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Castelli Romani

Velletri, TIM investe 7 milioni di euro per la fibra ottica: a breve lavori che interesseranno oltre 15mila unità immobiliari

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VELLETRI (RM) – TIM avvia a Velletri un innovativo piano di cablaggio che, con un investimento stimato di circa 7 milioni di euro e in sinergia con l’Amministrazione comunale, porta la fibra ottica fino alle abitazioni per rendere disponibili collegamenti ultraveloci fino a 1 Gigabit/s.

La città laziale, infatti, è stata inserita nel programma nazionale di copertura di FiberCop, la nuova società del Gruppo TIM che realizzerà la rete di accesso secondaria in fibra ottica nelle aree nere e grigie del Paese per sviluppare soluzioni FTTH (Fiber To The Home) secondo il modello del co-investimento “aperto” previsto dal nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche.

I lavori per la realizzazione della nuova rete sono già iniziati in molte zone della città, in modo da rendere i servizi progressivamente disponibili, con l’obiettivo di collegare circa 15.000 unità immobiliari alla conclusione del piano.

Per la posa della fibra ottica saranno utilizzate, laddove possibile, le infrastrutture già esistenti. Nel caso sia necessario effettuare scavi, questi saranno realizzati adottando tecniche innovative a basso impatto ambientale, con interventi sulla sede stradale di circa 10-15 centimetri. TIM opererà in partnership con l’Amministrazione comunale per limitare il disagio ai Cittadini e procedere speditamente con la realizzazione della nuova rete.

Grazie a questo piano, Velletri sarà dotata di una rete in fibra ottica ancora più performante di quella che già oggi è a disposizione di cittadini e imprese grazie alla tecnologia FTTCab, che rende già disponibili collegamenti fino a 200 megabit per 17.000 unità immobiliari, pari all’86% delle linee del comune.

La nuova rete super-veloce consentirà di accelerare i processi di digitalizzazione sul territorio, a beneficio di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, e di assecondare al meglio le esigenze professionali anche legate allo smart working e alla didattica a distanza.

“In un momento come quello attuale, in cui la pandemia ha amplificato le necessità di connessione per tutte le esigenze di lavoro, studio e informazione, ritengo un passaggio fondamentale l’avvio dei lavori che consentiranno di portare la fibra ultraveloce nelle case dei cittadini di Velletri – dichiara Romano Favetta, assessore alla Gestione Reti del Comune di Velletri -. Un risultato raggiunto grazie alla proficua collaborazione tra il Comune e TIM. Da un lato come amministrazione stiamo cercando di supportare e velocizzare questo programma e dall’altro TIM, che ringrazio, ha accolto le necessità di connessione veloce dei nostri concittadini. Velletri è stata così inserita nei paesi prioritari nello sviluppo della rete. Il sottoscritto continuerà costantemente e attivamente come sempre ad essere un valore aggiunto, al fine di velocizzare il più possibile lo sviluppo della rete di fibra ottica su tutto il territorio”.

“Velletri fa parte di un percorso di eccellenza che vede TIM impegnata su tutto il territorio nazionale nel realizzare una rete interamente in fibra in grado di erogare volumi di traffico sempre maggiori con una qualità elevatissima – dichiara Massimiliano Caputi, Responsabile Field Operations Line Lazio -. Si tratta di un progetto ambizioso che ha l’obiettivo di portare l’innovazione sul territorio e dare impulso alla diffusione dei servizi digitali finalizzati a sostenere le imprese nello sviluppo del loro business e a migliorare la qualità della vita dei cittadini, contribuendo in questo modo alla crescita dell’economia locale. Un risultato frutto degli ingenti investimenti fatti da TIM a Velletri e della proficua collaborazione dell’Amministrazione comunale”.

