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Devil May Cry 5, la saga torna agli antichi fasti

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Devil May Cry 5 arriva su Pc, Xbox One e Ps4 dopo ben 5 anni di sviluppo e 11 anni dal lancio del quarto capitolo della serie. Guardando un po’ indietro però è bene ricordare che nel 2001 l’esordio del cacciatore di demoni Dante su Ps2 fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno che riuscì a conquistare pubblico e critica come pochi altri titoli hanno saputo fare.

Devil May Cry rivoluzionò il modo di concepire i videogiochi action in terza persona creando un filone completamente nuovo, un sottogenere che faceva della spettacolarità il suo punto di forza, basandosi su combo incredibili e personaggi sempre ben al di sopra delle righe.

Il secondo capitolo della serie rappresentò forse il meno riuscito della saga e fu il primo che vide a figura di  Hideaki Itsuno come director, anche se fu coinvolto solo marginalmente a fine produzione.

Il director giapponese fu messo realmente al timone dell’opera concepita dall’inimitabile Hideki Kamiya dal terzo capitolo della serie, titolo che riuscì a riportare la saga nell’Olimpo degli action games. Col quarto capitolo si decise di introdurre un nuovo compagno per Dante, quel Nero che ancora oggi porta con sé numerose domande e che è presente anche nel nuovo Devil May Cry 5. Poi la serie si bloccò, nuovi personaggi conquistarono il pubblico appassionato di questo genere ed il buon Dante andò momentaneamente in pensione. Capcom decise quindi di optare per un reboot della serie con il DmC di Ninja Theory nel tentativo di avvicinarsi maggiormente ai gusti del pubblico occidentale. Scelta decisamente coraggiosa, ma che riuscì nell’intento di creare una nuova visione del Mondo di Devil May Cry contraddistinta da un gameplay sopraffino, ma che non seppe conquistarsi il favore del grande pubblico, più per le scelte di design nella nuova interpretazione stilistica del figlio di Sparda che per le qualità del gioco. Dopo il remake in HD dei capitoli canonici della saga però, ecco tornare il nuovo titolo della serie e noi siamo qui per analizzarlo. Devil May Cry 5 ha un grande merito: fare pulizia di eventuali congetture, teorie e quant’altro ideate dai fan nel corso degli anni, e dare risposta a diversi degli interrogativi posti negli scorsi capitoli. Il tutto sfruttando sia il fan service esagerato, sia mettendo sulla scacchiera ogni singola pedina fondamentale dei quattro episodi precedenti.


