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VENEZUELA, CARLOS GULLI COSMO: L'INTERVISTA IN ESCLUSIVA DE L'OSSERVATORE D'ITALIA

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I media e la politica hanno l’obbligo etico di non chiudere gli occhi di fronte al dolore, l’angoscia e lo strazio dei nostri connazionali, che per diversi motivi si sono trasferiti nel paese del

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di Simonetta D’Onofrio

Accrescere la sensibilità nell’opinione pubblica per la sofferenza fisica e morale che sta vivendo un’intera nazione, il Venezuela. Ḗ questo lo scopo principale che mi ha portato a intervistare il dottor Carlos Gulli Cosmo, italo-venezuelano.

Nato a Caracas, giornalista, scrittore e collaboratore con l’Università degli Studi di Torino, quotidianamente si spende per far conoscere lo stato di malessere presente nel suo paese nativo. Con una serie di cortometraggi “Hola Italia”, molto popolari in rete, Carlos sta cercando di accrescere la coscienza degli europei sulla difficile situazione in Venezuela.

I media e la politica hanno l’obbligo etico di non chiudere gli occhi di fronte al dolore, l’angoscia e lo strazio dei nostri connazionali, che per diversi motivi si sono trasferiti nel paese dell’America Latina.

Ma questo non basta, assolutamente no. Sebbene siamo circondati da tante informazioni che avanzano da ogni parte del mondo e si diffondono molto velocemente sui mass-media, assistiamo sbigottiti ad una perdita di libertà e di diritti di una popolazione di milioni e milioni d’abitanti completamente schiacciati dai loro governanti, che quasi sembrano finire in uno scorticatoio. 

Intervista in esclusiva al dottore Carlos Gulli Cosmo

Lei ha detto che l’Italia, la politica in modo particolare, sta facendo poco per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave situazione che sta vivendo il Venezuela da qualche tempo. Recentemente anche alcune figure istituzionali italiane si sono recate nel Paese e in un comunicato stampa la Farnesina ha detto che “[…] L’Italia è profondamente legata al Venezuela, dove risiede una delle comunità italiane più numerose all’estero. E siamo parte integrante del sogno di Bolivar, che proprio a Roma nel 1805 ha giurato di lottare per un’America latina indipendente, unita e solidale”. Il Venezuela, ricorda Giro “è stato il primo Paese dell’America spagnola a ottenere l’indipendenza, a seguito della lotta di Bolivar”. Come altre volte nel corso delle sue recenti missioni nel Paese sudamericano, il sottosegretario Giro ha sottolineato “la vicinanza dei due popoli e il dialogo costante da parte italiana con il Governo e con tutti gli attori della società venezuelana”. 

Cosa ne pensa?

L’Italia mediatica e soprattutto la politica italiana non hanno informato e non stanno facendo proprio nulla per la grave situazione sociale in cui versa il Venezuela.  Si tenta di sdrammatizzare e minimizzare un situazione terribile che sta vivendo il popolo venezuelano che va dalla mancanza assoluta di libertà di pensiero e parola, al massacro e alla tortura di studenti colpevoli di aver manifestato contro l’insicurezza e la repressione di un governo dittatoriale come quello di Maduro.  Parliamo di riconosciuti reati contro i diritti dell’uomo e, prima o poi, anche l’attuale Presidente del Venezuela, tiranno e ignorante, dovrà renderne conto di fronte a un tribunale mondiale. Che poi l’Italia politica, e il Ministero degli Esteri, la parte che sguazza nelle situazioni di comodo e nei consueti incontri di “affari” con un Paese che è il maggior produttore di Petrolio al mondo, non vuol dire proprio nulla. Secondo il mio punto di vista non si dovrebbero stringere accordi con dittatori, perché stiamo parlando di una tirannia, la cosa è appurata. Addirittura il Sindaco di Roma ha dato l’ok per una serie di murales pro Chavez o a Napoli dove un giardino è stato intitolato a Hugo Chavez Frias, sono cose che ci feriscono profondamente. Come se un paese decidesse di intitolare una piazza a Hitler o a Ceasuscu. Si tratta d’ignoranza o di malafede? Non possiamo mettere sul piedistallo una dittatura, di qualunque colore politico sia. Una dittatura è una dittatura.

