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Duevirgolaquattro, tutti pazzi per l’economia: tre settimane per riflettere… in ginocchio sui ceci

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Col tempo viene a galla la verità, che è sotto gli occhi di tutti, mentre tutte le Cassandre continuano fino allo sfinimento a ripetere gli stessi ritornelli, ormai scaduti come lo yogurth: il punto di partenza del livello deficit/PI è quello ereditato dal PD, cioè il 2 per cento. Uno sforamento controllato di un ulteriore 4% non dovrebbe, in una condizione obiettiva, suscitare scandalo, quando altri paesi – leggi Francia – sono arrivati ben oltre, al 3%, senza colpo ferire.

E non è reale il fatto che l’economia francese sia più solida della nostra:

si vede ciò che si vuole vedere. Mentre le banche tedesche sono indagate per un’evasione fiscale di decine di miliardi di euro, il che ha danneggiato anche l’Italia. Ma no, i cattivi siamo noi, e tutti gli altri i buoni, compresa quella Merkel che contro le sue abitudini tiene un profilo stranamente basso.
Il rifiuto della manovra economica di questo governo non è dettato da una reale capacità tecnica di comprendere, ma da un fatto politico. Fin dal suo annunzio sia la UE, in tutti i suoi componenti e tutte le sue sfumature – in realtà sembra una banda di paese, dove ognuno suona uno strumento e si esibisce, a turno, dietro a quel pulpito, suonando il suo ‘assolo’, con note diverse, ma la musica è sempre quella – che l’opposizione tutta si sono scagliati contro il provvedimento. Che, a nostro parere, è di una grande apertura.
Non siamo economisti, ma persone con senso comune. Se si vogliono risollevare le sorti di un’azienda, servono capitali da investire, per creare un circolo virtuoso che porti al recupero del reddito e al riavvio dell’economia in positivo. Questo è ciò che i nostri stanno facendo, e però sembra che sia in UE che in Italia questo principio elementare non sia compreso. Dobbiamo sospettare, quindi, che alla base ci sia malafede, e che ciò che si dice non sia la realtà dei fatti, ma una critica a prescindere. Diciamo anche un’altra cosa: se la UE dovesse soccombere alle richieste degli Italiani, questo creerebbe un pericoloso precedente. Come, ad esempio, quello della Brexit. O dell’Islanda, scivolata fuori dall’euro e dalla UE senza colpo ferire, alla chetichella.

E a nessuno, a Strasburgo, fa comodo parlarne

Il muro eretto contro il governo gialloverde, più che contro la manovra, dimostra ampiamente che la strada intrapresa da Salvini e Di Maio porta ad uscire dalla situazione ‘lacrime e sangue’ di Monti, ciò che da una certa parte nessuno vuole. L’intenzione della UE e dei suoi mentori internazionali – ormai allo scoperto – è quella di tenere sempre l’Italia sotto il tallone. L’Italia è un paese estremamente affidabile, ma si vuol fare finta che non lo sia, per speculare in sicurezza sui suoi titoli di Stato. Non sappiamo bene perché, anche se molti economisti ce lo dicono, la Germania in particolare, e l’Unione Europea in generale, hanno tanta paura di una Italia con la briglia sul collo. Dietro le reprimende variamente targate in Europa, in realtà c’è la paura che l’Italia esca da questa gabbia, che si è dimostrata tale fin dall’inizio, nonostante le propaganda di chi è stato in malafede fin dall’inizio, e ce l’ha presentata con uno spot pubblicitario di grande progresso.
Sentire in televisione tuonare Berlusconi, Martina, il solito Renzi, Tajani, più le comparse di Forza Italia e PD, contro una manovra che nessuno ancora conosce nei particolari, non è solo sospetto, è rivelatore: l’intenzione è quella di far cadere questo governo e di prenderne il posto, e questo si realizza in maniera assolutamente scorretta. Già le prime avvisaglie s’erano manifestate ante litteram, in fase di gestazione. Questo dimostra che l’opposizione alla manovra non è tecnica, ma politica. Cioè, che tutto ciò che questo governo fa, è da buttare, senza guardare se vada bene o no, senza un contraddittorio, che sarebbe poi la ragion d’essere di una opposizione che facesse il suo mestiere onestamente. Senza essere schierata pro UE e suoi accoliti – leggi lobby e Bilderberg – e contro l’unico governo eletto dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, e senza alcun rispetto per gli Italiani e le loro scelte, ma soltanto per la riconquista di un potere che qualcuno ritiene di sua esclusiva proprietà. Già Martina in questi giorni ha parlato di ‘alternanza nella democrazia’: proprio quell’alternanza che ‘loro’ non vogliono riconoscere ed accettare.

