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DIGA DI CHIAUCI: IL SINDACO DI PESCOLANCIANO MINACCIA LE DIMISSIONI

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Una delle tante opere sparse nel Bel Paese, iniziata da oltre trent’anni, ancora incompiuta, della quale non si conosce l’interesse al completamento.

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di Simonetta D'Onofrio

Chiauci – Una delle tante opere sparse nel Bel Paese, iniziata da oltre trent’anni, ancora incompiuta, della quale non si conosce l’interesse al completamento. Stiamo parlando della “Diga di Chiauci”. Avrebbe potuto rappresentare una possibilità di sviluppo per l’intero territorio, un polo di attrazione turistica cui avrebbero potuto beneficiare diversi paesi dell’alto Molise. Un bacino imbrifero nato per risolvere il problema di approvvigionamento idrico per le colture della piana di Vasto, circa cinquanta chilometri a nord est della gola naturale, dove negli anni ottanta iniziò la costruzione della diga.


Un cantiere che ha generato notevoli polemiche nella popolazione residente. Per la struttura è stata “sacrificata” una cascata con un laghetto (località “La Foce”), che erano considerati un gioiello naturalistico tra i più importanti di tutta la regione. Una volta riempito l’invaso, però, gli abitanti di Chiauci e Pescolanciano, avrebbero potuto beneficiare di un lago artificiale, che oltre a risolvere il problema ai contadini della valle del Trigno, sarebbe potuto divenire un’attrattiva unica, per le attività ludico ricreative che sarebbero state realizzate nei pressi.
Infatti, contestualmente alla realizzazione della diga, la Provincia di Isernia stava dotando l’area di un Baby Park, attrezzato con strutture sportive, ricreative e un centro congressi, altra opera non completata, perché finché l’acqua non riempie il bacino, il luogo non invoglia un business agli investitori che dovrebbero prenderlo in gestione.


Ci si interroga come sia possibile abbandonare un territorio dalle potenzialità notevoli, come ha riconosciuto anche l’Unesco, che ha conferito al comprensorio di sette comuni limitrofi il riconoscimento della riserva MAB (Man and Biosphere), di “Collemeluccio e Montedimezzo”.
Il lago di Chiauci e Pescolanciano avrebbe potuto e dovuto essere la “porta di ingresso” dell’area tutelata, creando un discreto numero di posti di lavoro, in una regione dove la disoccupazione giovanile è ai più alti indici nazionali, dove le imprese industriali negli ultimi anni stanno subendo una regressione preoccupante.
A richiamare l’attenzione in questi giorni è stato il sindaco di Pescolanciano, Domenico Padula, che proprio sul completamento del bacino idrografico ha centrato il suo programma politico. Evidenzia la necessità di dire basta all’immobilismo progettuale e ci ribadisce come sia fondamentale che la politica, regionale e nazionale, si concentri sull’ infrastruttura più importante dell’Alto Molise. Quando nell’aprile 2011, l’allora governatore Michele Iorio tagliò il nastro per inaugurare l’opera, promettendo che in tre anni l’invaso sarebbe stato riempito, per molti si era sperato che, dopo tanti anni di attesa, finalmente il territorio avrebbe potuto beneficiare del frutto di tanti sacrifici. Ben presto però, come denuncia il primo cittadino, ci si accorse che alle promesse effettuate troppo facilmente, davanti ai flash dei fotografi, non sarebbero seguite le azioni.


A leggere i dati delle previsioni, pubblicati dal Consorzio di Bonifica Sud, di Vasto, cui era stata affidata la gestione del bacino, già nel giugno dello stesso anno, nell’invaso avrebbero dovuto essere raccolti circa 4,5 milioni di metri cubi d’acqua, l’anno successivo si sarebbe passati a oltre nove milioni, per raggiungere il livello standard di quattordici milioni nel 2013. Siamo oggi ben due anni oltre la data prevista per il completamento e, se gettiamo l’occhio nel bacino, possiamo notare facilmente che difficilmente si raggiunge il livello promesso per il primo anno di riempimento.