Da italo-venezuelano mi sento offeso due volte: perché il mio paese è ridotto alla fame e perché l’Italia, il paese dei miei genitori, di cui sono originario, tace completamente la verità. 

 

Il clima all’interno della società civile è insostenibile, anche per un’inflazione molto alta e per la carenza dei prodotti di prima necessità, reperibili solo tramite il mercato nero. Come spiega questo precipizio?

Il Chavismo, che piaccia o no, ha distrutto il Venezuela. Inutile attaccarsi a un ideale che in realtà ha dimostrato solo di essere l’errore più grande della Storia del Venezuela. Siamo il paese più pericoloso al mondo, la criminalità è il primo motivo di morte. Nel 2013 circa 25.000 persone sono decedute per rapine.  La politica economica di Maduro ha ulteriormente peggiorato la già triste situazione che ha lasciato il defunto Chàvez.  I rappresentanti di questo governo sono persone dedite soltanto al guadagno personale e alla scalata al potere. Mentre Chavez, da furbo dittatore, sapeva che affamando il popolo, tenendolo ignorante, per poi dargli le briciole, lo avrebbe legato a sé per una sorta di Sindrome di Stoccolma, l’attuale capo di Stato non ha capito nemmeno quello e quindi di ritrova ad aver contro anche molti Chavisti.  Non si trovano i generi alimentari di prima necessità, non si trovano farmaci e nemmeno prodotti per l’igiene personale. La gente ha paura di parlare e di votare, perché viene sorvegliata e minacciata. L’insegnamento proviene da Cuba, un’altra dittatura che vive sulle spalle del Venezuela. 

Non dimentichiamo che da troppi anni il denaro del Venezuela e, trattandosi di petrolio, parliamo di molto denaro, non viene spartito solo tra la casta al governo e i paesi parassiti e complici, ma è stato utilizzato per una propaganda mondiale in favore del regime che ha dato i suoi frutti soprattutto in Italia.

 

Lei è molto coraggioso a raccontare cosa sta accadendo nel Paese dove è nato, uno stato totalitario dove si ha paura e dove la libertà di espressione è negata. Non ha paura? Cosa spera per il futuro di questo Paese?

Non si tratta di coraggio, si tratta di disperazione.  Quando vedi il posto dove sei nato e cresciuto, in cui sei vissuto condividendo storia, cultura, folklore, problemi e territorio, non riesci a stare zitto.  Lavoro nell’ambito della comunicazione, quindi mi sono mosso nel mio terreno professionale e non avrei potuto esimermi dal farlo, perché parlo di un paese meraviglioso.

 Con la produzione degli episodi on line “Hola Italia” ho voluto sensibilizzare gli italiani. Il Pubblico non era al corrente di cosa accadeva in Venezuela, questo perché i media non se ne sono occupati per nulla. Neppure il Papa ha parlato granché di noi, nonostante i continui messaggi da parte della Comunità mondiale venezuelana. C’è una sorta di omertà che è da condannare. Che poi un filosofo italiano, qualche giornalista, un paio di attori che vivono di luce riflessa e un ex calciatore drogato e ignorante, che vivono nell’agiatezza e nella ricchezza, vogliano far passare una dittatura criminale per un paradiso sociale, è ridicolo.  Queste persone non possono non sapere che si tratta di un inferno e dovrebbero trasferirsi in Venezuela non stare qui con le chiappe sull’oro. Non si dovrebbe fare poiché si parla della vita di milioni di persone.

