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Roma

ZAGAROLO E MAFIA CAPITALE 2: QUEL FILO "ROBUSTO" TRA SALVATORE BUZZI, MARIO MONGE E DANIELE LEODORI

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Tempo di lettura 7 minuti Le intercettazioni fanno emergere come Monge conoscesse il senatore Pd Bruno Astorre e il presidente del Consiglio regionale del Lazio Daniele Leodori.

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LEGGI ANCHE:  MAFIA CAPITALE: MARIO MONGE E IL MONOPOLIO DEI RIFIUTI A ZAGAROLO

 

di Alessandro Rosa
Zagarolo (RM) – Se Mafia Capitale sta passando al setaccio legami indissolubili tra amministratori, politici e i “re” delle cooperative sociali che hanno foraggiato partiti, consiglieri e assessori, giorno per giorno, ora si sta facendo luce sui rapporti di corruzione, criminalità e gestione del patrimonio pubblico.
Zagarolo, comune alle porte di Roma è stato il primo ad essere stato nominato da Salvatore Buzzi, oggi accusato di mafia, con 174 appalti in dieci anni, ha incassato un tesoretto finito nelle casse delle cooperative a lui riconducibili di ben 34 milioni di euro, grazie alla galassia di appalti minuziosamente tessuti nel cuore di Roma, ma non solo. Studiando le carte delle intercettazioni e determine della Provincia di Roma, oltre quelle dello stesso Comune di Zagarolo emerge come i rapporti tra Salvatore Buzzi, Mario Monge e Daniele Leodori siano legati da un filo robusto come l’acciaio.

INTERCETTAZIONI EMERSE NELL’ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI MISURE CAUTELARI
Nell’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari, dott.ssa Flavia Costantini del Tribunale di Roma vengono trascritte le intercettazioni che fanno emergere i legami tra l'attuale Presidente del Consiglio regionale del Lazio Daniele Leodori e Salvatore Buzzi ma soprattutto con Mario Monge, quest'ultimo presidente della Sol.Co definito il re del business dei migranti e dei cassonetti gialli, arrestato pochi giorni fa, che sembra invece conoscere molto bene il presidente del Consiglio ewgionale del Lazio.
Monge aveva avuto l’idea di allacciare affari a Zagarolo proprio sui cassonetti gialli, dove avrebbe fatto riciclare i rifiuti tessili in un impianto localizzato a Valle Martella, di cui noi de l’Osservatore d’Italia per primi avevamo trovato il documento inedito.

Nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari si legge:

I fatti del 9 maggio Il venerdì 9 maggio, a Piazza Tuscolo, – nel quartiere Appio Latino della capitale Ndr. – avveniva un incontro tra Buzzi, Gramazio e soggetti non individuati nelle loro generalità. Poco dopo l’incontro, Buzzi chiamava Caldarelli per un appuntamento relativo al CUP (fissato al bar Shangrillà, di lì a poco; incontro che avveniva e al quale partecipavano oltre a Buzzi, Carminati, Testa, i quali poco dopo venivano raggiunti da Gramazio e dallo stesso Caldarelli).
Alle13,23, veniva intercettato un dialogo in via Pomona 63, nel corso del quale Buzzi informava Guarany, Bolla, Bugitti e Garrone che avrebbero partecipato alla “gara” della Regione Lazio

Legenda:
CC Claudio Caladrelli
CG Carlo Guarany

CC: è D’Amato potrebbe esser.. bravo…
CG: (inc)
CC: no no D’Amato.. allora è D’Amato dai.. allora è D’Amato.. mo bisogna capì se gli hanno dato un’azienda.. capito?…se gli hanno dato un’azienda loro..
CG:invece Monge c’ha detto che Astorre (fonetico) pure se sta a muove Leodori (Daniele Leodori , ndr) l’ha chiamato…
CC: (inc) saputo un cazzo..
CG: che sarebbe contro Marotta, tutta la banda Astorre.. Leodori.. quindi, nel caso se dovessimo decide de anda’ con SOLCO, ce potremmo aggregà co… oppure quell’altra strada sarebbe quella de anda’ all’opposizione.. sceglie una strada all’opposizione..
CC: all’opposizione devi far fare l’interrogazione.. ste cose..
CG: no bhè..li fai chiama’..(inc)

