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Devil May Cry 5, la saga torna agli antichi fasti

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Devil May Cry 5 arriva su Pc, Xbox One e Ps4 dopo ben 5 anni di sviluppo e 11 anni dal lancio del quarto capitolo della serie. Guardando un po’ indietro però è bene ricordare che nel 2001 l’esordio del cacciatore di demoni Dante su Ps2 fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno che riuscì a conquistare pubblico e critica come pochi altri titoli hanno saputo fare.

Devil May Cry rivoluzionò il modo di concepire i videogiochi action in terza persona creando un filone completamente nuovo, un sottogenere che faceva della spettacolarità il suo punto di forza, basandosi su combo incredibili e personaggi sempre ben al di sopra delle righe.

Il secondo capitolo della serie rappresentò forse il meno riuscito della saga e fu il primo che vide a figura di  Hideaki Itsuno come director, anche se fu coinvolto solo marginalmente a fine produzione.

Il director giapponese fu messo realmente al timone dell’opera concepita dall’inimitabile Hideki Kamiya dal terzo capitolo della serie, titolo che riuscì a riportare la saga nell’Olimpo degli action games. Col quarto capitolo si decise di introdurre un nuovo compagno per Dante, quel Nero che ancora oggi porta con sé numerose domande e che è presente anche nel nuovo Devil May Cry 5. Poi la serie si bloccò, nuovi personaggi conquistarono il pubblico appassionato di questo genere ed il buon Dante andò momentaneamente in pensione. Capcom decise quindi di optare per un reboot della serie con il DmC di Ninja Theory nel tentativo di avvicinarsi maggiormente ai gusti del pubblico occidentale. Scelta decisamente coraggiosa, ma che riuscì nell’intento di creare una nuova visione del Mondo di Devil May Cry contraddistinta da un gameplay sopraffino, ma che non seppe conquistarsi il favore del grande pubblico, più per le scelte di design nella nuova interpretazione stilistica del figlio di Sparda che per le qualità del gioco. Dopo il remake in HD dei capitoli canonici della saga però, ecco tornare il nuovo titolo della serie e noi siamo qui per analizzarlo. Devil May Cry 5 ha un grande merito: fare pulizia di eventuali congetture, teorie e quant’altro ideate dai fan nel corso degli anni, e dare risposta a diversi degli interrogativi posti negli scorsi capitoli. Il tutto sfruttando sia il fan service esagerato, sia mettendo sulla scacchiera ogni singola pedina fondamentale dei quattro episodi precedenti.


