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Mate 20 Pro, il nuovo top di gamma firmato Huawei

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Dopo il P20 Pro lanciato nel corso della primavera passata, Huawei fa il bis nel segmento degli smartphone top di gamma. A Londra il colosso cinese ha infatti svelato il Mate 20 Pro, un dispositivo che guarda a chi lavora in mobilità. Sicurezza, potenza e durata della batteria sono le caratteristiche di spicco, in cui il nuovo smartphone è “ineguagliabile”, almeno stando alle parole del Ceo Richard Yu. Così come senza rivali, spiega l’azienda, è la fotocamera.

Obiettivo dell’azienda appare quindi evidente è quello di tenersi alle spalle Apple, superata per volumi di vendita globali, e andare all’inseguimento di Samsung, leader del settore mobile. Sul fronte della sicurezza, come l’iPhone X il Mate 20 Pro integra un sistema di riconoscimento tridimensionale del volto, ma aggiunge un lettore di impronte digitali inserito sotto lo schermo, un display Oled in vetro curvo da 6,39 pollici. Lo smartphone – che ha anche un fratello minore, il Mate 20 – integra il processore Kirin 980, primo chip a 7 nanometri al mondo che migliora le performance e riduce i consumi. Su questo fronte il Mate ha una batteria che promette di durare ben oltre una giornata, e che può persino ricaricare un altro smartphone in modalità wireless. Il processore ha a bordo l’intelligenza artificiale, che si vede nella tripla fotocamera posteriore sviluppata con la tedesca Leica.

Nei ritratti, ad esempio, all’effetto bokeh si aggiunge la possibilità di avere il soggetto a colori e lo sfondo in bianco e nero. Andando ancora più nel dettaglio, il Mate 20 pro monta sul retro una grandangolare da 40 megapixel, un’ultra-grandangolare da 20 mp e un teleobiettivo da 8 mp, che con il flash formano un nuovo design quadrato. I sensori consentono di scattare da distanza molto ravvicinata, fino a 2,5 centimetri. Migliora il riconoscimento di oggetti e scenari, e la messa a fuoco delle foto multilayer. Nel notch frontale, insieme ai sensori del 3D Face Unlock con cui accedere anche alle app, c’è invece una fotocamera da 24 megapixel.

Tra le curiosità, la possibilità di scannerizzare con la fotocamera l’immagine 3D di un oggetto, ad esempio un pupazzo di peluche, e farne una emoji tridimensionale animata. La fotocamera usa il 3D anche per calcolare le calorie nel piatto, con il riconoscimento sia del tipo di cibo, sia della quantità. La batteria è da 4.200 mAh, si ricarica al 70% in mezz’ora e ha il wireless reverse charging con cui caricare un altro smartphone a mo’ di power bank.

Diventa wireless anche il Pc projection, cioè la possibilità di trasferire lo schermo da telefono a tv. Il Mate 20 Pro arriva con 6 GB di Ram e 128 GB di memoria interna, espandibile con le nuove e più piccole schede nano SD. Il sistema operativo è Emui 9, basato su Android 9 Pie. Resistente ad acqua e polvere (IP68, può scattare foto sott’acqua), è disponibile in sei colori, tra cui il verde smeraldo e il blu mezzanotte con un nuovo pattern rigato nella scocca posteriore, cui si aggiungono nero, oro rosa, argento e twilight. Il Mate 20 si presenta invece con uno schermo Lcd da 6,53 pollici. Le fotocamere posteriori sono da 12, 16 e 8 megapixel, mentre la frontale resta da 24 mp.

Processore e sistema operativo sono gli stessi del fratello maggiore, così come la memoria interna, mentre la Ram è da 4 GB. Non mancano lo sbocco con il riconoscimento del volto e l’impronta digitale, ma con tecnologie diverse dal modello di punta. Il notch, di conseguenza, è più piccolo. Huawei Mate 20 e Mate 20 Pro sono già disponibili nei mercati europei.

