula, Alex Hobel. Quasi a mostrare che l’ossatura che tiene tutto insieme è proprio quella intuizione del professore torinese che il pensiero di Gramsci è insieme le cose che ha scritto, quelle che ha elaborato, quelle che ha scritto per sé, intanto che i contesti della propria vita mutavano, come tutte le persone. L’infanzia e le implicazioni fisiche e cognitive del primo apprendimento; le vicende familiari e dell’economia familiare che inducono a sacrifici; la scelta traumaticamente vissuta del trasferimento “al continente” nella Torino dell’università, nella Torino operaia, nella Torino dell’impegno giornalistico ed intellettuale, nella Torino dell’impegno politico. Fino a giungere al suo matrimonio, a cruccio del padre che non potrà svolgere tale ruolo, il carcere fascista che lo condurrà alla morte per scelta del regime mussoliniano. Un tracciato, insomma, che è vita e pensiero. Perché, come illustra Hobel indicizzando schematicamente l’opera di d’Orsi, la contestualizzazione della vita, e delle situazioni, con il ruolo centrale ad esempio di Giulia, sua moglie, in libertà e nei rapporti epistolari quando era in carcere, sono essi stessi la base, il substrato che si mischia con le conoscenze del sapere e da lì si comprende quale approccio “davvero umano” il pensatore, il capo politico, il rivoluzionario, l’intellettuale “organico alla classe”, abbia potuto elaborare, non giustapponendo semplicemente asettiche logiche di pensiero “a tavolino”, ma tumultuose idee da far scaturire nel dipanarsi della vita: quella normale e quella drammatica e tragica perfino. Per questo, gli interventi, in successione, a cui è stato “costretto” dalle interlocuzioni e dalle domande del pubblico al quasi afono Angelo d’Orsi, hanno al meglio chiarito già questa ottima presentazione degli oratori precedenti. E l’autore – che oggi, tutto questo, riproporrà in modo “accattivante e affabulatorio” come è stato detto, nel racconto teatrale del suo “Un Gramsci mai visto”, con idee, pensiero, e brani di vita di Gramsci, accompagnate da musiche e voci eccellenti, che si terrà a Marino, Teatro Vittoria Colonna alle 18.00 – ha avuto platea attenta, già pronta a vedere come l’ordito di presentazione si tesseva a mostrare la figura intera che nella sostanza del pensiero e nella bellezza della verità di vita può essere mostrata per intero. Illustra il professore come nasce l’attenzione e la valutazione e la scelta della Torino operaia, della Torino delle fabbriche (sostanzialmente la Fiat e i satelliti attorno) siano diventati centrali nelle proposte teoriche e politiche di Gramsci che sostiene i consigli di fabbrica; di Gramsci che individua qui la avanguardia sia della classe operaia che della statualità (socialista) che potrà venire. Ma fallita l’analisi e la lettura – esempi lampanti, illustra d’Orsi, sono stati per Antonio Gramsci, lo sfilacciamento di quella che doveva essere l’avanguardia, e proprio nel momento più duro con l’occupazione delle fabbriche – che veniva fatta, soprattutto da Mosca, della situazione italiana, senza mezzi termini, il pensatore e guida comunista, indica una diversa lettura della realtà e mette in campo, appunto, la necessità, la possibilità, di avere approccio rivoluzionario anche perseguendo traguardi intermedi. Pure