Connect with us

Scienza e Tecnologia

Control, il nuovo incubo sovrannaturale di Remedy

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Control è finalmente arrivato su Pc, Xbox One e Ps4. Il titolo sviluppato da Remedy Entertainment, software house già ben nota per aver prodotto capolavori del calibro di Max Payne, Alan Wake e Quantum Break, irrompe sul mercato con una storia incredibile dove il sovrannaturale e l’alone di mistero che avvolge la trama riescono a catturare il giocatore fin dai primi minuti di gioco. Ma cos’ha di così speciale questo titolo? Andiamolo a scoprire insieme. Jesse Faden è una ragazza di origini statunitensi che, a distanza di tanti anni da un misterioso incidente durante il quale perse il fratello, decide finalmente di fare chiarezza e si reca quindi al Federal Bureau of Control, una struttura governativa impegnata nello studio di fenomeni sovrannaturali.

 Varcata però la soglia della sede newyorkese del Bureau, denominata Oldest House, Jesse capisce che qualcosa non va: la reception è deserta, alcuni monitor mostrano la scritta rossa “Isolamento Interno Attivo” ed anche nei primi uffici che incontra non c’è traccia di dipendenti. Più si addentra nella struttura, più la cosa si fa strana: incontra lo strambo custode del palazzo che, con accento finlandese, le dice di procedere per il suo colloquio di aiutante custode, e mentre procede sembra parlare con una qualche voce nella sua mente, apparentemente qualcuno del suo passato. Alla fine arriva fino all’ufficio del direttore del Bureau, sente il rumore di uno sparo fuori la porta e, quando si precipita all’interno, lo trova morto con la sua pistola a terra, come se si fosse suicidato. Sì, sta senza dubbio accadendo qualcosa di strano ed è da qui che la trama di Control prende vita. Ancora sotto choc per il suicidio del titolare dell’agenzia, Jesse raccoglie la pistola del direttore per trovarsi improvvisamente a puntarsela alla testa, dopo di che ha la visione di una piramide capovolta con una voce, “il Consiglio”, che le spiega che deve superare una sfida per dimostrare di avere le qualità giuste per diventare il nuovo Direttore. Improvvisamente si trova quindi nel “piano astrale”, un’area/percorso composta da parallelepipedi fluttuanti, nella quale deve dimostrare di saper combattere una serie di nemici usando sia gli attacchi corpo a corpo che l’Arma di Servizio, la particolare pistola che solo i direttori del Bureau possono impugnare. Questa sezione è di fatto un breve tutorial al sistema di combattimento di Control. Superata questa fase, Jesse viene suo malgrado nominata direttore e, come se non bastasse, inizia anche a sentire la voce del precedente direttore, che le dice che deve salvare il posto dalla crisi che sta attraversando. Da questo punto proseguendo con l’esplorazione della “Oldest House” si verrà a conoscenza del fatto che il luogo è stato invaso da una presenza sovrannaturale chiamata Hiss, che si è impadronita di tutti i dipendenti tranne che per quei pochi che indossano dei particolari corpetti protettivi. Ovviamente Jesse non ha bisogno di tale apparecchio in quanto sembra che la protagonista sia naturalmente immune al contagio dell’Hiss, cosa che la rende la persona più adatta per combattere l’invasione; forse il fatto che sia arrivata proprio in questo momento non è un caso. Questo è solo l’inizio della storia di Control, nella quale nei panni di Jesse si inizieranno a scoprire tutti i segreti del Bureau, incontrando alcuni dei personaggi di spicco, sbloccando un po’ alla volta tutte le aree del palazzo e cercando di venire a capo del mistero della scomparsa di suo fratello, Dylan. Il tutto mentre si acquisiscono gradualmente nuove abilità utili a combattere le schiere di esseri che l’Hiss manderà contro il giocatore, liberando una dopo l’altra le zone dall’infezione per riprendere così il controllo della struttura. Insomma, la trama di Control è tutt’altro che semplice e per comprenderla sarà necessario svelare numerosi segreti e misteri.