Il Mate 20 ha un prezzo di 799 euro per la versione con Ram da 4GB, 849 euro per 6 GB. Il Mate 20 Pro ha un listino di 1.049 euro. L’azienda a sorpresa ha svelato a Londra anche il Mate 20 X, con schermo da 7,2 pollici (praticamente un tablet), batteria da 5mila mAh che garantisce 23 ore di riproduzione video. E’ compatibile con un pennino, dedicato a chi con il dispositivo studia o lavora. Strizza poi l’occhio ai videogiocatori, con un joypad attaccabile che trasforma lo smartphone in una console portatile. Nel corso della presentazione Huawei ha poi svelato il Mate in versione Porsche, con scocca posteriore in pelle, 8 GB di Ram e fino a 512 GB di memoria interna. In conclusione, il Huawei Watch GT: non un vero smartwatch, ma uno sportwatch pensato prevalentemente per l’attività fisica, così come la nuova smart band dell’azienda cinese, la Band 3 Pro. Il Mate 20 X sarà disponibile dal 26 ottobre a 899 euro; il Mate 20 RS Porsche Design dal 16 novembre a 1.695 euro (256 GB di memoria interna) e 2.095 euro (512 GB). Il Huawei Watch GT è venduto a 199 euro nella versione sport e a 249 euro nella versione Classic, mentre la Band 3 Pro ha un prezzo di 99 euro.

 

F.P.L.

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Castelli Romani

Asl Rm6, dati non allineati parte 2°: la situazione è grave. Giallo a Nemi

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Abbiamo atteso lo ammetto. Abbiamo atteso dati ufficiali mai pervenuti perché siamo soliti ragionare con le comunicazioni ufficiali. Abbiamo denunciato il 4 aprile scorso un problema di comunicazione e allineamento dei dati dei contagiati Covid-19 da parte della Asl Rm6.

Come maggiore esempio di questo grande gap, abbiamo portato il caso di un sito locale che ha dato notizia di un positivo a Nemi (e ripetiamo che lo avrà fatto perché certo delle sue fonti) prendendosi la responsabilità di riportare una notizia ancora ufficiosa per i cittadini di Nemi, per le forze dell’ordine e per il Comune che alla data del 4 aprile non aveva fatto alcun annuncio di questa persona contagiata a cui noi, comunque sia, abbiamo fatto i nostri migliori auguri.

A Nemi si sta venendo a creare una situazione davvero incresciosa. L’anello di una catena comunicativa si è rotto e non sappiamo esattamente in che punto. Il sito della Regione Lazio, “Salute Lazio”, registra un contagio da coronavirus a Nemi

Questo cosa significa? Che la Asl Rm6 ha comunicato alla Regione Lazio questa persona positiva e la stessa comunicazione dovrebbe essere pervenuta anche al Comune di Nemi (come avviene quotidianamente con tutti i sindaci del territorio) ma se fosse arrivata anche al Comune, il Sindaco lo avrebbe sicuramente comunicato alla cittadinanza. Quando è stato registrato questo contagio? Quando è stato fatto il tampone?

Ci chiediamo se è mai possibile che il dato di una persona contagiata sia approdato sul sito ufficiale della Regione e non sia stato ufficialmente comunicato da nessuno, in primis dall’amministrazione comunale.

Che Nemi sia un paese dove il contagio è praticamente assente è vero. Certamente dire zero o uno, al livello mediatico, è differente perché non si è più “Covid – free”. Ma non è questo certamente il problema. C’è una situazione ben più grave dietro a questo giallo del positivo non comunicato.

Il Comune è tenuto a saperlo e di conseguenza a darne notizia. Perché? Perché per un contagio c’è sempre una, due, tre o più persone in quarantena (familiari e persone che hanno avuto contatti con il positivo al Covid-19).

Perché le persone in quarantena devo attenersi scrupolosamente a un protocollo dettato dalla Asl e non devono assolutamente uscire di casa. Ma chi le controlla se il sindaco non informa ufficialmente nessuno? E anche il conferimento dell’immondizia è un rito blindato: i rifiuti sono considerati speciali e vanno smaltiti in un certo modo come da indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.

