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Politica

Governo pentaleghista: domani da Mattarella con il nome del premier

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Domani il nome del premier sarà comunicato al presidente della Repubblica. Almeno così dovrebbe essere stando alle dichiarazioni del leader leghista che ai giornalisti che gli hanno chiesto quando si rivedrà con il capo pentastellato ha detto: “Entro domani”. – domenica 20 maggio Ndr. – L’obiettivo è quello di andare con il nome del presidente del consiglio lunedì al Quirinale. Ma, aggiunge, “devo ancora sentire Di Maio”.

Salvini ha anche ribadito che il presidente del consiglio non sarà né lui né Di Maio

A suo parere, il premier con M5S deve essere “una figura che vada bene a entrambi, con una esperienza professionale incontestabile e che condivida e abbia contribuito alla stesura del programma”. Salvini sembra, comunque, ottimista. Per la formazione di un governo coi 5 Stelle, ha detto, “sono fiducioso: abbiamo già fatto un lavoro che non è mai stato fatto nella storia della Repubblica italiana, ossia definire un programma punto per punto da rispettare mese per mese, e se poi – avverte – qualcuno non rispetterà questo programma salta tutto”. “Speriamo – conclude – che in Europa e in Italia nessuno ci metta i bastoni fra le ruote”.

Anche Di Maio conferma che a breve ci sarà il nuovo incontro tra i due

“Inutile nasconderlo questi saranno due giorni decisivi, oggi e domani – afferma -. Sono in corso telefonate con Salvini e presto ci incontreremo per chiudere la squadra di governo e nella settimana prossima è verosimile che parta il governo del cambiamento”. Quanto al rapporto con la Lega, il leader M5S sottolinea che non si tratta di un’alleanza, ma di un contratto. “Nel contratto è ben spiegato che continueremo ad essere alternativi sul territorio, a correre gli uni contro gli altri alle amministrative, alle comunali e alle regionali e anche alle prossime politiche o alle europee. Non è una alleanza ma un contratto di governo su punti specifici – spiega a Ivrea – e c’è da lavorare per almeno 5 anni con l’obiettivo di migliorare la vita degli italiani”. “Queste sono le giornate in cui raccontiamo agli italiani quello che i nostri iscritti ieri hanno votato sulla piattaforma, il contratto di governo – ha detto ancora Di Maio -.Approvato il contratto di governo nelle prossime ore, quindi in questo fine settimana, scioglieremo anche il nodo premier; poi ci dedicheremo alla formazione della squadra di governo”. “Io non faccio nessun nome – ha aggiunto a proposito del premier – ma è chiaro che debba essere una persona amica del popolo”. “Il mio presidente del Consiglio ideale? E’ Luigi Di Maio….”. Questa la battuta di Davide Casaleggio al gazebo allestito dal Movimento 5 Stelle ad Ivrea per illustrare il contratto di governo con la Lega. “Sono soddisfatto di quello che si sta facendo – ha aggiunto – in una situazione creata da altri partiti politici. E sono contento che gli iscritti abbiano dato il loro avallo tramite la piattaforma”.

Intanto è partita in circa 1000 piazze italiane, la consultazione nei gazebo per dire sì o no all’accordo tra il Carroccio e i Cinque Stelle sul contratto di governo

La votazione è aperta a tutti e proseguirà anche oggi. Inizia invece da Ivrea, la città di Adriano Olivetti tanto cara ai pentastellati che qui organizzano la loro kermesse Sum#02, il tour di Luigi Di Maio sul contratto di governo con la Lega. Il leader del Movimento 5 Stelle, ieri ad Aosta, è arrivato a piedi al gazebo di piazza Aldo Balla per il primo appuntamento del genere nel fine settimana.
“Queste sono le giornate in cui raccontiamo agli italiani quello che i nostri iscritti ieri hanno votato sulla piattaforma, il contratto di governo. Approvato il contratto di governo nelle prossime ore, quindi in questo fine settimana, scioglieremo anche il nodo premier; poi ci dedicheremo alla formazione della squadra di governo”, dice Di Maio, al suo arrivo al gazebo allestito ad Ivrea per illustrare il contratto di governo con la Lega. “Io non faccio nessun nome – ha aggiunto a proposito del premier – ma è chiaro che debba essere una persona amica del popolo”.

