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Assassin’s Creed Origins, la saga rinasce nell’antico Egitto

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Dopo uno sviluppo lungo ben quattro anni e un anno di “pausa” dagli schermi, la lotta senza tempo fra Assassini e Templari torna su Pc, Xbox One e PlayStation 4. Assassin’s Creed Origins è un titolo ricco di sfaccettature: si tratta di un ritorno come suggerisce il titolo stesso alle origini, di un vero prequel, di una finestra sulla genesi del brand e di un importante punto di ripartenza per la serie che negli ultimi episodi era rimasta arenata in degli schemi troppo ripetitivi. Ashraf Ismail, che fu Game Director di Assassin’s Creed IV: Black Flag, con questo nuovo titolo ha così dato nuova vita al franchise esaltandone i punti di forza e distruggendo al tempo stesso alcuni schemi che lo avevano accompagnato fin dalla prima istanza. Grazie a un certosino lavoro di ristrutturazione Assassin’s Creed: Origins riesce a spogliare il brand da quell’abito troppo vecchio fatto di regole diventate ormai scomode: il livello di profondità nella scrittura delle missioni secondarie è il più alto registrato nella serie fino a oggi, l’esplorazione diventa parte integrante dell’esperienza narrativa e la “lore” storica è minuziosamente incastonata in ogni angolo del mondo di gioco dando così a chi gioca il giusto senso di profondità che da tempo mancava. Intendiamoci, Assassin’s Creed resta sempre fedele a se stesso, alla sua essenza, al suo “credo”. Origins, per quanto riguarda il concept di base, è senza dubbio il capitolo più importante della serie sin dal trionfo del secondo episodio: un’opera, è proprio il caso di dire, faraonica, capace di bilanciare rinnovamento e classicismo, tenendo i piedi saldamente piantati nel passato del marchio, ma orientando lo sguardo in direzione del suo futuro. Per raccontare le origini del Credo, Ubisoft ha deciso di ambientare Assassin’s Creed Origins nell’antico Egitto, durante il periodo tolemaico, finestra temporale ricca di spunti interessanti e in grado di intrecciarsi, come al solito, con la vera storia dell’umanità. In un periodo difficile per il popolo egiziano, Bayek, il nuovo protagonista, si ritroverà all’interno di un intreccio socio-politico che lo porterà a scoprire realtà sconcertanti, spronandolo così a prendere decisioni importanti. La trama di questo ultimo spettacolare capitolo della serie è veramente appassionante, un’autentica discesa agli inferi per il Medjay, che sarà affiancato dalla carismatica e riuscitissima Aya, moglie del protagonista e personaggio in grado di rubare la scena più e più volte. Aya è certamente meglio caratterizzata di Bayek, che nonostante uno spunto interessante sul finale rimane piuttosto piatto e motivato da un solo, singolo sentimento: la vendetta. La narrativa ripercorrerà la lotta del popolo contro i poteri forti, rappresentati da una cabala che precede la formazione dei veri Templari. La struttura narrativa si divide in quattro atti più un epilogo, che in totale dureranno non meno di 30 ore di gioco. La storia di Origins è costruita in modo tale da arrivare a un climax finale d’impatto e assolutamente emozionante. La quest principale invoglia qualsiasi giocatore ad arrivare fino in fondo e, nonostante qualche sezione intermedia leggermente piatta, il climax non si ferma per l’intera durata della trama. In più di un’occasione ci saranno presentati vari bersagli e saremo liberi di eliminarli nell’ordine che riterremo più adatto. Attenzione, però: affrontare nemici di livello eccessivamente superiore al nostro può rivelarsi un’esperienza scoraggiante, e in ogni caso l’universo narrativo è studiato per essere vissuto a tutto tondo, alternando i contenuti delle missioni secondarie alla fiamma che ci spingerà verso il proseguo dell’avventura.

L’open world di Origins è veramente incredibile, soprattutto nel colpo d’occhio: Alessandria, Menfi e tutte le città d’Egitto presenti nel gioco sono realizzate con una cura estremamente raffinata. Proprio a riguardo è bene sottolineare come dal punto di vista tecnico Origins eccelle: dalle case più piccole alle costruzioni più grandi e sfarzose, tutto è realizzato con un’attenzione e un rispetto particolare verso un territorio che in età antica offriva davvero uno spettacolo impressionante, qui riproposto in un’incarnazione digitale assolutamente credibile e immortalabile grazie a un photomode sorprendentemente malleabile. La gente che popola l’Egitto poi è viva: lavorano, discutono, interagiscono fra di loro e riconosceranno Bayek, accogliendolo come un salvatore. Uscendo dagli agglomerati urbani si attraverserà e ci si perderà nella bellezza del deserto, bellezza che lascia veramente senza fiato per la sua immensità: chilometri e chilometri di dune, intervallati da misteriose strutture o dalle imponenti piramidi di Giza. L’esplorazione del territorio sarà fondamentale, per scoprire tutti i segreti della Prima Civilizzazione: tombe, piramidi, grotte e altre piccole chicche che contribuiscono a creare un mondo di gioco quasi perfetto, per estetica e capacità di immergere il giocatore al suo interno. Ma attenzione, viaggiando per troppo tempo sotto il caldo opprimente del sole: Bayek potrebbe avere anche delle allucinazioni… Detto questo, i puristi della saga si staranno chiedendo: e l’Animus che fine ha fatto? Come riprendere in mano una narrativa oramai spersonalizzata e da troppo tempo orfana di un reale punto di riferimento? La risposta è celata in una ragazza decisa a ritagliarsi uno spazio importante all’interno della multinazionale Abstergo, una giovane che dimostra un carattere forte come non lo si era mai visto in un operatore nostro contemporaneo, men che meno in Desmond Miles. Layla rappresenta uno strumento che mancava da troppo tempo all’interno della saga, una finestra sul presente con un volto e una caratterizzazione ben definiti.

