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Giochi Olimpici Milano -Cortina 2026, Tagliente su pianificazione e gestione sicurezza: “Necessaria sinergia tra tutti i rappresentanti delle Istituzioni governative e sportive italiane ed estere”

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Mancano ancora sette anni, ma le istituzioni chiamate ad organizzare i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, già si interrogano su quelle che potrebbero essere le criticità di un evento di tale portata.
Questo lo spirito con il quale l’Associazione Consiglieri regionali lombardi, in collaborazione con l’Ufficio di Presidenza di Palazzo Pirelli e Aiccre, ha organizzato al Pirellone sede del Consiglio regionale della Lombardia, il forum “Criticità e punti di forza di un’Olimpiade invernale”, con il supporto e la collaborazione di Forum Security e Itstime
Gli interventi, moderati magistralmente da Maria Grazia Santini presidente del Forum Security sono stati preceduti dai saluti del Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi e del Alessandro Patelli, segretario generale dell’Associazione consiglieri.
Dopo la relazione introduttiva del Prefetto Francesco Tagliente, già direttore dell’Ufficio Ordine Pubblico del Ministero e Responsabile della sicurezza generale per le Olimpiadi invernali di Torino 2006, sono intervenuti Riccardo De Corato, Assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia; Anna Scavuzzo, Vicesindaco e Assessore alla Sicurezza del Comune di Milano; Luigi Alverà, Vicesindaco del Comune di Cortina d’Ampezzo; Marco Lombardi, Direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano; Edoardo Cavalieri d’Oro dei Vigili del fuoco di Milano; Andrea Zaccone, Responsabile della Protezione Civile in Regione Lombardia e il Primo dirigente della Polizia di Stato Fabrizio Fucili, dell’Ufficio Ordine Pubblico.
Al grande evento di Milano-Cortina, ha osservato Alessandro Patelli, “mancano ancora molti anni, ma un tema complesso come quello della gestione del rischio va affrontato per tempo e soprattutto non in una situazione di emergenza”.

Un incontro, quello di oggi, che “segna l’inizio di un percorso”, ha sottolineato Alessandro Fermi, perché, “vogliamo cogliere la grande sfida rappresentata dalle Olimpiadi invernali del 2026, partendo dalle esperienze del recente passato: i giochi di Torino del 2006 e l’Expo di Milano del 2015”. Sotto il profilo della sicurezza, ha ricordato il numero uno del Pirellone, “partiamo da successi straordinari, cui siamo arrivati grazie a una forte collaborazione fra Enti pubblici e Forze dell’Ordine e grazie all’ottimo lavoro dell’intelligence italiana, che pure in anni difficili, soprattutto a
causa del pericolo terrorismo, ha dato prova di grande efficienza e capacità nel saper prevenire e intervenire per tempo nei confronti di tutti i pericoli del caso”.
Secondo Fermi, è particolarmente utile iniziare già oggi a porre certe questioni, perché Milano-Cortina, “ha una peculiarità rispetto sia a Torino 2006 che ad Expo 2015, come ad esempio il fatto di svolgersi in un territorio particolarmente ampio, che prevede città di diverse dimensioni, montagne, ecc. In Italia – ha osservato – le grandi sfide le abbiamo sempre vinte. E pure questa volta – ha affermato – sapremo farlo, anche mettendo a frutto un modello virtuoso in materia di sicurezza. La Regione Lombardia – ha concluso Fermi – sarà un partner affidabile e come in passato, farà la sua parte mettendo a disposizione di questo grande obiettivo tutte le sue capacità.
Tra i modelli ai quali bisognerà ispirarsi nell’organizzazione della sicurezza dei Giochi del 2026, ci sono le Olimpiadi Invernali di Torino e soprattutto l’Esposizione Universale di Milano del 2015. “Expo è sicuramente uno dei nostri benchmark di riferimento, ma non solo perché il mondo è cambiato e con esso anche tutte le strategie per la sicurezza integrata – ha spiegato il vice sindaco di Milano Anna Scavuzzo –L’esperienza di Expo però ci dice che eventi che coinvolgono un territorio
così vasto e hanno un tasso di attenzione molto alto, hanno bisogno di tavoli integrati e l’alleanza è lo strumento con il quale dobbiamo affrontare situazioni così complesse”.
Parte dall’esperienza di Expo per cercare di capire quali saranno le spese necessarie alla sicurezza, anche l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Riccardo De Corato: “Ancora non abbiamo quantificato una spesa per la gestione, ma guardando i dati del passato e prendendo spunto da Expo 2015, la cifra non potrà essere inferiore ai 6-7 milioni di euro. Oltre a pensare alle risorse però, bisognerà lavorare al più presto nella valutazione dei rischi, studiare una strategia di pianificazione e
creare una struttura organizzativa”.

