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Viterbo

VITERBO, VILLA LANTE. MEROI – TORROMACCO: "PARLARE DI LATITANZA DELLA PROVINCIA E' VERGOGNOSO"

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Tempo di lettura 2 minuti Torromacco: “La Provincia non ha nessuna competenza diretta su Villa Lante"

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Redazione
Viterbo
– “Spiace dover ascoltare critiche nei confronti della Provincia per ciò che riguarda la questione dell’apertura di Villa Lante la domenica pomeriggio, critiche assurde e del tutto infondate, quando da parte nostra c’è sempre stata la più ampia volontà di collaborare per la migliore fruizione e valorizzazione del sito”.

Lo dichiarano in una nota il presidente della Provincia Marcello Meroi e il Consigliere provinciale Marco Torromacco intervenendo sulle polemiche degli ultimi giorni, con particolare riferimento ad un presunto disinteresse delle istituzioni per ciò che riguarda lo storico sito di Bagnaia, la cui apertura pomeridiana nei giorni festivi è resa difficile dalla riduzione dell’organico.

“Quando nel mese di marzo da parte del Ministero dei Beni Culturali abbiamo ricevuto la richiesta di collaborazione per sopperire alla carenza di personale nel periodo estivo – fa presente Meroi – mi sono prontamente attivato, comunicando alla direttrice del sito Tiziana Farina la piena disponibilità del nostro Ente a partecipare ad un incontro con le altre istituzioni per discutere della questione. In quell’occasione ci fu riferito che si sarebbe fissata la data di questo incontro per poter valutare le possibili soluzioni alla vicenda. Leggo sulla stampa che nessuna risposta sarebbe mai arrivata da parte nostra a detto invito. Per la verità nessun incontro è stato mai convocato, nonostante la nostra disponibilità, o se si è tenuto nessuno ci ha mai invitati”.

“La Provincia non ha nessuna competenza diretta su Villa Lante – aggiunge Torromacco – eppure in tutti questi anni ci siamo sempre messi a disposizione ogni volta che è stato necessario, offrendo la nostra massima collaborazione rivolta a favorire la completa fruizione del sito da parte dei turisti. Io stesso in qualità di consigliere provinciale eletto nel collegio di Bagnaia ho sempre seguito da vicino tutte le problematiche che hanno interessato Villa Lante, rapportandomi costantemente con la direttrice dott.ssa Farina e con il personale. Ogni volta che siamo stati investiti di un problema ci siamo attivati e, nei limiti delle nostre possibilità e competenze, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per risolverlo”.

“Ricordo ancora – prosegue il consigliere Torromacco – che mentre qui si sta discutendo di aprire Villa Lante nelle ore pomeridiane della domenica e dei giorni festivi, la Provincia è riuscita a farla vivere anche di notte, organizzando all’interno del sito prestigiose iniziative culturali, fra tutte il Tuscia in Jazz Festival e il concerto dei Manhattan Transfer. Una scelta che la Provincia ha compiuto proprio con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il suo immenso patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale al di fuori degli orari di apertura al pubblico. Siamo infatti convinti che per promuovere le location più belle e suggestive di Viterbo e della Tuscia non basti solamente parlarne, ma sia necessario creare le condizioni e le occasioni perché questi luoghi possano vivere. Ricordo altresì che è stata la Provincia di Viterbo, tramite l’assessore al Turismo Andrea Danti a proporre la candidatura all’Unesco dei giardini di Villa Lante per ottenerne il riconoscimento a patrimonio dell’umanità. Questi sono fatti, non chiacchiere – prosegue Torromacco – e credo siano sufficienti a dimostrare l’attenzione e l’interesse che la Provincia ha sempre riservato nei confronti di Villa Lante”. 

Il presidente Meroi in conclusione ricorda il sopralluogo effettuato alcuni mesi fa nel Casino di Caccia di Villa Lante insieme all’ex assessore Federico Fracassini per valutare la possibilità di utilizzarlo per le attività della Scuola Alberghiera: “Sempre – conclude il Presidente – nell’ottica di una piena rivitalizzazione dei suoi spazi, per favorirne lo sviluppo e nel contempo impedirne il degrado”.
 