Venendo alle novità più succose, il combat system riveste un ruolo da protagonista. Lasciandosi alle spalle la vecchia versione dinamica, il nuovo progetto include un sistema di combattimento molto più tattico e basato su attacchi leggeri, pesanti, parate, schivate e utilizzo dell’arco. La struttura ricorda alla lontana quella dei Souls e di sicuro aggiunge un valore importantissimo alla produzione. Grande varietà nelle lotte viene data dalle armi che si utilizzeranno che a seconda dell’archetipo (spada, lancia, mazza, bastone e via discorrendo) cambieranno completamente il set di mosse e soprattutto la rapidità degli attacchi. Questo aspetto è molto positivo e offre finalmente un certo grado di qualità e varietà, oltre che la necessità di assimilare al meglio tutte le mosse per padroneggiare perfettamente tutte le armi per venir via da ogni situazione. Nonostante sia possibile giocare e svolgere molte missioni utilizzando tecniche evasive, alla fine il gioco spinge il giocatore sempre a combattere. Qui emergono alcuni problemi, da ambedue i lati: nelle fasi stealth si potrà uccidere non badando alla distanza fra una guardia e l’altra, ma facendo attenzione solo al campo visivo e programmando efficaci strategie tramite l’utilizzo di Senu, la fidata aquila di Bayek; nelle fasi action invece i nemici eviteranno di attaccare in massa, o comunque gestiranno la situazione. Questo crea scontri contro massimo quattro/cinque avversarsi con il resto della truppa che resta a guardare prima di intervenire. In Assassin’s Creed Origins ci sarà a disposizione anche una “super abilità” che si ottiene caricando al massimo la barra dell’adrenalina: a seconda delle armi si entrerà in una fase di super potenza/agilità, oppure si potrà eseguire una mossa quasi letale, molto utile contro i nemici di alto rango. Insomma, grazie a questo nuovo sistema di combattimento, gli scontri saranno più belli da vivere rispetto al perché richiederanno sempre un pizzico di abilità valorizzando decisamente il gmeplay. Per quanto riguarda le novità introdotte da Assassin’s Creed Origins, a fare da spalla al nuovo sistema di combattimento c’è il sistema di progressione di Bayek. Questo è stato concepito sulla falsa riga di un gioco di ruolo ma è stato sviluppato per essere integrato ad un action open world come l’ultima opera di Ubisoft. Oltre alle armi, sarà necessario prestare molta attenzione all’equipaggiamento e alle abilità. Per quanto riguarda il primo, non sarà possibile ottenerne di nuovo, ma solo potenziare quello esistente, aumentando quindi danno corpo a corpo, danno da distanza, salute, capienza delle frecce, efficacia della lama celata e via discorrendo. Per fare ciò è però necessario recuperare diversi materiali sparsi in lungo e in largo per il mondo di gioco, cacciando animali, depredando i trasporti merci e talvolta comprandoli dai venditori. Lo sviluppo di Bayek basta e avanza per completare il gioco; potenziare l’equipaggiamento sarà una cosa in più che certamente rende l’esperienza più intrigante e longeva, ma non è fondamentale ai fini dell’end game.

L’albero delle abilità invece si divide in tre rami che s’intersecano l’un l’altro, ossia: Guerriero, Cacciatore e Veggente. Ogni ramo ovviamente si riferisce alle capacità d’utilizzo di armi, arco e dinamiche stealth. Come al solito bisognerà decidere quale parte sviluppare maggiormente, scelta che sarà bene far ricadere sullo stile di gioco che si preferisce. Le statistiche principali di Bayek sono solo tre: salute, danno corpo a corpo e danno da distanza. Per accrescerle sarà necessario aumentare di livello ottenendo punti esperienza. Ed è proprio qui che entra in funzione il cuore dell’open world di Origins, costituito da quest e sotto quest. La grande mappa di gioco è divisa in aree con livello consigliato e per poterle esplorare sarà imprescindibile essere di livello pari oppure inferiore di massimo due unità. Nonostante la libertà d’esplorazione e azione, Origins mette in pratica un sistema di gestione delle attività e del livellamento efficace, ma con qualche difetto, che emerge soprattutto nell’atto due dove chi non ha l’abitudine ad affrontare le missioni secondarie dovrà passare alcune ore a “farmare” materiali. Dal menù principale si potranno gestire tutte le missioni attive, vedendo anche il livello consigliato per ciascuna di esse. Solitamente lo svolgimento tipo per progredire bene nell’avventura è questo: si fanno due/tre missioni principali, per poi arrivare a uno sbarramento creato proprio dal gioco, che proporrà quest primarie di livello molto superiore a quello del protagonista. Proprio qui i giocatori dovranno dedicarsi alle sotto missioni e a tutte quelle attività che garantiscono la crescita del personaggio. Un ultimo plauso va sicuramente fatto al comparto audio che offre un doppiaggio in lingua italiana veramente ben fatto e una serie di effetti sonori e musiche assolutamente ben realizzate e in grado di rendere l’intera esperienza di gioco ancora più immersiva. Tirando le somme: Assassin’s Creed Origins è un titolo che passa l’esame a pieni voti. L’ambientazione dell’antico Egitto è stata sfruttata egregiamente, sia a livello di texturizzazione che nell’ambito del level design. Nonostante l’inserimento di numerose attività collaterali, la trama riesce a mantenere un ruolo preponderante e, soprattutto, stupisce sempre lo spettatore mostrando al tempo stesso un elevato grado di rispetto verso la linea del tempo originale della saga. Assassin’s Creed Origins è l’esempio a cui molti producers dovrebbero ispirarsi quando si punta a un rinnovamento delle dinamiche di gioco senza danneggiare tutto ciò che di bello e di buono è stato in passato. Il lavoro svolto da Ubisoft è a tutti gli effetti un gran successo, un’opera che ha donato valore all’intera saga rispettandone i canoni ma rinnovandola laddove ce n’era realmente bisogno. Insomma, sia che siate neofiti della saga, sia che siate veri appassionati, perdersi un gioco del calibro di Assassin’s Creed Origins sarebbe un vero errore.