Per Marco Lombardi, direttore del dipartimento di Sociologia e del centro di ricerca Itstime, Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies, dell’Università Cattolica di Milano, è giusto “muoversi sulla linea degli eventi pregressi, sapendo però che i pericoli e le criticità non saranno mai gli stessi” e con la consapevolezza che “appuntamenti di questo tipo attirano il crimine”.

All’interno della rete della sicurezza “serve una pluralità di competenze e di idee nuove. Ed è importante pianificare subito con chiarezza la rete di comando e controllo”. E anche i cittadini, ha aggiunto, “vanno coinvolti perché sono consapevoli della minaccia e vanno messi al centro della risposta”.
Maria Grazia Santini, presidente di Forum Security e coordinatrice del forum, ha sottolineato che “il dispositivo di sicurezza deve essere implementato, perché si tratta di un evento veramente importante” e deve trattarsi di un “dispositivo integrato a cui partecipino soggetti pubblici e privati. Richiediamo inoltre la migliore tecnologia possibile, perché nel crescendo di complessità questa è necessari”.
Il primo dirigente delle Polizia di Stato Fabrizio Fucili dell’Ufficio Ordine pubblico ha fatto un apprezzatissimo intervento sull’attuale sistema di sicurezza per la gestione degli eventi di particolare rilievo in Italia.
Il Prefetto Francesco Tagliente ha sottolineato che “Il successo di un evento, grande o piccolo che sia, è strettamente legato alla capacità dell’organizzatore di mettere in campo una accurata pianificazione. La “buona organizzazione” si fonda su un “metodo” ben strutturato. Va da se che il primo step della fase di pianificazione è l’analisi: conoscenza dei luoghi, valutazione del contesto ambientale, dettagli organizzativi, obiettivi dell’iniziativa, percezione della comunità dell’evento ecc.
Messa a punto la pianificazione – ovvero la fase del governo all’evento – si guarda alla gestione. Anche qui il “metodo” rappresenta la via maestra: certezza della catena di comando, flusso delle informazioni verso la struttura organizzativa e capacità di prendere decisioni immediate diventa determinante.
Il concetto però non è quello di “un uomo solo al comando”; all’interno del processo decisionale va inserito il momento di condivisione, di analisi congiunta. Questo può accadere all’interno del centro per gestione dell’evento dove siedono tutti i rappresentanti delle varie funzioni in campo”.
Per Tagliente “eventi del genere sono talmente complessi che bisogna partire per tempo. E’ importante per ridurre le criticità che comunque ci saranno nella fase della gestione dell’evento”.