Per far vivere questa avventura in maniera degna, i ragazzi di Remedy hanno scelto un formato con il quale si trovano ormai a loro agio, quello dell’action-adventure in terza persona, ma introducendo numerose novità rispetto ai loro titoli precedenti come Quantum Break ed Alan Wake. Per prima cosa c’è la struttura aperta della mappa, anzi delle mappe, infatti, se inizialmente si potrà esplorare un solo piano della Oldest House, una volta che si riuscirà a revocare il blocco di sicurezza interno ci si potrà spostare a piacimento tra i vari piani dell’edificio. Ogni livello ospita una diversa divisione: manutenzione, ricerca, contenimento ecc… e ognuno di questi piani ha la sua mappa diversa dagli altri sia per planimetria che per estensione. In ogni ambiente di Control ci si trova in un luogo in cui viene fatto pesante uso di “Oggetti del Potere”, ossia particolari oggetti intrisi di potere sovrannaturale, fatti per stravolgere le leggi della fisica e creare spazi enormi in quello che esternamente sembra un normale palazzo newyorkese. Ecco quindi che alcuni piani dell’edificio contengono silo giganteschi o enormi cave sotterranee, mentre altri sembrano maggiormente dei “semplici” uffici e laboratori di ricerca, anche se di semplice in questo posto c’è davvero ben poco. Tutto ciò che abbiamo descritto, una volta sbloccato, diventa liberamente esplorabile – con tanto di sistema di viaggio rapido costituito da dei punti di controllo “purificabili” dopo aver combattuto i soldati dell’Hiss che infestano l’area – più o meno liberamente a seconda del livello di accesso ottenuto da Jesse e dei poteri posseduti. Gli sviluppatori hanno infatti strutturato la mappa del gioco in modo tale che molte aree sono bloccate da porte che richiedono un certo livello di sicurezza o magari si trovano burroni enormi a separare due aree, raggiungibili solo con il potere di levitazione. Jesse è infatti molto speciale: oltre ad essere immune dall’Hiss, può anche controllare alcuni particolari oggetti, chiamati “Oggetti del Potere” per guadagnare nuove abilità come, appunto, la Levitazione, la possibilità di compiere veloci scatti, la capacità di crearsi un muro di detriti per proteggersi dal fuoco nemico, la telecinesi per afferrare e scagliare con forza gli oggetti e altri che vi lascio scoprire da soli. Non tutti questi poteri sono obbligatori; alcuni vengono recuperati nel corso della storia principale, ma altri sono acquisibili solo svolgendo delle missioni secondarie. La struttura “open” della mappa ha infatti permesso al team di sviluppo di Remedy Entertainment di inserire anche una serie di quest non obbligatorie, assegnate da alcuni personaggi come il Custode o scoperte tramite la lettura dei documenti sparsi per il gioco, che permettono di ottenere risorse, utilizzabili poi per potenziare sia Jesse e relativi poteri che la sua arma, e nuovi poteri, oltre a scoprire maggiori retroscena sulla storia del Bureau. Svolgere queste missioni, così come esplorare a fondo ogni area che si attraversa, è inoltre utile per trovare i tantissimi oggetti collezionabili – documenti e registrazioni audio e video – che permetteranno ai giocatori più incalliti di ottenere il 100% di completamento del gioco.

