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Viterbo

Villa S. Giovanni in Tuscia, una chiesa strapiena per il concerto di S. Stefano

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Una serata da ricordare quella organizzata dal Comune di Villa S. Giovanni in Tuscia il 26 dicembre scorso nella chiesa che dà il nome al ridente paese, ricco di tradizione folkloristica e culla di tanti musicisti e musicofili. La Corale S. Giovanni di Bagnaia, diretta con maestria e passione da M. Loredana Serafini, ha saputo accendere gli animi dei tantissimi ascoltatori con un concerto interessante sia sotto il profilo storico-artistico che nell’ottica della valorizzazione della musica popolare di Natale.
 
Da Adam, Bach, Haendel, Mascagni, Mozart, Schubert, infatti, si è scivolati con delicata naturalezza alle soffici note di Stiller Nacht, Oh tannembaum ed altri cullanti motivi natalizi, resi con immediatezza e disinvoltura. Soliste: Barbara Giannetti, Jenny Giordano, Tina Massantini, belle voci, esperte e ben dosate.
 
Al pianoforte Ferdinando Bastianini, che è stato invitato a creare un intermezzo solistico ed ha, con la sua celebre capacità improvvisativa, inondato l’uditorio con una moltitudine di temi molto noti, coinvolgendo ed entusiasmando in sana allegria il pubblico.
 
A conclusione tutta la piazza antistante la chiesa gremita di persone ad assaggiare dolci natalizi bagnati col tradizionale vin brulé.
 
 
 

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Cronaca

Tarquinia, giornata dedicata alla Tuscia: il ministro Santanchè al museo archeologico nazionale:

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Questa mattina la visita del Ministro del Turismo Daniela Santanchè, accompagnata dall’onorevole Mauro Rotelli, al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.
 
A riceverla c’erano il sindaco Alessandro Giulivi assieme ai rappresentanti dell’amministrazione comunale e i candidati alle prossime elezioni regionali Valentina Paterna e Daniele Sabatini. E’ stato Vincenzo Bellelli, direttore del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, a raccontare al ministro, sala dopo sala, la ricca collezione archeologica del museo ospitata presso lo storico palazzo Vitelleschi.
 
La visita del ministro alla pregevole raccolta museale è culminata nel Salone delle Armi dove è esposto il celebre altorilievo dei “Cavalli Alati”. Il ministro si è intrattenuto con alcuni alunni della scuola primaria “Ettore Sacconi” di Tarquinia in visita al museo, sottolineando l’alto valore storico-artistico dei reperti custoditi nel museo e delle visite studentesche quale valido strumento di conoscenza del patrimonio culturale per i giovani cittadini.
 
Il tema del turismo si è intrecciato con quello delle opportunità di valorizzazione territoriale in vista del grande giubileo del 2025 per il quale si parla dell’arrivo di 30 milioni di turisti nella capitale. Un flusso che può significare opportunità di valorizzazione per tutto il territorio regionale, in chiave economica e ricettiva, a condizione che le strutture e i servizi rispondano alla domanda che sarà presentata nei prossimi mesi.
 
La visita di Tarquinia era inserita in una giornata dedicata alla Tuscia che ha compreso anche un passaggio a Vetralla e poi l’arrivo a Viterbo.
 
Al termine della visita il sindaco Giulivi ha omaggiato il ministro con una riproduzione fedele dell’altorilievo dei “Cavalli Alati” quale ringraziamento per l’impegno profuso nella promozione e valorizzazione del territorio e delle sue ricchezze storico-artistiche.
 
 

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Cronaca

Tarquinia, grande successo di pubblico per la prima del presepe vivente

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Soddisfatta l’associazione Presepe vivente Tarquinia: “2mila paganti per oltre 2500 presenze, se si considera che i bambini sotto i 10 anni entrano gratuitamente”
 
TARQUINIA (VT) – 2mila visitatori paganti per la prima rappresentazione del presepe vivente di Tarquinia. Dopo tre anni la città etrusca ha ritrovato la manifestazione più importante del Natale nella suggestiva cornice del borgo medievale della chiesa di Santa Maria in Castello. “Abbiamo staccato 2mila biglietti – afferma l’associazione Presepe vivente Tarquinia -, per oltre 2500 presenze, considerando che i bambini fino a 10 anni entrano gratuitamente.
 
L’ottima riuscita dell’inaugurazione ripaga del lavoro fatto in queste settimane. Non è stato facile ripartire. Nonostante le difficoltà ce l’abbiamo fatta. Siamo consapevoli di dover apportare delle migliorie per le prossime due date, ma il bilancio di come è andata la prima giornata è assolutamente positivo”. Tra i presenti all’inaugurazione il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, il vescovo della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia Gianrico Ruzza e il neo presidente dell’Università Agraria Alberto Tosoni.
 
“Allestire un presepe vivente è una sfida complessa – aggiunge l’associazione -. Il Comune e la Diocesi ci hanno sostenuto in questo progetto. Ringraziamo poi i figuranti, senza i quali non sarebbe possibile realizzare la rievocazione; le persone che hanno dedicato gratuitamente il loro tempo nell’allestimento delle scenografie; il personale della Polizia locale e delle forze dell’ordine, i volontari della Croce Rossa di Tarquinia e dell’Aeopc, per quanto fatto affinché tutto andasse per il meglio”. Il presepe vivente tornerà il 2 gennaio, dalle 17, e il 6 gennaio, dalle 16,30, con l’arrivo del corteo dei Re Magi che sfilerà nelle vie del centro storico. “Ricordiamo che il costo del biglietto è di 5 euro – conclude l’associazione Presepe vivente Tarquinia -. Le due casse, posizionate in piazza Cavour e via Umberto I, saranno aperte della 15 alle 18”. Per rimanere aggiornati sull’evento è possibile seguire la pagina Facebook “Presepe vivente Tarquinia” o l’account Instagram “Presepe_vivente_tarquinia”.
 