A sottolineare il declino della valle, è ancora una volta Padula, che afferma come il procrastinare il completamento dei lavori, che dopo oltre trent’anni, (la diga fu progettata nel 1977, e l’inizio dei lavori avvenne nel 1985), con una parte consistente di territorio espropriato, ma lasciato all’incuria, ha messo in ginocchio l’economia locale. Non volendo accettare passivamente questa situazione, il sindaco ha inviato a tutti gli organi istituzionali, una lettera, dove minaccia le dimissioni, se entro un anno non vengano ripresi i lavori con una chiara pianificazione operativa per giungere alla conclusione degli stessi in un tempo accettabile.
Il coraggioso atto, da parte di un amministratore di una piccola realtà, è rivolto contro tutti quanti, negli anni passati come oggi, non hanno perseguito, in questo caso, il bene comune, ma hanno lasciato l’opera arenarsi perché più occupati a curare i propri orticelli personali. Il sindaco Padula, auspica che fra le priorità su cui concentrare gli investimenti da parte del governo Renzi ci sia la leva sull’acceleratore pronta ad intervenire sulla nuova programmazione di finanziamenti per questa opera primaria nel Molise.

Solo se si punterà sulle attività in grado di favorire il rilancio dell'economia si potrà assistere alla rinascita del territorio. I localismi, il protagonismo di alcuni, il menefreghismo di altri, hanno contribuito, in questi trent’anni, tutti insieme a far naufragare un sogno che i cittadini di questi borghi stupendi avrebbero meritato di veder portato a termine.
Girando per le piazze dei due paesi affacciati sul lago, o meglio, sulla vallata che avrebbe dovuto ospitarlo, la domanda ricorrente è una: “Quanti altri anni dobbiamo ancora attendere?”.

 

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Salute

Covid Italia, 26 percento dei casi è variante Delta

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Con il 26% dei casi, l’Italia è al quinto posto nel mondo fra i Paesi in cui è maggiore la circolazione della variante Delta. E’ la stima pubblicata dal Financial Times sulla base delle sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale di dati genetici Gisaid e dei dati provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano. Le stime indicano inoltre che la variante Delta è dominante in Gran Bretagna e Portogallo, dove la concentrazione è rispettivamente del 98% e il 96%. Seguono gli Stati Uniti con il 31%, quindi Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%), Francia (6,9%).

L’analisi del Financial Times indica inoltre che in Gran Bretagna, Portogallo e Russia all’aumento della diffusione della variante Delta corrisponde un progressivo calo nella circolazione della variante Alfa. Questa tendenza non è invece ancora presente negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio e in Germania, dove la variante Alfa sembra essere ancora quella decisamente dominante.

Ottenere il maggior numero di sequenze genetiche del virus è fondamentale per riuscire a seguire la diffusione della variante Delta, che secondo alcuni esperti sentiti dal Financial Times è probabilmente destinata a soppiantare ovunque la variante Alfa per la maggiore facilità con cui si trasmette. Il quotidiano osserva che, a fronte delle 500.000 sequenze del virus SarsCoV2 ottenute dalla Gran Bretagna, la Germania ne ha ottenute 130.000, la Francia 47.000 e la Spagna 34.000.

Per l’Italia non è riportato alcun dato. Il sequenziamento “è costoso, richiede tempo ed è stato trascurato”, rileva sul Financial Times il direttore dell’Institute of Global Health a Ginevra, Antoine Flahault. Resta da chiarire il motivo del ritmo diverso con il quale la variante Delta si sta diffondendo in Europa, ma il punto sul quale in molti sono d’accordo è che una delle principali contro misure sia accelerare con le campagne di vaccinazione anti Covid-19 in modo da rallentare la circolazione del virus il più possibile. “C’è un messaggio che tutti dobbiamo avere molto chiaro: non è finita”, osserva sul quotidiano il virologo Bruno Lina, dell’Università ‘Claude Bernard’ di Lione.