Ora ci hanno dato tre settimane di tempo per riflettere

in ginocchio sui ceci, come si faceva una volta, e qui si concretizza il braccio di ferro fra governo italiano e governo europeo. Sullo sfondo il commissariamento dell’Italia, che ci porterebbe ad un governo tecnico che, come Monti, rimetterebbe a posto i conti con l’Europa delle banche; oppure ad una espulsione dall’Unione che certamente a Strasburgo non vogliono considerare. Alla luce di uno spread che già è stato utilizzato come piede di porco per scalzare il governo del Cavaliere. Lo spread, le agenzie di rating e le loro classifiche sono tutti strumenti per costringere l’acqua del fiume ad andare nella direzione voluta. La realtà è che lo spread non c’entra con la manovra del governo, se non nella misura in cui il parlamento europeo ne dice male.
Quindi non è la manovra colpevole, né chi l’ha messa sulla carta, ma soltanto chi ne maldice, provocando piccoli e redditizi terremoti finanziari sui ‘mercati’, a vantaggio dei soliti investitori.
Sentiamo Tajani parlare di ‘danno per le banche’, ma più raramente, e con minore sincerità, di ‘danno per gi Italiani’, anche se le sue parole adombrano un minaccioso ‘danno’, senza altre spiegazioni, per gli italici risparmi. I quali, senza dubbio, sono distribuiti su Fondi d’Investimento e non su solo titoli italiani a lungo termine – BTP a trent’anni – tanto cari alla finanza internazionale. Titoli dei quali, all’asta, possono essi stessi, acquirenti, stabilire la rendita che potrebbero avere, qualora – ma non è così, perché presto si trasformano in qualcosa di molto simile a titoli azionari – li tenessero in portafogli fino a scadenza. Ma rende molto di più ‘giocare’ con i nostri BTP, facendo salire e scendere lo spread e rendendoli oggetto di compravendita. Il nostro governo, vivaddio, tiene duro.

Finalmente qualcuno con la schiena dritta che vuole realmente sanare i guasti europei, e non solo.

Ci viene da chiedere perché, fino ad ora, non si è cercato nel risparmio privato, che la statistiche ci dicono sostanzioso, una fonte di denaro che ci consentirebbe di uscire dalla tagliola delle grandi banche internazionali, o, come si dice, i ‘mercati’, che a nulla pensano se non al loro profitto, e sono proprietà dei soliti noti che vogliono piallare l’umanità intera a basso reddito, senza più nazionalità e di etnia indefinita, come vuole il ‘filantropo’ George Soros: il Nuovo Ordine Mondiale. Quello per il quale tutti avremo un microchip sottopelle e saremo controllati più che nel libro profetico di Orwell, “1984”. Basterà spegnere il microchip e tutti saremo spariti dalla circolazione, senza più identità, conto corrente, tessera sanitaria, documenti, e praticamente non esisteremo più. Tranne quelli al posto di comando. Tornando alla nostra Cassa Depositi e Prestiti, si potrebbero emettere titoli a breve scadenza – tre mesi, sei mesi, un anno, tre anni – con un interesse positivo anche basso, dallo 0,50 al 2 o 3 per cento, e così ci autofinanzieremmo, e diremmo addio alla BCE e compagni. Non è nostra questa teoria, l’abbiamo copiata da chi se ne intende: vedremo come andrà a finire questa prova di forza. Noi, da bravi populisti e sovranisti, propugnatori della costituzionale sovranità del popolo italiano, facciamo il tifo per Conte, Salvini, Di Maio, Tria e Savona. Alle prossime elezioni europee avremo uno screening più preciso della situazione, con forze che emergeranno e altre, come già accade in altri ambiti, che sprofonderanno; e secondo noi queste ultime saranno quelle che meno pensano al bene del cittadino, e molto di più a quello di una Unione Europea che nessun medico ci ha prescritto e che in tanti, finalmente, incominciano a sentire come un cappio al collo. E a capire che il tabù è infranto, il re è nudo, e l’uscita dal recinto europeo e da questo simulacro di moneta unica non è più uno spauracchio, anzi: molti di noi se lo augurano, e presto.

