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TIRANA: ODISSEA PER 8 VIGILI DEL FUOCO BLOCCATI A BORDO DI UN RIMORCHIATORE

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Si sta cercando nei loro armadietti e ovunque alla ricerca dei loro documenti da inviare poi via mail alla Farnesina.

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Redazione
Tirana
– Dimenticati sui rimorchiatori della ditta Baretta in quanto l’Albania non consentirebbe lo sbarco agli 8 Vigili del Fuoco per poi essere trasferiti sull’aeromobile per il rientro.

Ieri la notizia che i rimorchiatori con la nave al seguito si sono portati nella baia di Valona e questo poteva consentire ai nostri Vigili del Fuoco, sfiniti da 4 giorni di mare e impossibilitati a comunicare con  “colleghi” e famiglie, di scendere a terra per poi salire a bordo di un nostro aeromobile piaggio, i famosi P180,  per il rientro, ma le operazioni sono state sospese perché i VVF, sprovvisti di documenti non possono toccare il suolo albanese. Si sta cercando nei loro armadietti e ovunque alla ricerca dei loro documenti da inviare poi via mail alla Farnesina.

Riguardo la vicenda USB Vigili del Fuoco Nazionale ha rilasciato il seguente comunicato:

"Lavoratori, domenica mattina appena giunta la notizia dell’incidente al traghetto Norman Atlantic, 2 squadre di Vigili del Fuoco di Brindisi si sono imbarcate a distanza di poche ore l’una dall’altra su due rimorchiatori privati per partecipare alle operazioni di soccorso. Anche una unità navale della serie 1000 ha tentato di giungere sul posto ma, a causa delle condizioni del mare, le sole tre unità VF hanno dovuto presto fare rientro e “con le ossa rotte”. Il nostro elicottero con quelle condizioni meteo non ha volato lasciando a terra i numerosi elisoccorritori e sommozzatori.

Il problema che i nostri pompieri a causa della prolungata permanenza a bordo dei rimorchiatori e con il mare in tempesta hanno cominciato a stare male, tanto che lunedì 29 quando gli sia stato chiesto dal coordinamento dei soccorsi in mare di raggiungere il traghetto ancora in fiamme, gli stessi si siano giustamente rifiutati a causa delle loro pessime condizioni di salute. Appresa la notizia del rifiuto, il dirigente periferico “è andato su tutte le furie” minacciando anche di portare i “malcapitati” davanti al consiglio di disciplina.
Sempre il lunedì era stata approntata una squadra di 8 pompieri con un dvd (che non è un film, ma uno che dovrebbe capirne più di altri!?!) che è giunta all’aeroporto militare di Galatina per imbarcarsi su di un elicottero per poter dare il cambio, ma all’ultimo è arrivato il dietrofront.

Ad oggi è giunta la notizia che i rimorchiatori con la nave al seguito si siano portati nella baia di Valona e questo poteva consentire ai nostri, sfiniti da 4 giorni di mare e impossibilitati a comunicare con “colleghi” e famiglie, di scendere a terra per poi salire a bordo di un nostro aeromobile piaggio (i famosi P180) per il rientro, ma le operazioni stanno ritardando perché i nostri, sprovvisti di documenti non possono toccare il suolo albanese. Per cui ci sta toccando frugare nei loro armadietti alla ricerca dei loro documenti da inviare poi via mail alla farnesina.

Di fatto, non siamo riusciti a salvare nessuno, ne ad essere di alcuna utilità, siamo anche diventati un peso per l’equipaggio dei rimorchiatori, ed un penoso caso da tenere nascosto per non rovinare l’immagine che tanto sta a cuore a “firmaioli” e amministrazione.
Questo è un dei segnali di come viene gestita un'emergenza seria in mare, possiamo dire che si va alla "va la che la va ben" ma non sempre la buona stella assiste i decisionisti quelli che vogliono smantellare il settore nautico, quelli che chiudono distaccamenti quelli che si preoccupano di andare in commissione al senato a garantire che loro sanno come si fa a risparmiare.
Dirigenti, responsabili nazionali di settore, capi del corpo se non siete capaci di dare le direttive, indicare le strategie, prevedere le criticità, DIMETTETEVI siete a dir poco inadatti al ruolo ricoperto.
USB vuole conoscere i responsabili di questa gestione “catastrofica”, per ciò che riguarda questo intervento. Per i responsabili reali dello sfascio di tutto il sistema riteniamo responsabili di tutto l'amministrazione e i sindacati “firmaioli” (anche quelli che poi per vergogna ed opportunismo propagandistico la firma l'hanno ritirata in un secondo tempo… a giochi fatti e riordino passato con il solo diniego della USB). Lavoratori i responsabili sono loro con le loro azioni che si ripercuotono sul “servizio” e sulle nostra vite".