A Torino i Giochi, ha ricordato, “si sono svolti su 37 siti olimpici dislocati in 7 comuni, 80 delegazioni protette provenienti da 90 Paesi, 10 milioni di presenze con 40.000 ospiti stranieri di cui 2.300 rappresentanti CIO, Comitati Olimpici Nazionali e Federazioni, 2.500 atleti e 2.500 tecnici ed accompagnatori, 9.400 giornalisti tra carta stampata e televisione. E ancora 127 dignitari esteri tra Capi di Stato, Sovrani, Primi Ministri, ministri ed Alti Dignitari.
Un evento che per la gestione delle misure organizzative e di sicurezza ha richiesto l’impegno di 18.000 volontari, 15.000 operatori di polizia e 1.740 unita del Comitato organizzatore Toroc.
Complessivamente circa 35 mila operatori, chiamati ad operare su una vasta estensione territoriale in condizioni climatiche critiche con la conseguente esigenza di un equipaggiamento speciale da montagna, mezzi di trasporto idonei ai percorsi alpini, selezione del personale e addestramento specifico. Un teatro vasto con collegamenti stradali di lunga percorrenza e comunicazioni difficoltose”.
“La gestione nel lungo periodo – ha proseguito – ha comportato anche l’esigenza di mantenere alto il livello di attenzione per i 17 giorni consecutivi di attività e la rimodulazione continua dei servizi di vigilanza per la sicurezza dei circa 3.000 obiettivi sensibili sulla base della valutazione della minaccia.
Ed ancora la gestione di circa 400 pubbliche manifestazioni di rilievo che si sono tenute dal 10 al 26 febbraio 2006 compresa la partita di calcio ad elevato rischio giocata a Torino in concomitanza con la cerimonia di chiusura dei Giochi”.
“Lo scenario critico che si presentava alla vigilia dell’evento- ha detto ancora
Tagliente con un patrimonio di conoscenze nella gestione di grandi eventi anche da Questore di Firenze e di Roma e Prefetto di Pisa – spaziava dalla iniziale incertezza sulla catena di comando in tema di gestione della sicurezza, alla costituzione di differenti tavoli tecnici per la pianificazione dei dispositivi di sicurezza; dalla proliferazione di offerte tecnologiche da parte di società presentate da altri Paesi, al rischio della presenza di un numero eccessivo di addetti alla sicurezza armati al seguito dei dignitari esteri compreso il pericolo di alimentare allarme terrorismo da
parte di soggetti non informati, desiderosi di apparire a tutti i costi.
Uno scenario che ha richiesto una pianificazione finalizzata anche a provare a trasformare le potenziali criticità in punti di forza, alimentando lo spirito di squadra, creando le migliori condizioni per la sinergia e l’armonia tra tutti i rappresentanti delle Istituzioni governative e sportive italiane ed estere a vario titolo interessate alla pianificazione e gestione della sicurezza dell’evento”.

Per ribadire il pericolo dell’incertezza della catena di comando e mettere l’accento sul valore della squadra Tagliente ha voluto sottolineare che “Proprio per alimentare il concetto di “analisi e condivisione delle decisioni” espresso in premessa, è stato istituito un organo collegiale, il Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi (CNIO) anche per la raccolta di tutte le informazioni sulla valutazione della minaccia
c.d. criminale non solo terroristica, in perfetta armonia con le strutture esistenti; prevedere un triplo filtro – Servizi di Intelligence, CASA (Comitato di analisi strategica antiterrorismo) e CNIO – per la verifica della attendibilità delle informazioni concernenti possibili minacce di attentati terroristici; esaltare il ruolo delle istituzioni governative italiane nella gestione della sicurezza con il concorso, informativo e non operativo, delle forze di polizia di altri Paesi; ed ancora rendere protagonisti i gruppi di operatori specializzati nella pianificazione di differenti settori di attività: coordinamento centrale, pianificazione territoriale, logistica, operatività,
ecc.
Al Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi invernali di Torino 2006, è stato tra l’altro affidato il compito di rafforzare la catena di comando attraverso il supporto informativo al Questore (anello tecnico deputato al coordinamento delle risorse) e a rendere chiara la suddivisione delle responsabilità del Comitato organizzatore (TOROC) e degli organismi centrali e periferici del Ministero dell’Interno, senza sovrapposizioni con gli apparati dipartimentali ed i Centri di responsabilità territoriali”.
Passando poi a parlare della gestione della minaccia terroristica sempre attuale sui grandi eventi il prefetto ha messo in evidenza l’importanza del CNIO. “Una struttura idonea, se non a eliminare, almeno a ridurre al minimo, possibili allarmi sull’evento, generati da informazioni inserite nel circuito da soggetti estranei.
Un obiettivo raggiunto – ha detto – non solo grazie al continuo interscambio
informativo con il C.A.S.A e i Servizi di Intelligence dei paesi partecipanti attraverso la trasmissione in tempo reale di notizie fornite dagli ufficiali di Collegamento circa possibili progettualità terroristiche. Al CNIO arrivavano tutte le notizie ritenute d’interesse da parte di tutti gli ufficiali di collegamento appositamente designati per ciascuna componente (Dignitari, famiglie olimpiche, media e sponsor. Questo flusso continuo di informazioni consentiva focus informativi nel corso dell’evento calibrati
alle criticità emergenti e l’immediata trasmissione delle informazioni al Questore, Autorità responsabile della gestione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica; Uno scambio continuo di informazioni che alimentava la finestra di dialogo continuo tra le Autorità di sicurezza e il Comitato organizzatore al fine di rilevare e immediatamente e risolvere, anche le criticità di natura organizzativa”.

