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Editoriali

Elezioni politiche 2018, cari Italiani non v’affannate: le jeux sont fait

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È noto ormai anche ai bambini delle elementari – quelli nei cui libri di scuola si descrivono i migranti come ‘risorse indispensabili’ per la Nazione – che il maggiore sponsor in Italia dell’Unione Europea, fin da tempi che sospetti non erano, è sempre stato Re Giorgio Napolitano, il fautore di un ‘Nuovo Ordine Mondiale’; il presidente emerito che ha inaugurato una nuova figura politica, il ‘richiamato’ alle armi, nonostante avesse più volte dichiarato fuor dai denti che il suo compito era esaurito. Stabilito così un precedente – inconsueto come le dimissioni di Ratzinger da Vicario di Cristo – una nuova stagione si schiuse così ai futuri presidenti della Repubblica italiana, i quali, com’è noto, non possono – o non avrebbero potuto – essere adibiti ad un secondo mandato, come invece succede negli USA. Ma tant’è, contro ogni regola – tanto se le fanno loro, e se non le rispettano tutto rimane in famiglia – l’esausto presidente Napolitano fu ‘ricaricato’, come si fa con gli accendini, e rimesso in campo. Anche se, a dir la verità, esaurita la temporanea bisogna, diede regolari dimissioni. In realtà, il suo compito europeista non era terminato, e tutti lo avevamo capito; anche se di lui non si leggeva più quasi nulla sui giornali. Tenere un profilo basso è sempre una buona soluzione, in certi casi: come in altri.

L’ex presidente della Repubblica Napolitano ha consegnato il premio ISPI a Gentiloni

L’occasione propizia per rivedere il nostro amato ex-presidente si è presentata quando ha consegnato al premier Paolo Gentiloni il premio ISPI, un premio – davvero, bisogna dirlo, poco noto al grosso pubblico – istituito in memoria di Boris Biancheri, diplomatico e scrittore, editorialista de La Stampa, nipote di Tomasi di Lampedusa, e vincitore, fra l’altro, del Premio letterario Grinzane Cavour, scomparso nel 2011. Ai più non è apparsa chiara la motivazione della consegna del premio, ma questo non rileva. L’occasione è stata ghiotta per uno dei soliti sornioni colpi di mano di Napolitano, il quale, con un doppio bacio fraterno immortalato dal fotoreporter di turno, ha definito Paolo Gentiloni “Essenziale per la governabilità. Con lui, l’Italia più influente nel mondo.” E continuando: “Paolo Gentiloni è diventato punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo, e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell’Italia.” Punto.

Gentiloni e l’investitura in piena regola

Insomma, un’investitura in piena regola, anche prima che siano reperite le urne in cui ognuno di noi andrà a deporre il proprio onesto, doveroso, illusorio contributo ad una democrazia che è tale ormai solo nella fantasia del 1948. L’omelia continua poi con sperticati elogi all’uomo Gentiloni, secondo Napolitano “Coerente, leale, disciplinato – ma a chi obbedisce? – improntato alla libertà e allo spirito di ricerca. Dotato di un’attitudine all’ascolto e al dialogo che diventerà dote decisiva da ministro degli Esteri e poi da Presidente del Consiglio.” E bla, bla, bla. Ricambia Gentiloni con altrettanti apprezzamenti, che elogiano – di Napolitano – il senso delle istituzioni e la sua generosità. “Da ministro degli Esteri e premier, se c’è una cosa che ho visto con chiarezza – ha aggiunto – è a livello internazionale quanto l’autorevolezza di Napolitano sia considerata un asset per l’Italia”. Fra le righe possiamo leggere che, esaurito lo spoglio delle schede elettorali, i cui risultati, a causa dei sondaggi ampi e frequenti, ormai non riservano più sorprese, avremo un PD che secondo le ultime notizie dovrebbe essere attorno al 20%; una coalizione di Centrodestra piuttosto più in alto, e un M5S al terzo, o secondo, posto. Le rimanenze se le dividono ‘cespugli’ più o meno frondosi, tranne Salvini che cespuglio non è, ma piuttosto in crescita. I risultati non sono concordanti, ma ogni società d’indagine dice la sua. Una cosa però è certa, e non da ora, che nessuno dei tre maggiori partiti avrà la maggioranza necessaria per formare un governo autonomamente. Per cui, dato per assunto che Di Maio non farà alleanze, il panorama che ci si presenta è desolante. Verosimilmente, Sergio Mattarella, dopo aver incontrato come d’obbligo tutti e tre i leader di partito, affiderà l’incarico a Gentiloni, il cui inciucio, pardon, accordo con Berlusconi, in nome di quella governabilità che l’UE chiede a gran voce, pena lo spread alle stelle, ha già ricevuto la benedizione, non solo di Napolitano, ma anche quella di Juncker, che, nella sua gaffe freudiana, ha espresso quello che è il timore della UE. Cioè un governo non europeista, che cambi qualcosa rispetto a quello che finora ha regnato, e che è stato accuratamente, a suo tempo, preparato, formato, condotto e protetto al limite della decenza – e qualche volta anche oltre.