Al di là dell’interessante storia personale di Jesse sono probabilmente i personaggi “secondari” ad essere il vero fiore all’occhiello di Control. Il burbero e misterioso inserviente Ahti, l’ex Direttore Trench e il Dr. Darling sono alcuni esempi di una recitazione di altissimo livello in grado di trasmettere a pieno la profondità di comprimari caratterizzati con notevole maestria. Sia che si ami immergersi nella lore sia che si preferisca vivere la trama in maniera lineare senza divagare più di tanto dall’azione, Controlnon tradirà le aspettative in quanto ce n’è davvero per tutti i palati e la longevità stessa dell’esperienza può passare dalle 10 ore al superare senza alcun problema le 20. Una volta terminata la storia si resterà comunque nel palazzo dell’Agenzia con la possibilità di completare le missioni non ancora ultimate, quindi non serve necessariamente fare tutto prima dei titoli di coda; Remedy prevede peraltro diverse espansioni nei prossimi mesi che introdurranno probabilmente nuove aree dell’edificio e nuovi poteri, quindi ci sarà più di un’opportunità per tornare a giocare.  Mantenendo la cura nella narrazione e la grande capacità nella costruzione di universi e lore abitati da esseri e personaggi complessi e affascinanti, il team finlandese si è spinto oltre la propria zona di comfort abbracciando una sperimentazione che ha dato vita ad aree che per level design, impatto visivo e di gameplay ricordano i migliori lavori di Arkane Studios. Che si tratti di un misterioso frigorifero da non perdere assolutamente di vista, della missione Specchio Riflesso, del Labirinto del posacenere, o della “piccola” deviazione alla ricerca dell’enigmatico Ahti, i momenti memorabili sono davvero parecchi e si insinuano sia nella storia principale che nelle missioni secondarie. Altro aspetto davvero ben riuscito è il combat system. I combattimenti di Control si trasformano presto in un’apoteosi di distruzione tra sparatorie, utilizzo di poteri e corse frenetiche sul campo di battaglia, il tutto reso ancor più spettacolare non solo dagli effetti visivi di poteri ed esplosioni, ma anche dall’enorme distruttività dell’ambiente che vede praticamente qualsiasi elemento frantumarsi, scomporsi e rispondere fisicamente alle sollecitazioni, creando un tripudio di frammenti e particelle che permeano la scena durante gli scontri più intensi. A differenza dei precedenti titoli Remedy, in cui il numero dei nemici in ogni scontro era tutto sommato contenuto, qui possiamo trovare orde anche molto numerose di nemici, con un’ampia varietà di tipologie che spazia dai soldati semplici ad esseri esplosivi fino a quelli capaci di fluttuare nell’aria e lanciare attacchi telecinetici o quelli protetti da uno scudo di detriti che sparano granate e missili i quali possono essere rimandati indietro al mittente grazie all’utilizzo dei poteri telecinetici della protagonista. Detto ciò va ricordato che control, pur mantenendo il parlato in inglese, è localizzato in italiano nei testi, così da permettere a tutti di godersi la trama. Certo, l’effetto non è lo stesso di un doppiaggio, ma sicuramente i sottotitoli aiutano molto chi non parla la lingua inglese.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, Control utilizza lo stesso motore grafico utilizzato per Quantum Break, il Northlight, che ha permesso agli sviluppatori di dar vita alla grande distruttività ambientale del titolo e non dà cenno di cedimento neanche nei combattimenti più caotici, ma la resa grafica pur mantenendo una certa suggestività non dà il massimo in quanto a pulizia dell’immagine, mantenendo quella “sgranatura” dei materiali che era presente anche nel precedente titolo di Remedy. Inoltre il fatto che il gioco non supporti l’HDR è un vero peccato, perché le ambientazioni avrebbero letteralmente brillato in questo formato. Da sottolineare poi che quando si riavvia il gioco da una pausa o da una sospensione della console, il motore arranca un po’ producendo cali di frame-rate che però durano solo un paio di secondi. Nulla da dire invece sulle animazioni facciali, che si attestano sempre a livelli eccellenti. Tirando le somme, con Control Remedy Entertainment e 5050 Games hanno portato su Pc e console un vero e proprio capolavoro. Infatti, tralasciando il fatto che manca il doppiaggio in italiano e che la grafica non sia proprio sempre perfetta, la storia proposta è un vero e proprio capolavoro. Lasciarsi sfuggire Control sarebbe un vero errore, infatti produzioni così valide da un punto di vista narrativo raramente riescono a essere lanciate sul mercato. Le grandi qualità di questo titolo sicuramente lo eleggono a uno delle produzioni più interessanti attualmente in commercio.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Longevità: 8,5