 

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 9,5
Sonoro: 9,5
Gameplay: 9
Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Rainbow Six Extraction, il nuovo shooter coop di Ubisoft

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Rainbow Six Extraction è uno shooter cooperativo in prima persona ambientato nell’universo dell’omonima serie videoludica di Ubisoft disponibile per Pc, Xbox, PlayStation e Stadia. Stavolta però gli Operatori protagonisti (Una parte di quelli presenti in Siege) non dovranno affrontare terroristi e criminali, ma una minaccia aliena precipitata sulla Terra a bordo di una capsula Soyuz non identificata. Lo schianto della navicella, avvenuto in New Mexico nei pressi della città di Truth or Consequences, ha infatti liberato sul nostro pianeta un parassita letale e infestante che, moltiplicandosi in modo estremamente rapido, ha dato il via a un’epidemia non solo nella zona dello schianto, ma anche in altre aree degli Stati Uniti. Il quartier generale del team Rainbow, dopo aver avviato nel più breve tempo possibile l’operazione “Outbreak” per contrastare nell’immediato la diffusione del parassita catalogato con il nome “Chimera”, si è riorganizzato e ha fondato un nuovo team specializzato nel contenimento di questa tipologia di minacce, conosciuto come R.E.A.C.T. L’obiettivo di questa squadra speciale non è però solo quello di infiltrarsi nelle aree contaminate per eliminare il parassita. La raccolta di informazioni, il recupero di campioni organici e l’acquisizione di esperienza sul campo rivestono infatti un ruolo altrettanto importante nella battaglia contro il parassita, ed è qui che entrano in campo i giocatori. La trama e la sceneggiatura sviluppati da Ubisoft servono infatti a sorreggere il gameplay alla base di Rainbow Six Extraction, che pesca a piene mani dal genere degli sparatutto cooperativi e condisce la formula con la profondità del sistema di gioco messo a punto con Rainbow Six Siege, impreziosendo il tutto con alcune interessanti novità. Il cuore dell’esperienza di gioco, che può essere affrontata da soli o in un team formato da un massimo di tre giocatori, ruota attorno alle Incursioni, ambientate nelle zone infettate dal parassita. Al momento il gioco propone quattro diverse location, ovvero New York, San Francisco, l’Alaska e la città di Truth or Consequences. Ognuna di queste zone si compone poi di 3 scenari differenti, per un totale di oltre 12 ambientazioni uniche. Il compito del R.E.A.C.T., e quindi dei giocatori, è quello di raggiungere queste aree, infiltrarsi per completare gli obiettivi assegnati e fuggire attraverso un punto di estrazione, il tutto senza subire troppi danni, senza lasciare indietro qualcuno e trovando, per quanto possibile, il giusto compromesso tra rischio e risultato. Ogni incursione si compone di 3 fasi distinte di difficoltà crescente, ognuna delle quali prevede un obiettivo principale scelto casualmente tra 13 tipologie di incarico differenti, che vanno dalla liberazione di “ostaggi” alla raccolta di campioni biologici, passando per la cattura di esemplari vivi, l’abbattimento di nemici particolarmente ostici, la decontaminazione dell’area, la distruzione di nidi e molto altro. Una volta portato a termine l’incarico della zona, il team può decidere se raggiungere il punto di estrazione, ottenendo una ricompensa per quanto fatto fino a quel momento, o proseguire all’area successiva passando attraverso una zona di decontaminazione, così da provare a rendere più proficua l’incursione. Completare i tre obiettivi di zona e raggiungere il punto di estrazione finale permette infatti di ottenere il massimo, ma ovviamente questo significa affrontare dei rischi. Come detto in precedenza, infatti, a ogni passaggio di zona corrisponde un incremento di difficoltà in termini di numero di nemici, tipologia di creature e densità della minaccia da parte del parassita, che potrebbero finire per ferire o, peggio, abbattere uno o più degli Operatori del team coinvolti nella missione.

