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Cronaca

GLORIA ROSBOCH: INTERROGATO NUOVAMENTE GABRIELE DEFILIPPI

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Defilippi: "“Vi farò recuperare armi e quanto resta dei risparmi di Gloria”

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di Angelo Barraco
 
Torino – L’inchiesta sulla morte della professoressa Gloria Rosboch potrebbe essere avere presto un’importante svolta. Nella mattinata di oggi è stato ascoltato Gabriele Defilippi, accusato del terribile omicidio insieme all’amante-complice Roberto Obert. Defilippi è stato ascoltato dal procuratore Ferrando, coordinatore delle indagini. Il giovane è stato interrogato a seguito di una sua esplicita richiesta che ha fatto da coda ad una promessa “Vi farò recuperare armi e quanto resta dei risparmi di Gloria”. L’arma è stata cercata dagli inquirenti, in lungo e in largo, con e senza Obert ma nulla è emerso. In merito ai soldi della professoressa non vi è traccia, non si sa nulla dei 187 mila euro. E’ il momento della verità oppure si tratta dell’ennesimo depistaggio? Il difensore di Gabriele precisa “Può essere un momento decisivo dell’inchiesta, per definire nei dettaglio le modalità del delitto e la divisione delle responsabilità”. A metà settembre sarà interrogata Caterina Abbattista, che continua a proclamare la sua innocenza, malgrado vi siano elemento che dimostrano il contrario. 
 
Il 14 marzo è stato eseguito un altro sopralluogo dei carabinieri, nel bosco di Rocca Canavese. Il fine ultimo di tale sopralluogo era quello di trovare la pistola di Gabriele Defilippi, arma che il giovane in carcere per l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch, ha consegnato al suo amante Roberto Obert. Gli inquirenti hanno cercato in quei luoghi perché Obert ha sostenuto di averla nascosta proprio li e sono stati utilizzati i cani antiesplosivo. La ricerca però non ha portato all’esito tanto sperato ed è stato negativo. Anche le precedenti operazioni di ricerca, svolte tra Rocca Canavese, Barbania e Rivara, hanno dato esito negativo. Obert dal canto suo ha dichiarato: “Posso ancora trovare la pistola, posso riuscirci”. Intanto è stato respinto il ricorso per Caterina Abbattista, deve restare in carcere. Nelle motivazioni si legge: “dimostra di aver avuto consapevolezza e partecipazione in tutta la fase che costituisce il movente dell'omicidio di Gloria Rosboch”. Il suo è definito un “concorso morale”.
 
L’arma era stata consegnata da Defilippi ad Obert con la richiesta ultima di nasconderla e farla sparire. L’arma non è stata utilizzata nel delitto della professoressa, ma il ritrovamento di essa potrebbe aprire nuovi scenari. Quali sono questi nuovi scenari su cui, attualmente, si sta puntando l’attenzione? Il 18 gennaio scorso, è stato ucciso un pregiudicato nelle campagne di Rivarolo, tale Pierpaolo Pomatto, di Feletto. Per il delitto è stato condannato M.P. ritenuto l’autore materiale del delitto poiché trovato in possesso del cellulare della vittima, ma l’uomo si è proclamato innocente. Ma cosa lega il caso Rosboch e il caso Pomatto? La risposta è un dato oggettivo che emerge come la nebbia che avvolge quei luoghi, le banconote false. Accanto al cadavere di Pierpaolo Pomatto sono state tovate delle banconote fac-simile di vario taglio. In un primo momento, tale elemento simbolico fu associato alle vicende giudiziarie passate di Pomatto, poichè era stato implicato in una vicenda che riguardava le Brigate Rosse e per questo processato, inoltre era stato processato nel 2009 per estorsione. L’arma del delitto non è mai stata trovata. Ma cosa c’entra Defilippi e Obert e la vicenda delle banconote false? Gabriele avrebbe consegnato a Roberto delle banconote false. Ritrovare l’arma è importante per chiarire alcuni punti importanti e per stabilire se i due episodi sono collegati oppure no.
 
Ultimi avvenimenti. E’ stata ascoltata in procura a Ivrea la fidanzata di Gabriele DiFilippi, una 20enne marocchina che dopo il delitto era tornata in patria. La giovane si è presentata spontaneamente in procura, è stata interrogata dal procuratore di Ivrea e dal capo del nucleo investigativo dei Carabinieri di Torino, ma senza un avvocato. Viene interrogata come persona informata sui fatti. Le indagini che stanno svolgendo gli inquirenti hanno lo scopo di appurare se vi siano altre persone coinvolte nella truffa ai danni dell’insegnante, l’inchiesta per truffa era stata aperta dalla procura di Torino ed è passata alla procura di Ivrea e quindi unificata all’inchiesta sull’omicidio. 
 
