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Mega Man 11, l’eroe di Capcom non passa mai di moda

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Chi è cresciuto negli anni 80’ ed era un fortunato possessore del NES (Nintendo Entertainment System) ha sicuramente giocato a uno dei capitoli di Mega Man. La serie a scorrimento laterale di Capcom ha avuto un successo talmente grande in quegli anni che il titolo ebbe ben cinque sequel per la stessa piattaforma, una cosa mai vista a quei tempi. Con il passare degli anni, però, la serie non è morta, ma anzi, attraverso nuove idee, lanciando una serie parallela chiamata Mega Man X su SNES, poi proseguita su console a 32-bit, e provando esperimenti con Battle Network e Legends, per finire con le immancabili collection per piattaforme moderne e dispositivi mobile, il Blue Bomber non ha mai smesso di essere presente nelle varie epoche del gaming. La serie principale in 2D in stile 8-bit è però rimasta sempre la più apprezzata dai fan e il ritorno alle origini con Mega Man 9 del 2008 prima, e Mega Man del 2010 poi, ne sono una prova inconfutabile. Per celebrare il trentesimo anniversario della serie, Capcom ha realizzato Mega Man 11, che arriva su PS4, Xbox One, Windows e Switch. Testando quest’ultima versione possiamo dire che nonostante l’età, dopo trent’anni di onorato servizio Mega Man ha ancora una grinta da vendere e si rende un titolo appetibile sia per il pubblico odierno, sia per gli amanti del retrogaming e delle console vintage. Ma facciamo un passo indietro, con il nono capitolo della serie Capcom ha segnato un ritorno alle origini, proponendo tale e quale lo stile grafico e di gameplay 8-bit dei capitoli 1-6 per NES, con tanto di colonna sonora in chip-tune. Tale idea ha letteralmente mandato i fan di vecchia data in visibilio poi, sulla scia di quell’entusiasmo, nel 2010 il publisher ha lanciato il decimo capitolo, che sostanzialmente non cambiava le carte in tavola proponendo un titolo esteticamente parlando identico.

Con Mega Man 11 però Capcom ha voluto segnare un punto di rottura con il passato. Viene abbandonato l’approccio degli ultimi capitoli e per la prima volta in tanti anni arriva qualcosa di concreto che tenta di svecchiare la formula classica del gioco a livello estetico. Lo stile grafico di questo undicesimo capitolo, infatti, è 2.5D, ovvero personaggi poligonali su uno schermo bidimensionale con sfondi e animazioni disegnati completamente a mano, una vera gioia per gli occhi, credeteci. Mega Man ora può anche eseguire scivolate, una mossa caratteristica della serie X, e c’è una grandissima novità che riguarda il gameplay: Mega Man ora monta un sistema chiamato Double Gear, idea progettata dal perfido Dr.Wily quando studiava all’università, ma bocciata dal suo collega “buono”, il Dr. Light, in quanto esso riteneva potesse essere una minaccia se fosse caduta in mani sbagliate. Questa feature in sostanza è un sistema che funziona a due vie e che permette alternativamente di aumentare la potenza di fuoco o di velocizzare i movimenti rallentando tutto quel che si muove attorno al protagonista. L’attivazione ha una durata limite e necessita di un cooldown, il sistema inoltre andrà in sovraccarico se utilizzato troppo a lungo, risultando indisponibile per un tempo abbastanza lungo, e in determinate situazioni tale situazione diventa spesso fatale. Una scelta fatta per impedirne l’abuso e facilitare troppo il gameplay. Il Double Gear apre quindi la strada a un modo completamente nuovo di giocare a Mega Man, che si avvicina sempre più a una fluidità d’azione e a feature presenti nei titoli più moderni. Per i puristi della saga sicuramente ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi a questo nuovo meccanismo, ma una volta imparato ad usarlo è un vero e proprio spasso. Oltre a risultare decisamente divertente e appagante infatti, andando avanti nei livelli, specialmente in quelli più difficili, il Double Gear diventa indispensabile per non incorrere in morti certe e a ripetizione, alternando con saggezza potenza di fuoco e velocità nei movimenti il protagonista diventa una vera macchina inarrestabile in grado di compiere azioni estremamente difficili ed esaltanti. Uccidendo nemici e sparsi qua e là nella mappa possono essere trovate delle viti che hanno la funzione dei classici crediti, accumulando questi oggetti, prima di iniziare una missione il protagonista potrà acquistare vite, moduli potenziamento e oggetti utili per facilitare il cammino verso la sconfitta del perfido Dr. Wily.