Roberto Ragone

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Amministrazioni comunali sotto la lente: Castel Gandolfo

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Come verificare se un sindaco e la sua amministrazione rispettano le promesse fatte in campagna elettorale? Un buon metodo può essere quello di consultare il DUP (Documento Unico di Programmazione) che i Comuni devono rendere pubblico anche sul proprio sito istituzionale.

Abbiamo quindi deciso di passare in rassegna questo documento per alcuni Comuni e dopo aver dato un’occhiata ad Albano Laziale, a Genzano di Roma, Marino Laziale e Rocca di Papa ci occupiamo di quello di Castel Gandolfo guidato dal sindaco Milvia Monachesi. In particolare ci siamo soffermati sulle sue linee programmatiche. Quest’ultime, che comprendono il triennio 2018-2020, sono contenute in un documento separato dal DUP e divergono per eccesso o per difetto rispetto all’opuscolo presentato dal sindaco area Pd Milvia Monachesi al momento delle elezioni.

Nel DUP sono presentate le relative spese per missione che nel primo anno ammontano alla cifra totale di 4 milioni e mezzo anche se per diverse missioni non è stata prevista alcuna spesa come nel caso della Giustizia e del Soccorso Civile. Le linee programmatiche sono suddivise in aree tematiche e, per motivi di spazio, riportiamo i punti che risultano essere salienti ed interessanti per un’amministrazione comunale e per i suoi cittadini.

OFFICINA STAMPA 15/11/2018 – IL VIDEO SERVIZIO SU CASTEL GANDOLFO

Nel primo paragrafo dedicato alla tutela sociale viene menzionato il Question Time

Tale istituto è stato oggetto del consiglio comunale dell’8 ottobre, in occasione del quale è stato approvato un regolamento non senza alcuna frizione come quella avvenuta tra i consiglieri Camerini e Gasperini. Paolo Gasperini si è astenuto dal voto dato che aveva riportato una mozione per allargare il diritto da mezz’ora ad un’ora. Durante lo stesso consiglio l’amministrazione ha provato per la prima volta lo streaming come riporta il consigliere a 5 stelle Belli sulla sua pagina Facebook. Ma l’amministrazione si ferma qui perché non vi è nessuna traccia del bilancio partecipato, della banca dati delle figure professionali del territorio e dell’albo dei cittadini in cerca di lavoro.

La sezione dedicata all’ambiente

Il comune di Castel Gandolfo sta trovando molte difficoltà a garantire la riapertura del sentiero che circonda il lago anche se il ministero dell’ambiente ha stanziato 4 milioni di euro per la programmazione dei lavori di riparazione che dovevano terminare nel 2013. Mantenuto la promessa dell’assegnazione degli spazi dell’ex mattatoio oggi occupati dalla Protezione Civile come anche la creazione di una seconda casetta dell’acqua (ACEA).

I cittadini possono, poi, beneficiare di un servizio bus-navetta che collega il centro storico alla stazione ferroviaria e le coste del lago. Per le fermate autobus in via Appia sono state installate, come prospettato nelle linee programmatiche, le pensiline.

Ma restando nella zona dell’Appia c’è da segnalare come l’amministrazione si era impegnata nel bandire una gara per l’assegnazione di chioschi (nel Parco Archeologico Ibernesi e non solo) ma sembrerebbe che nessuno vi aveva partecipato: l’assegnatario avrebbe dovuto provvedere agli allacci elettrici, idrici e fognari e, allo scadere della concessione, avrebbe dovuto ristabilire la condizione preesistente.