Ma veniamo alla trama: la storia di Devil May Cry 5 riprende qualche tempo dopo gli avvenimenti visti nel quarto capitolo partendo proprio dal protagonista, Nero, intento già dal primo minuto in un’intensa battaglia contro il malvagio demone Urizen, un essere muto ed immobile, ma apparentemente impossibile da scalfire. Nero è affiancato come sempre dal protagonista originale della saga, ossia Dante, il figlio di Sparda e miglior cacciatore di demoni, anche lui messo alle strette dal nemico e in evidente difficoltà. Ai due si affianca un terzo misterioso individuo chiamato V, che proseguendo nella storia aiuterà Nero e Dante nella battaglia contro colui che desidera diventare il Re dei demoni. Da qui in avanti la narrazione della storia procede con dei flashback, facendo fare al giocatore dei salti temporali tra passato e presente per scoprire tutti gli eventi che hanno portato alla distruzione della città, palesemente ispirata a Londra, chi sia la causa della perdita del braccio demoniaco di Nero e svelare l’identità di V e la su storia. Per quanto la trama si regga su abbastanza bene e approfondisca adeguatamente la storia dei tre protagonisti, non si può dire lo stesso dei personaggi che affiancano i tre scaccia demoni: Nico, Lady e Trish. Per quanto riguarda Dante, in questo nuovo capitolo della serie si approfondirà ancora più nel dettaglio la dinamica di odio e amore con il fratello gemello Vergil facendo un giro nei ricordi del protagonista e scoprendo anche qualche piccolo dettaglio in più sulla figura dell’adorata madre. Quindi per i fan di vecchia data, seguire le vicende raccontate in Devil May Cry 5 è di fondamentale importanza per comprendere il passato del tenebroso protagonista della serie. L’unico grosso problema narrativo della produzione Capcom risiede nel finale che già da metà campagna si può intuire nonostante ci sia qualche piacevole sorpresa di contorno e qualche piccolo colpo di scena. Detto ciò, per quanto riguarda il gameplay, Devil May Cry 5 mantiene sempre il suo stile originale, offrendo però tre varianti di stile, una per personaggio. Nero è la perfetta via di mezzo tra accessibilità e tecnicismo che soddisferà la sete di action dando comunque un po’ di filo da torcere per raggiungere il ranking massimo. Ci vorrà qualche minuto prima di riuscire a padroneggiare il Devil Breaker (ossia il nuovo braccio robotico del personaggio), che oltre ad acciuffare i nemici lontani può sparare raggi a distanza, perforare o malmenare a dovere i nemici in base al modello indossato, ed alternarlo con le bocche da fuoco e le immancabili armi bianche. Per quanto riguarda V, egli è il personaggio con cui sarà più semplice realizzare combo in quanto nonostante sia sprovvisto di una particolare forza fisica, può contare sul potere di evocazione di alcuni demoni. Le creature in questione sono tre, due di questi tramite la semplice pressione dei tasti di attacco e sono Griffon, una sorta di uccello demoniaco utile per gli attacchi a distanza e Shadow, un enorme felino mutaforma indispensabile per gli attacchi a ravvicinati e a medio raggio. Tramite l’attivazione del Devil Trigger V evocherà Nightmare, un gigantesco demone/golem che infliggerà in totale autonomia potenti attacchi ai nemici. I demoni evocati non potranno però uccidere da soli i nemici, spetterà infatti a V dare il colpo di grazia ad ogni nemico con il suo inseparabile bastone da passeggio. Per quanto riguarda Dante, invece, il personaggio icona del brand possiede uno stile di combattimento molto tecnico, che oltre a concatenare attacchi ravvicinati e a distanza richiederà una buona conoscenza delle combo e degli stili da intervallare. Diciamo questo perché oltre a poter alternare diverse tipologie di armi, usando Dante si dovrà fare attenzione allo stile da utilizzare con ogni nemico. Gli stili sono quattro, alternabili tramite la croce direzionale, ed ognuno ha una peculiarità ed un movimento specifico (delegato al tasto B). Trickster Style è lo stile dedicato alla velocità di movimento e all’evasione delle mosse, Swordmaster come suggerisce il nome trasformerà Dante in uno spadaccino letale. Le ultime due varianti sono Gunslinger, che concentra tutto sulla potenza delle bocche da fuoco ed in fine Royal Guard, utile per non far sopperire il protagonista sotto i colpi nemici, a cui reagirà con un contrattacco immediato premendo B nel momento giusto. L’utilizzo dei tre personaggi è determinato nella maggioranza dei casi dallo svolgimento della trama, e quindi è il gioco stesso a proporre quello da usare in ciascuna missione, ma ci sono anche momenti in cui la scelta è nelle mani di chi gioca. Inoltre è possibile sfruttare il nuovo sistema di gioco cooperativo chiamato Cameo System: se si gioca connessi online, durante alcune missioni si potrà vedere uno degli altri personaggi combattere al proprio fianco controllato da un altro giocatore in tempo reale, oppure tramite il classico ghost. A fine missione si potrà valutare il compagno virtuale e, se valutato come “Stylish”, lui otterrà una gemma dorata come bonus. Questa è certamente un’introduzione marginale ad un gioco che è e resta assolutamente single player, ma è comunque apprezzabile e che consente di ottenere qualche bonus che non fa mai male. A completare l’offerta c’è poi “Il Vuoto”, ossia una vera e propria modalità allenamento che viene sbloccata dopo aver terminato il gioco almeno una volta, e che si rivela assolutamente utile per padroneggiare gli stili profondamente diversi dei tre protagonisti.