Per quanto riguarda il resto, Mega Man 11 mantiene sempre lo stesso DNA: otto livelli, ognuno presieduto da un boss di fine livello dotato di un’arma particolare e possibilità di affrontarli nell’ordine in cui l’utente preferisce. Una volta sconfitto un boss (e credeteci non è affatto facile anche difficoltà normale) ci si impossessa della sua arma caratteristica, avendo la possibilità di utilizzarla a proprio piacimento negli stage seguenti. Come sempre ogni potere conquistato rappresenta un punto debole per uno dei boss, quindi sta al giocatore scoprire in che ordine conviene proseguire nella storia dopo aver compiuto il primo livello. Vista l’elevata difficoltà che contraddistingue la serie, gli sviluppatori hanno inserito quattro livelli di difficoltà: principiante, facile, normale e Supereroe. Normale è quello standard, da scegliere se si è veterani della serie, visto che è duro da affrontare, molto duro credeteci. Scegliendo questo livello di sfida è un numero limitato di vite per provare a superare un livello, dopo il quale appare uno spietato game over che riporta alla schermata di selezione del robot master da affrontare (senza perdere i progressi fatti). Ogni livello ha pochissimi checkpoint ed è costellato di passaggi che richiedono memoria e precisione tecnica. Insomma, come accadeva negli anni ‘80, i livelli vanno imparati ed eseguiti. Il DNA della serie, del resto prevede una sfida sempre uguale a se stessa, senza gli elementi aleatori e dinamici di Super Mario e soci. Anche in questo caso, Mega Man 11 è un seguito corretto, che dà ai fan esattamente quello che hanno amato nelle vecchie avventure del Blue Bomber. Il livello facile mantiene tutto ciò che rende speciale Mega Man, ma velocizza il processo di apprendimento con una lieve diminuzione dei danni e l’aggiunta di una manciata di checkpoint nei posti giusti. Non è una sfida annacquata, e anzi tutta la soddisfazione della vittoria rimane intatta. Semplicemente, invece che perdere un intero pomeriggio per superare un livello, se siete bravi, riuscirete agevolmente a farne due o tre, salvandovi dalla ripetizione e dalla frustrazione dell’era NES. C’è anche una modalità principianti, resa quasi banale dall’impossibilità di cadere nei fossi e dalle vite infinite, e una modalità difficile al di là di ogni possibile concetto di sfida, ma in ogni caso può essere utile per i giocatori più piccoli o per chi non ha mai avuto a che fare con il Blue Bomber. La modalità supereroe è consigliata solo ed esclusivamente per chi vuole una sfida crudele e che ha piena consapevolezza del fatto che ogni errore, anche il più piccolo, si può pagare con il fallimento. Insomma in Mega Man 11 c’è qualcosa per tutti, dai fan accaniti (che troveranno anche una ricca gamma di challenge separate dalla campagna principale e una modalità time attack dedicata a tutti gli speedrunner) ai retrogamer della domenica. Graficamente parlando il gioco è una vera gioia per gli occhi, coloratissimo, sempre fluidissimo e bello da vedere. E’ un po’ quello che i nati degli anni ’80 sognavano giocando ai vecchi capitoli, ma che non era possibile realizzare a causa della tecnologia di quei tempi. Gradevole anche la colonna sonora che con i suoi toni un po’ metal e un po’ techno si adattano al ringiovanimento della saga. Purtroppo non ci sono brani che sono destinati a restare impressi nella memoria, ma nel complesso, assieme ai suoni di gioco, il comparto audio si difende abbastanza bene. Tirando le somme, Mega Man 11 a nostro avviso è quello che serviva per svecchiare una serie icona del mondo del gaming. Questa trasposizione per Pc, Xbox One, Ps4 e Switch farà la gioia dei vecchi appassionati, ma siamo certi che avvicinerà anche tantissimi nuovi gamers al magico universo del personaggio inventato da Capcom.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 7,5
Gameplay: 8
Longevità: 8
VOTO FINALE: 8