CC: si e certo ma te da. .è.. la parte nostra..ehh..certo..
CG: ma dobbiamo sceglie la strada politica pure.. capito.. la strada politica son 2..o dentro il PD, che sarebbe questa de Leodori..
CC: il problema che lì c’è un lotto che è l’NTA (fonetico) che se lo vuole mantene… S: che è?
CC: è un’altra società che sta.. sta dentro la ASL.. sta già dentro…già sta dentro
CG: c’ha lo Spallanzani, me pare che c’ha?
CC: si…e praticamente il primo lotto.. il primo andrebbe all’NTA.. questo qui…e lui dice però dice queste qui lui la vorrebbe far annullare perché dice

CG: si
CC: mo andrà.. andrà accorpato con la E in futuro…dice dice e allora (inc) dice sta questione qua.. poi non son garantiti i posti di lavoro.. non son garantiti…

LA COOP 29 GIUGNO SUBENTRA NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI DEL CENTRO DI ZAGAROLO NEL 1996 CON MOLTE OMBRE
"Nel 1996 cominciammo con i rifiuti e non abbiamo più smesso – ricorda Buzzi alla moglie Alessandra Garrone, il 17 novembre 2013 – cominciammo il 29 giugno… pensa… a Palombara e Zagarolo insieme, poi nel 1999 viene Formula Sociale, nel 2003 Eriches.. aah, i barboni li abbiamo incominciati a fà nel 2000". Un successo che il compagno Buzzi, sintetizza così: "Da due… a cinquantasei. De che stamo a parlà ? ". Due i milioni di euro che fatturava nel 1996, diventati 56 milioni nel 2013.
Ed è vero. La coop 29 giugno di Salvatore Buzzi gestiva la raccolta dei rifiuti al centro storico di Zagarolo. Ma su queste procedure si erano sollevate importanti contestazioni finite anche nel consiglio comunale del 23 dicembre 1997 poiché era stata tolta alla ditta “Italo Australiana” la gestione dei rifiuti invece assegnata alla Coop 29 Giugno. Ricordiamo che nel 1995 il sindaco eletto era Sandro Vallerotonda, tra i consiglieri di Centro Sinistra ritroviamo anche l’attuale sindaco eletto alle elezioni del 31 maggio 2015, Lorenzo Piazzai, mentre Daniele Leodori nel 1996 diventa vicesindaco e sarà in carica fino al 2000 quando poi le nuove elezioni lo incoroneranno sindaco per due mandati consecutivi.
In quel consiglio di fine dicembre 1997, si legge, Il Sindaco Vallerotonda convoca a fine consiglio i capi gruppo su richiesta avanzata della ditta Italo Americana (estromessa dalla raccolta rifiuti del centro storico) che chiedeva gli arretrati ed adeguamenti del vecchio contratto, che per l’azienda ammontavano a 1.300 milioni e poi scesi per magia a 200 milioni. Qui i Capi Gruppo decisero che la Italo Australiana andava liquidata in una sola volta in via definitiva. Ma il dubbio che emerse poi, anche messo nero su bianco nei giornali di allora, che il nuovo appalto commissionato sia alla ditta Italo Autraliana (che continuava la raccolta rifiuti forence, cioè fuori il centro storico) e la Coop 29 Giugno solo il centro storico, non aveva prodotto alcun vantaggio se non pagare quanto prima un servizio che diventava meno efficiente e senza le innovazioni della raccolta differenziata.

