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Bankitalia, 6 mozioni contro Visco: approvata quella del Pd

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Dai 5 Stelle alla Lega, da Scelta civica e verdiniani fino al Pd: è trasversale il fronte che si è creato in Parlamento contro la riconferma alla guida di Bankitalia dell’attuale governatore, Ignazio Visco.

Tutte le mozioni presentate alla Camera e votate nella seduta di martedì scorso, 17 ottobre avevano infatti come obiettivo un cambio al vertice di palazzo Koch. A eccezione di quella presentata da Sinistra italiana che, pur sottolineando ed evidenziando le responsabilità in capo all’Istituto di via Nazionale per la mancata o inefficace azione di controllo, chiede che Visco venga riconfermato per un anno, così da lasciare al nuovo esecutivo il compito di nominare un altro governatore. Tutte le altre mozioni, invece, prendono di mira il ruolo svolto (o non svolto) da Visco, seppur con sfumature e toni diversi, chiedendone di fatto la testa. Anzi, Fratelli d’Italia si è spinto oltre, chiedendone ufficialmente le dimissioni anticipate. Solo la mozione del Pd è stata approvata, le altre 5 – votate per parti separate – sono state tutte respinte dall’Assemblea.

 

L’Aula di Montecitorio ha quindi discusso e votato 6 diverse mozioni: tre di queste, e precisamente quella targata 5 Stelle, quella a prima firma Sinistra italiane e quella della Lega, erano già da tempo calendarizzate. Le altre tre (una di Fratelli d’Italia, e le altre due di Scelta civica e Pd) sono state aggiunte successivamente. Non solo. La mozione del Pd – nella quale non compare mai il nome di Ignazio Visco – ha subito nel corso della seduta una modifica del testo su richiesta del governo (per voce del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta), riformulazione accettata dai proponenti (la prima firmataria era la deputata dem Silvia Fregolent). Il nuovo testo targato Pd, come è ormai noto, risultava ‘ammorbidito’ dopo l’intervento dell’esecutivo rispetto alla versione originaria, ma la sostanza non cambiava: i dem infatti hanno chiesto al governo l’impegno a “individuare la figura piu’ idonea a garantire nuova fiducia” nella Banca d’Italia.

 

La mozione del Pd In merito alla nomina del governatore di Bankitalia, nel testo si sottolinea che “si tratta di una scelta particolarmente delicata in considerazione del fatto che l’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate e sulle quali si pronuncieranno gli organi competenti, ivi compresa la Commissione d’inchiesta all’uopo istituita, avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie”.

Sempre nella premessa della mozione targata Pd, si aggiunge: “Rilevato che le predette situazioni dl crisi dl crisi o di dissesto hanno costretto il Governo e il Parlamento ad approvare interventi straordinari per tutelare, anche attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche, i risparmiatori e salvaguardare la stabilità finanziaria, in assenza dei quali si sarebbero determinati effetti drammatici sull’intero sistema bancario, sul risparmio dei cittadini, sul credito al sistema produttivo e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali”, si impegna il Governo “ad adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un maggiore clima dl fiducia dei cittadini nei confronti del sistema creditizio, individuando a tal fine, nell’ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’Istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d’Italia negli anni piu’ recenti”. Dopo l’intervento del governo, scompare la frase: le situazioni di crisi o di dissesto di banche “avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una piu’ incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie”.

 

La mozione del Movimento Cinque Stelle Nel testo dei pentastellati l’attacco a Visco è palese: “a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, nell’ultimo decennio Banca d’Italia non solo avrebbe esercitato un controllo carente su determinate gestioni del credito e del risparmio che hanno rivelato – come accertato da indagini giudiziarie – la sussistenza di condotte in violazione della legge, ma avrebbe anche scelto, per il ruolo di commissari, soggetti considerabili ‘fiduciari’, i quali in alcuni casi sarebbero apparsi soliti portare liquidità di piccoli istituti a banche vicine ai suddetti, invece di risanare quelle loro assegnate; la sopra citata mala gestione del credito e del risparmio avrebbe contribuito a determinare numerosi casi di crac finanziario (ben 7 negli ultimi 9 anni), che avrebbero a loro volta determinato perdite, per risparmiatori, utenti e lavoratori che ammonterebbero a circa 110 miliardi di euro”. Viste le premesse, i 5 Stelle impegnano il governo “in sede di deliberazione sulla proposta di nomina per la carica di Governatore della Banca d’Italia, valutate le circostanze descritte e le relative responsabilità, ad escludere l’ipotesi di proporre la conferma del Governatore in carica, Ignazio Visco”.

