Connect with us

Costume e Società

Poste Italiane, 58 dipendenti conquistano il titolo di “Maestro del Lavoro”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

A Roma il conferimento è stato assegnato a Giovanni Santolamazza caposquadra del centro di recapito di Tivoli

Per il tredicesimo anno consecutivo Poste Italiane partecipa con i suoi dipendenti al conferimento dell’onorificenza “Stelle al Merito del Lavoro”, assegnata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Commissione nazionale istituita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha deciso di assegnare, sulla base dei requisiti posseduti dagli interessati, ai dipendenti del Gruppo Poste Italiane 58 Stelle al Merito, su tutto il territorio nazionale, in rappresentanza della maggior parte dei mestieri presenti in azienda.

Giovanni Santolamazza caposquadra del centro di recapito di Tivoli

In provincia di Roma il prestigioso titolo di “Maestro del Lavoro” è stato conferito formalmente a Giovanni Santolamazza per meriti “di perizia, laboriosità e buona condotta morale” in Prefettura.

“Ricevere l’onorificenza della stella al merito del lavoro nella giornata del primo maggio è stata sicuramente una grande soddisfazione, un riconoscimento alla passione e all’impegno con i quali mi sono dedicato al mio lavoro nel corso degli anni”, ha dichiarato Giovanni Santolamazza, caposquadra del centro di recapito di Tivoli.

Le Stelle al Merito sono concesse ogni anno alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti di Aziende pubbliche e private, con età minima di 50 anni e anzianità lavorativa continuativa di almeno 25. La metà delle onorificenze è riservata a coloro che hanno iniziato l’attività dai livelli contrattuali più bassi e si sono distinti per il loro contributo umano e professionale in azienda.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Costume e Società

Dallo sport ai social media: cosa fanno gli italiani nel tempo libero

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Ferie, vacanze, feste. Quando si hanno dei giorni di pausa è facile trovare delle attività ricreative o degli svaghi che difficilmente ci si può permettere nel quotidiano. Anche durante la vita ordinaria, però, possono capitare momenti o giornate intere in cui si vuole rilassare la mente sfruttando a dovere il proprio tempo libero. Da quando Internet si è espanso a livello globale è diventato molto più semplice e immediato trovare distrazioni sulla rete. Chi non ha mai passato una mezzoretta a cercare video su Youtube aprendo di volta in volta i video consigliati, magari in attesa della cena o di prendere sonno con la testa sul cuscino? Oggi è tutto digitale, i tempi morti quasi non esistono più. Gli italiani, così legati alle loro tradizioni, sono stati comunque in grado di conservare queste ultime trasportandole sugli schermi degli smartphone.

Si pensi ai giochi di carte, per esempio. Chi un tempo era abituato ad estenuanti partite a burraco sotto l’ombrellone ha scoperto la possibilità di continuare a sfidare gli amici della spiaggia nei casinò in versione live online. Da un lato l’offerta virtuale ha scoraggiato forse la partecipazione fisica dal vivo, eppure le sale di bingo e i circoli vari continuano a vantare una presenza massiccia sul territorio nazionale. Se si parla di Internet, va da sé che film e musica sono diventati infinitamente più fruibili. Sono passati i tempi in cui si era costretti ad andare a caccia di dischi introvabili tra tutti i negozi della città. Insomma, ingannare il tempo è più facile nel terzo millennio.

Internet viene considerato a tratti distraente, ma alcuni passatempi di 30 anni fa non sono affatto tramontati. Chi credeva che i giochi in scatola fossero scomparsi dalla circolazione si sbagliava: è vero che anche loro godono ormai di controparti virtuali, ma anche chi è nato dopo gli anni ’90 ha conosciuto il brivido di una partita al tradizionale “Monopoly”, a “Trivial Pursuit” o a “Indovina chi?”. Nella sfera dell’intrattenimento, però, a dominare sono puntualmente i videogiochi, che tra modalità multiplayer online e cloud gaming stanno sfruttando in ogni modo immaginabile le possibilità della rete. Le console portatili non servono quasi più se si dispone di uno smartphone: molti titoli recenti vengono convertiti infatti anche per cellulare e anche i must a 8 e 16 bit che hanno fatto la storia del videogioco continuano ad essere proposti comodamente sul telefonino.