Gameplay: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise 

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Economia e Finanza

Microsoft acquisisce ZeniMax Media per 7,5 miliardi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Microsoft ha annunciato l’acquisizione di ZeniMax Media, azienda madre di Bethesda Softworks, uno dei più importanti sviluppatori e publisher privati a livello mondiale. Secondo i termini dell’accordo, Microsoft comprerà ZeniMax Media per 7,5 miliardi di dollari. Bethesda, autore di celebri franchise acclamati dalla critica come The Elder Scrolls, Doom, Wolfenstein, Fallout e altri ancora, porterà in Xbox un imponente portfolio di giochi, tecnologie e talenti, nonché una comprovata esperienza nella creazione di blockbuster di grande successo. A tal proposito ricordiamo che il settore del gaming rappresenta la forma di intrattenimento più importante e in rapida crescita al mondo, un’industria che si prevede varrà oltre 200 miliardi di dollari nel 2021. I titoli costituiscono la principale fonte di crescita nel mondo dei videogiochi e alimentano i nuovi servizi di cloud-gaming come Xbox Game Pass, che ha raggiunto il nuovo record di oltre 15 milioni di abbonati. Con l’aggiunta di Bethesda, il numero degli studi creativi di Microsoft aumenterà da 15 a 23 e i franchise iconici di Bethesda saranno aggiunti al catalogo di Xbox Game Pass. Microsoft intende portare i prossimi titoli di Bethesda su Xbox Game Pass il giorno stesso del loro lancio su Xbox o PC. Con i suoi investimenti in contenuti, nella community e nel cloud, Microsoft si distingue per la sua strategia che mira a permettere ai gamer di giocare ai giochi che preferiscono con chi vogliono e ovunque lo desiderino. Con questo acquisto, Microsoft amplia significativamente il proprio parco di team e giochi: gli sviluppatori passano da 15 a 24, e questo conferisce all’azienda statunitense il controllo di alcuni dei franchise più famosi dell’industria dei giochi. Al momento non è ancora chiaro se i titoli diventeranno esclusiva di Microsoft (dunque di Xbox e Pc Windows), precludendo l’accesso a PS5, Nintendo Switch, Stadia e ad altre piattaforme. Di certo, l’impegno economico dell’azienda di Redmond è significativo (7,5 miliardi sono una cifra importantissima), ed è ipotizzabile che Satya Nadella voglia sfruttare tutta la portata di questa mossa.

F.P.L.

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Marvel’s Avenger, tutti possono diventare supereroi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Marvel’s Avengers è un videogioco che si pone come obbiettivo l’essere il titolo di azione di riferimento per i fan dei supereroi Marvel. E ci riesce proponendo una struttura di gioco intelligente e contenuti pensati per continuare ad intrattenere anche al termine della campagna di gioco. Non vuole innovare, non nasconde la sua natura di game as a service e non cerca neanche di proporsi come gioco dell’anno, ma mette tutto sul piatto senza offrire grosse sorprese o problemi insormontabili. Prima di procedere all’analisi del gioco, ricordiamo che il titolo è disponibile per Google Stadia, PS4, Xbox One, PC Windows e in futuro anche per PS5 e Xbox Series X. A livello di trama, il gioco ha inizio così: è il 2015 quando, a San Francisco, gli Avengers sono impegnati nell’inaugurazione della nuova sede della Costa Ovest e nel varo del nuovo elivelivolo, la Chimera, alimentato dal potentissimo Reattore Terrigeno capace di fornire energia infinita e pulita. E’ una grande festa, visitata da tantissimi appassionati in cerca di un’opportunità di vedere dal vivo i più grandi eroi della Terra, e magari riuscire anche a farsi una foto con loro. Le cose vanno però a rotoli quando, nel pieno della manifestazione, delle forze non meglio identificate apparentemente guidate dal noto villain Taskmaster assaltano il ponte di San Francisco, invitando Iron Man, Hulk, Thor e Vedova Nera ad intervenire. La battaglia è lunga e finisce per devastare il famoso ponte, ma allo stesso tempo qualcosa di molto più pericoloso sta accadendo: mentre Captain America è sulla Chimera per coordinare i suoi compagni, il Reattore Terrigeno va fuori controllo ed esplode, creando un’onda d’urto che non solo uccide Cap e devasta gran parte della città, ma travolge anche i cittadini con le Nebbie Terrigene, un composto capace di trasformare le persone geneticamente predisposte dotandole di straordinari poteri facendo nascere così gli “Inumani”. Tutto ciò farà si che l’opinione pubblica si scateni contro gli Avengers, accusandoli di essere un pericolo nonostante le molte volte in cui avevano salvato i cittadini da minacce di tutti i tipi. Non aiuta poi il fatto che, nel corso del processo scaturito da questi eventi, Bruce Banner abbia ammesso pubblicamente che sì, gli Avengers sono pericolosi per i cittadini. Unita al forte dolore per la morte di Captain America, questa ondata di ostilità da parte dei cittadini porta i quattro eroi a sciogliersi ed a cessare le proprie attività. E’ la fine degli Avengers. Passano cinque anni, e la città di San Francisco è profondamente cambiata: non tanto per le rovine della distruzione causata dall'”A-Day”, il giorno in cui tutto è andato a rotoli, ma perché una grande corporazione, la Avanzate Idee Meccainiche (AIM), con l’approvazione del governo ha preso il controllo delle strade tramite robot e droni, alla ricerca degli Inumani per catturarli e portarli chissà dove. Interessante però come il capo e volto pubblico dell’AIM sia lo stesso scienziato che aveva realizzato il Reattore Terrigeno della Chimera, il dottor George Tarleton. In questo scenario si farà la conoscenza di Kamala Khan, un’adolescente pakistano-statunitense che il giorno dell’A-Day, ancora bambina, era presente all’evento per partecipare ad un concorso di creatori di fan-fiction a tema Avengers. Dopo quegli eventi Kamala è diventata un’Inumana acquisendo il potere di ingrandire ed allungare a piacimento i suoi arti, ma ha passato gli ultimi cinque anni a celare i suoi poteri utilizzandoli il meno possibile. La ragazza è però sempre rimasta una grande fan degli Avengers,e non ha mai creduto alle colpe che il pubblico ha attribuito al team di Cap; dedicandosi a sviluppare le sue conoscenze informatiche è riuscita a diventare una brava hacker, cosa che l’ha portata in un server protetto dove ha scoperto che, forse, gli Avengers furono incastrati da qualcuno che li voleva fuori gioco. Inizia quindi una ricerca della leggendaria “resistenza”, un gruppo di Inumani che si ribellano all’AIM, che la porterà a riunire uno dopo l’altro gli Avengers superstiti per fronteggiare questa nuova minaccia. Questa è la storia che è alla base di Marvel’s Avengers e che fungerà da trampolino di lancio per poter accedere a tutte le funzioni che il gioco può offrire.