La mozione della Lega Il tenore della mozione del Carroccio è molto simile a quelal dei pentastellati, anche se i leghisti parlano più in generale di responsabilità in capo alla “governance” di Bankitalia. La mozione si conclude con la richiesta rivolta al governo di impegnarsi, “tenuto conto delle responsabilità della governance dell’Istituto nazionale nella gestione e nella vigilanza del sistema bancario, a non avanzare, in sede di proposta di nomina del Governatore della Banca d’Italia in scadenza il 1 novembre 2017, la riconferma dell’attuale Governatore, Ignazio Visco”.

 

La mozione di Sinistra Italiana Come spiegato in precedenza, i contenuti di questa mozione si discostano in alcuni punti da quelli degli altri documenti. Pur ammettendo quanto sia “difficile immaginare che chi è istituzionalmente preposto a vigilare non avrebbe potuto evitare l’irreparabile”, Sinistra italiana chiede al governo – visto che “le vicissitudini che hanno segnato il sistema bancario degli ultimi anni stanno accompagnando tutte le discussioni sulla successione al vertice della Banca d’Italia” – di “prorogare di un anno la scadenza dell’attuale mandato del Governatore ed arrivare ad una nomina che abbia la necessaria legittimazione politica e sia, pertanto, espressione di un Parlamento ed un Governo frutto delle imminenti elezioni”. Inoltre, il governo deve “promuovere le necessarie modifiche normative atte a coinvolgere le competenti commissioni di Camera e Senato nel processo di nomina del Governatore della Banca d’Italia”.

 

La mozione di Scelta Civica – Ala La mozione a prima firma Enrico Zanetti chiede sì che non venga riconfermato Visco, ma evidenzia anche il rischio che, “pur di fronte a fatti così gravi e così drammatici, le accuse a scatola chiusa verso fondamentali istituzioni del Paese siano profondamente sbagliate, esattamente come lo sono le difese a scatola chiusa: di qui l’opportunità di aprire la ‘scatola’ mediante il lavoro della Commissione bicamerale d’inchiesta”. Detto questo, Scelta civica e i verdiniani chiedono che il governo si impegni “a favorire scelte di ricambio e non gia’ di conferma nella carica”.

La mozione di Fratelli d’Italia Il testo parla chiaramente delle “responsabilità di Bankitalia dovute alla insufficiente attività di vigilanza e, quindi, alla incapacità di garantire la stabilita’ del sistema bancario e finanziario”. Per questo, FdI chiede l’impegno del governo a “non proporre la conferma del mandato al governatore della Banca d’Italia e ad adottare le iniziative piu’ opportune affinché l’istituto possa svolgere al meglio le funzioni ad esso assegnate, garantendo la tutela del risparmio e tutelando i cittadini”. Nell’intervento in Aula, Walter Rizzetto, deputato FdI, ha chiesto espressamente le dimissioni di Visco.

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Giorgetti: “Situazione migliora, maggio sarà mese di riaperture”

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“La decisione sulle riaperture sarà presa probabilmente la prossima settimana dal Consiglio dei ministri”. Così il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, durante l’incontro al Mise con i rappresentanti di Fipe-Confcommercio, ricevuti dopo l’assemblea straordinaria organizzata in piazza San Silvestro a Roma in collegamento con 21 piazze d’Italia.

Il ministro, pur precisando che non è possibile indicare con certezza una data per le riaperture, ha però sottolineato che gli indicatori stanno migliorando e che “presumibilmente maggio sarà un mese di riaperture”.

Riaprire in sicurezza ristoranti a pranzo e a cena sfruttando gli spazi all’aperto. E’ questa l’ipotesi contenuta nella bozza delle linee guida sulle riaperture, che le Regioni – a quanto si apprende – sottoporranno giovedì al Governo alla Conferenza Stato-Regioni e che confermano le misure di protezione già in atto. Secondo il documento – che aggiorna le linee allegate al Dpcm di marzo – tali indicazioni dovranno essere compatibili col miglioramento dei dati, anche alla luce di una revisione dei parametri di valutazione. Parallelamente, si prevede anche una regolazione della ripartenza di palestre, cinema, teatri e musei.

