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Napoli, tutti pazzi per il Jurassic park: ecco le novità 2019 per “Dinosauri in carne ed ossa”

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NAPOLI – Da non perdere il percorso espositivo dal titolo “Dinosauri in carne ed ossa”, per chi è in visita nel capoluogo partenopeo ad Agnano nel suggestivo cratere degli Astroni, fino al 10 novembre 2019 con ben 30 riproduzioni dei dinosauri in scala reale 1:1 realizzate tutte in vetroresina dalle maestranze italiane.

L’exhibition che parte dal Real sito di caccia per opera di Alfonso D’Aragona per poi arrivare al cratere, ha come tema la preistoria e spiega le grandi estinzioni di massa, il percorso espositivo dà ai “viaggiatori” una chiara storia della vita sul pianeta, dalla conquista della terraferma avvenuta nell’era primaria (paleozoica) fino ai nostri giorni.

Il filo conduttore del percorso-evento presentato durante la conferenza dello scorso 8 di marzo

è l’alternanza delle specie animali, come ad esempio i dinosauri o i grandi mammiferi della cosiddetta era glaciale, che di volta in volta hanno dominato le terre emerse, diversificandosi a partire da uno scarso gruppo di sopravvissuti alle grandi estinzioni di massa, dall’uccello columbiforme chiamato Dodo delle isole Mauritius estinto nel XVII secolo per mano degli uomini, al tirannosauro e tantissime altre specie.

L’intento del percorso “Dinosauri in carne ed ossa”

ha come tema l’ambiente e la cultura, parte dalla riserva di caccia reale e per poi arrivare nel cratere originatosi circa 3.700 anni fa all’interno della riserva naturale preservata da Wwf di Napoli, spiega il Direttore della Riserva Naturale degli Astroni Fabrizio Canonico: “Lo scopo è di stimolare i bambini e di farli riflettere sul tema dell’estinzione” – prosegue – “ sensibilizzare e sollecitare la politica su questo problema”.

Un immersion totale

partendo dall’era primaria ai giorni nostri dove i visitatori potranno fare a soli 5 km dal centro della citta di Napoli, i “viaggiatori” saranno interamente “connessi” nella preistoria, grazie anche alle piante sopravvissute che costituiscono l’ultima testimonianza dell’antico manto forestale che avvolge la provincia del capoluogo campano.

Tante le novità dell’edizione 2019

con un percorso ancora più affascinante che coinvolgerà i più piccoli, infatti il percorso è più semplice da affrontare e più breve per distanza e consentirà ai bambini di godersi l’avventura senza stancarsi e rimanere affascinati da un ambiente diverso. “Le estinzioni di massa – spiega Antonio Canu, presidente dell’oasi Wwf degli Astroni – rappresenta un fenomeno avvenuto più volte nel corso dei tempi geologici, con la scomparsa più o meno “istantanea” di interi gruppi animati e vegetali. Sono state causate da varie forme di stress ambientale che spesso funzionano in sinergia, come intense eruzioni vulcaniche su tutto il globo, l’improvvisa caduta di corpi extraterrestri, la formazione di estese calotte glaciali, i grandi mutamenti climatici. Le estinzioni di massa precedenti alla comparsa del genere umano sono cinque”.

Cinque grandi lezioni che dobbiamo guardare senza paura

ma con la consapevolezza di dover imparare da quanto accaduto: “Oggi – afferma Simone Maganuco, co-curatore della mostra – in una società come la nostra che non vuole rendersi consapevole di provocare una nuova estinzione di massa, la sesta, appare di fondamentale importanza comprendere i meccanismi che hanno determinato e poi l’eclissi di linee evolutive di grande successo, come quella dei dinosauri mesozoici. E’ necessario capire come una catastrofe possa tramutarsi in una risorsa, rendendo possibile la nascita di altre forme di vita, soltanto a patto che sia un prodotto delle leggi della natura. Quelle leggi che l’uomo ha sfidato fin dalle sue origini, modificando e sfruttando l’ambiente in cui viveva in modo sempre più invasivo e ben oltre le necessità dettate dalla sopravvivenza della propria specie”.