utilizzando, raggiungendo, facendo vivere fasi non socialiste, non comuniste. Dice d’Orsi, mostrando Gramsci, perfino in relazione col pensiero di Rosa Luxemburg: riformismo e ocialismo, non sono antitetici se siamo ad una fase preordinata a questi. Quindi ottenere vantaggi, per la classe degli sfruttati, ottenere democrazia invece che svolgimento in regime antidemocratico o ristretto, è giusto, coerente, realizzarlo invece che incunearsi nella teoria del socialfascismo senza soluzione. Qui, nell’area del capitalismo maturo, per semplificare: in occidente, in Europa. Forse, la maggior presa (pedagogica) illustrativa Angelo d’Orsi, l’ha ottenuta quando ha spiegato una cosa apparentemente relegata al “mondo accademico” ovvero ai famigerati “addetti ai lavori”: la questione della divisione nella trattazione del pensiero gramsciano, tra coloro che sostengono la bontà di proporre cesura tra la produzione in carcere di Gramsci e la produzione antecedente. In modo netto, d’Orsi propone come errato lo schiacciamento, per le implicazioni che ne seguono che sembra quasi si siano privilegiate a scanso della vera ricerca scientifica, solo sui quaderni. Propone invece, il nostro espositore, una posizione dialettica tra le due grandi produzioni, per altro neppure complete. Per questo egli crede che la posizione della Fondazione Gramsci sia al di sotto della necessità e possibilità della produzione di studi di merito. Del resto, forse tali scelte nascono da lontano: basti pensare al tenore (pur in assenza di nuovi apporti documentali giunti sulla scena solo dopo il 1991 come il carteggio della famiglia di Giulia) della Fondazione (Ovvero Istituto Gramsci) all’epoca della direzione di Gerratana, Spriano, Santucci; e alla svolta delle gestioni successive. Così, oggi, senza che nessuno lo abbia mai velato durante tutta la presentazione del volume di d’Orsi, si è giunti a chiudere questa davvero bella serata, coronata da successo e soddisfazione con un fare molto intrecciato tra teoria e prassi, tra aspetto di ricerca e politica. Non a caso, l’autoproclamazione di essere un “cane sciolto” da parte di d’Orsi, è stato immediatamente smentito da se stesso quando additando l’assemblea come corposamente composta da comunisti, ha detto sullo svolgimento dei lavori: bene voi intervenite, poi (come si fa nelle migliori riunioni di partito) mi assumo io l’onere delle conclusioni. E, a giudicare dagli applausi forti, calorosi e convinti sono state, conclusioni condivise. Quali erano succintamente? Lo stato della ricerca su Gramsci è in continua permanente evoluzione: 20.000 titoli che commentano e illustrano singoli aspetti o dialogano col parti o tutto il pensiero di Gramsci. Tutto ciò in 41 lingue differenti nel mondo. Quindi se questa è la mole e se le stessi fonti di documenti sono in aumento (quindi non c’è solo da interpretare criticamente il già noto, ma studiare il nuovo che riemerge dall’abbandono o dagli armadi chiusi), il vero compito di studiosi, di politici, della sinistra e dei comunisti se non vogliono trovarsi spiazzati è proprio il ricorso al riconoscimento che una base di pensiero comune – in questa disgraziata epoca di divisione dell’atomo nella galassia comunista e di sinistra – diventa necessaria ed è proprio il pensiero originale di Antonio Gramsci.