 

 

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Esteri

Regno Unito, vaccinate 20 milioni di persone: drastico calo del 40% di nuovi casi da Covid-19

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Il numero di nuovi casi di Covid-19 nel Regno Unito è sceso del 40% nell’ultima settimana, e i decessi sono diminuiti di un terzo. Lo indicano i dati ufficiali, citati dal Daily Mirror. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 6.035 nuovi casi, l’aumento giornaliero più basso dallo scorso settembre.

I morti sono stati 144. Circa 20 milioni di britannici hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino anti-Covid.

Ignorando la reiterata richiesta di Bruxelles di mantenere aperte le frontiere all’interno dell’Unione Europea, la Germania chiude un altro pezzetto dei suoi confini, spinta dalla paura delle varianti del Covid-19. Dopo avere già introdotto nelle scorse settimane severi controlli con la Repubblica Ceca e con la regione austriaca del Tirolo, è toccato ora alla regione francese della Mosella finire nella lista nera, dichiarata dalle autorità sanitarie tedesche area “ad alto rischio”. Da martedì, dunque, ai valichi torneranno i posti di blocco. Potranno entrare solo i residenti, tedeschi e non, i conducenti di camion e i pendolari transfrontalieri, ma solo per determinate categorie di lavori. A tutti sarà chiesto di mostrare agli agenti di frontiera un test negativo al coronavirus fatto nei due giorni precedenti, pena il divieto di entrare nei due Laender tedeschi del Saarland e della Renania-Palatinato. La decisione di Berlino ha generato come era prevedibile un clima di tensione con Parigi, anche se non ai massimi livelli. E’ stato un sottosegretario, Clément Beaune, a assumersi l’onere di esternare il “rammarico” della Francia per questa mossa tedesca. 

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Esteri

La Regina Elisabetta esorta a fare il vaccino anti Covid: “doveroso pensare agli altri prima che a sé stessi”

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Elisabetta II, 95 anni ad aprile, dà ancora una volta l’esempio ai sudditi e scende in campo in favore dei vaccini anti Covid: lo fa con con un raro messaggio pubblico dicendo di comprendere che c’è chi possa esitare; ma incoraggia apertamente la sua gente a immunizzarsi poiché, ammonisce, è doveroso “pensare agli altri prima che a sé stessi”.

Un atto che del resto la sovrana ha già compiuto a gennaio – col 99enne principe Filippo, ora in ospedale per un’infezione non legata al Covid – seguita questo mese dall’erede al trono Carlo, 72 anni, e dalla consorte Camilla: tutti in forma pubblica per sostenere la campagna di vaccinazioni di massa promossa dal governo di Boris Johnson.

E a cui ora si aggiungono le dichiarazioni diffuse stasera da Buckingham Palace, registrate durante a una conversazione in videocollegamento con i responsabili delle macchina vaccinale messa in moto nelle 4 nazioni del Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord): che la regina ha voluto personalmente ringraziare. Nel corso del colloquio, Elisabetta ha raccontato la sua esperienza, sottolineando di non aver “avvertito male per nulla” al momento dell’iniezione, semmai d’essersi sentita “protetta”.


Ha quindi elogiato la rapidità della campagna vaccinale di massa avviata dal governo Johnson sull’isola fin da inizio dicembre, plaudendo a coloro che vi stanno lavorando, ma anche ai milioni d’individui che ne hanno accolto la somministrazione: protagonisti, nelle sue parole, di “un’impresa rimarchevole” che contribuisce “all’incoraggiamento morale” del Paese. Sollecitata dagli interlocutori a condividere le sue sensazioni personali, la monarca ha insistito: “Una volta che ricevi il vaccino ti senti protetta, penso sia molto importante”. “Certo, è difficile per le persone che non si sono mai vaccinate, ma esse devono pensare agli altri prima che a se stesse”, ha subito puntualizzato, richiamando la sicurezza collettiva dal contagio.


