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Politica

Salvini: “Non esistono governi neutrali”

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Matteo Salvini tira dritto. “Confermo – dice a Radio Capital – che ci provo fino all’ultimo. Ma nessuna pressione, nessuna voglia di dare consigli a nessuno. Ieri non ho sentito Berlusconi”. “La mia posizione di oggi – ha sottolineato il leader del Carroccio – di oggi è quella di due mesi fa: lavoro a un governo che premi il voto degli italiani”. “Ci sono ancora due veti incrociati, non è cambiato niente. Io in mezzo, nessuno dice no alla Lega”.

“Non esistono – ha evidenziato ancora – governi neutrali. L’unica eccezione che dico a Mattarella è che se voleva un governo che non aveva i numeri doveva mandare il mio… Avrebbe comunque numeri più ampi di questi”. “Belloni – ha detto inoltre a proposito della segretaria generale della Farnesina data in pole per un incarico da parte del capo dello Stato – non la conosco, sarà la migliore persona del mondo, ma se è un’esponente ministeriale che ha ottimi rapporti con Bruxelles la trovate in sintonia con gli elettori che hanno scelto il cambiamento?”.

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Il sindaco di Bergamo a confronto con i media internazionali

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Si è svolta martedì 24 una conferenza stampa con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che, dal suo ufficio, ha interloquito, rispondendo cortesemente e pacatamente, alle domande rivoltegli da numerosi corrispondenti dei media esteri in Italia, soci dell’Associazione della Stampa Estera, ASEI, sul triste primato bergamasco nell’epidemia in corso.

La sede ASEI è chiusa per il periodo attuale, e quindi è stato utilizzato un sistema streaming che ha visto la partecipazione di una novantina di corrispondenti da tutto il mondo.

Come è risaputo, purtroppo Bergamo, città con provincia, è la più pesantemente colpita dalla pandemia in corso in tutta Italia, e nel mondo. La città, con tutta la provincia, ha circa un milione e centomila abitanti (la città 120mila) ma sta pagando un tributo alquanto pesante in termini di malati e vittime del Covid-19: dei circa 30mila contagiati in tutta la regione, Bergamo e provincia ne ha dovuti subire circa 6728 con circa 1176 deceduti. E la curva discendente non sembra ancora voler procedere come tutti desiderano. Sul numero dei morti causati da Covid, sulla base di una ricognizione fatta telefonicamente anche con altri sindaci della provincia, si è constatato un rapporto di circa 1 su 4 per Covid, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il sindaco Gori, nel giorno del suo 60° compleanno, ha risposto con tutta la sua disponibilità alla raffica di domande online dei giornalisti.

In particolare, taluni interrogativi riguardavano i motivi dell’accanimento del virus in quella zona,e in Lombardia: Gori ha ricordato, tra ipotesi già citate, la elevata densità della popolazione, circa 10 milioni di abitanti, la mobilità accentuata, che porta molti a viaggiare all’estero specie per affari ma anche diporto, la densità ed operosità industriale ed economica, e forse, anche la partita Atalanta-Valencia con 40mila persone euforiche e ravvicinate…Ma era il 19 febbraio e non facilmente prevedibile quel che sarebbe successo dopo.

Al quesito su quanti stranieri risultino contagiati nella zona, il sindaco ha risposto di avere notizia di non incisiva contagiosità e che si sta analizzando il dato, incerto, su una possibile, maggiore resistenza al contagio da parte di persone di colore; alcuni medici stanno facendo ricerche anche nei centri d’accoglienza dei richiedenti asilo, ove il contagio risulterebbe minimo.

Il sindaco ha sottolineato la situazione a due facce della città, quella sanitaria e quella dell’ambiente ordinato e deserto, con famiglie chiuse in casa, rispettose delle disposizioni vigenti, con forte comprensione della responsabilità individuale. Resta critico il fronte sanitario, anche se, per fortuna, che Bergamo è stata sempre ai primi posti in Italia per la qualità dei suoi servizi sanitari.

Ha molto colpito gli osservatori ed il pubblico internazionali la difficoltà di gestire le persone decedute, dato il numero dei feretri e la saturazione delle strutture cimiteriali, per cui, ha detto il sindaco, si fa fronte a questo alto numero di decessi trasportando le salme in altre strutture ed altre città, con la collaborazione dell’esercito. Gori ha chiarito che La cremazione è una pratica consigliata (quindi non obbligatoria) dal medico necroscopo, un medico incaricato dalla ATS locale (quindi l’azienda per la tutela della salute locale di Regione Lombardia, che ha la competenza della sanità sul territorio) per certificare il decesso di una persona. Si lascia alle famiglie la possibilità di decidere se inumare o cremare (e successivamente tumulare) il proprio caro. Si consente inoltre, a un contingentato numero di persone (10) che devono anche seguire le disposizioni vigenti (distanza, protezione, ecc) di assistere al momento della sepoltura o della tumulazione. Viene inviata una lettera a tutti i cittadini di Bergamo che hanno perso un loro caro, spiegando dove sarà cremato e garantendo tutti la cura e il decoro possibili. Su immigrati deceduti o positivi, vittime straniere, le salme non possono essere trasferite nei paesi di origine oggi, allo stato attuale.