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Frascati, Francesca Sbardella è la nuova sindaca

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FRASCATI (RM) – Francesca Sbardella vince il ballottaggio con Roberto Mastrosanti e si aggiudica la poltrona di sindaca della città. Una vittoria ottenuta con 4021 voti pari al 54,03% rispetto il competitor che ha ottenuto il 45,97% con 3.421 voti.

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Grottaferrata, intitolata una piazza alla Croce Rossa

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Il sindaco Luciano Andreotti: “Testimonianza di gratitudine per il fondamentale impegno dei volontari”

Un piazzale per la Croce Rossa. Si è svolta nella mattinata di oggi alla presenza del sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti, del presidente della Croce Rossa Italiana – Comitato Tusculum, Mario Lepore e di numerosi volontari CRI l’intitolazione alla Croce Rossa del largo posto tra viale San Nilo e la sottostante area fieristica.

Emozionato il rappresentante grottaferratese della Croce Rossa: “È un grande riconoscimento che giunge dopo l’impegno e la particolare collaborazione che c’è stata tra il nostro comitato e il Comune di Grottaferrata. Ogni volta che noi volontari passeremo di qua avremo motivo di essere orgogliosi così come tutti i cittadini potranno trarre spunto per dare il loro contributo al volontariato”.

Il sindaco Andreotti ha sottolineato il tributo che il Comune ha voluto rendere alla Croce Rossa Italiana che “in questi ultimi due anni di difficoltà e sofferenze si è confermata come un pilastro della società italiana. Questa intitolazione vuole rappresentare la gratitudine ma anche la testimonianza di una collaborazione fondamentale tra cittadini e istituzioni di cui ci sarà sempre bisogno per vincere le battaglie che la vita e la Storia ci mettono di fronte”.

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Addio Brunetto Fantauzzi, Re del gossip…”De li Castelli”

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Col sorriso e una proverbiale bonomìa sorniona e salace svelò mille aspetti segreti della provincia romana (oltre che dei vip) dando un volto umano anche alle riviste più scollacciate

di Daniele Priori

Se n’è andato il giorno in cui Alitalia ha spento i motori. Alla stessa età della ormai ex compagnia di bandiera. 74 anni. Lui, Brunetto Fantauzzi, che nella vita precedente al giornalismo aveva pure avuto a che fare, tra studi e lavoro, con l’Aeronautica. 

Tutto quello che avvenne dopo è abbastanza noto ai più. Brunetto ha padroneggiato una penna arguta e temuta, assieme alla risata, in fondo bonaria ma non sempre amata di chi, con un “giornaletto”  mensile, come lo chiamava chi non gli voleva bene, il suo Castelli Romani, aveva svelato più i vizi che le virtù del territorio in cui era nato, cresciuto, viveva e non ha mai smesso di tornare. Oggi alle 15,00 il saluto mesto nella cappella del cimitero di Marino accenderà un lumino di memoria su colui che, appunto, dei Castelli Romani e non solo è stato un testimone salace, in particolare nel ventennio ruggente di fine secolo scorso. 

Precursore, Brunetto Fantauzzi, delle cronache cafonal di Dagospia, calate con scandalo forse raddoppiato (se non decuplicato) in un territorio di provincia metropolitana  così prossimo alla Capitale nel quale pure, persino in questo straniante presente, abbiamo ancora la presunzione di dire che ci si conosce tutti e, agli occhi delle zie, delle mamme e delle nonne, tutti debbono/dobbiamo mantenere ancora oggi – figurarsi trenta/quarant’anni fa –   il volto pudico dei ragazzetti cresciuti tra parrocchia e oratorio. Brunetto questa rappresentazione buonista non l’ha mai sottoscritta. Anzi, al contrario, ha dato voce a tante versioni castellane dei Vitelloni felliniani.