Parlando di gameplay, dopo una serie di missioni “pilotate” che servono per gettare le basi della storia, il titolo permette di scegliere da una mappa mondiale le avventure da affrontare, selezionandole tra missioni della Campagna ed altri eventi/missioni di secondaria importanza che si aggiungeranno man mano che si va avanti con il gioco. Tutte le missioni, Campagna e non, si dividono poi tra quelle eseguibili esclusivamente da soli, e quelle che invece richiedono la presenza di due o più eroi, che si può decidere di svolgere da soli col supporto dell’IA o in cooperativa con amici o altri giocatori trovati in matchmaking. In Marvel’s Avenger, le missioni per giocatore singolo, principalmente quelle della Campagna, sono generalmente strutturate in maniera lineare, con numerosi eventi scriptati estremamente spettacolari che permettono di vivere i fatti come un vero supereroe. Man mano che la storia si dipana, nuovi personaggi si aggiungono a quelli disponibili e queste missioni sono appunto pensate per far vivere parti della storia dal loro punto di vista. Si inizia con la simpaticissima Kamala, passando poi ad Hulk, Iron Man e così via. Le missioni multigiocatore (o con l’IA), sia secondarie che quelle della Campagna, si svolgono invece in livelli maggiormente aperti, dove c’è un obiettivo da raggiungere ma si può farlo seguendo il percorso che si vuole e magari ingaggiando lungo la strada altri nemici. Queste hanno una struttura che ricorda maggiormente le missioni di giochi come Anthem, The Division e Destiny. Ed i paralleli con questi titoli, famosi esponenti del genere “Games as a Service”, non finiscono qui: Marvel’s Avengers eredita anche il tratto “looter-shooter” di questi giochi, anche se in questo caso sarebbe più corretto dire “looter-fighter” visto che lo shooting non costituisce la meccanica principale. Tutti gli eroi del gioco sono dotati di accessori dei quali possiamo trovare delle versioni migliorate giocando, sia lasciate cadere dai nemici abbattuti che in casse sparse per i livelli. Gli accessori così recuperati possono poi essere equipaggiati oppure smantellati, con un’interfaccia molto simile a quella di Destiny. Non manca inoltre un sistema di microtransazioni, con monete acquistabili con soldi reali, da spendere presso appositi “mercanti fazione” per ottenere miglioramenti ed equipaggiamenti estetici. A questo si affianca una componente simil-RPG che vede i giocatori ottenere punti abilità salendo di livello, per poi spenderli in nuove abilità e mosse per gli eroi, incrementando così nel corso del tempo le capacità di combattimento di ogni singolo personaggio.