 

Francesco Pellegrino Lise

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Back 4 Blood, l’erede spirituale di Left 4 Dead

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Back 4 Blood è il nuovo sparatutto apocalittico sviluppato per Pc, per la famiglia di console Xbox, Ps4 e PlayStation 5, dallo stesso team che portò alla luce la saga di Left 4 Dead. Turtle Rock Studio, infatti, dopo il poco fortunato Evolve, ha così deciso di tornare alle origini proponendo un videogame emozionante, intelligente, ma soprattutto in grado di garantire un’incredibile quantità di sangue, budella che volano, infetti e armi. La versione completa di Back 4 Blood, da noi testata su Xbox Series X, si è rivelata essere molto meglio di quanto ci attendevamo sia sul fronte del gameplay e dei suoi risvolti strategici, sia su quello della varietà delle situazioni messe in scena nel corso della campagna; che in assoluto non dura moltissimo, ma che di fatto va completata tre volte, una per ogni livello di difficoltà, ed è in grado di offrire un’esperienza sempre diversa. Parlando di trama, le vicende di Back 4 Blood ruotano attorno al classico scenario post-apocalittico in cui il mondo è stato distrutto e la popolazione decimata da un’inaspettata e feroce invasione di infetti simili a zombie. In questo caso il responsabile dell’infezione non è un virus, bensì un parassita chiamato non a caso Verme del Diavolo. Fortunatamente però la razza umana non si è estinta in quanto fra i sopravvissuti ci sono persone che sono immuni all’infestazione e decidono di reagire con risolutezza, imbracciando le armi e provando a ripulire le strade dai non-morti. Fra questi pochi coraggiosi chiamati Sterminatori ci sono anche i protagonisti del gioco, ossia una squadra che nel gioco è composta da otto personaggi piuttosto diversi fra loro, ognuno dotato di uno specifico equipaggiamento (pur variabile nel corso del gioco) e di capacità peculiari che li rendono ben più di una semplice skin. Agli ordini di un ufficiale dell’esercito a capo della resistenza, i protagonisti di Back 4 Blood accettano l’importante incarico di sgominare gli Infestati e indagare su di un’arma che potrebbe cambiare le sorti dello scontro e consentire un capovolgimento delle sorti della battaglia. Gli otto personaggi utilizzabili in Back 4 Blood (quattro disponibili da subito e altri 4 sbloccabili) dispongono di caratteristiche che li rendono unici e che si possono percepire chiaramente nel corso del gioco, specie ai livelli di difficoltà più alti. Evangelo, ad esempio, è un ragazzo dal carattere allegro che può rigenerare più rapidamente la stamina e contribuire ad aumentare la velocità dell’intera squadra, nonché liberarsi autonomamente dalla morsa dei nemici speciali. Walker invece è un uomo d’azione taciturno ma concreto, molto preciso con il fucile, capace di infliggere danni supplementari e di migliorare lievemente la salute del team. Holly è una tipa rude e risoluta che impugna di default una mazza da baseball rinforzata con filo spinato e punte, è più resistente della media ai danni e la sua presenza migliora il vigore del gruppo. Poi c’è Ma’, la più anziana del gruppo, ma non per questo è meno letale, infatti è una sorta di “Sarah Connor” che offre un bonus sulla rianimazione istantanea e una vita extra per la squadra. Oltre ai 4 eroi appena descritti Back 4 Blood dà la possibilità di utilizzare altri 4 personaggi sbloccabili man mano che si completa la storia. Doc si pone come la tradizionale unità di supporto visto che può bendare i compagni feriti una volta per missione, migliora del 20% l’efficacia delle cure e aggiunge anche un bonus di resistenza per tutto il gruppo. Hoffman, invece, è un complottista di mezza età che però ha impiegato il tempo al poligono di tiro ed è riuscito a sopravvivere finora: può contare su di uno slot aggiuntivo e aumenta le munizioni anche per i suoi amici. Ci sono infine Jim e Karlee, rispettivamente un cacciatore molto preciso, rapidissimo nel mirare, e una punk in grado di percepire in anticipo pericoli, che una volta aggiunta alla squadra migliora la velocità d’uso per tutti i personaggi. Ognuno degli Sterminatori può trasportare due armi, una principale e una secondaria, potenziabili tramite l’innesto di estensioni da trovare in giro o acquistare presso le stanze sicure, nonché tre tipologie di oggetti fra bombe, kit medici e strumenti extra. Insomma, la rosa di personaggi offerta da Back 4 Blood è piuttosto variegata e dona quel pizzico di strategia in più nel corso dell’avventura.

