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Cronaca

Porto Recanati, ritrovamento ossa umane: forse di un bambino uno dei due corpi

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PORTO RECANATI (MC) – Potrebbe appartenere a un bambino di 8-10 anni, non si sa se maschio o femmina, uno dei due corpi i cui resti stanno affiorando nei dintorni del grattacielo multietnico Hotel House a Porto Recanati (Macerata). E’ un ipotesi degli inquirenti dopo il ritrovamento oggi di altre 30 ossa tra cui un bacino, costole, dita e un avambraccio, di due corpi diversi a 1,5 mt dal pozzo dov’erano gli altri resti: si pensa che il punto dove sono state trovate oggi le ossa fosse il luogo di sepoltura dei due corpi e che altri resti, sempre delle stesse persone, fossero stati staccati e gettati nel pozzo. Uno dei due cadaveri potrebbe appartenere a una adolescente, forse la 15enne bengalese Cameyi Mossamet scomparsa ad Ancona nel 2010, le cui tracce portarono all’Hotel House. Le altre ossa, molto più piccole, già ispezionate da un medico legale, potrebbero essere di un bambino. I reperti verranno presto inviati alla Polizia scientifica a Roma per essere esaminati.

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Taranto, operazione “Brothers”: smantellato dalla Polizia di Stato market della droga nel Rione “Tamburi”

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TARANTO – La Polizia di Stato di Taranto  ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 6 misure cautelari personali (di cui 4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) emessa dal Gip presso il Tribunale di Taranto nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti a vario titolo indiziati in concorso di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti.

L’attività prende avvio a seguito di mirati servizi su un circolo ricreativo ubicato in via Orsini, nel popolare quartiere “Tamburi”.

Le indagini, condotte dal personale della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Taranto, hanno consentito di accertare come il piccolo circolo ricreativo, apparentemente il classico punto di ritrovo del quartiere dove poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia e consumare qualche birra, fosse in realtà un market della droga, capace di soddisfare la domanda della “clientela” a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il tutto grazie ad una distribuzione di ruoli e a turnazioni quotidiane che consentivano di non interrompere mai lo spaccio, al punto che lo stesso era divenuto un riferimento sicuro per numerosi consumatori di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’attività, i poliziotti hanno documentato innumerevoli cessioni di sostanza stupefacente, ricostruendo dettagliatamente il collaudato e articolato modus operandi del gruppo, che si caratterizzava per un’organizzazione “a staffetta” in cui ciascuno dei sodali, di volta in volta, svolgeva il ruolo di spacciatore, vedetta, custode o corriere.

Così, c’era chi, solitamente i gestori del circolo, rimanendo in attesa sulla porta, si occupava di ricevere gli acquirenti; chi, una volta ricevuto l’ordine, si occupava di consegnare la sostanza stupefacente e chi, solitamente residente a poca distanza dal circolo, si occupava di custodire lo stupefacente, assicurando così, al gruppo la possibilità di rapidi e costanti rifornimenti.

Infatti, in talune occasioni, finita la scorta nella disponibilità del pusher, i corrieri si allontanavano in sella a piccoli ed agili scooter, sfrecciando senza difficoltà nel traffico cittadino, per far ritorno, poco dopo, e consegnare le dosi per la vendita al minuto.

Eloquente anche l’atteggiamento degli acquirenti  che, dopo essersi trattenuti all’interno del circolo il tempo strettamente necessario per rifornirsi dello stupefacente, dopo aver occultato la droga sulla propria persona, si allontanavano dal circolo avvalendosi del controllo della zona operato a turno dagli arrestati. Cautele, queste, tipiche degli assuntori, evidentemente finalizzate ad evitare eventuali controlli e a preservare lo stupefacente appena acquistato da eventuali sequestri.