Ma veniamo alla trama: la storia di Devil May Cry 5 riprende qualche tempo dopo gli avvenimenti visti nel quarto capitolo partendo proprio dal protagonista, Nero, intento già dal primo minuto in un’intensa battaglia contro il malvagio demone Urizen, un essere muto ed immobile, ma apparentemente impossibile da scalfire. Nero è affiancato come sempre dal protagonista originale della saga, ossia Dante, il figlio di Sparda e miglior cacciatore di demoni, anche lui messo alle strette dal nemico e in evidente difficoltà. Ai due si affianca un terzo misterioso individuo chiamato V, che proseguendo nella storia aiuterà Nero e Dante nella battaglia contro colui che desidera diventare il Re dei demoni. Da qui in avanti la narrazione della storia procede con dei flashback, facendo fare al giocatore dei salti temporali tra passato e presente per scoprire tutti gli eventi che hanno portato alla distruzione della città, palesemente ispirata a Londra, chi sia la causa della perdita del braccio demoniaco di Nero e svelare l’identità di V e la su storia. Per quanto la trama si regga su abbastanza bene e approfondisca adeguatamente la storia dei tre protagonisti, non si può dire lo stesso dei personaggi che affiancano i tre scaccia demoni: Nico, Lady e Trish. Per quanto riguarda Dante, in questo nuovo capitolo della serie si approfondirà ancora più nel dettaglio la dinamica di odio e amore con il fratello gemello Vergil facendo un giro nei ricordi del protagonista e scoprendo anche qualche piccolo dettaglio in più sulla figura dell’adorata madre. Quindi per i fan di vecchia data, seguire le vicende raccontate in Devil May Cry 5 è di fondamentale importanza per comprendere il passato del tenebroso protagonista della serie. L’unico grosso problema narrativo della produzione Capcom risiede nel finale che già da metà campagna si può intuire nonostante ci sia qualche piacevole sorpresa di contorno e qualche piccolo colpo di scena. Detto ciò, per quanto riguarda il gameplay, Devil May Cry 5 mantiene sempre il suo stile originale, offrendo però tre varianti di stile, una per personaggio. Nero è la perfetta via di mezzo tra accessibilità e tecnicismo che soddisferà la sete di action dando comunque un po’ di filo da torcere per raggiungere il ranking massimo. Ci vorrà qualche minuto prima di riuscire a padroneggiare il Devil Breaker (ossia il nuovo braccio robotico del personaggio), che oltre ad acciuffare i nemici lontani può sparare raggi a distanza, perforare o malmenare a dovere i nemici in base al modello indossato, ed alternarlo con le bocche da fuoco e le immancabili armi bianche. Per quanto riguarda V, egli è il personaggio con cui sarà più semplice realizzare combo in quanto nonostante sia sprovvisto di una particolare forza fisica, può contare sul potere di evocazione di alcuni demoni. Le creature in questione sono tre, due di questi tramite la semplice pressione dei tasti di attacco e sono Griffon, una sorta di uccello demoniaco utile per gli attacchi a distanza e Shadow, un enorme felino mutaforma indispensabile per gli attacchi a ravvicinati e a medio raggio. Tramite l’attivazione del Devil Trigger V evocherà Nightmare, un gigantesco demone/golem che infliggerà in totale autonomia potenti attacchi ai nemici. I demoni evocati non potranno però uccidere da soli i nemici, spetterà infatti a V dare il colpo di grazia ad ogni nemico con il suo inseparabile bastone da passeggio. Per quanto riguarda Dante, invece, il personaggio icona del brand possiede uno stile di combattimento molto tecnico, che oltre a concatenare attacchi ravvicinati e a distanza richiederà una buona conoscenza delle combo e degli stili da intervallare. Diciamo questo perché oltre a poter alternare diverse tipologie di armi, usando Dante si dovrà fare attenzione allo stile da utilizzare con ogni nemico. Gli stili sono quattro, alternabili tramite la croce direzionale, ed ognuno ha una peculiarità ed un movimento specifico (delegato al tasto B). Trickster Style è lo stile dedicato alla velocità di movimento e all’evasione delle mosse, Swordmaster come suggerisce il nome trasformerà Dante in uno spadaccino letale. Le ultime due varianti sono Gunslinger, che concentra tutto sulla potenza delle bocche da fuoco ed in fine Royal Guard, utile per non far sopperire il protagonista sotto i colpi nemici, a cui reagirà con un contrattacco immediato premendo B nel momento giusto. L’utilizzo dei tre personaggi è determinato nella maggioranza dei casi dallo svolgimento della trama, e quindi è il gioco stesso a proporre quello da usare in ciascuna missione, ma ci sono anche momenti in cui la scelta è nelle mani di chi gioca. Inoltre è possibile sfruttare il nuovo sistema di gioco cooperativo chiamato Cameo System: se si gioca connessi online, durante alcune missioni si potrà vedere uno degli altri personaggi combattere al proprio fianco controllato da un altro giocatore in tempo reale, oppure tramite il classico ghost. A fine missione si potrà valutare il compagno virtuale e, se valutato come “Stylish”, lui otterrà una gemma dorata come bonus. Questa è certamente un’introduzione marginale ad un gioco che è e resta assolutamente single player, ma è comunque apprezzabile e che consente di ottenere qualche bonus che non fa mai male. A completare l’offerta c’è poi “Il Vuoto”, ossia una vera e propria modalità allenamento che viene sbloccata dopo aver terminato il gioco almeno una volta, e che si rivela assolutamente utile per padroneggiare gli stili profondamente diversi dei tre protagonisti.