Volendo essere il più stringati possibile, si può dire che alla base di Marvel’s Avenger c’è un action-game in terza persona in cui è possibile utilizzare combo di attacchi leggeri e pesanti per far fuori i nemici, con l’aggiunta di alcune specificità per i diversi eroi. Quelli capaci di volare, come Iron Man e Thor, ad esempio, possono sia librarsi in aria per attaccare nemici volanti, che attivare una vera e propria “modalità di volo” per sfrecciare velocemente sul campo di gioco; oltre agli attacchi corpo a corpo disponibili per tutti, inoltre, tutti i protagonisti possono anche usare attacchi a distanza. Ovviamente tali tipi di attacchi variano in base all’eroe che si utilizza: Vedova Nera e Iron Man possono sparare (una con le sue pistole, l’altro con i raggi repulsori o laser), Kamala invece allunga le sue braccia per sferrare dei pugni dalla distanza e Hulk strappa pezzi di roccia dal terreno per scaraventarli sui nemici. Ogni eroe dispone inoltre di mosse speciali che si caricano combattendo e che gli permettono di sferrare potenti attacchi quando necessario, senza contare le varie abilità che si possono sbloccare salendo di livello, che permettono di personalizzare ulteriormente il gameplay. Ognuno degli eroi risulta molto ben realizzato dal punto di vista delle animazioni caratteristiche e dei colpi inferti: Hulk è imponente, salta come un gorilla e se afferra un nemico lo sbatte a destra e sinistra come un fuscello, mentre Black Widow è minuta ma agilissima, in grado di schivare abilmente i colpi per poi attaccare i nemici da tutte le angolazioni. Nelle missioni single player più lineari, inoltre, emerge tutta la specificità di questi eroi con scenari creati apposta per loro: le mappe pensate per Hulk lo vedono compiere enormi balzi per attraversare strutture e livelli, mentre quelle per Kamala includono molti appigli tra i quali può penzolare estendendo le braccia. A livello di longevità, la storia principale ha una durata di circa 12 ore, ma l’esperienza non finisce qui perché ci sono le moltissime missioni secondarie, incluse alcune nel simulatore olografico d’allenamento degli Avengers, ed inoltre al termine del gioco si attivano i contenuti end-game, l’Iniziativa Avengers, con missioni, sfide ed in futuro anche raid proposti dagli sviluppatori nel corso del tempo. Il tutto con un completo doppiaggio in italiano, elemento che è sempre un piacere trovare in un gioco. Marvel’s Avenger strizza l’occhio poi anche a tutti quei giocatori che amano i collezionabili, il gioco, infatti, tra fumetti, costumi, emote, targhe e così via, offre una vastissima gamma di oggetti da cercare o sbloccare nelle cosiddette Carte Sfida, praticamente un elenco di ricompense individuali che premiano la crescita dei singoli eroi.