Per quanto riguarda il corposo moveset dei personaggi è bene sottolineare però che le mosse, se non quelle base, saranno tutte da sbloccare. Per farlo bisognerà spendere le classiche anime rosse al “negozio” di Nico, oppure tramite l’ausilio delle storiche statue dorate. Ovviamente sia Nico che le statue danno la possibilità di acquistare potenziamenti e gadget utili a proseguire nei livelli. In ogni caso, nel corso dell’avventura non sarà possibile sbloccare tutte le abilità, visto che il numero di gemme che si potranno raccogliere è inferiore al costo necessario per acquistare tutto. Per poter comprare ogni tecnica, per ogni singolo personaggio, bisognerà completare la campagna più di una volta o pagare con moneta reale nello store dedicato. Come da tradizione Devil May Cry 5 non è il tipico gioco da abbandonare una volta finito, anzi: questo è probabilmente il peggior modo di giocarlo. Completandolo una prima volta (impresa che richiederà circa una dozzina d’ore a difficoltà normale) si sbloccherà infatti il primo livello di difficoltà aggiuntivo per poi sbloccarne altri man mano che si finisce l’avventura. Il nostro consiglio è quello di non commettere l’errore di abbandonare il gioco dopo una sola “run”, anche perché per padroneggiare a fondo tutti e tre i personaggi ci vorrà molto tempo, ce ne vorrà ancora di più per potenziarli al massimo, ma vi assicuriamo che alla fine le combo che si potranno eseguire saranno qualcosa di assolutamente spettacolare e che ripagheranno ampiamente tutto il tempo speso.

Al momento è assente invece il classico Bloody Palace, la modalità Survival che i fan conoscono bene, ma si tratta di un’assenza momentanea in quanto essa verrà aggiunta gratuitamente tramite un aggiornamento pianificato per il mese di aprile. A livello grafico, appena entrati nell’universo di Devil May Cry 5, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta. Per la realizzazione del gioco Capcom si è infatti affidata alle prodezze dello stesso motore grafico utilizzato per Resident Evil. Cut-scene a parte, anche nelle scene più confuse e negli scontri più veloci e accesi le animazioni raggiungono picchi d’eccellenza straordinari. Ovviamente, nonostante l’alto livello grafico e la fluidità in game, Devil May Cry 5 non è perfetto.

La prima parte, ambientata soprattutto nella rocambolesca Red Grave City, è infatti capace di mostrare dei bei panorami, e di sfruttare al meglio il motore grafico. A ribaltare la situazione è la seconda metà dell’avventura che, svolgendosi all’interno dell’enorme albero che ha invaso la città, risulta molto meno piacevole alla vista, oltre che estremamente limitata e dalla struttura sicuramente poco sorprendente. In ogni caso nel complesso ci si trova dinanzi a una produzione “tripla A” e quindi il risultato finale è assolutamente grandioso. A fornire il giusto supporto sia alla maestosità delle location sia alle incredibili battaglie è il comparto sonoro che, con le sue melodie suddivise tra heavy metal puro e sonorità “drum and bass” tipiche della serie, accompagnano con grinta ed enfasi ogni mossa dei protagonisti, rendendo le combo ancora più devastanti e l’atmosfera di gioco adrenalinica.

