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Cancro, individuate cellule killer in grado di sconfiggere qualsiasi tipo di tumore

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Alcuni ricercatori dell’Università britannica di Cardiff hanno individuato le nuove cellule immunitarie grazie alla tecnica che taglia e incolla il Dna, la Crispr. Queste cellule sono capaci di colpire a colpo sicuro ogni forma di tumore, risparmiando le cellule sane: si tratta delle nuove cellule immunitarie sulla cui superficie si trova un recettore potenzialmente in grado di riconoscere cellule tumorali di tipo diverso.

Si aprono dunque “interessanti opportunità” per forme di immunoterapia “globali” finora ritenute impossibili.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE IL VIDEO SERVIZIO

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 23/01/2020

Queste cellule killer appartengono alla famiglia del sistema immunitario, i linfociti T, e grazie al recettore che si trova sulla loro superficie, si riescono a distinguere le cellule sane da quelle tumorali al punto da uccidere soltanto quelle cattive.

Nessuna discriminazione, invece, per le cellule tumorali in generale: il recettore è in grado di colpire tumori solidi e liquidi. I primi esperimenti condotti in laboratorio sono interessanti: le nuove cellule T hanno dimostrato di riuscire a riconoscere e uccidere i tumori di polmoni, pelle, colon, seno, ossa, prostata, ovaie, reni e cervice uterina. In tutti gli esperimenti, inoltre, hanno aggredito esclusivamente cellule tumorali, ignorando completamente quelle sane. Positivi anche i risultati preliminari ottenuti nei topi modificati con cellule tumorali umane e sistema immunitario umano.

Editoriali

Un anno senza Silvio Berlusconi

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Era il maggio del 2016, mancavano pochi giorni alla sfida tra Beppe Sala e Stefano Parisi candidati sindaco di Milano.
Io ero un “semplice” candidato nel municipio 8 ove ero residente.
Una serata elettorale come tante io, ovviamente, giacca e cravatta come “protocollo detta”.
Si avvicina un amico e mi fa: vuoi venire a salutare il presidente?
Io tentenno – non lo nascondo, mi vergognavo un po’ – lo seguo entro in una stanza.
Presenti lui, il presidente, Maria Stella Gelmini, il mio amico ed un altro paio di persone.
Presidente lui è Massimiliano Baglioni è uno dei candidati del nostro schieramento, dice il mio amico.
Il presidente mi stringe la mano mi saluta e con un sorriso smagliante mi chiede:
Cosa pensa di me?
Ed io, mai avuti peli sulla lingua, rispondo:
Presidente non mi è particolarmente simpatico, lo ammetto, ma apprezzo in Lei quella Follia che ci unisce in Erasmo da Rotterdam.
Sorride si gira verso la Gelmini e dice:
Mary segna il numero di questo ragazzo, mi piace perché dice ciò che pensa.
Si toglie lo stemma di Forza Italia che aveva sulla giacca e lo appende sulla mia.
Non lo nascondo: sono diventato rosso.

Oggi, ad un anno dalla morte di Silvio Berlusconi riapro il cassetto della mia memoria per ricordare questo italiano che ha fatto della Follia un impero economico, una fede calcistica, una galassia di telecomunicazioni.
Conservo con cura quella spilla simbolo di  un sogno, simbolo di libertà.
Grazie ancora, presidente, ma si ricordi: non mi è, ancora oggi, simpatico.

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Editoriali

L’appetito vien mangiando, ma attenzione a non strozzarsi… in politica

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Il cammino politico attento a non commettere gli stessi errori di Renzi e dei Cinque Stelle di Giorgia Meloni

“L’appetito vien mangiando, ma attenti a non strozzarvi”. Questo antico adagio popolare trova una sorprendente applicazione anche nel mondo della politica, dove l’ambizione e il desiderio di potere possono facilmente trasformarsi in arroganza e sconsideratezza. La politica italiana, ricca di personaggi ambiziosi e di colpi di scena, offre numerosi esempi di come il troppo desiderio di avanzare rapidamente può portare a rovinosi fallimenti.