Per quanto riguarda il corposo moveset dei personaggi è bene sottolineare però che le mosse, se non quelle base, saranno tutte da sbloccare. Per farlo bisognerà spendere le classiche anime rosse al “negozio” di Nico, oppure tramite l’ausilio delle storiche statue dorate. Ovviamente sia Nico che le statue danno la possibilità di acquistare potenziamenti e gadget utili a proseguire nei livelli. In ogni caso, nel corso dell’avventura non sarà possibile sbloccare tutte le abilità, visto che il numero di gemme che si potranno raccogliere è inferiore al costo necessario per acquistare tutto. Per poter comprare ogni tecnica, per ogni singolo personaggio, bisognerà completare la campagna più di una volta o pagare con moneta reale nello store dedicato. Come da tradizione Devil May Cry 5 non è il tipico gioco da abbandonare una volta finito, anzi: questo è probabilmente il peggior modo di giocarlo. Completandolo una prima volta (impresa che richiederà circa una dozzina d’ore a difficoltà normale) si sbloccherà infatti il primo livello di difficoltà aggiuntivo per poi sbloccarne altri man mano che si finisce l’avventura. Il nostro consiglio è quello di non commettere l’errore di abbandonare il gioco dopo una sola “run”, anche perché per padroneggiare a fondo tutti e tre i personaggi ci vorrà molto tempo, ce ne vorrà ancora di più per potenziarli al massimo, ma vi assicuriamo che alla fine le combo che si potranno eseguire saranno qualcosa di assolutamente spettacolare e che ripagheranno ampiamente tutto il tempo speso.

Al momento è assente invece il classico Bloody Palace, la modalità Survival che i fan conoscono bene, ma si tratta di un’assenza momentanea in quanto essa verrà aggiunta gratuitamente tramite un aggiornamento pianificato per il mese di aprile. A livello grafico, appena entrati nell’universo di Devil May Cry 5, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta. Per la realizzazione del gioco Capcom si è infatti affidata alle prodezze dello stesso motore grafico utilizzato per Resident Evil. Cut-scene a parte, anche nelle scene più confuse e negli scontri più veloci e accesi le animazioni raggiungono picchi d’eccellenza straordinari. Ovviamente, nonostante l’alto livello grafico e la fluidità in game, Devil May Cry 5 non è perfetto.

La prima parte, ambientata soprattutto nella rocambolesca Red Grave City, è infatti capace di mostrare dei bei panorami, e di sfruttare al meglio il motore grafico. A ribaltare la situazione è la seconda metà dell’avventura che, svolgendosi all’interno dell’enorme albero che ha invaso la città, risulta molto meno piacevole alla vista, oltre che estremamente limitata e dalla struttura sicuramente poco sorprendente. In ogni caso nel complesso ci si trova dinanzi a una produzione “tripla A” e quindi il risultato finale è assolutamente grandioso. A fornire il giusto supporto sia alla maestosità delle location sia alle incredibili battaglie è il comparto sonoro che, con le sue melodie suddivise tra heavy metal puro e sonorità “drum and bass” tipiche della serie, accompagnano con grinta ed enfasi ogni mossa dei protagonisti, rendendo le combo ancora più devastanti e l’atmosfera di gioco adrenalinica.