Le investigazioni, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica, hanno, in definitiva, consentito di dimostrare inconfutabilmente come gli arrestati siano inseriti stabilmente in un vasto circuito criminale, impegnato nello smercio quotidiano di droghe, sia leggere che pesanti (in particolare cocaina e hashish), per un elevato numero di cessioni giornaliere.

A riprova di ciò, vi è la circostanza che, nonostante gli arresti effettuati nel corso delle attività, la piazza di spaccio ha continuato a mantenere un elevato livello di efficienza, indicativa del radicamento nel tessuto criminale cittadino.

Sulla base del solido quadro indiziario rappresentato, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto la pericolosità sociale degli indagati e le esigenze cautelari che  hanno giustificato l’applicazione delle misure restrittive.

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Palermo, Ballarò: carne avariata e parrucchieri senza autorizzazione: Carabinieri sequestrano 3 attività

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PALERMO – I Carabinieri della Compagnia Piazza Verdi, coadiuvati dal N.A.S. di Palermo, nell’ambito dei servizi finalizzati alla repressione dell’abusivismo commerciale, hanno effettuato una serie di controlli nel quartiere Ballarò. I militari hanno deferito in stato di libertà N.D., una donna ghanese 28enne, e sequestrato amministrativamente la macelleria da lei gestita, perché deteneva in pessimo stato di conservazione oltre 50 chili di carne bovina e ovina destinati alla vendita.

Inoltre, sono state chiuse al pubblico due attività di acconciatore per donna, gestite anche in questo caso da due cittadine ghanesi, poiché risultate prive di qualsiasi autorizzazione. I locali e le attrezzature sono stati sequestrati, e sono state elevate sanzioni per un totale di 3.500 euro.

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Bologna, confermato l’ergastolo per Igor il russo

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Ergastolo confermato in appello a Bologna per Norbert Feher. La sentenza per il serbo, conosciuto come ‘Igor il russo’, detenuto in Spagna, è stata letta dopo un’ora e mezza di camera di consiglio dalla Corte d’assise d’appello, presieduta dal giudice Orazio Pescatore, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Valter Giovannini. La difesa aveva invece chiesto di disporre una perizia psichiatrica.

Feher, arrestato nel dicembre 2017 dopo 8 mesi di latitanza, risponde degli omicidi del barista di Budrio Davide Fabbri e del volontario di Portomaggiore Valerio Verri e del tentato omicidio del poliziotto provinciale Marco Ravaglia (oggi presente in aula), commessi l’1 e l’8 aprile 2017, tra Bolognese e Ferrarese.

“Abbiamo visto ghignanti sorrisi sparire al cospetto del tunnel carcerario dal volto di tanti analoghi e feroci assassini – ha detto Giovannini nella sua requisitoria – Fatalmente, accadrà anche per costui che mai, dico mai, ha speso mezza parola di rimorso per quanto fatto e di rispetto per le persone del tutto incolpevoli verso le quali si è autopromosso feroce carnefice. Fate spegnere lentamente, applicando la legge, quel ghigno nei prossimi lunghi decenni che Igor passerà in carcere”.

“Tra i criteri di valutazione della personalità e quindi per adeguare la pena – ha detto ancora il pg – rientra obbligatoriamente il comportamento post delictum. Ebbene, fuggito dalla Spagna, costui cosa fa? Rapina e poi ammazza a sangue freddo altre tre persone”. Feher infatti, prima di essere arrestato, assassinò due agenti della Guardia civil e un allevatore, nella zona di Teruel, in Aragona. E in precedenza aveva tentato di uccidere altre due persone. Giovannini ha quindi mostrato foto del processo spagnolo dove il killer serbo sorride e fa il segno della vittoria con le dita.

Feher, nel carcere di La Coruna, non ha presenziato all’udienza neppure in video, definendo la sua presenza non fondamentale. E’ stato assolto da un’imputazione, una tentata rapina ai danni di un pachistano, tra i due delitti, ma non cambia nulla in termini di pena

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