La storia di Back 4 Blood non è strutturata in maniera identica a quella di Left 4 Dead, il quale vedeva le singole campagne piuttosto slegate fra loro e realizzate come dei film con tanto di locandina durante il caricamento e titoli di coda dopo la bossfight. La trama è in ogni caso abbastanza corposa ed è composta da quattro atti divisi ognuno in un numero variabile di stage a eccezione dell’ultimo, che si pone in pratica come un unico, lungo livello che funge da scontro con il mostro di fine gioco. È possibile cimentarsi con una partita veloce oppure creare una nuova sessione, anche privata, selezionando il livello di difficoltà fra i tre disponibili: Recluta, Veterano e Incubo, che vedono l’aumento progressivo degli Infestati e della loro resistenza ai colpi, un fuoco amico più dannoso e una maggiore incidenza delle Carte Corruzione (meccanica che descriveremo più avanti nella recensione). Back 4 Blood sblocca dei checkpoint a ogni stage completato sotto forma di stanze sicure, tale meccanica consente ai giocatori di ripartire da lì anziché dover cominciare sempre da capo. La progressione fra i livelli è tuttavia vincolata al grado di sfida, e non è un mistero che gli sviluppatori abbiano puntato con convinzione sulla rigiocabilità della campagna, che bisogna puntare a completare tre volte, una per ogni livello di difficoltà, e che in generale offre situazioni sempre diverse grazie ai meccanismi casuali e ai modificatori che di volta in volta entreranno in azione. Oltre che online con amici o giocatori casuali anche in cross-platform è possibile giocare anche in single player, con i bot che prendono il controllo dei compagni (un’eventualità che si verifica ugualmente quando in una partita cooperativa vengono a mancare partecipanti umani), ma senza ottenere ricompense. Affrontare il gioco da soli, però, impedirà ai giocatori di godere appieno delle tante sfaccettature di questa esperienza e bisogna anche considerare che nelle fasi più avanzate il contributo dei bot è piuttosto limitato, impedendo quindi di fatto di concludere le missioni con successo. Dopodiché, inevitabilmente, c’è il rovescio della medaglia è rappresentato dagli utenti che non giocano per la squadra, vanno in avanscoperta finendo uccisi o bloccati, arraffano monete e oggetti per poi abbandonare chi vuole giocare “seriamente” sul più bello. L’unico modo per ovviare a situazioni simili è quello di organizzarsi insieme agli amici: una regola che vale per tutti i giochi con una componente cooperativa e che diventa fondamentale quando si decide di provare i livelli di difficoltà più alti, perché senza un’attenta collaborazione si finisce sempre col morire in men che non si dica. Fortunatamente la gratuità del gioco su Xbox Game Pass e il cross-play rappresentano due fattori di grande rilevanza per fare in modo che i server siano sempre ben popolati e ci si possa collegare anche con amici in possesso di una piattaforma diversa da quella che si usa. In Back 4 Blood è presente inoltre un’opzione competitiva, la modalità Sciame, che in maniera del tutto simile a Left 4 Dead 2 mette a turno i giocatori al comando degli Sterminatori o degli Infestati, nell’ambito di match in cui vince la squadra che riesce a sopravvivere più a lungo. Francamente questa ultima modalità non ci ha convinto pienamente in quanto combattere nel ruolo dei cattivi richiede un bel po’ di prove ed errori, inoltre abbiamo avuto anche qualche perplessità sul bilanciamento degli schieramenti che rende spesso le partite frustranti. In ogni caso, con un po di allenamento e di coordinazione ci si riesca a divertire anche in “sciame”.