A livello grafico, il colpo d’occhio del gioco sviluppato da Crystal Dynamics è notevole, specialmente nei particolari, e i modelli 3D dei vari eroi sono stati animati con una cura e un’attenzione sopra le righe. Quando si lotta nei panni di Iron Man, Thor, Cap e via dicendo, si stanno effettivamente controllando gli stessi eroi che si sono amati nei fumetti o al cinema. Gli artisti di Crystal Dynamics li hanno ricostruiti meticolosamente, riservando una parte di quella diligenza alle mappe di ampio respiro, piene di particolari ed elementi distruttibili, e alle coreografiche sequenze della campagna che paiono uscire direttamente dal Marvel Cinematic Universe. Poi, però, quando ci si comincia a muovere, e si guarda più attentamente lo schermo, l’incantesimo si spezza e saltano all’occhio diverse mancanze che potevano essere risparmiate magari posticipando il lancio di Marvel’s Avenger di qualche mese. La più eclatante è certo l’instabilità del frame rate che a volte fatica a reggere costantemente i 30 fotogrammi al secondo. Quando scende al di sotto di quella soglia, non lo fa in modo catastrofico, ma è comunque evidente e succede spesso, specialmente nelle mappe più complesse e soprattutto quando gli eroi cominciano a combattere, sollevando un’impressionante quantità di effetti particellari. Nelle spettacolari sequenze della campagna, può bastare un sensibile rallentamento a rovinare la scena ed è un vero peccato. E’ chiaro che i ragazzi di Crystal Dynamics non sono riusciti a ottimizzare il codice in tempo per l’uscita, e si uò solo sperare che risolvano questi problemi nei prossimi aggiornamenti, anche perché al momento il titolo è giocabile in maniera decente solo su Ps4 Pro, Xbox One X e Pc. Tirando le somme, Marvel’s Avengers centra in pieno quella che dovrebbe essere la trama per un videogame dedicato ai Vendicatori, con una storia interessante ed un personaggio assolutamente adorabile e con il quale è facile empatizzare come Kamala Khan. Tecnicamente riesce a sorprendere in molti momenti ma non senza porgere il fianco a bug e problemi prestazionali, mentre il gameplay risulta molto più soddisfacente quando il titolo veste i panni dell’action-adventure single-player lineare piuttosto che quando cerca di lanciarci in scenari aperti multigiocatore. Se siete fan Marvel, l’acquisto è senza dubbio consigliato, ma una volta completata la storia principale potrebbe iniziare a stancarvi indipendentemente dal supporto post-lancio, a meno che le missioni multigiocatore non vengano rese maggiormente interessanti. Quindi, alla luce di quanto detto, se siete in grado di chiudere un occhio sui problemi che vi abbiamo descritto e siete desiderosi di vestire i panni dei supereroi più amati di sempre in un’avventura emozionante, ben scritta e doppiata completamente in Italiano, allora Marvel’s Avenger non vi deluderà.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Xbox Series X e Series S, la next-gen di Microsoft arriva il 10 novembre

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Microsoft ha annunciato che la nuova generazione di console arriverà il prossimo 10 novembre, data in cui sia Xbox Series X sia Xbox Series S diverranno disponibili a livello globale. È stata inoltre svelata la partnership tra Xbox ed Electronic Arts, che porterà alcuni dei migliori titoli EA su Xbox Game Pass Ultimate e Xbox Game Pass per PC. L’annuncio approfondisce le diverse possibilità offerte ai giocatori per entrare nella prossima generazione con Xbox, sia per coloro che cercano l’esperienza di gaming più avanzata sia per chi preferisce approcciare la next-gen con una console più piccola e completamente digitale. Xbox Series X è la console più veloce e potente, mentre Xbox Series S è una console all-digital che offre la velocità e le performance di nuova generazione nell’Xbox più piccola mai costruita. Entrambe arriveranno il 10 novembre e i pre-order per entrambe le macchine inizieranno il 22 settembre. Ma quanto costano? I prezzi sono i seguenti: 299,99 € per Xbox Series S e 499,99 € per Xbox Series X. Inoltre è bene ricordare che i membri Xbox Game Pass Ultimate e Xbox Game Pass per PC otterranno l’abbonamento EA Play senza costi aggiuntivi a partire dalle vacanze 2020. Di conseguenza, gli abbonati Xbox Game Pass Ultimate potranno godersi EA Play su Xbox One, Xbox Series X ed S e su PC Windows 10, mentre i membri Xbox Game Pass per PC potranno accedere al servizio da PC Windows 10.