Le caratteristiche del Regime ci sono tutte: nessuna libertà di parola e di espressione; povertà ed ignoranza indotta con il tentativo costante di lavare il cervello ai bambini fin dalla prima elementare; sottomissione della povera gente tenendola segregata in casa usando il terrore; affamare la gente.  Da manuale, non per niente gli amici di Chavez erano i dittatori del mondo che hanno fatto tutti una brutta fine. Finiamola di definire ‘fascista’ chi non accetta il chavismo, di dire che l’America vuole impossessarsi del Paese perché il regime e i ricchi sono proprio quelli al governo e nel timore dell’impero siamo finiti nelle mani di Castro che ci sta spolpando come fa un cane famelico con un osso.

Non so cosa aspettarmi per il futuro, ma ho paura che non a lungo la situazione precipiterà. Il venezuelano non è come il cubano, non sopporterà la cancellazione di un’identità e non sarà facile come a Cuba, perché non siamo un’isola. Io spero che i miei fratelli venezuelani lottino ancora e che tutti insieme si possa ricostruire una democrazia e una società serena.  Quello che ci tengo a dire è che la colpa è sempre dei Regimi e non del popolo, quindi io propendo per unirsi tra i popoli dell’America latina, per garantire non quest’assurda rivoluzione castrista, ma la pace, la democrazia, la libertà. La lucha sigue

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Svezia, si lancia sui passanti e li accoltella: 3 persone in pericolo di vita

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Tre delle otto persone ferite nella cittadina svedese di Vetlanda in un attacco all’arma bianca sono in pericolo di vita, secondo quanto hanno fatto sapere fonti ospedaliere. Altri due hanno riportato ferite gravi, tre più leggere. Lo hanno detto le autorità regionali citando quanto riferito dallo staff medico dell’ospedale di Jonkoping, dove i feriti vengono curati.

La quiete di una piccola cittadina nel sud della Svezia, Vetlanda, è stata infranta bruscamente da un ventenne che si è lanciato all’assalto dei passanti, armato di coltello. Ha colpito in cinque punti diversi della città. Alla fine è stato fermato da un agente che gli ha sparato a una gamba. Ricoverato in ospedale non è in gravi condizioni e la polizia conta di poterlo interrogare presto.

Per il momento le indagini sono classificate come tentato omicidio ma ancora non si esclude che possa essersi trattato di un atto terroristico, anche se al momento non trapela nessun dettaglio sulle motivazioni dell’uomo, un residente del posto già noto alle forze dell’ordine per reati minori. L’allerta è scattata intorno alle 15, dopo alcune segnalazioni di un individuo con “un’arma affilata” che stava assaltando diverse persone nel centro della cittadina di circa 20mila abitanti. In una zona affollata, nei pressi della stazione ferroviaria. L’aggressore, che secondo i media locali aveva un coltello – anche se la polizia non ha confermato di che tipo di arma si trattasse -, è riuscito a colpire 8 volte prima di essere fermato dagli agenti.

Restano misteriose le motivazioni che hanno spinto il giovane: inizialmente la polizia ha parlato di un tentato omicidio. Con il passare delle ore ha preso poi corpo l’ipotesi di “crimine di matrice terrorista”. Salvo poi in una conferenza stampa serale ribadire che il reato è per ora classificato come tentato omicidio. In attesa che si chiarisca la dinamica e soprattutto il movente dell’assalto, il primo ministro svedese Stefan Löfven ha condannato questo “atto terribile”, esortando tutti a “inviare un pensiero alle persone colpite dalla violenza e agli uomini e alle donne dell’assistenza sanitaria, della polizia e del comune che lavorano per prendersi cura dei feriti e ripristinare la sicurezza”. Il governo è in costante contato con le forze di sicurezza. In Svezia, i servizi di intelligence considerano alta la minaccia terroristica. 