DANIELE LEODORI SPORGEVA QUERELA DICENDO DI NON CONOSCERE SALVATORE BUZZI

In data 7 dicembre 2014 sul Corriere della sera si leggeva: “Non c’è solo il Campidoglio, naturalmente. Anzi, nel commentare le regionali, Carminati fa cenno al fatto che «oltre al Gramazio il sodalizio avrebbe vantato anche la conoscenza del “più votato” dello schieramento di sinistra». Sarebbe Daniele Leodori (Pd), presidente del consiglio regionale che smentisce: «Non conosco né Carminati, né Buzzi. Ho già sporto querela»

Insomma Daniele Leodori con forza affermava di non conoscere Salvatore Buzzi, ma lo stesso era il primo gestore dei rifiuti proprio a Zagarolo quando era vice Sindaco, e che tra l’altro aveva sollevato un vespaio proprio con la sostituzione della Italo Australiana, infatti le due ditte spartendosi la location dei rifiuti non avrebbero né migliorato il costo per la collettività e a quanto pare, dalle affermazioni sui giornali, diminuendo invero servizi al cittadino.

MARIO MONGE DELLA SOL.CO, RE DEL BUSINNES DEI MIGRANTI, DEI CASSONENTTI GIALLI,  DEL SERVIZIO CUP
Mario Monge è stato arrestato assieme ad altri 43 personaggi in seguito all’ordinanza del 29 maggio 2015, dove si chiedeva ad ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria che gli indagati dovevano essere catturati ed immediatamente condotti in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell’autorità giudiziaria, applicando la misura cautelare degli arresti domiciliari presso il luogo di loro residenza o in domicilio indicato al momento dell’esecuzione e ritenuto idoneo.
Gramazio, Scozzafava, Carminati, Buzzi, Caldarelli, Gammuto, Guarany, Monge, Testa, Bugitti, Di Ninno, Garrone, Nacamulli indagati per reato di cui agli artt. 326, 353 c.p. 7 D. L. 13 maggio 1991, n. 152, conv. nella L. 12 luglio 1991, n. 203 perché, nelle qualità indicate, in concorso tra loro, previo concerto tra Testa, Buzzi, Carminati e Gramazio, i quali elaboravano il progetto di partecipazione alla gara, assumevano le determinazioni generali in ordine alla turbativa e utilizzavano il ruolo di Gramazio, espressione dell’opposizione in Consiglio Regionale per rivendicare, nel quadro di un accordo lottizzatorio, una quota dell’appalto con l’accordo di Monge che metteva a disposizione lo strumento della cooperativa Sol. Co. con l’accordo di Caldarelli, Gammuto, Guarany, Di Ninno, Garrone, Bugitti e Nacamulli i quali partecipavano anche a riunioni intese a incidere sul regolare andamento della gara, in concorso con altri mediante intese, collusioni e accordi fraudolenti tra i partecipanti alla gara e con Angelo Scozzafava, pubblico ufficiale componente la commissione di aggiudicazione- il quale, anche violando il segreto d’ufficio al fine di garantire benefici economici, comunicava a Buzzi e a Testa lo sviluppo delle decisioni della commissione medesima, le offerte degli altri concorrenti e ogni altra notizia utile al raggiungimento dello scopo -, finalizzati a ottenere per RTI Sol.Co. l’aggiudicazione di uno dei lotti in concorso, turbavano la gara comunitaria centralizzata a procedura aperta finalizzata all’acquisizione del servizio CUP occorrente alle Aziende Sanitarie della Regione Lazio” per un importo di “91.443.027,75 EUR senza IVA, indetta dalla Regione Lazio – Direzione Regionale Centrale Acquisti, con l’aggravante per Gramazio, Scozzafava, Carminati, Buzzi, Caldarelli, Gammuto, Guarany, Testa, Bugitti, Di Ninno, Garrone, Nacamulli di aver agito al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso facente capo a Buzzi e Carminati.