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Viterbo, restauro della Cappella Mazzatosta: un’opera tra le più significative della Tuscia del periodo rinascimentale

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VITERBO – Proseguono le visite guidate al cantiere di restauro della Cappella Mazzatosta situata nella Chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Carivit con lo scopo di favorire la più ampia divulgazione dell’intervento di restauro del meraviglioso pavimento in maiolica invetriata e degli stucchi quattrocenteschi dell’altare della cappella e per la conoscenza di un’opera che nel suo complesso è considerata tra le più significative della Tuscia del periodo rinascimentale.

Le visite della durata di 30 minuti sono gratuite con prenotazione obbligatoria, si tengono il martedì e il giovedì nella fascia oraria 8.30 – 13.30 e sono condotte dal restauratore Dott. Roberto Della Porta che accompagna i visitatori alla scoperta delle curiosità e dei dettagli sull’intervento di restauro.

Gli interessati alla partecipazione possono chiedere informazioni ed effettuare la prenotazione telefonando alla segreteria della Fondazione Carivit al numero 0761.344222 o scrivendo a segreteria@fondazionecarivit.it

Le visite verranno svolte nel rispetto delle norme vigenti in materia di contenimento del contagio.

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Cronaca

Tarquinia, terminato il restauro della “Tomba dei Vasi Dipinti”

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TARQUINIA (VT) – A Tarquinia la Soprintendenza ha presentato alle autorità e alla stampa la Tomba dei Vasi Dipinti dopo il restauro completo a cura di Franco Adamo, finanziato dalla Ny Carlsberg Foundation per il tramite dell’Accademia di Danimarca: un patrimonio culturale restituito all’umanità, che in futuro sarà possibile rendere visitabile anche per il pubblico generale.

La presentazione è avvenuta al termine delle Giornate in ricordo di Maria Cataldi, la compianta archeologa benemerita di Tarquinia, che si sono svolte fra Roma e Tarquinia dal 14 al 16 ottobre. E proprio nella giornata conclusiva di sabato 16, a partire dalla mattina, ampio spazio è stato dato al restauro della Tomba dei Vasi Dipinti, per poi aprire l’ipogeo restaurato nel pomeriggio a un gruppo ristretto di esponenti del mondo accademico e delle istituzioni, grazie all’ospitalità dell’azienda agricola Quattro Grani.

All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, Charlotte Bundgaard, direttrice dell’Accademia di Danimarca, Martina Tosoni, del Comune di Tarquinia, Francesca Boitani, presidente dell’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia, Giovanna Bagnasco Gianni e Matilde Marzullo, dell’Università di Milano, Laura Michetti, Claudia Carlucci e Barbara Belelli, della Sapienza Università di Roma, Maurizio Sannibale, Direttore del Museo Gregoriano Etrusco del Vaticano, gli etruscologi Gilda Bartoloni e Stephan Steingräber, accolti dal Soprintendente Margherita Eichberg e dal funzionario archeologo Daniele F. Maras, con Annette Rathje dell’Accademia di Danimarca e i restauratori Adele Cecchini e Franco Adamo.

La tomba torna così finalmente al suo splendore, dopo che l’ingiuria del tempo e soprattutto un devastante intervento dei “tombaroli” nell’agosto del 1963 aveva asportato ampie parti delle pareti dipinte per mezzo di una motosega.

Il restauro ha inoltre riservato la splendida sorpresa di una nuova figura dipinta, in precedenza sconosciuta perché ricoperta da una incrostazione calcarea, ma ora tornata alla luce in tutti i suoi raffinati dettagli.

Nel prossimo futuro, per poter rendere accessibile il monumento, sarà necessario dotarlo di porta a vetro con taglio termico e metterne in sicurezza la via di accesso dal ciglio della ripa soprastante.

In questo modo, dopo aver salvato un capolavoro archeologico da rovina certa, la tutela si potrà coniugare con la fruizione pubblica, che ne è sempre il fine ultimo come stabilito dalla legge.