Per evidenziare l’importanza del CNIO nelle relazioni con gli altri Paesi Tagliente ha ricordato che “Per le relazioni internazionali, i punti di forza erano rappresentati dalla esaltazione della cooperazione internazionale di polizia allargata agli Ufficiali di collegamento di 25 Paesi (UE – G8 – Paesi a rischio); dalla completa apertura con i partner internazionali nello scambio di informazioni; della fermezza nella gestione delle offerte di tecnologie da parte di società presentate da altri Paesi e nel rigetto di ogni tentativo di interferenza da parte di potenziali candidati a sentirsi protagonisti; nel rigoroso divieto di portare armi sul territorio nazionale da parte di
operatori di polizia interessati alla cooperazione di polizia e nella limitazione a sole due persone armate da parte degli addetti alla sicurezza delle delegazioni istituzionali estere compresi Capi di Stato e di Governo.
“In conclusione – ha detto il prefetto Tagliente con una punta di orgoglio – il CNIO è risultato uno strumento importante anche per gli ufficiali di collegamento dei paesi partecipanti e per il Comitato organizzatore. Un grande punto di forza che ha
contribuito a consentire all’Italia di riscuotere il plauso dei vertici delle istituzioni governative e sportive italiani e internazionali.
Non posso dimenticare – ha aggiunto – le parole dette alle agenzie di stampa dall’allora Ministro dell’Interno Pisanu: “Il modello italiano di gestione dei grandi eventi è stato all’altezza, suscitando l’ammirazione del direttore dell’Interpol, dell’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani e di altri osservatori internazionali.
Rudolph Giuliani infatti per esprimere il suo appezzamento per il lavoro compiuto affermò che: L’Italia e Torino hanno avuto un grande successo, per quel che riguarda la sicurezza olimpica che “è un esempio perfetto di quello che dobbiamo fare in altre occasioni in cui esistono minacce anche di tipo terroristico”.
Il Prefetto Tagliente ha concluso mettendo l’accento sul valore della “SQUADRA” vero motore della gestione di situazioni complesse: “Il mio riconoscimento convinto – ha detto – va al mio vice e soprattutto amico, ora Questore, Roberto Massucci; all’allora Questore di Torino Rodolfo Poli; all’allora Prefetto Goffredo Sottile e vicario Giuseppe Forlani; all’allora Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri Angelo Agovino; al Colonnello Giuseppe Della Gala a tanti dirigenti della Polizia di
Stato come Giuseppe Petronzi, Silvia Burdese, Salvatore Sanna, Massimo Passariello, Fabio Germani
e a tutti gli altri preziosi protagonisti della riuscita dell’evento come l’allora sottosegretario Mario Pescante e Giovanni Pulice del Comitato organizzatore TOROC.