Tirando le somme, Devil May Cry 5 è un titolo con tutti gli attributi. L’ultima fatica di Capcom è un action game esagerato, spavaldo ed estremamente adrenalinico. Proseguendo nella storia è ben evidente come la trama, seppur importante, sia stata messa in secondo piano rispetto al gameplay. In questo quinto capitolo Hideaki Itsuno ha però voluto puntare molto sui fatti che fanno da sfondo al gioco, regalando una sceneggiatura davvero profonda e interessante, ricca di colpi di scena, capace di dare tante risposte ai fan che le cercavano da tempo e soprattutto in grado di tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Tutte le 20 missioni che compongono l’opera hanno qualcosa da dire e lo fanno molto bene, senza mai annoiare accompagnando il giocatore verso un finale ricco di sorprese e confezionato davvero bene. I tanti anni di sviluppo si vedono, e si nota chiaramente la passione messa dal team nella realizzazione di un’opera che, a parere nostro, resta una delle migliori di sempre. Devil May Cry 5 rappresenta ciò che i fan desiderano, un prodotto solido, realizzato con il cuore e che gode di una straordinaria giocabilità. Non giocarlo sarebbe un grave errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Gameplay: 10

Sonoro: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Nuove conoscenze sul cervello umano, il Professor Pietro Pietrini: “Abbiamo strumenti sofisticati per leggere i meccanismi cerebrali che sottendono le nostre attività mentali”

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Oltre quattromila ricercatori provenienti da tutto il mondo riuniti a Roma per discutere le nuove conoscenze sul cervello umano e le sue funzioni.

Si è aperto lunedì all’Auditorium Parco della Musica a Roma il 25esimo Congresso Mondiale della Organization for Human Brain Mapping (OHBM), che vede oltre quattromila ricercatori da tutto il mondo discutere le nuove conoscenze sul cervello umano e le sue funzioni.

Presidenti del Congresso il Prof. Pietro Pietrini, psichiatra e neuroscienziato, Direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca e il Prof. Emiliano Ricciardi, Associato di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica di IMT. Nelle cinque giornate dei lavori, verranno affrontati tutti i più importanti argomenti di frontiera nello studio del cervello e le implicazioni per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche in psichiatria e neurologia e i progressi nelle interfacce cervello-computer per importanti applicazioni anche nel campo della neuroriabilitazione.

“Nelle ultime tre decadi vi è stato un enorme progresso nelle metodologie per lo studio in vivo della meravigliosa architettura morfologica e funzionale del cervello umano – spiega il Prof. Pietrini – abbiamo oggi strumenti molto sofisticati per cercare di comprendere i meccanismi cerebrali che sottendono le nostre attività mentali. In psichiatria, questo apre nuove prospettive e la rende sempre più vicina alle altre discipline mediche”.

Il Congresso a Roma festeggia i 25 anni dalla fondazione dell’Organizzazione. Per celebrare l’evento, Poste Italiane ha creato un annullo postale dedicato.

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Team Sonic Racing, corse folli e divertimento estremo

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Team Sonic Racing è sviluppato da Sumo Digital, lo stesso studio che realizzò Sonic & SEGA All-Star Racing ed il suo sequel All-Star Racing Transformed, usciti rispettivamente nel 2010 e nel 2012 su console last-gen e PC. Da questo punto di vista, si tratta quindi di una sorta di sequel spirituale, che arriva su Xbox One, PlayStation 4 e Nintendo Switch. Il nuovo titolo prende però una strada diversa dai precedenti: niente più trasformazioni dei veicoli durante le gare e rosa di protagonisti giocabili confinato ai personaggi di Sonic; quindi niente più agenti esterni dalle altre IP SEGA. Il compositore delle musiche, poi, è Jun Senoue, che ha realizzato le soundtrack di giochi pilastro della serie come Sonic Generations, quindi una certezza. Una volta messe le mani sul titolo, balza subito all’occhio come ci siano tutte una serie di modifiche alla classica formula “Mario Kart”. La più immediata da capire è la possibilità di condividere a distanza un qualunque power-up con i propri compagni: raccolta una cassa con dentro un potenziamento, infatti, è possibile offrirne il contenuto a un compagno. Un giocatore abile che è in testa dall’inizio può aiutare così i suoi compagni attardati, regalandogli costantemente missili, bombe, turbo o quanto serve per favorire la loro rimonta – viceversa, un giocatore in mezzo al gruppone può spingere i propri alleati verso i primi posti, sacrificandosi così a fare da collettore di power-up. Ma ci sono anche poteri di gruppo che si attivano qualora si attacchi un avversario insieme: si può dare una scia di turbo al compagno che segue per dargli più velocità, o addirittura dei poteri “Ultimate”, che per qualche secondo concedono all’intero team un superpotere quale una velocità esagerata o la temporale invincibilità. La campagna di Team Sonic Racing è strutturata in maniera molto simile a Sonic & All-Stars Racing Transformed. Ci sono dozzine di livelli su percorsi lineari, in ognuno dei quali è possibile ottenere fino a 3 stelle per la vittoria e per obiettivi aggiuntivi come la raccolta di anelli dorati o un determinato punteggio raggiunto.