Sono intervenuti per illustrare durante la conferenza stampa l’8 marzo del percorso espositivo: Fabrizio Canonico, direttore della Riserva Naturale Oasi Wwf del cratere degli Astroni; Antonio Canu, presidente Wwf Oasi; Simone Maganuco curatore della mostra “Dinosauri in carne ed ossa”, al termine del percorso espositivo a rendere ancor di più interessante è stato la liberazione di uno sparviero emozionando ancor di più il gruppo di bambini in visita nella riserva.

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Clima, ANBI: “Dalla Sicilia al Piemonte incombe il filo rosso della siccità”

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Massimo Gargano: “L’ormai acclarata imprevedibilità dei fenomeni meteo può trasformare in breve tempo un alveo asciutto in un’irrefrenabile forza distruttrice”
 
 
C’è il filo rosso della siccità a collegare l’assetata Sicilia con il Piemonte, le cui zone meridionali sembrano destinate al ripetersi di analogo destino nei prossimi mesi, permanendo la carenza di neve, che a Gennaio ha segnato -86%.
 
Sono soprattutto le alte temperature (da Siracusa a Torino e nel Cuneese hanno sfiorato e talvolta superato i 20 gradi con lo zero termico, che ha raggiunto i 3000 metri sulle Alpi) a confermare come l’area mediterranea sia investita dalla crisi idrica, che ha il suo epicentro nel Maghreb (in Marocco le temperature sono mediamente 5 gradi superiori alla norma, trasformando Febbraio in Aprile) e si diffonde lungo i Paesi dell’Europa Meridionale: l’intera Italia (ad eccezione del NordEst), il Sud di Spagna e Francia, parte della Croazia, la Bosnia, il Montenegro, la Grecia fino a Creta; a soffrire di più sono i territori siciliani e quelli spagnoli di Andalusia, Murcia e Catalogna (fonte: EDO-European Drought Observatory).
 
Questo quadro di anomalie termiche (Gennaio 2024 è stato il mese più caldo di sempre a livello globale) condiziona fortemente l’andamento dei corsi d’acqua, caratterizzati ormai da un andamento torrentizio, se non addirittura da fiumara o da “uadi” africano (alveo di un corso d’acqua a carattere non perenne, tipico delle zone desertiche): dopo i confortanti segnali idrici post piogge, i fiumi della Penisola sono tornati in larga parte sotto i livelli tipici di questa stagione.
 
“E’ questo un dato, su cui prestare molta attenzione, perché la costante escursione idrica indebolisce la tenuta degli argini, aumentando la necessità di costante monitoraggio. In questo senso va la nostra disponibilità ad affiancare gli organi competenti nella manutenzione dei fiumi, soprattutto negli ambiti urbani, così come è importante che sia stata riconosciuta per legge la fondamentale funzione dell’agricoltore nel mantenere il territorio” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
 
“Non solo – aggiunge il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano – È indispensabile non abbassare la guardia sul rischio idrogeologico, distratti dai ricorrenti allarmi siccità. L’ormai acclarata imprevedibilità dei fenomeni meteo può trasformare in breve tempo un alveo asciutto in un’irrefrenabile forza distruttrice. È necessario non dimenticarlo negli strumenti urbanistici, ma soprattutto è quanto mai urgente il varo della legge contro l’inarrestabile consumo di suolo, che aumenta i rischi per il territorio.”
 
Tra i grandi laghi del Nord, il livello del Verbano cresce di 10 centimetri, arrivando al 90,5% di riempimento, mentre il Benaco è quasi al massimo della capacità (99,3%); il Lario scende leggermente al 52,9% ed il Sebino (unico sotto media) rimane attorno al 30%.
 