Spostandoci verso il lago troviamo ancora le vecchie tribune olimpiche (Olimpiadi del ’60) abbandonate dagli anni ‘80 che, complice anche la presenza dell’eternit, rimangono ben ancorate al suolo.

Se invece si fa riferimento alla tutela dei siti archeologici: il villaggio delle Macine, compreso nel Parco dei Castelli Romani, da quando l’abbassamento delle acque lo ha portato alla luce del sole, è esposto al rischio degrado mentre l’Emissario è inaccessibile a seguito di una frana verificatasi lo scorso anno.

Per quanto riguarda l’urbanistica, il sindaco Monachesi ha provveduto alla pianificazione esecutiva delle aree PRG della zona R ossia alla costruzione di complessi abitativi alle Mole ma anche alla manutenzione del “Cilindro Pertini”. Nelle stesse modalità è stata prevista la riapertura della palestra Terzo Millennio mentre i 5 stelle avevano presentato una mozione per il caso dell’ampliamento e della manutenzione del cimitero. Un provvedimento, che invece gioverebbe alle tasche dei cittadini di Castel Gandolfo, è la tariffa puntuale della gestione dei rifiuti: attraverso un codice a barre si utilizza come metro di misura per l’ammontare della bolletta il volume effettivo dell’immondizia prodotta.

Gianpaolo Plini

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Editoriali

Referendum Atac. Mussolini e Catalano a Officina Stampa. Nicodemi: “Ecco cosa avrei voluto dire a riguardo”

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Di David Nicodemi (*)

Problemi di natura logistica mi hanno impedito di partecipare alla puntata de «Officina Stampa» di giovedì 8 novembre, incentrata, nella seconda parte, sul Referendum consuntivo di domenica prossima (11 novembre) sulla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale, promosso dai Radicali, in testa l’ex-consigliere Riccardo Magi, e caldeggiato da buona parte del PD – mah! – e da Forza Italia. Per questa mia débâcle chiedo principalmente scusa alla conduttrice e giornalista Chiara Rai, che ha avuto la sensibilità di invitarmi, alla redazione e ai agli altri ospiti, la consigliera comunale Rachele Mussolini e all’esponente della direzione romana dei Radicali Claudio Catalano. Al quale avrei voluto spiegare come stanno realmente le cose, dato che, a mio avviso, la campagna referendaria portata avanti dai promotori si basa quasi esclusivamente sull’emotività dell’utenza. Ma andiamo per ordine.

PUNTATA OFFICINA STAMPA 8/11/2018 RACHELE MUSSOLINI E CLAUDIO CATALANO SU REFERENDUM ATAC

 Un Referendum demagogico

Occorre subito chiarire che il 95% degli italiani si sono espressi contro la liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici essenziali (acqua, trasporti etc.), abrogando, con il Referendum dell’11 giugno 2011, l’articolo 23bis del Decreto Legge 112/2008 convertito con la Legge 113 del 6 agosto 2008. Ma di cosa parliamo allora? A fronte di questa pragmatica analisi e considerata la gestione partitocratica di Atac – che vedremo a breve -, chiedere la liberalizzazione dei trasporto romano, enfatizzando il malfunzionamento aziendale, oltre ad apparire come un puro e semplice attacco all’attuale amministrazione, con la quale spesso sono entrato in conflitto, sia chiaro, «sembra», riprendendo le dichiarazioni del vicesegretario nazionale del SLM-Fast Confsal Antonio Prontestì, «possa nascondere qualche interesse diverso da quello che è contenuto nei dettami costituzionali». Pertanto, chiedo agli elettori di votare secondo coscienza, lasciando a casa l’ideologia e le simpatie partitiche: c’è in ballo il futuro di Atac, patrimonio dei romani.