E qui arrivano le belle notizie, o le note dolenti ( a seconda di come si vive la cosa), infatti essere feriti o abbattuti durante le missioni porta con sé alcune conseguenze importanti. Gli operatori con pochi HP diventano infatti INATTIVI e non possono essere utilizzati per un certo numero di incursioni, variabile in base alla gravità delle ferite riportate. Essere abbattuti durante una missione può invece avere conseguenze ancora più gravi. Se il team non riesce a rianimare l’Operatore, o se quest’ultimo ha esaurito le possibilità di essere rianimato, interviene la tecnologia sviluppata dal R.E.A.C.T., che mette il corpo in stasi all’interno di una sorta di guscio protettivo atto a mantenere attive le funzionalità vitali di base. Gli Operatori in questo stato possono quindi essere trasportati presso un punto di estrazione dai compagni per ricevere le giuste cure una volta tornati alla base. Se questo non succede, o se per qualche altro motivo uno dei personaggi non riesce a raggiungere la zona di estrazione o le camere di decontaminazione che separano le zone in tempo utile, l’Operatore viene dichiarato come DISPERSO IN AZIONE e non può più essere impiegato fino a quando il giocatore non torna nella stessa zona e completa una missione di recupero, nella quale l’obiettivo è proprio quello di liberare il compagno disperso da una particolare forma del parassita. Per riuscirci, il giocatore ha però a disposizione un numero limitato di tentativi, esauriti i quali l’Operatore viene considerato deceduto e torna disponibile, ma senza tutti i progressi accumulati fino a quel momento. Un vero inferno insomma. Le ramificazioni del gameplay di Rainbow Six Extraction però non finiscono qui. Prima di ogni Incursione, il leader del team può selezionare il livello di difficoltà tra i quattro disponibili. Un grado di sfida più elevato corrisponde ovviamente a ricompense maggiori, ma anche a un cambio radicale non solo per quanto riguarda la pericolosità delle minacce, ma anche nella tipologia di nemici che si possono incontrare. Grazie alle informazioni raccolte dal R.E.A.C.T è stato infatti possibile catalogare una decina di ospiti del parassita differenti, noti come Archei, che vanno dai comuni Grunt e Lancia Spine ai pericolosi Apex, che possono evocare altre creature per farle combattere al proprio fianco. Ai livelli di difficoltà più elevati gli Operatori potrebbero inoltre imbattersi in pericolose mutazioni del parassita, che possono rendere più resistenti le creature o più pericolosa la zona contaminata durante l’incursione, o ricevere un incarico speciale, che prevede di attraversare un portale per affrontare i Protei, Archei unici che, oltre a disporre di abilità già viste in altre tipologie di nemici, sono in grado di imitare alcuni specifici Operatori sia dal punto di vista estetico sia per quanto riguarda le abilità, seppur per un breve periodo di tempo. Completare gli incarichi di alto livello è quindi molto rischioso, ma è necessario in quanto permette di ottenere bonus in termini di punti esperienza che arrivano fino al duecento per cento. La progressione, sia dei singoli personaggi che quella globale legata al profilo del giocatore, riveste infatti un ruolo fondamentale in Rainbow Six Extraction. Per ogni missione portata a termine vengono distribuiti punti esperienza, che permettono all’Operatore coinvolto di salire di livello, di migliorare le proprie abilità, di sbloccare nuove armi o nuove personalizzazioni, e punti salute, che vanno a ripristinare la vita dei membri del team. Allo stesso tempo, l’esperienza guadagnata dai singoli operatori durante le incursioni si somma e va ad incrementare il Progresso generale del giocatore. Ogni aumento di livello in questo senso consente di ottenere nuovi oggetti, nuove personalizzazioni e nuovi consumabili ma, soprattutto, permette di accedere a nuove location, a nuovi Operatori e nuove modalità al raggiungimento di alcune soglie specifiche. Attualmente nel gioco sono presenti 18 Operatori diversi, di cui solo 6 sono disponibili da subito una volta completata la missione tutorial iniziale. Tutti gli altri dovranno essere sbloccati attraverso questo sistema di progressione, che a conti fatti si affianca a quello dei singoli operatori. E’ però opportuno tenere presente una cosa: quando un operatore “muore” definitivamente, non vengono solo azzerati i suoi progressi ma viene anche sottratto il suo contributo globale fino a quel momento, con tutto ciò che ne consegue. La somma di tutti questi sistemi hai ovviamente effetto anche sulle personalizzazioni e sulle dotazioni a disposizione del team. Durante ogni incursione ogni operatore può portare con sé due armi, alle quali si affiancano uno accessorio a scelta quelli standard disponibili, che includono granate di vario tipo, un drone da esplorazione e rinforzi per pareti o finestre, e una tra le varie tecnologie R.E.A.C.T. disponibili, come kit di resurrezione, dotazioni protettive o granate speciali. Insomma, Rainbow Six Extraction può regalare grandi soddisfazioni, ma essere anche estremamente punitivo e creudele.