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Transizione energetica, in Finlandia il primo stabilimento a zero emissioni

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Il gruppo multinazionale italiano Prysmian Group, leader mondiale nel settore dei sistemi in cavo per l’energia e le telecomunicazioni, compie un altro passo verso il miglioramento della sostenibilità delle sue operazioni: rendere il suo stabilimento finlandese che produce cavi sottomarini ad alta e media tensione il centro di eccellenza del Gruppo anche per il consumo di energia “verde”. Per Prysmian Group quello di Pikkala è uno stabilimento strategico in quanto centro di eccellenza nella produzione di cavi destinati a interconnessioni terrestri e sottomarine per parchi eolici sia di terra che in acqua a livello internazionale.

Il 100% dell’energia utilizzata presso lo stabilimento di Pikkala sarà ottenuto da fonti innovabili certificate. Il sistema di riscaldamento a biomasse presente all’interno del sito ridurrà le emissioni annuali di CO2 grazie all’utilizzo di legno riciclato da varie fonti, incluse le bobine Prysmian impiegate per trasportare i cavi e ormai non più fruibili per uso industriale. Si tratta di un altro passo che Prysmian compie nella corsa per azzerare le proprie emissioni nette. Per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 la flotta di auto aziendali di Pikkala è ora interamente costituita da veicoli ibridi o elettrici, in linea con gli obiettivi generali del Gruppo. Lo stabilimento di Pikkala produce cavi terrestri e sottomarini ad alta, media e bassa tensione per la transizione energetica ed è uno dei tre stabilimenti europei di Prysmian Group a produrre cavi sottomarini, insieme ad Arco Felice (Napoli) e Drammen (Norvegia).

“Stiamo accelerando il nostro impegno verso la de-carbonizzazione” ha dichiarato Andrea Pirondini, responsabile operativo. “Puntiamo a definire obiettivi a base scientifica per ridurre le emissioni di CO2 e misureremo anche le emissioni della catena di distribuzione (Scope 3), oltre a quelle prodotte direttamente dal Gruppo. Allo stesso tempo intendiamo sviluppare nei nostri stabilimenti nuovi sistemi di energia circolare, come quello di Pikkala”.

Grazie alle tecnologie all’avanguardia impiegate, i cavi prodotti nello stabilimento di Pikkala supportano il settore in espansione delle energie rinnovabili in Europa e negli Stati Uniti. Pikkala ha fornito cavi per molti progetti di parchi eolici in acqua europei, inclusi Helwin 1 e Helwin 2, Borwin 3, Dolwin 3 e Dolwin 5, oltre che per numerose interconnessioni sottomarine come COBRA e IFA2. Lo stabilimento fornirà a Vineyard, sviluppatore statunitense di parchi eolici in acqua, un sistema in cavo di potenza sottomarino per un parco al largo della costa del Massachusetts. Prysmian Group è anche leader nel mercato finlandese delle energie rinnovabili e fornisce cavi per diversi progetti relativi all’eolico di terra sviluppati nel paese.

Utilizzare energia rinnovabile a Pikkala permetterà a Prysmian di raggiungere diversi obiettivi inseriti nella Sustainability Scorecard per il 2022: ridurre le emissioni di CO2 del 2-3%, riciclare ben due terzi dei rifiuti generati e riutilizzare il 27% delle bobine. A decorrere dal 2020 e nei successivi tre anni Prysmian ha in programma di investire circa 450 milioni di euro per migliorare ulteriormente la sostenibilità della propria organizzazione e catena di distribuzione ed accelerare lo sviluppo di tecnologie in cavo, strumentazione e servizi all’avanguardia. Il consumo energetico, la circolarità e la riciclabilità dei rifiuti sono al centro degli impegni di Prysmian. I rilievi e i lavori di preparazione per il sistema di riscaldamento a biomasse dello stabilimento, che accoglie 500 addetti, sono stati avviati a gennaio 2021, mentre l’avvio della costruzione è stato avviato a febbraio.