In Valle d’Aosta, dopo le nevicate della scorsa settimana, la coltre bianca va assottigliandosi: ad alta quota, il calo è superiore ai 10 centimetri, mentre a quote basse il manto è decisamente scarso. Si riduce la portata della Dora Baltea, anche perchè le precipitazioni sulla regione sono state finora esigue.
 
Detto dell’anomalia climatica sul Piemonte, conseguentemente si riducono le portate di tutti i fiumi nella regione, dove il Tanaro ha appena il 15% dell’acqua di 7 giorni fa e la portata è dimezzata rispetto alla media del periodo; anche i flussi di Stura di Lanzo e Toce si distinguono in negativo: rispettivamente -58% e -38% in una settimana.
 
In Lombardia prosegue invece il periodo favorevole del fiume Adda, che mantiene una portata al di sopra dei 150 metri cubi al secondo e largamente superiore a quanto registrato in anni recenti. Migliora anche la condizione delle riserve idriche regionali, grazie soprattutto all’aumento di neve al suolo (+ 46%), riducendo all’8,1% il deficit sulla media storica e registrando addirittura + 94% sul 2023.
 
Andamento altalenante per le portate fluviali in alcuni bacini del Veneto:  il Brenta scende da mc/s 154  a mc/s 48, mentre il Bacchiglione perde in una settimana l’80% d’acqua in alveo e torna sotto media (-33%). Sui monti la neve è localmente abbondante solo sopra i 2200 metri.
 
In Emilia-Romagna si allarga il fronte dei territori, dove la pioggia scarseggia: i bacini montani romagnoli, le pianure a Nord e a Sud del fiume Reno ed ora anche la pianura tra Panaro ed Enza registrano cumulate al di sotto della media; alvei, che solo pochi giorni fa erano ricchi d’acqua, ora si presentano quasi asciutti: se la Secchia registra l’83% in meno ed il Reno ha circa la metà delle portate minime mensili,  sono però tutti i fiumi appenninici a soffrire: Savio (6,7% di portata rispetto alla media mensile), Enza, Taro e Trebbia. 
 
Il fiume Po, dopo l’exploit della scorsa settimana, torna alle ormai consuete misure di flusso, ovunque sotto media: dopo i picchi di piena di 7 giorni fa, le portate si sono praticamente più che dimezzate (a San Sebastiano da mc/s 193  a mc/s 75; a Piacenza da mc/s 1663 a mc/s 612; a Boretto da mc/s 1918 a mc/s  912).
 
Una netta contrazione dei livelli idrometrici si registra anche in Liguria, dove Entella, Vara e Magra calano di circa mezzo metro.
 
Più evidente è la contrazione delle portate fluviali in un’Italia centrale con le cime dei monti ancora totalmente brulle.
 
In Toscana, l’Arno segna un preoccupante -64% sulla media; flusso più che dimezzato anche in Serchio e Sieve, mentre l’Ombrone torna sotto i 10 metri cubi al secondo (la media è intorno a mc/s 36).
 
Nelle Marche, i livelli dei fiumi restano molto bassi ed inferiori allo scorso quinquennio; continuano invece a crescere i volumi invasati nelle dighe (+2 milioni di metri cubi), rappresentando una certezza per la prossima stagione primaverile.
 
In Abruzzo cala il livello del fiume Sangro , che ora si attesta sui valori dell’anno scorso, a differenza dell’Orta che, rispetto al 2023, è circa 40 centimetri più basso. Sull’Appennino sono presenti 10 centimetri di neve solo a Campo Imperatore.
 
Nel Lazio cresce la portata del fiume Tevere, mentre si riducono quelle di Aniene, Fiora e Liri. Su Roma, il 2024 è stato finora avaro di piogge: solo 30 millimetri dall’inizio dell’anno.
 
Brusca è la riduzione dei livelli nei fiumi della Campania: Volturno, -cm. 120; Garigliano, -cm. 160 .
 