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Editoriali

Bracciano, spese elettorali fantasma a 5 stelle: ecco i documenti per i paladini della trasparenza e dell’onestà

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BRACCIANO (RM) – Il nostro articolo sulle spese elettorali dei candidati M5S alle amministrative di Bracciano, finite sotto segnalazione della Corte di Appello di Roma, hanno suscitato l’attenzione del consigliere comunale di opposizione Marco Tellaroli che nonostante l’emoticon “divertito” sul suo post è sembrato tutt’altro che allegro.

Puntualizziamo per chi cerca sempre di giustificare condotte singolari

Intanto la questione non è stata definita “regolare” da nessuno e la lettera di Venerina Marziano è del 2018, quindi la vicenda non è affatto finita nel 2016 come asserito da Marco Tellaroli.

Marziano ha altresì scritto una dura lettera a Marco Tellaroli dove gli fa presente che è al corrente che al Comune di Bracciano è stata depositata una dichiarazione non sottoscritta riferita alla sua persona dove addirittura la stessa Marziano avrebbe dichiarato di aver sborsato euro 106,63 per la campagna elettorale. Ecco la lettera di Marziano a Tellaroli e la dichiarazione non sottoscritta presentata all’insaputa di Venerina Marziano.

La lettera del 2018 di Venerina Marziano a Marco Tellaroli dove contesta la dichiarazione di spese a suo nome presentata al Comune

Qui la documentazione presentata al Comune da Tellaroli che attesta le presunte spese di Venerina Marziano

Inoltre c’è una denuncia alla Corte di Appello che porta la data di dicembre 2018 (quindi già le prime dichiarazioni del consigliere “divertito” sono facilmente smentite). Ovviamente per la fonte, ovvero l’autore dell’esposto è tutelato dal segreto professionale. Tutto normale, anzi guai se non fosse così. Le fonti che forniscono documentazioni, atti e dichiarazioni ai giornalisti (giornalisti e non blogger o leoni da tastiera) devono potersi sentire libere di non essere sottoposte a facile gogna mediatica come sta succedendo in questo momento proprio da parte di chi potrebbe e dovrebbe dare un esempio di “democrazia”, “onestà” e “trasparenza”.

Ma c’è di più perché sul caso delle dichiarazioni delle spese elettorali pentastellate pende anche una denuncia recente presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia.

Tellaroli nel suo post svia però l’attenzione sui gettoni di presenza che è ben altro argomento rispetto al caso che lo riguarda in prima persona. E se deve chiedere chiarimenti in proposito (sui gettoni s’intende) suggeriamo al consigliere di chiedere all’Amministrazione comunale per le vie ufficiali e non certamente su Facebook soltanto per fare probabilmente facile propaganda e cercare di guadagnare qualche “like”.

Lui stesso che non appare aver gestito al meglio la questione delle spese elettorali punta il dito sugli altri. Ma è chiaro che stavolta sarebbe meglio che chiarisse la sua posizione, visto che gli atti pubblici non gli danno manforte.

Ribadiamo che il consigliere comunale di Bracciano per il Movimento Cinque Stelle Marco Tellaroli ha presentato all’ufficio elettorale del Comune e Corte d’Appello alcuni moduli con le dichiarazioni di spese elettorali che avrebbero sostenuto diversi candidati consiglieri M5S alle comunali 2016 senza che siano state sottoscritte dagli stessi. E’ dunque consentito a tutti i candidati a sindaco dichiarare cifre riferite ai candidati consiglieri del partito senza che questi ultimi ne siano al corrente e senza la firma degli stessi? E per giunta in netto contrasto con le singole dichiarazioni inviate spontaneamente e singolarmente da ciascun candidato consigliere? Difficoltà di comunicazione all’interno della compagine braccianese a 5 stelle?

Nel modello di rendiconto inviato al collegio regionale di garanzia elettorale ci sono anche i dati di Egle Onori e alla voce delle spese dichiarate dalla stessa c’è l’importo di 103,63 euro.

Qui la documentazione presentata al Comune da Tellaroli che attesta le presunte spese di Egle Onori

La candidata consigliera M5S Egle Onori ha dichiarato il 23 agosto 2016 di non aver sostenuto spese elettorali e neppure ricevuto alcun contributo. E ha firmato di suo pugno tale dichiarazione.