L’ambizione politica: un’arma a doppio taglio

L’ambizione è una qualità essenziale per chiunque voglia intraprendere una carriera politica di successo. Essa motiva i leader a lottare per il potere, a prendere decisioni coraggiose e a perseguire il cambiamento. Tuttavia, quando l’ambizione diventa smodata, può portare a comportamenti rischiosi e ad azioni avventate che possono compromettere la carriera di un politico e la fiducia degli elettori.

I casi emblematici della politica italiana

La storia politica italiana è costellata di figure che hanno cercato di avanzare troppo rapidamente, solo per trovarsi a dover affrontare conseguenze disastrose. Uno degli esempi più noti è quello di Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano negli anni ’80. Craxi riuscì a raggiungere il culmine del potere, ma la sua caduta fu altrettanto spettacolare a causa degli scandali di Tangentopoli, che svelarono un vasto sistema di corruzione.

Un altro esempio recente è quello di Matteo Renzi. Dopo aver scalato rapidamente i ranghi del Partito Democratico e aver assunto la carica di Presidente del Consiglio nel 2014, Renzi tentò una riforma costituzionale ambiziosa. Tuttavia, il suo approccio deciso e a volte arrogante contribuì al fallimento del referendum del 2016, portando alle sue dimissioni e a una drastica riduzione della sua influenza politica.

L’equilibrio tra ambizione e prudenza

La lezione da trarre è che in politica, come nella vita, l’equilibrio è fondamentale. L’ambizione deve essere temperata dalla prudenza e dalla consapevolezza dei propri limiti. La politica è un campo minato di sfide complesse e di equilibri delicati, dove ogni mossa deve essere calcolata con attenzione.

Per i politici emergenti, è cruciale imparare a gestire le proprie aspirazioni in modo realistico, costruendo alleanze solide e mantenendo sempre un occhio vigile sulle conseguenze a lungo termine delle proprie azioni. La capacità di ascoltare e di negoziare è altrettanto importante quanto la determinazione e la visione strategica.

Il ruolo della fiducia pubblica

Un altro aspetto fondamentale è la fiducia pubblica. I cittadini sono sempre più attenti e critici nei confronti dei loro leader politici. La trasparenza, l’integrità e la coerenza sono qualità indispensabili per mantenere il sostegno degli elettori. Quando i politici si lasciano trasportare dalla propria ambizione senza considerare l’opinione pubblica, rischiano di perdere il contatto con la realtà e di alienarsi il proprio elettorato.

“L’appetito vien mangiando, ma attenti a non strozzarvi”. Questo detto ci ricorda che la strada verso il successo politico è disseminata di insidie e che l’ambizione sfrenata può facilmente trasformarsi in rovina. I leader politici devono trovare un equilibrio tra il desiderio di potere e la necessità di agire con prudenza e responsabilità.

La politica italiana, con la sua ricca storia di ascese e cadute, ci offre lezioni preziose su come navigare le complesse dinamiche del potere. In un’epoca in cui la fiducia pubblica è fondamentale, i politici devono ricordare che il vero successo non si misura solo con la conquista del potere, ma con la capacità di mantenerlo attraverso la saggezza, l’integrità e il rispetto per gli elettori.

Giorgia Meloni: un cammino politico attento a non commettere gli stessi errori di Renzi e dei Cinque Stelle

La politica italiana è un terreno insidioso, pieno di trappole e di sfide complesse. Tra i suoi attori principali, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e attuale Presidente del Consiglio, ha saputo navigare con abilità e prudenza, imparando dalle esperienze passate di altri leader, come Matteo Renzi e il Movimento Cinque Stelle, per evitare gli stessi errori.