In Basilicata si registra un cospicuo incremento d’acqua invasata nei bacini artificiali: ben 15 milioni e mezzo di metri cubi in più; il deficit sullo scorso anno resta però di oltre 150 milioni.
 
In Puglia, infine, il volume d‘acqua, trattenuto negli invasi di Capitanata, è cresciuto di 1 milione e 330.000 metri cubi, raggiungendo il 47% della capacità di riempimento, ma rimanendo inferiore all’anno scorso per oltre 124 milioni di metri cubi. La regione sta soffrendo molto per la scarsità di precipitazioni invernali soprattutto sui territori meridionali della Penisola Salentina: infatti, dai 60 millimetri di pioggia caduti a Gennaio sulla provincia di Foggia si scende a mm. 50 sul Barese, circa 40 millimetri  sulla Valle d’Itria, mm. 23 sul basso Salento fino a 12 millimetri su Leuca, il comune più a Sud nel “Tacco d’Italia”.
 
Privo di virus.www.avast.com



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Canale Emiliano Romagnolo, inaugurato il rifacimento di un tratto nel bolognese

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Anche un intervento di manutenzione straordinaria può essere occasione di ricerca applicata: l’utilizzo di lastre in calcestruzzo additivato con fibre polimeriche per garantire una maggiore velocità di scorrimento, ma anche più resistenza e durabilità al rivestimento, è infatti l’innovativa soluzione ideata dai tecnici del Consorzio C.E.R. per migliorare e stabilizzare l’efficienza del primo tratto del Canale Emiliano-Romagnolo, inaugurato alla presenza, tra gli altri, di Galeazzo Bignami, Viceministro Infrastrutture e Trasporti e Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia-Romagna; si tratta di un alveo lungo quasi 3 chilometri da valle del fiume Reno fino a monte dell’impianto di Crevenzosa, nel territorio bolognese di Galliera.
Sicurezza infrastrutturale, miglioramento delle performances, sostenibilità energetica sono le caratteristiche di un intervento finanziato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per un importo di 7.530.000 euro e terminato nel pieno rispetto delle tempistiche di cronoprogramma, nonostante fosse possibile effettuare i lavori solo nei periodi “extra-irrigui” tra Novembre e Febbraio.
L’intervento assicura un incremento del 20% nell’efficienza del Canale, la cui portata sarà pari a 60 metri cubi al secondo, permettendo anche risparmio energetico e maggiore sicurezza idraulica per la più moderna “autostrada dell’acqua” italiana, a servizio di una superficie irrigabile di 175.000 ettari tra le province di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara, Ravenna e Rimini.
“L’infrastruttura è più sostenibile dal punto di vista energetico, perché il rapido scorrimento della risorsa idrica in alveo consentirà un minore impiego delle pompe di prelievo all’impianto di Palantone, sulla presa dal fiume Po rendendo il Canale pronto per l’ormai imminente stagione irrigua – evidenzia Raffaella Zucaro, Direttrice Generale del Consorzio C.E.R. e Coordinatrice di ANBI Emilia-Romagna.
“La multifunzionalità del Canale C.E.R. – precisa Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – è emersa agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, salvando Ravenna dall’alluvione dello scorso Maggio. Questo intervento torna a catalizzare l’attenzione però sulla sua funzione primaria, che è al servizio dell’agricoltura.”
“Con il tempo – spiega Nicola Dalmonte, Presidente del Consorzio C.E.R. – il rivestimento cementizio dell’alveo e delle sponde si era deteriorato, rallentando lo scorrimento della risorsa idrica e riducendo la portata del progetto originale. Grazie a questo intervento, l’acqua ritornerà a scorrere più velocemente in un importante areale agricolo, ricco di produzioni d’eccellenza del made in Italy.”
“Proseguiamo la stagione delle inaugurazioni, continuando nel solco di una storia, in sintonia con gli interessi delle comunità – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – E’ una concreta dimostrazione di efficienza, che i Consorzi di bonifica ed irrigazione affidano alla politica, affinché non vada perduta nessuna opportunità per trasformare il Paese, attrezzandolo alle sfide della crisi climatica.”