Qui la dichiarazione di Egle Onori che attesta di non aver speso nulla per la campagna elettorale

Qui la documentazione presentata al Comune da Tellaroli che attesta le sue spese

Marco Tellaroli ha dichiarato cifre che non superano il tetto di 2.500 euro oltre il quale è previsto l’obbligo di un mandatario.

Venerina Marziano candidata consigliere M5S alle elezioni amministrative 2016 di Bracciano ha richiesto (con una lettera al Comune di Bracciano datata 13 settembre 2018) spiegazioni su chi avesse compilato la dichiarazione relativa alle spese elettorali, in quanto la stessa ha dichiarato di non aver sottoscritto nulla. Adesso sui social va dicendo che non è stata interpellata prima che uscisse il nostro precedente articolo, ma lo stesso si basa su prove documentali e non su richieste di pareri. Se la stessa volesse invece smentire quanto pubblicato, la invitiamo a mandarci una richiesta di rettifica ai sensi della legge sulla stampa facendo esplicitamente riferimento ai presunti passaggi che a suo dire non corrisponderebbero a verità.

La Marziano ha anche chiesto accesso agli atti per visionare la documentazione inerente le consultazioni elettorali presentate dall’allora candidato sindaco M5S Marco Tellaroli.

Ecco la richiesta

Venerina Marziano ha presentato presso il Collegio regionale di Garanzia Elettorale presso la Corte di Appello di Roma una dichiarazione dove palesava di non aver corrisposto alcun importo di denaro ne a titolo di contributo elettorale ne a titolo di spesa per la propria candidatura.

Tutte le dichiarazioni sono agli atti in Comune

Inoltre agli atti in Comune ci sono tutte le dichiarazioni dei candidati M5S inerenti le spese elettorali ma l’unica firmata è quella di Marco Tellaroli, diverse altre non sono state sottoscritte dai singoli candidati. Ad inviarle è stato proprio Marco Tellaroli. Il consigliere pentastellato ha firmato la sua dichiarazione, sottoscrivendo di aver speso 790 euro per la campagna elettorale. L’unico a firmare, ripetiamo, è stato lui.

Secondo Tellaroli la questione sarebbe chiusa dal 2016, ma le date riportate sugli atti ufficiali e le notizie acquisite dicono l’esatto contrario. Dato che il consigliere si erge di continuo a rappresentante di onestà e trasparenza dovrebbe utilizzare altrettanta onestà e trasparenza nell’ammettere che il caso delle spese elettorali deve essere giustamente approfondito nelle sedi opportune per evitare che in futuro si ripetano dinamiche simili. Cosa avrebbe fatto Tellaroli se il protagonista di questa triste vicenda fosse stato un antagonista politico?

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In evidenza

Bracciano, si è dimesso l’assessore Giovanni Bentivoglio

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Si è dimesso l’ex sottufficiale della Guardia di Finanza Giovanni Bentivoglio, assessore Lavori Pubblici, Cimitero, Trasporti, Mobilità, Acquedotto e Pubblica Illuminazione del Comune di Bracciano, finito come persona informata sui fatti nell’inchiesta giudiziaria sul caso Vannini, il ragazzo ucciso a Ladispoli.

L’assessore lascia il Comune protocollando una lettera di dimissioni al Sindaco Armando Tondinelli in cui fa presente che anche per problematiche fisiche, non è in grado di garantire serenità nel suo operato presso il Comune.

Un gesto apprezzabile quello di Bentivoglio che in un momento in cui non si sente completamente sereno decide di fare un passo indietro per il bene della collettività.

Le dichiarazioni del sindaco

Tondinelli ha commentato con poche parole: “Apprezzo il gesto di Giovanni Bentivoglio accettando le due dimissioni – ha detto Il Sindaco – e soprattutto mi fa piacere che con questo suo allontanamento abbia deciso di tenere distanti questioni che non riguardano in nessun modo questa amministrazione e che nulla hanno a che fare con l’attività amministrativa e con la compagine di governo. Lo ringrazio per il suo impegno e gli auguro di rimettersi presto”.