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Ambiente

Viterbo, resoconto del convegno “Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia: una scelta impossibile”

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VITERBO – Una sede istituzionale, la sala consiliare della Provincia di Viterbo, e tanti partecipanti tra amministratori, associazioni ed enti: la Tuscia si unisce per dimostrare che il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è una scelta impossibile.

“Co-invitata di pietra” la Sogin, a cui sarà giunto un forte messaggio dal territorio, che sarà ribadito dal seminario nazionale del 9 novembre, dedicato alle controdeduzioni ufficiali, l’unica tappa in cui è possibile opporsi come privati ed associazioni. 

E’ la politica a dover dare le parole più ferme, e inizia il presidente Nocchi, padrone di casa: “Siamo tutti uniti per la tutela della nostra casa comune, il nostro territorio, che va tutelato”, seguito dai rappresentanti regionali, come l’assessore Lombardi, che parla anche a nome del collega Valeriani: “Ci siamo opposti sin da subito, noi ci siamo per dire che il Lazio non è un’area idonea”, e ancora il consigliere Panunzi: “Sono molto soddisfatto della risposta del territorio, unito per opporsi a questa possibile scelta”. Dal Parlamento, l’onorevole Rotelli: “Stiamo lavorando per dare la massima immagine alla Tuscia dal punto di vista turistico, e spesso il Mibact ha combattuto con noi contro il fotovoltaico Mi chiedo come lo Stato che si è opposto prima sia lo stesso Stato che propone un deposito della durata di centinaia di anni”, e il senatore Fusco: “Non è pensabile che tutto si debba concentrare in questo territorio. La Tuscia non ha bisogno di rifiuti, né tossici né normali, Abbiamo già dato”.

L’incontro, a cui purtroppo è mancata la presenza del sottosegretario al Ministero alle politiche agricole, sen. Francesco Battistoni, nonostante la precedente conferma, ha dimostrato che sono necessarie misure serie e concrete, altrimenti comincerà una vera battaglia, che potrebbe portare alla richiesta di ridisegnare interamente la Cnapi (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) anziché commentarla.

Tante le voci di allarme, coordinate dal professor Angelo Di Giorgio (Comitato Montalto Futura) che avviando i lavori ha precisato: “La nostra posizione è chiara ed è di opposizione, non è pregiudiziale, viene da uno studio di tecnici di grande valore, che si sono confrontati e hanno fornito tutte le nozioni che hanno corroborato quanto pensavamo, ma con radici tecniche e scientifiche. Faremo presente al seminario nazionale le nostre motivazioni, e saremo accusatori della Sogin, che purtroppo sarà anche giudice di stesso. Per questo siamo qui, per combattere l’arroganza”.

Una ferma opposizione confermata dall’avv. Francesco Rosi (Comitato Maremma Viva), che facendo un excursus giuridico ha descritto tutte le falle che hanno portato all’unificazione dei rifiuti di bassa, media, ed alta intensità, portando le ultime due, inizialmente destinate ad un deposito geologico, ad essere stoccate in uno di superficie, con tutti i rischi del caso, senza sapere nulla del destino dei sistemi di protezione e di possibili deterioramento. Dal punto di vista legale anche per l’avvocato Xavier Santiapichi manca completamente nel processo decisionale la Vas, Valutazione ambientale strategica mentre Daniele Maras, funzionario archeologo della Soprintendenza ha ricordato le tutele previste dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale e il Codice dei beni culturali, sottolineando uno studio in corso che, se dovesse presentare criticità, diventerebbe la base per un fermo no da parte del Mibact.
Tanti gli argomenti sollevanti, come la salute, fulcro di un secondo intervento del professor Di Giorgio, che ricorda gli unici tumori per cui la provincia di Viterbo è sopra la media nazionale, e i rischi per due tipi di contaminazioni, una per eventi acuti, come terremoti, inondazioni, attentati e incidenti, l’altra per dispersione cronica, legata a deterioramento delle strutture e i trasporti.