Il nuovo titolo di ubisoft offre nel suo complesso le zone contaminate e le modalità extra previste come contenuti end-game. Inizialmente il giocatore ha infatti accesso solo alle incursioni ambientate nella città di New York. Le altre 3 aree si sbloccano progressivamente fino al raggiungimento del livello 11, superato il quale l’esperienza accumulata permette invece di accedere alle modalità extra. La più corposa è sicuramente il “Protocollo Maelstrom”, un’incursione speciale strutturata su 9 zone di difficoltà crescente in un’ambientazione che evolve di settimana in settimana e che propone una sfida elevato, un roster di Operatori ristretto tra cui scegliere e la necessità di completare tutti gli obiettivi, estrazione completa di tutti i partecipanti inclusa, per ottenere l’esperienza accumulata e scalare la classifica settimanale. In aggiunta a questa modalità sono presenti anche gli Incarichi, ovvero delle modalità speciali che variano periodicamente per offrire sfide sempre diverse ai giocatori. Al lancio sono disponibili la modalità Veterano, nel quale si gioca con hud ridotto al minimo, fuoco amico attivo e una modalità di ricarica che non consente di recuperare i colpi rimasti dentro un caricatore quando si decide di sostituirlo, la modalità “Stuzzicare il vespaio”, che vede la squadra attraversare aree ad altissima densità di Archei, e la modalità “Muro a Muro”, nella quale gli operatori devono passare di stanza sicura in stanza sicura affrontando orde via via sempre più agguerrite di creature. Nel prossimo futuro arriveranno anche gli Eventi di Crisi, ovvero delle modalità speciali a tempo che introdurranno via via nuovi Operatori e/o nuovi Protei, fornendo inoltre nuove informazioni sullo sviluppo della trama. Insomma, di carne a cuocere ce n’è davvero molta e Rainbow six Extraction promette di essere un titolo davvero molto appetitoso per gli amanti delle sfide e del genere cooperativo. A livello di gamplay nudo e crudo, il titolo si presenta come una versione alternativa del gameplay della saga principale. Le meccaniche da sparatutto tattico sono infatti rimaste praticamente invariate, così come le possibilità offerte al giocatore e le limitazioni. Gli operatori possono muoversi in posizione eretta, accucciarsi o sdraiarsi, con ovvie conseguenze sulla stabilità della mira. I personaggi possono poi sporgersi dai ripari o colpire i nemici attraverso pareti e strutture, generalmente dopo averli individuati tramite un gadget o tramite le torce UV in dotazione. Tutti gli Operatori hanno infine la possibilità di rinforzare porte, finestre e simili con strumenti più o meno avanzati, così da limitare per quanto possibile le possibilità di spostamento agli Archei. Questi ultimi, come ci si aspetterebbe da un parassita, si muovono in gruppo, attaccando senza troppe esitazioni gli Operatori dopo aver richiamato l’attenzione delle altre creature. Alla base della gerarchia ci sono i nidi, che da soli non rappresentano una minaccia. Lo diventano però nel momento in cui una delle creature infettate dal Chimera individua un operatore e li risveglia dando l’allarme. Essi raprresentano una minaccia poiché è da questi ultimi che iniziano a fuoriuscire nuove creature, che si sommano a quelle già presenti nella zona. Salendo di “grado” sono presenti Archei via via sempre più pericolosi e dotati di capacità uniche come gli “Occultatori”, che possono rendere invisibili gli altri Archei. Ciò che accomuna tutte le creature è la loro letalità, anche ai livelli di difficoltà più bassi. Bastano infatti pochi colpi per finire al tappeto o, senza andare troppo in là, per riportare ferite tali da compromettere l’esito dell’incursione e di quelle successive. Questa caratteristica, unita a una generale scarsità di cure e alla possibilità di essere rianimati solo una volta per incursione, sottolinea nuovamente la natura di Rainbow Six Extraction e la necessità di approcciarsi a questo episodio con la stessa mentalità richiesta dal capitolo precedente della saga. Esplorare le aree, anche utilizzando accessori e abilità speciali degli Operatori, è essenziale, così come lo è muoversi in maniera coordinata con gli altri membri del team, se presenti. Rainbow Six Extraction può infatti essere giocato in team composti da un massimo di tre Operatori controllati da altrettanti giocatori. Nel gioco non sono presenti bot e l’unica opzioni per avere un team al completo in assenza di compagni fidati è quello di affidarsi al matchmaking, che permette di trovare altri Operatori dello stesso livello interessati a un’incursione in una specifica location. In alternativa, si può sempre decidere di entrare in azione in coppia o, alla peggio, da soli. Il sistema di gioco adatta in modo dinamico la difficoltà e gli obiettivi per permettere a team di tutte le dimensioni di portare a termine le incursioni. A rendere più facile queste operazioni ci pensa il Buddy Pass, che consente a due amici che non possiedono il titolo di unirsi per 14 giorni indipendentemente dalla piattaforma da cui essi giocano.

A livello estetico Rainbow Six Extraction è un gioco leggero, semplice, quindi non offre meraviglie grafiche: anche su questo fronte si capisce alla perfezione come il punto di partenza sia Siege. Il gioco gira fluidissimo, è sempre stabile e pulito e, pur offrendo molte impostazioni, non presenta le più recenti feature grafiche come ray tracing, DLSS o Super Resolution, pur implementando il supporto nativo a NVIDIA Reflex. Che in un titolo come questo può valere moltissimo. A non convincere completamente è più che altro il design degli Archei: decisamente anonimo, molto derivativo da altri titoli del genere e poco ispirato al punto di essere, specie nelle prime ore di gioco, anche poco leggibile visto che non sempre si riesce a rendersi conto della tipologia di nemico che si sta per affrontare a colpo d’occhio. Un po’ di alti e bassi anche nel level design che pur presentando la stessa distruttibilità che ha reso famoso Siege e che può essere in molteplici occasioni utilizzata a proprio favore, si appiattisce molto negli interni, presentando poche differenze stilistiche tra le varie aree a disposizione. È chiaro come il focus dello sviluppatore abbia riguardato maggiormente la geometria delle varie strutture, così da offrire sfide equilibrate in funzione di un’ottima navigabilità degli scenari, però talvolta anche l’occhio vorrebbe la sua parte. Sempre belli e caratteristici gli operatori, i gadget e tutte le armi a disposizione. Su questo fronte, l’esperienza maturata dal team è semplicemente indiscutibile. Rainbow Six Extraction è inoltre completamente doppiato in italiano ed è incluso al lancio sul Game Pass sia PC che Xbox, oltre a essere perfettamente cross-platform tra tutte le versioni. Questo dovrebbe aiutare non poco un buon matchmaking. Tirando le somme possiamo senza dubbi dire che nonostante l’appartenenza a un genere particolarmente inflazionato in questo periodo, Rainbow Six Extraction riesce rapidamente a differenziarsi dalla concorrenza grazie a un gameplay più lento e mai caotico, ma non per questo meno stimolante o meno soddisfacente. Esplorare le ambientazioni in maniera coordinata, scambiarsi costantemente indicazioni sulla posizione dei nemici e risolvere le situazioni più intricate grazie a pochi movimenti ben organizzati regala infatti emozioni che nessun altro gioco di questo genere riesce a suscitare. A rendere ancora più interessante il pacchetto offerto dal nuovo titolo Ubisoft ci pensano il sistema di progressione e le modalità extra, che garantiscono al gioco una longevità più che soddisfacente per gli appassionati e che gettano ottime basi per lo sviluppo futuro. Sicuramente si poteva fare qualcosa di più sul fronte grafico per dare agli Archei e a tutto il comparto grafico una marcia extra, specie sugli hardware di ultima generazione, ma nel complesso il risultato è comunque più che buono e permette al titolo di entrare nell’olimpo degli sparatutto cooperativi di alto livello.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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I migliori videogiochi in uscita nel 2022