Un gruppo di coordinamento delle Regioni sta lavorando anche ad una proposta per la revisione o aggiornamento dei parametri sulla valutazione del rischio epidemiologico attualmente in vigore. Tra le ipotesi c’è quella di inserire, tra i parametri, il numero di somministrazioni effettuate nelle singole Regioni. La prima bozza potrebbe essere presentata giovedìal Governo per un primo confronto alla Conferenza Stato-Regioni, quando dovrebbero anche essere anche presentate le linee guida sulla riapertura di attività economiche, condizionate proprio al miglioramento dei dati e alla luce di una revisione dei parametri.

“Io sono a favore di riaperture. Abbiamo dati in miglioramento, l’R0 è sceso, verosimilmente anche in questa settimana continuerà a scendere”. Quindi, “consolidando i risultati, a partire dal primo di maggio possiamo parlare di riaperture”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, durante la trasmissione Agorà su Rai 3, sottolineando però che “dobbiamo controllare i dati e conservare quanto abbiamo guadagnato, per non rischiare di richiudere subito”.

“Un rallentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell’epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità”. Lo scrivono al governo diverse sigle sindacali mediche. Per le organizzazioni di lavoratori, “ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da Covid-19”.

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Contratto Rider, Arenare (Sinlai): “La toppa è peggio del buco”

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Dopo polemiche e proteste dei rider, un settore che più di altri è cresciuto ed è diventato centrale durante l’emergenza sanitaria, si è arrivati ad un accordo tra sindacati e JustEat, finalizzato ad inquadrare questi lavoratori nel contratto Trasporto merci e Logistica.

Tuttavia la soluzione sembra tutt’altro che soddisfacente, ai fini di dare dignità al comparto. A denunciarlo è Valerio Arenare, segretario nazionale del Sinlai: “Mi verrebbe da dire che la toppa è peggio del buco. Questo contratto, infatti, è pieno di criticità: innanzitutto prevede i rider come lavoratori part-time a 10 ore settimanali, per uno stipendio totale di 200 euro; inoltre esclude dalla copertura coloro che abbiano la macchina. Ciò – continua Arenare – ha fatto sí che la maggior parte dei rider voglia restare autonoma, rivendicando il diritto a lavorare di più e, ciononostante, ad essere tutelato”.

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Ddl Zan – legge contro l’omofobia, Luca Maria Lo Muzio Lezza (Volt Italia): “Ecco perchè è necessaria” – L’intervista

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La proposta di legge contro l’omofobia del deputato Pd Alessandro Zan è stata approvata in prima lettura dalla Camera dopo mesi di emendamenti e polemiche. Ora se passerà anche al Senato l’articolo 604 del codice penale sarà modificato.

La proposta di legge introduce la specifica del reato contro chi istiga e chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” prevedendo pene fino a 4 anni di carcere. Si istituirebbero poi iniziative, da svolgere ogni 17 maggio nel corso della giornata nazionale contro l’omofobia, dedicate alla promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi delle discriminazioni.

Il ddl prevede anche che le scuole di ogni ordine e grado dovranno inserire nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni. Infine la destinazione di 4 milioni l’anno per dei centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, ed anche alloggio e vitto alle vittime dei reati di odio e discriminazione.

Il video servizio sul ddl Zan trasmesso a Officina Stampa del 25/03/2021

La battaglia parlamentare per l’approvazione di questa legge si sposta ora al Senato dove i numeri della maggioranza a favore saranno molto più limitati e, se saranno apportati emendamenti, il testo dovrà necessariamente tornare al vaglio della Camera.

L’intervista a Luca Maria Lo Muzio Lezza – Regional Lead Lazio Volt Italia

Officina Stampa del 25/03/2021 – L’Intervista

Una legge inutile per le forze di centrodestra e per la CEI che ritengono le attuali norme già in grado di colpire episodi di discriminazione e di violenza, anche di questo tipo ad esempio inserendo le aggravanti “per futili motivi”, senza dunque dover introdurre una legge apposita che sarebbe orientata ideologicamente ad imporre un punto di vista sulla realtà, cancellando di fatto posizioni differenti. In pratica si lamenta il solito pericolo dell’interpretazione della legge da parte del giudicante esponendo così legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia.
Se si afferma che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma si è omofobi oppure no? Se si sostiene che non è legittimo “reperire” all’ estero un figlio partorito su commessa da una donna si è omofobi o no?

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