Il terremoto del 1971 che colpì Tuscania, 5.0 scala Ricther, diventa una discriminante per tutto il territorio etrusco, come per l’area interna, ‘Alta Tuscia antica città di Castro’, sostenuta dall’avvocato Angelo Annibali, dove insieme alla Regione sta nascendo una Via dei sentieri e dei briganti e un Geoparco degli Etruschi, tanto da chiedersi: “Non si comprende perché da un lato abbiamo lo Stato che finanzia, dall’altro lo stesso Stato pensa di mettere un deposito nucleare”. Sempre dal territorio è giunta la voce di Famiano Crucianelli (Biodistretto della Via Amerina e delle Forre) che sottolinea la pericolosità di un deposito “provvisorio”, non solo per l’eternità che il termine è solita assumere in Italia, ma anche per la pericolosità nel breve termine: “In caso di incidente, qualsiasi influenza sulle falde acquifere porterebbe l’inquinamento radioattivo direttamente a Roma”.

Un’analisi specifica sul mondo agricolo, specie under 35 è stata proposta da Giorgio Grani (Giovani Confagricoltura), pronto a lottare per difendere un settore in crescita, con percentuali di biologico altissime e decine di prodotti Dop e Igp, tra cui olio e nocciola romana, supportato da Remo Parenti (Confagricoltura Viterbo e Rieti), che ha ricordato: “La Tuscia è sempre stata tagliata fuori da scelte di crescita, recuperate da tanto sacrificio e investimenti per avere un’agricoltura sempre migliore, che produce qualità. Sogin ha eliminato interamente l’aspetto umano, parlando di criteri oggettivi, ma solo a Tuscania è presente una faglia non rassicurante, e non si capisce come non se ne sia tenuto conto. E’ assurdo non aver considerato fattori socio-antropologici, la scienza deve tenere conto del fattore umano, deve essere al suo servizio”. Agricultura che viaggia insieme al turismo, merito di una terra incontaminata, come spiega Luca Balletti (Federalberghi), precisando la fatica fatta per rialzarsi dopo le chiususe, uno sforzo che potrebbe rivelarsi vano con una decisione che di fatto sarebbe la condanna della Tuscia.

Tra gli amministratori la voce di Sgarbi (sindaco Sutri), pronto a condannare una scelta completamente senza senso; Marco Rossi (Gallese) che, pur riconoscendo la mancanza del fattore antropico, chiede di fare attenzione sulla procedura, in questo momento legata ad una visione per aree vaste; Fabio Menicacci (Soriano nel Cimino) che ricorda la vicinanza con la Faggeta vetusta, patrimonio Unesco, il Tevere e le coltivazioni di noccioleti e sollecita la Provincia a stilare un documento che sottolinei quanto sia sciocco fare un deposito del genere in aree culturali e turistiche, di cui molte protette. segnando la morte del territorio; Ridolfo Ridolfi (Corchiano) che torna alla politica: “Chiedo a Regione e Provincia di presentare osservazioni autorevoli, che seguano l’esempio di altri territori”, poi appoggiato da Mauro Pacifici (pres. Coldiretti Viterbo): “È la politica che deve intervenire, va portata avanti l’attenzione sul sito di scorie, ma soprattutto sollecitare le nostre autorità politiche a diventare ancora più forti, lasciando a parte la poetica e chiedendo di prendere concretezza” e da Raimondo Chiricozzi (Ass. Aics e Confesercenti): “La politica a dire no con atti concreti, specie la Regione Lazio che deve impegnarsi maggiormente”.


Di Giorgio conclude raccogliendo le proposte: “Torniamo con i piedi per terra, questo incontro serviva per informare. Ho letto le relazioni delle altre regioni, Piemonte, Sardegna, Puglia e rispetto a quelle del Lazio il paragone è impietoso, i comitati hanno sottolineato che le osservazioni della nostra Regione sono terribilmente deboli. Siamo soli, ci stiamo aiutando da soli, al momento la politica ha detto ‘siamo contrari’ e dove sono i fatti? Non ci resta che partecipare alla conferenza nazionale per dare le nostre motivazioni, rispettando i parametri previsti per legge e che la stessa Sogin indica. Sono certo che non avremo soddisfazione, la Sogin procederà per la sua strada e non ci resterà che quella giudiziaria. Attendo le azioni pratiche della politica, sia a livello regionale che governativo, che devono rimarcare gli errori fatti”.

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