A chi chiedeva perché non fosse stata istituita una zona rossa in val Seriana, Gori ha ricordati come il governo avesse preferito istituire una zona arancione, comprensiva della Lombardia, dato il carattere molto urbanizzato ed industriale della zona, e quindi obiettivamente difficile da realizzare.

Gori ha detto che ritardare nel prendere le misure ora in vigore in Italia, può essere un errore, e l’unico modo è il blocco, al quale in Italia si è arrivati per gradi ma che è consigliabile ad altri Stati, e che lo facciano senza esitazioni.

Due sono stati i focolai in Lombardia: Codogno e Val Seriana, Alzano, ove polmoniti sono state diagnosticate non come Covid e quindi si è perso tempo. Gori pensa che la scintilla sia sta quanto successo nell’ospedale di Alzano ove si è concentrato il focolaio. Sulla possibilità che altri malati possano essere curati all’estero, dopo quelli ricoverati a Lipsia, Gori ha informato che il numero attuale dei curati fuori provincia è d circa 400 sia in Italia che all’estero, e per questo ringraziava.

Sulla situazione dei medici: il sistema ospedaliero locale è buono ma si può fare meglio nella medicina del territorio,a domicilio, perché potrebbe essere troppo tardi quando i sintomatici arrivano in ospedale. Ma 140 medici si sono ammalati perché non adeguatamente protetti, su 600 medici, e ciò ha provocato problemi. Ora stanno arrivando i rinforzi e in poco tempo il presidio sul territorio sarà rafforzato. Ma servono ancora vari specialisti, e si attende l’arrivo in Lombardia anche di medici dall’estero.

Sulla soluzione proposta di fare il test del tampone a tutta la popolazione, poteva esser fatto forse all’inizio, ma ora non è più fattibile, nel senso che i buoi sono fuggiti dalla stalla mentre invece sarebbe più utile ora il test di uscita dall’infezione. Gori ha detto di ritenere che non ci siano persone anziane lasciate sole in  casa o senza che lo si sappia: i medici di famiglia sono al corrente dei loro assistiti ma gli anziani sono più vulnerabili e magari alcuni deceduti senza poterli ricoverare. Non sono persone cui sia stato fatto il test e sfuggono al conteggio statistico.

Sulla durata dell’emergenza, il sindaco ha risposto di nutrire speranza che le misure adottate aiutino il rallentamento o miglioramento epidemico, ma i tempi non sono prevedibili. Il blocco attuale arriva al 3 aprile, ma si vedrà man mano. Sarebbe utile avere una certezza della uscita della condizione di malattia, la guarigione. Bisogna mantenere forte la protezione nei soggetti più vulnerabili, e mortalità e gravità sono diverse a seconda della anzianità e patologie pregresse.

Sui 14 aerei russi,con aiuti, è stato chiesto se vi sia una destinazione anche per Bergamo. Gori ha detto che dovrebbe arrivare un centinaio di persone con aiuti vari e materiali, ma non è certo a chi siano destinati gli aiuti. Bergamo, come tutta l’Italia, si è trovata impreparata a questa situazione,e la difesa è stata costruita man mano con l’aggravarsi dell’emergenza. Obiettivamente, col senno di poi, forse tutta l’Europa doveva prepararsi meglio, secondo Gori, citando i governi inglese e americano un po’ tentennanti.

Se si  potevano chiudere più attività produttive, Gori ha affermato che si tratta  di una decisione difficile ed ultimo gradino del blocco delle attività non essenziali e che anche i sindaci interessati sono stati ascoltati dal governo; concorda con le eccezioni previste e il numero delle industrie coinvolte può anche essere maggiore. È complesso valutare esattamente ciò che essenziale e ciò che non lo è, ritenendo che Il governo abbia agito con equilibrio e che sui territori ci sarà anche la valutazione dei prefetti. Sulla situazione nelle fabbriche: il 75-80% dell’attività produttiva è ferma e nei luoghi attivi vigono protocolli tra sindacati e proprietà. Misure rispettate e lavorarti protetti, e situazioni critiche da bloccare, se non ci siano elementi certi di rischiosità.

A chi gli chiedeva se ritenesse che il rincorrersi di disposizioni regionali e normative nazionali possa creare difficoltà gestionali o confusione operativa, Gori ha risposto che si può creare una certa confusione che però è sopportabile, anche per esser stata l’Italia una zona di frontiera e il coordinamento a volte ha qualche sfasatura ma in Lombardia il sistema sanitario è solido e può affrontare le sfasature, restando la volontà di mantenere coesa la collaborazione e le polemiche si dissolvono presto.

Gori ha sottolineato come, per lottare contro la pandemia, ritiene necessario: rafforzare i i presidi territoriali di cura, e che a Bergamo un ospedale da campo in allestimento e pronto tra qualche giorno, perdurando la necessità di disporre di specialisti, respiratori, dispositivi adeguati di protezione, ventilatori, potenziando la medicina del territorio, con cure domiciliari pre ospedaliere.