Insomma, fatti i conti, non cambierà nulla

Inutili le speranze di chi avrebbe voluto spezzare la dittatura europea delle banche e delle lobby commerciali; inutili le speranze di chi avrebbe voluto più ordine, specialmente nell’immigrazione selvaggia e incontrollata; inutili le speranze di chi avrebbe visto con favore finalmente al loro posto dei ministri competenti e capaci, invece che scelti per lobby politica. Inutili le speranze di chi avrebbe voluto che finalmente l’Italia assumesse una politica più vicina ai cittadini, e recuperasse la sua sovranità storica. Gli occupati a tempo indeterminato sono diminuiti, nonostante gli sforzi per non pubblicizzare la notizia, di 117.000 elementi negli ultimi tempi. Il milione e passa dei ‘nuovi occupati’ appartengono alla categoria dei mordi e fuggi. Più giusto ed equo sarebbe conteggiare lo ore lavorate, piuttosto che i lavoratori. Le aziende scappano – vedi caso emblematico Embraco-Whirlpool, o FCA, ma ce ne sono altre – da un’Italia che pretende di pagare il pareggio di bilancio con un avanzo primario ricavato dalle tasse e dalle riscossioni non sempre chiare dell’Agenzia delle Entrate – ex Iniquitalia. I nostri giovani cercano all’estero soluzioni alla propria vita, almeno i migliori, sostituiti, come auspicato dalla Boldrini, da ‘risorse’ di colore, che troppo spesso vanno ad alimentare l’esercito degli spacciatori. Eccetera eccetera. La spada di Damocle sulla nostra testa sono i titoli di Stato, in mano a chi già li ha manovrati almeno una volta, per avere le dimissioni del governo Berlusconi. Ci auguriamo che le nostre previsioni pessimistiche, proprio perché scontate, non abbiano riscontro nella realtà, tanto da queste si può soltanto migliorare. E mentre i nostri pensionati vanno a godere il sole del Portogallo esentasse, sottraendo al mercato italiano centinaia di milioni di consumo, chi rimane dovrà continuare a sopportare, e ancora molti a rovistare negli avanzi del mercato rionale, a bancarelle chiuse. A meno che non decida di abbandonare le proprie radici e approdare in un altro paradiso per pensionati, ma per pensionati al minimo: la Bulgaria. A quando il Bangladesh?

Roberto Ragone

Editoriali

Covid-19, perché non si deve disdire il vaccino!

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Quello che sto per scrivere toccherà le viscere dei più dissidenti e negazionisti personaggi che in questo caos della pandemia hanno delle responsabilità enormi: sono incoscienti abilitati alla navigazione, bulimici di consensi con teorie strampalate, fuorvianti e pericolose.

Devo fare una premessa quasi obbligata: sia il Governo precedente che in parte quello attuale hanno mostrato una palese incapacità a far ripartire l’Italia. Stanno continuando a fare la conta dei positivi lasciando che un intero Paese sprofondi nella crisi più nera. Gli italiani non mettono a tavola il bilancio dei contagiati con l’Rt per companatico. Ma fanno la fila alla Caritas, risparmiano, cercano lavoro, abbassano le saracinesche per non rialzarle più.