E allora se si interrompe una comunicazione del genere la situazione può diventare penalmente rilevante. La cittadinanza non è ovviamente è tenuta a sapere i dati anagrafici della persona risultata positiva ma è assolutamente dovere del Sindaco comunicare il numero e fornire aggiornamenti utili anche a possibili indagini su eventuali altri contagi. Questo significa che se la persona contagiata o i familiari o le persone che hanno avuto contatti con quest’ultima sono di recente entrati in un esercizio pubblico è giusto saperlo in maniera tale da prendere precauzioni e provvedimenti immediati per evitare la propagazione del virus e nuovi numeri.

La salute pubblica non è certo uno scherzo e questa situazione va approfondita subito. Cosa dice l’Amministrazione Comunale? Cosa dice la Asl Rm6? Chi è che non ha comunicato il primo contagio a Nemi mentre tutte le amministrazioni comunali, chi più virtuosamente e chi meno, comunica quotidianamente i positivi, le persone in quarantena, i decessi e i guariti?

Come sempre attendiamo i dati ufficiali che devono essere comunicati dall’amministrazione comunale. Ma adesso il sito ufficiale della Regione Lazio da notizia di un contagio e quindi delle due una: chi è che ha rotto l’anello di una comunicazione così importante?

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Cronaca

Guido Bertolaso dimesso dal San Raffaele

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“Oggi sono stato dimesso dal San Raffaele. Ringrazio tutti i medici e gli infermieri, orgoglio del nostro Paese. Uomini e donne che combattono in prima linea contro il Covid-19 pagando troppo spesso in prima persona con contaminazione e a volte purtroppo anche con la vita”. Lo scrive su Facebook Guido Bertolaso. “Grazie – continua – per tutti i numerosi messaggi di affetto che mi avete inviato in questi giorni. Ora forza, c’è ancora tanto da fare. L’Italia ha bisogno dell’aiuto di tutti”. L’ex capo della Protezione civile era ricoverato dallo scorso 24 marzo per coronavirus. 

‘Una buona notizia, forza dottor Bertolaso”, ha twittato il leader della Lega, Matteo Salvini.

Il presidente della Lombardia Fontana ha parlato al telefono con l’ex capo della Protezione civile da lui chiamato come consulente per la realizzazione del nuovo ospedale in Fiera a Milano.  ‘L’ho sentito e ci siamo ripromessi che ci vedremo presto personalmente – ha spiegato – Mi e’ sembrato in buona forma e mi ha detto che aveva voglia di prendere un po’ d’aria e di mangiare un bel piatto di pastasciutta. Ancora una volta l’ho ringraziato per il decisivo e prezioso lavoro che ha fornito alla Lombardia, ma piu’ in generale all’Italia intera, per il contrasto al virus”. “Il suo impegno anche durante la malattia – gli ha riconosciuto Fontana – è stato costante e ha contribuito a raggiungere l’incredibile obiettivo di realizzare l’ospedale della Fiera di Milano in una decina di giorni”. 

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Cronaca

Omicidio Maria Sestina Arcuri, la confessione shock di pseudo supertestimoni: quanto regge la notizia?

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A volte chi viene sedotto e abbandonato può diventare vendicativo. C’è una confessione shock che al momento è molto sospetta.
Alcuni giornali hanno diffuso la notizia che Andrea Landolfi Cudia, il 31enne accusato dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri avvenuto la notte tra il 3 ed il 4 febbraio del 2019, avrebbe confessato a due ‘ospiti’ del carcere di Regina Coeli di aver spinto giù per le scale la sua donna. Proprio a loro, Landolfi, avrebbe rivelato come sarebbero davvero andate le cose quella sera.
Immediata la smentita totale di tale confessione da parte di Andrea Landolfi: “Il nostro assistitio – dichiarano gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini – non ha nella maniera più assoluta pronunciato tali parole a chicchessia tantomeno a questi presunti supertestimoni. Invitiamo i media ad approfondire di più su questa confessione che ha tutte le caratteristiche della fake news. La Procura di Viterbo, di suo, saprà bene come valutare questi testimoni”.
La videosorveglianza del carcere potrà probabilmente essere una prova importante al proposito.
Ma chi sono “loro” i supertestimoni? E come può una testimonianza del genere essere uscita dalla Procura di Viterbo, notoriamente blindata, ancor di più in questo momento storico? Il Pubblico Ministero Franco Pacifici non permette fughe di notizie del genere. E allora chi ha parlato con chi? Da dove provengono queste voci?
Sappiamo dalle notizie di cronaca emerse ( è anche curioso vedere chi firma gli articoli) che le iniziali dei due supertestimoni sono C.C. e D.D.D.. Adesso iniziamo il nostro viaggio in quelle che chiamiamo “strane coincidenze”.
Di recente è successo un fatto importante che ha destabilizzato molti equilibri: Landolfi ha cambiato legale e relativo team che lo assisteva. Ma andiamo per gradi.