Tirando le somme, Devil May Cry 5 è un titolo con tutti gli attributi. L’ultima fatica di Capcom è un action game esagerato, spavaldo ed estremamente adrenalinico. Proseguendo nella storia è ben evidente come la trama, seppur importante, sia stata messa in secondo piano rispetto al gameplay. In questo quinto capitolo Hideaki Itsuno ha però voluto puntare molto sui fatti che fanno da sfondo al gioco, regalando una sceneggiatura davvero profonda e interessante, ricca di colpi di scena, capace di dare tante risposte ai fan che le cercavano da tempo e soprattutto in grado di tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Tutte le 20 missioni che compongono l’opera hanno qualcosa da dire e lo fanno molto bene, senza mai annoiare accompagnando il giocatore verso un finale ricco di sorprese e confezionato davvero bene. I tanti anni di sviluppo si vedono, e si nota chiaramente la passione messa dal team nella realizzazione di un’opera che, a parere nostro, resta una delle migliori di sempre. Devil May Cry 5 rappresenta ciò che i fan desiderano, un prodotto solido, realizzato con il cuore e che gode di una straordinaria giocabilità. Non giocarlo sarebbe un grave errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Gameplay: 10

Sonoro: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Wolfenstein Youngblood, è il momento delle gemelle Blazcowicz

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In Wolfenstein Youngblood, spin-off della nota saga shooter che si rifà a sua volta al capolavoro degli anni ’90, il detto buon sangue non mente la fa da padrone. Nel nuovo titolo di Bethesda per Pc, Xbox One, Switch e PS4, sviluppato a quattro mani da Machine Games, autori della serie principale e Arkane Studios, non si vestiranno più i panni del protagonista storico, B.J. Blazcowicz, ma delle sue due figlie: le gemelle Jessie e Sophia. Detto questo, a livello di trama, Wolfenstein: Youngblood trasporta i giocatori all’inizio degli anni ‘80 e li catapulta in un nuovo universo dove far stragi di nazisti sarà lo scopo principale. Ma che fine ha fatto Blazcowicz? Bene, dopo aver contribuito a gettare le basi per la Seconda Rivoluzione Americana ed essersi ritirato a vita privata insieme alla sua famiglia, il biondo protagonista della saga scompare nel nulla, o quasi. Jess e Soph, questi i diminutivi con i quali si fanno chiamare le gemelle, decidono quindi di mettersi sulle sue tracce partendo dall’ultima posizione nota: Neo Parigi, una delle roccaforti più importanti del Reich nel vecchio continente. Una volta giunte in città, le due gemelle si vedono “costrette” a collaborare con la resistenza locale per ritrovare il padre e a contribuire, più o meno volontariamente, alla liberazione della città attraverso una serie di missioni, suddivise tra principali e secondarie, capaci di tenere occupato il giocatore per almeno 15 ore con un intreccio narrativo semplice ma comunque godibile e perfettamente integrato con il resto della saga. Detto ciò, per gli appassionati della serie, questo Wolfenstein Youngblood avrà un’aria piuttosto familiare in quanto la struttura del gioco ricalca in modo abbastanza evidente quella di The New Colossus, con un hub centrale che ricopre il ruolo di base operativa dal quale è possibile raggiungere le varie zone della città e da dove prendono il via quasi tutti gli incarichi.