Il caso Vannini

Il nome di Bentivoglio è emerso quando è arrivata una nuova svolta nell’indagine sul caso di Marco Vannini alla luce delle rivelazioni del supertestimone Davide Vannicola, amico l’ex comandante della stazione di Ladispoli Roberto Izzo.

Dopo che l’artigiano di Tolfa ha confermato anche nell’interrogatorio in Procura quanto ha detto in un’intervista a “Le Iene”, ovvero che l’ex comandante della stazione di Ladispoli Roberto Izzo gli aveva confidato che ad uccidere il ventenne non era stato Antonio Ciontoli ma suo figlio Federico, la stessa magistratura inquirente ha disposto l’acquisizione del cellulare del sottufficiale dell’Arma. Poco tempo fa, si sono presentati a casa di Roberto Izzo almeno quattro pattuglie dei carabinieri di Roma ed hanno acquisito il suo cellulare.

Probabilmente la Procura vuole verificare attraverso i tabulati telefonici del numero dell’ex comandante, se la notte del 18 maggio di quattro anni fa, Izzo ricevette realmente una sola telefonata da Antonio Ciontoli, all’una e 18 minuti, come hanno sempre sostenuto sia Izzo che lo stesso Ciontoli.

Ma che c’entra Bentivoglio?

L’assessore dimissionario è stato interrogato qualche tempo fa perché Vannicola avrebbe raccontato anche a lui, essendo amici, la stessa confidenza fatta da Izzo. Non è ancora emerso se il sottufficiale delle Fiamme Gialle abbia confermato o meno la versione agli inquirenti.

Dunque fatti molto lontani da quella che è l’attività amministrativa del Comune di Bracciano. Ma il caso Vannini merita la dovuta attenzione e forse più d qualche animo ne è rimasto scosso e toccato.

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Politica

Taglio parlamentari, oggi si vota: Lega e FDI dicono si

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Oggi l’Aula della Camera vota la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari, con un via libera blindato anche dall’accordo sulle riforme raggiunto nella coalizione di governo.

Tra gli impegni presi c’è anche quello di presentare la riforma elettorale entro dicembre

“Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni. Noi non dicevamo no in maniera strumentale perché non volevamo ridurre il numero dei parlamentari. Altra cosa è dire che questa riforma è perfetta. Io anche se oggi voterò sì, non dirò che questa riforma è perfetta. Bisogna migliorare ulteriormente il contesto. Noi votavamo no perché non c’era un contesto adeguato, perché questo taglio rischiava di non far rappresentare più alcuni territori. Sei regioni per esempio rischiavano di non avere più senatori. Oppure c’era un rapporto molto squilibrato tra le forze politiche”. Lo afferma Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera ai microfoni di radio anch’io su radio uno.

“Fratelli d’Italia voterà oggi a favore del taglio del numero dei parlamentari – dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni -. I nostri voti sono stati decisivi nel corso dell’iter parlamentare e lo rivendichiamo con orgoglio. Diminuire il numero di deputati e senatori è un primo passo per ridurre la distanza tra i cittadini e il palazzo ma non basta assolutamente. Due i passi da compiere: l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e l’abolizione dell’istituto ottocentesco dei senatori a vita. Su queste due riforme, richieste da anni dai cittadini e sostenute da sempre dalla destra, Fratelli d’Italia lancia un appello a tutto il Parlamento e le forze politiche. Basta perdere tempo”.

La Lega voterà a favore. “Ha sempre votato a favore, non è una posizione nuova ma è un posizione anche storica – ha detto a Start, su Sky TG24 l’ex ministro per le disabilità e la famiglia e parlamentare della Lega Alessandra Locatelli -. Certamente qui c’è in ballo altro, probabilmente quello che potrebbe sembrare quasi un ricatto. Cioè uno scambio di favori tra una parte politica del Governo, che è il M5S che desidera portarsi a casa questa misura, e dall’altra parte quella del Pd e delle sinistre che vogliono portare a casa qualcosa di molto più sconcertante per il bene degli italiani e del nostro territorio: Ius soli, Ius culturae e un tentativo di maggiore apertura rispetto all’accoglienza. Se dovesse emergere questo sarebbe veramente un attentato nei confronti degli italiani”.

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