Da chi era assistito Landolfi?
Il 29 febbraio viene pubblicato un post su Facebook sul profilo della Legal Consulting srl Associazione Avvocati CRM dove si legge dove che è stata assunta la difesa di Landolfi e di Nicola Mancuso. Al termine del post si legge “il nostro studio composto da me dottor Claudio Cipollini Macrì (zio Rocco) consulente legale, revisore processuale unitamente all’avvocato Giacomo Marini del foro di Roma (mio prof)”. Nel messaggio loro paventano uno staff molto ricco di cui farebbe parte anche una psicologa e un “noto giornalista di cronaca nera di fama nazionale”.

Chi è questo Claudio Cipollini che parla di “nostro studio” e che affianca l’avvocato Giacomo Marini che ha assunto la difesa di Landolfi e che ha un giornalista di cronaca nera amico nello staff?
Ebbene C.C., ovvero Claudio Cipollini è l’ex detenuto che a dicembre scorso è uscito dal carcere e che si è laureato in legge. Ed è anche e soprattutto l’ex detenuto che si trovava nel carcere di Regina Coeli nello stesso periodo di Landolfi: è lì che si sono conosciuti e Cipollini ha creduto alla totale innocenza di Landolfi. Ed è anche lo stesso Claudio Cipollini che insieme all’avvocato Marini si sono visti “rinviare” dalla Corte il deposito di una istanza di sostituzione della misura cautelare perché priva della dichiarazione di disponibilità da parte della struttura individuata ad accogliere Landolfi.
E’ sempre Cipollini che si presenta come una sorta di Garante dei detenuti tan’è vero che è dovuto intervenire di recente anche il Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio Stefano Anastasìa il quale ha scritto su “un impostore che si aggira su Facebook: pare che questo ciarlatano presunto avvocato Claudio Rocco, sedicente Garante di non so che, continui la sua opera di disinformazione sul web….”


Insomma tra messe in guardia e l’istanza di scarcerazione zoppa Landolfi e la sua famiglia il 29 marzo hanno sollevato definitivamente dall’incarico tutto lo staff difensivo.
Ma ciò è avvenuto non senza strascichi.

Ai cellulari della famiglia cominciano ad arrivare molte telefonate.
Qualcuna arriva anche ai nuovi difensori, ma gli Avvvocati Gasperini e Fabrizi hanno già i loro consulenti; “grazie ma non c’è bisogno di nessun particolare consulente”.

Qualche giorno ed ecco un bel articolo con la foto della richiesta di colloquio rivolta al Pubblico Ministero titolare dell indagine per rivelazioni importanti sul caso.
Anche la nonna di Landolfi ha ricevuto venerdì scorso 3 aprile una telefonata dal “noto giornalista di cronaca nera” che appunto si presenta come giornalista e la mette in guardia: “Usciranno altre cose, state attenti vedete come potete pararle”. Colui che si presenta come giornalista fa chiaramente capire alla signora che la sua fonte viene da ambienti della Procura.
Passa il fine settimana e “coincidenza” vuole che dopo l’avviso fatto alla nonna di Landolfi è uscita la notizia di fantomatici supertestimoni che avrebbero sentito questa pseudo confessione smentita categoricamente dal Landolfi.
Le coincidenze sono tante, i dubbi ancora di più.
Che tra i supertestimoni non ci sia uno pseudo sostenitore mutato in accusatore dopo essere stato mollato?

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