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AstraZeneca, il vaccino cambia nome in “Vaxzevria”: tra le controindicazioni rari casi di trombosi

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Il vaccino anti-Covid di AstraZeneca ha cambiato il nome, in “Vaxzevria”. Il cambio di denominazione è stato all’approvato dall’Ema il 25 marzo a seguito di una richiesta da parte del gruppo farmaceutico anglo-svedese, si legge nel sito dell’agenzia europea del farmaco, in cui è stato pubblicato anche il nuovo bugiardino del farmaco.

Tra gli effetti collaterali, vengono aggiunti i rarissimi casi di trombosi.

Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego

Tracciabilità
Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale
somministrato devono essere chiaramente registrati.
Ipersensibilità e anafilassi
Devono essere sempre prontamente disponibili supervisione e cure mediche adeguate in caso di evento
anafilattico a seguito della somministrazione del vaccino. Si raccomanda un’attenta osservazione per
almeno 15 minuti dopo la vaccinazione. Non deve essere somministrata la seconda dose del vaccino a
coloro che hanno manifestato anafilassi alla prima dose di Vaxzevria.
Reazioni correlate all’ansia
Reazioni correlate all’ansia, comprese reazioni vasovagali (sincope), iperventilazione o reazioni
correlate allo stress, possono verificarsi in associazione alla vaccinazione come risposta psicogena
all’iniezione con ago. È importante che siano adottate precauzioni per evitare lesioni da svenimento.
Malattie concomitanti

La vaccinazione deve essere posticipata nei soggetti affetti da una malattia febbrile acuta severa o
infezione acuta. Tuttavia, la presenza di un’infezione minore e/o febbre lieve non deve ritardare la
vaccinazione.
Trombocitopenia e disturbi della coagulazione
È stata osservata molto raramente una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi
accompagnata da sanguinamento, in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. Ciò include casi severi
che si presentano come trombosi venosa, inclusi siti insoliti come trombosi del seno venoso cerebrale,
trombosi della vena mesenterica e trombosi arteriosa, concomitante con trombocitopenia. La maggior
parte di questi casi si è verificata entro i primi sette-quattordici giorni successivi alla vaccinazione e si
è verificata in donne di età inferiore a 55 anni. Tuttavia ciò potrebbe riflettere l’aumento dell’uso del
vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale.
Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di tromboembolia e/o
trombocitopenia. I soggetti vaccinati devono essere istruiti a consultare immediatamente un medico se
sviluppano sintomi quali respiro affannoso, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale
persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, chiunque manifesti sintomi neurologici tra cui cefalea severa
o persistente o visione offuscata dopo la vaccinazione oppure ecchimosi (petecchie) in una sede diversa
da quella della vaccinazione dopo alcuni giorni, deve consultare immediatamente un medico.
Rischio di sanguinamento con somministrazione intramuscolare Come per altre iniezioni intramuscolari, il vaccino deve essere somministrato con cautela in soggetti che
ricevono terapia anticoagulante o che sono affetti da trombocitopenia o da qualsiasi disturbo della
coagulazione (come l’emofilia), poiché in questi soggetti possono verificarsi sanguinamento o
formazione di lividi a seguito della somministrazione per via intramuscolare.
Soggetti immunocompromessi
L’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti
immunocompromessi, compresi coloro che ricevono terapia immunosoppressiva. L’efficacia di
Vaxzevria può essere inferiore nei soggetti immunosoppressi.
Durata della protezione
La durata della protezione offerta dal vaccino non è nota in quanto è ancora in fase di determinazione
dagli studi clinici in corso.

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Roma, ospedale San Giovanni Addolorata: inaugurato il reparto ristrutturato di medicina interna ad alta intensità di cura

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L’assessore D’Amato ha consegnato gli attestati di benemerenza agli operatori impegnati nella lotta contro il covid

ROMA – Stamattina l’Assessore alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha consegnato un attestato di benemerenza a una rappresentanza del personale dell’Azienda impegnato in prima linea nella lotta contro la pandemia. La cerimonia si è svolta presso la Sala Folchi del complesso monumentale del San Giovanni Addolorata alla presenza della Direzione Strategica dell’Azienda e di 60 professionisti e operatori in rappresentanza dei 714 che hanno ricevuto la benemerenza.