Ce lo chiede l’Europa 

È Una delle tante favole raccontate dai promotori del referendum, e sostenitori del SI. Sfatiamo il mito, nessuna grande città europea ha messo a gara il trasporto pubblico, ci ha provato soltanto Londra, sulla scia delle esternalizzazioni/privatizzazioni delle ferrovie di thatcheriana memoria, ma entrambi i casi sono risultati un fallimento, al punto da costringere le istituzioni inglesi a tornare sui propri passi. Questo perché il complesso reticolato normativo attualmente in vigore, che disciplinano il settore, consente alle autorità competenti l’affidamento – senza alcun limite – dei servizi di TPL in house alle società a rilevanza pubblica, aggiudicando tramite contestuale procedura ad evidenza pubblica almeno il 10% del servizio a soggetti diversi da quelli che operano, come si evince dall’articolo 5 paragrafo 2 del Regolamento (CE) 1370/2007. Nel DL 50/2017, che recepisce la menzionata direttiva europea, stabilisce una decurtazione fino al 15% dei corrispettivi del Fondo Nazionale dei Trasporti ai «contratti di servizio non affidati con procedure ad evidenza pubblica (in house).

Roma liberalizzata

Nel corso della trasmissione il signor Catalano afferma, correggendo la Mussolini dicendo, che RomaTpl scarl opera dal 2010. Niente di più inesatto e forviante: amnesia o mera dimenticanza? In realtà, la normativa di riforma del TPL, avviata nel 1997 con il Decreto Legislativo 422 e la Legge Regionale 30/98 di attuazione imponeva, tra le altre cose, la fine del monopolio con l’introduzione di regole di concorrenzialità, utile ad ottenere servizi qualitativamente migliori a costi più bassi per i cittadini. In quest’ambito, sul finire del 1999, in occasione del grande Giubileo del 2000, il Comune di Roma decise di affidare le “linee J” a una società temporanea d’imprese di Sita, Cipar, APM, Transdev, denominata inizialmente Tevere TPL, antesignana di RomaTPL Scarl. Che successivamente si aggiudica il 20% delle linee di superficie, messo a gara dal Campidoglio, nel rispetto del citato Regolamento europeo 1370/2007. Con la gara del 2010 e ulteriori estensioni del contratto di servizio, prorogato sino al 2020, al consorzio RomaTPL Scarl sono stati affidati attualmente 30milioni di chilometri l’anno, pari al 30% delle linee. Percentuale superiore a quanto indicato dalla Direttiva europea.

Le liberalizzazioni funzionano?

È il quesito cardine che avrei voluto sottoporre all’esponente radicale, che, quasi certamente, avrebbe tirato fuori varie scartoffie con l’intento di rispondermi. Lavoro inutile, credetemi. All’estero si stanno affrettando a rinazionalizzare il servizio pubblico dei trasporti e in Italia le cose non sono andate meglio. Eclatante l’esempio della città di Genova, dove il TPL era stato affidato, con gara a doppio oggetto, a una società privata. Che nell’arco di poco tempo, non avendo ricevuto le necessarie copertura dal Comune, ha mollato la presa e lasciato tutti a piedi. E vogliamo parlare della stessa RomaTPL, la quale pur gestendo linee periferiche, con una velocità commerciale superiore a quelle in mano all’Atac, offre all’utenza un servizio qualitativamente e quantitativamente insoddisfacente. Poco edificante è, inoltre, il trattamento che il consorzio riserva al personale, e qui servirebbero altri due o tre capitoli aggiuntivi: mi limito soltanto a dire che quelle madri e quei padri di famiglia aspettano giorni, mesi prima di vedere lo stipendio, una condizione disumana.

