Connect with us

Roma

VELLETRI, SCOMPARSA DAVIDE CERVIA: NEL 2015 ATTESA UNA PRESCRIZIONE CHE LASCIA ANCORA TROPPI INTERROGATIVI

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 4 minuti E ancora l’ombra della scomparsa di Davide Cervia tormenta la famiglia, colpita tutt'oggi, da telefonate anonime

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti
image_pdfimage_print

di Chiara Rai

Velletri (RM) – “Anche questa volta ci precludono il diritto alla verità, ci avviamo verso una archiviazione per prescrizione”. E’ amareggiata Marisa, moglie di Davide Cervia scomparso misteriosamente nel 1990 dopo un turno di lavoro alla Enertecnel Sud di Ariccia, a circa 15 minuti dalla sua abitazione a Velletri. In primavera 2015 dovrebbe arrivare la prescrizione tanto indesiderata da lei e i figli Erika e Daniele Cervia che in 24 anni di ricerche hanno lottato soprattutto contro le stesse istituzioni per ottenere da un tribunale una sentenza che confermasse la tesi del rapimento. E ancora l’ombra della scomparsa di Davide Cervia tormenta la famiglia, colpita tutt'oggi, da telefonate anonime non appena si risveglia l’attenzione su Davide, sia con un sit in o anche con la semplice realizzazione di un documentario.

 

L'attentato

Nel 2012, tre giorni prima delle riprese di un docu – film sul caso ( regia di Francesco Del Grosso, titolo "Fuoco Amico"), ci fu un attentato a casa Cervia: Qualcuno ha fatto esplodere le finestre alle 13:30 di giorno. Marisa racconta che i vigili, su sollecito,  non sono intervenuti soltanto dopo 45 giorni. Gli inquirenti non avrebbero indagato in maniera approfondita tanto che addirittura le fotografie che riguardavano i particolari dell’esplosione non sono mai risultate nei fascicoli.  

 

La citazione in giudizio ai Ministeri della Difesa e Giustizia

Tutto sembra dunque rapidamente evolvere verso il silenzio definitivo della giustizia, nonostante i 54 punti presentati dalla famiglia nel 2012 per la citazione in giudizio ai ministeri della Difesa e della Giustizia davanti al Tribunale civile di Roma, chiedendo il risarcimento dei danni subìti “per la violazione di ciò che può definirsi il diritto alla verità”. Una citazione, firmata dal legale Alfredo Galasso difensore di parte civile dei famigliari delle vittime di Ustica, insieme all’avvocato Licia D’Amico,  che raccoglie un groviglio di negligenze e depistaggi che hanno accompagnato I’indagine fin dal primo giorno, come riconosciuto dalla stessa Corte di appello.

 

Il ruolo della Marina Militare

Punto fondamentale è che la Marina Militare ha negato per anni la specializzazione di Davide, esperto in guerra elettronica con la sigla ETE/GE. Davide era esperto di un sistema di puntamento Teseo Otomat che veniva installato sulle principali fregate italiane che venivano vendute all'estero, come la Lupo o la Maestrale, dove lo stesso Davide Cervia era stato addestrato e aveva partecipato all'istallazione del Teseo Otomat. Il fatto è che a negare è stato lo stesso reparto che ha rilasciato all’uomo la specializzazione. Per la Marina Davide era un semplice elettricista ma la famiglia dell’uomo a quel punto, il 12 settembre del 1994, occupò per una decina di ore le stanze del ministero della Difesa, allora diretto da Cesare Previti, ottenendo, dopo un paio di giorni, il foglio matricolare con le specializzazioni dell’uomo. Nel 1998 la Procura generale di Roma  ottenne dal Sismi le note informative, che ipotizzavano il rapimento da parte di stati mediorientali e nordafricani. Per i servizi segreti della Marina militare (Sios), il caso era irrilevante: “i responsabili non ritennero l’episodio più di pertinenza di quell’ufficio”, si legge nella richiesta di archiviazione del fascicolo del 1999.

 

L'ipotesi della scomparsa

Marisa è decisamente convinta che un organizzazione criminale sia l’artefice della scomparsa del marito, sequestrato sei anni dopo il congedo, a poca distanza dall'invasione del Kuwait e dallo scoppio della prima Guerra del Golfo: “ Pensi che ipotesi – dice Marisa – prima lo Stato li addestra e poi li fornisce come accessorio all’armamento. Impossibile vero?”. All’epoca del rapimento c'era un embargo in atto da parte delle Nazioni Unite che imponeva all'Italia e ad altri Paesi come la Francia il divieto di vendere armi o addestrare militari dei Paesi del Medio Oriente. Questo bando internazionale coinvolgeva tutta una serie di sfere politiche e militari che probabilmente ha portato al rapimento di Davide Cervia. Comparse addirittura un biglietto aereo a nome di Davide Cervia l’8 gennaio del 1991. Ma poi pare scomparve.  E allora perché il corpo di Davide non è mai stato ritrovato? Davide Cervia è figlio della bandiera tricolore, è stato un onesto lavoratore ed è padre di famiglia, un uomo la cui vicenda non può essere dimenticata perché con tutta probabilità nasconde dinamiche messe in atto da poteri forti che i comuni mortali non possono conoscere. Ma bisogna sempre cercare la verità.