Un’ascesa ponderata

Giorgia Meloni ha iniziato la sua carriera politica nei ranghi della destra italiana, passando per il Fronte della Gioventù e Alleanza Nazionale, fino a fondare Fratelli d’Italia nel 2012. La sua ascesa non è stata frenetica, ma ben ponderata. A differenza di Matteo Renzi, che è passato rapidamente dal ruolo di sindaco di Firenze alla presidenza del Consiglio nel 2014, Meloni ha costruito con pazienza una solida base di sostegno all’interno del suo partito e tra gli elettori di destra.

Evitare l’arroganza del potere

Uno degli errori più grandi di Renzi è stato l’eccesso di sicurezza e l’arroganza con cui ha tentato di riformare la costituzione italiana, portando al fallimento del referendum del 2016 e alla sua conseguente caduta. Meloni, al contrario, ha mostrato una maggiore prudenza. Sebbene abbia una visione chiara e ambiziosa per l’Italia, ha evitato di forzare cambiamenti drastici senza prima assicurarsi un ampio consenso. Questo approccio le ha permesso di mantenere la stabilità del suo governo e di evitare le trappole dell’eccesso di ambizione.

Una comunicazione più efficace

Il Movimento Cinque Stelle ha inizialmente guadagnato consensi grazie a una retorica populista e a promesse di cambiamento radicale. Tuttavia, la loro inesperienza politica e la mancanza di coerenza hanno portato a una perdita di credibilità. Meloni ha imparato da questi errori, adottando una strategia di comunicazione più efficace e coerente. Ha saputo bilanciare promesse ambiziose con un linguaggio realistico, mantenendo una linea politica chiara e comprensibile per gli elettori.

Costruire alleanze solide

Uno dei punti di forza di Meloni è stata la capacità di costruire e mantenere alleanze politiche solide. A differenza dei Cinque Stelle, che hanno avuto difficoltà a navigare nelle coalizioni e nelle alleanze, Meloni ha lavorato per consolidare rapporti duraturi sia a livello nazionale che internazionale. La sua alleanza con la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi ha permesso al centrodestra di presentarsi come un blocco compatto e forte, capace di affrontare le sfide governative con maggiore stabilità.

Meloni ha posto un’attenzione particolare alla fiducia pubblica, consapevole che la trasparenza e la coerenza sono essenziali per mantenere il sostegno degli elettori. Ha evitato scandali e controversie che hanno segnato altre forze politiche, mantenendo una gestione rigorosa e responsabile del suo partito e del governo.

Giorgia Meloni rappresenta un esempio di come l’esperienza e la prudenza possano fare la differenza in politica. Imparando dagli errori di Matteo Renzi e del Movimento Cinque Stelle, ha saputo costruire un percorso politico solido e coerente. Il suo approccio attento e misurato le ha permesso di evitare le insidie dell’eccessiva ambizione e della mancanza di coerenza, mantenendo la fiducia degli elettori e la stabilità del governo.

In un panorama politico complesso e mutevole, la strategia di Meloni potrebbe rappresentare un modello per i futuri leader, dimostrando che il vero successo in politica non si misura solo con la rapidità dell’ascesa al potere, ma con la capacità di mantenerlo attraverso saggezza, integrità e rispetto per gli elettori.

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Castelli Romani

Frascati, Libri in Osteria: Riccardo Cucchi presenta i suoi libri

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Ieri sera in una piazza dell’Olmo piena all’inverosimile la “padrona di casa” l’elegantissima, come sempre, Emanuela Bruni ha dato il via alla serata, accompagnato dalla superba professionalità e simpatia di Giampiero Cacciato, facendoci ascoltare la sigla di “Tutto il calcio minuto per minuto” la trasmissione radiofonica per eccellenza che ha accompagnato le storie e le domeniche di tutti noi, donne e uomini, amanti di quello che è definito “il gioco più bello del mondo”: il calcio.
L’ospite è un sorridentissimo Riccardo Cucchi, voce storica di Radio Rai.
Anche stavolta, quasi una combinazione, “sono le 18 e 4 minuti” riprendendo la frase incipit del prologo di Radiogol, uno dei due libri presentato assieme a Un altro calcio – è possibile.
Emanuela, giornalista di razza, lo stimola immediatamente con un quesito: Oggi lo sport ed il calcio, nello specifico, sono importanti dal punto di vista sociale?
La risposta di Riccardo Cucchi diventa il filo che collega tutta la serata.

