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Roma

Roma: rapisce la figlia di 7 anni, ecco i dettagli

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"E' stata rapita, è stato il padre. Ci stiamo separando. E' violento, sembrava ubriaco". E’ questa la drammatica telefonata della donna

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di Angelo Barraco
 
ROMA – "E' stata rapita, è stato il padre. Ci stiamo separando. E' violento, sembrava ubriaco". E’ questa la drammatica telefonata che una donna fa alle forze dell’ordine mente descrive in pochi frangenti un matrimonio finito male e un uomo che ha bruscamente sottratto dalle sue braccia  sua figlia di sette anni. Un matrimonio in crisi e pronto alla separazione e l’ennesimo litigio violento inducono l’uomo a prelevare la figlia dal nido domestico e scappare via. La donna descrive agli inquirenti gli abiti che indossava la figlia, l’autovettura su cui viaggiava l’uomo e quella che poteva essere il nascondiglio, ovvero la casa dell’amico dell’uomo a Monteverde, nei pressi della circonvallazione Gianicolense. Immediatamente sono partite le ricerche e proprio in quell’abitazione è stata rinvenuta l’auto dell’uomo, all’interno di essa vi era l’uomo e la piccola che alla vista degli inquirenti è scoppiata in un lungo pianto. Gli agenti hanno preso in custodia la bambina, l’uomo dal suo canto non ha opposto resistenza. Dagli accertamenti è emerso che è incensurato e per tale ragione è stato denunciato a piede libero per sottrazione di minore.
 
Sono in corso accertamento per stabilire se l’uomo avesse assunto alcool o droga, se dovesse risultare un esito positivo la sua posizione rischia di peggiorare ulteriormente. Il dolore di questa madre è encomiabile poiché le è stata sottratta una parte essenziale della sua vita con una disarmante violenza che ha destabilizzato in un attimo le certezze e ha acceso mille dubbi, la vicenda fortunatamente si è risolta ma ha fatto riaffiorare nella mente di tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere indirettamente l’ingiusto dolore della perdita mediante sottrazione imposta la storia di Alessia e Livia Schepp e il dolore di Irina Lucidi che insieme alle autorità Svizzere e Italiane sta cercando ancora oggi di capire cosa sia realmente accaduto il 10 gennaio del 2011 a Saint-Sulpice, Losanna e cosa abbia spinto  Matthias Kaspar Schepp, padre delle piccole, ad architettare un piano che avesse come fine quello di far perdere completamente le tracce delle bambine. Risulta infatti che la sera del 30 gennaio ha varcato il confine cn la Francia, il 31 ha inviato una cartolina alla moglie da Marsiglia inoltre effettua diverse operazioni bancarie di prelievo pari a 7.500 euro circa e acquista tre biglietti per il traghetto Marsiglia-Propriano, Corsica. Ma il percorso fatto dall’uomo è tutt’altro che semplice e lineare poiché sarebbe stato visto pranzare in un ristorante di Salerno il 3 febbraio e alle ore 23 di quel giorno decide di porre fine alla sua vita in Italia, precisamente sotto il treno Milano-Bari che transitava presso la stazione di Cerignola. La sua autovettura è stata rinvenuta davanti alla stazione ma al suo interno non vi erano tracce delle figlie: dove ha lasciato le Alessia e Livia? Che fine hanno fatto? Un interrogativo che rimbalza oltreconfine da diversi anni ma la chiave di tutto sembra proprio la Corsica: perché Matthias ha fatto scalo li? Ha forse affidato le bambine a qualcuno? Il sospetto che aleggia nell’aria da anni è questo e un elemento che comprova tale teoria risiede nel dato concreto che le bambine, in quella tratta, si trovavano a bordo insieme al padre e vi sarebbero inoltre diversi testimoni che raccontano di aver udito il pianto di un bambino e riferiscono inoltre di aver visto le piccole. Le piccole sarebbero state viste giocare nell’area del traghetto ma le loro tracce si perdono nel momento in cui avviene lo sbarco al porto, un signore infatti riferisce di aver visto un uomo e due bambini ma non è sicuro che fossero realmente Livia e Alessia. Che fine hanno fatto le bambine? Una vicenda che lascia nel limbo di domande che ad oggi non trovano risposte ma fomentano la speranza che le piccole possano essere state affidate a terzi.
 