E lo sport? Fantacalcio, schedine, servizi di streaming. Ormai esistono numerose attività collaterali a quelle principali dei tifosi, che non si limitano più a seguire le partite di calcio o di basket delle loro squadre del cuore. Anche le società sportive se ne sono rese conto e hanno iniziato a fornire servizi sempre più mirati, indicendo concorsi o andando loro stesse alla ricerca di potenziali gamer professionisti da assoldare per crearsi una posizione nella nuova dimensione degli eSports.

Appare dunque evidente che anche solo possedere un cellulare si rivela una soluzione utilissima per vincere la noia, di questi tempi. Il mondo è nel pieno di un processo di digitalizzazione del quale è praticamente impossibile prevedere la fine. Al giorno d’oggi esiste un’app per coltivare qualsiasi hobby: dalla filatelia all’allenamento sportivo, passando per il giardinaggio e la cucina. Per non parlare dei social network, dove in milioni curano di fatto la controparte virtuale della propria identità. Senza rendercene conto, non passa un solo giorno in cui non ci ritroviamo per qualsiasi motivo a girare tra i meandri del web. D’altro canto, che gli italiani fossero un popolo di navigatori era già stato detto…

Continua a leggere

Costume e Società

Trasloco da Milano a Roma: 3 consigli da seguire

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Il trasloco è un’attività impegnativa e che può risultare stressante se non ci si affida alla ditta giusta e se non si prepara tutto per tempo. Se poi si ha necessità di effettuare un trasloco tra due città diverse, anche geograficamente distanti, come Milano e Roma, allora la situazione può diventare ancora più complicata.

Sia che si tratti di un trasloco di mobili e oggetti di privati, sia che si tratti di un’impresa che deve e trasferire arredamenti, documenti e archivi, la scelta dell’azienda è il primo step per assicurare che il tutto venga eseguito in modo efficiente, con adeguata professionalità e in tempi rapidi, senza avere preoccupazioni.

Scegliere la ditta giusta per il trasloco Milano – Roma

Affidarsi a un’azienda di logistica e traslochi con lunga esperienza nel settore, con personale esperto e che offre diverse formule e servizi accessori, come imballaggio, deposito e smaltimento, è la soluzione ideale per affrontare senza problemi anche traslochi impegnativi come quelli da Milano a Roma, ovvero su lunghe distanze e che riguardano spesso carichi ingombranti.

Nella scelta del traslocatore è importante valutare anche il prezzo del servizio di trasporto, più quello di eventuali extra. Difficile stimare a priori quanto si potrà spendere perché i costi vengono calcolati sulla base di alcuni fattori come la quantità di mobili e oggetti da trasportare ed eventuale smontare e montare, la distanza tra le destinazioni, l’accessibilità delle strutture e la comodità per le operazioni di carico e scarico.

Infatti, soprattutto se si abita in zone come i centri storici, potrebbe essere difficile accedere ai piani dei palazzi e, quindi, potrebbe essere necessario installare una piattaforma aerea, un intervento che fa lievitare il costo del trasloco.

Tuttavia, le migliori aziende che si occupano di traslochi su lunghe distanze, come da Milano a Roma, offrono formule molto convenienti e personalizzate che riescono a venire incontro a ogni esigenza anche in termini economici.

Trasloco tutto incluso, perfetto per le lunghe distanze

Quando si tratta di effettuare un trasloco nella stessa città è possibile affidarsi a soluzioni economiche come il trasloco fai da te o formule in cui è il cliente ad occuparsi delle operazioni di imballaggio e a volte anche del trasporto di mobili e oggetti.

Tuttavia, quando si tratta di traslochi su lunghe distanze, è necessario scegliere il servizio di trasloco tutto incluso. Se si intende effettuare un trasloco da Milano a Roma, infatti, non resta che affidarsi a degli specialisti che potranno gestire tutte le operazioni, dall’imballaggio all’arrivo a destinazione in modo efficiente. Infatti, questa formula di trasloco include il servizio di imballaggio, che viene effettuato con la massima cura per evitare danni agli oggetti durante il trasporto, operazioni di smontaggio e montaggio del mobilio, trasporto e posizionamento dei suppellettili.