Come sottolineavamo qualche riga più in alto, Back 4 Blood è un videogame che punta molto sulla rigiocabilità della campagna, ma non in un’ottica fine a se stessa, visto che gli sviluppatori hanno inserito personaggi con abilità peculiari e una grande quantità di armi fra pistole, fucili a pompa, fucili d’assalto, fucili di precisione, mitragliatrici, mazze e bombe. Oltre ai normali zombie, inoltre, ci sono nove nemici speciali e due diversi boss, fra cui l’enorme Orco, a rendere la situazione più intrigante. È chiaro ed evidente che le meccaniche sono le stesse di Left 4 Dead e chi ha passato centinaia di ore sullo sparatutto prodotto da Valve potrebbe avvertire un inevitabile deja-vu, magari anche un po’ di stanchezza. Allo stesso tempo, tuttavia, sono letteralmente anni che un gran numero di giocatori era disperatamente alla ricerca di un’esperienza del genere, tanto da premiare un prodotto come World War Z (qui la recensione). molto simile al titolo sopracitato nonostante alcuni limiti. Controller alla mano, il gameplay di Back 4 Blood è esattamente come ce lo si aspetta: si parte dall’immancabile “safe room” e, nel tentativo di raggiungere la successiva, si percorre un tragitto pieno di infetti, magari con qualche oggetto da trovare lungo il cammino. Gli scenari esprimono un certo grado di varietà e qualche spunto originale nelle fasi finali della campagna, ma sono i combattimenti a farla da padrone e il gunplay ci è sembrato solidissimo, con un’ottima valorizzazione delle armi pur nell’ambito di un approccio arcade. Cimentarsi con la nuova creatura di Turtle Rock Studios è dunque come ritrovare un vecchio amico che però nel frattempo è diventato più maturo, offrendo contenuti sostanzialmente più ricchi: il doppio dei personaggi giocabili rispetto a Left 4 Dead e con un’effettiva distinzione, più del doppio degli Infestati speciali, i boss che arrivano a sorpresa, le case da esplorare alla ricerca di munizioni e oggetti, le orde che partono in maniera casuale e, soprattutto, le carte. Sulle prime non ci si fa caso più di tanto, ma il mazzo che ci viene dato modo di creare e che potremo arricchire sbloccando le strutture della base militare che funge da hub fra una partita e l’altra, influenza in maniera sostanziale l’esperienza andando ad aggiungere importanti bonus per il proprio sterminatore o l’intera squadra, con la possibilità di calibrare la pesca di modo da coordinarsi con l’avanzamento degli stage e trovare dunque le carte più utili per affrontare determinate situazioni, con anche un occhio di riguardo al bilanciamento del team. E’ necessario inoltre tenere conto del fatto che mentre si gioca c’è un game master virtuale che proverà a rendere le cose sempre più complicate ai giocatori e che dispone di un proprio deck di malus da attivare a seconda del comportamento di chi sta dinanzi lo schermo: nebbia, veleno, corazzature inedite e altro ancora potranno entrare a far parte del gioco, rendendo la missione molto più difficile. Anche gli sterminatori però hanno un ruolo in tal senso con la selezione delle Carte Corruzione, alcune delle quali aumentano la sfida concedendo ricompense maggiori in caso di successo. Insomma, le meccaniche di Back 4 Blood sono a metà fra quanto di buono c’era in Left 4 Dead e tante altre nuove idee. Il risultato: divertimento allo stato puro ovviamente.

