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Litorale

Civitavecchia, il Comune paga ancora i debiti: 54 mila euro per un contenzioso sul servizio mensa

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CIVITAVECCHIA (RM) – “E’ stata approvata ieri in Giunta una transazione fra il Comune di Civitavecchia e la Cooperativa “Lavoro solidarietà e lavoro”: l’ente pagherà 54mila euro a fronte di una richiesta ben più alta grazie al buon lavoro dell’avvocatura e degli uffici. A renderlo noto è Salvatore Cardinale, Consigliere Comunale M5S: “Il contenzioso – prosegue – riguarda il servizio mensa e gli anni fra il 2008 e il 2011, compreso un pasto dato ai 700 migranti che poi furono allocati alla caserma De Carolis in via emergenziale e mai pagato.
Questo il metodo di amministrare la città e i conti pubblici dell’ex Sindaco Moscherini e della sua Giunta. E pensare che qualcuno,  Massimiliano Grasso, nel 2014 lo presentava alla città come uno dei suoi “assi” da calare in campagna elettorale.
Civitavecchia deve sapere che nel 2018 è chiamata a pagare i debiti e gli insoluti di anche 10 anni prima. Questo purtroppo è stato un accadimento frequente in questo mandato di amministrazione del Movimento 5 Stelle: pagare la sciatteria dei predecessori, saldare i debiti di chi ha amministrato la cosa pubblica con un pressapochismo incredibile….E pensare che si auto-definiscono competenti”.

 

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Cronaca

Anzio, 16enne violentata per anni dal padre militare. Il ministro Trenta: “Non è degno di essere chiamato uomo”

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 “La storia di una giovane, appena 16anni. Il suo incubo, le violenze subite dal padre: un militare. È sconvolgente. È talmente brutale la notizia, da non lasciare spazio alle parole. Non voglio dire altro, solo esprimere la mia vicinanza alla ragazza e stringerla in un grande abbraccio. Lo Stato Maggiore dell’Esercito provvederà quanto prima a prendere le opportune misure nei confronti del soldato arrestato. Un soggetto del genere non è degno di indossare l’uniforme, ne’ di essere chiamato uomo”. Lo scrive il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, sul suo profilo Fb commentando la notizia, riportata da Il Messaggero, di una giovane violentata per anni dal padre, un militare di 45 anni che vive ad Anzio. L’Esercito, che ha reso noto di aver avviato tutte le procedure per l’immediata sospensione del militare dal servizio, esprime “la totale intransigenza, tolleranza zero, nel contrastare tali inaccettabili condotte e la completa vicinanza alla ragazza nei cui confronti sono stati perpetrati gli abusi. Tali soggetti non sono degni di indossare l’uniforme”.

L’Esercito esprime “profondo sdegno e condanna”, dopo aver appreso dell’adozione di misure cautelari nei confronti del militare da parte del tribunale di Velletri su delega della Procura della Repubblica. “Il militare coinvolto si è macchiato, laddove le attività di indagine lo confermassero, di un comportamento riprovevole, immorale e inaccettabile, ancor più aggravato per uomini e donne che indossano l’uniforme e rappresentano lo Stato. Confermando totale disapprovazione e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione e assicurando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito ha già avviato tutte le procedure per l’immediata sospensione del militare dal servizio”. Questo isolato avvenimento “viola l’etica militare, e lede fortemente la dignità e l’onore di tutto il personale dell’Esercito che, invece, con profonda onestà, professionalità, e spirito di sacrificio, quotidianamente svolge il proprio dovere”, conclude una nota del ministero della Difesa-Stato Maggiore dell’Esercito.

   Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, ha espresso, a nome suo e di tutti appartenenti alle Forze Armate, “la piena vicinanza e la solidarietà alla giovane che ha denunciato le violenze”.

    “Qualunque militare si macchiasse di tali comportamenti riprovevoli – ha sottolineato il Generale Vecciarelli – violerebbe anche l’etica militare, nonché la dignità e l’onore di tutto il personale con le stellette che quotidianamente con profonda onestà, senso del dovere e vicinanza alla collettività svolge il proprio dovere”.
    “In questi casi – conclude il Capo di Stato Maggiore della Difesa – le Forze Armate agiranno sempre in maniera ferma, rigorosa e severa al fianco della magistratura nell’accertamento delle responsabilità e prendendo gli adeguati provvedimenti nei confronti degli interessati”. 