MARIO MONGE TESSE IL BUSINESS DEGLI ABITI USATI A ZAGAROLO
Durante le indagini, noi de L'Osservatore d'Italia avevamo fatto diverse visure camerali e siamo entrati in possesso di un documento, a nostro dire, importante che porta Mario Monge e il suo business dei rifiuti fino a Zagarolo, precisamente nella zona di Valle Martella.
Ricordiamo che il rappresentante legale della Sol.co avrebbe gestito tra i vari business anche quello degli abiti usati. Sempre in una nostra inchiesta – spiegava il collega Maurizio Costa – si svelò che la cooperativa New Horizons, facente parte sempre della Sol.Co., ha gestito per anni i cassonetti gialli per la raccolta degli abiti usati, avendo tra le mani un business milionario. In quel caso, uscì la notizia che gli abiti usati, invece che essere donati ai poveri, sarebbero stati venduti all'estero o ad aziende italiane.
Mario Monge, è riuscito a trasformare il business dei cassonetti giallo con quello del trattamento dei rifiuti tessili e presenta all’ufficio SUAP della Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini una istanza di Autorizzazione Unica Ambientale per l’inizio attività di recupero di rifiuti non pericolosi per l’impianto sito in Via Prenestina Nuova Km 3,500 località Valle Martella. Qui la Provincia di Roma, – oggi Città Metropolitana – con la Determinazione dirigenziale firmata dal Direttore del Dipartimento Ing Claudio Vesselli, prendendo atto che la Sol.co era iscritta al n.680 nel registro delle imprese che hanno effettuato comunicazione di inizio attività per il recupero della materia dei rifiuti non pericolosi, autorizzava la Sol.co alle operazioni di recupero nell’impianto per un quantitativo complessivo di rifiuti di 1500 tonnellate annue.
La costruzione dell’impianto invece era stata autorizzata ai sensi del Dlgs 152/06 del Servizio Tutela Aria e Energia del dipartimento Provincia di Roma.

SALVATORE BUZZI, MARIO MONGE E DANIELE LEODORI TRA INTERCETTAZIONI E ATTI AMMINISTRATIVI AL VAGLIO DELLA MAGISTRATURA
Sarà l'Autorità giudiziaria a capire le sfumature, le verità ed i legami che collegano anche Zagarolo con il “Mondo di Mezzo”. Le intercettazioni fanno emergere come Monge conoscesse il senatore Pd Bruno Astorre e il presidente del Consiglio regionale del Lazio Daniele Leodori.

La Coop 29 Giugno nello smaltimento dei rifiuti non è solo è citata nelle intercettazioni dello stesso Buzzi, ma sta agli atti dell’amministrazione di Zagarolo, che tra l’altro lascia dietro di sé una storia controversa mai approfondita. Gli amministratori locali di allora avevano tutte le possibilità di conoscere chi nel proprio paese gestiva la raccolta dei rifiuti. E ora il re del business dei migranti e dei panni usati aveva intercettato, grazie alla determinazione dirigenziale firmata dal Direttore del Dipartimento Ing Claudio Vesselli della ormai ex Provincia di Roma, nel gennaio 2014 un impianto dove portare tutti gli abiti che fruttavano con i cassonetti gialli.
 

Metropoli

Grosso incendio tra Cesano e Anguillara: evacuato il centro di ricerca dell’Enea

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Un incendio devastante portato dal vento, partito dalle fiamme divampate sulla via Aurelia e a Cesano, nel territorio del XV municipio.

Almeno 50 persone all’interno del centro Enea Casaccia di Anguillara Sabazia sono state evacuate così come alcune abitazioni tra Anguillara e Cesano con circa una cinquantina di famiglie sfollate fino a tarda sera.

Il traffico paralizzato per l’intero pomeriggio dalla Cassia bis verso Roma e viceversa con centinaia di pompieri, canadair a ambulanze in azione. “C’era talmente tanto fumo – racconta Valerio che vive tra Osteria Nuova e Anguillara – che non riuscivamo a respirare, siamo corsi via e sono usciti anche tutti gli altri inquilini del palazzo, i pompieri ci hanno fatto allontanare in fretta.

Una scena da apocalisse e siamo soltanto al’inizio dell’estate”. Un girone infernale avvolto da una fitta nube di fumo ha colorato il cielo. Come sfondo non una nuvola ma soltanto grigio e le fiamme altissime di sfondo con una cappa che ha letteralmente coperto l’atmosfera. L’aria irrespirabile.