Anche tecnicamente Back 4 Blood fa la sua bella e sanguinolenta figura: la qualità dei modelli 3D di personaggi ed ambienti è molto buona e la fluidità è ottima. La grafica non spinge al massimo le console next gen, ma fa nel complesso il suo dovere fornendo un buon livello di dettaglio. L’IA sia dei nemici che dei bot è buona per tenere al sicuro i giocatori nel caso si dovesse scegliere il sigle player a un livello basso o medio, quest’ultima ovviamente con le dovute limitazioni: difficilmente infatti un bot ucciderà dei nemici più potenti, ma si rivela utile per ricevere cure o rianimazioni. Le ambientazioni sono varie, assolutamente diversificate tra loro e godono di un buon level design che si sviluppa anche in verticale grazie a silos ed edifici, dandoci modo di articolare una fuga od organizzare una postazione di tiro allo zombie, almeno per breve tempo. Da aree cittadine disabitate ad aree forestali, a zone palustri da cui si solleva una leggera nebbia, fino a ponti distrutti e imbarcazioni pericolanti, si può trovare un po’ di tutto infilato nel calderone durante i 4 atti che fanno divertire senza annoiare anche dopo 7/8 ore di gioco. Sicuramente rispetto a Left 4 Dead, Back 4 Blood risulta un prodotto moderno, veloce e appagante da giocare. Durante la nostra prova non abbiamo riscontrato bug nè problemi a far girare il titolo anche se su Xbox Series X un paio di volte il titolo si è chiuso e ci ha riportato alla dashboard della console. Riguardo al sonoro, le tracce del menù e dei momenti più concitati sono ben azzeccate per dare la carica al giocatore; il resto del gioco è disseminato di ottimi effetti sonori: tra gemiti di infetti e quelli speciali ben più riconoscibili, rumore di porte che si sfondano o il gracchiare degli uccelli in lontananza, Inoltre nei momenti di calma il tutto è immerso in un silenzio che aiuta a mantenere alta la tensione in quanto fa presagire che al minimo rumore non indispensabile si scatenerà il putiferio. Il gioco è localizzato in italiano, comprensivo di doppiaggio e la sua durata si aggira all’incirca sulle 15 ore in single player a un livello di difficoltà intermedio. In difficoltà alta e in multigiocatore invece la tempistica diventa pressoché infinita. Ricordiamo che Back 4 Blood è completamente cross-play tra le varie piattaforme di lancio ed è un titolo presente all’interno dell’Xbox Game Pass, con la caratteristica di sfruttare l’Xbox Play Anywhere per Xbox e PC. Per chi preordina il gioco Standard Edition c’è in regalo il Pacchetto Skin per Armi Élite Fort Hope, mentre i preordini per Back 4 Blood Deluxe Edition e Back 4 Blood Ultimate Edition forniranno 4 giorni di accesso anticipato al gioco. Tirando le somme, l’ultima fatica di Turtle Rock Studio è un prodotto con i controfiocchi, che ha molto da offrire, che soddisfa da soli, ma che dà letteralmente il meglio di se con altri tre compagni online al proprio fianco. Alla domanda Back 4 Blood è Left 4 Dead 3? La nostra risposta è no, in quanto è differente sotto diversi aspetti, ma sicuramente può essere definito come l’erede spirituale del titolo di Valve. Non giocarci sarebbe un vero peccato, specialmente per i possessori del Game Pass Ultimate.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità1. 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Snapchat lancia una pioggia di novità per gli utenti