SPECIFICHE TECNICHE

Ma quali sono le differenze tecniche fra le due console? Bisogna sottolineare che il confronto diretto delle specifiche tecniche non racconta tutta la storia. Xbox Series X è stata progettata per spingere i giochi fino alla risoluzione 4K nativa, che richiede risorse più esose rispetto a risoluzioni inferiori; Xbox Series S, invece, è la proposta di Microsoft per schermi fino a 1440p nativo e può effettuare l’upscaling fino al 4K. Le caratteristiche tecniche inferiori di Xbox Series S, quindi, sono in larga parte da inserire in tale contesto. Ci sono comunque alcune differenze che hanno un impatto maggiore (come il prezzo) e potrebbero essere la vera leva per acquistare una o l’altra. La differenza più grande di tutte è che Xbox Series X ha un lettore Ultra HD Blu-ray; Series S no ed eseguirà solo i giochi in digitale. Lato processore Xbox Series X e Xbox Series S adottano entrambe una CPU AMD octa-core basata sull’architettura Zen 2. La differenza sta nella frequenza di calcolo: 3,8 GHz per Xbox Series X; 3,6 GHz per Xbox Series S. La stessa differenza è presente anche nei calcoli in Simultaneous Multithreading: 3,6 GHz per Xbox Series X e 3,4 GHz per Series S. Anche la scheda grafica è basata in entrambi i casi sulla stessa architettura: la RDNA di seconda generazione. In Xbox Series X è integrata una GPU da 52 unità di calcolo che lavorano a 1,825 GHz. In Xbox Series S è invece presente un’unità da 20 unità di calcolo a 1,565 GHz. Tanto Xbox Series S quanto Xbox Series X supportano il ray tracing in tempo reale. Si parla di una potenza di 12 TeraFlops per Xbox Series X e di 4 TeraFlops per Xbox Series S. Attenzione ai TeraFlops: come soprascritto, vanno letti nel contesto della risoluzione massima raggiungibile dalle singole console: una risoluzione più bassa richiede meno risorse a parità di dettagli. Inoltre, non bisogna nemmeno essere lesti a prendere i TeraFlops di Xbox Series S e confrontarli con Xbox One X o PS4 Pro: si parla di architettura diverse e quelle più recenti (come la RDNA 2) sono più efficienti. Xbox Series X integra 16 GB di RAM, di cui 10 GB hanno una banda passante di 560 GB/s, mentre i restati 6 GB di 336 GB/s. Nel caso di Xbox Series S la RAM complessiva è di 10 GB: 8 GB da 224 GB/s e 2 GB da 56 GB/s. La minore RAM potrebbe creare qualche grattacapo in futuro agli sviluppatori. Resta valido il discorso fatto prima: la risoluzione più bassa oltre alle ottimizzazioni hardware incluse potrebbero bilanciare la situazione. I dischi SSD invece sono identici per prestazioni, ma cambia lo spazio disponibile: 1 TB per il modello top di gamma e 512 GB per la console a 299 euro. In entrambi i casi è disponibile lo slot per espandere lo spazio con un ulteriore TeraByte. Infine, le dimensioni: Xbox Series S è alta 27,5 cm, larga 6,5 cm e profonda 15,1 cm. Xbox Series X, invece, è alta 30,1 cm e larga e profonda 15,1 cm.

UNA STRATEGIA DI LANCIO STUDIATA FIN NEI MINIMI DETTAGLI

La strategia Microsoft delle due console next-gen è estremamente promettente, visto che punta a coinvolgere fasce d’utenza molto differenti. I giocatori più esigenti, che non vogliono scendere a compromessi e non hanno problemi di budget, potranno optare per una Xbox Series X e portarsi dunque a casa la piattaforma più potente che ci sia: una garanzia nell’ambito dei giochi multipiattaforma, ma anche la promessa di contenuti first party di grande spessore grazie ai tanti team di sviluppo acquistati da Microsoft. Titoli che sarà possibile scaricare dal day one, senza costi aggiuntivi, grazie all’abbonamento a Xbox Game Pass. I giocatori meno esigenti, che non fanno troppo caso all’upscaling grafico o dispongono ancora di un televisore Full HD, hanno un budget limitato o semplicemente vogliono accedere all’ecosistema Microsoft investendo il meno possibile, magari perché hanno già acquistato una PS5, potranno invece scegliere Xbox Series S e godere di un prodotto dal valore assolutamente straordinario se paragonato alla cifra richiesta. La sensazione è che proprio la console più economica potrà contare su di uno spunto extra in vista del Natale, dando così ragione alle strategie della casa di Redmond e andando a soddisfare in maniera brillante la domanda di una next-gen davvero accessibile per tutti. Insomma, a quanto pare Microsoft ha imparato dai suoi errori, ha fatto proposte intelligenti, sta lavorando egregiamente sul piano dei sevizi e soprattutto ha ascoltato la voce degli utenti.

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

I più letti