Poi la notizia, passata di messaggio in messaggio, sui social, nei bar, di finestra in finestra. Un grosso incendio si è propagato da Cesano, sulla via Anguillarese fino a Osteria Nuova e alla Braccianese in località Casalone.

Hanno preso fuoco delle sterpaglie al confine con Roma, a Cesano, intorno alle 14 di pomeriggio. A causa del vento e delle alte temperature, 40 gradi nelle ore di picco, le fiamme sono arrivate fino ad Anguillara, lambendo anche le abitazioni e il centro di ricerca Enea Casaccia dove vengono smaltiti rifiuti speciali. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco e i volontari della protezione civile Avab e in forze i vigili del fuoco del Comando provinciale di Roma. Ad essere stati evacuati sono stati anche diversi bambini e personale di alcuni centri estivi della zona.

La via Braccianese in un primo momento è stata chiusa al traffico e sbarrata anche la strada a Vigna di Valle. Si sono create lunghe code di traffico da e per Cerveteri. Dopo circa due ore le strade sono state riaperte. Michele Cardone, consigliere del Comune di Anguillara Sabazia che ha sempre insistito sulla necessità di azioni di prevenzione per cercare di contenere il fenomeno ha di nuovo chiesto interventi immediati da parte delle istituzioni: “L’incendio di Osteria Nuova, Santa Maria di Galeria è un disastro che spaventa e preoccupa. Siamo solo a giugno – dice Cardone – e tutti gli indicatori dicono che sarà un’estate caldissima e secca. Questo aumenterà i rischi che si perda il controllo. Abbiamo bisogno di un piano straordinario di prevenzione Regionale ma anche e soprattutto locale. Ci vuole attenzione nei comportamenti da parte di tutti, monitoraggio e messa in sicurezza delle zone notoriamente a rischio come quella di Martignano. Auspico che i tre Comuni lacustri arrivino ad un piano condiviso di prevenzione ed intervento”.

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Castelli Romani

Ciampino, vince il centrosinistra: Emanuela Colella sindaco

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A Ciampino vince il centrosinistra e viene eletta sindaco Emanuela Colella con il 56,38 per cento.

Festa per l’intera coalizione che l’ha sostenuta contro l’aspra campagna elettorale di Daniela Ballico.

Colella ha ringraziato tutti i cismpinesi: “La vita di ognuno di noi è fatta di emozioni e di esperienze, alcune negative alcune positive.Una giornata di sole dopo tanta pioggia, un nuovo lavoro, un nuovo amore, il sorriso di qualcuno appena conosciuto, cose semplici di tutti i giorni.Ci sono poi quelle emozioni forti che rimangono con noi tutta la vita, quella di oggi è una di queste.Questo momento qui, questo esatto momento ritratto in foto racchiude tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi, il lavoro non solo mio ma di tante persone che si sono impegnate per riportare Ciampino sui binari della partecipazione, dell’ascolto, dell’amore, del buon governo.Abbiamo vinto, abbiamo vinto grazie a Voi, a Voi che avete creduto in noi e che ci avete dato fiducia; questo è il più grande regalo che ci poteste fare, un regalo enorme che porta con sé anche tanta responsabilità.Oggi festeggiamo, domani torneremo a lavorare ma non chiusi in una stanza o in un ufficio ma sempre in strada, come abbiamo fatto in questi mesi, perché solo tra le strade di questa Città si possono capire i suoi problemi e valorizzare le sue eccellenze.Grazie, mille volte grazie, è bello essere Sindaca di Ciampino perché Ciampino è bella”.

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Castelli Romani

Castelli Romani: “Ieri, oggi, sempre pride!”

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Una storia lunga tante vite e 22 anni nel ricordo sempre vivo di Massimo Consoli

di DANIELE PRIORI *

Ci sono giorni che stravolgono la Storia. Ieri, ai Castelli Romani, è stato uno di quei giorni. 