Giancarlo Ceccarelli, capitano della Lazio campione d’Italia Primavera stagione 1975/76

Ci spiega, con estrema dovizia, che già con le Prime Olimpiadi del 1896 lo sport abbia cercato di “sterilizzare”, usa proprio questo concetto, ogni forma di conflitto simulando un combattimento ma restando legato a valori alti ed etici che, purtroppo, le guerre ovviamente non prendono in considerazione.
“Il calcio è immerso nella vita, ne è parte stessa, è una delle tante attività umane. Immaginarlo isolato dal contesto sociale, politico ed economico è pura illusione” questo è il filo conduttore che lega i due libri.
Il calcio e lo sport nei due libri che ci presenta, spiega con serenità “sono il pretesto per parlare di altro”; calcio e sport, aggiunge, “sono storia dell’umanità, sono storia di rapporti umani, è cultura, è molto altro” racchiudendo poi questo concetto che lascia spazio ne “Un altro calcio – è ancora possibile” dove scrive: “il calcio è una sorta di carta assorbente che si impregna di tutto ciò di cui è impregnata a sua volta la società. Ma ha un obbligo etico, imprescindibile: deve promuovere valori”
Lo smarrimento della sua identità ma soprattutto l’avere perso il principio primo che lo sport eleva, la passione, lo sta riducendo in un qualcosa che ormai è più paragonabile ad un “bancomat” usato per fare business e fino a quando i tifosi non si renderanno conto che queste holding gestiscono “sentimenti”, tramutandole in denaro, resterà un qualcosa di assai lontano da quelle emozioni di un tempo.

Non c’è nostalgia, però nelle sue parole: il suo è un messaggio che vuole portare un cambiamento etico nei valori che il calcio può e deve mostrare perché il rischio è che “non può rinunciarvi senza pagare il prezzo di smarrire la sua stessa identità”.
Focalizza la sua attenzione sugli ultimi mondiali in Qatar dove il calcio è stato usato “per nascondere” le palesi ed evidenti violazioni dei più elementari diritti per un essere umano: “il calcio, dice, non può farsi strumentalizzare”.
8 stadi costruiti di cui oggi solo 2 restano in piedi: cita il quotidiano britannico The Guardian che raccontava in quei giorni di milioni di uomini usati come “schiavi moderni” gli venivano sequestrati i passaporti, dice con sdegno tra lo sguardo allibito dei partecipanti alla serata.
Oltre 6500 morti, la maggior parte di loro caduti da impalcature “i mondiali sono stati giocati in novembre/dicembre con un temperatura mite negli stadi ma loro – si riferisce agli schiavi moderni – hanno lavorato sotto temperature ben superiori ai 30/40 gradi”.
Quello che stasera compare in piazzetta dell’Olmo è un grido di dolore di chi, come lui, nato nella curva della Lazio dove, passati gli anni da radiocronista, è tornato per vivere la passione del calcio, vuole difenderlo dalle commistioni politiche e dai petrodollari ed invita qualunque dirigente sportivo ad assistere ad una partita di calcio direttamente in curva dove potrà riscoprire “il senso vero della passione sportiva” che non può e non deve essere confusa, dice, “né con lo spettacolo, né con l’intrattenimento”.

l’abbraccio fraterno di Riccardo Cucchi all’amico Giampiero Cacciato sotto lo sguardo attento di Emanuela Bruni