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Snapchat punta tutto sui creatori di contenuti, che hanno dato una spinta a TikTok e Instagram. La chat ad oggi conta 293 milioni di utenti attivi giornalmente, di cui il 69% sono adolescenti e il 4% over 50. A maggio ha annunciato Gifting, una nuova funzione che consente agli iscritti di supportare i creatori di contenuti preferiti attraverso le “Story Replies”. Oggi ha confermato il lancio della novità per le ‘Snap Star’, ovvero 16 iscritti famosi nel mondo che la proveranno in anteprima. In pratica quando un utente vede un messaggio che gli piace può acquistare degli Snap Token per inviare un regalo e iniziare una conversazione con la sua ‘Snap Star’ del cuore. Queste potranno guadagnare una percentuale sui regali ricevuti attraverso le Story Replies. Le star possono gestire le tipologie di messaggi che ricevono personalizzando i filtri, in modo da eliminare quelli che ritengono poco opportuni e mantenere una conversazione rispettosa. Altra novità è il “Creator Marketplace”, presentato la scorsa primavera, che i creatori di contenuti hanno l’opportunità di integrare direttamente nel loro ecosistema pubblicitario. Con la disponibilità, le aziende possono connettersi anche con le Snap Star a livello globale per ottimizzare la proprio presenza di marketing all’interno della piattaforma. Snapchat sta anche introducendo un nuovo tag “sponsored by” disponibile per le compagnie che dispongono di profili pubblici verificati. Le star potranno taggare un marchio nei contenuti sponsorizzati e che apparirà sotto l’username. Il 100% del ricavato andrà direttamente al creator. Infine, il Creator Hub, uno spazio dove cogliere suggerimenti su come muovere i primi passi sulla piattaforma fino a consigli avanzati, per distinguersi e ottenere ricompense.

F.P.L.

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Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone, ha inizio la stagione 6

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Call of Duty si espande ancora una volta sia per quanto riguarda Cold War, sia per quanto riguarda il battle royale Warzone. Activision infatti Activision ha rilasciato il nuovo Battle Pass che è ricco di contenuti e che renderà le prossime settimana sempre molto interessanti sui campi di battaglia virtuali dello shooter. Partendo da Black Ops Cold War, all’avvio della Season 6 saranno disponibili ben tre nuove mappe, due 6v6 e una 2v2 e 3v3. Le mappe in questione sono Deprogram, Amerika e Gluboko. La prima è piuttosto misteriosa e apparentemente tratta dai ricordi di Adler, mentre la seconda è a tema Burger Town. Gluboko, invece, sarà disponibile nelle modalità di gioco Gunfight e Face Off. Passando a Zombies, è in arrivo Forsaken, l’ultimo capitolo della modalità che porterà un nuovo Perk e una missione principale inedita. Anche la battle royale di Warzone riceverà qualche cambiamento. La mappa avrà nuovi punti di interesse nello Stadio e in Downtown, dove saranno rivelati bunker in precedenza sconosciuti. Per quanto riguarda i contenuti condivisi tra i due giochi, sono in arrivo due nuovi Operatori, cinque armi ed un evento a tema Halloween. I nuovi Operatori di Black Ops Cold War e Warzone sono Alex Mason della NATO, il protagonista del primo Black Ops, e Benito “Fuze” Ortega del Patto di Varsavia. Le nuove armi sono un fucile a leva e un affidabile fucile d’assalto, disponibili nel Battle Pass, una nuova arma da mischia mortale, una SMG e un set di strumenti da mischia a doppio uso. Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone sono disponibili su PC, PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series X/S.

F.P.L.

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