Gabriele Defilippi  è detenuto in  isolamento nel reparto psichiatrico del carcere di Torino e sorvegliato costantemente da telecamere. Il giovane non può inoltre leggere giornali né guardare la televisione. Ha visto il suo legale venerdì scorso. La madre, Caterina Abbattista, può invece accedere ai mezzi d’informazione. 
 
Il 27 febbraio sono stati effettuati degli accertamenti di natura tecnica, nell’area in cui è stato rinvenuto il cadavere dell’insegnante di 49 anni che, al momento del rinvenimento, si trovava in una vasca. Gli inquirenti si sono avvalsi dell’aiuto di un drone per riprendere l’intera area e ricostruire i movimenti di Gabriele Defilippi, Roberto Obert e Caterina Abbattista, tutti e tre detenuti per omicidio. Proprio sulla figura di Gabriele è puntata l’attenzione di inquirenti e avvocati. Emerge che il giovane reo confesso del delitto sarebbe stato in cura da uno psicologo nel 2011. Lui, ragazzo eccentrico, dai tanti profili facebook, che si sbizzarriva a mutare il suo aspetto per sembrare un’altra persona, è ricordato in paese proprio per questo. La difesa di Gabriele giocherà le sue carte sulla semi infermità mentale? Emerge che è stato nominato come consulente un primario di psichiatria. L’accusa, ricordiamo,  sostiene che Gabriele, insieme all’amante, avrebbe organizzato l’omicidio effettuando prima un sopralluogo nelle cisterne, precisamente due giorni prima e usando sim esclusivamente per il delitto. 
 
Ma non è tutto,  In un’intervista al programma Mattino 5 ha parlato ha parlato un compagno di gioco di Gabriele e ha riferito: “Gabriele ha attirato la mia attenzione perché giocava esattamente quattro volte la mia puntata ogni giro di pallina. Per essere un ragazzo così giovane era una cifra molto importante, giocava ogni giro dai 1.500 ai 2.500 euro. A fine serata erano migliaia di euro", ha detto anche “Era un giocatore molto importante, altrimenti non mi avrebbe mai affascinato questo tipo di personaggio. Una sera d’agosto vinse 15.000 euro ma, non sono in grado di dire se li rigiocò tutti. Aveva un gioco molto compulsivo, si spostava di volta in volta da tavolo a tavolo. Era sempre elegantissimo nel modo di vestire e aveva una raffinatezza linguistica incredibile. Si capiva che non aveva voglia d’interagire con me, probabilmente pensava che io lo monitorassi ma in realtà ero solo affascinato dalla sua mole di gioco. Era molto riservato e attento a non raccontarmi niente del suo lavoro tanto che, quando una sera cercai di invitarlo a cena, lui mi disse che faceva l’imprenditore ma notai che non era assolutamente interessato ad affrontare l’argomento. Era molto freddo, molto lucido e poco comunicativo”.  Tutto continua a girare attorno ai soldi quindi.
 
Gloria Rosboch era ancora viva quando è stata gettata nella cisterna, è questo ciò che ha dichiarato Gabriele Defilippi, reo confesso del delitto della Professoressa. “Gloria era ancora viva e si lamentava quando io e Obert l'abbiamo gettata nell'acqua” sono le sue parole, Gabriele continua dicendo “Dopo averla uccisa  abbiamo raccolto in un sacco tutte le sue cose e siamo andati a gettarle in giro per Torino”, ha sottolineato inoltre che “il mio amante mi ha rovinato. Ha preso lui tutti i soldi, sono stato fregato”, riferendosi a Roberto Obert. Caterina Abbattista, madre di Gabriele, aveva raccontato agli inquirenti che il 13 gennaio, giorno della scomparsa di Gloria Rosboch, il figlio si trovava a casa con lei e il fratello di 13 anni. Ma emerge un particolare che smentisce questa prima testimonianza della donna, poiché proprio il 13 gennaio la donna risponde su Whatsapp ad un’amica che chiede informazioni su Gabriele e la donna risponde “Lui è via”. Il capo d’accusa che pende sui tre è di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e concorso. La donna è infermiera all’ospedale di Ivrea e ha raccontato agli inquirenti che il 13 gennaio era in ospedale, ma dalle indagini è emerso che la donna in realtà si trovava altrove. La donna timbrava alle 14.47 e usciva dall’ospedale alle 22.55, ma le celle telefoniche della donna hanno determinato una sua collocazione nelle zone di Montalenghe, dove avrebbe fatto una telefonata alle ore 19.19. Le ricostruzioni fatte dalla donna sono ritenute dal gip “del tutto inveritiere” poiché ha sempre sostenuto di non essersi mai allontanata dall’ospedale di Ivrea. 
 
