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Economia e Finanza

ZUCCHERIFICIO DEL MOLISE: E' ALLARME SCOMPARSA FILIERA BIETICOLO SACCARIFERA

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L'On. del Pd Laura Venittelli chiede un tavolo con estrema urgenza con Regione Molise, Azienda, Parti sociali e Associazioni bieticole per trovare una soluzione.

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A. De. M.

Termoli (CB) – A rischio la continuità produttiva nello stabilimento Zuccherificio del Molise a causa della ventilata soppressione della campagna bieticolo-saccarifera 2014. La stagione di trasformazione industriale della barbabietola da zucchero era fissata per il periodo luglio agosto, ma a quanto pare la continua caduta del prezzo dello zucchero sui mercati mondiali non permetterebbe all’azienda di coprire i costi di lavorazione e approvvigionamento con l’eventuale fatturato ricavabile dalla vendita del prodotto finito e degli altri semilavorati.

Una prospettiva che significherebbe, tuttavia, avviarsi verso il disfacimento della filiera in tutto il Centrosud, poiché nessuno garantirebbe in questo senso una futura campagna 2015, stante anche le note difficoltà per la cessione degli asset della società Spa in concordato preventivo.

Per cercare di evitare il definitivo smantellamento di un comparto strategico per l’agricoltura del Molise e delle altre regioni coinvolte l’On. del Pd Laura Venittelli ha invitato l’assessore all’Agricoltura della Regione Molise Vittorino Facciolla, il presidente della giunta regionale del Molise Paolo Di Laura Frattura, nonché i vertici aziendali della Spa e della Srl del Zuccherificio del Molise, le associazioni dei bieticoltori e le rappresentanze sindacali del settore agro-alimentare a un immediato e urgente tavolo di concertazione affinché si scongiuri il rischio della scomparsa della filiera bieticolo-saccarifera.
 

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Nordea Economic Outlook: nuova fase in Nord Europa per le prospettive economiche

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La pandemia è tutt’altro che finita, ma le prospettive economiche globali rimangono favorevoli. È quanto espone il gruppo bancario nordico, con base in Finlandia e sede anche a Milano, Nordea, nelle sue prospettive economiche appena pubblicate, ove si prevede che la crescita globale arrivi al 5,5% quest’anno, prima di rallentare al 5,1% ed al 4,1% nel 2022 e nel 2023, secondo Helge Pedersen, capo economista del Gruppo.

L’inflazione è aumentata bruscamente e potrebbe stabilizzarsi a un livello più alto di quanto visto da molti anni.

H.J. Pedersen

Nei paesi nordici, la diffusione del virus è sotto controllo, le ultime restrizioni un vigore vengono gradualmente revocate e la crescita è elevata. I livelli di produzione pre-pandemia sono stati raggiunti in tutti i paesi e ora si entra in una nuova fase in cui è necessario rivedere la necessità di ulteriori stimoli di politica economica.

L’economia danese è passata, in tempi record, da una profonda crisi ad un rischio di surriscaldamento. L’attività economica complessiva ora supera i livelli pre-pandemia e la rapida ripresa richiede una piena flessibilità del mercato del lavoro ed una notevole adattabilità in termini di politica economica. Il mercato immobiliare sembra normalizzarsi dopo un periodo di forti aumenti dei prezzi; i prezzi al consumo hanno iniziato a salire più velocemente di prima e ci sono segnali di crescenti pressioni salariali..

In Finlandia, la crescita economica è stata sostenuta durante l’estate. Il PIL ha raggiunto il livello pre-pandemia nel secondo trimestre del 2021. La buona performance delle esportazioni ha avviato investimenti in macchinari e gli investimenti in costruzioni stanno beneficiando di una forte domanda da parte del mercato immobiliare. La forte crescita dell’occupazione e il graduale calo del tasso di risparmio delle famiglie alimentano i consumi privati.

L’economia norvegese ha ora riguadagnato tutto il terreno perso durante la crisi del coronavirus. La disoccupazione è diminuita drasticamente in sincronia con la riapertura della società. Allo stesso tempo, il numero di posti di lavoro vacanti è da record e stanno emergendo segnali di discrepanza nel mercato del lavoro, che potrebbero portare a una maggiore crescita dei salari. La corsa del mercato immobiliare è terminata e i prezzi probabilmente si appiattiranno in futuro. La Norges Bank inizierà a normalizzare i tassi di interesse a settembre di quest’anno.

A sua volta, l’economia svedese sta entrando anch’essa  in una nuova fase in cui un elevato utilizzo delle risorse ostacolerà la crescita della produzione. La crescita è destinata a diventare più diffusa, con gli investimenti come motore chiave accanto alle esportazioni e ai consumi delle famiglie. La carenza di manodopera darà luogo a crescenti preoccupazioni e continuerà la crescita dei salari. L’inflazione aumenterà a causa della salita dei prezzi delle materie prime e degli elevati costi di trasporto, tuttavia non abbastanza da consentire alla Riksbank di inasprire la politica monetaria.