PD bipolare

A eccezione della “cordata” legata al consigliere regionale Eugenio Patanè, comunque ragguardevole, l’intero Partito Democratico è salito sul carro del SI, facendo da spalla ai Radicali. O viceversa. Una contraddizione nella contraddizione: da un lato disconosce il Referendum del 2011 che aveva ampiamente sostenuto, dall’altra ammette, implicitamente, il proprio fallimento nell’Amministrazione di Roma Capitale. Il centrosinistra ha governato la città per circa 18 anni, al netto della parentesi di Alemanno, non ce lo dimentichiamo: un periodo lunghissimo, nel quale il trasporto pubblico ha subito cambiamenti sostanziali in meglio e in peggio. E che qualcosa sia andato storto, soprattutto dopo la creazione della nuova Atac, nata nel 2010 dalle ceneri di Trambus e MetRo, lo dice il buco di 1miliardo e 300 milioni di euro, che di certo non può essere ascrivibile all’attuale compagine amministrativa. Ma da qui a rinnegare il proprio passato, ce ne vuole. La schizofrenia aumenta se si pensa che alla Regione Lazio il PD, azionista di maggioranza del Presidente Zingaretti, è stato uno degli autori del risanamento della Cotral, ovvero dell’azienda di trasporto interamente pubblica – Operazione che ha fatto già risparmiare 35milioni di euro alla Regione sui costi di gestione della Compagnia -. Certo, piccolo inciso, occorre ammettere che il risanamento è stato un bagno di sangue, data la gestione privatistica, binomio inquietante, sono, infatti, numerosi i contenziosi aperti a tal proposito dai lavoratori. Fermo restando tale aspetto, estremamente delicato, insieme all’ATM di Milano, Cotral è un altro esempio fulgido di azienda pubblica applicata ai trasporti. E allora, sulla base di queste considerazione, perché dopo aver votato contro il Referendum sulle liberalizzazioni del 2011, gestito i trasporti pubblici di Roma e risanato Cotral, ora il PD è schierato in favore delle esternalizzazioni/demolizione della stessa Atac? Per opportunismo politico? Perché Cotral sarà ceduta soggetti privati? Cosa nasconde questa viscerale voglia di esternalizzare?

Caos Atac

Lo spezzatino promosso dai Radicali ci riporta indietro di oltre cento anni, al caos tariffario e gestionale antecedente alla riforma del sindaco Nathan, dove le imprese private, che gestivano i servizi tramviari, avevano assunto una posizione monopolistica, date risorse in loro possesso, riuscendo a dettare legge sulle politiche del trasporto e piegando, altresì, ai propri voleri il Comune. A parte questo c’è da dire che il debito di Atac, come detto, è figlio di una politica di gestione e pianificazione distorta, deriva da un uso scriteriato della politica e di quei dirigenti cooptati dalla politica che hanno trasformato l’azienda in un bancomat, in una sorta di machettificio, fatta salva l’esperienza di Rettighieri. Lo dicono le carte giudiziarie. E ora, quella stessa politica, che ha gravi responsabilità, chiede lo smembramento di Atac e, di conseguenza, la precarizzazione degli autoferrotranvieri romani – che sono gli unici a guidare oltre sei ore di fila -, facendo leva sull’emotività degli utenti. Ma più di tutte pesa l’inadeguatezza dei finanziamenti: il fatto che, ancora oggi, la Regione Lazio percepisce, in seguito alla Conferenza Stato/Regione del 1996, solo 176 milioni di euro, pari a circa 11% dal Fondo Nazionale TPL, a fronte del 17% concesso alla Lombardia. Una cifra nettamente insufficiente per garantire il trasporto ai cittadini del Lazio e di Roma che con Atac, l’azienda più grande d’Italia, serve un territorio vastissimo rispetto alle altre società pubbliche italiane ed ha un costo gestionale che supera abbondantemente i 300 milioni di euro; pesa la tariffazione clandestina, nessuno ne parla, che si è mangiata, lo dicono le carte in Procura, circa 700milioni di euro; pesa la destituzione del fiorente polo turistico di Atac, rappresentato da Trambus Open, un’eccellenza nel settore e, pesa, infine, l’esternalizzazione dei chilometri con maggiore velocità commerciale, mantenendo a sé le linee più lente. Al riguardo, dagli studi scientifici ed economici, emerge che con una velocità commerciale media sotto i 17 Km/h la società di trasporto, di qualunque natura sia, non riesce a coprire i costi di gestione. Questi sono soltanto alcuni esempi che hanno contribuito al dissesto finanziario di Atac che, messa alla strette, è stata costretta a economizzare sulle manutenzioni. È importante che il governo faccia la sua parte nel piano di risanamento messo in cantiere dall’Amministrazione Comunale con il concordato preventivo, e configgere, all’occorrenza, la sacca di potere che da anni tira le fila da via Prenestina.