Un riconoscimento speciale per ringraziare medici, infermieri, operatori per l’impegno profuso nei mesi più difficili della pandemia, per la dedizione, professionalità, umanità dimostrate nell’assistenza fornita senza sosta ai pazienti colpiti. 

Nel corso della visita dell’Assessore al San Giovanni si è svolta anche l’inaugurazione del nuovo reparto di “Medicina Interna ad Alta Intensità di Cura” dell’ospedale, adiacente al Pronto Soccorso e destinato ai pazienti acuti più complessi che necessitano di ricovero, ristrutturato con i fondi destinati a potenziare Rete Ospedaliera regionale al fine di contrastare gli eventi pandemici (D.L. 34/2020 del 19 maggio 2020, convertito in legge n. 77 del 17 luglio 2020). 

Nello specifico il finanziamento ha reso possibile:  

  • la realizzazione di 8 nuovi posti di terapia sub-intensiva 
  • la riqualificazione, edile ed impiantistica, delle 8 postazioni di terapia sub-intensiva già esistenti nel reparto 
  • l’adeguamento del reparto e dei suoi servizi ancillari ai requisiti previsti dal DCA U0008 del 10.02.2011 e s.m.i.  

    Grazie ai lavori eseguiti, pertanto, il reparto può disporre oggi di 24 posti letto in totale: 8 ordinari per acuto e 16 di terapia sub–intensiva, di cui 2 isolati. 

    Gli impianti elettrici, elettronici, rilevazione incendi, gas medicinali e di ventilazione e condizionamento sono stati completamente rinnovati; in particolare l’impianto di ventilazione e condizionamento delle stanze di degenza sub–intensiva è stato concepito per garantire un trattamento differenziale delle pressioni interne, che possono essere fatte variare da positive a negative in funzione della tipologia dei pazienti da trattare. 

    “Oggi – ha commentato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – ho avuto il piacere di partecipare a due eventi diversi ma collegati. Il primo è la consegna degli attestati di benemerenza al personale sanitario che si è distinto e continua a distinguersi per l’impegno nella lotta al Covid; l’altro è l’inaugurazione del nuovo reparto di Medicina Interna ad Alta Intensità di Cura del San Giovanni. I due eventi sono legati, perché entrambi simboleggiano la continuità nell’impegno, nel duro lavoro e nell’innovazione del nostro Sistema Sanitario Regionale, per garantire ai nostri cittadini sempre un alto livello di qualità nei servizi erogati.” 

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Economia e Finanza

Smartphone e tecnologia dietro il boom del gioco digitale

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80 milioni di smartphone per 60 milioni di abitanti: è questo l’incredibile primato tutto italiano, dove i device sono in maggioranza rispetto alla popolazione. I dispositivi che hanno praticamente cambiato l’esistenza del mondo sono in ascesa perenne ed hanno rivoluzionato anche l’ordinaria vita quotidiana del Belpaese.

A dare così grande lustro a questi dispositivi è stata soprattutto la tecnologia, con tutto ciò che ne è derivato. Dalla rete 3G dei primi smartphone all’arrivo del 5G, pronto a proiettare questi dispositivi su un’altra dimensione. Più potenti, più performanti, più idonei per le sfide del nuovo decennio apertosi con la sfida del Covid-19 e la digitalizzazione da raggiungere in fretta e furia nel minor tempo possibile. Pensare ad un presente ed un futuro senza smartphone non è più ammissibile ed i prossimi anni saranno ancora più caratterizzati da questi dispositivi e dalle migliorie che essi apporteranno.

Velocità, accessibilità, portabilità. E poi Intelligenza Artificiale e Machine Learning, oltre a tutte le migliorie destinate ad investire un mercato pronto ad un altro, ennesimo salto di qualità. Ma a cosa servono gli smartphone e come vengono utilizzati? Quasi il doppio della popolazione ne ha uno e del totale circa 50 milioni utilizzano internet, trentacinque dei quali solo per i social network per circa due ore al giorno. Il tempo maggiore viene trascorso su piattaforme streaming video (3 ore e 7 minuti di media). Altro tempo viene dedicato ad un’ora di streaming musicale. Infine 49 minuti di svago al giorno sono per le piattaforme online di gaming o sui casinò online.