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Politica

Roma, primarie Pd: è Gualtieri il candidato. A Castel Romano l’impegno dei volontari di Sant’Egidio

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Roberto Gualtieri ha raccolto 28561 voti, pari al 60,64% dei voti totali. Alle spalle Giovanni Caudo con 7388 preferenze e il 15.68%. Quindi Paolo Ciani di Demos, con 3372 voti. E ancora Imma Battaglia di Liberare Roma con 2897 voti per il 6,34%. Stefano Fassina quinto con 2625 preferenze e il 5,57%. Quindi Tobia Zevi (1663 3,53%) e Cristina Grancio (497 1,05%).

Ai gazebo si sono recati in 48624, una quota superiore alle attese, 40.000 il numero fissato dalla segreteria dem, e sopra anche alle prime stime fornite da Andrea Casu che aveva indicato in 45.000 la proieizione dei votanti ad urne chiuse. Un dato superiore, rispetto alla sfida del 2016.

A Castel Romano i volontari di Sant’Egidio, qualcuno anche dipendente del Comune di Roma, hanno accompagnato i nomadi di Castel Romano ai gazebo per le primarie. Oltre sette i viaggi effettuati con le vetture.

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Salute

Lotta al Covid, Mario Draghi: “La cosa peggiore che si può fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”

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“L’eterologa funziona, io sono prenotato martedì”. Lo dice il premier Mario Draghi in conferenza stampa parlando dei vaccini nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio.
Al punto stampa partecipano anche il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo.

Ho più di 70 anni” e la prima dose con Astrazeneca “ha dato risposta bassa e mi si consiglia di fare l’eterologa. Quindi funziona per me e ancor più vero funziona per chi ha meno di 70 anni e meno di 60 anni“, dice il premier. “La cosa peggiore che si può fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”, afferma Draghi.
“Se uno ha meno di 60 anni e gli è stato proposto di fare l’eterologa ma non vuole, questa persona è libera di fare la seconda dose di Astrazeneca purchè abbia il parere del medico e il consenso informato, bene”. La cosa peggiore è non fare la seconda dose, ribadisce Draghi.
Nonostante tutta la confusione, è straordinario come la popolazione non mostri l’intenzione di diminuire la vaccinazione e di non vaccinarsi, è straordinario. Rispetto ad altri Paesi, è uno dei comportamenti più ammirevoli, ricordiamocelo”, sottolinea Draghi aggiungendo: “Pronti a chiarire ogni confusione ma il comportamento è veramente costante e straordinario”.
“Non c’è alcun motivo” di temere “che ci sarà un rallentamento” nella campagna vaccinale. “Anzi, ci sara’ maggiore libertà di scelta, quindi non c’è motivo per temere un rallentamento”, sottolinea Draghi.

  “Domani inoltrerò la richiesta al Cts perché ci dica se possiamo togliere la mascherina o no”, lo dice il premier aggiungendo: “Ma non ci sono date”. “Sullo stato di emergenza decideremo quando saremo vicini alla scadenza”.

“Nel nostro Paese è stato disposto l’obbligo per il vaccino anti-Covid per gli operatori sanitari e ciò è giusto ma in questo momento non c’è la previsione di altri tipi di obbligatorietà. Vediamo una risposta positiva dei nostri cittadini e la campagna continuera “. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.

“E’ stata già fatta tutta la pianificazione e riprogrammato con le regioni affinché siano già assicurate dosi con l’eterologa per tutto giugno, a breve per tutto luglio. Si tratta di 990mila cittadini che saranno vaccinati con mRna e quindi non ci saranno rallentamenti, il ritmo resterà di 500mila somministrazioni al giorno”. Così il Commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo.

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