(*) blogger, cronista e
responsabile Ufficio Stampa Fast-Confsal

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Castelli Romani

Amministrazioni Comunali sotto la lente: Rocca di Papa

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Come verificare se un sindaco e la sua amministrazione rispettano le promesse fatte in campagna elettorale? Un buon metodo può essere quello di consultare il DUP (Documento Unico di Programmazione) che i Comuni devono rendere pubblico anche sul proprio sito istituzionale. Abbiamo quindi deciso di passare in rassegna questo documento per alcuni Comuni e dopo aver dato un’occhiata ad Albano Laziale, a Genzano di Roma e a Marino Laziale ci occupiamo di quello di Rocca di Papa guidato dal sindaco Emanuele Crestini, eletto a giugno del 2016 con l’appoggio di varie liste civiche.

Il DUP in questione occupa il triennio 2017-2019 ed è suddiviso in diverse missioni

La prima riguarda gli Organi Istituzionali; l’amministrazione pretende di allargare la base di fruizione garantendo delle dirette video dei Consigli Comunali che i cittadini possono trovare sulla pagina Facebook del comune e rendendo più facile l’accesso ai settori di interesse nel sito internet ufficiale.

Se riguardo il livello di sicurezza relazionato al presidio ed al controllo delle forze dell’ordine il Comune di Rocca di Papa sembra tenere il passo, è da sottolineare la mancata attuazione della “Giornata della Trasparenza” ma ancor di più della mappa delle opere di interesse pubblico. Di fatti anche se alla voce degli obiettivi operativi si recita “terminare i cantieri aperti, molte sono ancora le zone transennate tra cui il cantiere della vecchia stazione vicino a Piazza della Funicolare ed il muro in via Frascati crollato nel dicembre 2017.

Tra le altre missioni, Crestini vuole l’istaurarsi di un assiduo dialogo con i cittadini che, a causa anche della difficoltà stessa dell’obiettivo, trova scarsa attuazione come dimostrano le critiche riportate da alcuni abitanti che parlano di orari degli uffici troppo stringenti e perenni mancate risposte al telefono o alle e-mail. Ma comunque l’amministrazione ha rispettato la promessa di realizzare l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (Urp) e cercherà di migliorare la situazione.

Se al settore culturale, che comprende l’apertura di un asilo comunale, la consulta della cultura e addirittura la prima sede europea di un’Università Olistica ed una scuola di formazione per badanti come anche la costruzione di un Osservatorio per il turismo, risulta dedicato poco impegno, l’amministrazione comunale si concentra a sanare gli abusi edilizi (secondo una sentenza passata in giudicato erano 189 gli edifici da demolire che invece sono stati prelevati dal Comune) e a sconfiggere la distorta presenza delle microdiscariche. I cittadini quest’estate si sono riuniti per pulire la zona della via Sacra.

Alle raggianti proposte relative gli sviluppi sostenibili che si rifacevano all’implemento del fotovoltaico e di piccole strutture eoliche, si avvicenda la real politik che costringe Rocca di Papa a controllare con cadenza assidua la presenza del gas nocivo Radon, anche se non si è creato il paventato sportello comunale. Sulle colonne de L’Osservatore d’Italia abbiamo già raccontato poi il certame del sindaco Crestini contro le antenne abusive: “Lo scorso 28 settembre, l’Amministrazione Comunale ha firmato la Delibera di Giunta n. 119, nella quale è stato conferito chiaro mandato agli organi comunali di procedere all’esecuzione delle sentenze riguardanti l’abbattimento delle antenne abusive presenti sul territorio di Rocca di Papa. Un atto teso a rafforzare l’indirizzo già espresso nelle comunicazioni ufficiali del Sindaco nei mesi precedenti e nella programmazione operativa dell’Ente”.

Gianpaolo Plini

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