Tutti noi siamo devastati dal dolore delle perdite di parenti, amici, conoscenti che abbiamo subito a causa del Covid. È innegabile il Covid esiste, ha messo in ginocchio il mondo con 2.888.530 morti ad oggi. In Italia contiamo 111.070 morti, più della Francia che ne conta 96.678, della Germania con 77.013 e della Spagna con 75.783. Non è un scherzo anche se molte di queste persone (non sono numeri ma persone!) sono morte con il Covid perché avevano patologie pregresse. Il virus li ha stroncati.

Detto questo ci sono 111 mila morti in Italia su circa 60 milioni di abitanti. L’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per popolazione dopo Germania e Francia e il 23esimo al mondo. La mortalità ha dunque inciso per l’1,85 % della popolazione contro una media annua dell’1,07%.

In Italia sono in media 230mila i decessi ‘ogni anno legati a malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari).

Fatta questa premessa con numeri alla mano sostengo convintamente che soprattutto la popolazione anziana deve vaccinarsi per proteggersi dall’effetto mortale del Covid

I vaccini che abbiamo a disposizione evitano lo sviluppo di forme gravi di malattia: salvano la vita, soprattutto a quei soggetti che hanno già diverse patologie e che qualora venissero colpiti dal virus con un altissima probabilità morirebbero. Lo dicono i numeri.

Quindi vaccinarsi in questo momento è quanto mai fondamentale perché ci permette di immunizzarci e proteggerci dalla malattia e dalla sua trasmissione.

Fondamentale è sapere che il vaccino anti Covid non contiene il virus e non provoca la malattia. Il vaccino contiene una molecola, “RNA Messaggero” grazie alla quale viene prodotta una proteina presente sul Sars-Cov2 e responsabile del Covid-19.

Gli effetti del vaccino colpiscono meno di una persona ogni 100 individui e i possibili effetti sono limitati a dolore localizzato nella zona dove viene somministrato, mal di testa e eventuale febbre, dolori muscolari e stanchezza. Il tutto per uno o due giorni al massimo. Un prezzo accettabile rispetto al rischio di perdere la vita.

Ora è il momento della responsabilità, non ascoltiamo più ne leggiamo più “consigli mediatici fuorvianti” di invasati dell’ultima ora, ma diamo peso soltanto alle parole della scienza e dei medici che hanno in cura i propri pazienti e conoscono il loro quadro clinico. Il resto sono solo chiacchiere. Vacciniamoci per tornare presto alla normalità.

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Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

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Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

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Proteste davanti a Montecitorio, Fsp Polizia: “Esasperazione comprensibile e incontenibile, e noi ne facciamo le spese. Bisogna dare altre risposte”

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“Rivolgiamo la nostra solidarietà e gli auguri di pronta guarigione ai colleghi feriti durante le proteste davanti a Montecitorio, ed anche a tutti gli altri comandati in un servizio ben ‘più pesante e opprimente’ di quel che si possa pensare. Quanto accaduto non deve certamente meravigliare, né si può pensare che i problemi siano finiti qua. Piuttosto, di fronte al protrarsi di uno stato di cose che schiaccia la cittadinanza sotto al peso di sacrifici insostenibili, è inevitabile che riprenda la sequela di proteste e manifestazioni di ogni genere da parte di tutte le più disparate categorie sociali ormai allo stremo. E’ indispensabile censurare senza se e senza ma ogni tipo di violenza che, lunghi dall’affermare le legittime istanze di chi scende in piazza, fa passare in secondo piano, oltre che dalla parte del torto, chiunque abbia qualcosa da dire. Ma con altrettanta onestà intellettuale non possiamo che rilevare come questa esasperazione generalizzata sia comprensibile e ormai incontenibile, e ciò significa che bisogna dare ai cittadini risposte diverse. Al momento, come sempre, solo le forze dell’ordine si ritrovano a raccogliere e fronteggiare gli sfoghi di un livello di disperazione che non può e non deve essere sottovalutato. Pensare di gestire questa situazione ormai non più emergenziale, dato che va avanti da oltre un anno, da una prospettiva scollata dalla realtà di chi invece non riesce più a tenere in piedi la propria esistenza costruita magari dopo una vita di lavoro, significa sottovalutare pericoli seri e reali per la sicurezza interna del paese”.  

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, commentando la notizia del ferimento di due agenti negli scontri registrati a Piazza Montecitorio, durante il sit-in di protesta di diverse categorie contro le chiusure decise dal governo.

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