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Sarà un inizio dell’anno davvero entusiasmante per gli amanti dei videogiochi; da un po’ di tempo, infatti, le festività natalizie non sono più l’unico periodo designato per l’uscita dei blockbuster più importanti e così il primo trimestre dell’anno rappresenterà un momento particolarmente caldo per il lancio di numerosi titoli. In questo articolo cercheremo di elencare alcuni di quelli maggiormente attesi dagli appassionati, per console e non solo.

Già il mese di gennaio risulterà piuttosto consistente, a partire da uno dei giochi più amati, Elden Ring, che uscirà il 21 per PlayStation 4 e 5, Xbox e PC. Seguirà, il 28, Pokémon Legends Arceus per Nintendo Switch, ambientato in un’antica regione e realizzato in pieno stile action. Tra i giochi in uscita all’inizio del 2022 c’è anche Horizon Forbidden West, un’esclusiva della Sony che rappresenta il sequel di Guerrilla Games; la protagonista Aloy si ritroverà ancora una volta ad affrontare un mondo post-apocalittico, particolarmente ostile e governato da macchine; il gioco verrà lanciato il 18 febbraio per PlayStation 4 e PlayStation 5. Sempre a febbraio, ma il 25, uscirà il reboot di Violition Inc. dal titolo Saints Row; girerà su PS4 e 5, Xbox e computer e sarà ambientato in un mondo in cui ogni cosa è concessa e un gruppo di amici si troverà ad affrontare una realtà criminale, tra sparatorie e inseguimenti.

Anche marzo sarà piuttosto interessante, a partire dal lancio di un grande classico, Gran Turismo 7, in esclusiva per PlayStation 4 e PlayStation 5 dal 4 del mese. Il giorno successivo sarà la volta di un altro dei videogame più amati dai gamer, Grand Theft Auto V, che rappresenta forse il gioco del genere avventura “sparatutto” per eccellenza; girerà su tutte le piattaforme, dal PC alla PlayStation, passando per la potente console Xbox One. Il 16 marzo uscirà invece l’adventure Tunic, mentre il 25 sarà la volta del gioco di ruolo Tiny Tina’s Wonderlands. Il 28 aprile vedrà il lancio di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chernobyl, che sarà disponibile esclusivamente per computer e Xbox Series X|S; mentre il 24 maggio sarà la volta di un altro gioco di ruolo, Forspoken, che girerà esclusivamente su PlayStation 5.

Questo è soltanto un assaggio di ciò con cui gli appassionati di gaming potranno sbizzarrirsi nella prima parte dell’anno; le uscite sono infatti molto più numerose e toccano svariati generi. E quando parliamo di gaming non bisogna mai dimenticare che ci riferiamo a un mondo molto più ampio e che va oltre i giochi da console. Da diverso tempo, infatti, si registra una crescita costante delle piattaforme di casinò online, particolarmente apprezzate dagli amanti del genere per la possibilità di scegliere tra numerosi giochi e passatempi anche live. Quando ci si approccia a questo genere di attività, il consiglio è ovviamente sempre quello di fare una verifica accurata sui migliori casinò online tramite i siti di informazione che forniscono tutti i dettagli su chi possiede o meno la licenza ADM, sui vari sistemi di sicurezza, le certificazioni internazionali, la reputazione e, in generale, tutti quei dati che consentono al giocatore di divertirsi in piena tranquillità.

Anche le app per dispositivi mobile riscuotono ormai un grande successo tra chi ama avere sempre a disposizione qualcosa con cui giocare in ogni momento della giornata: dagli scacchi alle saghe come Candy Crash e Pokémon Go, classici oramai intramontabili e che, di anno in anno, continuano a registrare sempre più download.

Per concludere questa carrellata di titoli, vogliamo segnalare anche alcuni lanci più o meno confermati e previsti per la fine del 2022, più precisamente nel mese di novembre. L’11, ad esempio, sarà la volta di Starfield, un gioco di ruolo fantascientifico sviluppato da Bethesda e disponibile su PC e Xbox Series. Altri titoli in uscita, sebbene non sia stata ancora ufficializzata una data, sono A Plague Tale Requiem e Bayonetta 3, che verrà lanciato sulla piattaforma Nintendo Switch; e poi ancora God of War Ragnarok per PlayStation 4 e PlayStation 5, e il sequel del mitico The Legend of Zelda Breath of the Wild, di cui ancora non si conosce il titolo preciso e che verrà presentato su Nintendo Switch.

Questi sono, insomma, i migliori videogiochi in uscita nel 2022, che i gamer più accaniti non vedono l’ora di possedere. Altri titoli verranno sicuramente resi pubblici con il passare delle settimane e molte date saranno ufficializzate in maniera più precisa. È indubbio che sarà un 2022 all’insegna del divertimento, almeno dal punto di vista videoludico, tra novità e conferme, grandi attese e sorprese. Non resta dunque che fare il conto alla rovescia e arrivare a gennaio.