Il gameplay viene diversificato di tanto in tanto da sfide alternative, come dei livelli dove fare slalom tra ostacoli e altri dove l’obiettivo è raccogliere il maggior numero di anelli dorati possibile, con ognuno che regala tempo extra a un timer in scadenza che segna la fine della partita. Con ben tre livelli di difficoltà e un’IA sempre più difficile da battere, la lunga campagna del gioco attraverso 21 piste ambientate nei mondi conosciuti nei giochi di Sonic si lascia giocare con molto piacere. Ovviamente, come ogni buon titolo del genere kart racing, anche Team Sonic Racing rende al meglio se giocato in compagnia o in modalità competitiva, e in questo senso il gioco non delude assolutamente le aspettative. E’ possibile fare gare singole e tornei in locale fino a 3 giocatori, con un massimo di 9 avversari IA a disposizione. Non da meno anche la componente online, che prevede la possibilità di sfidare giocatori di tutto il mondo sia in partite casuali che competitive, con la possibilità in mezzo agli eventi di votare pista, tipo di modalità, ma anche di selezionare a fine partita un risultato notevole di un giocatore, come per esempio la quantità di power-up raccolti o le eliminazioni fatte, dove si cerca di premiare ogni tipo di bel gioco, anche qualora non arrivi la vittoria al traguardo. Per quanto riguarda l’aspetto grafico, la realizzazione e la personalizzazione dei veicoli è davvero molto curata, la fluidità è assoluta e tutto funziona alla perfezione. Essendo un titolo che offre un’infinità di possibilità è bene sottolineare come ogni personaggio abbia un kart di base con caratteristiche differenti, ma le loro statistiche possono essere modificate con tante variazioni che ne alterano la maneggevolezza e l’efficacia generale.

 In team Sonic Racing però sono moltissime anche le modifiche che possono essere apportate al proprio mezzo, infatti, è possibile sbloccare ed usare tantissime combinazioni di colori, ma anche cambiare il tipo di materiale delle varie parti della macchina. Nulla impedisce quindi ai giocatori di rendere la macchina sportiva blu di Sonic un veicolo grosso e pesante di color viola e di stampo “giocattolesco”. L’unica pecca è che quasi ogni elemento cosmetico è da sbloccare tramite un sistema di capsule con contenuti casuali. E’ un po’ come nei giochi che prevedono lootbox, eccetto che qui almeno il costo delle capsule è basso, gli sblocchi non sono tantissimi e non si pagano mai usando soldi veri. Sottolineiamo con piacere anche che il gioco è interamente tradotto in italiano, anche per quel che riguarda il doppiaggio, che mantiene le voci classiche di Sonic e i suoi amici. Tirando le somme, possiamo dire che Team Sonic Racing è un kart racer con un’idea di base originale e ben realizzata, che punta tutto sui risultati di squadra piuttosto che quelli individuali. Questo concept porta il nuovo titolo di SEGA ad avere un’identità abbastanza definita dal lato tattico, anche se come gameplay si discosta davvero poco da altri racer dello stesso genere. Si tratta comunque di un titolo molto valido a livello tecnico e meccanico: con tanti contenuti e una componente multiplayer molto ricca può sicuramente portare dozzine di ore di classico divertimento su kart a tutti gli appassionati del genere. Team Sonic Racing non è quindi una rivoluzione del genere, ma solo una piccola evoluzione di una formula che già funzionava egregiamente e che risulta qui essere ancora spassosa e appassionante. Quindi se quello che si cerca è un kart game intuitivo, divertente in singolo e assolutamente brillante in compagnia, questo gioco è il titolo del momento e lasciarselo sfuggire sarebbe proprio un grave errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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WWDC19, tutte le novità di Apple