Questi ultimi non si discostano molto dagli standard del genere e prevedono la raccolta di specifici oggetti, l’attivazione di meccanismi, il salvataggio di alcuni personaggi e via discorrendo. A questo si sommano poi dei veri e propri “raid” ambientati negli edifici cardine del Reich, conosciuti come Brother, e alcune missioni generate casualmente durante l’esplorazione. E’ bene sottolineare poi che in questo Wolfenstein Youngblood, parlando con uno specifico NPC è inoltre possibile attivare alcune sfide, giornaliere e settimanali, o scegliere di rigiocare alcune delle missioni principali, così da ottenere ulteriori ricompense che possono poi essere spese, proprio come capitava nel precedente capitolo, per migliorare l’arsenale in possesso o per attivare dei bonus temporanei che consentono di incrementare per un una decina di minuti il tasso di raccolta delle munizioni o il livello massimo di salute e corazza. Nulla vieta inoltre ai giocatori di esplorare liberamente le varie zone di Neo Parigi per scaricare un po’ di proiettili sui nazisti che pattugliano le strade della capitale di Francia, per andare alla ricerca di collezionabili o per sfruttare alcune armi speciali, ottenibili nel corso dell’avventura, per aprire nuovi passaggi e contenitori inaccessibili fino a quel momento. E’ bene sottolineare che Wolfenstein: Youngblood è prima di ogni cosa un esperimento in funzione del futuro terzo capitolo, volto ad accettare una totale integrazione dell’elemento cooperativo ed innumerevoli meccaniche ruolistiche. Infatti durante l’intera avventura i giocatori saranno accompagnati dalla sorella non selezionata, che può essere controllata sia dall’I.A., non particolarmente sviluppata ma comunque più che sufficiente, che da un compagno in carne ed ossa, che può essere reclutato tramite invito diretto o sfruttando il classico matchmaking. Nel secondo caso è inoltre fondamentale sottolineare che l’edizione Deluxe del gioco contiene il Buddy Pass, ossia un contenuto aggiuntivo per chi possiede il gioco completo che gli permette di invitare nella propria partita qualsiasi altro giocatore, senza che questi debba necessariamente acquistare il titolo. A livello di giocabilità Wolfenstein Youngblood garantisce lo stesso feeling dei suoi predecessori e permette nuovamente ai giocatori di decidere di volta in volta quale approccio utilizzare per superare una situazione, ma con qualche opzione in più. Si può scegliere infatti per un’incursione silenziosa, sfruttando le capacità di occultamento delle due protagoniste e la loro letalità negli scontri ravvicinati, tentare di aggirare gli avversari trovando scorciatoie e passaggi alternativi, magari sfruttando il doppio salto acrobatico per raggiungere punti altrimenti inaccessibili, o passare alle maniere forti riversando quintali di proiettili sugli avversari, che come da tradizione si differenziano notevolmente gli uni dagli altri per livello di difficoltà, aspetto e punti deboli.

 Insomma, in Wolfenstein Youngblood le modalità di approccio, le cose da fare e le possibilità di scegliere come proseguire nell’avventura sono davvero tante. E’ importante sottolineare che la presenza di due protagoniste ha permesso agli sviluppatori di offrire due diversi stili di gioco, soprattutto nella prima parte della storia, quando le differenze fra le protagoniste sono più marcate. Prima di avviare una partita, infatti, si deve infatti decidere quale delle due sorelle impersonare e selezionare alcuni tratti distintivi, che andranno poi a influire sull’arma di base e sulle abilità speciali in possesso. C’è da dire però che armi e abilità peculiari non sono ad appannaggio esclusivo di una delle due sorelle e potranno comunque essere ottenute nel gioco o sbloccate attraverso un classico skill tree suddiviso in sezioni dove è possibile spendere i punti abilità accumulati completando le missioni o salendo di livello. La crescita del personaggio, oltre a garantire un incremento di alcune caratteristiche base, è fondamentale quando si tratta di scegliere quali incarichi affrontare e va ad influire dinamicamente sugli avversari che le due sorelle Blazkowicz incontrano per le strade della città, così da garantire al giocatore il giusto livello di sfida in quasi tutte le situazioni. Dal punto di vista estetico questo Wolfenstein Youngblood si attesta su ottimi livelli, fluidità d’azione, esplosioni e resa grafica del mondo di gioco sono veramente resi bene e sono veramente appaganti. Il doppiaggio in italiano e l’avvincente colonna sonora poi rendono l’esperienza ludica estremamente godibile. Tirando le somme, l’ultima fatica di Bethesda è davvero un buon titolo, un gioco che diverte sia chi si avvicina all’universo della famiglia Blazcovicz per la prima volta, ma soprattutto che appassionerà i fan della serie.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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A.O.T. 2 Final Battle, la lotta contro i giganti continua