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Farming Simulator 22, tutti pazzi per l’agricoltura

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Farming Simulator 22 è l’ultimo capitolo della famosissima serie dedicata alla gestione di una azienda agricola in tutti i suoi aspetti. Con il nuovo capitolo, disponibile su PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e Google Stadia, chiunque può mettersi alla prova e scoprire il meraviglioso quanto complesso mondo dell’agricoltura e del commercio. Con uno sforzo produttivo completamente interno alla software house (Giants Software), il titolo si presenta all’appello in forma smagliante e con una interessante rassegna di novità contenutistiche. Dopo esserci messi al volante di trattori, irroratrici e mietitrebbie su Xbox Series X per molte ore, siamo pronti a proporvi la nostra recensione di Farming Simulator 22 e il nostro giudizio è davvero positivo. In questa nuova incarnazione della saga, gli aspiranti agricoltori possono decidere di piantare radici in tre differenti località: Elmcreek, nel Midwest americano, Haut-Beyleron, nel sud della Francia, ed Erlengrat, nel cuore delle Alpi. Le tre mappe propongono una buona varietà ambientale, e risultano ben caratterizzate, con una particolare menzione positiva per lo scenario d’ispirazione francese, che tra stradine di campagna, piccoli paesini, ponti di pietra e mongolfiere che si levano all’orizzonte è sicuramente quello che ci ha colpito di più. Dopo aver deciso l’aspetto del proprio avatar a partire da alcuni modelli predefiniti, è tempo di iniziare a lavorare. A seconda del proprio grado di esperienza con la saga gestionale, è possibile optare per tre differenti livelli di difficoltà. A seconda della scelta, come già accennato, ci si troverà ad iniziare l’avventura con già una buona dotazione di terreni e macchinari (oltre che con un corposo gruzzolo da parte) oppure a dover cominciare sostanzialmente da zero la propria attività. Inutile dire che per coloro che si avvicinano a Farming Simulator per la prima volta è caldamente consigliato di intraprendere la via più semplice, che consente di sperimentare con maggiore libertà la proposta contenutistica del gioco. In piena continuità con la storia della serie, Farming Simulator 22 non include alcun tipo di comparto narrativo, ma lascia invece completa libertà al giocatore su ogni fronte dell’esperienza. Spaziando tra agricoltura, allevamento e silvicoltura, i giocatori possono cimentarsi in una rosa di attività davvero molto ampia. Si vuole diventare maestri dell’appalto e ampliare progressivamente il proprio parco macchine per servire i colleghi contadini della regione? Si preferisce diventare magnati della produzione dei cereali, concentrarsi sull’allevamento di equini o specializzarsi nella crescita di aree boschive per la produzione di legname? Ognuna di queste opzioni, e infinite altre, è assolutamente possibile. Se da una parte una tale libertà potrebbe a primo acchito lasciare un po’spaesati, possiamo garantire che invece è proprio quest’ultima a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’esperienza proposta da Farming Simulator 22. Dopo le prime ore di gioco, quando le risorse inizieranno progressivamente ad aumentare, ci si trova senza rendersene conto a riflettere su quali passi intraprendere nelle giornate di lavoro che attendono il proprio alter ego virtuale, e vi assicuriamo che non mancheranno mai le cose da fare.

Una nota dolente sta nella mancanza di tutorial di gioco effettivi (lo start “tutorial” consiste in pochissimi passaggi, molto criptici, ed in una dotazione iniziale di attrezzi, soldi e campi), solo marginalmente coperta da una guida testuale precisa ma troppo sintetica. Imparare a giocare a Farming Simulator 22 può essere frustrante, soprattutto con un approccio offline e scevro da video-tutorial ed affini. Certo, una volta capite le meccaniche di guida, di utilizzo degli attrezzi e le diverse fasi di crescita dei raccolti, il risultato è garantito, ma arrivarci può essere duro. Soprattutto perché il gioco si prende il suo tempo: nonostante sia possibile velocizzare lo scorrere dei giorni allo stesso modo è impossibile velocizzare il lavoro. In poche parole, mentre il tempo scorre alla sua velocità massima, accelerando il ciclo giorno-notte, l’efficienza lavorativa di chi gioca sarà sempre la stessa, così come quella degli aiutanti. Non potrebbe essere diversamente, vista la natura simulativa dell’utilizzo dei diversi strumenti a disposizione, ma resta un problema non indifferente nel momento in cui si devono gestire campi di grosse dimensioni. Questa lentezza intrinseca trasforma il processo “tenta e sbaglia” in una piccola agonia, che consigliamo di sopportare nelle prime fasi di apprendimento, al fine di poter godere di un videogame comunque di grande pregio. Insomma, all’inizio si deve un po’ tribolare, ma chi saprà aspettare potrà godere di un titolo assolutamente in grado di dare soddisfazioni enormi. Ma che cosa porta dunque di nuovo Farming Simulator 22? In verità molte cose. Tra queste ultime spicca la canonizzazione di un vero e proprio calendario stagionale in-game. Originariamente introdotto dalla community con Mod dedicate, la feature è ora stata prevista dalla stessa Giants Software. Coerentemente con l’alternarsi di primavera, estate, autunno e inverno, i campi possono accogliere solamente alcune tipologie di raccolto, mentre le mappe di gioco si tingeranno di neve o dei colori dei fiori di campo. Una piacevole aggiunta che aggiunge spessore al gameplay, senza tuttavia creare vincoli eccessivi. I giocatori possono infatti modificare a piacimento la durata di ogni stagione, così da vivere Farming Simulator 22 con il ritmo che preferiscono. Un introduzione dunque interessante, che trova un buon accompagnamento nelle nuove opzioni di gestione dell’intera filiera produttiva. Quindi, con Farming Simulator 22, gli agricoltori virtuali possono decidere di vendere sul mercato i propri prodotti della terra, ma questa non è l’unica opzione possibile. Accumulando abbastanza terreni e risparmi, sarà infatti possibile ampliare le proprie attività, lavorando le materie prime e commerciando direttamente i prodotti finiti. Un esempio? Se si coltivano campi di vite e si dispone di un enorme carico d’uva matura, ora si può decidere di venderla semplicemente al miglior offerente, oppure di trasformarla in vino. Questa dinamica, pur non rivoluzionando l’esperienza, offre un interessante dinamismo all’economia in-game, oltre che un gradito ampliamento delle attività disponibili nel gioco. E proprio a tale proposito, il titolo è ricco di nuove colture. Ecco dunque entrare in gioco quindi le già citate viti, novità assoluta per la serie insieme agli ulivi. Sul fronte dell’allevamento, si possono invece citare l’interessante scelta di introdurre la pratica dell’apicoltura, che va ad affiancarsi ai tradizionali pascoli dedicati a cavalli, pecore, mucche e maiali. Le nuove colture si accompagnano immancabilmente a macchinari specifici, come i colossali veicoli necessari per la vendemmia, per un parco macchine davvero impressionante, nel quale ogni strumento agricolo è replicato sin nei minimi particolari. A cavallo tra novità e tradizione, Farming Simulator 22 introduce dunque una interessante selezione di aggiunte, che ogni giocatore può decidere di sfruttare liberamente. Anche in questo capitolo, permane infatti la possibilità di personalizzare ampiamente l’esperienza, includendo od escludendo singoli aspetti del gameplay del simulatore agreste. E a proposito di personalizzazione, segnaliamo che la politica di Giants Software nei confronti delle Mod non è assolutamente cambiata: c’è dunque da aspettarsi la consueta abbondanza di contenuti prodotti dalla community, anche su console.