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Cronaca

ANVM chiede una legge che ufficializzi la “Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime delle marocchinate”

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Ciotti (Presidente ANVM) “Rompiamo il muro del silenzio attorno a questa tragedia italiana.”

Si svolgerà martedì prossimo, 18 maggio 2021, la prima edizione della “Giornata Nazionale in memoria delle Vittime delle Marocchinate”. L’elenco completo delle città dove si svolgerà l’evento è pubblicato sul sito www.marocchinate.org e sulla pagina Facebook dedicata.

La manifestazione, organizzata dall’associazione nazionale vittime delle marocchinate, presieduta da Emiliano Ciotti, vuole ricordare le donne e gli uomini che, nel 1943-1944, subirono le violenze perpetrate dalle truppe coloniali francesi, passate alla storia con il termine “marocchinate”.

Furono moltissimi i Comuni italiani colpiti da questo flagello

Infatti, le violenze da parte dei magrebini francesi contro i civili italiani iniziarono con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943, proseguirono in Campania, nelle provincie laziali di Frosinone, Latina, Roma e Viterbo; in Toscana nel senese e nel grossetano e sull’isola d’Elba, per terminare alle porte di Firenze a fine luglio 1944.

 “Una tragedia che è stata tenuta per troppi anni sotto silenzio – dichiara Emiliano Ciotti, presidente nazionale dell’ANVM – con questa manifestazione riportiamo all’attenzione della pubblica opinione e delle amministrazioni comunali vicende che qualcuno voleva farci dimenticare.

In linea con la normativa anti covid, la partecipazione sarà numericamente contenuta  – conclude Ciotti – deporremo un fiore e un drappo tricolore a un monumento o in luogo significativo di cinquanta città. Chiederemo alle amministrazioni comunali di intitolare vie e piazze alle Vittime delle marocchinate e al Parlamento di approvare una legge che istituisca ufficialmente questa Giornata in memoria delle donne e degli uomini italiani violati dai coloniali francesi.”

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Val Baganza, entro settembre torna il ponte tibetano

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Lo spettacolare ponte è a tutti gli effetti una via di collegamento tra le sponde di due territori: i comuni di Terenzo e Berceto

Per gli appassionati escursionisti ed amanti del trekking è noto come “ponte dei Salti del Diavolo” o come “ponte tibetano sul Baganza” a causa della sua immagine, che rimanda ai celebri ponti sospesi delle lontane terre d’Asia; ora, grazie ai contributi di Regione Emilia-Romagna e Provincia di Parma, sarà ricostruito dopo che nell’Ottobre 2014 la piena del torrente distrusse una delle più affascinanti  attrattive della Val Baganza, in provincia di Parma.

“La ricostruzione del ponte tibetano della Val Baganza – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – assume un significato particolare nel momento, in cui il Paese è di fronte a scelte fondamentali per il proprio modello di sviluppo, che non può prescindere dalla valorizzazione del territorio e dell’economia delle sue comunità anche montane.”

Il Comune di Terenzo, cui è stato assegnato il necessario finanziamento, ha richiesto la collaborazione del Consorzio della bonifica Parmense ed i lavori avranno inizio poco prima della stagione estiva per terminare prevedibilmente a Settembre;  i comuni interessati alla ricostruzione del ponte pedonale sono Terenzo, Berceto e Calestano.

“Pur non essendo la costruzione di un ponte, una specifica competenza del nostro ente, abbiamo accettato di affiancare l’Amministrazione Comunale di Terenzo a dimostrazione degli sforzi quotidiani per essere al fianco delle comunità, che vivono in montagna” evidenziano la Presidente, Francesca Mantelli ed il Direttore Generale dell’ente consortile, Fabrizio Useri.