Il trasloco tutto incluso è perfetto anche per chi non desidera avere problemi e non vuole avere pensieri. Inoltre, molte aziende offrono anche servizi di deposito temporaneo per custodire mobili, elettrodomestici e altri oggetti mentre si attende di traslocare nella nuova destinazione.

Continua a leggere

Costume e Società

7 maggio 1973, l’Arma dei Carabinieri conquista la vetta dell’Everest

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Nel 49° anniversario dell’incredibile impresa, resta impressa nella memoria di ogni italiano l’immagine della Bandiera issata ai confini del mondo

7 maggio 1973, esattamente 49 fa, venti anni dopo la prima conquista dell’Everest ad opera di Edmund Hilary, quella italiana fu la 7° spedizione a raggiungere la cima più alta del mondo.

L’impresa ebbe una risonanza mondiale e ne fecero parte anche cinque militari dell’Arma dei Carabinieri, il Capitano Fabrizio Innamorati, Comandante di Compagnia presso il Battaglione Carabinieri Paracadutisti di Livorno e i Carabinieri Ivo Nemela, Enrico Schnarf, Gualtiero Seeber e Giuseppe Cheney, provenienti dal Centro Addestramento Alpino di Selva di Val Gardena (BZ), componenti militari della I.E.E. (Italian Everest Expedition), insieme ad altri componenti provenienti da “reparti di montagna” per un totale di 54 militari (dei quali 33 alpinisti) e 11 civili.

La selezione dei partecipanti alla spedizione, articolata in colloqui psico-attitudinali, esami clinici e valutazione fisiologica, fu altamente complessa e il 21 febbraio iniziò finalmente la marcia di avvicinamento al campo base, a quota 5.365 mt. s.l.m..

La Spedizione partì in aereo alla volta del Nepal tra la seconda metà di gennaio e i primi di febbraio 1973. Venne organizzata dal Ministero della Difesa, che fornì il supporto logistico, le attrezzature, i mezzi di trasporto (aerei ed elicotteri) e di collegamento.

Il Capitano dei Carabinieri Fabrizio Innamorati

Al Capitano Innamorati era stata affidata anche la direzione dei rifornimenti e dei trasporti. E proprio l’opera di rifornimento, lenta ma costante, fu il presupposto indispensabile per il buon esito dell’operazione.

Le prime difficoltà si presentarono a causa delle intense nevicate che rallentavano il cammino e per una pesante defezione dei portatori originata dalle persistenti avverse condizioni del tempo che, peraltro, impedirono il regolare, prezioso apporto degli elicotteri.

Non mancarono i sintomi tipici della prolungata permanenza ad alta quota col determinarsi di diffusa insonnia e inappetenza.

Solo il 28 marzo ebbero inizio le salite alle alte quote e, tre giorni dopo, il nucleo, composto dai militari dell’Arma, impiantò il campo base avanzato a quota 6.950 m, effettuando la prima prova di respirazione con bombole d’ossigeno.

L’attestazione del successo della spedizione si ebbe il 5 maggio, con il raggiungimento della vetta di 8.848 m da parte della prima cordata. Il 7 maggio, alle ore 13 locali, anche il Cap. Innamorati raggiunse la vetta con due alpinisti ove piantò la sua piccozza cui era legato il Tricolore italiano. La sosta fu brevissima, pochi minuti di esultanza e di commozione, il tempo per fissare alcune immagini cinefotografiche, poi si riprese la via del ritorno. Prima di iniziare la discesa, il capitano Innamorati affidò alle nevi eterne dell’Everest una piccola riproduzione in peltro del cappello da carabiniere, la tradizionale “lucerna”.

Il successo dei singoli fu condiviso con il resto dei componenti la spedizione, perché tutti riuscirono a sperimentare l’alta quota restando incolumi, fatti salvi lievi principi di congelamento alle estremità per alcuni.

“… abbiamo incontrato una bufera … circa due ore fermi, bloccati a cento metri dalla vetta con un maggior consumo di ossigeno, naturalmente … correvamo il rischio di dover ripiegare per l’infuriare delle fortissime raffiche di vento … ma eravamo decisi a non cedere …” (da una intervista del Cap. Fabrizio Innamorati)

La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio tempo e misura” – (Paolo Cognetti).

Continua a leggere

I più letti