Gloria Rosboch, scomparsa il 13 gennaio e viene uccisa mediante strangolamento con un laccio, o una sciarpa o un foulard, sicuramente un tessuto leggero vista l’assenza di segni di escoriazione sul collo. Per il suo omicidio sono stati fermati Gabriele Defilippi, Caterina Abbatista e Roberto Obert. Defilippi e Obert sono accusati di omicidio premeditato e occultamento di cadavere, Abbattista invece è accusata di concorso in omicidio. L’avvocato di Gabriele Defilippi ha riferito: “Sarà inoltre da valutare l'aspetto psichiatrico, visti i numerosi profili che il mio assistito aveva su Facebook” e ha aggiunto “E' consigliabile che il mio assistito non risponda alle domande che gli verranno poste”. Il legale puntualizza che ci sono ancora aspetti da chiarire sul caso e afferma che Defilippi e la madre hanno risposto alle domande del gip: “Gabriele inizia a rendersi conto ora di quello che è accaduto.  Valuteremo la possibilità di chiedere una perizia psichiatrica. Sembra evidente, come confermano i numerosi profili Facebook, che la sua è una personalità disturbata”.
 
Gabriele Defilippi ha ammesso le sue responsabilità in merito all’omicidio della professoressa Gloria Rosboch nel corso degli interrogatori che si sono svolti in precedenza. Ha confessato di aver ucciso la professoressa insieme a Roberto Obert. Caterina Abbattista, madre di Gabriele Defilippi, nega invece ogni sua responsabilità.    “L'abbiamo strangolata in auto e poi gettata via. Io non volevo, è stato lui” così è stato confessato l’omicidio di Gloria Rosboch, professoressa di 49 anni scomparsa da Castellamonte il 13 gennaio scorso e rinvenuta cadavere a pochi chilometri da casa, in un bosco di Rivara, all’interno di una vasca di decantazione dell’acqua nei pressi di una cascina. Il corpo della professoressa era ben conservato, grazie all’acqua gelida in cui giaceva che ha rallentato il processo di decomposizione. 
 
Il Procuratore di Ivrea ha riferito nel corso di una conferenza stampa presso il Comando Provinciale dei Carabinieri: “Abbiamo due confessioni con ruoli ribaltati. Roberto Obert ha detto che a strangolare la professoressa Rosboch è stato Gabriele Defilippi, ma quest'ultimo ha rilasciato delle dichiarazioni di verso opposto. Entrambi, però, sono collocati con certezza sulla scena dell'omicidio”, ha precisato inoltre “Abbiamo elementi che provano che entrambi qualche giorno prima del delitto hanno visionato la cisterna dove è stata gettata la donna”. Colui che ha strangolato la Professoressa era seduto nel sedile posteriore dell’autovettura Renault Twingo di Obert, che è stata individuata dalle telecamere. Dietro al macchina vi è un’altra autovettura, una Mini Cooper Gialla, anch’essa appartenente ad Obert. In merito al ruolo di Caterina Abbattista gli inquirenti hanno spiegato: “Nega tutto, ma la sua versione dei fatti contrasta con gli accertamenti tecnici in nostro possesso”, la donna avrebbe riferito di essere stata a lavoro quel giorno, ma tale versione sarebbe stata smentita dalle celle telefoniche.
 