Questi ultimi sintetizzano al meglio le novità tecnologiche dell’ultimo ventennio e dagli smartphone hanno acquisito linfa nuova per un’ulteriore crescita. Grazie alle app, infatti, i casinò online hanno ottenuto una nuova fetta di clienti, in particolar modo tra i più giovani. A questo sono state aggiunte delle novità in termini di marketing che i casinò hanno allestito per la fidelizzazione dei clienti. La più importante di queste pratiche è quella dei bonus dei casinò. Poi il resto viene da sé: i casinò online concentrano il meglio della tecnologia, con un gameplay di prim’ordine ed un comparto visivo e sonoro all’altezza della situazione. La realtà aumentata ha fatto poi il resto, assottigliando le già poche differenze che intercorrevano tra i casinò e le classiche console da gioco. Con il boom del canale online, questi settori sono destinati ancora di più a crescere ed implementare le proprie funzioni. Il mondo dell’intrattenimento, insomma, va tenuto sott’occhio nel prossimo futuro.

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Cronaca

Lago di Garda, la traversata di uno psichiatra di 76 anni: torniamo a vivere dopo il Covid

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L’intervista rilasciata a TG com 24

Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe. “Ho visto la morte in faccia, ora rinasco”, dice a Tgcom24

A 76 anni ha deciso di fare il giro del Lago di Garda a nuoto per lasciarsi alle spalle il Covid e “rinascere”. Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe giornaliere del periplo che farà, per un totale di 140 chilometri, nuotando a dorso e stile libero. “Non è una competizione, una gara – spiega a Tgcom24. – Ad ogni bracciata guardo al futuro da persona viva e vitale, così come progettavo di fare durante la malattia”.

Come si sente dopo la prima nuotata?
“Dico la verità, avrei voluto proseguire, ma poi mia figlia Charlotte, che è il mio preparatore atletico, e l’amico Mario, che mi segue in barca per darmi la rotta, mi hanno consigliato di fermarmi, perché ho bisogno di energie anche per domani e per le prossime due settimane. Certo, 40 anni fa ci avrei messo di meno, ma mi accontento delle quasi 5 ore di oggi necessarie per coprire i primi 10 chilometri”.

Cosa è già riuscito a lasciarsi alle spalle dopo le prime bracciate?
“L’idea di questa impresa è nata in un momento molto brutto, perché ammalandomi di Covid ho visto la morte in faccia. Era il 20 marzo 2020 quando ero il numero 34 sotto il tendone degli Spedali civili di Brescia. Ho provato angoscia anche nel post ricovero: io psichiatra ero vittima del disturbo post-traumatico da stress. Non dovevo farlo diventare cronico e ho pensato che desiderare di compiere un’impresa alla mia età mi avrebbe fatto sentire vivo. Così, durante la quarantena, ho progettato questo periplo, allenandomi a casa, perché non volevo solo superare un trauma ma tornare diverso, un altro Camillo. E con le prime bracciate devo dire che ho potuto staccare dal mondo e dal lavoro”.

Come si è preparato atleticamente?
“A casa e in palestra da mia figlia una volta guarito. Ma durante la malattia e in attesa di negativizzarmi facevo tanta ginnastica respiratoria. Sa, al liceo ero un campioncino di nuoto, avrei dovuto partecipare alle Olimpiadi del ’64, ma ho dovuto ubbidire a mio padre e quindi rinunciare all’evento per conseguire la Maturità”.

Che messaggio vuole lanciare con questa impresa?
“Non voglio solo far promozione al Lago di Garda, ma voglio far capire che è importante tornare a vivere e fare sport, dopo il Covid. E soprattutto mi rivolgo ai miei coetanei. Li aspetto, con tanti altri giovani e adulti, l’anno prossimo, per il periplo di gruppo che organizzerò. Non bisogna lasciarsi andare, come succede spesso nella terza età, quando molti stanno davanti alla tv e l’unico movimento che fanno è quello del pollice per cambiare canale”.

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