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Attack on Titan 2: Final Battle è finalmente disponibile su Xbox One, Playstation 4, Nintendo Switch e PC. La terza stagione dell’anime è appena finita e purtroppo bisognerà attendere ancora un anno per vederne uscire una quarta. Nel mentre però, ci si potrà consolare con questo videogame rivivendo in prima persona le battaglie più famose della serie animata giapponese. In Attack on Titan 2: Final Battle infatti vi sono delle missioni prese direttamente dalla terza stagione del manga, cinque nuovi personaggi giocabili e due grosse novità di cui vi parleremo fra poco. E’ bene sottolineare che il titolo si presenta come un’espansione di A.O.T. 2 (qui la nostra recensione) quindi sarà possibile acquistarlo in forma completa (gioco base ed espansione) a prezzo pieno, oppure solo l’espansione a un prezzo inferiore. Final Battle, come vi dicevamo qualche riga più in alto, aggiunge due enormi contenuti di gioco, ovvero, la character mode e la modalità riconquista territorio. La prima di queste due è senz’altro quella più interessante. Selezionandola si potranno rivivere le avventure della terza stagione dell’anime attraverso gli occhi dei vari protagonisti. Strutturata ad episodi, non presenta quasi nessuna differenza a livello di gameplay rispetto alla modalità principale se non per quanto riguarda l’impossibilità di usare il proprio personaggio originale, di non poter esplorare le aree cittadine e la presenza di particolari restrizioni legate ad alcune missioni. Completando un capitolo si sbloccherà quello successivo che presenterà, o un nuovo pezzo di trama, o un nuovo scontro dell’anime. In più verranno dati degli oggetti bonus e dell’esperienza per il personaggio che si è scelto di utilizzare. In particolare, questa modalità, si rivela ulteriormente utile per il farming di materiali e per la possibilità di sbloccare, e quindi utilizzare, i nuovi personaggi aggiunti con questo DLC.

 Purtroppo l’intelligenza artificiale dei nemici non si comporta sempre in modo adeguato, finendo col bloccarsi completamente in certi punti dello scenario facendo quindi storcere il naso. Per quanto riguarda invece la modalità riconquista territorio offerta da A.O.T. 2 Final Battle, questa metterà il giocatore a capo di un esercito personale. All’inizio verrà chiesto quale, tra i personaggi, dovrà svolgere il ruolo di comandante. Una volta fatto ciò bisognerà decidere il nome del proprio esercito e il suo stendardo. Conclusa la fase iniziale ci si troverà nel proprio campo base. Questa parte, che ricorda la modalità storia classica, è al contempo molto differente. A capo dell’esercito bisognerà progressivamente recuperare i territori del Wall Maria e avanzando si otterranno dei punti utili ad espandere la base militare. La fase di espansione si rifà molto ai giochi strategici e, spendendo punti guadagnati in precedenza, si potranno ingrandire o costruire nuovi quartieri per il campo base. Questi ultimi saranno utili anche per assumere nuovo personale, ottenere maggiori risorse e per ricevere diversi bonus in base all’assegnazione dei lavori. Parlando della nuova abilità che permette di trasformarsi in giganti, c’è da dire che questa non è una vera e propria novità, bensì un miglioramento di un’abilità già esistente. Infatti, se prima per poter disporre della trasformazione in gigante era necessario avere il personaggio con tale trasformazione come supporto, ora non è più necessario. Per fare ciò si dovrà avere attiva l’abilità e usare uno specifico oggetto di supporto che, al posto di potenziare il personaggio, lo trasformerà in un gigante. L’aggiunta più interessante di A.O.T. 2 Final Battle sono però le nuove armi, di cui una completamente nuova e le rimanenti versioni migliorate di altre armi. Partiamo parlando delle pistole.