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Costume e Società

La storia della Disco Music: il libro di Bufalini e Savastano fa il bis

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Il Covid non ha fermato la voglia di Disco, ma l’ha raddoppiata, specialmente nella lettura! La storia della Disco Music di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, edito da Hoepli, a pochi mesi dall’uscita è ora già alla sua prima ristampa.

Numerosissime, infatti, sono state le richieste per quello che è il primo volume italiano che narra in prospettiva socio-culturale la storia di un genere musicale – melting pot sonoro, sociale e culturale – che da movimento underground si è evoluto in carismatico trend-setter di massa. Dalle originarie discothèques di Parigi alle radici afro, R&B, soul e funk, fino alle contaminazioni con l’elettronica, il rock e il jazz, il saggio riserva uno spazio anche alla prima Italo Disco, in cinquecento pagine ricche di racconti, aneddoti e citazioni.

Con la prefazione di Gloria Gaynor e l’introduzione di Amii Stewart, due regine dell’epoca d’oro, e le postfazioni di Mario Biondi e Ivan Cattaneo, il libro rappresenta una vera e propria guida per orientarsi tra correnti, superstar, icone e “meteore” della Disco Music, senza dimenticare il ruolo dei DJ, dei personaggi più oscuri e il contributo fondamentale all’evoluzione della musica moderna. Con un approccio poliedrico, il saggio, oltre ad avere il focus sulla musica da dancefloor anni ‘70, genere rivoluzionario mai passato di moda, tratta ampiamente anche la realtà sociale, politica e culturale di quegli anni, sia in Italia che nel mondo. La disco come fenomeno di aggregazione tra razze, sessi e ceti, contro pregiudizi, razzismo e omofobia. In pista, ognuno poteva essere sé stesso.

Basta scorrere una qualsiasi classifica di quarant’anni fa per trovare canzoni diventate leggendarie non solo sul dancefloor, ma anche negli annali della musica pop: da Hot Stuff di Donna Summer a I Will Survive di Gloria Gaynor, da Good Times degli Chic a Knock On Wood di Amii Stewart, fino allo storico duetto di Donna Summer e Barbra Streisand, No More Tears (Enough Is Enough).

“La Disco Music resterà per sempre impressa nel DNA della musica” – affermano gli autori. “Neanche quando, a tre mesi di distanza dall’apice del suo successo, nel 1979, ebbe luogo la “Disco Demolition Night”, la più vergognosa e violenta crociata contro il genere, che vide bruciare a Chicago migliaia di dischi, si riuscì a “ucciderla”. Quell’atto lasciò trasparire l’intolleranza, il razzismo e l’omofobia di un gruppo di fanatici sostenuti da una frangia dell’industria discografica”.

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Cultura e Spettacoli

“Napoli la città nobile e il suo Regno”: al Maschio Angioino una mostra da non perdere

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NAPOLI – Inaugurata nell’imponente Castel Nuovo – Maschio Angioino la mostra “Napoli la città nobile e il suo Regno” visitabile fino al 19 luglio. 

L’exhibition offre ai “viaggiatori” un’importante testimonianza dell’evoluzione della città partenopea attraverso la raccolta di 40 antiche carte geografiche, di mappe e vedute di Napoli messe a disposizione da importanti collezionisti.

Tra le carte in esposizione del Regno di Napoli ci sono anche le prime immagini a stampa del Regno, ossia le piccole  rappresentazioni del Munster risalente al 1550 e la carta risalente sempre alla metà del cinquecento del Gueroult, prima rappresentazione del capoluogo campano ripresa dal vivo.

Nel girovagare all’interno della Sala della Corte i visitatori possono ammirare anche 4 carte dell’ITALIA, di cui la carta di Rosselli – conosciuta in tre esemplari – risalente al 1492 e la carta del Grisaldi del 1561.   

Ad arricchire le antiche Sale del maestoso Castel Nuovo, simbolo per eccellenza di Napoli, c’è anche la prima piccolissima pianta del capoluogo partenopeo contenuta nella carta di Salamanca risalente a nel 1540 che seppur rappresentata in ridottissime misure, è curata con maestria in tutti i suoi particolari.

L’exhibition è stata presentata il 3 luglio ’20 dall’assessore alla Cultura e al Turismo, Eleonora de Majo e dell’assessore all’Urbanistica Carmine Piscopo.

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Cultura e Spettacoli

Velletri Libris, la 4 edizione della rassegna internazionale della letteratura scalda i motori

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VELLETRI (RM) – Presentato il primo grande evento dell’estate di Velletri: la rassegna internazionale di letteratura “Velletri Libris”, giunta alla sua quarta edizione e che ha finalmente svelato gli illustri nomi che comporranno le tredici serate per un calendario tutto da vivere.

Con una conferenza stampa trasmessa in streaming dalla Casa delle Culture, l’iniziativa ideata dalla Fondazione De Cultura e dalla Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano in collaborazione con la Fondarc è stata “lanciata”.

A fare gli onori di casa Aurora De Marzi, che ha ringraziato i partner e dato la parola a Nadia Terranova, scrittrice e presidentessa della Giuria del Premio Nazionale “Velletri Libris”.