Lo spettacolare ponte venne  inaugurato nel 2007 ed è, a tutti gli effetti, una via di collegamento tra le sponde di due territori (i comuni di Terenzo e Berceto), oltre a  rappresentare un importante propulsore di sviluppo turistico per l’area. All’origine del nome della formazione rocciosa (Salti del Diavolo) vi è la leggenda, che narra di un monaco eremita il quale, ritiratosi in preghiera nella zona, divenne oggetto di tentazioni da parte del diavolo, che lo allettò con promesse di cibo, ricchezze ed anche di una giovane fanciulla; il monaco però non solo seppe resistere, ma scacciò il maligno che, nella fuga, lasciò impresse le proprie orme sul terreno, dando così vita alla formazione sedimentaria  ancora oggi ben visibile.

“E’ indispensabile – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – creare ogni condizione per fermare il progressivo abbandono dei territori alti, la cui manutenzione, affidata al presidio dell’uomo, è condizione imprescindibile per garantire sicurezza idrogeologica alle aree più a valle. L’attenzione quotidiana, dimostrata dal Consorzio della bonifica Parmense, è esempio della sussidiarietà applicata, che permea la natura costitutiva degli enti consortili a servizio dell’intera collettività.”

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Morte Sestina Arcuri, gli avvocati di Landolfi: “Impianto accusatorio contrassegnato da forzature”

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Lo stesso consulente della Procura aveva escluso categoricamente la caduta diretta dal primo al piano terra ma poi è stata verbalizzata altra tesi – A Officina Stampa i video esclusivi della perizia effettuata dal consulente della Procura

Un tassello importante si aggiunge nel processo per il caso di Sestina Arcuri, la 26enne morta la notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2019 a seguito di una caduta per le scale dell’appartamento della nonna del suo fidanzato Andrea Landolfi, 31 anni, accusato dell’omicidio della giovane donna.

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La perizia delegata alla psichiatra Cristiana Morera dalla Corte di Assise di Viterbo smonta di fatto l’attendibilità del testimone Matteo Vettori, un ragazzo che ha dichiarato che Maria Sestina, la sera del 3 febbraio 2019 avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il compagno perché si sarebbe ingelosita della cameriera del pub frequentato dalla coppia insieme al figlio di Landolfi quella tragica sera.

La cameriera, 24 anni, è stata la prima a testimoniare nel processo a Viterbo e la prima a dire di non aver dato peso al racconto di Matteo Vettori, frequentatore del locale e persona conosciuta nel posto, in quanto “a volte dice delle bugie bianche”. La cameriera ha dichiarato di aver visto i tre tranquilli e poi di averli visti battibeccare: “A noi che stavamo in sala non è sembrata una situazione allarmante e quindi non siamo intervenuti”. 

Dopo le dichiarazioni della lavoratrice del pub arriva l’accurata perizia tecnica stilata dalla Dottoressa Cristiana Morera, perito nominato il 20 maggio del 2020 dal Dottor Mautone, Magistrato del Tribunale di Viterbo, Presidente Della Corte di Assise giudicante.

La perizia, che riporta la data del 12 marzo 2021, non lascia spazio a interpretazioni

Matteo Vettori non è nelle condizioni di essere sottoposto a un futuro esame dibattimentale nel contradditorio tra le parti: “Le condizioni psicofisiche – si legge nell’atto – del periziando Matteo Vettori, risultato affetto da disabilità intellettiva di grado moderato lieve in comorbidità con un disturbo d’ansia con notevoli note fobiche”. Ci sono 21 pagine di accurata perizia che sostengono tali dichiarazioni.

La difesa del Landolfi – che aveva, sin da subito, dubitato fortemente della ricostruzione accusatoria – con i propri consulenti ha dimostrato alla Corte come l’impianto accusatorio fosse contrassegnato da forzature.

I consulenti degli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi del foro di Roma, la dottoressa Roberta Bruzzone, la dottoressa Cecilia Forenza, L’ing. Giuseppe Monfreda e il dottor Massimiliano Mansutti alle ultime due udienze dibattimentali hanno spiegato ogni aspetto. A giugno la sentenza.

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