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Tante novità per gli amanti della “Mela” sono in arrivo. Durante la conferenza degli sviluppatori di Apple, a San Josè in California che si terrà fino al 7 giugno, il Ceo Tim Cook, ha parlato di tutte le novità che aspettano i dispositivi del colosso di Cupertino. In apertura Tim Cook ha mostrato il trailer dello show tv di Ron Moore, dal titolo For All Man Kind, che sarà disponibile su Apple Tv+ a partire da quest’autunno. Sottolineando così l’importanza per la Mela della produzione di contenuti e dei servizi in abbonamento che passa anche per Apple News+ per l’editoria, Apple Arcade per i videogiochi e Apple Card la carta di credito che arriverà in estate. Tutti già annunciati negli scorsi mesi. E il sistema operativo tvOS ora supporta più utenti ognuno con il suo profilo, migliora l’integrazione con Apple Music e introduce il supporto ai controller di Xbox e PlayStation 4. Sui dispositivi Apple arriva il così detto “dark mode”, una modalità per visualizzare applicazioni e interfaccia in modo da non affaticare gli occhi e consumare meno batteria. La nuova modalità arriverà con iOS13, il nuovo sistema per iPhone e iPad atteso in autunno. Diverse applicazioni dai Messaggi alle Note, dalle Foto alle Mappe, si tingeranno di nero.

 L’iOS 13 prenderà il posto dell’attuale versione iOS12 che ha riscosso un tasso record di soddisfazione degli utenti, al 97%. Con il nuovo sistema operativo, lo sblocco col riconoscimento facciale (Face ID) sarà del 30% più rapido, come più veloce sarà il download e l’apertura delle app. Tra le altre novità dell’aggiornamento, l’assistente vocale Siri annuncerà i messaggi in arrivo. Apple mette mano anche alle Mappe, l’app rivale di Google Maps. Tra le novità c’è “Look Around”, una funzione simile a Google Street View. La condivisione della posizione sarà nel totale rispetto della privacy. Le nuove mappe della Mela arriveranno in tutti gli Stati Uniti entro la fine dell’anno, e in altri Paesi dal 2020. Su iPhone arrivano anche nuove Memoji, le emoji animate che possiamo creare, far muovere e parlare a nostra immagine e somiglianza. Le nuove Memoji si fanno “modaiole”, indossano rossetti, ombretti, piercing e accessori, dai cappelli agli orecchini, fino agli AirPods. Le Memoji diventano anche sticker, adesivi che entrano nella tastiera e possono essere usati in altre app. In tema di tutela dei dati personali e privacy le app non potranno usare Wi-fi e Bluetooth per localizzare l’utente. Per loggarsi, accanto ai noti tasti “registrati con Facebook” o con Google, è disponibile il “registrati con Apple”, che è “un modo semplice per registrarsi senza tracciamenti”; usando il Face ID e senza fornire nessuna informazione personale.