Gabriele Defilippi era stato querelato dalla professoressa per una truffa di 187mila euro, il giovane aveva promesso alla Rosboch una vita insieme e una sicurezza economica determinata dall’investimento della cospicua somma di denaro che, a detta del giovane, sarebbe servita come investimento per una società finanziaria presso cui, a detta del giovane, lavorava anche lui. Ma il giovane, dopo aver preso i soldi, ha interrotto i contatto con l’insegnante che successivamente ha intrapreso le vie legali. Ma i contatti del giovane con la società non esistono, la società che ha tirato in ballo il giovane ha annunciato querele contro Gabriele Defilippi. La professoressa ha presentato una querela per truffa, successivamente riesce a rintracciare il giovane con uno pseudonimo attraverso facebook e le viene riferito dal giovane che un “capo” l’avrebbe picchiato e gli avrebbe sottratto il denaro. Nel mese di Dicembre la professoressa di incontra con la madre del giovane che ribadisce la versione sopracitata e della sottrazione del denaro. Il 13 gennaio, dopo aver pranzato, la professoressa esce a piedi intorno alle 14.45 e riferisce di dover fare rientro a scuola per una riunione. Ma quel giorno non c’era nessuna riunione a scuola, Gloria scompare. Si fa sera e la professoressa non rientra a casa, numerose le chiamate fatte dalla famiglia ma il cellulare è sempre spento. Il 18 febbraio gli inquirenti hanno sentito un’altra insegnante, anche lei potrebbe essere stata truffata da Gabriele. 
 
Martedì 16 febbraio è stato interrogato Gabriele Defilippi presso il comando provinciale dei Carabinieri di Torino come persona informata dei fatti. Un interrogatorio durato circa 4 ore, in quella stessa circostanza è stata sentita anche la madre del giovane, per circa un’ora. Hanno successivamente lasciato la caserma senza rilasciare alcuna dichiarazione, il loro legale ha riferito: “Hanno risposto alle domande e ripercorso il verbale già redatto in precedenza. Sono entrati da persone informate dei fatti e sono usciti nella stessa veste di testimoni”. Il giovane avrebbe riferito di non aver visto la professoressa dal novembre 2014 e ha raccontato cosa ha fatto il giorno della scomparsa della donna. Il giovane ha dichiarato agli inquirenti di essere rimasto nella casa di Gassino dove risiede con la madre, con il compagno della donna e il fratello.

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Fabrizio Corona, Tribunale Sorveglianza accoglie istanza e concede domiciliari

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Fabrizio Corona esce dal carcere di Monza e torna ai domiciliari. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, infatti, ha accolto la richiesta dei difensori di sospensione dell’esecuzione del provvedimento con cui nelle scorse settimane era tornato in carcere, in attesa che decida la Cassazione sul punto.

La difesa, infatti, coi legali Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, aveva fatto ricorso in Cassazione contro il precedente provvedimento che aveva fatto tornare l’ex agente fotografico in carcere. Accolte, dunque, a quanto si è saputo, dai giudici le questioni sollevate dalla difesa sullo stato di salute mentale dell’ex fotografo dei vip, che necessita di proseguire il percorso di cure fuori dal carcere. 

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano l’11 marzo scorso aveva revocato, per una serie di violazioni delle prescrizioni, il differimento pena in detenzione domiciliare che era stato concesso nel dicembre 2019 a Corona per una patologia psichiatrica di cui soffre. Decisione che era stata duramente contestata sia dall’ex agente fotografico, che si era ferito ad un braccio, aveva rotto il vetro di un’ambulanza ed era finito in ospedale in psichiatria per oltre 10 giorni, sia dalla sua difesa. Tra l’altro Corona per giorni, prima in ospedale e poi in carcere, ha portato avanti uno sciopero della fame. Ora i giudici (un altro collegio della Sorveglianza), però, spiegano che il provvedimento di marzo non è adeguatamente motivato e per questo hanno deciso di sospendere lo stop al differimento pena in attesa che sul merito si pronunci la Cassazione. Nel nuovo provvedimento, a quanto risulta, i giudici fanno riferimento anche ai gesti autolesionistici messi in atto dall’ex ‘re dei paparazzi’ nelle ultime settimane, oltre che alle relazioni degli esperti già agli atti e che avevano messo in luce la necessità che Corona proseguisse nel percorso di cure fuori dal carcere. La sospensiva, tra l’altro, è stata disposta anche tenendo conto dei recenti atti di autolesionismo dell’ex agente fotografico. La Sorveglianza, inoltre, fa notare che non era stata valutata la richiesta della difesa di una perizia sulla compatibilità di Corona con la detenzione in carcere. E sempre i giudici chiariscono, in sostanza, che le esigenze di tutela della salute devono prevalere nella fase di esecuzione della pena.