 Riferendosi in generale al Covid, la regina non ha quindi esitato ad abbozzare un paragone con la “peste” dei secoli passati. “Sappiamo che si tratta probabilmente della pandemia più devastante mai affrontata nel mondo e nel Regno Unito da più di 100 anni, e che ora ci attende una battaglia prolungata dei vaccini contro il virus e le sue mutazioni”, ha proseguito mostrandosi bene informata. “Ma io – ha precisato – ho una fede assoluta nella comunità medico-scientifica, sia qui nel Regno Unito sia a livello globale, e credo in un futuro migliore per tutti noi”.


 Non è mancato in ultimo un accenno non nuovo alla memoria di tempi ancor più difficili, quelli bellici, come a una fonte “d’ispirazione, in qualche modo”: “Avendo vissuto la guerra – ha ricordato l’anziana sovrana – mi pare sia decisamente come allora, quando ciascuno era mosso da una stessa idea”. Ciò che conta – ha concluso, invocando più la persuasione che non l’obbligo nella battaglia odierna del vaccino – è “creare le condizioni perché ognuno si senta disposto ad accettare l’offerta della vaccinazione, quando verrà chiamato”. Come un tempo i volontari al fronte.

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Cronaca

Uccisi Ambasciatore italiano e un carabiniere in Congo

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Un’imboscata in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro, finita in tragedia. L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese, Mustapha Milambo, sono stati uccisi in un agguato mentre viaggiavano a bordo di un’auto dell’Onu in una regione della Repubblica democratica del Congo, il Nord Kivu, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali.

Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell’area dell’agguato, mentre l’Italia chiede un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite.

Il convoglio, composto da due vetture del Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp), stava viaggiando verso nord, sulla strada tra Goma e Rutshuru, dove il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell’agenzia dell’Onu, fresca di Nobel per la pace. Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l’autista.

Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoco nel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma.

Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in “una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri”. Formatesi all’inizio degli anni 2000, le Fdlr sono accusate di diversi attentati nella zona, tra cui quello dell’aprile 2020 in cui morirono 17 persone tra cui 12 ranger dell’Iccn.

Il Pam ha tuttavia riferito che la strada era stata precedentemente controllata e dichiarata sicura per essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”. La Farnesina ha però chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco in un luogo dove Attanasio si era recato su invito del Pam.

In Italia la morte di Attanasio e Iacovacci è stata accolta con sgomento e dolore, dal presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “lutto per questi servitori dello Stato” al premier Mario Draghi che ha espresso il cordoglio del governo ai familiari del diplomatico, che lascia una moglie e tre bimbe piccole, e del giovane carabiniere che avrebbe dovuto sposarsi in estate. La terribile notizia ha raggiunto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio Esteri Ue e dove ha raccolto il cordoglio unanime dei colleghi e dei vertici europei. Rientrato immediatamente a Roma, il ministro ha ricevuto messaggi di solidarietà dall’intera comunità internazionale, dall’Onu fino al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. E raccogliendo l’appello delle forze politiche, unanimi nel cordoglio e nella condanna dell’attacco, ha annunciato che riferirà “il prima possibile in Parlamento per fare chiarezza” sulle circostanze dell’agguato ancora pieno di interrogativi e sul quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Al telefono con la collega congolese, Marie Tumba Nzeza, il ministro ha chiesto “di fare luce sulle dinamiche e le responsabilità dell’attentato”, auspicando che le autorità di Kinshasa offrano “piena collaborazione nei contatti e negli scambi con la magistratura e le forze di sicurezza italiane”. Nel pomeriggio la stessa ministra ha reso visita alla vedova del diplomatico nella loro casa di Kinshasa, mentre i genitori di Attanasio restano chiusi nel loro dolore: “Lo abbiamo saputo dai media – hanno fatto sapere -, preferiamo non parlare”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

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