Nel complesso, le prospettive dei paesi nordici puntano appaiono rosee e si spera che siano confortate dal proseguimento della tendenza al bello.

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Roberto Meneguzzo e Palladio, la private equity in Italia

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Come funzionano gli investimenti in modalità private equity? Per conoscere a fondo questa branca della finanza non serve guardare oltre il Triveneto: qui, nella provincia di Vicenza, da quarant’anni una società di investimenti si occupa proprio di questo. Roberto Meneguzzo fonda Palladio proprio a Vicenza nel 1980. Allora è un ragazzo di 24 anni, reduce dalla laurea in economia a Venezia e da specializzazioni e stage negli Stati Uniti. Probabilmente non sa che l’avventura appena iniziata sarà lunga e fruttuosa.

Meneguzzo concentra fin da subito le proprie attenzioni sulle pratiche di private equity. Queste sono operazioni di investimento (sia di capitali che di altre risorse) in società non quotate in Borsa. In genere hanno una durata medio-breve, massimo 6 anni, nei quali l’azienda target viene guidata verso il raggiungimento di precisi obiettivi di business.

Cosa si intende per private equity?

Il dizionario di Oxford la definisce una «tecnica di investimento consistente nel finanziare una società non quotata in Borsa ma dotata di elevate potenzialità di crescita, per poi disinvestire con lo scopo di ottenere plusvalenze dalla vendita della partecipazione azionaria». Per Roberto Meneguzzo e Palladio, però, è molto di più. Si tratta di un modo per aiutare aziende dal grande potenziale a diventare di successo.

Alcune tipologie di investimento in private equity riguardano:

  • start-up dal grande potenziale che hanno bisogno di partire col piede giusto;
  • aziende già affermate che si trovano in una situazione di dissesto finanziario e/o manageriale;
  • società che desiderano espandere il proprio mercato, allargare la fascia di prodotti e servizi offerti o diversificare la produzione;
  • aziende che necessitano di un riassetto dopo una vendita o un’acquisizione;
  • infine società che mirano alla quotazione in Borsa e quindi all’attrazione di grandi investitori.

In ognuno di questi casi, società come Palladio di Roberto Meneguzzo immettono liquidità e risorse manageriali nelle aziende target. In questa maniera non si tratta soltanto di investimenti economici, ma anche di risorse umane, know-how e tecniche imprenditoriali che vengono trasferite al fine di portare l’azienda al successo. Ottenuto l’obiettivo prefissato e raggiunto un certo profitto, le società di investimento chiudono l’operazione per dedicarsi alla prossima avventura.

Alcuni settori in cui Roberto Meneguzzo e Palladio brillano

La private equity era pressoché sconosciuta in Italia quando, nel 1980, Roberto Meneguzzo ha fondato la Palladio. Oggi nota come PFH, si tratta di una holding dal capitale superiore a 400 milioni di euro che continua a macinare successi in settori di investimento completamente diversi. In quarant’anni di attività, infatti, Meneguzzo ha spostato le proprie mire su ambiti diversificati che gli hanno permesso di seguire i trend di mercato e anticiparli.

Con la propria lungimiranza e la scelta di collaboratori illustri, Roberto Meneguzzo in Palladio ha raggiunto successi mai visti in settori come la logistica, la cleantech, l’energia tradizionale e quella rinnovabile. Ad oggi circa il 20% di PFH e delle sue società sussidiarie si dedica all’eolico e al fotovoltaico, con risultati che in Italia fanno ben sperare per questo settore ancora poco esplorato.

Ogni scelta viene compiuta grazie a un calcolato bilanciamento di esperienza manageriale, fiuto per gli affari e quell’istinto naturale che solo i migliori uomini e donne d’affari possiedono. Proprio a loro si rivolge Roberto Meneguzzo che in Palladio ha arruolato manager dal curriculum eccellente come Roberto Ruozi (dal 1999 presidente di PFH) e Giorgio Drago, che nella società ha militato per pochi anni ma ha lasciato un segno indelebile. Ma anche giovani menti brillanti, una generazione di imprenditori al di sotto dei 50 anni che ha portato una ventata di entusiasmo e novità tra le fila di Palladio.

Cosa c’è nel futuro di PFH

Secondo Roberto Meneguzzo in Palladio il futuro si chiama alternative asset management. Si tratta letteralmente di fondi alternativi, ancora una volta una tipologia di investimenti che in Italia non è ancora pienamente apprezzata. Strategie di investimento “liquide”, flessibili, che non rientrano negli asset tradizionali e per questo richiedono un rischio ma anche una professionalità più elevati.

Se qualcuno può riuscire in questo campo è Roberto Meneguzzo, con Palladio e gli imprenditori che ha contribuito a formare nel corso degli ultimi quarant’anni. Tra questi Nicola Iorio ed Enrico Orsenigo hanno ricoperto ruoli fondamentali nelle più importanti sussidiarie di PFH: Venice S.p.A. e VEI Green. Il figlio di Meneguzzo, Jacopo, è un altro dei nomi sui quali si punta in Palladio per un futuro sempre più ambizioso e di successo.