La scelta degli sviluppatori di Farming Simulator 22, con un passo avanti richiesto a gran voce da tempo, è quella di lasciar divertire il giocatore con le diverse attività simulative garantendo la possibilità di gestire i numerosi campi acquistabili in maniera più gestionale. Questo macro-management è garantito dalla possibilità di teletrasportarsi all’interno dei punti di riferimento e di ogni veicolo posseduto, al fine di controllare lo stato di lavoro di quanto affidato agli aiutanti. Questi ultimi sono dei contadini a contratto, che lavoreranno per un corrispettivo orario con ogni tipo di compito da svolgere. Un concetto non banale: fino all’edizione 21 essi si limitavano ad utilizzare i macchinari indicati dal giocatore. Oggi invece è possibile accedere al pannello di controllo dedicato, creare delle task di vario genere (guida, trasporto, lavoro) e seguire su mappa in tempo reale il loro operato. Una scelta necessaria per far sopravvivere il brand ma ancora non sufficiente per portarlo a quei livelli gestionali necessari soprattutto dal mid/end-game. La IA ancora non brilla per autonomia, comportando blocchi continui nelle opere e nei trasporti, mentre l’aspetto economico di acquisto/vendita dei prodotti è ancora fin troppo rudimentale. Farming Simulator 22 segue un percorso prevedibile, voluto, ma timido rispetto alle potenzialità della saga. A questo si aggiunge un comparto tecnico che continua a fare semplicemente il suo lavoro e che non stupisce al cento per cento, eccellendo solo nella ricostruzione dei macchinari, fedele sia per gli esterni che per gli interni. Questa fedeltà si interrompe però nel momento di ammirare la “bellezza” della natura che circonda le proprietà, che migliora di anno in anno come rifinitura delle textures ma che rimane ancorata ad un’impalcatura visiva ormai piuttosto vecchiotta. Neanche le luci risultano migliorate in maniera particolare, con uno sbalzo tra giorno e notte mitigato da albe e tramonti davvero poco ispirati. Tirando le somme, non esitiamo nell’affermare che Farming Simulator 22 rappresenta al momento il capitolo più completo della serie. Per coloro che già hanno avuto modo di apprezzare il duro lavoro richiesto dai campi di Giants Software, dunque, è probabile che questa nuova incarnazione rappresenti un’ottima occasione per fare ritorno in fattoria. Trovandosi immediatamente a casa, i veterani della saga potranno rapidamente apprezzare le novità contenutistiche, senza troppe incertezze. Lo stesso non si può dire però dei novizi. La mole di veicoli, dinamiche e possibilità è infatti tale da avere un impatto inizialmente frustrante sui nuovi giocatori, e l’assenza di un tutorial dettagliato potrebbe scoraggiare i più. Intendiamoci, Farming Simulator 22 è un prodotto di buona fattura, come sempre è stato dal 2008 a questa parte e quest’anno la strada sembra solcare finalmente quel percorso, invocato da tempo, più gestionale e approfondito, almeno per quel che concerne le meccaniche gestionali e finanziarie. Il salto in avanti degli aiutanti è notevole, ma ancora troppo timido per costituire il cambio di passo necessario al brand per spiccare il volo, soprattutto alla luce del prezzo di acquisto non più irrisorio. In ogni caso, Farming Simulator 22 è un prodotto che diverte, complesso e appagante. Sicuramente piacerà di più agli appassionati del genere, ma con un po’ di pazienza chiunque può diventare un vero e proprio magnate dell’agricoltura.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro:8

Gameplay: 8,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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