Bastoni, ritorno ai domiciliari decisione equa – La decisione dei giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che hanno accolto la richiesta dei legali di Corona che avevano domandato la sospensiva dell’ordinanza con cui lo stesso tribunale aveva revocato la detenzione domiciliare è “equa e compatibile con il uso stato di salute. La carcerazione è stata una soluzione decisamente discutibile”. È questo il commento di Max Bastoni, consigliere comunale e regionale della Lega nonché segretario della Commissione lombarda Carceri. “Le esigenze di tutela della salute devono prevalere nella fase di esecuzione della pena. Trovo grave che tale circostanza sia stata ignorata nel primo provvedimento”, ha aggiunto.

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Rieti, minaccia di morte due persone e ferisce un carabiniere

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RIETI – I Carabinieri della Stazione di Orvinio hanno arrestato un uomo originario della provincia di Roma, ma dimorante a Paganico Sabino (RI).

Nel primo pomeriggio di ieri la Centrale Operativa ha ricevuto una richiesta di intervento da parte di due uomini, i quali riferivano di essere stati minacciati, anche di morte, da un giovane nel corso di un alterco scaturito per futili motivi nei pressi delle sponde del lago del Turano. 

Una volta giunti sul posto, i militari hanno constatato che il giovane versava in forte stato di agitazione continuando ad inveire con veemenza nei confronti dei due uomini che avevano richiesto l’intervento, oltre che nei confronti dei carabinieri intervenuti. Mente questi ultimi tentavano di riportare alla calma il giovane, quest’ultimo ha improvvisamente estratto una baionetta che fino a quel momento aveva tenuto nascosta all’interno della manica del giaccone, inducendo quindi i militari ad immobilizzarlo per evitare che potesse nuocere anche gravemente alle altre persone presenti. Nel tentativo di divincolarsi il giovane ha ripetutamente spintonato e colpito i militari uno dei quali ha riportato lesioni, fortunatamente lievi.

Per quanto accaduto l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato in flagranza di reato e sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione. Al termine dell’udienza di convalida tenutasi presso il Tribunale di Rieti, è stato nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari. 

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Palermo, mandamento mafioso Pagliarelli: arrestati due prestanome e sequestrati beni per 2 milioni e mezzo di euro

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PALERMO – Arrestati due fratelli imprenditori accusati di avere svolto le funzioni di prestanome di Giuseppe Calvaruso. A eseguire l’arresto i Carabinieri del Comando Provinciale su delega dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo in esecuzione all’ordinanza del GIP di Palermo che dispone la misura cautelare detentiva nei confronti dei due, nonché il sequestro di attività commerciali, beni e conti correnti nei confronti del presunto reggente del mandamento mafioso palermitano di Pagliarelli Giuseppe Calvaruso e di altri indagati, ritenuti responsabili, in concorso, del delitto di trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo e dalle modalità mafiose.

L’azione di oggi di contrasto al mandamento mafioso di Pagliarelli costituisce la naturale prosecuzione dell’operazione “Brevis” eseguita la scorsa domenica di Pasqua, scaturita dall’indagine coordinata da un gruppo di sostituti diretti dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, durante la quale, tra gli altri, è stato ristretto proprio il Calvaruso.

Uno dei due fratelli è rientrato in Italia la sera dello scorso lunedì 12 aprile dalla Spagna dove, a Lanzarote – nelle isole Canarie – voleva aprire una attività commerciale per la somministrazione di cibi e bevande), cui è riconducibile un noto ristorante del centro storico di Palermo.

Giuseppe Calvaruso, inoltre, mostrando ancora una volta le sue abilità imprenditoriali e notevoli capacità relazionali, progettava insieme ai due arrestati di costruire un “impero commerciale” che potesse garantire, nel futuro, ingenti entrate formalmente lecite.

Nel corso dell’operazione è stata sequestrata anche la ditta “Edil Professional”, azienda edile, secondo l’ordinanza del GIP, fittiziamente intestata a due indagati, fra cui Giovanni Caruso, anch’egli ristretto nel corso della precedente trance dell’operazione, verso cui Giuseppe Calvaruso aveva fatto convergere numerose commesse per la ristrutturazione di appartamenti e palazzi del capoluogo siciliano.

Sequestrati, infine, conti correnti riconducibili ai due imprenditori raggiunti dalla misura custodiale, attraverso i quali, in più occasioni, Calvaruso era riuscito a ricevere somme di denaro per fare fronte alle spese legate alla prenotazione di viaggi, alberghi e cene.

I beni sequestrati ammontano a circa 2 milioni e mezzo di euro.

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