“Siamo davvero orgogliosi di contribuire all’economia circolare con questa nuova soluzione di riscaldamento” ha dichiarato Borjan Sehovac, CEO di Prysmian Finland. “Pikkala sarà il primissimo stabilimento a zero emissioni nette del Gruppo e questa soluzione genererà vantaggi per tutti: avrà benefici per l’ambiente e ridurrà i costi energetici del Gruppo”.

 Il gruppo

Prysmian Group è leader mondiale nel settore dei sistemi in cavo per l’energia e le telecomunicazioni. Con quasi 140 anni di esperienza, un fatturato pari a oltre 11 miliardi di Euro, circa 30.000 dipendenti in oltre 50 Paesi e 106 impianti produttivi, il Gruppo vanta una solida presenza nei mercati tecnologicamente avanzati e offre la più ampia gamma di prodotti, servizi, tecnologie e know-how. La società opera nel settore dei cavi e sistemi terrestri e sottomarini per la trasmissione e distribuzione di energia, cavi speciali per applicazioni in diversi comparti industriali e cavi di media e bassa tensione nell’ambito delle costruzioni e delle infrastrutture. Per le telecomunicazioni il Gruppo produce cavi e accessori per la trasmissione di voce, video e dati, con un’offerta completa di fibra ottica, cavi ottici e in rame e sistemi di connettività. Prysmian è una public company, quotata alla Borsa Italiana nell’indice FTSE MIB, ha il quartier generale è a Milano e suo amministratore delegato è Valerio Battista.

Le operazioni in Finlandia

Con oltre cento anni di esperienza, Prysmian Group offre la più ampia gamma di cavi sul mercato in Finlandia. Prysmian Group Finland Oy ha più di 500 dipendenti e stabilimenti a Pikkala, Kirkkonummi e Rusko, Oulu.

Il Gruppo ha investito più di 100 milioni di euro in impianti di produzione finlandesi ed è stato costruito un centro di competenza globale per cavi sottomarini a Pikkala. I prodotti Prysmian e Draka hanno creato una posizione pionieristica per l’azienda come fornitore di soluzioni di cavi ad alta tecnologia.

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Regno Unito, vaccinate 20 milioni di persone: drastico calo del 40% di nuovi casi da Covid-19

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Il numero di nuovi casi di Covid-19 nel Regno Unito è sceso del 40% nell’ultima settimana, e i decessi sono diminuiti di un terzo. Lo indicano i dati ufficiali, citati dal Daily Mirror. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 6.035 nuovi casi, l’aumento giornaliero più basso dallo scorso settembre.

I morti sono stati 144. Circa 20 milioni di britannici hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino anti-Covid.

Ignorando la reiterata richiesta di Bruxelles di mantenere aperte le frontiere all’interno dell’Unione Europea, la Germania chiude un altro pezzetto dei suoi confini, spinta dalla paura delle varianti del Covid-19. Dopo avere già introdotto nelle scorse settimane severi controlli con la Repubblica Ceca e con la regione austriaca del Tirolo, è toccato ora alla regione francese della Mosella finire nella lista nera, dichiarata dalle autorità sanitarie tedesche area “ad alto rischio”. Da martedì, dunque, ai valichi torneranno i posti di blocco. Potranno entrare solo i residenti, tedeschi e non, i conducenti di camion e i pendolari transfrontalieri, ma solo per determinate categorie di lavori. A tutti sarà chiesto di mostrare agli agenti di frontiera un test negativo al coronavirus fatto nei due giorni precedenti, pena il divieto di entrare nei due Laender tedeschi del Saarland e della Renania-Palatinato. La decisione di Berlino ha generato come era prevedibile un clima di tensione con Parigi, anche se non ai massimi livelli. E’ stato un sottosegretario, Clément Beaune, a assumersi l’onere di esternare il “rammarico” della Francia per questa mossa tedesca. 

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