Equipaggiandole si potrà fare uso di un solo rampino, ma a differenza delle lame infliggeranno ingenti danni anche nella forma base grazie anche a diversi tipi di pallottole. Ogni proiettile ha un effetto differente, come paralizzare, avvelenare, rallentare o esplodere a contatto. Una volta compreso il funzionamento dei diversi proiettili si potranno eliminare velocemente, o almeno rallentare, anche i giganti più forti. Grazie alle pistole si potrà anche fare uso della prima arma speciale, ovvero il gatling, versione molto più potente delle bocche da fuoco base e capace di eliminare istantaneamente, o comunque in poco tempo, anche i giganti speciali. Anche le classiche lame hanno una loro versione speciale, senza dubbio meno potente di quella delle pistole ma nettamente più utile. Chiamate Thunder Spear, esse permettono di eliminare agevolmente interi gruppi di giganti grazie agli ingenti danni ad area che possono infliggere. Esse risultano particolarmente utili quando si dovrà uccidere un gigante anomalo speciale. Proprio per via del loro danno ad area, le Thunder Spear sono grado di colpire velocemente tutti i punti deboli e successivamente di eliminarli con un altro paio di colpi. I comandi delle nuove armi all’inizio potranno sembrare scomodi ma, una volta che ci si sarà abituati, in particolare ad andare alla torretta di rifornimento ogni volta che si vuole passare cambiare da pistole a lame, regaleranno molte soddisfazioni. Tirando le somme l’espansione Final Battle non fa che migliorare ulteriormente A.O.T 2, le nuove armi e le nuove modalità risultano molto curate, il che arricchisce notevolmente il gameplay del titolo. Grazie a ciò, Final Battle, più che un DLC sembra un vero e proprio nuovo gioco della saga. In più, sia che siate fan della serie sia che non l’abbiate mai vista, questo titolo sarà capace di farvi vivere tutte le avventure narrate nelle prime tre stagioni dell’anime e, al contempo, sarà in grado di portarvi all’interno del mondo narrativo creato da Hajime Isayama. In ogni caso, se volete saperne di più sul gioco base, sulle dinamiche e su qualsiasi aspetto del titolo originale, che funge da scheletro per quest’espansione, vi invitiamo a leggere la nostra recensione cliccando qui.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Nuovo ransomware minaccia Android

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I ricercatori di ESET hanno recentemente individuato la nuova famiglia di ransomware Android/Filecoder.C, che utilizza la lista di contatti della vittima per inviare SMS contenenti link malevoli. Android/Filecoder.C si è diffuso attraverso alcuni topic di Reddit con contenuti per adulti e, per un breve periodo di tempo, anche tramite forum della nota community di sviluppatori Android XDA. Android / Filecoder.C si distingue per il suo meccanismo di diffusione. Prima di iniziare a crittografare i file, il ransomware invia una serie di messaggi di testo a tutti gli indirizzi nell’elenco dei contatti della vittima, inducendo i destinatari a fare clic su un collegamento dannoso che porta al file di installazione del ransomware. Secondo i ricercatori di ESET, in teoria, questo meccanismo potrebbe portare ad una grande diffusione di infezioni, tanto più che il malware ha 42 versioni linguistiche del messaggio dannoso. Fortunatamente, anche gli utenti meno attenti possono facilmente notare che i messaggi sono tradotti male e che alcune versioni non sembrano avere alcun senso. Oltre al suo meccanismo di diffusione non tradizionale, Android / Filecoder.C presenta diverse anomalie nella modalità di crittografia, escludendo i file di grandi dimensioni – superiori ai 50MB – e le immagini inferiori a 150KB. Nell’elenco di file da crittografare mancherebbero anche alcune delle estensioni tipiche per Android.   Ci sono poi altri elementi che caratterizzano Android / Filecoder.C rispetto ai tipici ransomware per Android: Filecoder.C non impedisce infatti agli utenti di accedere ai propri dispositivi bloccando completamente lo schermo. Inoltre il riscatto non è preimpostato e la quantità di denaro chiesto dagli impostori viene generata dinamicamente usando l’UsdId assegnato dal ransomware alla vittima, con una richiesta unica per ogni utente, che varia tra 0,01 e 0,02 BTC. Questa scoperta dimostra che i ransomware rappresentano ancora una minaccia per l’ecosistema Android; per stare al sicuro i ricercatori di ESET consigliano di mantenere aggiornati i dispositivi, utilizzare una buona soluzione di sicurezza mobile e scaricare le applicazioni solo dal Google Play Store o altri store affidabili.

F. P. L.

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