L’autrice ha elogiato la qualità degli scritti pervenuti e la varietà dei temi trattati, rimandando alla lettura antologia “Per un pugno di storie” per la scoperta delle opere prescelte dai giurati. Concetto ripreso anche da Rocco Della Corte, giurato e referente del Premio, il quale ha proclamato ufficialmente i vincitori, provenienti da tutta Italia: in ordine sparso, si tratta di Valerio Cioccolini (I dolori del nuovo Werther), Nicoletta Manetti (Il treno), Claudio Causio (La sposa), Enrico D’Angerio (Rana bollita), Lorenzo Pistolesi (Una notte, al chiaro di luna), Alessia Mattacchioni (Volevo solo essere me stessa), Giacomo Alberto Vieri (Non vi mancherà niente), Paolo Scottini (Il cowboy), Giuseppe Scatà (La bicicletta), Vanessa Bassot (UN croco nella neve) più le due menzioni speciali, intitolate a Marcello Ilardi (Emanuela D’Amore, Di giorno scompare) e a Fernando Cancellieri (Sara Notaristefano, Breve storia di ordinari alibi familiari).

Conclusa l’ufficializzazione dei dodici racconti che comporranno l’antologia, spazio a Guido Ciarla che non ha nascosto l’emozione confessando la difficoltà di organizzare la rassegna in tempi di pandemia (numerose saranno le regole da seguire, dall’igienizzazione delle mani alla mascherina fino ai posti distanziati e al percorso obbligato, nonché l’utilizzo di contenitori sterili per la degustazione che saranno consegnati all’ingresso per evitare assembramenti).

Nonostante tutto, però, l’adesione degli autori è stata massiccia e il programma è di altissimo livello. Si comincia il 12 luglio con Diego De Silva e Sandro Veronesi, quest’ultimo vincitore del Premio Strega 2020. Il 16 luglio sarà la volta di Pietro Grasso, mentre il 18 Angelo Di Liberto dialogherà con Amèlie Nothomb. Il 23 luglio spazio a Luca Bianchini, il 25 arriverà Edoardo Bennato e il 29 il veliterno Aurelio Picca. Il mese di agosto vede in calendario quattro date: Roberto Ippolito (2), Valentina Bisti (6), Chiara Gamberale (28) e Ben Pastor (30). Gran finale a settembre con il duo Ezio Mauro-Walter Veltroni (il 3), la serata dedicata al Premio con tutti i giurati (Lorenzo Marone, Diego De Silva, Fabio Genovesi, Paolo Di Paolo, Giulio Perrone, Antonio Pascale) insieme a Nadia Terranova che presenterà il suo ultimo libro (5 settembre) e Bruno Vespa, nell’unica data estiva, domenica 6 settembre.

Questa edizione si è avvalsa della collaborazione alla direzione artistica di Paolo Di Paolo: il noto scrittore dialogherà con diversi autori durante le serate. Per quanto riguarda i partner, le degustazioni saranno sempre a cura di Casale della Regina e Gelatomania, con i vini selezionati dal Crea. Degli allestimenti floreali si occuperà “Le Camelie del Generale”. Relatori degli incontri Aurora De Marzi, Emanuele Cammaroto e Tiziana Mammucari (oltre a Di Paolo), mentre il fotografo ufficiale è Edoardo Amati. I più piccoli potranno impegnarsi in laboratori tematici a cura di Fantanimazione. Naturalmente le regole per il covid-19 saranno rispettate: all’ingresso sarà misurata la temperatura, il percorso da seguire sarà obbligato e i posti saranno limitati e distanziati. L’ingresso resta libero ma è consigliata la prenotazione al numero 0696155094 oppure alla mail prenotazioni@velletrilibris.it. Un ringraziamento particolare va agli sponsor Allianz Assicurazioni di Alessandra Cancellieri, Clinica Madonna delle Grazie e Banca Popolare del Lazio. Sarà un’estate tutta da vivere al Chiostro della Casa delle Culture, con gli straordinari incontri sotto le stelle che allieteranno la bella stagione veliterna. “Velletri Libris” sta per cominciare…

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