C’è voluto il fresco della sera per farmi realizzare con nettezza e precisione che l’onda dell’Orgoglio rainbow è arrivata davvero fin sotto le nostre case. 

A li Castelli come goffamente recitava lo slogan del primo Albano Pride. 

4mila splendidi cuori in corteo pare il dato finale, credibile, accertato dagli encomiabili agenti della Polizia Locale di Albano. 

Di strada, di tempo, di pazienza ce ne sono voluti davvero molti. 

Così, sfilando nella marea di gente arcobaleno di ogni età che ieri ha raggiunto la nostra Albano, ho pensato costantemente al World Pride dei miei 18 anni. Nel 2000. Ai miei primi articoli sui diritti civili scritti sui giornali di questi territori. Parole che si infrangevano sugli occhi sbarrati o addirittura chiusi di molti, di tutti quasi. 

Parole che mi costrinsero (per carità a 18 anni forse era anche ora…) a non servire più all’altare della mia basilica di San Barnaba a Marino. Perché con spudoratezza avevo dato un nome, per di più sui giornali e firmando tutto, a quell’amore che ancora non doveva nemmeno provare a dire il suo nome dalle nostre parti. Figurarsi a farsi leggere sulle pagine della cronaca locale. 

Dissi al mio parroco di allora che dall’altare sarei sceso, tanto la fede avrei potuto viverla ovunque. Per fortuna è stato davvero così. 

Dissi pure a me stesso, però, che nonostante tutte le difficoltà e le rinunce, magari qualche discriminazione sussurrata o pronunciata ad alta voce, di diritti e della mia gente arcobaleno avrei continuato a scrivere ovunque sarebbe capitata l’opportunità. Soprattutto nei campi e con le persone più difficili e più distanti. Perché questa, a mio personale e umilissimo giudizio, è la missione più complessa e affascinante da condurre per compiere davvero la rivoluzione copernicana dei diritti. Non imporre un “politically correct” spesso addirittura ridicolo ma farsi capire, comprendere, amare (non tollerare!) davvero per quello che siamo. E ovunque noi siamo. 

Perché, diceva bene ieri una accesa e fiera portavoce della manifestazione di Albano: il Pride o è ovunque o non è!

Oggi si può dire davvero così. Oggi è realmente così. Allora no. Nel 2000 erano passati 100 anni dalla morte di Oscar Wilde. Londra e Parigi avevano capito gli orrori che avevano commesso nel torturare un genio colpevole solo di essere omosessuale. Roma e i suoi Castelli invece non avevano nemmeno valorizzato appieno il passaggio tra di noi, tra le nostre terre, di un altro genio come Pier Paolo Pasolini. Scandaloso nome, vent’anni fa ancora quasi da dire a bassa voce. Mentre io, adolescente nella mia cameretta, leggevo trepidante le  pagine dolcissime di “Amado mio” e delle “Poesie a Casarsa” che emergevano da un Pasolini giovanissimo figlio dello stesso Friuli regione natia di mia nonna Iole che non ho avuto la fortuna di conoscere ma sentivo e sento scorrere nel mio sangue. Campagne dolciamare, sotto i monti del Carso, genti semplici, capaci di piccole crudeltà e grandi reticenze, che sin da ragazzino al liceo percepivo così simili ai nostri Castelli Romani. 

Per questo  con l’umiltà e la forza  che mi hanno insegnato i miei nonni e i miei genitori, in questi 22 anni, nel mio ingombrante piccolo,  penso di essere riuscito ad arrivare ovunque e a parlare di tutto con tutti. Perché così si deve fare. Senza preclusioni. Neppure coi fascisti. Neppure con gli omofobi. A chi più di loro, d’altra parte, dobbiamo almeno provare a trasmettere il nostro messaggio? 