Prevedere il futuro del mercato finanziario non è possibile per chi non mastica numeri, grafici e quotazioni da quando era ragazzo. Ma per Roberto Meneguzzo questo è stato il pane quotidiano per quarant’anni e se c’è qualcuno che può fare investimenti audaci e incoraggiare la nuova generazione di manager, quello è l’imprenditore vicentino che nel 1980 fondò una piccola società dedita alla private equity.

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Regione Lombardia premia Lu-Ve tra le aziende eccellenti per l’impegno nella lotta e nella gestione della pandemia

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LU-VE Group, multinazionale varesina quotata su MTA tra i primi operatori al mondo nel settore degli scambiatori di calore, ha ricevuto da Regione Lombardia il premio “L’impresa oltre l’impresa”,unica per la provincia di Varese, per il lungo e significativo impegno di crescita e di sviluppo apportato sul territorio anche in un periodo difficile come quello segnato dalla pandemia.

Il riconoscimento, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, è stato consegnato a Palazzo Lombardia dal presidente della Regione, Attilio Fontana, e dall’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi. Il premio – istituito dall’assessorato allo Sviluppo economico di Regione Lombardia per valorizzare l’impegno delle imprese lombarde nella lotta e nella gestione della pandemia – è stato consegnato a 20 modelli di eccellenza di imprese lombarde che, con la crisi dell’epidemia da Covid 19, si sono distinte con strategie innovative per fronteggiare la crisi a favore dei propri dipendenti, dei clienti, dei fornitori e del territorio di riferimento, per attivare un meccanismo virtuoso di promozione delle buone pratiche riproducibili. A ritirare il premio per LU-VE Group, Fabio Liberali, membro del Cda del Gruppo e responsabile della comunicazione.

Il premio ricevuto rappresenta per noi un importante riconoscimento dell’impegno che abbiamo messo nell’affrontare questo periodo di pandemia, facendo squadra e stando vicini ai nostri collaboratori e a tutto il territorio” ha commentato Fabio Liberali, di LU-VE. ”Ringrazio a nome di tutta l’azienda le donne e gli uomini di LU-VE Group e l’intera struttura per aver dato prova della consueta forza e senso del dovere. Questo atteggiamento ci ha consentito di crescere anche nel 2020”. LU-VE si è distinta nel 2020 per la resilienza dimostrata durante la pandemia e il lockdown imposto per limitare il contagio da Covid-19, riuscendo a raggiungere gli obiettivi fissati a seguito del lockdown. Il diffondersi della pandemia non ha infatti frenato la produttività negli stabilimenti lombardi, come dimostrano i numeri del 2020: un fatturato prodotti cresciuto a €401,5 milioni, +2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. “Abbiamo premiato – ha spiegato il presidente Attilio Fontana – 20 modelli di eccellenza di aziende che, in diversi territori lombardi, si sono distinte con strategie innovative a favore dei propri dipendenti, clienti e fornitori per attivare un meccanismo virtuoso di promozione delle buone pratiche riproducibili. Attività – ha concluso Fontana – che le imprese hanno messo in atto prevalentemente durante tutto il periodo della pandemia da Covid“. Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico ha commentato: “È stato doveroso e lo è tutt’oggi ringraziare i medici, gli operatori sanitari i volontari, ma è arrivato anche il momento di ringraziare le nostre imprese e gli imprenditori. L’iniziativa di oggi vuole essere soprattutto il ringraziamento a chi crea lavoro. Alle tante aziende lombarde tra cui queste venti premiate che hanno fatto tanto per il nostro territorio, le Comunità, i loro dipendenti e per la loro stessa attività”. “Hanno aiutato anche a livello sociale la nostra Regione. Insieme a loro vogliamo passare dalla fase emergenziale alla fase strategica evidenziando gli esempi positivi che saranno riconosciuti con questi premi. Questo è il connubio tra pubblico e privato che resta la ‘ricetta’ vincente di Regione Lombardia e che lo sarà ancora nel futuro”.

La selezione e l’esito della valutazione di tipo qualitativo sono state curate dal Comitato Scientifico composto da valutatori esterni, con caratteristiche di indipendenza e competenza, coordinato dal Sole 24 Ore. Ne hanno fatto parte: Mattia Losi, sviluppo strategico Gruppo 24 Ore in qualità di coordinatore; Daniele Bellasio, già direttore Comunicazione Università Cattolica del Sacro Cuore, ora direttore de ‘La Prealpina’; Maurizio Dallocchio, professore di Finanza Università Bocconi; Rossella Sobrero, presidente della Federazione relazione pubbliche italiana; Cristiana Rogate, presidente Refe – Strategie di Sviluppo Sostenibile; Tiziana dell’Orto, segretario generale EY Foundation onlus e Maria Grazia Andali, Chief marketing officer Credimi.

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