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Ostia, riserva naturale: identificata baraccopoli e discarica abusiva

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OSTIA (RM) – Dalle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Gruppo di Ostia, unitamente ai Carabinieri del Gruppo Forestale di Roma e con l’impiego di un elicottero dell’Arma e di unità cinofile, nell’ambito di un predisposto progetto di riqualificazione delle aree ricadenti nella riserva naturale del litorale romano, hanno effettuato dei capillari controlli tra l’Idroscalo di Ostia, a ridosso della torre monumentale di Tor Boacciana e nella vicina oasi naturalistica della Lega Italiana Protezione Uccelli (utilizzata per il recupero della fauna selvatica).

L’elicottero dell’Arma, che dall’alto aveva ampia visione del territorio, ha segnalato al personale a terra la presenza di una baraccopoli: i Carabinieri hanno esplorato le zone indicate, rinvenendo, nascosti da un fitto canneto, 27 capanni in legno e in lamiera completamente abusivi. In alcune baracche, inoltre, sono state trovate delle bombole di gas G.P.L., evidentemente utilizzate per riscaldare i cibi e gli ambienti. In un vicino appezzamento di terreno, i militari hanno rinvenuto anche una discarica di rifiuti urbani e speciali – tra cui frigoriferi non funzionanti – per un volume di circa 30 metri cubi.

Le violazioni accertate sono quelle riguardanti la disciplina delle aree protette, le opere eseguite in assenza di autorizzazione su beni paesaggistici, il getto pericoloso di cose e il deturpamento di bellezze naturali.

Al termine dell’ispezione, le bombole sono state messe in sicurezza dai Vigili del Fuoco e i due terreni (per una superficie complessiva di circa 6.000 mq, 300 dei quali ricadenti nella riserva naturale) sono stati sequestrati e dati in consegna al personale del Dipartimento Tutela Ambiente del Comune di Roma Capitale, in attesa della conseguente bonifica da parte degli operatori dell’AMA che ripristineranno lo stato dei luoghi.

Nell’ambito della stessa attività, i Carabinieri hanno identificato numerose persone e arrestato un cittadino romeno di 29 anni, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalle Autorità romene per violazioni in materia di ordine pubblico e per reati contro la persona. L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli.

Un altro cittadino romeno di 56 anni e residente ad Anzio, invece, è stato sorpreso ad Ostia in violazione del provvedimento di divieto di dimora nel Comune di Roma emesso della Procura della Repubblica di Roma. L’uomo è stato, quindi, denunciato a piede libero per inosservanza dei provvedimenti delle Autorità.

Altri controlli sono stati eseguiti sul litorale dai Carabinieri di Ostia con la collaborazione dei militari dell’Ispettorato Tutela del Lavoro, in relazione al rispetto delle norme igienico-sanitarie e di tutela del lavoro, all’esito dei quali è stata individuata una 24enne, titolare di un ristorante lidense, che aveva alle proprie dipendenze un lavoratore irregolarmente assunto; la donna è stata denunciata per l’impiego di personale non contrattualizzato e la sua attività imprenditoriale è stata sospesa.

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Cronaca

Ladispoli, morte Marco Vannini: 5 anni ad Antonio Ciontoli. La madre: “Vergogna Italia!”

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Pene ridotte ma condannata di nuovo tutta la famiglia Ciontolidi Ladispoli per la morte di Marco Vannini, 20enne di Cerveteri, raggiunto da un colpo di pistola la sera del 17 maggio del 2015 nella villa dei genitori della sua fidanzata, in via De Gasperi a Ladispoli. 

In corte d’Assise d’appello cinque anni, rispetto ai 14 della sentenza di primo grado, per Antonio Ciontoli, capofamiglia e maresciallo della Marina: derubricato il reato da omicidio volontario con dolo eventuale  a omicidio colposo. L’uomo si è attribuito la responsabilità dello sparo.

Confermate invece le pene a tre anni per la moglie Maria Pezzillo e i figli FedericoMartina, fidanzata di Marco, accusati di omicidio colposo. Assolta  di nuovo Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli e anche lei in casa la sera della tragedia, accusata di omissione di soccorso.

“Vergogna Italia! – ha detto in lacrime Marina Conte, la madre di Marco, che ha apostrofato pesantemente i giudici già prima della fine della lettura della sentenza” – non voterò più e straccerò le tessere elettorali. Mi hanno ammazzato un figlio di 20 anni e non l’hanno soccorso in tempo: Marco poteva salvarsi ma loro non hanno fatto che inventare una bugia dopo l’altra per coprire una scena che ancora non è stata chiarita dopo quattro anni. Com’è possibile che le condanne siano state persino ridotte? Questa sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non certo del mio”.

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