Io e la mia cravatta verde-Wilde donatami da Massimo Consoli, come eredità unica. Una eredità che ho ritrovato tutta in giovani coraggiosi e fieri, divenuti oggi miei cari amici come Mattia PiccaFrancesco AngeliLorenzo DuranteLuca GalantiPietro Turano che hanno avuto la volontà dal 2019, da soli e con le loro sole forze fortunatamente almeno incoraggiate da Arcigay, dai Giovani Democratici e da GayLib, di riportare in vita e azioni sul territorio, il nostro territorio, l’impegno quarantennale di PapaMax, scomparso (solo fisicamente) 15 anni fa esatti. 

Speriamo che entro fine anno la Città di  Marino possa finalmente dedicare una strada di Frattocchie all’indimenticabile Consoli al quale la piazza di Albano ha tributato il giusto e doveroso plauso.

Marino, la sua città, è stata rappresentata ieri al corteo (purtroppo senza fascia per il mancato patrocinio) dalla sempre coraggiosissima e avanti Franca Silvani, una donna, militante, dirigente locale e consigliera comunale del Pd che da molti anni ha capito che la questione dei diritti civili o è trasversale o non è. Onore a lei. Vera testimone di un cambiamento che finalmente, persino nella provincia fino a ieri lontanissima da Roma, sta davvero prendendo forma.

Ai Castelli, infatti – e scusate se lo ribadisco ma ci vuole – fino a un indeterminato “ieri”, figurato ma non troppo, i gay, le lesbiche, figuriamoci un po’ i sempre discussissimi bisex, non esistevano proprio. Esisteva qualche sparuta persona transessuale (solo mtf) suo malgrado che, purtroppo per lei, non poteva giocoforza nascondersi, subendo ironie, risolini ovunque e da chicchessia. 

Ieri invece abbiamo conosciuto e ascoltato il dolore e il coraggio di ragazzi, ragazzini per dirla meglio, millennials della generazione Z o poco più che hanno trovato il coraggio di metterci la faccia e raccontare le loro storie per le nostre strade. Tra le famiglie scese in piazza e quelle sui balconi o nei negozi meravigliosamente “arcobalenati” ad applaudire. E molte di queste storie erano di ragazzi trans ftm, da donna a uomo. Perché sì. Ci sono pure loro tra di noi. Storie che molti non avrebbero neppure immaginato o, fino a ieri, semplicemente avrebbero taciuto. Perché così si doveva. 

Ma fino a ieri pareva, anzi no, era semplicemente impossibile. 

Porchetta, uva, vino, pacche sulle spalle. La sagra degli ominidi, come li denominò bonariamente lo scrittore genius loci di Albano, Aldo Onorati, testimonial pure lui del Pride castellano. 

Li Castelli so’ così, d’altra parte cantava Petrolini nella (forse) sua Nannì.

E invece no. Da ieri, improvvisamente, la pagina è stata voltata con una folata di vento sotto il sole a 35 gradi. 

Una folata di vento che mi ha ricordato quella che chiuse il libro posto sul feretro di San Giovanni Paolo II nel giorno dei suoi funerali a San Pietro, a inizio primavera del 2005. La fine di un’epoca. 

A proposito: Albano è  sede di una delle più importanti diocesi della Chiesa Cattolica italiana. E se questa pagina si è voltata il merito va riconosciuto anche alla tenerezza, sulle orme del verbo di Papa Francesco, con cui don Marcello Semeraro prima e don Vincenzo Viva oggi hanno saputo affrontare queste questioni sulle quali, invece, molti altri sacerdoti fanno ancora fatica. 

Un plauso, dunque, va anche al rispetto e alla discrezione autenticamente laici mostrati dai nostri due vescovi che in questi anni si sono passati il testimone nella Curia di Albano. 

Così ci svegliamo, in questa nuova domenica castellana. Nel cuore e negli occhi immagini di un mondo nuovo, possibile, a colori. Persino qui. Persino tra questi colli e i nostri splendidi centri storici da oggi un po’ meno medievali. Con la voglia di continuare a vivere una meravigliosa estate di diritti e organizzare, per il prossimo anno, un altro Pride, in un’altra piazza de li Castelli. Perché ormai anche quello che pareva impossibile è diventato possibile. 

*Segretario Nazionale di GayLib

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