 

L’appello di Marisa

“Davide è vittima di alcune istituzioni italiane che negando lo stato di fatto si sono rese complici di un episodio criminoso, perché si parla di rapimento – dice la donna piena di rabbia ma ancora carica di una ammirevole volontà di lottare – mai Davide avrebbe immaginato di correre pericoli di questo genere, non me accennò mai. La sua storia non può essere dimenticata, non deve finire con un’archiviazione”.

 

Il rapimento

La mattina del 12 settembre del 1990 è uscito di casa presto per recarsi alla Enertecnel Sud di Ariccia, l’azienda dove lavora come perito elettronico, a circa un quarto d'ora di auto. Alle 17, finito il turno, ha salutato i colleghi ed è salito sulla sua Volkswagen Golf bianca per tornare a casa, dove non è mai arrivato. Gli inquirenti hanno parlato subito di allontanamento volontario, anche quando, circa due mesi dopo, un vicino di casa ha dichiarato di aver visto alcuni uomini caricare a forza Davide Cervia su un’auto di colore verde scuro. Posizione mantenuta anche dopo la testimonianza dell’autista di un autobus, che il giorno della scomparsa fu costretto a effettuare una brusca frenata a causa di una Golf bianca e di un’auto verde che non avevano rispettato lo stop e gli avevano tagliato la strada a forte velocità, provenendo da via Colle dei Marmi, dove si trova casa Cervia. L’1 marzo 1991, una lettera anonima recapitata a “Chi l’ha visto?” ha permesso di ritrovare l’auto di Cervia, parcheggiata a Roma nei pressi della stazione Termini. Un ex commilitone del periodo in cui Cervia era arruolato nella Marina Militare, contattato dalla moglie, ha ipotizzato che la scomparsa sia da mettere in relazione con le conoscenze sulle armi elettroniche che lui aveva acquisito. Dopo il diploma di perito elettronico, nel 1978, all'età di 19 anni, si era arruolato come volontario entrando a far parte come sottufficiale degli addetti agli armamenti tecnologici della nave Maestrale. Nel 1980, inoltre, aveva frequentato il corso di specializzazione che lo aveva qualificato esperto in guerra elettronica con la sigla ETE/GE. Il 5 aprile 2000 il caso è stato archiviato dalla magistratura come “sequestro di persona a opera di ignoti” per l’impossibilità di rintracciare i responsabili. I figli Erika e Daniele insieme alla madre Marisa la settembre del 2102 hanno citato a giudizio i Ministeri della Difesa e della Giustizia davanti al Tribunale civile di Roma, chiedendo il risarcimento dei danni subìti “per la violazione di ciò che può definirsi il diritto alla verità”.

Metropoli

Anguillara Sabazia, furti auto di turisti in sosta: 2 arresti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Era da qualche tempo che i Carabinieri di Anguillara Sabazia ricevevano segnalazioni per furti su autovettura, in particolare ai danni di turisti che, dopo avere parcheggiato su via Trevignanese, si recavano in spiaggia.Per arginare il fenomeno che stava turbando l’usuale serenità del comune sabatino, i Carabinieri hanno quindi organizzato un mirato servizio di osservazione nel corso del quale hanno notato due soggetti avvicinarsi con aria furtiva ad un’autovettura parcheggiata. I due, dopo avere infranto un finestrino laterale del veicolo, sono stati sorpresi a impossessarsi di un trolley e a tentare di allontanarsi immediatamente ma sono stati inseguiti e raggiunti dai Carabinieri, che li hanno bloccati e perquisiti. In loro possesso, i Carabinieri hanno rinvenuto due cassette degli attrezzi e un trapano, risultate provento di furto perpetrato poco prima con le medesime modalità e restituiti al legittimo proprietario.Gli arrestati, due uomini di 29 e 38 anni, dopo una notte passata in camera di sicurezza, sono stati sottoposti a giudizio con rito direttissimo presso il Tribunale di Civitavecchia, dove il loro arresto è stato convalidato, applicando la misura della custodia cautelare in carcere.

Continua a leggere

Castelli Romani

Castel Gandolfo, morto in ospedale il 35enne affogato ieri al lago

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

L’uomo era stato rianimato da alcuni bagnanti e trasportato in elisoccorso all’ospedale Gemelli

CASTEL GANDOLFO (RM) – E’ morto in ospedale il 35enne di nazionalità irachena che ieri era stato rianimato da alcuni bagnanti al lago Albano di Castel Gandolfo dopo aver avuto un malore ed essere annegato.

L’uomo era stato portato in elisoccorso all’ospedale capitolino del Gemelli in situazione disperata dove è poi deceduto a causa di alcune complicazioni.

Continua a leggere

Castelli Romani

Castel Gandolfo, annega nel lago e viene salvato in extremis da alcuni bagnanti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

CASTEL GANDOLFO (RM) – Un 35enne annega nel lago Albano di Castel Gandolfo e viene salvato da alcuni bagnanti che avevano appena effettuato un corso di BSLD (manovre di primo soccorso con impiego di defibrillatore) promosso dagli operatori sanitari della Asl Roma 6 per la sicurezza in mare e nei laghi.

“Queste iniziative formative producono effetti benefici multidimensionali: ci aiutano a salvare vite; avvicinano le istituzioni ai cittadini; ci rendono persone migliori. I miei ringraziamenti vanno ai nostri operatori sanitari, che si stanno dedicando con grande passione a questo progetto” ha detto il direttore generale della Asl Roma 6, Cristiano Camponi.

Continua a leggere

I più letti