Nel mese di settembre le cronache siciliane hanno incollato in prima pagina la foto di un cittadino indiano, Ram Lubhaya, accusato di tentato sequestro di una bimba di 5 anni, e successivamente espulso. La vicenda ha suscitato sin da subito scalpore ed è stata proiettata su tutte le prime pagine dei giornali poiché ha riportato alla mente pregressi episodi di scomparsa, scatenando dolore e tristi ricordi in coloro che da anni cercano verità e giustizia. Era il pomeriggio del 16 agosto, una famiglia si trovava nella spiaggia di Scoglitti (Rg), quando all’improvviso un uomo ha cercato di rapire la loro bimba di 5 anni, prendendola in braccio e scappando. I genitori hanno rincorso per circa dieci metri l’uomo, riuscendo a strappare con fatica la bimba dalle sue mani. L’uomo successivamente si è dato alla fuga. Numerosi i bagnanti che hanno assistito all’episodio e hanno immediatamente chiamato il 112. Repentine le ricerche da parte dei Carabinieri che riescono a tracciare un identikit e avviano ricerche in tutta la zona marittima. Passa circa un’ora e l’uomo viene individuato e bloccato. Dagli accertamenti emerge inoltre che l’uomo aveva dei precedenti penali e viene fermato per sequestro di persona aggravato e condotto al carcere di Ragusa. Successivamente però, il castello accusatorio nei confronti dell’indiano crolla e il procuratore capo di Ragusa, nel corso di un’intervista a Repubblica-Palermo dice “il reato sarebbe quello di 'presa di bambina in braccio', ma il nostro Codice non lo prevede” quindi viene rilasciato. Il pm spiegò che l’indiano ha fatto una carezza e ha preso la bimba in presenza del padre, dopo 45 secondi il padre gli dice di lasciare la bimba ma un amico nota la scena, chiama le forze dell’ordine e l’indiano viene fermato per sequestro: “un fermo tecnicamente sbagliato”. Il pm Bisello non conferma il fermo e alcuni esponenti di centrodestra la prendono di mira per tale decisione, i media gridano allo scandalo e si crea una tensione sociale elevata. La situazione indusse il pm, dopo qualche giorno, a risentire l’indiano che fu rintracciato dai Carabinieri in un casolare, fu sottoposto ad un lungo interrogatorio fiume dove ha proclamato la sua innocenza. Il pm ha mantenuto la sua posizione. Alfano intanto ha commentato “Chi non rispetta le nostre regole va espulso. L'Italia conosce i principi dell'accoglienza per chi fugge da guerre e persecuzioni, ma è soprattutto un Paese che fa rispettare le proprie leggi e le proprie regole e chi non le rispetta o si dimostra ostile ai nostri principi, lo espelliamo. Abbiamo ritenuto necessaria, dunque, questa espulsione perché il cittadino indiano ha leso la pacifica convivenza della nostra società. Soggetti che si rendono responsabili di simili comportamenti sono arrestati o espulsi dal nostro territorio”. Così il 22 agosto il vicequestore vicario di Ragusa ha firmato la richiesta di trasferimento al Cie, ovvero il Centro di Identificazione ed Esplulsione.

Roma

Roma, accerchiano un anziano per rubargli il portafoglio: arrestate due persone

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ROMA – I Carabinieri della Stazione Madonna del Riposo hanno arrestato due persone per il reato di rapina. Si tratta di un cittadino del Senegal di 48 anni e uno del Mali di 39.

I militari, in transito in via Boccea, arrivati all’altezza di via de Camillis, hanno notato i due, entrambi già noti alle forze dell’ordine, mentre accerchiavano un anziano.

Intervenuti nell’immediato, i militari hanno appurato che il 48enne impediva la vittima, un 77enne romano, di continuare la sua passeggiata a piedi ostruendogli la strada, mentre il complice tentava di asportargli il portafogli, che custodiva all’interno della tasca destra del cappotto.

Per i due sono scattate le manette e sono stati accompagnati in caserma, dove saranno trattenuti in attesa del rito direttissimo.

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Castelli Romani

Lanuvio, morti in casa di riposo. Burattini (Anchise): “Più trasparenza nella gestione di queste strutture. Ora basta!”