Poi Giampiero Cacciato “da Cogoleto” – ci tiene a specificare alla platea – che per anni ha collaborato con Riccardo Cucchi, “ero io a preparargli il microfono”, dice, dopo l’aneddoto dei tamburi camerunensi seguiti durante i mondiali di Francia 98 invece di recarsi allo stadio, affronta un tema assai delicato nello sport: il razzismo.
“Una cosa stupida”, dice tra gli applausi Riccardo Cucchi ed aggiunge che “se c’è qualcosa che mi ha insegnato la mia carriera giornalistica è che non c’è niente di più contraddittorio dello sport con il razzismo” e ricorda il primo caso passato alla cronaca di razzismo in Italia: cita l’acquisto, nel 1989, del giocatore di origine ebraica, Ronny Rosenthal, da parte dell’Udinese. Gli ultrà di questa squadra si sollevarono dimostrando un rigurgito antisemita generando una ingloriosa marcia indietro della socieà che non perfezionò l’acquisto adducendo come scusa banale un problema vertebrale.
Cucchi sottolinea l’atteggiamento costante di molte società che minimizzano tale problema giustificando che lo stadio rispecchia l’atteggiamento razzistico del mondo. Ma questo, dice, non può diventare una scusa e consiglia un’utopia: rovesciare il tema facendo divenire lo stadio il luogo virtuoso senza alcun atteggiamento razzistico isolando tutti coloro che lo manifestassero, sia sugli spalti che, ahimè, anche sui campi stessi.
Una idea rivoluzionaria perché il tifoso razzista è colui che contraddice ed infrange il concetto stesso di sport.
Una lezione morale, la sua, che viene accolta dagli applausi dei tantissimi presenti stasera in piazza dell’Olmo a Frascati.

E poi inizia il momento degli aneddoti: da Mario Giobbe che gli sintetizzò così il lavoro di radiocronista “Più breve sei, più bravo sei”.
All’esame in Rai con un Sergio Zavoli, presidente di commissione, che gli chiese: “Se noi decidessimo di avvalerci della sua collaborazione cosa vorrebbe fare” e la sua risposta “sfacciata”, aggiunge, fu: “il radiocronista!” Sapete come andò a finire? Fu costretto da Zavoli ad inventarsi una partita ed a commentarla: ma Zavoli non sapeva che quello era per Riccardo Cucchi il sogno che coltivava da bambino e fu davvero un’apoteosi, uno Juventus – Milan che fu il lasciapassare per l’ingresso in Rai, Mamma Rai.
All’essere stato, durante la finale dei 100 metri di Seul, il radiocronista che disse il maggior numero di parole: praticamente un record nel record.
Poi la “gavetta” in periferia, Campobasso, laddove ci si preparava alla presenza al microfono ed a presentarsi al microfono (dizione, parlare bene, lessico forbito) con un maestro d’eccezione: il grande attore Arnoldo Foà.
Ma il momento più entusiasmante le trasferte al fianco di Enrico Ameri che gli aveva stilato un regolamento e, una volta allo stadio, aveva come compito quello di segnare i calci d’angolo “ho avuto sempre il terrore di sbagliare i conti”.
E poi il racconto dello scudetto alla Lazio l’emozione incontenibile ed il dovere di essere, fino alla fine della carriera, dentro quella neutralità che contraddistingue il bravo giornalista.

Di certo, per un laziale purosangue come lui il momento più bello, ma che fa il paio con Inter – Empoli del 12 febbraio 2017 dove uno striscione della curva nord interista gli tributa un grazie immenso:
A TE IL NOSTRO APPLAUSO PER AVERCI EMOZIONATO PER DAVVERO IN UN MONDO FINTO – RICCARDO CUCCHI SIMBOLO DEL NOSTRO CALCIO

Lo striscione dedicato a Riccardo Cucchi dai tifosi neroazzurri il 12 febbraio 2017

Riccardo Cucchi ieri sera ci ha fatto scoprire quanto ancora la bellezza di questo gioco amato da milioni di italiani, ai tempi d’oro Tutto il calcio minuto per minuto raggiunge picchi di 25 milioni di ascoltatori, sia collegata alla quella passione che si vuole scippare via a noi che lo amiamo.

Una serata splendida chiusa dalla sua voce che ripete: qui da Frascati e da Riccardo Cucchi è tutto a te la linea studio centrale.

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