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Clima, firmato accordo tra Valmet e Saipem per sviluppare soluzioni integrate a sostegno della decarbonizzazione delle industrie

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Valmet e Saipem hanno firmato un accordo con un  Memorandum of Understanding (MOU) per sviluppare soluzioni congiunte per decarbonizzare i settori industriali che affrontano sfide significative nella riduzione delle emissioni di gas serra, note anche come difficili da abbattere.
Le aziende collaboreranno per offrire soluzioni efficaci combinando le tecnologie Saipem per la gestione della CO2 con le unità di recupero calore e trattamento fumi progettate e prodotte da Valmet per i segmenti della pasta di legno, della carta e dell’energia, offrendo così opzioni integrate e flessibili ai propri clienti sia negli impianti esistenti che in quelli nuovi.
 
Sia Saipem che Valmet si impegnano a supportare i clienti nel loro percorso Net Zero e a garantire un’efficace gestione end-to-end della CO2 per le emissioni -industrie ad alta intensità.
“La sostenibilità è al centro della strategia aziendale e delle operazioni di Valmet. Nel nostro programma sul clima ‘Verso un futuro a zero emissioni di carbonio’ abbiamo fissato obiettivi ambiziosi poiché crediamo che la tecnologia svolga un ruolo chiave nel mitigare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale nella transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio. Abbiamo già raggiunto il nostro obiettivo di consentire una produzione a zero emissioni di carbonio per tutti i nostri clienti di pasta di legno e carta che hanno accesso a fonti energetiche prive di fossili. Stiamo inoltre migliorando continuamente l’efficienza energetica della nostra offerta attuale. La nostra collaborazione con Saipem sostiene pienamente questi obiettivi e siamo orgogliosi di far parte di questa iniziativa”, afferma Lari-Matti Kuvaja, Direttore, Sistemi Ambientali, Polpa ed energia, Valmet.
 
“La tecnologia è la chiave per affrontare con successo la decarbonizzazione dei settori difficili da abbattere. Insieme a Valmet, la nostra ambizione è integrare processi e tecnologie, fornendo ai clienti una soluzione decarbonizzata end-to-end in linea con i loro obiettivi Net Zero. Questo MOU amplia il portafoglio di innovazioni di Saipem nella transizione energetica, rafforzando ulteriormente la nostra capacità unica di coprire l’intera catena del valore di cattura, riutilizzo e stoccaggio della CO2, attraverso il nostro know-how, le nostre risorse e tecnologie in materia di perforazione, onshore e offshore”, afferma Fabrizio Botta, direttore commerciale di Saipem. 
 
Saipem è leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, sia offshore che onshore. Saipem è una “One Company” organizzata in cinque linee di attività: Asset Based Services, Energy Carriers, Offshore Wind, Sustainable Infrastructures, Robotics & Soluzioni industrializzate. L’azienda dispone di 9 cantieri di fabbricazione e di una flotta offshore composta da 29 navi da costruzione e 15 impianti di perforazione. Sede centrale a Milano.
Valmet, multinazionale finlandese, è uno sviluppatore e fornitore leader a livello mondiale di tecnologie di processo, automazione e servizi per l’industria della pasta di legno, della carta e dell’energia. Con i suoi sistemi di automazione e soluzioni di controllo del flusso serve una base ancora più ampia di industrie di processo. I suoi oltre 19.000 professionisti in tutto il mondo lavorano a stretto contatto con i clienti.
 
L’azienda vanta oltre 220 anni di storia industriale e una forte esperienza nel miglioramento e rinnovamento continui. Le vendite nette di Valmet nel 2022 sono state di circa 5,1 miliardi di euro.
Le azioni di Valmet sono quotate al Nasdaq Helsinki e la sede centrale è ad Espoo, in Finlandia e nove sedi in Italia.
Privo di virus.www.avast.com



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