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Critica la nota che arriva da Antonio Burattini, presidente di “Anchise” – Comitato Nazionale Famiglie Rsa Rsd Sanità sulla tragedia successa a Lanuvio in una casa di riposo dove cinque ospiti sono deceduti e altri sette sono gravi per un’intossicazione da monossido di carbonio. Ospiti e operatori, inoltre erano risultati positivi al Covid e stavano per essere trasferiti.

“Ancora una volta – dice Antonio Burattini – ci troviamo a mettere in evidenza l’ennesimo tragico evento accaduto in una struttura per anziani, con persone in difficoltà, che siano disabili, non autosufficienti o
soltanto anziani.
Altri 5 anziani morti ingiustamente! Si parla di fuga di monossido di carbonio che ha ucciso
anziani, quindi forse poco meritevoli di attenzione! Altre 7 persone ( 5 anziani e 2
operatori) sono stati ricoverati in vari ospedali.
Molti familiari hanno addirittura appreso la notizia soltanto dal telegiornale. La Procura
della Repubblica deve indagare e a noi il dovere di pretendere subito risposte! Adesso
basta!
A quante stragi ancora dobbiamo assistere perché qualcuno si interessi veramente della
questione? Sia nella gestione della pandemia da Covid 19, sia in altre situazioni come
quella accaduta a Lanuvio, c’è la dimostrazione di una grave carenza e poca trasparenza
sulla gestione, a tutto tondo, di queste strutture.
Per ogni struttura deve essere evidenziato in modo chiaro e reso pubblico il numero di
Medici, Infermieri, Operatori Socio Sanitario, ecc. che devono esser e presenti nei vari
turni di lavoro, con riferimento al numero di ospiti, pianificazione dei rischi all’interno, dei
piani di sicurezza aggiornati, della formazione continua del personale certificata da enti
terzi e non ultimo della sicurezza strutturale e manutentiva!
Chiediamo alle ASL queste verifiche, in quanto ci risultano essere di loro competenza e di
rendere pubblica e trasparente la gestione delle stesse
Questo ci riporta sempre alla constatazione che le strutture adibite a ricovero di persone
non autosufficienti in generale, necessitano di una profonda riforma, sul sistema oggi in
essere dei controlli da parte delle Istituzioni preposte.
Sia nella gestione della pandemia da Covid 19, sia in altre situazioni come quella accaduta
a Lunuvio, c’è la dimostrazione di una carenza e a volte superficialità nei controlli sulla
sicurezza.
Chiediamo al Presidente della Regione Lazio On. Zingaretti e all’Ass. alla Sanità On.
D’Amato, un incontro urgente per aprire un confronto sulle tematiche delle RSA e delle
RSD, dalla riapertura alle visite dei familiari, alla gestione delle stesse in questo momento
di pandemia, alla futura revisione normativa, anche riguardo al personale Socio Sanitario
che opera allinterno delle stesse. Il Presidente”.

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Cronaca

Roma, via Marsala: clochard aggrediscono il titolare di una bancarella

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La scorsa notte, tre cittadini tunisini di età compresa tra i 23 e i 26 anni, tutti nella Capitale senza fissa dimora e già conosciuti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati dai Carabinieri della Compagnia Roma Centro – coadiuvati dai militari della Compagnia Roma Parioli – con l’accusa di rapina in concorso.

Il gruppo, camminando lungo via Marsala, ha pensato bene di avventarsi su una bancarella di generi alimentari, in quel momento chiusa, posizionata all’angolo con via Marghera, aggredendo e minacciando il titolare – un cittadino del Bangladesh di 42 anni – a cui hanno portato via cibo e bottiglie di birra.

Dopo essersi allontanati, non contenti, sono tornati sui loro passi, ed hanno nuovamente colpito il 42enne del Bangladesh, facendolo cadere a terra, questa volta per portargli via il denaro in suo possesso, circa 200 euro.

Una pattuglia di Carabinieri in transito in quell’istante ha sentito le urla della vittima e visto i tre malviventi darsela a gambe levate col bottino.

Grazie al coordinamento della Centrale Operativa del Gruppo di Roma, che ricevuta la nota dell’episodio ha fatto convergere nella zona anche una pattuglia della Compagnia Roma Parioli, i Carabinieri sono riusciti a rintracciare i fuggitivi e ad arrestarli.

La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima, che fortunatamente non ha subito lesioni, mentre i tre rapinatori sono stati ammanettati e portati in caserma in attesa del rito direttissimo.

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