Maschere veraci e non sempre, anzi quasi mai, accomodanti, di un costume spesso anche scostumato che esisteva pure nei bei centri storici appena fuori Roma, tra l’Appia, la Tuscolana, l’Anagnina e la via dei Laghi.  Strade percorse dal traffico dei pendolari ma anche dai goderecci frequentatori notturni delle “ville del piacere” e dagli oscuri santoni delle messe nere nel boschetto del lago Albano, oggetto di studi antropologici e libri del professor Aldo Onorati e poi di celebri inchieste radiofoniche di un altro eccezionale cronista nottambulo, Michele Plastino.Brunetto seppe fare da collante corrosivo e specchio tra le ombre di tutte queste sfaccettature altrimenti ben occultate.

Nella redazione di via Antonio Fratti, a Marino, hanno trovato sempre  accoglienza storie e personaggi di ogni tipo. “Una volta mi imboccò in ufficio una ragazza vistosamente spostata che mi si presentò come la moglie di Gesù Cristo” ebbe a raccontarmi Brunetto,  tra mille risate, in una occasione di dialogo serale, tornando assieme da una giornata di lavoro a Roma. “Divenimmo amici. Fin quando non sparì, esattamente come era arrivata”. 

Vicino al Partito Socialista degli anni d’oro, raccontò le origini di una speculazione edilizia e non solo, riuscita a sfruttare e spesso abusare di un territorio troppo dolce per tenere testa a certe fauci fameliche e rozze.Scandali piccoli, medi e grandi, il più delle volte rimasti ben al sicuro tra le pacche sulle spalle e i sorrisoni del “ci penso io” dei politicanti castellani. 

Fantauzzi provò a portarne qualcuno alla luce in una rubrica che, facendo eco al celebre film di Francesco Rosi, degli anni Sessanta, aveva icasticamente battezzato  Le mani sulla città.Negli ultimi anni, a fianco al movimento L’Italia dei Diritti, in particolare dopo l’improvvisa scomparsa della cara consorte, venuta a mancare il giorno di Capodanno di un lustro fa, Brunetto Fantauzzi si dedicò con passione, intelletto e cuore a denunciare storie di malasanità.

 Oggi, però, in questi giorno triste, soprattutto per l’adorata figlia, la collega Lorena Fantauzzi che del padre ha raccolto tutta l’eredità professionale, mi piace ricordare Brunetto in quello che poi era anche nel privato: un uomo fondamentalmente divertente e gioviale. Come i suoi sabato sera trascorsi spesso al Bagaglino e le nottate  romane “mitiche” degli anni Ottanta, Novanta e dei primi Duemila che lo consacrarono re del gossip capitolino. Un sorriso “porcino” che regalò alle mille riviste, anche  un po’ più che scollacciate, che ebbe modo di firmare.

 Così, a modo suo, senza trionfalismi, ebbe modo di liberare pure l’eros dallo stigma editoriale con l’intelligenza di cogliere (negli stessi anni in cui anche Marco Pannella volle dare voce a quel mondo) il tratto di divismo autentico, di vita, di sofferenza ma anche di gioiosa umanità che c’era nelle cosiddette (e ormai superate pure loro) vere pornostar. Su tutte Moana Pozzi. Per la quale condusse in maniera indefessa e purtroppo senza l’onere della prova finale, la battaglia con la verità che solo lui conosceva: la sua amica Moana, infatti, secondo Brunetto, non era mai morta. 

Oggi, invece, piangiamo lui. Senza ipocrisia però. Non amato da tutti. Anzi decisamente più querelato che amato. Ricordo che quando a un me giovanissimo cronista locale di 21 anni, nel 2003,  volle attribuire il premio CastelliStar “per aver elevato a cultura il ruolo dell’informazione” – questo c’era scritto nella targa che ancora conservo- io ebbi a dirgli “se avessi dovuto scrivere io una targa per un premio da dare a te, avrei scritto così: a colui che ha elevato a costume il ruolo dell’informazione”. Che Brunetto possa riposare nella pace in cui non ha vissuto. O nel clamore, come forse amerebbe di più. 

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