Grandi novità anche per quanto riguarda l’app iTunes che dopo tanti anni di onorato servizio va in pensione. iTunes fu lanciata nel 2003 per vendere canzoni e ora conta 50 milioni di brani e circa 100mila tra film e serie tv. Ora si divide in 3: Apple Music, Apple Podcast e Apple TV. La novità arriverà con l’aggiornamento del sistema operativo MacOs che si chiamerà Catalina. L’applicazione, che fu presentata in pompa magna da Steve Jobs come modo semplice per comprare e possedere legalmente le canzoni, ha avuto un grande successo e ha contribuito a legalizzare il mercato della musica digitale, fino a quel momento vissuto nell’illegalità dello scambio di brani via Napster. Il mercato della musica digitale è però cambiato negli ultimi anni, con i servizi di streaming in abbonamento come Spotify e Apple Music che hanno cambiato le modalità di fruizione.  Novità in arrivo anche per quanto riguarda Siri, Foto e CarPlay. L’assistente vocale Siri sta imparando a parlare in modo meno meccanico e più naturale, ora legge i messaggi negli AirPods e consente di rispondere senza dover più dire “Hey Siri”. Siri ovviamente parla anche dall’HomePod, lo smart speaker targato Apple, che ora può essere personalizzato da ogni membro della famiglia. Siri è poi presente in auto con CarPlay, che è disponibile sul 90% della uto vendute in Usa e il 75% su scala globale. Novità anche nella Galleria Foto, con effetti luce nella modalità ritratto, autoplay automatico per i video e finalmente la rotazione degli stessi. Rivoluzione anche sul fronte tablet dove l’iPad si emancipa dall’iPhone e ottiene un suo sistema operativo, l’iPad OS, che sui tablet della male sostituirà l’iOS. Una mossa che arriva ad accreditare l’iPad come strumento di lavoro, grazie a tastiera, su cui arrivano 30 scorciatoie, e al pennino, l’Apple Pencil, con la latenza che scende da 20 a 9 millisecondi. Nell’ottica di lavoro c’è la possibilità di fare lo split dello schermo con una visione multi-finestra, ad esempio per affiancare due documenti. iPad OS porta con se’ una grande novità, attesa da tempo: il supporto Usb, particolarmente utile per importare foto.

Confermando le indiscrezioni, Apple lancia il Mac Pro, il computer desktop professionale. Macchina potente e costosa con nuovo processore Intel Xeon fino a 28 core, e memoria fino a un terabyte e mezzo. Il raffreddamento è affidato a tre ventilatori che – assicura Apple – sono silenziosi e consentono al computer di “lavorare a pieno ritmo in ogni momento”. Al Mac Pro, nella sua torretta di metallo dall’aspetto “a groviera”, si affianca un monitor Lcd da 32 pollici, con display Retina 6K dalla risoluzione di 6016 x 3284, polarizzato, con rivestimento anti-riflesso e più ampio del 40% rispetto al display 5K di iMac. Arriva in autunno, il prezzo parte da 5.999 dollari, mentre il Pro Display da 4.999 dollari, con lo stand 5.999. Infine, novità anche per l’Apple Watch, a cui l’aggiornamento del sistema operativo concede maggiore autonomia dall’iPhone. L’orologio della Mela avrà un suo negozio di applicazioni, che funzioneranno in modo indipendente dallo smartphone. Sull’Apple Watch arrivano poi gli audiolibri e i memo vocali, insieme a nuove “watchfaces”. Per gli sportivi ci sono gli “activity trends”, che danno più informazioni per monitorare l’attività fisica. L’attenzione è anche alla salute delle orecchie: lo smartwatch ci avviserà se siamo in un luogo troppo rumoroso. Per il gentil sesso arriva il Cicle Tracking, per tenere nota del ciclo mestruale. Insomma, con questa conferenza il colosso di Cupertino ha illustrato tutta una serie di interessantissime novità che renderanno ancora una volta migliori i prodotti della Mela morsicata.

F.P.L.

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