Concludendo il confronto, il sindaco ha detto, con un tocco di leggerezza, che, con riferimento al suo compleanno,lo avrebbe trascorso con una serata in famiglia, ma che, non sentendosi di festeggiare, sarebbe ancora rimasto nel suo 59° anno…

https://srv1.selftv.video/video/stampaestera/14968

https://www.comune.bergamo.it/

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Economia e Finanza

Covid-19, emergenza economica: tra affitti, mutui, tasse, tassarelle e gabelle varie Salvini ricorda i “dimenticati” da questo governo

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Guardiamo al futuro e raccogliamo l’appello Come stiamo facendo da giorni e da settimane con proposte concrete per rispetto a chi è in questo momento è a casa e ha problemi immediati i problemi di chi è a casa sono di questo fine settimana Quindi al di là delle dichiarazioni di intenti delle dotte citazioni storiche umanistiche

“La gente vuole capire se la cassa integrazione gli arriva questo mese o se gli arriva fra due mesi perché le bollette non aspettano. I mutui non aspettano, gli affitti non aspettano” Così il leader della Lega Matteo Salvini durante la seduta in Senato di questa mattina. “La Svizzera – ha proseguito Salvini – sta affrontando l’emergenza economica, alle porte, con un foglio non con 13 decreti 300 divieti e 600 pagine da studiare che neanche un consulente del lavoro riesci a capire. La confederazione elvetica manda ai suoi imprenditori un foglio perché garantisce adesso esattamente soldi liquidi in banca il 10% del fatturato dell’anno scorso con un tetto fino a 500omila euro e lo farà per 5 anni con un foglio da compilare adesso. Questo è il modello che dobbiamo seguire”.

L’intervento integrale di Matteo Salvini

Il leader della Lega ha poi riproposto l’appello a lavorare insieme

“Lavoriamo insieme. Se ci vuole spettatori allora ce lo dica, noi continuiamo a fare proposte però vorremmo anche che queste proposte fossero ascoltate, perché nei decreti, capisco fretta e furia e le dirette di mezzanotte, ci sono degli evidenti errori sugli affitti”.

Gli emendamenti che la Lega il centrodestra portano avanti ci arrivano dai commercianti, dagli artigiani, dalle partite IVA dimenticate. In Italia ci sono 5 milioni di lavoratori autonomi, 5 milioni di commercianti e imprenditori, 14 milioni di lavoratori del settore privato che non hanno la certezza sui tempi. Ci saranno i soldi per la cassa integrazione per tutti? Non si sa quali sono i tempi di erogazione, non si sa se i mutui vengono effettivamente sospesi, qualcuno del governo ha provato a chiamare una banca per vedere l’odissea che sta dietro la norma decreto?

Non c’è nulla per l’affitto dei privati e io ringrazio la Regione Lombardia che c’ha messo 30 milioni di euro per aiutare gli inquilini delle Case Popolari che evidentemente stanno a casa da un mese e non hanno i quattrini per pagare l’affitto.

L’agricoltura la pesca stanno soffrendo in maniera pesantissima e non hanno certezze. Noi chiediamo è troppo chiedere la sospensione degli adempimenti almeno per tutto il 2020. Io lo dico agli amici del PD: avete messo nel decreto la sospensione dei pagamenti fino al 31 maggio. Ma qualcuno pensa seriamente che il primo giugno milioni di lavoratori e imprenditori italiani possano tornare a pagare le tasse? Diamo certezze a questo paese, non miracoli, certezze.

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Politica

Covid-19, l’Italia chiude le frontiere: C’è chi lo aveva chiesto due mesi fa!

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Frontiere italiane chiuse. Questo quanto entrato in vigore con l’ultima versione del decreto legge – pubblicato in Gazzetta Ufficiale – sulle restrizioni per il coronavirus.

Nel testo si prevedono “limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso nei territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale”. Rispetto al testo approvato in Cdm compare l’accezione delle limitazioni e quindi non solo il divieto, ma la misura si estende anche ai confini nazionali.

Così dopo quasi due mesi, eravamo agli albori della pandemia in Italia, da quando il leader della Lega si appellava al governo per chiedere di “controllare, controllare e controllare” anche chiudendo i confini nazionali ricevendo indietro accuse di allarmismo, sciacallismo e di fascioleghismo oggi il governo Conte, in piena emergenza sanitaria ed economica, finalmente si è deciso -meglio tardi che mai direbbe qualcuno – a chiudere le frontiere.

Probabilmente se due mesi fa si fossero messe in campo le restrizioni ei controlli tanto invocati dalla Lega oggi non ci troveremmo nelle condizioni emergenziali in cui ci troviamo.

“Quando c’è di mezzo la salute – diceva Salvini in uno dei tanti video messaggi postati sui social- soprattutto di fronte a un virus così letale ed aggressivo è meglio un controllo in più che un controllo in meno, è meglio una precauzione in più che una precauzione in meno”.

Parole rimaste inascoltate per quasi due mesi e che ora risuonano come macigni sulle coscienze di coloro che non hanno saputo tutelare la salute degli italiani.

Videomessaggio di Matteo Salvini agli albori del coronavirus in Italia

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