Organizzata dall’associazione Presepe vivente Tarquinia, la manifestazione è patrocinata da Regione Lazio (Lazio eterna scoperta), Provincia di Viterbo, Comune di Tarquinia e Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia ed è in collaborazione con Comitato San Martino, Associazione Anziani con l’hobby del modellismo e Parrocchia dei Santi Margherita e Martino.
 

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Castelli Romani

Banca Popolare Valconca, salta la fusione col gruppo Banca Popolare del Lazio: l’analisi di un clamoroso “no”

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Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa

È clamorosamente saltata la fusione tra la Blu Banca (gruppo Banca Popolare del Lazio) e la Banca Popolare Valconca. Messi i pro e i contro sulla bilancia (e anche il nostro giornale è uscito con diversi interrogativi sul tema) i soci con la schiena dritta hanno impedito che questo matrimonio si perfezionasse, nonostante il bene placido di Banca D’Italia che in maniera fulminea aveva benedetto l’unione e sembra così voler proseguire a recitare il ruolo da protagonista di una tra le fiabe più famose al mondo: “La bella addormentata nel bosco”. Questo perché mentre dorme o peggio ancora finge di sonnecchiare, il gruppo Bpl continua a fare un po’ come gli pare, tentando gesta che vanno oltre le più temerarie intenzioni.


Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa quando la governance era composta da elementi con la schiena dritta che proprio per questa conformazione sono stati sbattuti fuori in favore di modellanti e accomodanti uomini mutanti (o mutandis) stampati sul modello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.


Il 50,44 per cento dei soci, pari a 3.586.255 azioni, si è espresso contro la fusione, mentre il 46,74 per cento, pari a 3.323.169 azioni, a favore

«Si tratta di una vittoria abbondante – ha spiegato l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini in un articolo di Corriere Romagna, contrario al progetto di fusione –. Con questo voto abbiamo sventato la morte della Banca Popolare Valconca. Ora vedremo se riusciamo a farla continuare a vivere», e sull’attuale Cda aggiunge: «Vedremo quali scelte prenderanno, se non faranno nulla oppure si dimetteranno. Certamente, almeno una riflessione dovranno farla».
E adesso Banca d’Italia come si muoverà? Il 5 ottobre scorso aveva rilasciato l’autorizzazione all’operazione di fusione e ora, terminata l’assemblea straordinaria dei soci e raccolto il sonante NO, chissà se la strada indicata verrà definitivamente archiviata (ricordiamo che la fusione era vista da tutti, direttore generale della Valconca Dario Mancini in testa, come l’unica possibile soluzione per dare un futuro alla Valconca).

Ebbene i soci Valconca, diversamente dai tanti Bpl, non hanno digerito la palese malconvenienza del cambio con le azioni Blu Banca. L’ex Vanzini ha spiegato chiaramente come con la fusione, il 93 per cento del capitale sarebbe stato di proprietà dei soci della Blu Banca, mentre ai soci dell’istituto di credito morcianese, sarebbe rimasto un 7 per cento. Un rapporto che si sarebbe senz’altro ripercosso sui dividendi futuri.

Nel frattempo a Mancini sembra non restare altro che addrizzare il tiro. Lui che due anni fa decantava la sana gestione Valconca e il bilancio in buona salute, lui che prima della fusione parlava di situazione compromessa a tal punto da vedere nella fusione la sola via d’uscita. Le sue prime parole a caldo dopo aver incassato la sonante stangata dai soci sono state: «La fusione non è passata e andremo avanti con le nostre forze». (Sicuramente la Valconca andrà avanti ma più di qualcuno non disdegna un periodo di commissariamento letto quasi come il classico periodo di riflessione tra due ex innamorati che preferiscono non rincollare i pezzi di una relazione ormai rotta. Mancini per mantenersi almeno apparentemente coerente ha aggiunto «Il fronte del no ha prevalso ma senza un motivo. Evidentemente la trasparenza non ha pagato. Andremo comunque avanti con forza».

E il presidente della Bpl Capecelatro che si era già “apparecchiato” nel Cda Valconca nonostante l’evidente conflitto d’interessi che cosa farà? Assaporato il pre aperitivo, non ha potuto apprezzare le portate più ricche… i soci hanno tenuto ben salde le redini di una banca che vuole mantenere la propria autonomia senza essere fagocitata da chicchessia o da certi strani soggetti il cui modus operandi poco trasparente è stato già messo nero su bianco in un verbale stilato, sembrerebbe obtortocollo, da Banca d’Italia che ha bacchettato la governance Bpl senza prendere provvedimenti concreti per “punire” gli errori commessi dai singoli. Anzi c’è anche chi aveva il dovere di investigare ma ahinoi, invece, ha trovato un posto sicuro in banca per il suo pupillo. D’altronde non è la prima volta che lo diciamo: «I figli so’ piezz’e core».

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